giovedì 30 giugno 2016

LA DISPENSATRICE

L'ho vista al binario del treno.
Era in fondo , insieme al suo bimbo e al suo carico di borse .
A vederla l'animo mio sofferente ha sorriso.
Siamo saliti su carrozze differenti ma saremmo scesi alla stessa stazione.
Arrivati , ho rallentato e atteso che arrivasse.
Lei , il bimbo e tutto l'impossibile in un sacco.
Appena mi ha visto ha fatto quello che speravo, un suo fantastico sorriso, sincero e pieno di vita.
Quello che cercavo e desideravo.
Un sorriso che ti conforta della giornata insignificante avuta.
Un sorriso donato come chi non può donarti che quello ma, te lo dona senza lesinare.
Pur avendo un corpo che parla di stanchezza , sacrifici e sofferenza.
Un corpo di una donna che ha tutto sulle sue spalle, non solo il sacco e la bici del bimbo.
Una donna africana abituata da sempre a tutto questo , nella sua vita.
Ma nello stesso tempo a capire che la vita è questa e accompagnarla con la tristezza sarebbe un peso inutilmente da portare.
Per questo ha deciso di fare la dispensatrice di sorrisi per le anime perse come la mia.

mercoledì 29 giugno 2016

STANCO

Sono stanco , non riesco più ad andare avanti .
Sono stanco mentalmente.
Sono stanco di esserci.
Sono stanco di dare senza ricevere.
Sono stanco di amare senza essere amato.
Sono stanco di dare disponibilità e non riceverla.
Sono stanco di sostenere e di non essere sostenuto.
Sono stanco di cucinare .
Sono stanco di donne immature che non sanno fare le donne.
Sono stanche di donne che ti usano solo per loro scopi.
Sono stanco di cercare e di non essere cercato.
Sono stanco di organizzare gente disorganizzata e infantile.
Sono stanco e nessun riposo può essere di rimedio.
Sno stnc......
Ronf Ronf Ronf 

martedì 28 giugno 2016

RIMEDIARE

Quando sei vittima di un inconveniente, hai due modi per agire.
Fare la vittima oppure rimediare .
Oggi ho scelto la seconda .
Per rimediare ho dovuto pensare .
Valutare le possibili soluzioni.
Mettere in funzione il cervello che fino a quel momento pigramente tenevo in uso.
Non mi sono perso d'animo e il mio cervello con me.
Ho fatto come uno shiatsuka, mi sono adattato alla realtà e ho portato tutta la mia attenzione al problema.
Il problema si è trasformato in una opportunità.
Mi ha permesso di agire in modo diverso e costruttivo.
Di pensare ad una soluzione ma anche ad affrontare il fallimento di questa soluzione.
Essere pronto a ciò che si prospettava cercando di non farmi abbattere ma di vivere il problema e valorizzando me stesso e la mia capacità di adattamento.
A conti fatti ho ricevuto un dono.

lunedì 27 giugno 2016

BUONGIORNO

Sono seduti distanti anziché accanto pur avendone la possibilità.
Il treno è vuoto o quasi.
Sono seduti uno di fronte all’altro , in obliquo.
Forse la necessità di guardarsi supera quella di essere vicini.
I loro occhi si  incrociano e ne sono illuminati.
Sono innamorati ma forse non vogliono darlo a vedere.
Oppure avendo i cuori troppo battenti hanno paura di scontrarsi, per cui sono a debita distanza.
Ognuno sembra viaggiare per conto suo, ma un sottile filo li lega e li tiene assieme.
Dopo un po’ il treno sta per giungere a destinazione.
Lui si prepara per scendere.
Ma prima di farlo si avvicina alla donna sognante , si abbassa con la testa e la bacia sulle labbra.
Gli occhi di lei si aprono graditi.
La bacia sulle guance .
Le accarezza i capelli .
Le sussurra qualcosa.
La ribacia dolcemente sulle labbra.
Le augura Buongiorno ed inizia la sua giornata.

domenica 26 giugno 2016

HANDICAP

Molte mie azioni iniziano ad assumere una forma di abitudine, una routine , una ritualità.
Per cui quel piacere originario che ti riempiva di gioia nel compierle, sembra essersi smarrito.
Ti inizi a chiedere il perché le fai.
Se davvero ne hai necessità oppure coprono un tuo effettivo bisogno non manifesto.
Una di queste è il caffè.
Caffè che, da napoletano ho iniziato a bere a Milano che, può sembrare una contraddizione ma non lo è.
Ma pur avendo iniziato in tarda età, tempo dopo tempo , il napoletano che è in me, ha iniziato a venire fuori con la sua professionalità e a pretendere che venga fatto come deve essere fatto.
Non per arroganza ma, per rispetto a qualcosa che è sacro , che è un rito , che è un piacere per la vita e che diversamente non lo è.
Purtroppo quotidianamente deve fronteggiare coloro per cui il caffè non ha la stessa sacralità che io richiedo.
Mi trovo quindi spesso a bere caffè che più che un piacere per la vita ne sono un dispiacere.
Cerco di stare attento, di scegliere il bar e il barista che rispetta il mio modo di berlo ma , spesso non è così.
Faccio educazione ai baristi.
Perfino in ufficio ho la macchina preferita rispetto alle altre.
Ma niente.
Allora mi chiedo se effettivamente di caffè ho bisogno o lo uso per un bisogno secondario.
Uscire , incontrare altri.
In questo modo non so più se bevo il caffè per la voglia di berlo o come scusa.
Oggi per evitare di ritrovarmi in questa situazione, mi sono inventato il caffè con handicap.
Ossia con fattore di difficoltà per andarlo a bere.
Anziché prendere la macchina , lasciando il caldo fuori , per raggiungere il bar dell’altro paese, ho usato la bici.
Ci ho impiegato quasi 50 minuti anziché dei 15 in macchina.
Quando sono arrivato a destinazione, ho capito che avevo voglia di un caffè , che me lo ero meritato e con non era un semplice passatempo.
Mi sono gustato il caffè, fatto ovviamente come sanno che deve essere fatto.
Ma avere un sapore diverso, il sapore della conquista.
Forse nella vita, dovremmo aggiungere di tanto in tanto un handicap, per ritornare ad apprezzare ciò che ci sembra una routine o una dipendenza da cui non sappiamo uscire.

