Ero convinto che fosse un evento dedicato ai bambini, traendo spunto dall’omonimo film. Invece, recandomi il giorno prima in biblioteca, ho scoperto che in realtà era un evento rivolto ad adulti, un concerto Folk Blues. Mi sono fatto conquistare dall’idea, quella di narrare in musica, storie che parlavano di un modo di essere americano e di una certa America, in luogo in cui sono gli oggetti in esso contenuti a parlarti della storia. Un bellissimo abbinamento. Mi sono organizzato e sono riuscito ad esserci. Avere questi eventi in un luogo in cui la vita serale offre poco o nulla, se non la natura da ammirare e godere, sono occasioni di intrattenimento che ti permettono di evadere dal normale quotidiano e stare insieme, anche se fuori dalla porta, pur conoscendosi si rimane divisi, ognuno per conto suo. L’evento ha riscosso molto successo, molte persone hanno deciso di esserci, altre si sono affacciate curiosamente, dubbiose, per capire cosa fosse, per poi farsi rapire. Il pubblico era formato più che altro da persone non più giovani. Diversamente, in contrapposizione, il musicista era giovanissimo. La musica ha iniziata a fluire, animando l’intero pubblico. Quella musica ha risvegliato in tutti noi, qualcosa di sopito o di nascosto. Tutti ci siamo lasciati andare, facendoci coinvolgere e partecipare attivamente all’evento. Chi battendo le mani, chi i piedi, chi entrambi e chi mentre faceva questo volgeva il pensiero verso qualcosa di passato e di bello. La musica ci ha cullato tutti in modo energico, un vero Rocking musicale. Dopo poco più di un’ora il tutto è terminato. Personalmente sono rimasto stupito, avendo l’evento la parola Notte e non Serata. Ma poi ho capito. Riosservando con la memoria quanto accaduto, quel suonare ha avuto lo stesso effetto di un trattamento Shiatsu, un dialogo con il nostro intimo che finalmente si è sentito ascoltato e partecipe, come da tempo non capitava. In effetti un trattamento Shiatsu non può durare a lungo, il tutto deve completarsi in un’ora, proprio come il concerto ha fatto. Pensavo di propormi e sottoporre in valutazione agli organizzatori un evento che portasse lo Shiatsu al Museo, ma quel bravissimo ragazzo, com maestria, lo ha saputo fare prima di me ed in maniera eccelsa. Toccando con le sue mani non il nostro corpo, ma le corde delle sue chitarre e le corde delle anime nostre tutte.
domenica 30 settembre 2018
giovedì 27 settembre 2018
TEPORE
In questa estate soffocante rifuggivo da te.
Ma vuoi per cercare alternative, vuoi perché ci ero obbligato, ho dovuto frequentarti.
Il solo pensiero mi angosciava.
Ma la certezza che dopo di te ci fosse altro, mi dava la forza per affrontarti.
Ieri è capitata la stessa cosa, ma la stranezza è che ti ho cercata io.
Sapevo che in questa giornata di primo freddo autunnale, potevi donarmi il tepore che necessitavo e, così è stato.
Allora ho capito che, nessuno è fastidioso o piacevole.
Si diventa tali nel momento in cui ci si incontra.
Occorre imparare a incontrarti nel momento giusto oppure incontrandoti in quello sbagliato, sapere che in un altro momento sarai diversa.
Donandomi ciò che mi occorre, il tepore e la piacevolezza.
Se applicassi questo criterio applicato alla strada che ho voluto camminare ieri, anche alle persone, vivrei e vivremmo tutti meglio.
Consci che ognuno nel momento giusto è in grado di dare tepore e piacevolezza.
Basta saper attendere e cogliere il frutto.
Non avere fretta e sopportare.
Come fa la natura.
Come non siamo più abituati a fare, per dimenticanza e per la troppa fretta nel volere le cose, pur sapendo che è il tempo sbagliato per volerle.
mercoledì 26 settembre 2018
DESTINO
Ancor oggi il destino mi ha riservato una bella sorpresa.
Le sorprese che compaiono quando fai qualcosa di diverso dal solito quotidiano.
Proprio come oggi che ho deciso di anticipare il mio andare in biblioteca anziché domani.
Aperta la porta la sorpresa si è manifestata.
L’ho rivista come lo scorso venerdì.
Strano il destino, sono convinto che se l’avessi cercata non sarei mai riuscita ad incontrarla.
Invece il destino ha voluto così, grazie anche al mio agire diversamente.
Le ho subito detto “il destino vuole che ci incontriamo, mettendoci sulla stessa via”.
Lei mi risponde “più che il destino è il Comune, mi hanno assunto in biblioteca da due settimane”.
