Gli recapitarono dal comune una sovrattassa per i rifiuti.
Non capiva, aveva pagato tutto regolarmente.
Occorreva controllare le ricevute.
Ma prima di controllarle dovette cercarle.
Rovistò dappertutto.
Cassetti, armadi, scatoloni.
Ma niente.
Poi vide una scatola di biscotti.
Quelle di latta, quelle che contenevano i biscotti danesi pieni di burro e zenzero che gli avevano regalato al supermercato per Natale.
E allora capì dove potevano essere le ricevute.
Si scaraventò sulla scatola e l’aprì.
Le ricevute erano tutte lì, comprese quelle pagate per i rifiuti.
Si fece calma, per non farsi prendere dal panico.
Le mise in ordine e le controllò.
Tutte pagate.
Allora perché questa sovrattassa?
Si recò in comune, recando con se le ricevute.
Attese un’ora prima che arrivasse il suo turno.
Si sedette dinanzi al responsabile dei tributi e chiese spiegazioni.
Sicuramente è un errore, disse, qui ci sono le ricevute di quanto pagato.
Il responsabile con un gesto paterno, si tolse gli occhiali, lo guardò negli occhi e gli spiegò tutto.
Le tasse pagate erano relative ai suoi rifiuti.
Ma lui aveva dimenticato di essere stato rifiutato dai figli, dalla famiglia, da chi prima frequentava.
Per cui era diventato lui stesso un rifiuto.
Per questo gli avevano comminato la sovrattassa.
Capì.
Ringraziò.
Mestamente andò in posta e pagò tutto.
L’anno prossimo cambierà tutto, a cominciare da questa nuova tassa da mettere in conto.
sabato 30 dicembre 2017
LA SOVRATTASSA
venerdì 29 dicembre 2017
IL NEMICO
Ormai siamo nemici e lo sai benissimo.
È guerra dichiarata.
Il tuo abbigliamento mi fa capire che lo hai capito.
C’è una guerra da combattere.
Hai indossato gli occhiali da sole specchiati e il cappotto diplomatico, credendo forse di incudermi più timore.
Ma non mi fai paura.
Non sai che nemico ti sei scelto.
Uno rognoso e tenace.
Impavido e determinato.
Te ne vai via con lo sguardo beffardo.
Convinto di aver vinto.
Ma hai vinto solo una battaglia, la guerra è ancora lunga.
Domani sarò pronto.
Ti sorprenderò.
Rimarrai smarrito a vedermi.
Domani punterò la sveglia prestissimo.
Andrò al bar appena si apriranno le porte.
E la gazzetta dello sport , sarà mia.
Brutto bastardo.
La guerra è guerra.
Combatti.
martedì 26 dicembre 2017
LONTANO
Vorrei andare via.
Lontano.
Abbandonare tutto.
Lasciarmi ogni cosa alle spalle.
Posare a terra tutti i miei pesi e viaggiare leggero.
Migrare come una rondine in autunno.
Verso territori caldi e temperati.
Andando verso il mare.
Passeggiare sulla spiaggia o sugli scogli.
Godermi il panorama infinito che solo lui può darti.
Vedere il sole che gli si specchia dentro.
Vedere le barche che lo attraversano.
Vedere le onde incresparsi o meglio ancora godermi la tranquillità nel suo essere calmo.
Vivere nella sua immensa libertà.
Eppure in questi posti ci sono nato e cresciuto.
Per poi scappare.
Allora perché ritornarci ?
Forse perché da li so come scappare.
A differenza di qui , che non so proprio come fare.
lunedì 25 dicembre 2017
NATALE
I PROVINCIALI
Se ieri avessi ascoltato il mio cuore anziché la mia testa , avrei agito diversamente.
Ma se non l’avessi fatto , non avrei avuto l’opportunità di apprendere.
Ero in giro nel paese in cui abito.
Scegliendolo a quello in cui sono residente per adozione.
Non so perché lo abbia fatto.
Se per pigrizia o per trovare qualcosa, che poi non c’era.