O per capire che era effettivamente questo, per così lasciarla andare e non perderci più tempo e non rovinarci più la vita. 

QUOTIDIANITÀ

Attimo dopo attimo.
Secondo dopo secondo.
Minuto dopo minuto.
Giorno dopo giorno.
Ti ritrovi a rifare sempre le stesse cose.
Svuotato di energia senza esserne nutrito.
Come un topo in un labirinto che continua a rifare gli stessi percorsi, ritrovandosi sempre allo stesso punto di partenza.
Forse per incapacità.
Forse per sentirsi sicuro nelle sue abitudini.
Resta il fatto che
attimo dopo attimo
, secondo dopo secondo
, minuto dopo minuto 
, giorno dopo giorno
, a differenza del tuo agire
, la tua immagine allo specchio cambia.
Invecchia inesorabilmente.
Il tuo corpo ti comunica comunque il trascorrere del tempo.
Decidi tu sei stai solo sprecando tempo e cambiare rotta oppure se questo è il destino che ti è stato concesso, per cui accetta la tua quotidianità.

giovedì 23 giugno 2016

BEPXIT

Hanno deciso di uscire dal mio cuore .
Di essere libere.
Di essere indipendenti.
Di essere sole per vivere l'occasionalità.
Hanno deciso di non compartire.
Hanno deciso di rimanere come sono.
Hanno deciso che cambiare il loro essere per amare non valeva la pena .
Hanno deciso il BEPXIT.
Se è così, andate a fanculo.

PITTRICI

Sono sempre rimasto affascinato da donne che hanno una attitudine artistica.
E’ segno di un cuore aperto.
Di un cuore libero.
Di un cuore non legato a conformismi.
In particolare mi ha sempre affascinato chi dipinge.
Essere una pittrice è un qualcosa senza spazio e senza tempo.
Una pittrice non puoi rinchiuderla in una vita comune.
Una pittrice ha bisogno di esprimersi, di fare uscire dalle sue mani l’amore che porta nel suo cuore.
Ho sempre pensato che chi avesse avuto la fortuna di amare una Frida Kahlo o una Tamara De Lempicka , sarebbe stato un una persona riempita di amore come i colori dei loro quadri.
Amare una pittrice sarebbe stato un amore travolgente e appassionante nello stesso tempo.
Un amore che ti avrebbe arricchito e insegnato il rispetto della libertà artistica.
Quando ami una pittrice sai che non potrà mai essere tua.
Una pittrice è solo sua e della sua arte.
Tu devi solo viverla e farti sconvolgere dal suo modo di vivere.
Vivere un viaggio sognante , cullato dai suoi colori.
Colori che una pittrice porta negli occhi quando ti guarda e nell’animo quando ti ama.
Anch’io mi sono innamorato di una pittrice.
Ma faccio fatica a starci dentro.
Quello che pensavi si scontra con la realtà.
Alla mia pittrice per farla felice occorre fornirgli una tela o un muro bianco da riportare in vita.
Ho sbagliato tutto.
Pensavo bastasse corteggiarla , esserci, scrivergli parole d’amore.
Invece nulla.
Ora ho capito che avrei dovuto cambiare strategia.
Avrei dovuto chiederle di imbiancarmi casa.
Allora si che i suoi occhi si sarebbero illuminati.

Alloa si che il suo cuore sarebbe stato più volentieri accanto al mio.  

mercoledì 22 giugno 2016

SASAE-ATSU

E’ la caratteristica del metodo Shiatsu che sto studiando.
Essere sostenenti a chi si rivolge a te per placare i problemi che l’affliggono.
Ma stranamente , come fosse un colmo per uno shiatsuka, mi trovo a non avere quello che io devo dare nel mio operare, una volta chiuso il portone della mia scuola.
Sono in riserva.
Continuo a beccare sberle da tutte le parti.
Come chi sapendo che vivi un momento di debolezza se ne approfitta e ti da la sua parte.
Neanche in amore sono fortunato.
Forse perché do tanto , più del dovuto .
Forse perché ricevo nulla rispetto a quanto offro.
Vivo uno squilibrio enorme.
Ho bisogno qualcosa a cui sorreggermi.
Una luce che mi faccia vedere in lontananza l’uscita di questo tunnel in cui mi trovo.
Questa luce è arrivata oggi.
Una luce che non ti aspetti.
Qualcuno che apprezza ciò che fai e ti sostiene a portare avanti la tua passione.
E’ bastato un post da lei condiviso che sembrava fatta apposta per me.
In realtà lo ha fatto apposta per me.
Spronandomi a partecipare ad un concorso di scrittura.
Se una persona fa una cosa del genere, vuol dire che senza averne intenzione , le tue parole parlano al suo cuore e ne danno ristoro.
Le tue parole le fanno vivere emozioni e sentimenti , anche se quello che scrivi è a lei sconosciuto.
Allora come per ricambiare di quanto fornito , quest’anima bella oggi ha fatto la cosa più bella che una persona possa fare.
Sostenerti.
Mettendo a disposizione una opportunità alle mie parole, di far varcare i confini di nuovi cuori e di nuovi animi che hanno bisogno che gli si parli e li si faccia sentire vivi.

