giovedì 31 dicembre 2015

EM-BAR-GO

Non so chi lo abbia inventato o se sia sempre esistito nella storia.
E’ una forma con cui si riduce all’isolamento colui che si ritiene abbia sbagliato con suoi comportamenti.
Fino adesso questa forma era adottata a livello politico , tra stati e nazioni.
Da un pò di tempo questa forma di comportamento punitivo ha preso piede anche tra i giovani, favorito dai nuovi strumenti di comunicazione, il cui embargo, con un passaparola ha effetto immediato.
Io personalmente l’ho avuto praticato da mia figlia.
Reo di aver offeso la sua insegnante di danza, solo per far valere i miei diritti di genitore.
Per mia figlia è stato molto più importante il rapporto con l’insegnate di danza che con suo padre.
O forse è stata solo una scusa o l’occasione da sfruttare.
Per cui ha scelto e,mi ha praticato l’embargo.
Non vuole più parlare con me ne vedermi.
Forse credendo, o gli hanno fatto credere che, così suo padre abbasserà la testa e imparerà a comportarsi in futuro.
Non avendo più voce in capitolo in niente.
Ma io difficilmente abbasso la testa, piuttosto me la faccio tagliare, ma abbassarla mai.
Così ho fatto come chi gioca al tiro della fune, anzichè tirare più forte e portare la ragione dalla mia parte, ho mollato la corda, e ho smesso di giocare.
Lo stesso errore lo ha commesso un esercente di un bar dove vivo.
Non so cosa abbia fatto, ne mi interessa .
Non so se avesse ragione o torto.
Ma la cosa più violenta che ho avuto modo di osservare è l’embargo che gli hanno fatto tutti i suoi clienti.
Ieri sera sono passato, ed era vuoto.
Una violenza giovanile molto preoccupante.
A vederli questi ragazzi hanno una sola forza, essere in branco.
Il branco contro il cattivo del bar.
Un embargo forte se non più forte di quello che vivo io, in quanto c’è di mezzo anche il lavoro e il guadagno. 
Spero che tutto si risolva , perchè questo non può che alimentare violenza.
Una violenza incontrollabile.
Quella che ti fa perdere i nervi e la testa.
Spero che tenga duro e vada avanti.
Spero che sia per lui una occasione per rinnovare il suo parco clienti.

Perchè a vederli, più che teste pensanti moderne, i suoi clienti che praticano l’embargo mi sembrano solo teste di cazzo.

martedì 29 dicembre 2015

VIAGGIATRICE PER PROCURA

In questo periodo viaggiare diventa impossibile.
Un pò per esigenze economiche .
Un pò perchè portare in giro la tua solitudine sembra avere poco senso e la voglia si esaurisce.
Ma per fortuna che c’é lei.
La nostra viaggiatrice per procura.
Lei si fa carico di tutti i nostri sogni e desideri e, insieme a suo marito e alle sue tartarughe , è costretta a girare il mondo.
Lo fa per noi, per realizzare i nostri sogni irrealizzabili.
Approda in terre sconosciute ai più, ma piene di fascino e di bellezza.
Grazie a lei conosciamo mondi che mai conosceremo e mai ci penseremmo di conoscerli.
Ci fa viaggiare e sognare ad occhi aperti.
Grazie alle foto di cui ci fa dono.
Come quando si osserva un quadro, vedendo le sue foto sembra di vivere li.
Entrando a far parte di quel mondo.
Senti l’aria di quei posti, il tepore, la tranquillità, il sapore.
Conosci la gente.
Familiarizzi con altre culture.
Se dovessi nascere di nuovo , so cosa vorrò essere.

Una delle tartarughe che porta con se e da cui mai si allontana.  

UN UOMO DA FILM

È bastato uscire di casa.
Fare qualcosa di diverso dal solito.
Prendere la macchina.
Affrontare la nebbia.
Buttarsi nel cuore di una città vicino casa tua.
Un cuore che a differenza di ciò che pensavi, pulsava.
Pieno di gente con voglia di vivere, quel che la vita gli offriva.
Mi è servito di capire che la vita è anche altro.
Basta avere il coraggio di uscire e affidarsi.
Senza fare nulla di che , mi sono sentito nutrito di energia, energia sana.
Quella che ti permette di vedere il mondo con occhi più puliti.
In quel mondo c'era lei.
Ancora una volta , insieme, sconosciuti, ma nello stesso posto, nello stesso orario.
Entrambi siamo appassionati di cinema.
Di quel cinema fatto di azzardi e di comunicazione, il cinema d'essai.
Preso dalla coincidenza del destino , preso dal fascino dell'ambiente cinematografico, mi era venuto in mente di fare una cosa matta.
Una cosa da film.
Volevo fermarla a fine proiezione e chiederle, visto il comune interesse, di mangiare una pizza insieme, per scoprire se ne avessimo avuti altri.
Ma a volte il pensare, blocca l'agire.
Anziché essere pratico, mi son fatto prendere dal mio film.
Quello che stavo sceneggiando nella mia testa.
Ho aspettato che il film finisse.
Ma come i bambini che presi dall'emozione di fare qualcosa di avventuroso, mi è scappato da pisciare.
E il mio film è rimasto solo un film .
Nella mia testa .
L'ho vista che andava e spariva nella nebbia.
Chissà se la incontrerò di nuovo e se sarà la stessa cosa.
Se ho perso una occasione oppure ce ne saranno altre.
A forza di vedere film, sono diventato un uomo da film.
Che fa molta sceneggiatura anziché vivere nella realtà.