SALVABEBE'
Viviamo in un’epoca o forse è sempre stata una attitudine del pensiero occidentale, in cui anziché risolvere il problema all’origine si cerca di trovare un rimedio alle conseguenze del problema.
Ti inventano gli assorbenti per le perdite urinarie anziché trovare la soluzione al problema delle perdite urinarie.
Ti inventano dei pseudo farmaci per chi la notte è costretto a svegliarsi, causa problemi di prostata, per pisciare , piuttosto che trovare la soluzione.
Ti mettono svariati sensori all’interno delle auto, per evitare i più diversi inconvenienti ma, sono così sensibili o mal montati che, alla fine non ci fai più attenzione e per di più diventano un fastidio per chi guida.
Ora hanno inventato un impianto salvabebè, per evitare le morti accidentali dei bambini lasciati in macchina.
In questo caso è uno strumento lodevole, perché con la vita non si scherza, per di più quella dei bambini.
A ben pensarci, però tutti questi strumenti, portano con il tempo a deresponsabilizzarci e a perdere l’istinto umano del controllo per evitare il danno.
A cosa serve controllare, tanto c’è una macchina che lo fa per noi, che ci avvisa con notifiche , App , allarmi sullo smartphone.
Già mi immagino persone che, già oggi, lasciano tranquillamente bambini in macchina per andare a comprare qualcosa o andare al bar, farlo con molta più libertà, tanto mi avverte lo Smartphone.
E se lo smartphone non funziona ? Il segnale arriva troppo tardi , per problemi di linea ? Se lo dimentichiamo in macchina insieme ai bambini ?
Tutto questo mi riporta all’epoca di quando io ero bambino, quando tutte queste cose non esistevano.
Da piccolo, io tra le tante cose, aiutavo la mia Mamma a fare la spesa.
Non che andassi con lei, ci andavo io da solo.
Forse sarà per questo che io sono affascinata dai supermercati, anche se alla mia epoca, nella mia città, non ne esistevano.
Mia Mamma però, mi sa che fosse di scuola orientale più che occidentale.
Al ritorno dalla spesa, qualora io dimenticassi qualcosa o mi venisse venduto qualcosa diverso da quello che lei mi aveva indicato, attivava il suo sensore.
Botte da orbi.
Col tempo, non ho più dimenticato nulla, non ho più permesso che mi venisse venduto qualcosa di diverso e per di più tutto questo annotando tutto a mente la spesa da fare, perché la mia Mamma non era uso scrivere note di spesa, era mio onere ricordare tutto.
Questo non perché io migliorassi con il tempo, semplicemente, le conseguenze a cui sarei andato incontro, mi hanno costretto a migliorare.
Purtroppo in modo maniacale nel controllo e nella memoria, tanto che ormai il mio cervello non mi segue più, si è rotto i coglioni.
Se qualcuno, ai miei tempi veniva dimenticato in macchina, qualsiasi estraneo se ne occupava immediatamente, l’indifferenza non era parte di quell’epoca.
Era meglio quell’epoca o questa, in cui ci fanno diventare dei rincoglioniti grazie agli strumenti che pensano per noi ?
Non lo so, ma so che se la mia Mamma fosse ancora viva, mi avrebbe riempito di sberle che, mi avrebbero evitato o fatto riflettere, sugli errori commessi, a cui purtroppo, col tempo, non c’è più rimedio.
Neanche con lo smartphone.
Io ne ho addirittura due ma, continuo a fare le stesse cazzate e pagarne le dovute conseguenze.
giovedì 13 settembre 2018
ISTINTO
Oggi per fortuna anziché seguire ciò che volevo fare, ho seguito il mio istinto.
Per la prima volta, ho affidato la mia vita a qualcun altro.
Così facendo ho trascorso un piacevole momento, scoprendo, meravigliandomi, ciò che non cercavo.
E’ proprio quello il bello della scoperta, scoprire ciò che non cercavi mentre cercavi tutt’altro o evitavi tutt’altro.
Ho scoperto di una donna che è una donna, mentre io credevo, tradito dal suo giovanile aspetto, fosse ancora una fanciulla.
Ho scoperto che i miei sentimenti da emigrato sono gli stessi di chi come me, ha dovuto lasciare la sua terra per cercare una vita migliore o più degna.
Una vita migliore ma con delle nubi, delle oscurità, un prezzo che in ogni scelta che si fa si deve sempre pagare.
Ho scoperto la similitudine dei comportamenti tra il mio posto natio e quello della fanciulla donna.
E’ stato come specchiarsi in qualcosa che non riuscivi più a riconoscerti, come ritrovare in un altro le tue stesse radici.
