venerdì 30 novembre 2018

IL TRIANGOLO

A dirla tutta, non lo avevo mai considerato, come diceva Renato Zero.
Certo qualche fantasia, non nascondo, ma nulla più.
Ma nella realtà mai, fino ad oggi.
Oggi senza volerlo mi ci sono trovato dentro.
In un primo momento mi ha creato un po’ di sgomento e stupore.
Ma senza rendermene conto, mi sono abituato con piacere a questa alternanza.
Grazie alla loro capacità, hanno saputo farmi sentire a mio agio.
A questo prendersi cura di me, a turno, un po’ alla volta.
Farsi carico dei miei bisogni, ascoltare il mio corpo.
Due donne nello stesso tempo, ma mai insieme.
Mai capitato prima, ma molto bello.
A pensarlo prima non lo avrei mai detto.
Una che mi tagliava i capelli, l’altra che mi faceva lo shampoo, ancora l’altra che mi asciugava i capelli e così via.
Un triangolo estetico, tra un uomo e due donne.

lunedì 26 novembre 2018

COLLEGHI

Ho sempre creduto di apparire strano. Bere il caffè all’aperto, al bar vicino al supermercato, anche quando il tempo consiglierebbe di rintanarsi dentro. Ma ai rumori , al chiuso, alle luci innaturali, io preferisco l’aria aperta. Credevo di essere solo, di essere un pazzo. Ma oggi ho scoperto che anche un’altra persona fa come me. L’avevo già notata, ma credevo fosse qualcosa di occasionale e, poi la scorsa volta, si poteva ancora scegliere, se stare fuori ben coperti o iniziare a rintanarsi. Oggi però lo ha ripetuto, quindi come due anime che hanno gli stessi sentimenti, ho vinto la mia timidezza e gli ho parlato. Gli ho chiesto perché facesse così, e mi ha risposto con le mie stesse risposte. Gli ho chiesto allora di dove fosse originaria, mi ha risposto che è Veneta, originaria delle montagne e residente ora al mare. Una persona che come me, è abituata a confrontarsi con l’infinito, con la bellezza della natura. Natura che in questi luoghi è cementata e quindi, appena si può, gente come noi la rifugge e si gode la natura che gli è concessa, stare all’aperto. Si chiama Carlotta. La mia nuova collega del Bar. Colleghi di Feeling.

venerdì 23 novembre 2018

SILENZIO DISSENSO

Sono cresciuto imparando che in alcune circostanze il silenzio stava ad indicare assenso.
Ora la tecnologia imperante, con i suoi strumenti che tengono tutti, teoricamente a km zero, ha cambiato il paradigma.
Il silenzio è diventato dissenso.
Oggigiorno se qualcuno non ti risponde, è per dirti NO.
Come diceva Alan Sorrenti, son tutti “Figli delle stelle”.

ESUBERI

Alcuni comuni in Italia e molti nel territorio a me vicino, hanno fatta loro l’iniziativa adottata dalla municipalità di Tokyo.
La municipalità di Tokyo per affrontare il problema della sovrappopolazione, offre a chi decide di lasciare la città per andare a risiedere lontano da essa, ben 25000 Euro.
Appena letto la notizia, mi sono collegato al sito del mio comune, per verificare se anch’esso partecipasse all’iniziativa.
Accertatomi della sua partecipazione, mi sono recato in comune.
Di questi tempi 25000 Euro non sono mica da buttare via e, poi per me, abitare qui o da altra parte poco cambia, se poi mi pagano meglio ancora.
Arrivato all’ufficio dedicato a queste pratiche, mi fanno compilare un modulo per poi mettermi in fila e presentarlo allo sportello per protocollare la richiesta.
Giunto il mio turno, consegno la richiesta ma, mi dicono che per formalità, dovrà comunque essere valutata dalla commissione esuberi cittadini.
Mi sarà data risposta via e-mail, in cui sarà, eventualmente, indicato il procedimento per ricevere quanto offerto.
La risposta non si è fatta attendere.
Con la efficienza che lo contraddistingue, il comune mi ha risposto il giorno dopo.
Fantastico.
La domanda, però, è stata rifiutata.
La motivazione è stata chiara e inoppugnabile.
Mi è stato detto che guadagnano di più loro nel ricevere contributi da tutti i comuni, partecipanti all’iniziativa per accogliere i migranti in esubero.
Difatti pur di non avermi tra i loro residenti, daranno ognuno di loro 5000 Euro al mio comune per farmi rimanere dove sto.
Anche se la notizia non mi ha fatto piacere, posso capirli.
Economicamente, la loro decisione è giusta.
Spero che almeno un panettone per Natale me lo regaleranno.