Forse un po’ di calore per portar tepore al mio raggelato cuore.
Chissà.
Sta di fatto , che purtroppo o fortunatamente, ho assistito a cose che era meglio rimanessero nascoste ai miei occhi.
Camminando ho visto gente che quotidianamente incontro in altri luoghi, cercando di avvicinarmi per poter fargli i miei auguri.
O forse ero io che avevo bisogno dei loro.
Mah.
Queste persone, anziché avvicinarsi si sono tenute a debita distanza, vuoi dietro una vetrina , vuoi evitando il contatto.
Dei veri ipocriti provinciali.
Stupito di ciò a malincuore torno indietro per far ritorno a casa.
E qui arriva il colpo di grazia.
Incrocio mia figlia con le sue amiche.
Anziché salutarmi, volta la faccia e assume un sorriso come per prendere distanza da quella visione inopportuna.
Non è colpa sua , sono stato io a farla crescere in provincia.
E lei a differenza mia che sono cresciuto in città, ne è diventata una perfetta provinciale.
Come i precedenti incontrati prima.
Provinciali ipocriti , senza pietà.
Che quando si accorgono di qualcuno in affanno , anziché soccorrerlo, alzano lo stivale e affondano il loro calcio per farlo sprofondare ancor di più.
Con la stessa energia con cui ti sono accanto , quando per loro sei una persona da ammirare.
sabato 23 dicembre 2017
DIRSI LA VERITA’
RECESSIONE
venerdì 22 dicembre 2017
I AM
Sono triste.
Sono deluso.
Sono amareggiato.
Sono stanco.
Sono svuotato.
Sono stufo.
Sono solo.
Sono anche in ritardo.
Il supermercato chiude tra mezz’ora e rischio di non poter fare la spesa.
mercoledì 20 dicembre 2017
PROTEZIONE e CIRCOLAZIONE
martedì 19 dicembre 2017
I MALESI
VACANZE DI NATALE
sabato 9 dicembre 2017
AGUZZA LA VISTA
Oggi con mia figlia ci siamo comportati da veri provinciali.
Giornata di festa con gita a Milano.
Ovviamente da provinciali siamo andati nel luogo più nuovo e attraente della città.
La piazza dei grattacieli più alti d’Italia, la piazza delle tre torri.
Ma l’interesse non era per le torri , i grattacieli, ma , da vero milanese, senza paesaggi e panorami, il nuovo mega centro commerciale aperto nella piazza.
Fantastico, ha zittito tutti i miei pregiudizi.
Un centro commerciale dove trovi di tutto.
Ben organizzato con architettura nord europea, ossia con il tetto a vetri per illuminare con la luce solare.
Un ambiente se pur affollato, comunque regnato da tranquillità, con lo stress messo alla porta.
C’è davvero di tutto finanche il cinema, quello serio non commerciale.
Tutti i tipi di ristoranti, molto caratteristici e originali.
Anche la pizzeria in forma self service ma di qualità eccelsa.
Ci sono centro diagnostici, supermercati, calzolai, lavanderie, negozi di tutto le marche.
Ma più giravo, più sentivo un vuoto che mi chiamava.
Un vuoto che mi chiedeva “Aguzza la vista”.
Un vuoto non di qualcosa ancora da inaugurare.
No , un vuoto di cui scioccamente non si è pensato.
Quel vuoto che , chi se ne accorge, annulla la bellezza di tutto il resto, grattacieli compresi.
Alla fine ci sono arrivato , ho capito.
Ciò che manca e fa ridimensionare il tutto , c’è.
Non hanno previsto un centro massaggi cinese.
Ma come si fa , a non averci pensato?
Ma chi li ha scelti questi architetti.
lunedì 4 dicembre 2017
LA LONTANANZA SAI E' COME IL VENTO
Citava una canzone che la lontananza è come il vento, che fa dimenticare chi non si ama.
Possono sembrare parole ad effetto, combinate per il solo scrivere una canzone.
Ma in realtà, spesso mi capita nella mia vita che persone che da tempo non hai più modo di incontrare , quando capita , anche dopo anni, ti manifestano tutta la loro contentezza.
