Stamattina, come ogni domenica, ho preso l'auto per andare a prendere il caffè di fronte al fiume.
Non so perché, ma c'era una forza, piccola, che mi comunicava di non andarci.
Una voce amica.
Ma gli amici non si ascoltano, ti limitano la vita.
Tiro dritto e vado.
Arrivato ad una rotonda, arriva un altro segnale.
Una macchina d'epoca mi si piazza davanti, rallentandomi la corsa, come fosse una safety car.
Ma io nulla, appena posso la supero e proseguo per la mia destinazione.
Arrivo all'altra rotonda.
Qui arriva il segnale più esplicito.
Non fidandomi, l'affronto cautamente.
E ben faccio.
Un coglione con un Suv della Porsche, sfreccia a tutta velocità, non dando la precedenza, anzi credo che non si sua proprio preoccupato.
Era uno di quei tipi, per cui i segnali stradali sono decorazioni.
Frontale e morte sicura evitata.
Ma io nulla, proseguo imperterrito ugualmente.
Finalmente arrivo a destinazione, dicendomi che questo caffè me lo sono proprio meritato.
Ma arrivato, scopro la verità.
Capisco tutti i segnali ricevuti in precedenza.
Il bar era chiuso.
Era chiuso per catering matrimoniale.
Devo imparare che nella vita non ci sono più certezze, tutto è liquido, tutto va dove deve andare, anche i bar.
Tranne io.
Devo riconsiderare a riutilizzare la moka.
domenica 25 agosto 2019
IL CAFFÈ DELLA DOMENICA
sabato 24 agosto 2019
I FIORI DI WHITE
giovedì 22 agosto 2019
SCRITTORI
mercoledì 21 agosto 2019
L’INCONTRO
lunedì 19 agosto 2019
DIVORZIO TECNOLOGICO
sabato 17 agosto 2019
ALTER EGO
L'ho visto arrivare in bici, diretto verso il posto in cui mi trovavo seduto a leggere il mio libro.
Un uomo solo, che non si arrende.
Un uomo alla ricerca di un po' di contatto umano, che questo mondo gli nega.
Un uomo fatto di principi.
Un uomo che combatte la solitudine e il silenzio con cui è costretto ad accompagnarsi, in diversi modi, tra cui il rendersi utile.
Utilità non richiesta, ma che lui va cercando ossessivamente, come quelle parole che nessuno gli rivolge.
Si preoccupa di cose che non gli competono, ma le fa sue, come un eroe che decide di farsi carico dei dolori del mondo.
Va a svuotare il posacenere da lui non riempito del tavolo in cui va a sedersi.
Cerca di sistemare una piastrella di cui nessuno si preoccupa di riparare.
Ma tutto questo é visto come bizzarro, folle.
Quella follia da cui cerca di fuggire e dove il mondo cerca di cacciarlo dentro.
Forse lo è.
Ma in realtà, il suo, è solo un modo di sopravvivere, quello di un uomo ai margini del mondo.
Un mio alter ego.
venerdì 16 agosto 2019
L’ABBRACCIO
mercoledì 14 agosto 2019
FIDUCIA
Giorno dopo giorno e caffè dopo caffè, mi sto conquistando la sua fiducia.
Si sta aprendo sempre un po di più, anche se la impenetrabilità, che le permette di mantenere la giusta distanza, la mantiene sempre attiva.
A difendere la sua parte, forse, più vulnerabile.
In effetti questo aprirsi e chiudersi, lascia un po' spiazzati.
Ma frequentandola, anche solo per il caffè, la si impara a conoscere e a saper accettare e rispettare, questo suo modo di porsi.
Ma ieri tra noi qualcosa è cambiato.
Non so per cosa.
Forse ha letto in me qualcosa che prima non riusciva a decodificare.
Oppure ho fatto qualcosa, senza volerlo, che l'ha colpita.
Resta il fatto che quella impenetrabilità, è divenuta meno respingente.
L'ho capito mentre lasciavo il bar per tornare a casa.
È uscita di corsa e mi ha chiesto con lo sguardo quasi smarrito "Ma stai andando via ???".
"Si", le ho risposto.
"Mi puoi aspettare un attimo ?".
"Certo", gli ho risposto.
Chissà cosa vorrà chiedermi mi sono chiesto.
Cosa potrà mai volere da me.
Non nascondo che la richiesta mi ha fatto enorme piacere.
La costanza paga sempre se sai attendere il momento giusto che si rivela.
