mercoledì 30 ottobre 2019

CONFUSIONE

Mi trovo in uno stato di perenne confusione.
Vivo un disagio che si alimenta giorno dopo giorno, diventando sempre più insopportabile.
Sento come se dentro di me si fosse rotta o usurata quella guaina che mi permetteva di sopportare ogni fastidio.
Ora ogni fastidio mi procura danno e dolore.
So abbastanza bene che la causa principale risiede dentro di me, che gli altri o gli accadimenti hanno una loro natura di cui non puoi pretendere di modificarla causa la tua non sopportazione.
Il tutto è poi condito dalla consapevolezza di stare in un mondo in cui non sei più niente per nessuno.
Ti senti fuori luogo dappertutto, inizia a mettere in discussione ogni tuo gesto o parola, che anziché procurare empatia hanno un effetto opposto o nullo.
Si finisce col rinchiudersi, di non aver voglia di uscire a cui seguirebbe sempre un dolore procurato.
E’ una sensazione dal punto di vista scientifico affascinante, vedere come la vita di una persona, possa essere offesa, se questo stato di cose continua quotidianamente.
Uno stato di cose dall’apparenza senza una azione da cui difendersi, ma proprio questa impossibilità di individuare l’azione, rende la persona ancora più ferita e incapace di reagire, ferita senza sangue ma che agisce internamente.
E’ una sensazione dal punto di vista personale, difficile da gestire, e non puoi far altro che accettarla per cercare di capirla.
Ma è difficile.
Comprendi però come rispetto ad altri, che questa introspezione non hanno, cosa possa accadere in loro quando la vivono, che danni possono provocare ad altri oltre che a se stessi.
Riuscirò a non superare quel limite ?
Tempo fa credevo impossibile potermi ritrovare come ora mi trovo.
La cosa mi spaventa e mi atterrisce.
Ma se mi ritrovo qua è perché ci sono arrivato io, e capire questo è già una benedizione.
Non puoi più tornare indietro, ma andare avanti, sperando di essere capaci ad intravedere la via d’uscita da questo Tunnel ricoperto dal cielo e senza muri, se non quelli che ti sei costruito, senza rendertene conto, dentro di te.

martedì 22 ottobre 2019

VASO GIAPPONESE

E’ una donna con un viso bellissimo.
Una bellezza che illumina.
Ne sono rimasto affascinato dalla prima volta che l’ho vista.
Rimango affascinato ogni volta che la rivedo, come se la mia memoria, volutamente, facesse finta di non ricordarsi, per farmi stupire ogni volta.
E’ una donna però il cu viso è segnato, postumi di qualche incidente occorso nel passato.
Ma la sua bellezza è tale, da rendere quei  segni sul viso, ancor più bello il viso stesso.
Guardandola, osservi lei, tutto il suo splendore, il resto splende come lei.
Il suo viso è come quei vasi giapponesi, che quando subiscono un incidente, vengono risistemati con del liquido d’oro.
Un modo per continuare a conservarli e renderli più belli di prima.
Ecco la sua bellezza agisce allo stesso modo di quanto viene fatto ad un vaso giapponese.
La rende bella ancor di più e, di fronte a quei segni del viso, così illuminati d’oro della sua bellezza, non puoi che rimanerne affascinato.
Ogni volta che hai la fortuna di incrociarla per la tua strada.

giovedì 17 ottobre 2019

GRIGIO

Oggi il cielo è grigio.

Ma di un grigio colorato.
È un cielo di tristezza, di una tristezza luminosa.
Quella che nasce da dentro e viene fuori con le lacrime per alleggerire il peso che hai dentro.
Mentre stai piangendo il tuo viso diventa più bello, i tratti si ammorbidiscono, gli occhi diventano più luminosi, perché sgombri di quel dolore che oscurava la loro .
Ecco il cielo oggi è così.
La pioggia sembra un pianto e il grigio delle sue nuvole è luce che ti illumina e ti incanta.
È la prima volta che un cielo così da questa emozione.
Sarò cresciuto io, o sarà cambiato il mondo, o ho imparato a vedere il bello.