Quell’incontro non è solo un ricordo che diventa presente.
Quell’incontro è il segno che si era costruito qualcosa di duraturo che andava oltre la frequenza degli incontri.
Ma la sensazione più bella è quando tu non credevi di essere stato così importante per quella persona.
Lo capisci solo quando lo incontri dopo tempo e vedi nei suoi occhi una luce che in passato celava.
Ma il piacere di rivederti non può più tener nascosto quella timida prudenza e manifesta tutta la sua contentezza.
Ed è quello che mi è capitato ieri sera.
Era da tempo che non ci vedevamo.
Addirittura quando ci frequentavamo eravamo come cani e gatti.
Ieri invece appena mi ha visto , mi si è avvicinato.
Cercando timidamente il contatto con me , quasi a non volersi più staccare.
Sono rimasto incredulo e nello stesso tempo contento.
Non credevo che il tempo passato gli avesse generato la mia mancanza.
E invece si.
Il mio micione che da tempo non vedevo , in quanto non abitiamo più insieme, ieri non voleva più lasciarmi andare.
Aveva bisogna delle carezze di quel cane con cui spesso in passato litigava.
Che bello.
E’ proprio vero che gli animali sono capaci di provare sentimenti che per noi umani sono diventati sconosciuti e sepolti.
sabato 2 dicembre 2017
SVEGLIE
Il mio papà era un operaio.
Un operaio specializzato, Linotipista.
Per tanti anni il mio papà per portare più soldi a casa, ha lavorato di notte.
In quel periodo il suo problema più che svegliarsi era riuscire a dormire.
Dopo tanti anni ritornò a fare il turno giornaliero.
A quel punto la sveglia divenne una sua priorità.
Il mio papà si svegliava alle 5 per poter essere in fabbrica alle 7, dopo aver attraversato mezza Napoli.
Per essere certo di svegliarsi, il mio papà utilizzava non una ma tre sveglie.
A noi , piccoli, sembrava bizzarro, ma era il mio papà.
Crescendo poi capisci che quelle non erano bizzarrie ma altro.
Quelle tre sveglie rappresentavano varie cose.
La sicurezza di essere in fabbrica in orario pena arrivare tardi e subire ammonimenti.
Ma più che altro quelle tre sveglie stavano a significare che il mio papà non poteva contare su nessuno se non su se stesso .
I figli ereditano tanto dai loro genitori per assimilazione e dna.
Io dal mio papà ho ereditato tante cose.
Tra queste l’abitudine ad utilizzare più sveglie per svegliarsi la mattina.
Ad orari diversi qualora la principale non funzionasse.
Ovviamente tutti mi danno del matto e fino a ieri sera ci stavo credendo anch’io.
Ma stamane è accaduto l’imprevedibile.
La sveglia principale per un problema a me ignoto , non ha funzionato.
Fortunatamente c’era il backup.
Mi ha permesso di svegliarmi all’orario previsto e rispettare l’impegno preso.
Stamane se non fosse stato per il mio papà avrei avuto dei problemi.
Fortunatamente ho avuto il suo insegnamento.
Grazie papà.
Ti voglio bene.
sabato 25 novembre 2017
ODORI
Tornando a casa, aprendo la porta, sento la mia compagna che parla con una sua amica , di odori.
Dicono che riconoscano le persone dall'odore.
Basta che si avvicinano e pur non vedendole dall'odore capiscono chi sono.
Allora ho voluto metterla alla prova.
Non avendomi visto entrare, mi sono avvicinato senza farmi vedere.
Mi sono avvicinato vicino al suo collo e lei mi fa "ah, sei tu, pensavo di aver dimenticato di tirare lo scarico del cesso".
venerdì 24 novembre 2017
SOLIDARIETÀ
La solidarietà ti da forza.
La solidarietà ti permette di andare avanti nonostante tutto.
La solidarietà ti aiuta a sopportare quegli ostacoli che la vita ha frapposto tra te e il futuro.
