domenica 2 febbraio 2025

TI VOGLIO BENE

Stamattina leggevo sul giornale la trama di un libro per ragazzi.
Narra la storia di due amici, ognuno invidioso del padre dell’altro.
Il primo invidia il padre dell’amico perché salutandolo per la notte, gli dice “ti voglio bene “.
L’altro è invidioso del padre dell’altro perché lui gli dice “ti voglio bene” tramite azioni, inventandosi e creando cose nuove per far piacere al figlio.
Leggendo questa storia mi ci sono specchiato in pieno.
Come padre e come figlio.
Come padre dico “ti voglio bene “ a mia figlia in entrambi modi, ma non credo che basti a rimediare al dolore che gli ho dato , quando ho lasciato casa inseguendo un amore che come le magie era solo un’illusione.
Da figlio , invece, non ricordo se mio padre o mia madre mi abbiano mai detto “ti voglio bene” a parole, ma con i fatti, tantissime volte.
Il mio papà non mancava mai dì salutarmi prima di uscire per andare a lavorare.
A ripensarci, mi manca molto quel gesto.
Mia madre, invece, passato mio padre, veniva e mi rimboccava sempre le coperte, con la paura che potessi prendere freddo.
Gesti semplici, che solo chi ti vuol bene è in grado di fare.
Ma un gesto, anzi un mancato gesto, mi ha fatto capire quanto mia madre mi volesse davvero bene.
Mia mamma teorizzava e praticava il classico
“Mazz e panelle fanno i figli belli, panelle senza mazz fanno i figli pazzi”.
Soprattutto con il primo figlio ha applicato questo modo di operare quotidianamente, sul secondo un po’ meno, con me quasi mai.
Mi ricordo di una volta che stavo disobbedendo ad suo ordine di rientrare in casa, mentre giocavo a pallone in strada.
Non appena si è accorta che stavo per pronunciare NO, una ciabatta è volata dalla finestra e mi sfiorato la testa.
Di sicuro lo ha fatto intenzionalmente, se avesse voluto, mi avrebbe preso in pieno, senza pietà.
Si, mia madre mi voleva bene e tanto.
Quella ciabatta mancata, impressa nella mia memoria, è la dimostrazione indelebile del suo amore verso di me.