mercoledì 16 ottobre 2019

SEGUIRE IL VUOTO

Oggi, uscendo di casa sentivo il bisogno di percorrere strade differenti da quelle abituali degli ultimi tempi.
Non so se per nostalgia o per fallimento.
So che ero guidato da un senso di vuoto che aveva necessità di essere ascoltato, più che essere riempito con qualcosa di inservibile.
Era un camminare meditativo, per ascoltare con attenzione i miei pensieri, che girovagavano incessantemente per la testa e tutt’ora lo fanno.
Avevo bisogno di facce, di sguardi, da tempo mancanti ai miei occhi.
Non facce necessariamente di persone conosciute, ma facce che se pur estranee, mi dessero un senso di familiarità, da troppo tempo assente nella mia vita.
Sono facce che le riconosci, le percepisci dagli sguardi, dal viso, dalla loro temporanea accoglienza, anche solo incrociandole.
Ecco forse, avevo necessità di essere accolto.
Ma dove ? Queste strade sono comunque strade conosciute pur se non più frequentate da tempo, nel tempo orario in cui le ho percorse.
Alla fine ho fatto una scelta istintuale o forse quella più probabilistica nel potermi dare ciò di cui andavo in cerca.
Sono entrato in un bar, che da tempo non frequentavo, per prendere il caffè, l’alternativa era prenderlo da solo a casa.
Ho preferito prenderlo da solo al bar, solo fra il rumore della gente.
Rumore che tempo fa mi infastidiva, ma oggi era quasi necessario per quel vuoto che portavo in giro, terapeutico.
Ad accogliermi c’era una nuova persona, una persona che conoscevo di vista ma mai conosciuta di persona.
Una persona che in modo professionale  è riuscita a darmi quell’accoglienza di cui avevo bisogno.
L’accoglienza educata che si dà anche ad estranei, perché fa parte del lavoro.
Mi sono sentito a mio agio.
Ho bevuto, forse per la prima volta o da tanto tempo, il caffè, senza curarmi di chi ci fosse intorno.
Conscio che di fronte a me, dietro al bancone, c’era una persona attenta al suo lavoro e ai suoi clienti.
Una barista.

sabato 12 ottobre 2019

MISS ZANARDI

Era da tempo che non ci incontravamo. L’ho rivista mentre faceva il suo ingresso al bar. Indossava il suo immancabile e bellissimo sorriso, i suoi occhiali, stravaganti per molti, speciali ed eleganti per lei. Aveva però qualcosa che stonava con quel suo stato d’animo pieno di vitalità, il suo incedere camminando. Sembrava portasse addosso una sofferenza. Di che tipo, non potevo saperlo. Ci siamo salutati, affettuosamente, con il sorriso. La nostra è una conoscenza da clienti, estranei, del bar. Estraneità che si è subito trasformata in una piacevole conoscenza, che non manca di salutarsi con piacere ad ogni incontro, pur non essendo mai andati oltre quello. Ho cercato di parlargli, di chiedergli il perché di quel camminare doloroso. Ma la sua andatura, se pur difficoltosa, è stata più veloce del pronunciare le mie parole. Andando oltre, nella zona più interna del bar, dove sedersi. Uscendo è passata dal mio tavolo, salutandomi con il suo bel sorriso. Non mi sono fatto cogliere impreparato e, prima che se ne andasse via, gli ho chiesto quale fosse il motivo di quel suo incedere doloroso. Non era un mal di schiena, né un mal di stomaco, quanto meno uno strappo muscolare. Era il camminare di una donna che ha deciso di continuare a vivere la vita, sorridendogli, nonostante tutto. Gli era capitato qualcosa di terribile, di inimmaginabile solo a pensarci. Un incidente tremendo, per cui gli hanno dovuto ricucire un arto distaccatosi da lei. Ma lei, nel raccontarmelo, me lo diceva sorridendo, come se mi stesse raccontando di una sventura tipo il colpo della strega, a cui ci si può fare poco se non accettarlo, e attendere che passi. Che donna fantastica, una Miss Zanardi, che analogamente ad Alex, sorride ancora. Il mondo ha bisogno di persone come Lei, me compreso. Di frequentarle per comprendere il vero e unico significato della vita. La vita stessa. Che finché c’è, è il dono più prezioso che ci possano fare. Il resto non conta, è solo un adattarsi ad una nuova situazione. Sempre indossando quel fantastico sorriso e quella capacità dell’animo di perdonare anche la sventura, che solo Lei e Alex possono portare per il mondo, per insegnare alle persone come me, ad apprezzarne la vita e il suo vero senso.

giovedì 10 ottobre 2019

WANDERLAST

Oggi uscendo per la pausa pranzo, mi sono chiesto se percorrere la stessa strada per raggiungere la solita meta, oppure cambiare.
Ho deciso la scelta più semplice e meno faticosa o forse più saggia, la solita meta.
Conscio del fatto che a nulla serve cambiare, per cercare chissà cosa, che mai troverai o si farà trovare.
Occorre imparare a stare prima di tutto con se stessi.
Accettarsi e non cercare l’accettazione.
Un’attività difficile da farsi, ma mi impegno a perseguirla.
Pertanto ho dedicato la pausa prima di tutto a me stesso, a nutrire il mio cervello, leggendo e ascoltando musica.
Non perché mi piaccia essere solitario, ma perché si deve fare quel che si può fare, senza disturbare altri, con il rischio di essere considerato quello che non voglio essere, ma purtroppo lo sono ahimè, un solitario.
Dopo un po' però avevo voglia di girovagare, muovermi, far circolare l’energia.
Così sono uscito e ho fatto un giro a piedi, anche qui senza pretese, col solo scopo di muoversi.
Al ritorno nei pressi di casa incontro lei, una donna conosciuta per caso in un bar e che ho scoperto poi lavorare vicino casa mia.
Sicuramente l’avrò vista tantissime volte, ma senza quell’incontro, entrambi, l’un l’altro, eravamo esseri invisibili al nostro cammino.
Mi sono stupito favorevolmente del dono del destino.
Pensando che forse le nostre vite sono regolate da forze sovrannaturali che se ascoltate agiscono per il nostro benessere, oggi infatti mi sono lasciato condurre.
Ho approfittato per ampliare la conoscenza, presentandomi.
Dando un nome a queste persone prima estranee ed ora che si incontrano salutandosi.
Ovviamente nulla di che.
Ma a volte un sorriso o un incontro inaspettato ti dona qualcosa di positivo.
Una nuova persona, un nuovo sguardo, un nuovo saluto, dei nuovi occhi.
Un investimento per il futuro.