lunedì 28 dicembre 2015

CAMBIARE

Ho troppa energia incanalata al mio interno.
Energia che ha bisogno di fluire, di essere utilizzata per nuove avventure, nuove esperienze.
Ho bisogno di cambiare , ma sono frenato.
Sono in perenne indecisione.
Lo faccio o non lo faccio.
Valuto i pro e i contro.
E rimango fermo, immobile.
È anche vero che stare immobili a poco serve.
Occorre comunque provare.
Potersi dire , ci ho provato.
Anche se poi scopri che non è come credevi e, tutto rimane come prima.
Se non si prova come si fa a scoprire quale è la strada giusta.
A volte il cambiamento procede per eliminazione.
Da una esperienza ad un altra.
Fino a trovare la strada giusta.
Occorre coraggio.
Lo farò.
Deciso.
È ora di cambiare.
Dare una svolta a questa vita che si sta inaridendo.
Si stasera lo farò.
Mangerò dall'altra parte del tavolo.
Non più protetto dal muro alle mie spalle ma, aperto al vuoto della stanza che mi accoglie.

domenica 27 dicembre 2015

HELLO DENISE

È un film di più di vent'anni fa.
Una visione del rifiuto del futuro e della tecnologia.
Il protagonista era il cellulare.
Uno strumento che iniziava un po' alla volta a prendere spazio nella nostra vita, come il tentacolo di un polipo che prima ti accarezza , ti liscia e poi ti stringe a se , senza lasciarti andare via.
Nel film la gente non parlava più se non al telefono, senza uscire mai di casa, senza mai incontrarsi.
Solo vita telefonica.
Mi sembrava una assurdità.
Un film reazionario.
E invece no.
Quella regista è un artista.
A differenza mia e di altri lei sapeva vedere  e prevedere il futuro.
Un futuro in cui i rapporti umani spariscono quotidianamente, salvo rimanere attivi sul telefonino, tramite il tentacolo più feroce, Internet.
Come scriveva una psicologa, così vicino così lontano.
Il cellulare, oggi smartphone, fa questo.
Ti avvicina al mondo ma ti permette di esserne distante.
La dimostrazione ulteriore l'ho avuta questo Natale.
Un po' per curiosità, un po' per disperazione, mi sono iscritto ad un sito di incontri offerto da Facebook.
Un mondo assurdo.
Di disperati, come me.
Ma di gente reclusa dentro di se.
Con la paura di entrare in contatto reale con gli altri .
Accontentandosi di chattare e null'altro.
Una vera solitudine.
Una volta le persone sole si mettevano insieme tra loro per cercare di raggiungere uno scopo comune, darsi forza l'un l'altro, nel gruppo.
Invece no , ognuno preferisce vivere l'illusione di una vita diversa, ma restando saldamente a quella povera che ha.
Molti la definirebbero sicurezza, stare al sicuro.
Io la definisco anch'io così ma, come cella , cella di sicurezza.
Intesa come prigione.

venerdì 25 dicembre 2015

LA TOMBOLA

È la classica situazione che unisce.
È un gioco che fa si che le persone siano insieme, anche se si frequentano poco o nulla.
Da napoletano era una tradizione familiare.
Ci si riuniva tutte le famiglie e parenti in un'unica tavolata.
Durava tutto il giorno.
Se capitava qualche estraneo,amico o conoscente di qualcuno, lo si accoglieva , gli si faceva posto.
Lo si faceva sentire uno di famiglia.
Con questo spirito sono andato ieri sera a fare la tombola nel bar che frequento.
Ma appena messo piede , ho capito che non era come pensavo.
Pur con la professionalità e buona volontà del mio amico barista, c'era una atmosfera di divisione anziché di unione.
Perfino quando il mio amico ha offerto panettone e pandoro a tutti, sembrava per gli altri qualcosa di fuori posto.
Assurdo.
Ognuno anziché familiarizzare si chiudeva nel proprio cerchio, a difendere chissà che cosa.
Gente che conosco, a stento salutava, concentrati a raggiungere il proprio posto riservato.
Una situazione grottesca ma specchio della realtà.
Perfino chi è stato scelto per dare i numeri non aveva il minimo entusiasmo.
Dopo un po' è finita.
Ovviamente non ho vinto nulla.
Come sono arrivato così me ne sono andato.
L'anno prossimo, se sarà ancora questa vita, so cosa fare.
Me ne andrò a dormire.

ZIA LUISA

Se devo pensare a chi è stato che mi ha seminato il piacere di cucinare , non posso che pensare a lei .
Da piccolo ero quasi sempre a casa sua, non ricordo il perché.
Se mia madre avesse da fare o voleva respirare un po' ed avermi fuori dai coglioni.
Zia Luisa era fantastica.
Pur se stavamo solo io e lei, non ti faceva mai sentire un peso.
Lei aveva capito che le persone prima di tutto dovevano sentirsi utili.
Per cui mi faceva inchiodare o schiodare le pelli delle pellicce, era una artigiana pellicciaia.
Mi faceva fare delle commissioni, affidandomi responsabilità.
Mi spiegava tutto quello che faceva.
Non so come avesse tutto questo tempo e bel modo di fare nei miei confronti.
Eppure lei aveva tre figli, un marito e già dei nipoti.
Ma aveva questa grande capacità di insegnamento.
Al punto che pur essendo piccolo ero felice di stare da lei.
Lei mi ha insegnato a rispondere al telefono , in quanto riceveva telefonate da clienti benestanti di Napoli.
Ma la cosa che mi ha insegnato di più, è stato il cucinare.
Vedere questa donna che pur lavorando senza risparmiarsi, quando era ora di pranzo, si dedicava a cucinare.
Non cose semplici, di chi ha altro da fare ed è già stanca di suo.
No, lei faceva delle prelibatezze con una semplicità disarmante.
Quella che mi è rimasta impressa nella mente era la sfoglia della pasta in casa.
In 10 minuti, sul suo tavolo di marmo, le pettole di pasta erano già belle e pronte per essere tagliatelle o altro.
Nel frattempo cuoceva il ragù, quello napoletano e che non ho mai mangiato da nessuna altra parte.
Da questi insegnamenti non potevo che essere come sono.
Oggi ho fatto come zia Luisa.
Sono arrivato a casa dopo essere stato a girovagare e ho preparato la pasta delle lasagne.
So che da lassù lei sarà fiera di me.
Grazie zia Luisa.
Buon Natale anche se non ci sei più.

