mercoledì 27 febbraio 2019

UNA MADRE

L’ho vista affacciarsi al balcone mentre lo preparava, pulendolo, per stendere i panni.
L’ho vista stendere i panni, stancamente, come chi è senza sostegno e senza condivisione del fare quotidiano, sola.
Una madre luminosa con gli occhi spenti dal dolore che porta, ma che deve silenziare.
Dolore a cui non può dare voce perché ha qualcuno a cui badare, che di quel dolore non deve portare peso, né deve percepirlo.
Una madre che non pretende chissà che cosa, se non qualcuno che si prenda cura di lei, come lei fa per tutto quello di cui si occupa.
Una carezza, un abbraccio, un bacio, una parola di conforto e di intimità, nulla di più.
Cose semplici che di improvviso, causa la vita, gli sono venute a mancare, in quanto tolte, da chi prima c’era e ora non c’è più.
Chiedendosi, a volte, se forse avesse una colpa per tutto questo.
Ma una madre non può avere colpe, perché prima di essere donna, antepone il suo essere madre.
A volte queste scelte, come tutte le scelte che si fanno, hanno una conseguenza.
In questo caso la conseguenza di essere una madre.

lunedì 25 febbraio 2019

NESSUNO TI VUOLE

Ne devi prendere atto, nessuno ti vuole.
Qualsiasi cosa tu faccia, non interessi a nessuno.
Anche se le stesse cose fatte da altri, interesserebbero tutti.
Il problema sei tu, renditene conto.
Se non sei ancora riuscito a risolverlo, sarà di impossibile soluzione.
Oppure sarà così profondo, che neanche un palombaro riuscirebbe ad esserti di aiuto.
Datti pace.
Lascia perdere.
Dichiara fallimento.
Continua a vivere per quel che puoi.
E se non puoi, continua a vivere lo stesso, senza illuderti però che un giorno possa cambiare.
Perché nulla cambierà.
Perché nessuno ti vuole.

ARE YOU ?

“Mah….sei tu?”.
“Dici a me ?”
“Si, certo che dico a te”.
“Beh, allora, certo che sono io. Non sono certo di nulla nella mia vita, ma che io sono io, ne sono certo, nessun dubbio”.
“Ah,Ah…E come fai a saperlo?”.
“Me lo dice la vita ogni giorno, presentandomi l’impossibilità quotidiana nell’avere ciò che desidererei”.
“Forse devi abbassare le pretese. Non credi ?”.
“Ormai sono rimasto nudo, ho abbassato tutto, finanche le mutande”.
“Allora sei proprio tu. Ti riconoscerei tra mille”.
“Lo spero bene, per gli altri 999, almeno”.

giovedì 14 febbraio 2019

LA CANTERA

Una società sana è progredita, si distingue dalle altre, nella sua attenzione verso il futuro.
Queste società investono sui giovani, sulla formazione.
Preparano le future classe dirigenti.
Consce che i giovani sono portatori di nuove idee oltre che di entusiasmo.
Queste società sono quelle destinate ad evolvere, a distanziarsi dalle altre.
Sono società aperte al nuovo, consapevoli del mondo che cambia.
Società che si preparano al futuro che avverrà.
Alcune di queste creano delle strutture fin dalla prima infanzia, per crescere i dirigenti del futuro.
Similmente alle squadre di calcio, tipo Barcellona, hanno la loro cantera.
Preferiscono coltivare, crescere e far maturare nel proprio territorio, piuttosto che doversi affidarsi al mercato in cerca di talenti.
Il paese in cui vivo, purtroppo non investe sui giovani, ne svilisce il loro potenziale, costringendoli ad emigrare dove quel potenziale è riconosciuto.
Ben poche realtà, all’interno del nostro paese, sono così moderne ed avanzate.
Una di queste, da sempre attenta allo sviluppo della modernità, è la Camorra.
Da sempre, nella sua attività delinquenziale, ha abbinato una enorme capacità imprenditoriale.
Io, senza volerlo, da piccolo, mi son trovato ad osservare questi meccanismi, queste evoluzioni, vivendo in una città che è, purtroppo, il regno di questa società delinquenziale.
Mi sono sempre chiesto come mai, dei delinquenti, hanno sempre avuto un occhio attento verso il progresso, rispetto a chi di mestiere dovrebbe essere deputato a farlo, per creare una società migliore.
Oggi apprendo che anche la Camorra ha creato la sua cantera.
Una formazione alla delinquenza, per ben preparare i delinquenti di domani, affinché il dominio sul territorio non venga mai perso.
Formandoli, successivamente, in nuovi territori, mandandoli anche a fare esperienza lontano da casa, per imparare a delinquere in zone in cui è più facile farlo.
Una assurda e triste consapevolezza che, chi in quella città non è cresciuto, non può avere né può capire.
Ma presto, ahimè, ci troveremo ad aver a che fare con questi ragazzi della cantera napoletana.
Mi toccherà emigrare ancor di più, come fatto tanto tempo fa, per starne lontano, oppure dovrò arrendermi alla triste realtà.

