mercoledì 30 novembre 2016

CAMERA CAFFE

La tecnologia oramai fa parte della nostra vita.
Alla stregua dell’acqua potabile e della luce elettrica.
Non occorre essere degli specialisti.
Per renderla fruibile la si è resa accessibile a chiunque.
Che può sembrare una banalità ma, è la vera rivoluzione tecnologica, la fruibilità.
E’ la più grande invenzione.
Permette di usare tutti le stesse cose.
Permette di avvicinare mondi che diversamente sarebbero stati per sempre distanti.
Permette un confronto democratico.
La tecnologia è diventata lo strumento per portare in circolo i propri pensieri che, diversamente rimanevano confinati e intrappolati dentro ognuno di noi , il più delle volte.
Ma occorre anche dire che questo uso e abuso della tecnologia ha facilitato le comunicazioni e i rapporti ma li ha anche peggiorati.
E oggi ne ho avuto la dimostrazione.
Mi arriva un whatsapp da una bellissima donna di cui sono invaghito , in cui mi invita a prendere il caffè insieme stasera.
La cosa mi fa un enorme piacere.
Grazie a whatsapp ci siamo potuti conoscere e sapere qualcosa più di noi, tanto che ora riusciamo anche a prendere il caffè insieme.
Sono emozionato.
Ho paura di deluderla, sapendo che la comunicazione verbale , a differenza di quella social, è ostaggio delle emozioni.
Penso a come vestirmi.
Se così come vesto di solito oppure prevedere un tocco in più per l’occasione.
Sapendo che anche l’occhio vuole la sua parte.
Ma mi sono dimenticato di chiederle dove e a che ora.
Le mando un messaggio per chiederle dove preferisce.
Mi risponde che non ha voglia di uscire di casa.
Va bene vengo io a casa tua non c’è problema, rispondo.
Ma no facciamo diversamente, dice lei.
E come , le rispondo , se non vuoi uscire di casa.
Usiamo Skype mi dice lei.
Skype ? cosa c’entra con il caffè .
Be come sei antico mi risponde, tu lo fai a casa tua ed io a casa mia e lo beviamo di fronte alla videocamera e parliamo.
Un camera caffè , le rispondo incredulo e stupito.
E si , tanto mica dobbiamo scopare, dobbiamo solo parlare e possiamo farlo anche da casa.
Giusto le dico, anche se un pensierino lo avevo riposto comunque.
Be vediamo il lato positivo , come in ogni cosa, che la doccia la faccia prima o dopo il caffè , poco importa , è indifferente e, se mi scappa una scorreggia posso non trattenerla.
E no quella no, si sente il rumore e a chi do la colpa poi ? Io vivo da solo. Meglio di no.

domenica 27 novembre 2016

IL NEBBIUN

Stasera avevo bisogno di aria.
Avevo troppa compressione dentro di me.
Dovevo lasciarla sfogare, dargli spazio per evaporare.
Arrivato a casa , ho fatto una cosa per me insolita.
Ho sbattuto tutto per terra, ho preso le chiavi della macchina, mi sono chiuso la porta alle spalle e me ne sono uscito.
Affrontando la nebbia anzi il nebbiun.
L'esigenza di prendere aria e lasciare andare i pensieri che mi tormentavano hanno avuto la meglio.
Me ne sono andato a prendere il caffè di fronte al fiume.
Il caffè con la nebbia.
Quel caffè col sapore di nebbia mi ha purificato come una passeggiata in montagna.
Mi ha resettato tutto , portandomi la tranquillità in me.
La tranquillità che solo la nebbia riesce a darti.
La nebbia serale.
Quella che scende come a proteggerti dai problemi del mondo.
Tutto è ovattato.
Tutto scorre lento, come il fiume.
Tutto occorre vedere con attenzione.
La nebbia ti obbliga ad andare nel profondo delle cose,ad aprire gli occhi il più possibile, a non darle per scontate.
È un viaggio.
Anche se per molti è una limitazione.
Ma se la sai accogliere, la nebbia ti dà beneficio.
Ti fa essere più tranquillo.
Ti dà voglia di casa , di famiglia, di tranquillità.
Sono stato lì di fronte al ponte a godermela.
A respirarla a pieni polmoni.
Finché il mio cervello non si è purificato.
Dopo tutto era diverso.
Anche il ritornare a casa , rigovernare, cucinare, era più leggero.
La nebbia ha attutito ogni angoscia.
Miracoli che solo il mare riesce a fare.
Ma qui non ce n'è.
Quindi occorre valorizzare il possibile, l'esistente, senza considerarlo un nemico.
Colui che a differenza di altri ha piacere di starti accanto anziché evitarti e tenerti lontano.
Il nebbiun è per uomini tristi e solitari , proprio come lo è lui.
Tra simili si ci fa compagnia.
Siamo nati così, ci hanno fatto così, non possiamo farci nulla, è la nostra natura.
Beffarda, ma è quella che ci hanno concesso e di cui non è possibile reclamo.
Ma andare avanti, anche se per molti siamo opprimenti e limitanti.
Ma basta rallentare , non fermarsi alla prima impressione ma, approfondire e fare conoscenza.
E scoprire , con stupore che, siamo tutt'altro.

