domenica 3 febbraio 2019
HOSPICE
Ho preso possesso del mio posto al bar.
Ormai da tempo sta diventando il luogo in cui trascorro il mio tempo libero.
A molti può sembrare triste, lo è anche per me, ne sono consapevole.
Ma poi penso che l’alternativa sia il girovagare inutilmente in cerca di chissà chi o che cosa.
Forse è più triste questo, un bel dilemma.
Mi rendo conto, però, grazie alla frequenza, di non essere l’unico a trascorrere il proprio tempo in questo modo.
Certo altri sono in compagnia, lieta non so, a differenza mia che sono solo, lieto certamente no.
Molti fanno come me o io mi sono ridotto a fare come loro, non saprei dire.
Di sicuro in questo mondo in cui regna sovrana la Regina Solitudine, gli spazi aggregativi, come i bar, permettono di alleggerirla o di poggiarla a terra per un attimo.
Fungono un po da Hospice, in cui ti illudi di appartenere a qualcosa, di quel qualcosa che non hai più, che hai perso e non puoi più chiederne la restituzione.
Ormai ci si conosce, ci si saluta, si condivide.
Restando però ognuno al proprio posto.
Come in una camera d’ospedale, in cui si è costretti a letto, non potendo fare diversamente, piuttosto, si chiacchiera con gli estranei che hai intorno.
Estranei che forse in altri contesti, neanche lontanamente si frequenterebbero, ma la circostanza facilita ciò che diversamente non sarebbe.
Qualcuno leggendo, potrebbe dire, che vita di merda.
Lo so, ma è la mia vita e al momento altro non mi è concesso o non ho più le energie per cercarlo.
Consapevole del magro bottino ottenuto dalle ricerche precedenti.
Fortuna che ci sono questi Hospice a dare un non senso al nulla.
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