giovedì 24 dicembre 2015

CONSAPEVOLEZZA

Ho da poco cambiato gli occhiali.
Come i precedenti sono progressivi.
Credevo che come i primi, non avrei avuto problemi ad indossarli.
Invece no.
Un vero dramma.
Vado in giro con la vista in parte sfocata.
Non riesco a mettere bene a fuoco neanche le persone ad una media distanza.
Rischio di non riconoscerli, di non salutarli.
Trovandomi in difficoltà, le ho provate tutte, pensando ad un errore.
Stamane sono andato dall'ottico.
Gli ho spiegato i miei dubbi, le mie paure.
Mi ha ascoltato e mi ha fatto capire il perché avviene questo.
Alla fine sono stato reso consapevole.
E tutto ad un tratto, il disagio è sparito.
Non perché avesse fatto qualche sorta di magia ma, il sapere che fosse un normale decorso di adattamento, mi ha reso meno ansioso, più accomodante, più tranquillo e più consapevole.
La consapevolezza che aiuta, che non ti fa andare oltre, che ti mette di fronte alla realtà.
Accettandola e facendola tua, perché è la tua.
Come chi si rende consapevole dei propri limiti, di ciò che può e non può fare.
Vivere la vita con più serenità che, non vuol dire rassegnazione.
Ma semplicemente che tu sei quello e devi accettarti e non rifiutarti.
Questo è essere consapevole.

martedì 22 dicembre 2015

BIANCO NATALE

Di solito è così, ricoperto di neve che tutto imbianca e purifica.
Quest'anno, buon per me, non ce ne.
Pertanto sarà un mite e grigio anziché bianco Natale.
Ma fortunatamente per me non sarà così.
Non lo sarà , perché sono circondato dal bianco, ovunque mi volti nella casa in cui sopravvivo.
Sono bianche le pareti, un po' bianco sporco che, fa più smog, da neve di città.
Sono bianchi i termosifoni.
È bianca la station del telefono.
È bianca la tinozza dei panni.
Sono bianchi i mobili del bagno.
È bianca la lavatrice.
Sono bianchi il cesso e i sanitari.
È bianco financo il mio cuore.
Dove non sgorga più sangue ma un liquido indefinito che, lo ha reso pallido e distaccato.
Dal corpo e da tutti.
Un bianchissimo Natale come da tradizione.
La mia.

sabato 19 dicembre 2015

ESCLUSI

Nella mia famiglia ero il più piccolo dappertutto.
Il più piccolo tra i miei fratelli.
Il più piccolo tra i nipoti.
Anziché essere il cucciolo di tutti ero il randagio di tutti.
Vuoi per la differenza di età .
Vuoi perché non ispiravo una gran simpatia.
Visti i risultati nella mia vita , forse avevano ragione.
Essendo un escluso non mi restava che osservare e ascoltare.
Attitudini che oggi mi permettono , forse fin troppo , di ascoltare e osservare cose , suoni , animi che altri non riescono.
Stasera ho visto un film, giapponese.
Lento.
Di quelli che ti fanno addormentare.
Lo volevo vedere e un invito ricevuto da una associazione di cinefili a cui sono iscritto mi ha invogliato ancor di più.
Non capivo il senso , come tutte le cose giapponesi che finché non le fai e le rifai , capisci cosa ti vogliono dire.
Sembrava un film sulla passione della cucina, cosa che ha attirato la mia attenzione.
Ma il filo del film ci ha portato in tutt’altro territorio.
Territorio a cui non si immaginava di arrivare.
La cucina per la protagonista era un modo di vivere la sua vita da esclusa.
Essendo lebbrosa , doveva vivere in quarantena.
Ma questa esclusione le ha permesso di osservare ed ascoltare.
Di sentire il linguaggio degli alimenti, la loro comunicazione, come rispettarli, come prendersene cura, affinché diano il meglio di loro stessi per te.
Riuscire a percepire il rumore diverso del vapore , come segnale di cottura ultimata.
Riuscire a percepire il percorso fatto da un fagiolo prima di arrivare nelle tue mani per essere cucinato.
In sintesi , la sensibilità.
Era comunque una donna , a suo modo, felice della sua vita, senza rancori ne pentimenti ne rammarichi.
Finanche il figlio che non le hanno permesso di far nascere lei è riuscito a vederlo in un altro e, non sapendo cosa altro donargli, gli ha donato la capacità di saper cucinare in modo rispettoso dei cibi.
Gli ha donato la sua sensibilità.
Dono che puoi solo ricevere e non comprare con nessuna moneta.

Dono che solo gli esclusi sono in grado di darti. 

INTEGRAZIONE

Li ho visti mentre ero in macchina per andare a prendere il primo caffè del sabato mattina.
La giornata è fredda ma piena di luce.
Invita a stare all'aperto, sapendo che da queste parti occasioni così non ce ne sono tante , ed occorre approfittarne.
Lo hanno fatto anche loro.
Non so che età avessero.
Di sicuro l'animo fanciullesco, di bambini in cerca di avventura.
Due complici di giochi.
Uniti tra loro per godersi il bel tempo.
Erano sul prato a ridosso delle mura.
Chissà cosa stavano architettando.
Dallo sguardo di intesa, qualcosa per loro entusiasmante.
Il bello di questo è che erano due amici con il colore della pelle diversa.
Uno di colore bianco, l'altro di colore nero.
Ma la razza e il colore non importavano nulla.
Erano l'esempio di una perfetta integrazione.
Due bei micioni.
Quello che noi esseri umani fatichiamo ancora a fare .