sabato 26 novembre 2016

IL FLASH

Non so come avviene ma è avvenuto.
Stanotte svegliandomi ho forse capito il perché.
Il cervello mi ha mandato un impulso , una informazione.
Un qualcosa che neanche avevo chiesto ma forse era parcheggiata dentro di me in attesa di una risposta.
E la risposta è arrivata, è stata ricevuta.
In un flash mi è stato spiegato il perché o forse l'interpretazione che mi è stata data a quel perché.
Perché una donna si rifiuta di amare , pur amandoti quando è sola con te.
L'ho trovato sempre incomprensibile e assurdo.
Ma stanotte le nubi si sono dissolte.
Il messaggio ricevuto dal mio cuore è stato chiaro.
Quando una persona è stata ferita duramente , non può più crederci.
Per cui lo vive quando capita .
Senza programmarlo, senza crearsi delle false illusioni.
Cose che in passato l'hanno ferita fino a farla stare male.
Allora protegge in un modo esagerato il suo cuore , aprendolo solo al possibile, al fedele.
Ossia la sua arte , la sua passione , il suo mondo , e quando c'è all'uomo a cui si concede.
Ma per quell'uomo altro non è concesso.
Lui è erede di quei dolori passati , anche se non ha colpa.
È come una pistola, senza proiettile, ma sembra una pistola è.
Un qualcosa che solo a vederla ti fa pensare a qualcosa di doloroso che ti può arrecare.
Ora ho capito perché.
Il mio cuore mi è venuto in soccorso.
Tutto questo mentre mi sono svegliato per andare a pisciare.

giovedì 24 novembre 2016

RAMMENDO

Mia madre era la regina dei rammendi.
Una qualità della sua famiglia, artigiani della sartoria e pellicceria.
Non c’era capo di abbigliamento che, ad occhi di altri sembrava spacciato, che non ritornasse in vita.
Pantaloni , giacche , cappotti , ritornavano ad una nuova vita  , splendidi più di prima.
Il rammendo su loro operato non era una cicatrice di cui vergognarsi o andare orgogliosi.
Il rammendo era un’opera d’arte.
In questo modo si riusciva a riutilizzare tutto.
Non si buttava via nulla.
Perché all’origine c’era la qualità dei materiali.
Materiali che prima di essere inservibili, occorrevano generazioni.
Io non sono capace ne quantomeno bravo come mia madre.
Ma sono costretto a fare opera di rammendo nella mia vita.
Rammendo sul mio corpo per riparare i danni della vita.
Quelli causati ma per di più quelli ricevuti.
Alcuni sono rammendi dalla nascita.
Ma i più difficili sono quelle per il cuore.
Il mio cuore che puntualmente consegno in mano di chi poi lo frantuma.
E’ un lavoro delicatissimo.
Dal cuore parte tutto.
Ogni nutrimento verso di noi ed ogni nostra capacità di dare e rapportarci con gli altri.
Per colpa mia mi è stato strappato ancora una volta.
Sono stato come al solito imprudente , causa il bisogno.
Ma mi sto accorgendo che , a differenza dei miei pantaloni che mia madre rammendava, più passa il tempo e più il tessuto diventa meno resistente.
Pur rammendando , il dolore non riesci a contenerlo.
Continua ad uscire urlante.
E’ uno di quei casi in cui sento la mancanza di mia mamma.
Madre con cui era impossibile avere una intimità , era di altra epoca o quelle epoche non erano fatte per questo.
Ma di sicuro il mio cuore in mano a mia madre, pur in queste condizioni, dopo il suo rammendo, ritornerebbe in vita più pulsante che mai.

ASSENZA E PERDITA

Sono concetti simili ma differenti.
Ho avuto modo di ragionarci su ieri sera vedendo una fiction.
Il protagonista parlava della differenza sostanziale tra i due termini.
Per far meglio comprendere la differenza prende ad esempio due cantanti.
Stevie Wonder e Ray Charles.
Entrambi non vedenti.
Il primo dalla nascita , per cui rientra tra i casi di assenza.
Il secondo durante la vita, per cui rientra tra i casi di perdita.
Entrambi sono dolorosi.
Ma la perdita lo è di più, perché sei cosciente di cosa avevi e che non avrai più.
Per l’assenza c’è la rassegnazione, per la perdita la disperazione che forse si tramuterà in rassegnazione dopo aver elaborato la perdita.
Ovviamente mi sono sentito parte in causa .
Io che sono sempre cool , non mi limito ad essere incluso in uno dei concetti o nessuno di essi.
No io ci sto dentro in entrambi.
Assenza , per qualcosa come Stevie Wonder e per cui non posso farci nulla se non portarla con me , ma no come vuoto ma come peso purtroppo.
Perdita, per problemi di cuore, non cardiologici ma di donne.
La perdita che ti fa urlare disperato.
Ma questo vale per qualcosa che ti è stato sottratto, come può essere per una morte , un incidente o una interruzione del rapporto per altre priorità di cui occorre tenere conto.
Ma quando la perdita è legata ad una fuga da te , la si può chiamare perdita ?
Chi è scappato vigliaccamente da te è qualcosa di perso ?
Esistono urla , disperazioni , strazi per la fuga da te ?
Rimane solo lo smarrimento che ti fa urlare in silenzio ma dentro di te e non fuori , perché non riesci diversamente ?
Non so darmi risposta.
Posso solo vivere questa atrocità, shockato che ogni volta sia sempre così e sempre peggio.
Non ci può essere abitudine e capacità di gestione alla vigliaccheria.
Ti lascia sempre senza parole.
Muto come chi urla e si accorge di non avere più la voce, perché gli è stata soffocata.