venerdì 4 ottobre 2019

ACCOGLIERE

Oggi ho messo in pratica quanto assimilato dal libro letto.
Non che non lo facessi prima, ma grazie al libro ho potuto constatare la forte potenza positiva.
Si tratta di un gesto, di un semplice gesto, di quelli che si faticano a fare e a ricevere.
Salutare.
Mentre mi incamminavo dopo aver parcheggiato, vedo arrivare, di sfuggita, un auto, una enorme auto.
Da questa enorme auto, la conducente rallenta per salutarmi.
Credevo avesse sbagliato, invece no, non l'avevo riconosciuta.
Era una donna, che conosco e che non manca mai di salutarmi.
Non so perché lo faccia.
Se perché ha questa bella abitudine a rapportarsi positivamente con il prossimo.
Se perché conoscendomi, si sente in dovere di farlo.
Se gli interesso.
Se gli faccio simpatia.
Non lo so, e poco importa saperlo.
La vita lo comunicherà se vorrà.
So che ha dedicato un attimo del suo tempo per donarlo a me.
Ho accolto quel saluto.
L'ho fatto mio, l'ho reso mio nutrimento.
Gli ho dato il valore che merita, come ogni dono, inatteso, che la vita ti offre.
L'ho registrato nel mio cuore, per pulirlo da ciò che lo insudicia vivendo quotidianamente.
Oggi ho capito un nuovo significato del vocabolo accogliere.
Grazie al libro letto.
Grazie all'apertura del mio cuore.
Desideroso di nutrimento genuino e puro, e non sporco.

mercoledì 2 ottobre 2019

I SILENTI

Spesso, apprendendo di notizie che documentano di tragedie assurde, ci si chiede il perché di queste reazioni.
Cosa mai le abbia potuto scatenare, per di più quando a commetterle sono cittadini irreprensibili durante la loro vita.
Questo non vuol dire fare una apologia del reato commesso, ma capirne il perché, potrebbe aiutare a non commetterne altri.
Ci sono alcune situazioni, in cui un individuo si sente oggetto di violenza, anche ripetuta.
Quando si riceve un atto di violenza, soprattutto quella subdola e psicologica, di cui non c’è traccia, è ancora peggio.
Si entra in uno stato di stress mentale, per cui se non sei ben attrezzato mentalmente, l’unico modo in cui si ritiene di reagire è reagire con violenza.
Praticando però una violenza attiva, perseguibile dalla legge, che rovina la vita del malcapitato e dei suoi familiari.
Una di queste violenze subite che provocano tale Burnout mentale, è adottata delle persone definibili come Silenti.
Quelle persone che non rispondono mai a ciò che tu gli chiedi e che la tecnologia che utilizziamo quotidianamente, ne sforna di nuovi ogni giorno.
Una tecnologia creata per facilitare la comunicazione, per renderla meno invadente, allo stesso tempo diventa un modo per praticare violenza, facendo un non uso di essa, nel praticare la non risposta alla domanda fatta, che è comunque una risposta, soggetta all’interpretazione che chi ne è oggetto ne fa.
Ovviamente si esclude da queste analisi i veri persecutori digitali, per cui alla fine sei costretto a non rispondere più, sperando così facendo di liberatene.
Ma questi Silenti, sono altri, lo fanno di professione non per disperazione.
La loro non risposta è un modo per ridimensionarti, di irriderti, di umiliarti e altro ancora peggio.
Queste persone, analogamente agli Haters digitali, non si rendono conto della violenza praticata oppure si, chissà.
Andrebbero perseguiti alla stregua dei molestatori.
Anche se in realtà sono dei vigliacchi che fanno uso del silenzio tecnologico per infliggerti umiliazione, dolore e sofferenza.
Sono persone che si ostinano a non rispondere a e-mail, per cui per il ruolo che occupano sarebbero tenuti a rispondere, oppure persone a cui invii una richiesta tramite messaggio e non ti rispondono.
Mi chiedo perché queste persone non rispondano, non diano una semplice risposta, anche se fosse “Non rompermi i coglioni”.
Ma questo richiederebbe una personalità, un essere individuo sociale, che questi Silenti non sono.
Per cui quando una persona si sente violentato in questo modo, può reagire nel modo più inopportuno, sbagliato e mai giustificabile.
Ma la mente va in tilt grazie a questi Silenti.
Spero che qualcuno che eserciti questo comportamento legga queste righe e rifletta sul suo agire.
Perché non tutti reagiscono sfogandosi scrivendone e null’altro.