venerdì 18 dicembre 2015

LA SPUGNA

Quando ero piccolo, il mio papà ci portava allo stadio me e i miei fratelli a vedere le partite del Napoli.
Mi ricordo che si arrivava molto in anticipo per riuscire a parcheggiare e prendere un posto decente e si usciva un po' prima della fine , per evitare il traffico al ritorno.
Rischiando e , è anche accaduto, di perdere un goal fatto negli ultimi minuti.
Non godendo in pieno l'esperienza.
Crescendo, come chiunque, ho preso esempi da mio padre.
Come una spugna che assorbendo acqua , ne trattiene una parte, anch’io assorbendo esperienze e modi di vita dei miei genitori , ne ho trattenute.
Compreso questo comportamento.
Ma mi rendo conto che non paga.
Non vivi appieno, non godi e non fai godere chi sta con te, ammesso che ci stia ancora.
Ottimizzare in questo modo , ti evita problemi ma ti priva di gioie, di vissuto.
E’ venuto il momento di cambiare spugna , di abbandonarla, visto che l’acqua trattenuta ti intrappola anziché renderti più duttile e maneggevole.
Non so come si fa e ne, se riuscirò a farlo.
Forse più che cambiarla dovrei lasciarla seccare e far evaporare quell’acqua che non va più bene.
Quell’acqua mi ha nutrito , mi ha fatto crescere , mi ha dato una direzione nella vita, mi ha fatto essere quello che sono.
Ma ora mi conduce in un vicolo cieco, in un labirinto senza uscite.
Ho necessità di nuova acqua.   
La mia acqua.
Quella con cui ribagnare la spugna.
Spugnando quella in eccesso e lasciando quella che occorre.
Questo vuol dire crescere.
Anche se me ne sono reso conto alla mia veneranda età.   

giovedì 17 dicembre 2015

VIVI LA VITA

Stasera l'ho capito.
Non so se imparerò ma l'ho capito.
Ho capito che fare le scelte non complete, ma mediarle con il buon senso, serve a nulla .
Non ti godi quello che hai scelto di fare.
Godi a metà o non godi per niente, infuriandosi pure per gli inconvenienti occorsi.
Quando fai una scelta, vivila fino in fondo.
Altrimenti paghi solo le conseguenze.
Per la scelta fatta e per di più non vissuta completamente.
Purtroppo sono fatto così.
Ma mi rendo conto che questo buon senso, non porta a nulla.
L'episodio di stasera è solo un esempio del mio vivere sbagliato.
Devo imparare a lasciarmi andare e vivere l'ora che, ti porta qualcosa di nuovo e , non il fare le cose a metà.
Se l'avessi fatto, avrei fatto pratica di Shiatsu, serenamente.
Avrei preso il treno tardi, consapevole di arrivare tardi a casa ma, con leggerezza.
La leggerezza di aver vissuto la vita scelta.
Invece non ho praticato, sono uscito prima per arrivare prima a casa e rimasto coinvolto nei disagi ferroviari.
Vivi la vita.
Sei grande, stai invecchiando e nulla torna indietro.

martedì 15 dicembre 2015

PROGRESSIVI

Ho dovuto cambiare occhiali.
Avevo difficoltà a vedere bene.
Come i precedenti che avevo, anche questi sono con lenti progressive.
Il termine dovrebbe indicare un qualcosa che progressivamente va a migliorare, se il prefisso della parola è progresso.
Ma se ho dovuto cambiare lenti e aumentarne la gradazione, l'unica cosa di progressivo è il peggiorare della mia vista.
Il segno della mia caducità, del tempo che avanza, dell'uomo in avanzo.
Con i nuovi occhiali ho scoperto una cosa di cui ancora non riesco a capacitarmi.
Pur se avrà una spiegazione scientifica ma, io sono troppo di visione filosofica.
La scoperta è che ora per vedere meglio da vicino devo avvicinarmi o avvicinare ciò che è in prossimità.
E per vedere meglio da lontano fare l'opposto.
In effetti funziona e anche molto bene ma, è destabilizzante.
Si perché finché si tratta di un libro o di qualcosa da leggere ci sta.
Ma come farò ora a guardare un bel culo di una donna senza farmi notare ?

LA LEGGE E’ DISEGUALE PER TUTTI

Oggi sono stato a casa dal lavoro.
Ho dovuto accompagnare una persona in Ospedale per un intervento chirurgico.
Appuntamento in prima mattinata.
Orario prestabilito per tutto.
Ore 8 accettazione, ore 8:30 in reparto.
Siamo arrivati in orario per entrambi.
Hanno fornito il braccialetto di riconoscimento ospedaliero.
Hanno dato la stanza.
La persona che accompagnavo si è preparata indossando il pigiama , ed è iniziata l’attesa per l’intervento.
Dopo un pò arrivano i medici a fare il giro delle visite.
Comunicano che l’intervento non sarà prima delle 14 , se tutto va bene può essere che si faccia per le 12.
Caspita, mi dico ma, non mi arrabbio, ci sarà un  motivo , avranno una loro organizzazione.
Il mio cervello automatico entra subito in modalità risparmio e ottimizzazione.
Stare in ospedale per quel tempo non ha senso e forse non è neanche possibile.
Quindi sfrutto il tempo a disposizione per far quello che dovevo fare.
Riesco a fare quello che devo e non sapendo quando mangerò , mi preparo anche da mangiare come ormai faccio abitualmente per il lavoro.
Ritorno in ospedale, questa volto non da solo ma con la schiscetta.
Sono le 12.
Ma ancora nulla.
Aspettiamo.
Arriva il medico , ci conferma che prima delle 14 non sarà possibile.
Pazienza , basta che si faccia.
Ritorna il medico dopo un pò, questa volta è vestita, col giaccone.
Ci comunica che l’anestesista ha raggiunto il massimo delle ore lavorative , non può andare oltre, l’intervento come altri che dovevano essere fatti , sarà rimandato nei giorni a venire.
Siamo così basiti che non riusciamo neanche ad arrabbiarci.
La persona che ho accompagnato , prende il foglio delle indicazioni operatorie e nota quello che al momento , quando te lo consegnano, leggi e dici anche che è giusto.
Se non si fosse presentata, la persona avrebbe dovuto rimborsare all’ospedale il costo dell’operazione, ormai programmata.
Ora non è più giusto, è una beffa.