Anche lacrimando. 

lunedì 20 giugno 2016

LA CAMBIALE

Da sempre mi hanno sempre considerato tale.
È sempre stato un passaggio di mano in mano.
Come un oggetto indesiderato da dare in mano a chi ne avesse la voglia di tenerlo .
Oppure liberandosene scaricandolo ad altri.
Che non potendo fare diversamente erano costretti a tenersi, fino al prossimo a cui sbolognarla.
Per questo nella mia crescita oltre a portare il peso del fastidio, ho sempre cercato di rendermi indipendente.
Non riuscendo mai a capire, tutt'ora, se sono un peso per gli altri.
Per cui preferisco fare da me.
Essere di aiuto ad altri ma badando a me stesso.
Sapendo che nessuno ne ha voglia di farlo.
Empiricamente è sempre stato così nella mia vita.
Eccezion fatta per persone che in qualche modo hanno adottato questo brutto anatroccolo, facendosene carico per il possibile.
Portandolo a mare con loro, invitandolo a pranzo e così via.
Questa è sempre stata la mia vita.
Ma pochi giorni fa è accaduto qualcosa di simile.
Come una cambiale, sono stato affidato ad altri.
Come uno schiavo negro, come un impegno da non prendere e scaricare ad altri.
Comunque la colpa non è degli altri è unicamente mia.
Se da persona adulta avessi fatto come volevo fare, questo non sarebbe accaduto.
Avrai pagato in tutta libertà il mio essere libero e badare a me stesso.
Non sentendomi una cambiale ma un titolo  volante , la cui gestione ha un costo e va pagato.
Tienilo a mente.
A piedi ma mai più farsi trattare come una cambiale.
Sta a te la scelta, dopo non lamentarti se gli altri sono costretti a fare così.

LA MACCHIA

Chi non ne ha .
Chi non la indossa con se.
Nessuno è esente.
Chiunque nella sua vita gli sarà capitato di macchiarsi di qualcosa.
Quelle macchie che non riesci a cancellare pur volendo.
Difficili da venire via.
Indifferenti ad ogni sapone.
Non serve rivolgersi ad un professionista.
Queste macchie te le devi tenere e farci il conto quotidianamente.
Saranno sempre lì presenti.
Saranno il ricordo di quella azione commessa.
Saranno quei segnali sempre accesi che ti permetteranno di porre più attenzione in futuro.
Vale anche per me da stasera.
Credevo bastasse portare i pantaloni in lavanderia, invece nulla, la macchia è rimasta a testimoniare l'uso improprio di un pantalone azzurro con la bicicletta.
Ti serva da lezione.

LA META

Sabato sera abbiamo finito di cenare all'ora in cui di solito si inizia a cenare .
Essendo ospiti di un monastero e dovendone rispettarne le regole, tutti pensavamo che poco dopo si dovesse andare a letto.
Visto che la mattina dopo alle 6:30, come ogni giorno, c'era la meditazione.
Sorprendentemente, invece ci comunicano che finito di rigovernare il refettorio, ci ritrovavamo tutti per andare al bar del paese.
Paese che osservato per arrivare al monastero,non sembrava avesse un bar da offrire.
Ma la notizia ricevuta , di essere messi in libertà di andare in giro , tutti insieme, rispetto alla temuta dormita al calar del sole ci ha riempito di gioia.
La gioia che ti arriva solo dalle cose che non ti aspetti.
Chi non era , come me, avvezzo del posto , non sapeva quanto tempo occorresse per arrivare.
La distanza era tanta e in più in strade collinari.
Ma anziché essere una fatica , questa passeggiata è stata un riscoprire i valori di una volta, quelli di una sana vita.
La vita comune , l'opportunità di conoscersi meglio grazie alla distanza da percorrere.
L'opportunità di vedere spettacoli naturali che in macchina faresti fatica ad apprendere ed apprezzare.
Le strade erano illuminate dalla natura.
All'andata dal tramonto.
Al ritorno dalle lucciole che ci facevano strada.
Ma la cosa più bella , è stata la soddisfazione di raggiungere una meta.
Meta che significava riposo.
Significava bersi un caffè o un liquore prodotto dalla zona .
Meta che era punto per ritrovarsi tutti insieme seduti in cerchio come una grande famiglia.
Capire che la felicità costa davvero poco.
Ma da cui rifuggiamo per rincorrere cose futili e vuote.
Per stare da soli, in piccoli gruppi anziché in socialità.
Il seminario è stato fantastico, ma fare un bagno di vita in un mondo di regole di vita condivisa lo ha reso ancora di più.

