domenica 27 dicembre 2015

HELLO DENISE

È un film di più di vent'anni fa.
Una visione del rifiuto del futuro e della tecnologia.
Il protagonista era il cellulare.
Uno strumento che iniziava un po' alla volta a prendere spazio nella nostra vita, come il tentacolo di un polipo che prima ti accarezza , ti liscia e poi ti stringe a se , senza lasciarti andare via.
Nel film la gente non parlava più se non al telefono, senza uscire mai di casa, senza mai incontrarsi.
Solo vita telefonica.
Mi sembrava una assurdità.
Un film reazionario.
E invece no.
Quella regista è un artista.
A differenza mia e di altri lei sapeva vedere  e prevedere il futuro.
Un futuro in cui i rapporti umani spariscono quotidianamente, salvo rimanere attivi sul telefonino, tramite il tentacolo più feroce, Internet.
Come scriveva una psicologa, così vicino così lontano.
Il cellulare, oggi smartphone, fa questo.
Ti avvicina al mondo ma ti permette di esserne distante.
La dimostrazione ulteriore l'ho avuta questo Natale.
Un po' per curiosità, un po' per disperazione, mi sono iscritto ad un sito di incontri offerto da Facebook.
Un mondo assurdo.
Di disperati, come me.
Ma di gente reclusa dentro di se.
Con la paura di entrare in contatto reale con gli altri .
Accontentandosi di chattare e null'altro.
Una vera solitudine.
Una volta le persone sole si mettevano insieme tra loro per cercare di raggiungere uno scopo comune, darsi forza l'un l'altro, nel gruppo.
Invece no , ognuno preferisce vivere l'illusione di una vita diversa, ma restando saldamente a quella povera che ha.
Molti la definirebbero sicurezza, stare al sicuro.
Io la definisco anch'io così ma, come cella , cella di sicurezza.
Intesa come prigione.

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