Un esempio in cui la legge è diseguale per tutti. 

lunedì 14 dicembre 2015

ENERGIA BLOCCATA

Ieri ho partecipato ad un seminario.
Un percorso di studio per imparare ed acquisire strumenti di valutazione che mi permetteranno di offrire un miglior servizio ad un mio ricevente futuro.
Imparare a interpretare la comunicazione che il corpo fa attraverso se stesso e le sue componenti.
Nel parlare di questi argomenti , è stato introdotto il concetto di energia bloccata e attiva.
Concetti che dopo averli ascoltati ti sembrano di una semplicità disarmante e quasi ovvia.
Ma l’ovvio come sempre , lo vedi quando qualcuno lo ha reso tale per te.
Offrendoti , grazie al suo studio, il risultato della semplicità che, come dicevano i greci, altro non è che una complicazione risolta.
Non  per niente chi ce l’ha donata, è il fondatore della scuola che frequento.
Il concetto espresso ci ha permesso di apprendere come una forma di energia che tiene in blocco una tua funzionalità, a sua volta per essere attiva e viva , richiede energia allo stesso corpo che tiene in blocco.
Un dispendio di energia e per lo più senza beneficio.
L’ho immediatamente visualizzato, sia in me sia in tante altre persone, conoscenti o meno.
E pensare che risolvendo l’origine di quel blocco, da subito una quantità di energia torna in nostra disposizione per donarci beneficio e farci stare meglio.
Detta così è semplice, ma ai fatti così non è.
Ma esserne consapevoli , è un passo in avanti non indifferente.
Ho fatto un esperimento su me stesso oggi.
Mi sentivo e mi sento bloccato da tante cose .
Tra le tante, il blocco nel creare , nello scrivere.
Più per demotivazione che altro.
Ho provato a scrivere una delle mie storie, partendo da un evento reale accadutomi.
Facendo così , in qualche modo ho contrastato questa energia passiva.
E il risultato è aver scritto questo.
Un qualcosa che era dentro di me , che era stato sapientemente seminato ma non germogliava.
Una energia lo bloccava.
Il blocco c’è ancora ed è molto profondo.
Ma il sapere che puoi contrastarlo e cercare il modo per riuscire  a farlo , è già un seme di speranza.
Se germoglierà , si vedrà.         
Ma una goccia di rugiada l’ho già vista.

NEANCHE PIU' QUELLO

Stamane avevo una visita ospedaliera.
Un controllo di routine.
Ero tremendamente angosciato.
Non per la visita.
Per gli sportelli dell’accettazione.
Una cattedrale nel deserto.
Strutture fantascientifiche ma con ritmi di evasione che , in confronto una lumaca sarebbe scambiata per ghepardo.
Arrivo in Ospedale.
Sulle spalle ho lo zaino e l’angoscia che mi porto dietro.
Sono consapevole di quello che mi attende.
Non posso fare diversamente.
Ritiro il numero.
Ci sono 30 persone che mi precedono con la mia stessa richiesta, chissà quante altre per le altre tipologie.
Sportelli poli-funzionali , sportelli non-funzionanti.
La visita è dopo tre quarti d’ora.
Impossibile, non posso farcela.
Approfitto, vado in bagno.
Ritorno con tutto calma e rassegnato al mio destino.
Volgo lo sguardo , inutilmente , a controllare quanto devo ancora attendere.
Non posso crederci.
Il prossimo sono io e la vista è tra 25 minuti.
Sono stupefatto.
Faccio l’accettazione.
Informo tramite un totem elettronico che sono in attesa per essere visitato.
Manca ancora un po’, mi mangio la mela.
Do il primo morso , sto iniziando a masticare.
E’ già il mio turno.
Assurdo.
Ripongo tutto velocemente e vado dal medico.
Dopo poco ho già finito.
Esattamente l’ora in cui dovevo iniziare la visita.
E’ proprio vero.
In questo periodo della mia vita mi stanno togliendo a poco poco , tutto.
Anche la soddisfazione di incazzzarmi e lamentarmi.
Da oggi, in Ospedale, neanche più quello.

venerdì 11 dicembre 2015

IL TACCHINO UTILE

Ieri sera ho preso il treno tardi per tornare a casa.
E’ un treno che ho già preso altre volte.
Ho pertanto i miei riferimenti.
Rifermenti che ogni buon pendolare deve sempre avere.
Per non sbagliare treno, per evitare di viaggiare da solo data l’ora tarda. 
Sarà stato che avevo appena preso il caffè e arrivato con calma al binario.
Sarà stato perché avevo appena finito la lezione di shiatsu.
Arrivato al binario, l’atmosfera era accogliente rispetto a quella ipotizzata per il tardo orario.    
Gente tranquilla e tutte vicine tra loro.
Forse per evitare incontri solitari con malintenzionati notturni.
Arrivato il treno, per di più in orario, la vicinanza tra i viaggiatori si è trasferita dal binario alla carrozza del treno.
Tra di noi c’era una donna, giovane, una barista, per cui predisposta alla comunicazione.
Abbiamo iniziato a chiacchierare tra noi.
Creatasi l’empatia, le ho chiesto di dove fosse.
Mi ha nominato un paese che non conosco.
Ma ho capito subito che quella ragazza aveva sicuramente sbagliato treno.
Aveva dato più importanza a viaggiare tra gente tranquilla  e innocua che, a controllare le indicazioni del treno in partenza.
Una volta tanto fare il tacchino ha avuto risultati.
Ha permesso a quella ragazza di sapere di aver sbagliato treno ancora in tempo utile per poter rimediare.
Glielo avessi fatto notare dopo  o lo avesse scoperto lei più tardi , sarebbe stato più difficile per lei tornare a casa.
Fare il tacchino non è sempre un fastidio o una molestia .
Ieri sera sono stato un tacchino utile.   