La solidarietà ti fa sentire meno solo e ti da senso di appartenenza.
La solidarietà è contagiosa, apre gli animi più ritrosi e individualisti.
Solidarietà non è solo sostegno ma è anche donare, sacrificando ciò che hai per il benessere di altri.
Un esempio è quello di donare giornate di ferie a favore di colleghi che ne hanno bisogno per poter assistere i propri figli o parenti , per lunghe degenze.
Ma ieri sera andando a prendere il caffè al bar mi sono reso conto che questo concetto di solidarietà potrebbe essere esteso anche ad altri bisognosi.
Ai senza coppia come me.
Difatti ieri c’era un cliente che si accompagnava amabilmente con due belle donne.
Viceversa , io ero da solo.
Non poteva essere un po’ solidale, e permettermi di uscire con una delle due ?
Avidità ed egoismo.
Mi sbagliavo, in ambito di solidarietà c’è ancora da lavorare e, parecchio.
domenica 19 novembre 2017
IL CERINO
A furia di andare in giro cercando l'incercabile, di trovare l'introvabile,
si rimane con il cerino in mano.
Fumassi , troverei anche il lato positivo della situazione.
Ma non fumando che cazzo me ne faccio del cerino che mi trovo in mano.
lunedì 13 novembre 2017
IPHONE X
Finalmente è arrivato.
Non potevo non averlo.
Ho fatto la coda per l’intera notte per poterlo acquistarlo e farlo mio.
Sapere che un oggetto si attiva riconoscendo il tuo viso è qualcosa di fantastico.
Acquistato , sono subito andato di corsa a casa per configurarlo e provare questa fantastica funzione.
Faccio tutto ma c’è un intoppo.
Il riconoscimento facciale non funziona.
Pago il prezzo della fretta della novità.
Sapevo che dovevo aspettare un po’ prima di comprarlo, certo che non ci fossero più problemi.
Arrabbiato ma anche consapevole che è figlia di una mia compulsività, vado in negozio per farmelo cambiare.
Il tecnico lo prende , lo analizza e al ritorno mi dice che il telefono funziona, hanno provato con più persone e tutti sono stati riconosciuti.
Allora gli chiedo se ho sbagliato qualcosa.
Mi dice di no.
Allora perché non va , gli dico quasi tremando dalla rabbia e dall’impotenza di fare qualcosa.
Lui mi si avvicina ancora di più e mi chiede se può farmi una domanda un po’ personale.
Gli dico di si .
Mi chiede se nella mia vita normale mi capita come con l’IphoneX , ossia se esistono persone che non vogliono interagire con me.
In effetti , gli rispondo, a ben pensarci , quasi tutti.
Allora , mi dice, cosa pretende, i nostri apparecchi sono evoluti , come degli esseri umani, non basta acquistarli per poter fargli fare quello che vogliamo, bisogna che gli andiamo a genio, lei non va a genio, le ridiamo i soldi.
Mortificato e ammutolito esco dal negozio, con i soldi fra le mani ma senza sapere cosa fare e dove andare.
Che beffa , mi dico, in un mondo in cui tutti ormai non vivono più una vita reale ma solo virtuale, anche quella mi rifiuta.
E ora che faccio ?
Dovrei radermi la barba , cresciuta nella notte di attesa, ma ho paura che anche lo specchio si auto appanni per non vedermi mentre mi rado.
Sono nel panico.
sabato 11 novembre 2017
FINALMENTE LA NEBBIA
Oggi è sorta quella che in queste zone , in questi tempi, è il sole, la nebbia.
Per chi non la vive, la considera un ostacolo un problema.
Ma questo vale come per tutto per gli eccessi.
Come il troppo sole ti costringe a rintanarti in casa per stare più al fresco.
Oppure il troppo amore ti fa scappare perché ti fa sentire oppresso e prigioniero.
Ma la nebbia di stamane no.
La nebbia di stamane è come una mano posata sulla testa che calma i tuoi pensieri e la tua mente.