IMMAGINAZIONE

Brutta cosa è l'immaginazione.
È una caratteristica di gente ingenua.
Persone destinate a rimanere deluse dalla vita.
Perché confondano la realtà con i loro sogni immaginari.
Stamane sono partito da casa per una località emiliana .
Potevo organizzarmi e prevedere di portarmi tutto prima di partire.
Ma preso dall'immaginazione, ho preferito fare quello che dovevo a destinazione.
Nulla di che.
Comprare il giornale, leggere seduto al bar della stazione e bermi un caffè, in attesa del bus.
Già mi immaginavo questo bar frequentato da persone allegre , piene di cose da raccontare.
Un luogo accogliente e caloroso anche se magari un po' datato .
Un luogo dove trovare assistenza e aiuto alla bisogna.
Ma la realtà è stata tutt'altra.
Gente chiusa , sgarbata, disabituata all'estraneo.
Niente giornali e caffè cara grazia che te lo hanno fatto.
Mi sono subito dovuto destare e prendere atto della mia ingenuità, come sempre nella mia vita.
Unico conforto una panchina di legno al coperto e un gatto.
Forse è il caso che cresca e capisca che il mondo è un altro.
Tutto colpa dei libri che leggo.

venerdì 17 giugno 2016

DESTINO

Abbiamo deciso con mia figlia di fare una breve vacanza insieme.
Inizialmente la meta era Amsterdam.
La città dell'arte.
Ma i costi poco accessibili e la sensazione di umido che avevo nelle ossa ad ogni ricerca che facevo, mi ha fatto cambiare destinazione.
Barcellona.
C'erano tante opportunità, a prezzi convenienti.
Non sapevo cosa fare, cosa scegliere.
Alla fine ho applicato ciò che mi ha detto la mia Sensei di Shiatsu.
Se a fronte di una valutazione non riesco ad individuare quella effettiva, devo andare di istinto.
È così ho fatto.
Ho scelto Èva, forse perché alcuni giorni fa ho rivisto la Éva della mia infanzia.
Ma ho capito di aver fatto la scelta più opportuna, quando il sito dopo la prenotazione mi ha fornito il suo indirizzo.
Strada degli innamorati.
Sembrava di essere in un film.
Ma non è finita qui.
Dopo aver concluso l'acquisto del biglietto aereo , il sito è ritornato sulla homepage.
E le località proposte erano  partenza Trieste, arrivo Destino.
Difatti tutto è partito da lì il mio viaggio di vita e l'arrivo è il mio destino attuale.
Destino itinerante , senza nessuna voglia di fermarsi.


giovedì 16 giugno 2016

SQUILIBRI

Se l'attenzione e l'ascolto che tu dai non è ricambiato, fermati.
Ci sono squilibri.
Bisogna ascoltarli e dargli attenzione.

mercoledì 15 giugno 2016

DELATORI

Oggi alla radio sono venuto a conoscenza della messa in accusa di impiegati pubblici campani, perché durante l'orario di lavoro facevano tutt'altro.
Timbravano e andavano a fare attività private.
Altri più pigri di loro , non andavano neanche a timbrare ma lo facevano fare da altri.
In effetti se devi fare qualcosa dì illecito per cui rischi il penale, tanto vale farla grossa.
Ma la cosa che più mi ha stupito è che a scoprire questi lavoratori itineranti non sono stati i loro coordinatori o responsabili di ufficio ma, cittadini pubblici che hanno denunciato il fatto.
Fermo restando la gravità di ciò che queste persone facevano e non facevano, c'è una cosa che non mi piace in questa storia.
La delazione.
Capisco chi denuncia per un danno ricevuto ma, assurgersi a controllori di altri non mi piace per niente.
La gravità di questo fatto non sta solo in chi lo ha messo in atto ma sopratutto la maggior gravità sta nella latitanza di chi doveva controllarli.
Quando però anziché a denunciare non sono i controllori ma i delatori, la cosa non è edificante.
Chiunque di noi in misura infinitesimale o massima fa sicuramente qualcosa di illegale.
Io ad esempio ogni mattina attraverso i binari anziché fare le scale.
Ma se si iniziano a istituire queste bande di delatori , non è un buon auspicio.
Sono l'inizio di movimenti storici limitanti la libertà.
Sono il sorgere delle dittature.
Rosse o nere poco importa, fanno schifo comunque.
Ma se questo è il nuovo che avanza forse è meglio usare ciò che è avanzato da prima .

martedì 14 giugno 2016

LA SEDUTA

Me lo dicono sempre i miei maestri.
Un trattamento Shiatsu deve sempre iniziare con la posizione seduta.
Ma vuoi per un motivo, vuoi per altro, non lo faccio mai.
Almeno che non mi obbliga lei, la mia maestra tedesco napoletana.
Stasera però casualmente nel fare l'assistente al corso base, è stata insegnata la seduta .
Lezione che umilmente ho ri-appreso , applicando il principio del principiante che, mai deve mancare.
Sono poi rientrato a casa in anticipo, visto il perversare di un maltempo che come una bella donna, ti dà un appuntamento ad un orario ma poi arriva con comodo quando gli pare, pur telefonandomi dicendoti che arriva tra dieci minuti.
Arrivato a casa visto che non pioveva , sono andato al bar a prendere il caffe.
Dopo un po' me ne stavo per andare ma, entra lei.
Dolorante alla schiena.
Evito di intromettermi, poi sento che gli consigliano di prendere un farmaco per lenire il dolore.
Allora sono intervenuto, ricordando ciò che ho letto stamane in un libro.
In cui secondo la drammaturgia russa se una pistola è presente in un racconto è perché deve sparare.
La pistola metaforicamente al bar ero io e, non perché sono un pistola.
Le ho chiesto che dolore aveva e gli ho chiesto se potevo tastarla e se quelle manovre le davano beneficio.
Mi ha risposto di sì.
Allora gli ho detto di venire di là e di sedersi per terra e mi ha seguito.
Gli ho fatto un trattamento in seduta con tecniche multiple.
Sono riuscito a rimetterla in sesto.
Da persona che arrancava e si trascinava a camminare, ora era dritta e sollevata.
Riusciva a respirare di nuovo.
Lo Shiatsu da bar ha funzionato ed io non ho lesinato di darle il sostegno che aveva bisogno.
Non so se prenderà un farmaco stasera o quando gli ricapiterà.
Ma di sicuro da stasera sa che esiste un'altra possibilità al posto del farmaco.
Sarà una sua scelta consapevole cosa scegliere, se prendere un farmaco o ricevere un trattamento come stasera. 
Gli ho donato una opportunità.