giovedì 10 dicembre 2015

EMIGRANTI

E’ proprio vero che un problema finché non ne vivi le conseguenze, per te non lo è.
Inoltre critichi coloro che lo vedono come problema.
Coloro che consideri intolleranti , non propensi all’integrazione, non capaci di aiutare il prossimo.
Ti stupisci di ascoltare discorsi contro l’immigrazione, proprio uno come te che, è dovuto migrare dalla sua terra.
Ma stamane ho compreso sulla mia pelle il disagio di chi manifesta questi pensieri.
Pensieri che non hanno una origine razzistica ma puramente spaziale.
Difatti finché c’è spazio inoccupato disponibile e qualcuno lo occupa perché a casa sua non ne ha più, il problema non c’è.
Soprattutto se chi occupa quello spazio, lo fa rispettando , senza soccombere, le regole sociali del luogo occupato.
Ma quando chi emigra va occupare il tuo spazio , allora tutto cambia.
L’emigrante è visto come una minaccia.
Di improvviso ti trovi costretto a difendere una cosa che mai pensavi di dover fare.
Il tuo spazio.
E siccome non sei preparato , rispetto a chi quello spazio lo pretende, hai difficoltà a fronteggiare il disagio.
Ti senti oppresso, ti senti minacciato, ti senti circondato nel tuo spazio.
Ti manca l’aria , la tua anima è oppressa.
Questo è quello che mi accade da un po’ di tempo.
Da quando la mattina hanno cambiato il treno che mi porta a lavoro , sostituendolo con uno con meno vagoni ma a due piani.
Tutti i pendolari che andavano in fondo al binario e mi lasciavano in completa solitudine nel mio spazio, ora emigrano verso il nord del binario.
Vengono ad occupare il mio spazio e di chi come me aveva fatta questa scelta territoriale.
Senza preoccuparsene, fregandosene , con strafottenza e insolenza.
Tornatevene in fondo al binario o almeno rispettate e date precedenza chi in quel luogo ha la sua residenza di pendolare di treno .
E non me ne frega nulla se la maggior parte di voi vota Lega Nord, emigranti del binario.

martedì 8 dicembre 2015

RIMARRÀ DENTRO

Oggi sono andato al cinema .
Avevo bisogno di ritmi lenti, di basse frequenze.
Ho deciso di andare a vedere un film d'essai.
La sala in cui vado è a sua volta in un ambiente d'essai.
In un paese lungo la via Emilia, fuori Piacenza.
Prima di andare al cinema ho preso il caffè al bar del paese, fatto due chiacchiere con la barista che, col tempo mi è entrata in simpatia.
Mi sono recato al cinema.
Stranamente, questa volta ero in anticipo.
Il film che proiettavano era un d'essai purissimo, ad alto rischio.
Puoi uscirne estasiato o piene di bestemmie che ti escono dal cuore.
Chiedo alla cassiera se il film l'ha visto ed è bello nonostante l'argomento che, non sai se ha uno sfondo comico o di tristezza pura.
Mi risponde, vada tranquillo, è bellissimo, è un film che le rimarrà dentro, anche dopo che uscirà dal cinema.
Caspita, mi dico.
Il film è ambientato in Islanda, paese che conosco avendolo visitato.
Narra della vita di due fratelli che per cause del loro passato, vivono da estranei pur essendo vicini e contigui di fattoria.
Una solitudine umana e di paesaggi, affascinante.
Solitudine che di fronte ad una avversità che li farebbe stare più soli di quanto siano, ne è occasione per fare fronte comune e riscoprire l'amore fraterno.
Nella scena finale, molto onirica, sono coinvolti in una tempesta di tempo che non permette di vedere nulla, perdendosi completamente ma permettendogli di ritrovarsi tra loro.
Bel film.
Mi ha colpito molto.
Anche se quanto ipotizzato dalla cassiera non credo avverrà.
Mondi lontani, anche se storie per me vicinissime.
Salgo in macchina , torno verso casa.
Classica serata autunnale invernale.
Buia e umida.
Riprendo la via Emilia dall'altra sponda per poi deviare sulla statale che mi porta a casa.
La profezia della cassiera si avvera.
Non so come ha fatto ad indovinare.
Una nebbia tremenda mi impedisce di vedere.
Non capisco la strada.
Vado a fiducia , a memoria.
Una brutta sensazione.
Proprio come nel film .
Con la differenza che io sono napoletano e in Islanda ci sono andato solo per vacanza e nessuno dei miei fratelli era con me.

lunedì 7 dicembre 2015

GLI AVVOLTOI

Gli avvoltoi sono in agguato in attesa della tua morte, per calare giù e mangiarti ogni pezzo della tua carne.
Metaforicamente nella vita quotidiana, sono quelli che attendono un tuo fallimento.
Non tanto per trarne profitto ma unicamente per goderne.
Per dirti che sapevo che non ce la facevi, sapevo che stavi facendo la cosa sbagliata, sapevo che non ne saresti stato capace, sapevo che non potevi riuscirci, sapevo che avresti abbandonato.
Sono persone che vivono e si cibano delle disavventure altrui.
Gente incapace di avventurarsi e per questo contente quando uno perde la propria avventura.
Gente che pur di vederti fallire, ti crea tanti ostacoli.
Nella mia vita ne ho avute tante di persone avvoltoi.
Alcuni sono rimasti senza cibo , altri qualcosa hanno mangiato.
Ma l'ho sempre scampata.
Sono ancora qui.
Ma ora è diverso.
Gli avvoltoi ora saranno sfamati.
Si prenderanno finalmente fino all'ultimo pezzo della mia carne.
Questa volta è troppo.
Non puoi sempre rialzarti in piedi.
Questa è la volta di rimanere per terra.
Perché alzarsi non vale più la pena.
Buon appetito.
Avvoltoi.