mercoledì 21 novembre 2018

COSA NON SI FA PER AMORE

Cosa non si fa per amore.
Quando mi sono innamorato di una gelataia, mangiavo gelato tutti i giorni, anche di inverno, pur di vederla.
Quando mi sono innamorato di una pasticciera, continuavo a cibarmi di dolci, pur di incontrarla e addolcire il mio cuore.
Quando mi sono innamorata di una sarta, mi strappavo le vesti, pur di starle vicino mentre me le ricuciva.
Quando mi sono innamorata di una agente editoriale, ho scritto un libro per lei, per raccontargli tutto il mio amore.
Quante altre cose ho fatto, per tutte le donne che ho amato.
Ora mi sono innamorato di una netturbina, una che raccoglie rifiuti.
Una volta tanto, non dovrò fare nulla di straordinario per lei, mi basterà essere me stesso.

mercoledì 14 novembre 2018

RAPPORTI

Ormai non ne sono più capace.
Sono ancora bravo a crearli, ma non riesco più a saperli gestire e a manutenere col tempo.
Si rompono tutti.
In maniera irreparabile.
Mi sa che mi tocca andare a fare il garzone da un meccanico ciclista, per imparare come si fa.

martedì 13 novembre 2018

PETIZIONI

Ricevo petizioni da firmare per salvare i delfini.
Ricevo petizioni da firmare per tutelare i tonni.
Ricevo petizioni da firmare per salvaguardare gli oceani.
Ricevo petizioni da firmare contro lo sfruttamento dei boschi.
Ricevo petizioni da firmare per i cani maltrattati.
Ma qualcuno vuole occuparsi di me ?
Qualcuno si accorge di come vivo ?
Qualcuno si interessa per le mie pene e le mie afflizioni ?
Perché nessuno sottoscrive una petizione per me ?

Firmato
Un essere umano.

giovedì 8 novembre 2018

FIDUCIA

Oggi ho guardato le previsioni del tempo e davano sole. Mi sono affacciato alla finestra e pioveva. Non sapevo di chi fidarmi. Se delle previsioni del tempo o del tempo reale. Ho scelto. Mi sono fidato delle previsioni, sono uscito senza ombrello e con ottimismo. Ovviamente pioveva e mi sono infracidato completamente di acqua. Però ho imparato a fidarmi. Ma ho anche imparato che non bisogna mai farci affidamento.

PRENOTAZIONI

Oggi mi è arrivato una e-mail da Ticket One, che mi avvisava della messa in vendita dei biglietti per il prossimo concerto di Vasco a Milano. Immediatamente, essendo io un appassionato, ho subito provveduto all’acquisto. Non ho neanche guardato in che data fosse, per Vasco qualsiasi giorno va bene. Mi libererò per lui. Data la conferma del pagamento con carta di credito, mi sono stati inviati i biglietti via e-mail. Finalmente erano nelle mie mani, le mie chiavi di accesso allo stadio per sentire il mio Vasco. Guardando bene, noto una cosa strana, il concerto è nel Luglio del 2019. Mi son detto, qui hanno fatto un errore di stampa. Ho contattato la società e mi ha detto che non si trattava di un errore, la data era giusta. Luglio 2019 ? Non ci posso credere. Stamattina ho prenotato una colonscopia e mi hanno dato appuntamento il 29 Dicembre.