Non so definirla come sensazione, è come ripescare un ricordo e riportelo dinanzi ai tuoi occhi per riviverlo.
Bellissimo ma impossibile da descrivere.
Tutto questo grazie ad aver seguito il mio istinto nel scegliere dove andare a bere un buon caffè durante la pausa pranzo.
WHO AM I?
In this period of my life, I don’t know who I am.
I don’t feel me in anyone role.
I don’t feel as a father, I don’t feel as a lovers, I don’t feel as a person.
It’s a situation very bad, a bad feeling.
It’s like to live in a continue dream, where the other live their life and you can only to observe, because you dream and you can’t attend at the dream.
Never mind what you are or what you can do.
Nothing is allowed you in this life , except to observe, like in a dream.
So, what to do ? To continue, hoping that will change, or to think different, to watch your life in a different way ?
I don’t know, I know that I need other, but other isn’t possible for me, now.
Maybe that all will change when I will understand who I am.
But I don’t know, maybe I’m too old to wait that this will happen or I must give up and to accept all this.
Maybe it’s time to buy a couch, at least I observe more comfortably.
mercoledì 12 settembre 2018
IF YOU DON’T USE IT, IT DOESN’T FUNCTION
È proprio vero, quando qualcosa non viene usata, perde la sua funzionalità.
Non c’è più fluidità, il meccanismo risulta poco lubrificato, con il rischio di incepparsi e fare cilecca proprio quando ti occorre, dopo tempo che non l’usavi.
Ne ho avuto conferma stasera.
Di come sono delicati questi meccanismi, quasi avessero bisogno di attenzione e cura, come per ogni essere vivente, affinché possa rispondere con destrezza quando se ne vuole fare uso.
Ma purtroppo non è tanto colpa mia.
Non è che non l’abbia usato, semplicemente non può essere usato da solo.
Certo magari qualcuno lo farà ma io no.
Non sono ancora arrivato a quel punto.
Ma prendere atto che quando finalmente qualcuno vuole farne uso con te e non funziona, è deprimente e scoraggiante.
Non sai a chi dare la colpa qualora possa essere data.
Ma certo rimane il rimpianto del l’impossibilità di fare quell’atto che, da tempo mai più ti capitava e chi sa mai quando ti ricapiterà.
Mi veniva quasi da piangere per la disperazione, ma bisogna considerare che ha i suoi anni e non bisogna stupirsi quando accade.
Bisogna prenderla con filosofia.
Vorrà dire che se qualcun altro vorrà chiamarmi, se il citofono dovesse ancora non funzionare, spero che non si arrenda e cercherà dì contattarmi in altro modo.
Diversamente era solo un atto fugace.
Una suonata e via.
giovedì 6 settembre 2018
ARRIVAVI
Arrivavi da lontano, avvicinandoti lentamente al mio sguardo.
Più vicina ti trovavi e meglio si definiva la bellezza che portavi.
Elegante, sinuosa, luminosa.
Giunta al final della strada, attraversando, i nostri sguardi si sono incrociati, come chi attende l’arrivo o il trovare, della persona amata.
Ma anziché entrare dalla porta, posare la tua borsa e sederti accanto a me, hai voltato l’angolo.
Lasciandomi solo con la mia illusione, solo con il mio sogno, con i miei occhi ancora pieni di te.
lunedì 3 settembre 2018
IO E LADY GAGA
INFELICI DI NIENTE
NUVOLE
sabato 1 settembre 2018
LE BARISTE BOXER
Sono ragazze, donne, che nel svolgere il loro lavoro danno quel qualcosa in più.
Quello che ogni cliente si aspetta di trovare, una volta solcato l'ingresso del bar, accoglienza.
Sono bariste che hanno capito come occorre comportarsi lavorando in quel contesto.
Come dei boxer professionisti e navigati, sanno che la regola principale sta nell'applicare con la giusta alternanza il concetto di "Distanza e Vicinanza".
Come boxer sanno incassare ma sanno rispondere con altrettanto piglio.
Ti danno confidenza, ti sorridono, sanno scherzare ma, allo stesso modo sanno restare a distanza.
Questo permette a chi frequenta quel bar di sentirsi in un ambiente genuino e vitale.
Forse perché sono di origine non italiane, e meridionali come me.
Hanno la solarità che gli appartiene, ma quel giusto sole che ti rende l'umore buono e non infastidito dalla troppa luce.
Sono lavoratrici instancabili, con carattere.
Nell'osservarle non ti viene di porre attenzione a qualcosa del loro fisico, perché sei coinvolto e affascinato dal loro modo di fare.
Sembrano schermaglie di altri tempi.
Non per niente sono bariste del novecento non millenians.