martedì 22 novembre 2016

DONNA

Una donna è destinata a cambiare la tua vita. 
Nel bene o nel male , dopo non sarà più la stessa.
Fa emergere cose in te che non conoscevi o che in te erano sepolte.
Ti costringe a rimodulare il tuo essere.
Non obbligandoti, ma come naturale conseguenza del viverla.
E’ accaduto anche con lei.
Questa piccola donna dell’est.
Dallo sguardo dolce e pieno di tenerezza.
Con i suoi bei occhi chiari e limpidi come l’acqua dei mari del nord.
Una donna semplice ma risoluta.
In tutto.
Nel modo di porsi , nell’abbigliamento , nell’agire.
Una donna determinata.
Una donna con un vissuto che neanche puoi immaginare.
Un vissuto che le permette di affrontare il quotidiano con leggerezza e gratitudine, paragonandolo a quel passato ormai lontano ma radicato dentro di lei.
Insieme a lei , ogni gesto , ogni cosa diventa piacevole, perché è lei che la nutre.
Sono rimasto incantato dal primo incontro.
Incontro che è stato la chiusura verso un vecchio mondo e l’apertura verso un nuovo mondo.
Il suo parlare , la sua musicalità verbale è un cullare per la mia anima, per i miei pensieri angoscianti , per i miei sogni e la mia vita piena di disagio.
Le sue parole dissolvono tutto, attenuano, portando la loro celestialità sognante.
So che non durerà molto.
Ma le cose belle non possono durare in eternità, sarebbero scontate e lei tutto è tranne che questo.
Perché lei è Marketa Irglova.

lunedì 21 novembre 2016

LOVELESS

Si aggirano come mendicanti in cerca di affetto.
Tra di loro c’è chi l’amore lo ha perso, chi lo ha gettato via , chi lo vuole vivere così.
Sono persone da cui tenersi alla larga.
Sono capaci di guardarti dentro e parlarti di te , solo vedendoti.
Sono esperti di amore.
Di amore di ogni tipo.
Di quello che ti è possibile avere.
Di quello reale.
Avendo capito che il vero amore non esiste, è una truffa, una chimera , o una fortuna per pochi.
Loro sanno che l’amore si esaurisce , come si è esaurito il loro.
Loro sanno dell’importanza dell’amore ma , rifuggono da ogni meschinità che quell’amore sporcherà.
Pur se tuttavia , essendo bisognosi di amore, vengono sporcati sistematicamente da queste meschinità.
Meschinità che li nutrono per poi farli vomitare.
Ma loro sono caparbi.
Si puliscono la bocca e vanno avanti.
Credono in quello che non hanno.
Proprio perché è più facile a credere in quello che non hai che, in quello che hai e in cui fatichi a credere, dopotutto.
Per molti sono dei disperati o degli sfigati.
Allora sono costretti a rifugiarsi.
A far vivere il loro amore, non corrisposto, in una diversa modalità.
Per permettere a quell’amore di rigenerarsi ed essere pronto ad essere offerto alla bisogna, qualora capitasse.
Come tenere in vita il lievito madre per poter panificare all’infinito.
Lo fanno scrivendo canzoni, dipingendo quadri , fotografando , scrivendo racconti o poesie.
Io faccio quest’ultime.

ONCE

Non saprei come definirlo.
Un film che parla di amore.
Un film che parla di musica.
Un film che parla dei dolori di chi vive, comunque e nonostante tutto, parlando di essi per mitigarli.
Un film che parla di passione che, accomuna e unisce.
Un film che parla della realtà di cui non si può non tenere conto.
Un film che parla della speranza che deve fare i conti con la vita.
Un film che parla di occasioni da vivere, per poterti sentire ancora vivo.
Un film che parla di sentimenti, di integrazione , del mettere insieme singole parti senza significato ma, come un puzzle, incastrate tra loro , danno l’immagine del tutto.
Un film dove le canzoni non sono sottofondo ma protagoniste narranti.
Un film dove la disperazione trova luce per poi dopo spegnersi di fronte alla rassegnazione.
Un film senza il lieto fine.
Perché il lieto è stato viverlo.
La fine è solo il normale decorso della vita.
Una vita fatta di sacrifici e dolore.
Una vita da cui non puoi distaccarti e far finta che il resto non esista.
Ormai la vita è quella che hai scelto in passato , altro non ti è concesso.
ONCE , una volta, e mai più, all’angolo ti attende la vita, che è venuta a riprenderti per riportarti via.
Come una madre alla fine di una festa.
Le feste che non durano per sempre, per questo occorre viverle fino in fondo.
Perché non potrebbero essercene più altre e , sarai costretto solo a vivere.

domenica 20 novembre 2016

LA RUOTA PANORAMICA

Oggi ha inizio una nuova settimana.
Un film già visto.
Che non mi piace .
Che sono a costretto a vedere, nonché a vivere.
Oramai lo conosco a memoria.
Può cambiare qualche scena.
Può cambiare qualche attore.
Ma la trama è sempre la stessa.
Come lo sfondo delle televisioni quando finivano i programmi televisivi che, ora non finiscono mai.
Come un criceto che gira sulla sua giostra credendo di andare chissà dove ma, rimane sempre lì, nella sua gabbia , con le sue illusioni.
Non gli resta che nascondersi sotto le coltri e riprovare , inutilmente, ma caparbiamente lui ci prova comunque.
È come stare su di una ruota panoramica.
Giri intorno e vedi scadenzato, lo stesso panorama, la stessa vita che ti scorre davanti.
Dovrei avere il coraggio di cambiare almeno giostra.
Andare su i calci in culo.
Quella si che sarebbe divertente.
Ne prenderei comunque tanti.
Ma avrei l'opportunità di darne altrettanti.