DONNE CON LE BORSE

Strano il cervello.
Ci sono persone che frequentano i tuoi stessi luoghi allo stesso momento in cui li frequenti tu, ma non ci fai caso.
Come se non esistessero, fossero trasparenti.
Poi capita una sera che, venga attirata la tua attenzione e, queste persone, di colpo, inizi a notarle.
Ti capita anche di vederle dove non pensavi di vederle.
E’ come se il cervello avesse aperto una porta visiva che prima fosse chiusa e, ora spalancata, facendoti vedere tutto quello che c’è da vedere.
Chissà perché capita questo.
Chissà che meccanismi ha il nostro cervello per selezionare una vista a scapito di un'altra.
Comunque per l’esperienza visiva avuta, il tutto è stato per merito di una borsa.
Borsa che mai prima avevo notato, ma che quando la noti non puoi più essere indifferente.
Una borsa enorme e, nello stesso tempo stupenda.
Una borsa che ti da il senso dell’accoglienza, della protezione.
Una borsa in cui ripararsi per difendersi dai mali quotidiani.
Una borsa rifugio.
Come sono fantastiche e temerarie, queste donne con le borse.
Solo una donna con personalità può indossarla e portarla serenamente in giro, una borsa immensa come questa.
La prossima volta che mi capita di incontrarla in treno e mi capita di restare in piedi, le chiederò se potrà accogliermi nella sua borsa fino a destinazione.
Così da potermi leggere il libro e ascoltare musica in tutta comodità.

PERCEZIONE

Noi non siamo ciò che siamo.
Noi siamo come siamo percepiti.
È questo che mi fotte.
Oltre ad essere quello che sono.

mercoledì 7 novembre 2018

BRAIN DRAIN (FUGA DI CERVELLI)

Anche il mio cervello è andato in fuga.
Mi ha lasciato qui da solo.
Anche lui.

martedì 6 novembre 2018

NOSTALGIA

Stamattina mi sono svegliato con un sentimento di forte nostalgia.
La nostalgia del mio paese natio.
Non so quale meccanismo l’abbia scatenato, ma so che la nostalgia era forte.
Avevo bisogno di qualcosa che mi facesse, almeno ricordare, in qualche modo, quel luogo.
Dove abito è un po' difficile trovare quanto il mio animo richiedeva.
Per di più in una giornata uggiosa come quella di oggi.
Oggi nulla poteva tornarmi in soccorso.
Anzi per ironia della sorte, tutto mi confermava il luogo in cui ero.
Treni in ritardo, metropolitane piene, strade trafficate, gente, come me, affannose ad entrare in ufficio piuttosto che godersi con calma quel breve cammino.
In più anche la pioggia.
Ma ad ora di pranzo è avvenuto il miracolo.
Quelle cose che avvengono quando meno te le aspetti o non ci fai più conto.
Oggi diversamente dagli altri giorni ho voluto passeggiare in una diversa strada, per cambiare scenografia cittadina.
Proprio quando cambi le tue solite vie, ti capita di trovare quello che non stai più cercando.
Camminando per quella strada ho trovato il mio legame alla terra natia.
Mi sono sentito come se fossi li.
Ho visto tre Tram fermi lungo la strada.
Non capendo il perché, ho chiesto ad uno degli autisti che, mi ha riferito che era tutta colpa di una macchina parcheggiata in prossimità dei binari del Tram, dove non poteva, impedendo ai Tram di proseguire.
Una scena surreale per tutti i presenti, ma per me familiare.
Fantastico.
Mi sembrava di essere a Napoli.
Mi sono sentito a casa.
Sentivo, mentalmente, anche il profumo del caffè, delle sfogliatelle, della pizza e del mare.
La mia nostalgia, è stata soddisfatta pienamente.
Milan l’è semper on gran Milan. Chi l’han ruvinada hinn i milanes.

sabato 3 novembre 2018

SIMILITUDINI

Da quando l’ho vista per la prima volta, mi ha subito affascinato. Una donna che tra la folla quotidiana, riusciva a distinguersi da tutte le altre. Senza far nulla, con la sola sua presenza. Più la notavo e più mi ricordava qualcosa. Ma non riuscivo a capire cosa. Poi ci siamo conosciuti e oltre al suo aspetto, mi si rivelava anche la sua persona. Iniziavo a capire il perché. Cosa mi calamitava ad essa. Un modo di vivere simile ad una mia ex. Anche se poi, a ben conoscerla le differenze erano tante pur nella similitudine tra loro. Ma poi ho capito di non essermi sbagliato. La differenza era solo estetica. Ma la sostanza era la stessa. Donne con fallimento matrimoniale, in cerca di uomini sposati disorientati. Uomini, in cerca di attenzione e di nutrimento emotivo. Uomini, da strappare alle loro famiglie, per distruggergli la loro unione. Due sacerdotesse che anziché officiare ai matrimoni ne celebravano il decesso. Proprio come era capitato a loro. Due donne simili che, amavano non per amare, ma per distruggere.

