L’ho vista affacciarsi al balcone mentre lo preparava, pulendolo, per stendere i panni.
L’ho vista stendere i panni, stancamente, come chi è senza sostegno e senza condivisione del fare quotidiano, sola.
Una madre luminosa con gli occhi spenti dal dolore che porta, ma che deve silenziare.
Dolore a cui non può dare voce perché ha qualcuno a cui badare, che di quel dolore non deve portare peso, né deve percepirlo.
Una madre che non pretende chissà che cosa, se non qualcuno che si prenda cura di lei, come lei fa per tutto quello di cui si occupa.
Una carezza, un abbraccio, un bacio, una parola di conforto e di intimità, nulla di più.
Cose semplici che di improvviso, causa la vita, gli sono venute a mancare, in quanto tolte, da chi prima c’era e ora non c’è più.
Chiedendosi, a volte, se forse avesse una colpa per tutto questo.
Ma una madre non può avere colpe, perché prima di essere donna, antepone il suo essere madre.
A volte queste scelte, come tutte le scelte che si fanno, hanno una conseguenza.
In questo caso la conseguenza di essere una madre.
mercoledì 27 febbraio 2019
UNA MADRE
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