HOMELESS

Sono andato a dormire dopo aver visto un bel film che narrava la storia di un ragazzo vittima del divorzio dei suoi genitori e , divenuto per questo un drogato ed un homeless , a cui la vita gli viene restituita grazie ad un gatto che caparbiamente decide di stare con lui e stargli sempre accanto.
Stamane la storia continuava.
Sono andato al bar , dopo aver dato inizio ai preliminari per il pranzo , per bere il caffè e, mi trovo a due passi da me l'homeless del mio paese.
Ammetto , anche se non è bello e gratificante dirlo, che ho percepito un enorme fastidio.
Come se quell'uomo mi scrutasse dentro , come per prendersi quel poco che ho.
Ma io sono inflessibile, quello è il mio posto della domenica e non posso cambiare le mie abitudini per la sua presenza.
Noto però che quell'uomo è da altri tollerato e accudito.
Gli si offre denaro e caffè da bere.
Vuol dire , che c'è ancora del buono in questa vita , oppure troppi sensi di colpa con cui fare i conti e questo modo li allieva un po'.
Dopo aver bevuto il caffè l'homeless se ne va.
Ha in mano una busta di carta dove prima era tenuto quel che mangiava.
Lo guardo mentre abbassa il braccio con il sacchetto, si guarda intorno, trova il cestino e lo porge all'interno.
Resto ammirato.
Quest'uomo avrà perduto una casa o per sua scelta non ne vuole avere una, chissà.
Ma quest'uomo non ha perduto una cosa essenziale per stare al mondo, l'educazione e il senso civico.
A differenza di tante persone con case stupende, bei vestiti, belle macchine, con pance sempre piene ma vuote di quell'educazione e di senso civico che, con i loro soldi non potranno mai comprare.
Queste cose te le insegna chi ti ha messo al mondo.
Ma forse quell'homeless gli potrebbe tenere un seminario.
Ha tanto da insegnare , a loro e anche a me.

sabato 19 novembre 2016

NETFLIX COLPISCE ANCORA

La mia curiosità mi porta ad affrontare i miei pregiudizi.
Per verificarne la loro fondatezza o vacuità.
È il caso di un film che ho odiato da quando ho visto i trailer.
Film che causa la sua programmazione ha tolto spazio ad un altro che bramavo di vedere.
Ma se qualcosa continua ad aggirarsi nella tua vita , essendo presente sempre e comunque in qualche modo, devi affrontarla e capirne il perché.
Perché agli altri questo film piace e a me per preconcetto, no.
Allora ho studiato.
Ho capito chi era il regista e che film avesse fatto , tra cui uno che ho amato tanto.
Ho capito di essere in errore e per avere conferma ho chiesto il supporto di netflix.
Vedendo un film che per destino avevo già messo in lista.
Dovevo vederlo immediatamente e così ho fatto .
Il film è ONCE.
Senza volerlo mi sono trovato scaraventato in una mia vita dal passato ancora pieno di sapori e di profumi.
La storia di un cantautore che per esternare il suo dolore, mette in prosa , cantando quello che il suo cuore sta soffrendo.
Analogamente a quanto fatto da me , creando uno short-book, con raccolte di storie belle , struggenti e drammatiche.
Un film stupendo, dove il filo narrativo sono le canzoni.
Fantastico.
Non so se mi ha fatto bene vederlo questo film .
Ma forse devo ancora fare i conti con questo passato e digerirlo per evitare che mi possa distruggere, fingendo che non esista più.
Devo ringraziare la mia curiosità.
Ringraziare questo destino cosmico che ti accompagna , caparbio, a percorrere strade che non vuoi percorrere, ma devi se vuoi vedere di nuovo la luce e la speranza.
Se vuoi fare i conti con te stesso e quello che ti è accaduto.
Netflix colpisce ancora.
I soldi meglio spesi in vita mia.

venerdì 18 novembre 2016

IL BAR DEGLI SBANDATI

Ieri sera dopo il corso di Thai , prima di prendere il treno per riportarmi a casa, mi sono concesso un caffè.
In quella zona , a quell’ora ce ne è solo uno aperto.
L’unico che porta ristoro a chi è costretto ad andare in giro a quell’ora tarda.
In quel luogo ci sono persone di ogni tipo.
C’è gente come me che, ha perso il suo equilibrio nella vita e non riesce più a trovarlo , neanche se avesse a disposizione una torcia per palombari.
C’è gente che ha fatto tardi per lavoro e non ha altro modo per mangiare qualcosa, pur se indecente, prima di andare a dormire.
Ci sono mendicanti.
Ci sono drogati.
Ci sono prostitute e quant’altro.
Ma varcato l’ingresso, ogni definizione si annulla.
Siamo tutti avventori .
Tutti uguali.
Chi più chi meno , in cerca di una carezza alimentare.
In cerca di un calore umano, pur se finto e temporaneo, contrapposto al freddo meteorologico e umano che c’è fuori dall’ingresso.
Siamo ognuno di noi degli sbandati.
Gente che ha perso la retta via o che ha capito che una retta via non esiste, che è una pia illusione.
Nessuno disturba l’altro.
Ognuno li dentro crede , o sente , di trovare la normalità perduta.
Almeno per il tempo di bere o mangiare qualcosa.
Io di mio ho trovato anche un ottimo caffè , fatto come piace a me e ad un costo inferiore del normale.
Di che cazzo mi devo lamentare.