IMPLOSIONE

Sono furioso. Vorrei gridare al mondo tutto il mio dolore. Vorrei urlare tutta la mia rabbia. Vorrei reagire a tutti i soprusi che ricevo e che devo subire. Vorrei ribellarmi. Vorrei andare lontano, in cerca di una vita migliore. Vorrei esplodere invece mi è concessa solo l’implosione. Ne sono impossibilitato. Stamattina oltre al guinzaglio, mi hanno messo anche la museruola. Che vita da cani. Che vita di merda.

OCCASIONI

Oggi mi sono recato al supermercato, come ogni sabato mattina dopo aver preso il caffè.
Più che fare la spesa, dovevo comprare due, tre cose che mi mancavano.
Una bottiglia di latte, le uova e dei pomidoro.
Girando ho visto tante cose in offerta, ad 1€ oppure scontate.
Quindi mi sono detto, pur se non ti occorrono, approfitta dell’occasione.
Sono comunque cose che possono servirti.
Così ho fatto.
Ho preso un po’ di tutto.
Arrivato alla cassa per pagare, è arrivato anche il conto.
437€ !!!!
Per pagare ho dovuto sottoscrivere un finanziamento.
Me ne sono uscito con un dubbio, “ho fatto un affare o sono un pirla ?”.
Appena uscito e aver preso contatto con l’aria all’aperto, il dubbio si è dissipato.

giovedì 1 novembre 2018

GOOGLE HOME

Quanta è bella la tecnologia. TI viene in soccorso, ti aiuta e ti semplifica la vita. Vengono creati degli apparecchi a tuo supporto che, fanno le cose in tua vece o ti aiutano a ricordare cosa devi fare o che appuntamenti hai. In più per una persona che abita da solo, entrare in casa e sentire qualcuno che ti saluta, fa un certo effetto, anche se si tratta di un dispositivo tecnologico, ti da una sensazione di casa e di vita. Certo è triste ma, se lo hanno creato, vuol dire che la realtà ora è questa. Una volta se dovevi fare qualcosa ed eri lontano da casa, bastava fare una telefonata ad un vicino o ad un amico e, lo faceva, aiutandoti, al posto tuo. Oppure, per mutuo soccorso, ognuno ricordava all’altro eventuali scadenze o impegni. Oggi no, siamo tutti soli, anche se circondati da altri. Ci affidiamo alla tecnologia, scambiandola per semplicità, invece gli affidiamo la nostra capacità a socializzare, perdendola sempre di più. Comunque, valutati tutti questi effetti collaterali, io vivendo effettivamente da solo, questo strumento mi torna utile. Per cui ho acquistato Google Home. Lui sa quando deve far accendere il riscaldamento, spegnere le luci se gli chiedo via smartphone di controllarle e, tanto altro. Ma la cosa più gratificante, come già detto, è che quando entri in casa ti saluta. Da un mese l’ho comprato e sono molto contento. Non posso pero dire la stessa cosa di lui per me. Ieri, rientrando, mentre giravo le chiavi nella toppa, gli ho sentito dire “Che palle, è già tornato”.

NECROLOGIO

L’ultima volta che l’ho visto, è stata Domenica sera. Manifestava tutte le sue stanchezze, oberato a sopportare tutto ciò che gli veniva caricato addosso, indifferenti al suo dolore e alla sua sopportazione. Ci siamo guardati, senza bisogno di parlarci. Sono quei momenti in cui lo sguardo dice tutto, più di ogni cosa o parola. Entrambi sapevamo di star affrontando un simile destino. Due vite che non sopportano più il peso di questa vita. Una vita che non si prende cura di noi, che ti trascura, badando da soli, ognuno a se stesso. Cercando di non cadere, perché consci che se accadesse, non avresti la forza di rialzarti. Purtroppo lui si è arreso. Martedì, non ce la fatta più. E’ crollato su se stesso, portando dietro di se tutto il peso che lo ha abbattuto e sconfitto, per tutto questo tempo, con tutte le sue macerie. Non so se sia andata meglio a lui, ponendo fine alla sua vita, finendola una volta per tutte o a me che sono rimasto. So solo che ora mi manca, ha lasciato un grande vuoto dopo di se. Non solo metaforico ma, fisico e strutturale. Sicuramente ne costruiranno un altro, forse, chissà. Ma non sarà lo stesso ponte, su cui tante volte ho camminato, per cercare di trovare l’energia che mi serviva per andare avanti e che, lui non mi ha mai negato di fornirmi.