domenica 10 febbraio 2019

CONTATTI UMANI

Oggi finalmente non sono stato solo, come di normale abitudine.
Ho avuto dei contatti umani, quelli che oggi giorno sembrano una rarità.
Ho avuto delle conversazioni.
Attività a cui non sono pratico e mi mettono in difficoltà, in quanto il mio normale dialogo è con un libro o con un giornale.
A volte anche con me stesso ma, è meglio non dirlo in giro, potrebbero prendere provvedimenti.
Oggi è avvenuto il miracolo.
Forse sto cambiando io.
Il mio lavoro di ricerca interiore sembra funzionare, avere i suoi frutti.
Io che all’inizio non ci credevo, oggi sono stato felicemente smentito.
Ho avuto diverse conversazioni, una dietro l’altra.
Alcune con whatsapp altre con messenger.
Per di più con donne.
Una giornata da incorniciare.
Di quelle che non vivevo da tempo.
Immaginatevi le altre.

mercoledì 6 febbraio 2019

CHE BELLA

Che bella, che bella che è.
Una bellezza semplice, non ostentata.
Una bellezza che qualsiasi cosa aggiunta, la snaturerebbe anziché arricchirla.
Una bellezza solare e accogliente.
Una bellezza quasi timorosa di essere tale.
Una bellezza che fa bene agli occhi, al cuore e all’anima di chi l’osserva.
Una bellezza, la cui vera natura la può cogliere solo chi ne ha la sensibilità.
Una bellezza d’animo.
Una bellezza che nasce da dentro.
Una bellezza che non ha bisogno di essere vestita, lo è già di suo.
Una bellezza partorita come da un pennello, non riproducibile.
Una bellezza che ti dà la gioia di vivere nel viverla.
Una bellezza di cui sei consapevole di poter essere solo un osservatore.
Alla stregua di ciò che potresti essere, osservando la Luna, splendida e irraggiungibile.

domenica 3 febbraio 2019

RISPECCHIARSI

Chissà se è vero che le scelte che fai hanno un motivo di essere. Una ragione che neanche tu conosci, ma che ti si rivela vivendo la scelta fatta. Ieri è stata la scelta di un film, scelta che è stata dettata più dall’opportunità nel fare prima altre cose e dalla curiosità di vederlo senza averlo potuto vedere prima per diversi motivi. Un film che dopo essere iniziato, si rivelava noioso, non tanto per la storia, ma forse perché mi aspettavo una diversa narrazione, oppure mi ha confuso la contestualizzazione dei luoghi in cui era svolto e che non sapevo. Poi è arrivata la frase che ha cambiato tutto, che ha dato il senso al tutto, il rispecchiarsi. “Credo che DIO si sia sbagliato con me, dandomi il talento di dipingere per persone che non sono ancora nate”. Sembrava una frase uscita dalla mia bocca. Non che io mi ritenga un talento, come lo è invece stato Van Gogh. Ma io ho questa sensazione, di vivere in una era sbagliata. Di essere in anticipo rispetto al futuro. Per cui è impossibile comprendermi, affidarsi a me. Come se tutto quello che io faccia, agli occhi degli altri non può essere compreso, perché lontano dal normale vivere. Lontano da quello che fanno la maggior parte delle persone. Io con il mio agire, confondo, perché faccio tanto. Ho tantissimi interessi che in realtà hanno una unica comune denominazione che ad altri non è possibile o non interessa cercare. In tutte le cose che faccio c’è sempre l’ascolto. Atto che accomuna tutto ciò che intraprendo. Dal cucinare, dal fare dolci, dallo scrivere, dal leggere, dall’imparare a praticare Shiatsu, a vedere film, fare teatro e così via. Tantissime cose agli occhi degli altri. Ma in un mondo in cui nessuno ascolta nessuno, chi fa del suo atto principale l’ascolto, è destinato a fallire, ad essere escluso, da tutto e da tutti. Non è pessimismo, è un dato di fatto con cui fare i conti. E, Van Gogh, lo insegna con il suo vivere, escluso dal mondo in cui era vissuto, per poi essere celebrato e ambìto nel mondo in cui non ha potuto nascere. Il fascino di venire al mondo con un destino che tu non conosci, non comprendi, ma LUI, DIO, sa perché l’ha fatto. Nulla è stato invano. Anche se purtroppo è stato vissuto con sofferenza e dolore per poi germogliare i suoi frutti, quando l’anima è nell’aldilà. Permettendo agli altri di comprendere quella grandezza e farne tesoro per una vita migliore.