giovedì 17 novembre 2016

NEW ENTRY

Non l’ho mai notata.
Una new entry del treno della mattina.
E’ da un po’ di giorni che mi accorgo di lei.
Stranamente la mattina si posiziona ad attendere l’arrivo del treno, in mia prossimità.
E’ impossibile non notarla , almeno per me , per come sono fatto.
Ha una luminosità energetica per cui non puoi restare indifferente.
Veste con personalità, come a rappresentare una persona sicura del suo essere.
Piedi ben saldati a terra, come di una centralità ben radicata.
Eppure c’è qualcosa che stona in tutta questa luminosità.
Come di una regolazione sbagliata.
Stamane si è seduta in treno ad una distanza giusta per osservarla.
Più la guardavo e più non capivo.
Non sembra neanche una classica pendolare, ma una viaggiatrice occasionale o chi non può viaggiare altrimenti.
Poi, ho percepito da dove mi arrivava quella distonia.
Gli occhi.
Occhi che alla mia osservazione sembrano stanchi o spenti.
Occhi di una persona come si trovasse a fare un qualcosa discosto dalla sua natura.
Come se avesse scelto di farsi intrappolare.
Come un essere libero e  selvatico che decide di farsi domare.
Anche quel suo viaggiare in treno sembra fuori luogo.
Sembra più una persona da macchina veloce, da autostrade da attraversare senza perdita di tempo.
Gliel’ho anche detto prima di scendere dal treno.
Ma forse ho solo perso una occasione.
Quella di farmi i fatti miei e non disturbare chi non si conosce, per poi passare per matto.

mercoledì 16 novembre 2016

EFFETTO TRUMP

C'è aria di violenza in giro.
Quella di natura repressa.
Alimentata dalla sopportazione.
Come un tappo che è stato tolto, per poi fluire liberamente.
Senza doversi giustificare.
Solo metterla in atto.
Oggi mi è capitato per ben tre volte.
Due volte suo luogo di lavoro.
La terza volta stasera al bar.
Ma è solo il proseguimento di qualcosa che si sta riprendendo i suoi spazi, già da un paio di giorni.
Già ho avuto modo di saggiare questa violenza nei giorni scorsi.
Ma non la capivo.
Non la decifravo.
Ora ho capito tutto.
In passato gli accadimenti oltreoceano, occorreva tempo che arrivassero da noi.
Ora sono arrivati in tempo reale.
È l'effetto Trump.
E il meglio deve ancora a venire.

THAT PLACE WAS A SHELTER

Si , quel luogo era un rifugio.
Un luogo dove trovare la calma di cui avevi bisogno.
Un luogo dove trovavi la pace con te stesso.
Un luogo di essenzialità.
Un luogo di calore umano.
Ma qualcosa è mutato.
Sicuramente in me , fuori da me e in quel luogo.
Quel luogo non è più calma.
Quel luogo non è più pace.
Quel luogo è come la vita di fuori da esso.
E’ tutto una questione di spazi.
Quando si riducono, si diventa feroci.
Si diventa umani.
Si diventa l’altro lato della medaglia.
Ma anche questo è un insegnamento.
Anche ciò che ti fa star male.
Perché se capisci e impari la lezione, quel male riesci a gestirlo.
E se riesci a farlo.
Any place will be a shelter.

LEZIONI DI MANO

Ci sono esperienze nella vita che se non vengono vissute, anche a quasi 50 anni puoi restare smarrito non sapendo come agire.
L’assenza di quella lezione , ti fa diventare passivo.
Perché il tuo cervello non riesce a cercare nulla in memoria che, possa esserti utile nella situazione che stai vivendo.
Sono quelle esperienze che fai da piccolo.
Giocando per strada, affrontando la vita , sporcandosi le mani e i vestiti.
Ma la mia infanzia è stata una infanzia all’insegna della protezione.
Esagerata.
Tanto dal confondermi e considerarla reale.
Una specie di Truman Show.
Ma quando ho iniziato ad affrontare la vita da solo.
Senza protezioni e senza bambagia, ho scoperto un’altra realtà.
Una vita a cui non ero preparato e ho dovuto adeguarmi.
Ho fatto il percorso inverso degli animali dello ZOO.
Loro dal loro habitat naturale sono stati strappati per rinchiuderli in un ambiente non vita come uno ZOO.
Io che ho sempre vissuto la mia infanzia come un panda in uno ZOO, mi sono trovato , per mia scelta , a trovarmi a vivere nella foresta.
Non è stato semplice e tutt’ora non lo è.
Ci sono comportamenti primitivi che , se non conosciuti , rischiano di farti soccombere.
Come alcune sere fa al bar , quando mentre bevevo un caffè , un conoscente scherzando mi ha preso il collo da dietro senza rendersi conto di esagerare.
E io smarrito , non ho reagito.
Stupito che una persona si possa permettere di farti questo , anche se scherzando.
L’unica mia reazione , sarebbe stata una reazione violenta , di quelle che poi puoi pentirti in futuro.
Per cui ho lasciato stare , meditando cosa fare una prossima volta.
Già , cosa fare ?
Ormai la tua dignità è stata violata.
Ma il tempo ti viene sempre in soccorso, quando ne hai bisogno.
Oggi scherzando con un collega , volendomi riferire ad un gesto che non ricordo di aver fatto ad altra persona, gli ho accennato a fare un ganascino.
Lui immediatamente ha risposto e mi ha preso per il collo.
Sono rimasto stupito.
La lezione mai ricevuta in vita mia , è arrivata.
E’ arrivata sotto varie interpretazioni.
La prima è che non puoi considerare innocuo un gesto che per una persona è fastidioso se non violento.
La seconda , quella che mi serviva di più.
Reagire prontamente a chi si permette di usare il tuo corpo come gli va di fare.
C’è chi va , pagando , a lezioni di piano.
Io ho ricevuto gratuitamente , lezioni di mano. 