L'EREDITIERA

Quando ti muore un padre, per di più l'ultimo genitore che ti era rimasto, qualcuno deve farsi carico di te.
Te che sei rimasto senza genitore.
Orfano.
Non credevo, ma pur avendo quasi cinquant'anni, mi è successo.
E l'ereditiera non poteva che essere lei.
Anche se non me l'aspettavo.
Vuoi per la sua età.
Vuoi perché gli accadimenti della vita ci hanno allontanato per più di vent'anni.
Ma lei non si è persa d'animo.
Dal giorno dopo il funerale si è assunta l'incarico.
L'unica legalmente autorizzata.
Anche se alla età di 86 anni , non si è sottratta.
Ha subito telefonato.
Ha subito dato la sua disponibilità.
È stato un gesto d'affetto molto bello e commovente.
Mi ha telefonato mia zia .
La sorella del mio papà.
Lontana geograficamente più di 800 km, ma distante a km zero per affetto e comprensione.

NO ESCONDAS TU CORAZON

Non so se si tratta di questo o altro.
Non so se hai paura di farti travolgere da qualcosa che in passato ti ha fatto soffrire.
Non so se perché semplicemente non ne hai voglia.
So solo che rimango perplesso e non so cosa fare.
Sarà un bisogno d'amore .
Sarà un bisogno d'affetto.
Non so .
So solo per esperienza che evitare la sofferenza ti disabitua a saperla gestire.
Stropiccialo il tuo cuore.
Non lasciarlo come un foglio di carta intonso.
Usalo, lascialo vivere.
E se non sarà come credi, potrai sempre portare con te la bella esperienza di aver vissuto.
Come è giusto che tu e tutti debbano fare.
"No escondas tu corazon, que yo te regalo mi amor"

lunedì 13 giugno 2016

LA DOLCE SOSTA

Arrivati a Napoli, la prima cosa che ho fatto dopo aver sistemato i bagagli a casa, è stato di andare alla casa di cura dove mio padre è morto.
Non la conoscevo, né mi avevano dato il nome ma, solo l'indirizzo.
Lì per lì non ci ho pensato.
Di sicuro ci sarà stata una insegna della struttura e sicuramente la struttura si sarebbe presentata da se.
Arrivo all'indirizzo indicatomi credo o di essermi sbagliato o di aver subito uno scherzo.
Mi trovavo in un condominio, un normale condominio con giardino.
Scarto l'ipotesi scherzo, vista la situazione e ricontrollato l'indirizzo.
Non mi resta che guardare i citofoni e sperare mi diano una indicazione.
Leggo ma, niente.
Poi rileggo e vedo che mi era sfuggito un nominativo, "la dolce sosta ".
Mi sa più un B&B ma citofono.
Do il mio nome e mi dicono di salire.
Vinco lo stupore e vado avanti.
Salgo ma, continua ad essere un normale condominio finché non individuo la porta.
Mi aprono.
Ed entro in una casa immensa, piena di stanze.
Forse più appartamenti messi insieme.
In ogni stanza ci sono delle stanzette, dove però anziché i bambini ci sono gli anziani.
L'arredamento è lo stesso dei bambini però.
Letti con le sponde Chicco o Prenatal, per non cadere giù.
Proprio quando mia figlia era piccola.
Li trovo il mio papà.
Con la faccia di chi finalmente ha trovato il modo per riposarsi, stanco fin troppo di soffrire.
Non apro bocca, la circostanza me lo impedisce e la mia latitanza legata alla distanza geografica non me ne dà diritto.
E io che pensando che fosse una struttura ospedaliera mi ero anche informato per verificare se era in convenzione con la mia azienda, per ricevere uno agevolazione sulla retta, ma non sapendo il nome non ho potuto.
Invece ho avuto modo di prendere atto di un'altra invenzione napoletana che va ben oltre all'impensabile.
Cose da film.
Anziché homelidays, anziché airbnb, anziché i B&B, si sono inventati i D&B.
I Death and Breskfast.
Accompagnando fino alla fine del tragitto le persone di cui nessuno si prende più cura in termini ospedalieri.
Evitando di stravolgere arredamenti domestici, loro hanno pensato ad offrire questo servizio.
Non mi sento di condannarli o altro.
Struttura ospedaliera o meno, quando arriva lei, non guarda in faccia a nessuno.
Chissà forse il mio papà avrà creduto di essere a casa sua o ospite in casa di amici.
A questo punto ha potuto abbandonare le difese e si è concesso al riposo eterno.