Dopo poco è uscita, pendevo dalle sue labbra e finalmente mi espone la sua richiesta, accompagnata dai suoi occhi supplichevoli. "Devo andare a buttare la spazzatura, mi dai un occhio al bar ?".
Come potevo dire di no, ad una persona che ha la piena fiducia in te, finalmente.
lunedì 12 agosto 2019
RIVELARE IL FUTURO
Molti, oggigiorno, hanno la smania di sapere come saranno in futuro.
Grazie al supporto di nuovi strumenti tecnologici, basati su algoritmi predittivi.
Ovviamente non possono dirti se in futuro sarai felice, bene di salute o senza problemi economici.
Quelli,nessuna tecnologia può dirti nulla, possiamo solo agire sul nostro agire per preservarci al meglio.
Uno di questi strumenti predittivi però è una app, che ti permette, data una tua foto, di simularne una nuova nella versione invecchiata.
Stento a capirne il senso.
Occuparsi di quel che sarà anziché occuparsi di quel che siamo.
Forse dico così, perché l’uso di questa app, per me non avrebbe nessun senso.
Non ho bellezza di cui preoccuparmi di perdere, ne la speranza di acquistarne con la vecchiaia, anzi.
Ieri però ho scoperto che esiste una nuova funzionalità di questa app, che non conoscevo.
Non è più limitata alle foto.
Utilizzandola ti permette di renderti fisicamente più vecchio di 10 anni, per una intera mattinata.
Non potevo crederci.
Lo ritenevo assurdo e impossibile.
Una bufala.
E invece no, ne ho avuto la prova ieri al bar.
Sono entrato per prendere il caffè e lei era li seduta.
Non potevo non notarla.
Ma non era lei era la sua versione invecchiata di 10 anni, tramite l’uso della app.
Fantastica questa app, devo ammetterlo e ricredermi.
Anche se non capisco il perché lo abbia fatto.
Se non forse per avere conferma che i dieci anni in più, non facevano differenza.
Rimaneva comunque bella com’è, senza l’uso dell’app.
venerdì 9 agosto 2019
IL BIGLIETTO
Mi ha chiesto se fossi stato io a scriverle il biglietto.
Le ho detto di no, anche se ha stentato a crederci.
Potevo mentire, ma non fa parte del mio essere, ne della mia etica attribuirmi parole di altri.
Ora però mi corre l'obbligo di provvedere, considerate le sue aspettative nei miei confronti, disattese.
Pertanto le scrivo come avrei scritto quelle parole per lei.
Gli avrei scritto
"Chi ti ama non deve fermarsi al tuo aspetto, alle tue misure.
Chi ti ama deve avere il coraggio di osservare i tuoi occhi e attraverso di essi trovare il percorso verso la tua anima.
Un percorso lastricato di sofferenze, di dolori, di rabbia.
Un percorso in cui, chi ti ama, si gronderà di sangue e inciamperà nelle tue ferite
Fino a raggiungere il tuo cuore andato in frantumi, come una città dopo un bombardamento.
Chi ti ama, vedendo quelle macerie, dovrà farsene carico e ricostruire il tutto, pezzo su pezzo.
Un lavoro che richiederà tempo e pazienza, in cui ti toccherà riiniziare tante volte, e per cui tante volte ti scoraggerai.
Ma chi ti ama, terrà duro, e pezzo dopo pezzo ricostruirà ciò che era andato distrutto.
Fino a rimanere con in mano l'ultimo pezzo che darà forma a ciò che è stato.
Al tuo cuore.
E ora quando avrai finito, ti toccherà iniziare il vero lavoro.
Per quel cuore ricostruito dovrai essere la membrana che lo protegge, fino a farlo pulsare autonomamente.
Ricevendo in cambio tutto il suo amore.
Amore di chi sa che ha avuto cura di lei, delle sue sofferenze passate, e del suo cuore.
Dovrai però mettere in conto che quando quel cuore pulsante, ritornerà autonomo, potrà battere per qualcun altro che non sei tu.
Tu non avertene a male.
Sii comunque contento.
Grazie a te, quel cuore è ritornato ad essere tale.
Grazie al tuo lavoro di archeologo dell'amore.
Sii felice per lei, anche se amerà un altro.
Bisogna sempre essere felici se chi abbiamo amato, continua ad esserlo, anche se con altri.
Potrai sempre dire che quella felicità vive grazie a te.
E che di quella felicità hai fatto parte anche tu".
Ecco cosa gli avrei scritto se gli avessi lasciato il biglietto.
mercoledì 7 agosto 2019
AIUTARE
Correvo per prendere il treno che stavo per perdere.