LA PARTORIENTE

Forte della capacità percettiva avuta lo scorso weekend, ho creduto di esercitarla anche ieri, andando a colpo sicuro.
Stessa situazione.
Come l’altra donna , portava con se i segni di una nuova maternità.
Essendo suo stretto conoscente , non mi sono fatto problemi ad avanzare la mia ipotesi.
E’ rimasta smarrita , se non offesa.
Avevo sbagliato , nessuna nuova maternità.
Volevo attendere l’occasione per scusarmi, anche se l’intenzione non era rivolta a far notare un aumento di volume corporeo ma alla gioia dell’evento di cui ho sbagliato la percezione.
Oggi l’ho rivista.
Subito ho voluto chiarire.
Invece di essere risentita con me , si è anche confidata con me riguardo a ciò che l’attende nella vita futura.
La sua nuova vita che nasce.
In realtà non mi ero sbagliato, i suoi occhi non mentivano.
Si trattava di altra gestazione.
Era lei che nasceva.
Per venire al mondo nella vita dove merita di crescere.
La partoriente non era lei, era la sua vita futura.

martedì 15 novembre 2016

PRESSING

Ho troppa pressione addosso.
Quella che ti paralizza .
Quella che ti toglie ogni spazio.
Un pressing mentale.
Quello in cui mi sono messo o mi ci hanno portato.
Come un pugile alle corde che non riuscendo ad uscire, l’unica cosa che può fare è cercare di non prenderle.
Ma se ti mettono sempre alle corde, anche se non le prendi , le tue forze per difenderti iniziano a venire meno.
Nello stesso tempo però il tuo cervello inizia ad andare in tilt.
Non hai respiro.
Non riesci più a distinguere.
Sembra che tutto e tutti si siano coalizzati per crearti difficoltà.
Vivi in un incubo.
Forse è solo un limite di sopportabilità venuto meno.
Una guaina consumata che non trattiene più , non fa più difesa e tutto diventa attacco.
Qualsiasi cosa faccio non mi porta sollievo.
Anche nel fare quelle per cui ho passione.
Ormai sono in un labirinto mentale.
Dove non vedo emergere neanche l’illusione di una luce da lontano che , indica la via di  uscita.
E’ terribile.   

domenica 13 novembre 2016

SHOCK SHIATSU

Eppure dovrei saperlo e conoscerlo.
Ma quando agisce in maniera sconvolgente su di te , ne comprendi la magia.
Il 31 ottobre scorso sono andato a correre, come faccio abitualmente.
Ma causa una incazzatura provocatami da una persona dimostratasi vile, ho corso in modo più rabbioso e potente.
Dovevo sfogarmi.
Il giorno dopo la mia gamba destra mi presenta il conto.
Ma quel dolore non mi convince.
Non è traumatico.
Quel dolore attraversa un meridiano del keiraku Shiatsu.
Provo ad auto curarmi.
Mi faccio Shiatsu tramite lo stiramento dei meridiani, funziona.
Sono contento, sia per il dolore rimosso che per l'esperienza fatta.
Ma dopo una settimana si ripresenta.
Non nello stesso punto, ma sempre in un meridiano sulla gamba.
Provo , riprovo ma niente.
Stavo per andare a comprare i cerotti antinfiammatori per resa.
Ma non ne sono convinto, il percorso del dolore è evidente.
Mi confido con la mia Sensei.
A cui però devo spiegare e raccontare tutto, per informarla sull'origine di quel dolore.
Se mi darà del matto andrò in farmacia.
Non mi da del matto.
Oggi a scuola si è presa cura di me, ascoltando ciò che non andava e mi ha dato ragione.
Soltanto valutando dove fosse il motivo di quel dolore , ha generato in me un cambiamento.
Quando son tornato in sala a fare gli esercizi, ho iniziato a piangere.
Non mi trattenevo ne mi vergognavo, ero in famiglia.
Il suo tocco, il suo Shiatsu praticato mi ha permesso di piangere, di scaricare il dolore bloccato dentro di me.
Magicamente il dolore si è attenuato quasi completamente.
Se avessi dato sfogo al pianto in maniera totale, sarebbe sparito totalmente.
Ecco cosa mi mancava.
Il pianto, per purificare il dolore e non gioia per nasconderlo e lasciarlo dentro di me.
Uno shock Shiatsu.
Amazing.
E c'è ancora gente che per queste cose prende l'OKI o similari.