CARRAMBA

Oggi ci sono stati i funerali del mio papà.
Fuori dalla chiesa man mano veniva gente per dargli l'ultimo saluto.
Avevo difficoltà a riconoscerli.
Non sapevo se fosse colpa del tempo trascorso oppure semplicemente erano persone che non conoscevo per niente.
Una sensazione strana che, solo vivendo da più di vent'anni in tutt'altro posto, puoi avere.
Per fortuna sono stati loro a ricordarsi di me.
Forse non sono cambiato o perché, insieme a mia figlia eravamo gli unici non napoletani di aspetto.
C'erano tutti.
C'era il mio amico di infanzia Marco, il cui rivederlo mi ha commosso e fatto piangere.
C'era mia zia Rita, la Nigella Lawson di famiglia, una persona che ha precorso i tempi in ambito gastronomico, facendo cose strabilianti, per cui oggi gli farebbero condurre tranquillamente un programma di scuola di cucina.
C'era mia cugina MariaRosaria che non vedevo da più di vent'anni.
C'era la mia prima fidanzata Eva, nonché la prima donna che ho invitato fuori a cena, portandola a mangiare il pollo in una famosa gastronomia nel centro di Napoli.
Avevamo 7 anni , e mangiammo davanti agli occhi strabilianti del cameriere e digerimmo dietro gli occhi furenti di mia madre che mi rincorreva per picchiarmi per i soldi spesi.
C'erano parenti che pur non vedendoli da anni, conservavano ancora le sembianze di quando erano ragazzi.
Il funerale si è trasformato in un "CARRAMBA che sorpresa!!!".
C'erano tutti, ma proprio tutti.
Mancava solo una persona.
Mancava solo lei.
Raffaella Carrà.

domenica 12 giugno 2016

ORGANIZZAZIONE FAMILIARE

Sono figlio di una persona organizzata.
La cui organizzazione nasceva dall'esigenza di far combaciare tutto.
Dai turni di notte per poi accompagnare i figli al mare la mattina.
Dallo svegliarsi con tre sveglie la mattina per non rischiare di non essere al lavoro, essendo lui l'unico che faticava per sostenerci.
Ad arrivare ore prima allo stadio, a vedere il Napoli, in modo da trovare parcheggio e trovare tranquillamente il posto meno peggio, e vivere la cosa più bella, l'attesa.
Quando sei figlio di un padre così, o rifuggi dai suoi modi, o li fai tuoi , applicandoli in modo maniacale.
Ovviamente io la seconda.
Non per scelta convenuta ma, per ereditarietà genetica.
Io sono diventato come lui se non peggio.
Ma come i grandi maestri , mi ha fatto capire che la perfezione è lunga da raggiungere se, non addirittura inesistente.
Me lo ha fatto capire con il suo ultimo gesto che, solo un maestro dell'organizzazione è capace di fare.
Si è trovato di improvviso da farsi curare per una banale infezione a capire che lo stavano uccidendo, per cui doveva morire.
Giorno più , giorno meno.
Io l'ho capito dal 18 marzo che l'evento era vicino , quando mi ha chiamato per farmi gli auguri per l'onomastico.
Onomastico che era il giorno dopo.
Errori che un professionista come lui non fa mai.
Allora ho capito che da un giorno all'altro se ne sarebbe andato.
Era un periodo in cui un po' tutti noi dovevamo portare a termine alcuni percorsi annuali di vita.
La sua dipartita avrebbe creato degli scompensi emozionali che, in quel momento era meglio non ricevere.
Ad esempio mia figlia che doveva terminare gli studi a scuola , la preparazione al saggio di danza, la mia scuola Shiatsu con esami di fine anno, eccetera.
Lui da buon organizzatore ha gestito tutto.
Ha tirato fino all'ultimo.
Permettendo a tutti di concludere serenamente i propri impegni , senza interferire con la sua morte.
Si è lasciato morire lentamente.
È morto ieri sera .
Il giorno dopo del saggio di mia figlia.
Due settimane dopo i miei esami Shiatsu.
Da buon operaio è morto dì sabato.
L'unico giorno insieme alla domenica che conosceva per riposare .
Gli altri per lui sono sempre stati di lavoro.
Ma si è superato.
Non solo è morto di sabato e questo sabato, ma giusto un'ora dopo il limite,affinché i funerali si facessero di lunedì anziché di domenica.
In modo da permettere al figlio e sua nipote , di raggiungere Napoli senza rincorrere il tempo.
Credevo di essere un ottimo organizzatore, figlio di una organizzazione familiare, ma lui mi ha superato.
Mi ha fatto capire che il mio percorso di ottimo organizzatore è ancora lungo.
Ne devo mangiare di pane.
Grazie papà 

sabato 11 giugno 2016

IL CANE DA GUARDIA

E’ il compito affidatogli ieri sera.
Forse ingannati dal cognome teutonico , credono che abbia queste attitudine.
Per come la conosco, non lo è per niente.
Lei è autorevole , attenta, ascoltatrice, con mille occhi ma, la guardia proprio no.
Tutt’altro.
Ma se ti danno da fare quel compito lo devi fare e, lei non si è sottratta.
Arrivata l’ora ,si è presentata.
Ma anziché mostrare i denti per intimorirci, ci ha mostrato il sorriso per tranquillizzarci.
Purtroppo eravamo dispari e, lei non si è sottratta per aiutarci.
Da buon cane , si è affidata ad una leonessa del bosco che, era rimasta da sola, e che per ricambiare , l’ha coccolata e prestato una attenzione che solo le leonesse sono in grado di dare.
Alla fine il cane da guardia era il cane più felice del mondo.
Come tutti i cani che ricevano coccole e carezze.
Con quello stato di benessere , è andata via insieme alla leonessa.
Era così beata e felice che, uscendo ha dimenticato che nell’altra sala giochi, oltre ad essere ancora aperta , c’erano tutte le luci accese e le finestre aperte.
Questa mi ha fatto capire che più che un cane da guardia , lei in realtà è un cane di accoglienza.
Lei non è abituata a chiudere ma ad aprire e a tenere aperto.
Sempre disponibile, sorridente, e in ascolto.
Ma ieri sera ha un pò esagerato.