domenica 6 dicembre 2015

COLPO GROSSO

Alla fine l'impegno e la costanza hanno dato i loro frutti.
Dopo tanti caffè, libri letti e osservare da solo la vita vissuta dagli altri, oggi è stato il mio turno.
Il tempo restituisce e dona sempre, basta sapere attendere.
Come ogni frutto, ognuno ha il suo tempo di maturazione.
È cascato oggi dall'albero, in modo naturale e senza rovinarsi.
Ho scoperto che da tempo mi notavano.
Non solo una di loro ma tutte e quattro.
Quattro amiche che come me hanno l'abitudine del caffè la domenica mattina.
È stata una di loro a stabilire il contatto, trovando la scusa di chiedermi cosa leggevo.
Da li, il cerchio si è aperto e ha incluso anche me.
Abbiamo conversato un po' di tutto.
Strana la vita , o nessuna o tante insieme.
E sinceramente faticherei a scegliere, sono  molto simili tra loro.
Si è creato una empatia immediata.
Quella complicità che voleva uscire fuori ma attendeva l'occasione.
Un vero colpo grosso.
In realtà ho trascurato un particolare.
La più giovane di loro potrebbe essere mia nonna.
Ma mi chiedo, sono un tipo vecchio io oppure sono giovanili loro ?
Forse sono solo un uomo di altri tempi.
Quelli sempre sbagliati.

sabato 5 dicembre 2015

PNR

In aeronautica identifica il punto di non ritorno.
Quel punto in cui tornare indietro è più dispendioso che andare avanti.
Me lo ha insegnato un mio ex amico, pilota e controllore di volo, quando una volta , convinto di conoscere la distanza che ci separava da un locale in cui dovevamo mangiare , suggerii di parcheggiare li.
Sbagliai clamorosamente.
Quando lo capìi e gli chiesi scusa , chiedendogli di andare a riprendere la macchina per parcheggiarla più avanti, lui mi spiegò questo concetto.
Ormai facciamo prima ad andare al locale che tornare indietro, disse.
Non so perché , questo concetto mi è rimasto dentro.
Come qualcosa da conservare ed usare all’occorrenza.
Giusto appunto è tornato fuori qualche giorno fa.
Uscito fuori da dove era stato conservato per poi usarlo.
E’ uscito dopo un incontro con mia figlia , mia moglie da cui sono separato ed altre persone.
Credevo che dopo quell’incontro tra e me e mia figlia si fosse non dico risolto tutto ma, ridotta quella distanza che ci sta separando ed ogni giorno  ha aumentato la sua metratura.
Invece no, siamo nel PNR , un punto in cui è impossibile tornare indietro .
Occorre solo andare avanti e prendere atto di ciò che c’è davanti a me.
Il vuoto.

Assoluto.  

TU SI QUE VALES

Oggi ho deciso di riprendere l'esperienza della crostata.
Voglio fare quella classica con la marmellata.
Partire da quella base, come per tutto le cose che si iniziano a fare.
Se non parti dai fondamentali non potrai mai capire e imparare come fare quelle più evolute.
Ovviamente ci metterò del mio.
Non per arroganza o superiorità ma perché ritengo che in ogni cosa che si faccia occorre la propria personalità.
In cucina sopratutto.
Altrimenti sei un clone , una carta carbone.
Non so perché , la crostata è un tipo di dolce che ho sempre avuto difficoltà a fare ma ho deciso di superare questo gap.
Un po’ anche per ampliare le mie esperienze , non fermarsi sempre a fare le stesse cose .
E’ il principio della conoscenza , della curiosità , del confronto con qualcosa di nuovo .
Quel nuovo che, comunque vada ti arricchisce , ti fa capire un pò di più te stesso.
Sono quindi andato a comprare ciò che mi occorreva.
Ho comprato lo zucchero e la marmellata Bio dal mio negozio biologico di fiducia e dopo sono andato al supermercato per comprare gli ingredienti mancanti e altro che mi occorreva.
Arrivato alla cassa mentre sono in attesa di pagare, dietro di me arriva una donna.
Posa sul rullo i suoi acquisti.
Tutte crostate, di tutti i tipi.
Non credevo ai miei occhi.
Crostate già pronte e preparate dal supermercato.
La osservo , un tipo sereno e pratico.
Che prende quello che vuole e senza perdere altro tempo, lo porta a casa già pronto da mangiare, in modo da poter aver tempo per fare altro.
Almeno così penso.
Io , invece nel frattempo sono ancora lì con gli ingredienti da pagare e la crostata da preparare e poi cucinare.
Tu si que vales, penso.
Il fare la crostata mi ha fatto capire un po’ più di me stesso.
No che non lo sapessi, ma quando ti arriva il messaggio in questo modo , ti rimane dentro.

E tutto questo , senza ancora iniziare a sporcarmi le mani per preparare quello che voglio creare e cucinare.

IL PICCOLO SHIATSUKA

Nelle tradizioni tibetane il nuovo Dalai Lama viene scelto nel mondo, secondo alcune caratteristiche individuate.
Viene denominato il piccolo Buddha.
Il predestinato.
Colui che dovrà raccogliere l'eredità e avere la funzione di guida.
Mi è venuto in mente tutto questo mentre leggevo un libro scritto dall'ideatore del metodo Shiatsu che sto studiando.
Shizuto Masunaga.
Con mia sorpresa e gioia ho notato che, senza saperlo faccio cose simile a lui.
Disegni per il tracciamento dei meridiani, posizioni delle mani , osservazioni su risposte corporee della persona trattata ecct.
Tutto questo, senza spirito di emulazione o imitazione.
Ho scoperto che, nel mio piccolo, anzi piccolissimo, modo, faccio come lui.
Potrei definirmi il piccolo shiatsuka, anche se ho la mia età ma come shiatsuka sono ancora un piccinin.
Certo è un po' dura pensare di essere quello di cui sopra quando per tanti non sei un piccolo ma un grande.
Pirla ovviamente.