Ma arrivato sul binario ho potuto rallentare la corsa.
Un padre stava cercando di mettere in treno il passeggino che trasportava il suo bambino.
Mentre la mamma era giù con il bambino, lui cercava di riuscire nell'impresa, ma niente.
Forse non era abituato, quello è un lavoro da professionisti, da mamme.
A farmeli notare non era solo l'impresa da compiere, ma che fosse una coppia di mondi diversi.
Lui africano, credo, lei italiana.
Il treno però doveva partire, per cui arriva in soccorso il controllore, una donna.
La quale come tutte del suo genere, non si perde d'animo.
Analizza il problema, prende in braccio il bambino e permette alla mamma di chiudere il passeggino come si deve per poi darlo al padre per metterlo in treno.
Ci riescono, il treno può partire.
Ma prima che chiuda le porte, il papà scende.
Non comprendo ma poi capisco subito.
Il ragazzo africano, ora non credo più ne sono certo, vista la difficoltà, ha aiutato la madre che doveva salire in treno, pur se lui era già arrivato a destinazione e aveva altro da fare.
Quindi non era il padre, quantomeno erano una coppia.
Semplicemente, era una persona che di fronte alla difficoltà non si è tirato indietro oppure ha fatto finto di nulla.
Si è messo ad aiutare, anche se non gli competeva.
Che strana la vita, ieri ho assistito ad una scena del tutto opposta.
Ero seduto fuori dal bar ed era arrivata una macchina che consegnava merce e la titolare andava avanti ed indietro a portarle in bar.
Volevo darle una mano, ma sono stato frenato da un'altra scena.
Di fianco a me c'era la barista che doveva iniziare il turno.
Ma anziché aiutare la sua titolare, ha deciso di continuare la sua sigaretta ed attendere l'inizio del turno.
Affascinante, io non ci sarei riuscito.
Eppure siamo entrambi italiani, ma io ho emigrato per venire a lavorare e vivere in questi luoghi.
Lei ha solo preso la macchina.
martedì 6 agosto 2019
OSSERVATORIO
Sono seduto fuori dal bar.
Fa caldo, quel caldo insopportabile del primo pomeriggio.
Per fortuna c'è anche una leggera brezza di vento che rende il tutto più sopportabile.
Volgo lo sguardo verso il parcheggio.
Un luogo che solitamente non desta la mia attenzione se non quando ci devo parcheggiare.
Ma oggi è diverso.
È un luogo in cui mi permette di abbandonare il mio sguardo.
Di far riposare la mia vista, aiutato dal nulla in movimento.
Sembra un quadro, una scenografia di un film, i cui attori sono via per la pausa pranzo.
Di improvviso passa lei.
Lei che solitamente capita di vedere in treno o al di fuori della stazione.
La vedo da lontano senza che lei possa vedere me.
Vedo una persona diversa.
Una persona libera, nel muoversi e nel camminare.
Una persona che non deve nascondersi da nulla, perché nulla c'è in giro, eccetto i miei occhi che lei non sa che la stanno osservando.
È una donna diversa, più affascinante.
Quel suo incedere permette di conoscere cose di lei e del suo corpo che diversamente non avrei potuto conoscere.
Poi lentamente, si allontana dal mio campo visivo e va via così com'è comparsa.
Dall'osservatorio del bar in cui sono fuori seduto a leggere ed ad osservare il mondo che mi attraversa intorno.
Mondo che non si accorge di me, mentre io non posso non accorgermi di esso.
ESSERE AMATI
Deve essere bello essere amati.
Sapere che i pensieri dell'altra persona son fatti di te.
Deve essere bello ricevere tutte quelle attenzioni.
Attenzioni che possono sembrare semplici a molti, ma a chi li riceve, ne comprende l'immenso significato.
Deve essere bello che qualcuno attenda, desiderosamente il tuo arrivo.
E quando ti vede arrivare, si gode ogni attimo, ogni tuo gesto, per farlo suo e interiorizzarlo.
Gesti che solo la persona che ama sa che esistono, come a conferma di quell'amore che prova.
Come quando si continua a mirare un quadro o una scena di un film, visti tante volte ma si continua a rivedere per il piacere che ti danno, sperando di cogliere un nuovo particolare, mai notato prima.
È bello vedere l'altra persona che si sta avvicinando verso di te, riducendo la distanza che vi separa.
È bello poi quando poi quella persona, senza che tu glielo chieda, si siede accanto a te.
Come una intimità tutta vostra.
Che tiene distante il mondo circostante, fino a quasi annullarlo.