Ma lei sapeva che i suoi cuccioli le sarebbero venuti in soccorso.

venerdì 10 giugno 2016

GLI OPPOSTI

Essere opposti ne favorisce l'attrazione.
Vale nel magnetismo, dove il polo negativo e positivo si attraggono.
Vale nella macrobiotica dove lo yin e lo yang si attraggono.
Vale tra me e la mia donna.
Ci siamo conosciuti grazie ad interessi in comune ma, quello che ci salda è il nostro essere opposti nella vita quotidiana.
Io la cerco, lei no.
Io le scrivo, lei no.
Io le chiedo di uscire insieme, lei no.
Io vado da lei, lei da me no.
Io vado dove c'è il fiume, lei dove c'è il lago.
Una coppia perfetta.
Destinata a durare per l'eternità.
La forza della diversità che si trasforma in attrazione.
Attrazione che si coniuga in amore.

L'AMORE Al TEMPI DELLA PROSTATA

Per ri-incontrarsi e rivedersi è un po' come pisciare.
Ne passa di tempo.

giovedì 9 giugno 2016

PENDOLARE

Non avevo mai provato il significato del detto "se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto".
Da questo sera ne ho capito l'essenza e l'efficacia.
Non si tratta di una assurdità o di qualcosa di difficile accadimento.
Tutt'altro.
Sta a significare che quando qualcosa per te riveste importanza , ti smuovi pur se sei una montagna.
È quello che ho fatto stasera.
Rivoluzionando i miei programmi adattandoli alle circostanze.
Ho fatto la spesa a Milano.
Ho affrontato la pioggia senza ombrello sapendo che c'era un sole ad attendermi .
Sono andato in un posto che consideravo squallido, da cui poi ho fatto fatica a distaccarmi per ritornare a casa.
Ho mangiato una pizza , senza preoccuparmi né della qualità , né del servizio e senza arrabbiarmi per gli imprevisti di un cameriere stordito.
Mi sono seduto sulla panchina bagnata senza considerare che si bagnassero o sporcassero i pantaloni.
Sono stato in un parco circondato da persone e cani ma sembrava non ci fosse nessun altro.
Sono salito in treno con la pelle che aveva ancora il sapore del sole.
Stasera ho scoperto di essere un nuovo tipo di pendolare.
Un pendolare cardiologico.
Però se il sole arrivasse anche a Codogno, sarei ugualmente felice.
Maometto, dai, fa andà i ciapp.



OMONIMIA

Non so se si tratta di coincidenza o meno.
Ma resta il fatto che la cosa è affascinante.
Due donne speculari.
Stesso nome.
Stesso cognome.
Entrambi pittrici.
Ognuna con un proprio stile.
Entrambe cittadine DOC.
Una milanese DOC , l’altra romana DOC.
Non ho idea se siano parenti con la stessa attitudine artistica o omonime con la stessa creatività.
Ma deve essere emozionante scoprire una cosa del genere.
Preso dalla curiosità, sono andato anch’io alla scoperta.
Ho provato a fare la stessa ricerca, utilizzando il mio nome e il mio cognome.
Il nulla.
Allora è proprio vero , non è una coincidenza,  un nome e un cognome sono un destino già scritto.

mercoledì 8 giugno 2016

MERCOLEDI DA LEONI

Stasera era il mercoledì da Leoni.
Serata dedicata agli artisti di strada.
Doveva essere una bella festa.
Ma il clima ha deciso diversamente.
Ci ha illuso che avesse cambiato idea o che rimandava quanto promesso da giorni.
Invece cinicamente, proprio quando si doveva dare il via alle danze, si è manifestato.
Una pioggia torrenziale ha spazzato via tutto.
Durata giusto il tempo per farla rinviare.
Un capriccio.
Un temporale di fine stagione.
Non ci voleva.
Avevo bisogno di un clima di festa per smaltire i vuoti del mio cervello.
Sono uscito comunque , per prendere almeno il caffè.
Rinunciando anche alla mia bici , non fidandomi del cielo.
Armatomi , inutilmente , del mio ombrello , sono andato.
Arrivato al Caffè vengo attirato da una bella musica dance ma sopratutto da lui.
Un oggetto luminoso.
Un nuovo arrivo .
L’I-Charger.
Il caricatore per i clienti, un servizio social offertoci da chi già ci carica con caffè o cocktail ma, che ha capito occorresse anche altro tipo di caricatore per tutti noi, un vero lungimirante.
Caricatore predisposto con tutti i possibili spinotti.
Samsung, I-Phone, I-Pad.
Ho controllato se ci fosse anche uno spinotto che caricasse anche me.
Ne avevo un dannato bisogno.
Ma nulla .
Sulle istruzione c’era scritto chiaramente.
Un caricatore adatto per tutti i tipi eccetto per gli I-Pirla.
Non ho potuto fare altro che tornarmene a casa fintanto che l’energia residua ancora mi sosteneva e affidarmi ad uno squallido sonno che , mi darà l’energia giusto per arrivare in stazione per poi esaurirsi subito.
Non ce la posso fare.

No domani , non ce la posso fare.

martedì 7 giugno 2016

DELUSIONE

Ancora una volta è andata così.
O me le vado a cercare o ne sono io la creazione.
Non so.
Forse sono io stesso una delusione per loro.
Ma da lei non me l’aspettavo.
Mi sbagliavo.
Anche se i segnali ci sono stati e li avevo colti.
Ma mi sono voluto fidare.
Ho voluto per curiosità verificarne la fondatezza.
Ed è andata come è andata.
Resta solo una magra consolazione.
Meglio rimanere delusi che continuare a illudersi.
Guardare avanti.
Guardare indietro è solo una perdita di tempo che può causarti il torcicollo.