venerdì 4 dicembre 2015

COMBINAZIONI ENERGETICHE

Oggi è stata una giornata strana.
Doveva essere un normale Venerdì, come quello che da tempo trascorro.
Con le mie abitudini, le mie pause , le mie attività.
Fino ad un certo punto è andata così.
Poi di improvviso gli eventi hanno preso altra direzione , non voluta e non cercata.
Come sempre capita, tutto ha origine da un qualcosa che genera il tutto.
Nel caso particolare un SMS del mio insegnante di yoga che, comunicava la cancellazione della lezione di stasera.
In un solo colpo tutti i miei futuri e miseri programmi erano stati cancellati.
Occorreva riorganizzarsi , riempire il tempo.
Per una persona sola , riempire il tempo è importante.
Ti permette di sentirti vivo e non pensare.
Ho frullato e rifrullato cosa potevo fare.
Alla fine ho provato a tentare di fare una cosa che poteva essermi utile.
Andare dal mio oculista nel suo studio per parlargli e cercare di farmi dare un appuntamento prima di quello che avevo già ma era troppo in la nel tempo.
Sono riuscito a parlargli e combinazione si era liberato un posto per questa sera.
Non mi lascio far scappare l’occasione e accetto.
Fattosi l’orario ritorno nel suo studio.
Mentre attendo , entrono due pazienti.
Una di loro la conosco.
Ci avevo parlato una sera, tempo fa al bar ma, non l’avevo più riincontrata.
Entra ma, non mi riconosce.
Mentre sta per appendere il giubbotto sull’appendiabiti di fianco a me , mi faccio coraggio e le parlo.
Le dico “Non ti ricordi di me , vero ?”
Mi risponde che avevo un viso conosciuto ma non ricordava.
Glielo ricordo.
Inizio ad attaccar bottone.
Ma l’ago e il filo lo uso solo io, lei no.
Mi fermo.
Poi ascolto ciò che riferisce alla sua amica, il problema che ha all’occhio per cui è venuta in visita.
Lo shiatsu mi viene in aiuto, è una cosa che so.
Le chiedo se ha problemi in una parte del corpo.
Lei meravigliata mi dice di si.
E che sa che quella parte del corpo influisce sulla vista.
Poi aggiunge che ha fatto riflessologia plantare , in modo elementare, per integrarla nel suo lavoro.
Io gli rispondo che faccio Shiatsu.
Si ri-illumina ancora.
Ha sempre desiderato fare Shiatsu, un suo sogno ma ha paura.
Ho trovato la sintonizzazione giusta.
Parliamo.
Nel frattempo arriva il mio turno.
Entrando il medico mi dice che anche la ragazza con cui parlavo non doveva esserci stasera ma, sapendo che c’era un appuntamento libero e non sapendo che era stato già occupato da me, la moglie aveva chiamato la ragazza che necessitava di una visita.  
Un susseguirsi di combinazioni energetiche.
Entrambi li stasera, per caso e per un appuntamento declinato.
Entrambi legati al mondo energetico.
Chissà se tutto questo ha un senso o se lo avrà , oppure la mia mente fervida ci ricama sopra.
Nel frattempo io l’amo l’ho buttato.
Le ho lasciato i miei recapiti se decidesse di fare un trattamento shiatsu.
E tutto questo solo perché il mio insegnante di yoga stasera non poteva fare lezione.
Mi han sempre detto che praticare yoga fa bene ma, fino a stasera non avevo ancora percepito quella sensazione di benessere.

Sensazione che solo le discipline come lo yoga ti possono dare.   

mercoledì 2 dicembre 2015

PET SHIATSU

Le mie insegnanti , sono molto differenti tra loro.
Differenza , intesa non come distinzione ma come complementarità.
In una disciplina come la nostra in cui tutto si basa sul concetto di YIN e YANG, loro ne sono l'esempio vivente.
Si impara molto da entrambe e in modo diverso.
Una lezione spiegata da una di loro, riascoltata dall’altra ti da sempre un qualcosa in più.
Ti arricchisce.
Chi di loro ha un comportamento o un modo di porsi YANG , l’altra lo ha YIN e viceversa.
Fino a ieri pensavo che questi fossero solo pensieri della mia mente che tende ad osservare tutto.
Ma un evento ha dimostrato ciò che io percepivo.
Ho ricevuto un messaggio whatsapp da una delle due e , ho notato che la foto del suo profilo raffigurava un gatto.
Non ci crederete ma l’altra ha come foto del suo profilo, un cane.
Ma pur essendo di norma , cani e gatti, generi che non vanno d’accordo, loro invece sono molto amiche e in piena sintonia.
Complementari anche in questo.
Due insegnanti  YIN e YANG che ho la fortuna di esserne allievo.
Ma a questo punto una domanda me la sono posto.
Quando mi diplomerò , se mi diplomerò, potrò definirmi un allievo della scuola Shiatsu Masunaga o della scuola Pet Shiatsu ?

SOGNO REALE

Le ultime mie avventure amorose hanno sempre avuto lo stesso lieto fine.
Sono scappate vie dalla sera alla mattina senza mai più rivederle.
Lasciandomi orfano di cuore.
Di sicuro oltre che in loro, c’è qualcosa in me che non va e non piace.
Non mi tocca che rifugiarmi nei sogni.
Un mondo dove tutto è permesso e la tua vita va sempre bene, perché è quella che vorresti, che sogni e che non hai.
Stanotte sognando ho incontrato una donna , una persona che conosco e non so come mai sia entrato nel mio sogno.
Ma non mi sono fatto troppe domande.
L’ho vissuto.
Eravamo in treno.
Entrambi ci siamo accorti di aver bisogno di tenerezze.
Abbiamo iniziato a farcele.
Carezze , baci, appoggiare la testa sulla spalle dell’altro.
Mentre facevo questo , non so perché, non ricordo, mi son dovuto allontanare.
Al ritorno, non c’era più nulla.
Era andata via.
Scappata come le donne della vita reale.
Un vero trauma.
Ma qualcuno potrebbe obiettare che sono un uomo fortunato.
Sono un uomo che realizza i suoi sogni al punto che quando sogna, non può che sognare la vita reale.