È bello essere amati.
Anche se sai che tu potrai solo amare senza esserne ricambiato.
sabato 3 agosto 2019
SOLO UNO
Uscendo mentre andava via, è venuta a salutarmi.
Mi ha porto la guancia, a cui ho dato un bacio.
Credevo che ce ne fosse almeno un altro, come di norma, per ricambiare.
Invece no, solo uno.
Così gli ho detto, così mi ha risposto.
Può sembrare poco, invece no, è valso tanto.
È stato un gesto dì vicinanza, di apertura.
Qualcosa di semplice, ma ricco proprio per la sua semplicità.
Un bacio che è stato accompagnato da saluti, da sorrisi, in lontananza.
Fintanto che è andata via.
Come il sole quando tramonta.
Come le stelle quando sorge l’alba.
Lasciandomi solo seduto, con le mie labbra che profumavano ancora della sua guancia.
Quello a cui ho dato un bacio.
venerdì 2 agosto 2019
SGUARDI
Stamattina mi sono recato al Bar per prendere il caffè.
Mi sono sbrigato a raggiungerlo, non tanto perché avessi fretta per fare altro, ma per evitare gli atri avventori, abitudinari come me, ma molto chiassosi.
Questo non mi fa bere e gustare il caffè in santa pace.
Per cui conoscendo il problema e la mia esigenza, mi sacrifico io.
Arrivato al bar, mi accorgo di aver correttamente anticipato i tempi.
Al banco c’è solo lei.
I nostri sguardi fanno subito presa tra loro.
Come avviluppati in un abbraccio, ottico, che diversamente non potrebbe esserci.
Mi prepara il caffè, lo prepara anche per lei, per berlo insieme, anche se separati da un bancone.
Gli sguardi sono ancora in contatto, chissà cosa si stavano comunicando, sicuramente qualcosa di bello.
Continua a guardarmi fisso, a sostenere il mio sguardo con attenzione e silenzio.
Facendo parlare gli occhi anziché le inutili parole di circostanza.
Nel frattempo arrivano gli atri clienti che ho preceduto strategicamente.
Lo sguardo poco per volta perde il contatto, ovviamente c’è da lavorare.
La saluto e a malincuore vado via.
Ritornando, mentre cammino mi chiedo il perché di quello sguardo, di quel magnetismo creatosi.
Cosa avevo di diverso oggi.
Vado in bagno, dove c’è uno specchio.
E lì come sempre, la verità si rivela tutta.
Lo specchio è crudelmente sincero, non nasconde la verità.
Ho capito il perché di questi sguardi reciproci.
Avevo la guancia piena della marmellata, che avevo messo sulle fette biscottate per colazione.
giovedì 1 agosto 2019
SPAZIO
Due giorni fa, la mia amata ha voluto parlarmi.
Mi sono preoccupato, il tono era troppo serio.
Mi faceva presagire il peggio.
Ci siamo seduti in cucina, intorno al tavolo.
"È da tanto che te ne voglio parlare, ma non ne ho mai avuto il coraggio, ho paura della tua reazione. Quella che mi fa sempre rinunciare anziché parlarti".
Rimango stupito ma ascolto con la massima attenzione che la situazione richiede.
"Si tratta di poche parole, semplici, ma per me molto importanti".
Faccio cenno di assenso con la testa, per comunicare di aver compreso il suo disagio e la sua esigenza.
"Ho bisogno di più spazio. Tutto qui. Ecco ora te l'ho detto, mi sento più libera"'.
Si alza e mi lascia solo in cucina, a meditare sulla sua richiesta.
Nel frattempo mi saluta e va in palestra.
Medito su quanto mi ha detto e mi metto subito all'opera.
Quando ritorna, la faccio accomodare in camera da letto.
" Guarda ho liberato tre cassetti, le mie cianfrusaglie le ho messe in cantina"'.
Nessuna reazione, come se non avessi fatto nulla.
Ceniamo, guardiamo la tv e poi andiamo a letto.
Il giorno dopo andiamo entrambi a lavoro e ci salutiamo.
La sera ritorno.
La chiamo, ma lei non risponde.
Vado in bagno, non trovo più le sue cose.
Vado in camera da letto, e l'armadio è aperto.
Non c'è più nessuna sua cosa.
Vuoto.
Mi sa di aver capito male.
Forse lo spazio di cui aveva bisogno era altro.
Almeno credo.
Ma si fa così ?
Dimmelo no ?
Ti liberavo anche un cassetto in bagno.
Invece no, se ne va via e mi lascia.
Valle a capire queste donne.