mercoledì 30 ottobre 2019
CONFUSIONE
martedì 22 ottobre 2019
VASO GIAPPONESE
giovedì 17 ottobre 2019
GRIGIO
Oggi il cielo è grigio.
Ma di un grigio colorato.
È un cielo di tristezza, di una tristezza luminosa.
Quella che nasce da dentro e viene fuori con le lacrime per alleggerire il peso che hai dentro.
Mentre stai piangendo il tuo viso diventa più bello, i tratti si ammorbidiscono, gli occhi diventano più luminosi, perché sgombri di quel dolore che oscurava la loro .
Ecco il cielo oggi è così.
La pioggia sembra un pianto e il grigio delle sue nuvole è luce che ti illumina e ti incanta.
È la prima volta che un cielo così da questa emozione.
Sarò cresciuto io, o sarà cambiato il mondo, o ho imparato a vedere il bello.
mercoledì 16 ottobre 2019
SEGUIRE IL VUOTO
sabato 12 ottobre 2019
MISS ZANARDI
giovedì 10 ottobre 2019
WANDERLAST
Oggi uscendo per la pausa pranzo, mi sono chiesto se percorrere la stessa strada per raggiungere la solita meta, oppure cambiare.
Ho deciso la scelta più semplice e meno faticosa o forse più saggia, la solita meta.
Conscio del fatto che a nulla serve cambiare, per cercare chissà cosa, che mai troverai o si farà trovare.
Occorre imparare a stare prima di tutto con se stessi.
Accettarsi e non cercare l’accettazione.
Un’attività difficile da farsi, ma mi impegno a perseguirla.
Pertanto ho dedicato la pausa prima di tutto a me stesso, a nutrire il mio cervello, leggendo e ascoltando musica.
Non perché mi piaccia essere solitario, ma perché si deve fare quel che si può fare, senza disturbare altri, con il rischio di essere considerato quello che non voglio essere, ma purtroppo lo sono ahimè, un solitario.
Dopo un po' però avevo voglia di girovagare, muovermi, far circolare l’energia.
Così sono uscito e ho fatto un giro a piedi, anche qui senza pretese, col solo scopo di muoversi.
Al ritorno nei pressi di casa incontro lei, una donna conosciuta per caso in un bar e che ho scoperto poi lavorare vicino casa mia.
Sicuramente l’avrò vista tantissime volte, ma senza quell’incontro, entrambi, l’un l’altro, eravamo esseri invisibili al nostro cammino.
Mi sono stupito favorevolmente del dono del destino.
Pensando che forse le nostre vite sono regolate da forze sovrannaturali che se ascoltate agiscono per il nostro benessere, oggi infatti mi sono lasciato condurre.
Ho approfittato per ampliare la conoscenza, presentandomi.
Dando un nome a queste persone prima estranee ed ora che si incontrano salutandosi.
Ovviamente nulla di che.
Ma a volte un sorriso o un incontro inaspettato ti dona qualcosa di positivo.
Una nuova persona, un nuovo sguardo, un nuovo saluto, dei nuovi occhi.
Un investimento per il futuro.
venerdì 4 ottobre 2019
ACCOGLIERE
Oggi ho messo in pratica quanto assimilato dal libro letto.
Non che non lo facessi prima, ma grazie al libro ho potuto constatare la forte potenza positiva.
Si tratta di un gesto, di un semplice gesto, di quelli che si faticano a fare e a ricevere.
Salutare.
Mentre mi incamminavo dopo aver parcheggiato, vedo arrivare, di sfuggita, un auto, una enorme auto.
Da questa enorme auto, la conducente rallenta per salutarmi.
Credevo avesse sbagliato, invece no, non l'avevo riconosciuta.
Era una donna, che conosco e che non manca mai di salutarmi.
Non so perché lo faccia.
Se perché ha questa bella abitudine a rapportarsi positivamente con il prossimo.
Se perché conoscendomi, si sente in dovere di farlo.
Se gli interesso.
Se gli faccio simpatia.
Non lo so, e poco importa saperlo.
La vita lo comunicherà se vorrà.
So che ha dedicato un attimo del suo tempo per donarlo a me.
Ho accolto quel saluto.
L'ho fatto mio, l'ho reso mio nutrimento.
Gli ho dato il valore che merita, come ogni dono, inatteso, che la vita ti offre.
L'ho registrato nel mio cuore, per pulirlo da ciò che lo insudicia vivendo quotidianamente.
Oggi ho capito un nuovo significato del vocabolo accogliere.
Grazie al libro letto.
Grazie all'apertura del mio cuore.
Desideroso di nutrimento genuino e puro, e non sporco.
mercoledì 2 ottobre 2019
I SILENTI
Spesso, apprendendo di notizie che documentano di tragedie assurde, ci si chiede il perché di queste reazioni.
Cosa mai le abbia potuto scatenare, per di più quando a commetterle sono cittadini irreprensibili durante la loro vita.
Questo non vuol dire fare una apologia del reato commesso, ma capirne il perché, potrebbe aiutare a non commetterne altri.
Ci sono alcune situazioni, in cui un individuo si sente oggetto di violenza, anche ripetuta.
Quando si riceve un atto di violenza, soprattutto quella subdola e psicologica, di cui non c’è traccia, è ancora peggio.
Si entra in uno stato di stress mentale, per cui se non sei ben attrezzato mentalmente, l’unico modo in cui si ritiene di reagire è reagire con violenza.
Praticando però una violenza attiva, perseguibile dalla legge, che rovina la vita del malcapitato e dei suoi familiari.
Una di queste violenze subite che provocano tale Burnout mentale, è adottata delle persone definibili come Silenti.
Quelle persone che non rispondono mai a ciò che tu gli chiedi e che la tecnologia che utilizziamo quotidianamente, ne sforna di nuovi ogni giorno.
Una tecnologia creata per facilitare la comunicazione, per renderla meno invadente, allo stesso tempo diventa un modo per praticare violenza, facendo un non uso di essa, nel praticare la non risposta alla domanda fatta, che è comunque una risposta, soggetta all’interpretazione che chi ne è oggetto ne fa.
Ovviamente si esclude da queste analisi i veri persecutori digitali, per cui alla fine sei costretto a non rispondere più, sperando così facendo di liberatene.
Ma questi Silenti, sono altri, lo fanno di professione non per disperazione.
La loro non risposta è un modo per ridimensionarti, di irriderti, di umiliarti e altro ancora peggio.
Queste persone, analogamente agli Haters digitali, non si rendono conto della violenza praticata oppure si, chissà.
Andrebbero perseguiti alla stregua dei molestatori.
Anche se in realtà sono dei vigliacchi che fanno uso del silenzio tecnologico per infliggerti umiliazione, dolore e sofferenza.
Sono persone che si ostinano a non rispondere a e-mail, per cui per il ruolo che occupano sarebbero tenuti a rispondere, oppure persone a cui invii una richiesta tramite messaggio e non ti rispondono.
Mi chiedo perché queste persone non rispondano, non diano una semplice risposta, anche se fosse “Non rompermi i coglioni”.
Ma questo richiederebbe una personalità, un essere individuo sociale, che questi Silenti non sono.
Per cui quando una persona si sente violentato in questo modo, può reagire nel modo più inopportuno, sbagliato e mai giustificabile.
Ma la mente va in tilt grazie a questi Silenti.
Spero che qualcuno che eserciti questo comportamento legga queste righe e rifletta sul suo agire.
Perché non tutti reagiscono sfogandosi scrivendone e null’altro.