venerdì 11 novembre 2016

BRUNA

È il nome di due donne che conosco.
Due donne molto profonde , con animo e cuore generoso.
Due donne che ognuna a suo modo amano la vita per quello che gli porta.
Senza lamento, ma con il sorriso e la luce negli occhi , sempre offerto a chi a che fare con loro.
Una delle due è una mia carissima amica valtellinese che grazie allo Shiatsu, ho avuto il piacere di conoscere e viverla.
L'altra la conoscevo da un po', ma solo stasera ho saputo che si chiamasse Bruna.
Come i casi della vita, l'ho incontrato in una strada che non dovevo fare o meglio percorrere in un orario diverso.
Ma i ritardi che la vita ti porta mi ha portato a lei.
Senza che la cercassi.
La strada era di un buio autunnale, anche se illuminata.
Lei pur vestita con abiti neri l'ho riconosciuta immediatamente , pur avanzandomi.
Non solo per la sua andatura , ma per la fierezza e la luminosità del suo sguardo che pur essendo di spalle , illuminava comunque.
Non so quanti anni possa avere.
Può essere molto più vecchia di me e sicuramente lo sarà.
Ma nel vivere la vita è di sicura molto più giovane e saggia.
Perché la sa apprezzare per quello che è, pur se sembra essere stata con lei , molto crudele.
Ovviamente per i miei occhi.
Ma come chi non può rimediare a cose di cui non ha colpa o responsabilità, non se ne da peso.
Facendo emergere tutto il bello che ha.
La voglia di vivere nonostante tutto.
Vederla non solo è un piacere per gli occhi ma anche per l'animo, da cui trarre insegnamento e modo di affrontare la vita.
Fa parte di quelle persone che a solo mirarle ti danno tanto.
Chissà se è una peculiarità di chi porta il nome Bruna.
Ma di sicuro le due che conosco hanno oltre al nome, tutto il resto in comune.
Io ho la fortuna di conoscerle entrambe.

BLOCCO CREATIVO

Ho delle idee che non riesco a tradurre in parole.
Come se un meccanismo si fosse bloccato.
Come se si fosse ghiacciato il cervello.
Un blocco creativo.
Forse dovuto ad un interesse non ricambiato per quello che scrivo.
Oppure per un senso di apatia che sta albergando dentro di me, prendendo quotidianamente più spazio, dando silenzio a tutto.
Forse sono stanco.
Forse è meglio imparare a stare in silenzio.
Forse ho la necessità di esprimere la mia creatività in altra forma.
Che neanche so quale possa essere. 
Non so suonare.
Non so dipingere.
Non so modellare.
Tutto mi sembra inutile e superfluo, compreso il vivere quotidiano.
E in queste condizioni fai fatica a fare tutto.
Anche ciò che ti piace e ti esprime.
Fai fatica ad andare avanti.
Tutto è un peso.
E in queste condizioni , non può esserti di aiuto ne frequentare una palestra per rinforzarti, ne seguire una dieta per dimagrire.
Devi solo aspettare che questo peso, come è arrivato, ripartirà.
Solo una cosa ti è concesso di fare e devi fare.
Imparare a gestirlo.
Per non farti trovare impreparato la prossima volta.

giovedì 10 novembre 2016

CADUTA LIBERA

Ci sono circostanze nella tua vita che ti fanno intendere che tutto sta precipitando.
Piccoli eventi, singolarmente , senza importanza.
Piccoli eventi che accumulati , stanno creando una valanga emotiva inarrestabile.
Una valanga che giorno dopo giorno aumenta di dimensioni e di intensità.
Una valanga che giorno dopo giorno eccede in velocità e abbassamento di pressione.
Più cerchi di rimediare , più cerchi di reagire e peggio è.
Sei in piena caduta libera.
Come un uomo in volo , con indosso un paracadute, strappato dalla vita.
Non resta che attendere , silenziosamente e inermi , il tuo schianto.
Solo allora saprai se sarai in grado di rialzarti.
Solo allora saprai se non c’è più nulla da fare.

domenica 6 novembre 2016

MATRIMONIO

Li vedevo ogni domenica mattina al bar.
A fare l'aperitivo.
Vestiti entrambi in modo impeccabile.
Una coppia che a ben guardarla non sembrava aver nulla in comune, ma se continuavano a fare così, qualcosa di genuino c'era.
Poi sento che dovranno sposarsi.
Iniziano i preparativi.
Per lei sono sopratutto estetici.
Chissà perché, la trovavo semplice nella sua semplicità.
Sorridente , pacioccona il giusto.
Ma giorno dopo giorno, vedendola in stazione , quel sorriso allegro perdeva di intensità.
È da un po' che non li vedo più , ne al bar insieme ne lei al treno in stazione.
Stamattina vedo lui al bar.
Vestito in modo completamente diverso da quando stava con lei.
Come un separato in cerca di chissà che cosa.
Era con un amico anziché con lei.
Trasandato e senza vita futura negli occhi.
Il dopo , dopo un matrimonio.
Aveva senso sposarsi ?
Non era meglio l'ipocrisia di prima che la realtà di adesso ?

venerdì 4 novembre 2016

ABZURDAH

È un film sulla biografia della scrittrice Argentina Cielo Latini.
È un film propostomi da netflix.
Mi ha incuriosito vederlo per due motivi.
La prima come padre per capire quali problemi può avere una adolescente in cerca di affetto se rivolto ad una persona sbagliata e per di più , più grande di lei.
La seconda perché la storia narra di un incontro via chat tra una ragazza non ancora maggiorenne ed un adulto.
Una esperienza in cui mi sono trovato , credendo di colloquiare ,con una donna giovane ed adulta , per parlare della passione che ci accomuna, lo scrivere, lo scrivere del nostro vissuto, per poi scoprire che non ha ancora compiuto la maggiore età.
Ma in realtà nel film ho trovato altro.
Ho trovato il me stesso nella figura della giovane protagonista.
Una persona in cerca di amore, che da tutto il suo amore , senza risparmiarsi.
Un darsi che poi alla fine non viene ricambiato, in quanto dall'altra parte c'era solo lo scopo di usare questo bisogno di amore, di cui approfittarsi impunemente, per poi abbandonarlo senza scrupolo, quando l'uso è stato consumato e non occorre più.
La ragazza nel film, come me , non capisce , non si dà pace, non comprende.
Ne fa una malattia.
Si auto umilia nell'elemosinare quanto non può più ricevere.
Nel sentirsi un oggetto, a differenza sua che agisce per solo amore.
Sono strani i film, le storie.
Scegli di percorrere quella strada per intravedere un paesaggio , poi scopri che il paesaggio è quello del tuo io.
Chissà se sono un adulto con ancora esperienze adolescenziali da fare e che non ha mai fatto, oppure non è nient'altro che il mio essere che, non può che comportarsi in questo modo , andando incontro a questi comportamenti malvagi e violenti.
Non credo sia masochismo.
Semplicemente ognuno è quello che è.
Io sono uno che ama e che cerca amore.
E come diceva la protagonista di un altro film di netflix "Mi ha detto che ero una favola e io mi sono sentito una favola".
Ma forse come suggerisce il titolo del film italianizzandolo, è tutto non ABZURDAH ma assurdo.
L'assurdo nei comportamenti dei criminali in amore .

