giovedì 12 agosto 2021

IN TUTTO C’E’ STATA BELLEZZA

Per scrivere della donna di cui sto per scrivere, prendo a prestito il titolo del libro di Manuel Vilas, che faccio mio per raccontare di lei, della mia percezione di lei.

Lei è una donna, che di vista, conosco da tempo, abitando nello stesso luogo, che essendo piccolo, è facile incontrarsi.

Lei è una donna, che se pur bella, non so per quale motivo, veniva rifiutata dalla mia attenzione.

Ultimamente, la sto vedendo quasi quotidianamente, e quasi sempre in prossimità.

La sua presenza si sta facendo familiare, e quello che prima non veniva essere oggetto di attenzione, ora richiama la mia osservazione.

L’ho capito ancor di più, ieri mattina, quando l’ho riconosciuta, pur essendo voltata di spalle.

Non so come io abbia potuto avere la capacità di farlo, ma forse il mio cervello ha memorizzato di lei, informazioni, con i miei occhi, indipendenti dalla mia volontà.

Era la visione di una donna diversa da quello che ipotizzavo, forse perché ha sempre indossato abiti diversi.

Stamattina ne ho avuto la conferma.

Lei è venuta a prendere il caffè al bar in cui ero seduto.

Anche oggi vestiva in modo del tutto sportivo, ma permettendo al suo corpo di affrontare la calura di oggi.

Indossava dei pantaloncini, quelli denominati Shorts.

Indossando quei pantaloncini, analogamente agli indumenti di ieri, mostrava la vulnerabilità della sua bellezza.

Una bellezza, che in altre donne, si potrebbe dire che sia superata dal tempo che avanza.

Nel suo caso, quel tempo non supera la bellezza, anzi sta a dimostrare che in quel corpo “in tutto c’è stato bellezza”, come scrive Vilas.

Una bellezza che non è svanita, ma presente, forse momentaneamente trascurata, o semplicemente, una bellezza in una nuova forma.

Bellezza, che sei lei volesse, pur non avendone nessun bisogno, rifiorirebbe come un fiore, da un terreno a cui si è ripresa la cura.

Take care, donna che hai acceso la mia attenzione.






mercoledì 4 agosto 2021

VOGLIA DI CAMBIAMENTO

Ormai sono tanti anni che sono esiliato per separazione coniugale.
Vivere da esiliato è come essere un fiore senza terreno, in quotidiana precarietà.
Forse, come tutte le cose che non si possono cambiare, l’unico modo per viverle in modo positivo è quello di accettarle e non viverle più come una condanna senza fine pena.
Con questo spirito, ho dato inizio ad una voglia di cambiamento.
Un cambiamento che mi permetta di rendere più familiare ciò che fino a ieri mi era estranea, la casa in cui vivo in affitto.
Voglio renderla più personalizzata.
Una casa che, entrando, mi fa capire che è la mia, non una estranea.
Sto pensando a cosa posso cambiare, essendo la casa già ammobiliata.
Magari posso comprare un divano scelto da me.
Qualche mobile di utilità, ma che sia anche un rispecchio della mia identità.
Cambiare i materassi , i cuscini, qualche lampada da salotto.
Ma alle tante idee non corrisponde azione.
Ho pensieri di cambiamento, ma poi continuo a non fare nulla.
Non sapendo da dove iniziare.
Ma come sempre avviene in questi casi, a farti decidere sono gli eventi, imprevisti ma determinanti.
Proprio come stamani.
Nello svegliarmi, nell’alzare la tapparella, la fune si è spezzata di netto.
Sono rimasto al buio più nero.
Prontamente, non mi sono lasciato prendere dallo sgomento, ma ho agito per risolvere.
Tempo un’ora mi è stata riparata.
Ora finalmente in casa ho qualcosa di mio, la corda della tapparella.
Quando entro in camera da letto, ora è tutt’altra cosa.
Un’emozione indescrivibile.
Il cambiamento che anelavo e che il destino mi ha aiutato a realizzare.

DESIRE FOR CHANGE 

I have been exiled for many years now due to marital separation.
Living as an exile is like being a flower without soil, in daily precariousness.
Perhaps, like all things that cannot be changed, the only way to live them in a positive way is to accept them and no longer experience them as a sentence with no end in sight.
With this in mind, I have initiated a desire for change.
A change that will allow me to make more familiar what until yesterday was foreign to me, the house I live in for rent.
I want to make it more personalized.
A house that, upon entering, makes me realize that it's mine, not a stranger.
I'm thinking about what I can change, since the house is already furnished.
Maybe I can buy a couch of my own choosing.
Some furniture of utility, but that is also a reflection of my identity.
Change the mattresses, pillows, some living room lamps.
But the many ideas are not matched by action.
I have thoughts of change, but then I continue to do nothing.
Not knowing where to start.
But as always happens in these cases, events make you decide, unexpected but decisive.
Just like this morning.
In waking up, in raising the shutter, the rope snapped cleanly.
I was left in the darkest darkness.
Promptly, I did not let myself be dismayed, but I acted to solve it.
Within an hour it was fixed for me.
Now I finally have something of my own in the house, the shutter cord.
When I walk into the bedroom, it is now something else entirely.
An indescribable emotion.
The change that I longed for and that destiny helped me to achieve.

Translated with DeepL