HOSPICE

Ho preso possesso del mio posto al bar. Ormai da tempo sta diventando il luogo in cui trascorro il mio tempo libero. A molti può sembrare triste, lo è anche per me, ne sono consapevole. Ma poi penso che l’alternativa sia il girovagare inutilmente in cerca di chissà chi o che cosa. Forse è più triste questo, un bel dilemma. Mi rendo conto, però, grazie alla frequenza, di non essere l’unico a trascorrere il proprio tempo in questo modo. Certo altri sono in compagnia, lieta non so, a differenza mia che sono solo, lieto certamente no. Molti fanno come me o io mi sono ridotto a fare come loro, non saprei dire. Di sicuro in questo mondo in cui regna sovrana la Regina Solitudine, gli spazi aggregativi, come i bar, permettono di alleggerirla o di poggiarla a terra per un attimo. Fungono un po da Hospice, in cui ti illudi di appartenere a qualcosa, di quel qualcosa che non hai più, che hai perso e non puoi più chiederne la restituzione. Ormai ci si conosce, ci si saluta, si condivide. Restando però ognuno al proprio posto. Come in una camera d’ospedale, in cui si è costretti a letto, non potendo fare diversamente, piuttosto, si chiacchiera con gli estranei che hai intorno. Estranei che forse in altri contesti, neanche lontanamente si frequenterebbero, ma la circostanza facilita ciò che diversamente non sarebbe. Qualcuno leggendo, potrebbe dire, che vita di merda. Lo so, ma è la mia vita e al momento altro non mi è concesso o non ho più le energie per cercarlo. Consapevole del magro bottino ottenuto dalle ricerche precedenti. Fortuna che ci sono questi Hospice a dare un non senso al nulla.

venerdì 1 febbraio 2019

TO DARE

Oggi ho osato.
Mi sono dato coraggio, non mi sono fatto bloccare dalla sua presenza.
L’ho sfidata.
Non potevo per colpa sua mancare all’appuntamento di oggi.
Mi sono organizzato in funzione della sua venuta.
Non mi sono fatto cogliere impreparato.
Pur potendomi svegliare più tardi, ho preferito alzarmi comunque prima, per assaggiare la sua presenza dove abito.
Iniziare a prenderci contatto, a confrontarmi con essa.
Ho camminato per le strade del paese, con cautela, valutando ogni passo.
Preso il caffè sono ritornato e mi sono messo in viaggio verso Milano, dove sapevo che mi aspettava, ma con una presenza ben più voluminosa.
Ma il coraggio mi ha dato la carica.
Per tutto il viaggio ho immaginato come affrontarla fieramente.
Senza farmi prendere dal panico.
Non farmi impedire da essa.
Arrivato a Milano, c’era una sensazione strana, di assenza.
Eppure c’erano tutti, la giornalaia, i filobus, il bar panificio aperto.
Mancava solo lei.
La neve.
Avvisare no?
Per tutta la settimana mi ha angosciato minacciandomi il suo arrivo e poi non è arrivata.
Che stronza.
Mi ha solo preso per il culo.
Prendendosi gioco di me e della mia ossessione per lei.