mercoledì 2 novembre 2016

LA SEPARAZIONE

12 anni. Sono tanti. Una vita. Una vita passata insieme. Una vita fatta di gioie , di dolori, di incomprensioni ,di chiarimenti. I bei momenti dell’inizio, le esperienze fatte insieme. Il vivere i suoi continui mutamenti. I suoi sforzi per essere al passo con il tempo. Cercando a volte di anticiparlo. Ma si arriva ad un punto in cui si crede che non serva cambiare più. Si da tutto per scontato. E allora iniziano i problemi, il non capirsi , l’assenza di dialogo. Tutte cose che giorno dopo giorno non hanno fatto che allontanarci. Per cui arriva il momento in cui dici basta. Decidere di separarsi. Non tanto per quel di nuovo che c’è ma per quel che di prima non c’è più. E’ dura dopo tanto tempo, ma meglio che incancrenire il tutto. Separarsi finche si è in tempo. Facendoli da adulti. Per di più con il consenso di mia figlia che crescendo ormai ha la sua vita e i suoi interessi. Per cui ho potuto farlo, sapendo di non arrecare dolore a nessuno ma di porre fine ad un qualcosa che non poteva più andare avanti così. Oggi è stato il giorno del nero su bianco. Formalizzare la separazione definitiva. Dopo 12 anni ho riconsegnato il decoder di SKY. E non certo perché ora c’è Netflix. I dissapori sono nati molto prima. Come in tutte le separazioni, non è mai il nuovo che cancella il vecchio ma, è il vecchio che non si è curato di vivere per il futuro.

LA SEPARAZIONE

12 anni. Sono tanti. Una vita. Una vita passata insieme. Una vita fatta di gioie , di dolori, di incomprensioni ,di chiarimenti. I bei momenti dell’inizio, le esperienze fatte insieme. Il vivere i suoi continui mutamenti. I suoi sforzi per essere al passo con il tempo. Cercando a volte di anticiparlo. Ma si arriva ad un punto in cui si crede che non serva cambiare più. Si da tutto per scontato. E allora iniziano i problemi, il non capirsi , l’assenza di dialogo. Tutte cose che giorno dopo giorno non hanno fatto che allontanarci. Per cui arriva il momento in cui dici basta. Decidere di separarsi. Non tanto per quel di nuovo che c’è ma per quel che di prima non c’è più. E’ dura dopo tanto tempo, ma meglio che incancrenire il tutto. Separarsi finche si è in tempo. Facendoli da adulti. Per di più con il consenso di mia figlia che crescendo ormai ha la sua vita e i suoi interessi. Per cui ho potuto farlo, sapendo di non arrecare dolore a nessuno ma di porre fine ad un qualcosa che non poteva più andare avanti così. Oggi è stato il giorno del nero su bianco. Formalizzare la separazione definitiva. Dopo 12 anni ho riconsegnato il decoder di SKY. E non certo perché ora c’è Netflix. I dissapori sono nati molto prima. Come in tutte le separazioni, non è mai il nuovo che cancella il vecchio ma, è il vecchio che non si è curato di vivere per il futuro.

LA FARFALLA CIECA

Perennemente passo da una illusione ad un'altra.
Da un fiore ad un altro fiore.
Facendomi guidare dal solo olfatto che nel mio caso si chiama istinto.
Sono risucchiato da quel vuoto che cerca nutrimento.
Credendo che questo basti a garantirmi la gratitudine.
Invece no.
Sono cieca o forse voglio solo non vedere quella che è unicamente la realtà a cui posso avere accesso.
Fiori senza acqua.
Che nutriti, come un girasole, volgono il loro sguardo a chi così li aveva ridotti anziché a chi così li ha riportati in vita.


martedì 1 novembre 2016

IL VOLONTARIO

Non c’è soddisfazione più bella che rendersi utili per una causa. Dedicare il tuo tempo a chi ne ha bisogno. Un bisogno che soddisfatto, si rivela un nutrimento anche per te , grazie alla tua disponibilità d’animo. Non c’è nulla di più gratificante che vedere gli occhi grati a cui hai prestato soccorso con la tua opera. Occhi che recano gratitudine e ringraziamento per quello che hai fatto. Basta poco , per portare sollievo ad altri e amore nel tuo cuore. E’ quello che ho fatto oggi . Ho fatto il volontario. Dedicandomi ad una giusta causa. Prestando il mio supporto a chi me lo ha richiesto. Senza lesinare tempo . Senza indugi. Dedizione assoluta. Ascolto totale. Quando sono andato in bagno a lavarmi i denti e mi sono guardato allo specchio, l’uomo che rifletteva, mi ha ringraziato per quello che oggi ho fatto per lui.