CONSUMARSI

Giorno dopo giorno mi sento consumare.
Come una candela che esaurisce la cera.
Non perché è stata accesa per illuminare.
Ma perché è stata lasciata spenta a consumarsi. 
Causa un accendino , avido di gas.

domenica 5 giugno 2016

ISLANDESE

L'islandese in febbraio è al buio , non c'è il sole , è  a riposo.
Io a giugno sono al buio, non c'è la mia stella, è in vacanza.

DONNE

Sono loro che vogliono tutto.
È inutile illudersi.
Sono loro che ti cercano .
Sono loro che ti chiamano .
Sono loro che ti messaggiano.
Sono loro che ti telefonano.
Tutto quando decidono loro.
E stamane ne ho avuto la riprova.
Mi ha chiamata la mia metà.
Mi ha detto decisa : "È finita, fuori dai coglioni".

sabato 4 giugno 2016

FRANCESISMI

Potrei dire che sono stufo.
Che sono stanco.
Che sono estenuato.
Che si è passato il limite.
Che adesso basta.
Che anche i più pazienti poi si spazientiscono.
Invece no.
Non dirò nulla di tutto questo.
Dirò una sola cosa.
Semplice.
Un francesismo.
Andate a Fanculo !!!

RASSEGNA STAMPA

Non sono un lettore quotidiano ma prettamente del sabato mattina.
Il sabato mattina non toglietemi il caffè e la lettura del giornale.
Anche se ho impegni mattinieri come oggi , piuttosto esco prima ma, il caffè e il giornale devono esserci.
E oggi così è stato.
In trasferta nella  mia residenza alternativa , ma è stato fatto.
Sono sceso dal treno , mi dono diretto dalla mia giornalaia milanese e di seguito il caffè.
Oh finalmente mi posso godere il mio giornale e il mio caffè.
Lo sfoglio.
"Scopre figlio gay e picchia a spranghe il fidanzato "
"Non ho violentato i miei nipoti, mi uccido'
"Ex azionista di banca tenta il suicidio dopo il crack "
"Non ricordo nulla se lo ho dato fuoco , avevo fumato hashish "
"Soda caustica nella bibita della donna di cui è innamorato, perché il figlio che sta per nascere è con handicap "
"Su Carlotta solo segni di strangolamento"
"Bimbo giapponese salvo dopo che il padre lo aveva abbandonato nel bosco per punizione ".
Altro che caffè.
Qui ci vuole un whisky doppio e di quelli buoni.

venerdì 3 giugno 2016

LA SOSTA

Sono in macchina.
Sto per andare via.
Ma vedo lei .
Affacciata alla finestra .
Il suo sguardo mi rapisce .
I miei occhi sono catturati dai suoi.
Un colpo di fulmine .
Innamoramento istantaneo.
Casualità della vita.
Oggi ho parcheggiato li anziché al solito posto.
Il destino ha voluto così .
Non riusciamo a staccarci.
Io guardo lei e lei guarda me.
Entrambi come se fossimo in un altra dimensione, dove tutt'intorno scompare .
Non so se scendere e avvicinarmi a lei o godermi i suoi occhi da lì.
Poi di improvviso una voce .
Forse qualcuna la chiama.
L'incantesimo finisce.
Si gira, muove la coda .
Poi si rigira e fa "miao", come ultimo saluto.
Salta dal davanzale e rientra in casa.
Non mi resta che accendere la macchina e andare per rientrare in casa anch'io.

IL PONTE

Siamo in tanti a casa da lavoro.
Bighelloniamo per il paese .
Facce assonnate di un troppo sonno a cui non siamo abituati.
Persone piene di un tempo libero di cui non sa che cazzo fare.
La prossima volta anziché fare il ponte , varrà la pena buttarcisi giù.
Affondando nelle acque fredde di un fiume che ci risveglierà riportandoci in vita o ci abbraccerà togliendocela perché non sappiamo più cosa farne.

giovedì 2 giugno 2016

LA FUGA

Serve per scappare da un pericolo.
Evitare di avere la peggio.
Cercare di trovare riparo e energia per il dopo.
O semplicemente l'accettazione , con umiltà,di chi ha dimostrato di essere più forte di te.
In questo senso è un atteggiamento nobile e di buon senso.
Ma la si utilizza grammaticalmente per giustificare comportamenti immaturi.
Come in amore , dove vince chi fugge.
Sicuramente chi lo ha detto voleva attribuirgli un significato positivo.
Fuggire dagli impedimenti, dai pregiudizi, dalla paura di conoscere l'altro.
Quindi più che una fuga è una conquista dell'amore a dispetto di altri.
Ma oggi in molti hanno inteso questo come uno scappare dalle proprie responsabilità.
Fare ciò che si vuole e quello che il momento ci offre, abbandonando in un istante ciò che abbiamo .
Lasciando l'altro solo su un binario in attesa di un treno che non ci sarà mai più.
Questa non è l'arte della fuga.
È l'immaturità dei vigliacchi.

mercoledì 1 giugno 2016

FANTASMI

Invisibili agli altri.
Visibili solo a te stesso.
Come cataratte ti coprono gli occhi.
Non per oscurarti ma, per darti una visione distorta.
Anticamera della pazzia.
Soggiorno della depressione.
Camera da letto dell’inquietudine.
Figli di una vita allo sbando.
A cui cerchi di dare una rotta.
Ma continui a ritrovarti in alto mare.
Come perdersi in un labirinto.
Il labirinto della mente.

La genitrice dei fantasmi.