Per scrivere della donna di cui sto per scrivere, prendo a prestito il titolo del libro di Manuel Vilas, che faccio mio per raccontare di lei, della mia percezione di lei.
Lei è una donna, che di vista, conosco da tempo, abitando nello stesso luogo, che essendo piccolo, è facile incontrarsi.
Lei è una donna, che se pur bella, non so per quale motivo, veniva rifiutata dalla mia attenzione.
Ultimamente, la sto vedendo quasi quotidianamente, e quasi sempre in prossimità.
La sua presenza si sta facendo familiare, e quello che prima non veniva essere oggetto di attenzione, ora richiama la mia osservazione.
L’ho capito ancor di più, ieri mattina, quando l’ho riconosciuta, pur essendo voltata di spalle.
Non so come io abbia potuto avere la capacità di farlo, ma forse il mio cervello ha memorizzato di lei, informazioni, con i miei occhi, indipendenti dalla mia volontà.
Era la visione di una donna diversa da quello che ipotizzavo, forse perché ha sempre indossato abiti diversi.
Stamattina ne ho avuto la conferma.
Lei è venuta a prendere il caffè al bar in cui ero seduto.
Anche oggi vestiva in modo del tutto sportivo, ma permettendo al suo corpo di affrontare la calura di oggi.
Indossava dei pantaloncini, quelli denominati Shorts.
Indossando quei pantaloncini, analogamente agli indumenti di ieri, mostrava la vulnerabilità della sua bellezza.
Una bellezza, che in altre donne, si potrebbe dire che sia superata dal tempo che avanza.
Nel suo caso, quel tempo non supera la bellezza, anzi sta a dimostrare che in quel corpo “in tutto c’è stato bellezza”, come scrive Vilas.
Una bellezza che non è svanita, ma presente, forse momentaneamente trascurata, o semplicemente, una bellezza in una nuova forma.
Bellezza, che sei lei volesse, pur non avendone nessun bisogno, rifiorirebbe come un fiore, da un terreno a cui si è ripresa la cura.
Take care, donna che hai acceso la mia attenzione.