La nebbia di stamani ti permette di vedere e guardare in prossimità, cosa che altrimenti non faresti mai.
Noti la bellezza di un albero, di un campo, di un fiume , gli occhi delle persone.
La nebbia di stamane è come una speranza per il futuro.
Immaginando che oltre lei , alla sua dipartita, qualcosa di bello è ad aspettarti.
La nebbia di stamattina è illusione, tranquillità.
La nebbia di stamattina è quella immensità infinita che mi dava il mare dove sono nato e cresciuto.
Nella vita se sai ascoltare trovi sempre un paesaggio fatto per mettere a riposo le tue pesantezze di vita.
RISCALDAMENTO
Luca la sera si riscalda abbracciato con la figlia sul divano.
Paola si riscalda stringendosi al suo compagno.
Corinne si riscalda col suo gattone che gli fa da termo coperta.
Ieri mi si è rotta la stufa e sono morto di freddo.
mercoledì 8 novembre 2017
SEGNALI
La vita è piena di segnali.
Occorre saperli cogliere.
Segnali che ti possono cambiare la vita.
Segnali che ti informano che la tua vita potrebbe cambiare, in peggio.
Sono aspetti della vita a cui non presti attenzione finché non ti capitano.
Generalmente si confondono con superstizioni o altre credulità magiche.
Ma quando arrivano e li cogli oppure non li cogli, capisci che esistono.
Domenica ne ho avuto la conferma.
Ero in stazione per acquistare il biglietto del treno.
Scelto la tratta e pronto per pagare , la macchinetta non ne voleva sapere di accettare la moneta.
Ci ho provato tantissime volte , ma nulla, moneta rifiutata.
Ostinato, non cogliendolo come un segnale che mi veniva inviato, ho cambiato macchinetta fino a trovare quella che ha accettato le monete scartate prima.
Soddisfatto della riuscita, ho preso il treno, orgoglioso della mia tenacia nel riuscire a portare in porto l’acquisto, nonostante tutto.
Preso il treno mentre stavo per arrivare a destinazione, consultando l’orario dei treni , ho capito.
Non avevo colto il segnale.
Il treno che volevo prendere dalla stazione alternativa era stato cancellato e già prefiguravo una impresa raggiungere casa, come poi è avvenuto.
Difatti , anziché arrivare a casa alle 20 , sono arrivato dopo le 23 , vivendo cinque ore da incubo in cui, insieme a tanti altri non sapevamo più cosa fare.
Rassegnati a dormire in sala di attesa.
Ho maledetto quella scelta e l’organizzazione ferroviaria.
Poi mi sono ricordato della macchinetta.
Quella che rifiutava di farmi il biglietto.
Non potendo parlare, sapendo di quello che mi sarebbe capitato , comprando quel biglietto , che sarei andato incontro a problemi, rifiutava di farmi acquistare il biglietto.
Se avessi capito e prestato ascolto, avrei fatto la scelta più logica , anche se più noiosa.
Ma sarei arrivato a casa per le 20, senza rovinarmi fegato , cervello e altro.
La vita è piena di segnali.
Occorre saperli cogliere.
Anche se arrivano da una macchinetta erogatrice di biglietti TRENITALIA che, è l’unica che ha cercato di avvisarmi e darmi una mano.
Rispetto ai tantissimi essere umani ferrovieri, incapaci , a cui ci siamo rivolti per risolvere il problema occorso.
IL MONDO CAMBIA
Tutto intorno a te cambia, si evolve.
Nel frattempo tu rimani imprigionato in barriere che non sai più chi le ha create e come si sono create.
Ne riesci ad abbatterle.
Eppure sei una persona aperta al mondo.
Pur con tutte le tue difficoltà fai cose che altri neanche lontanamente si sacrificherebbero a fare.
Figurarsi poi se sarebbero propensi a mettersi in gioco , come fai tu.
Cerchi comunque di andare avanti, di proseguire verso la strada che hai scelto o che ha scelto te.
Ma poi appena ti dai un attimo di tregua, di fermo, lo smarrimento ti coglie.
Ti trovi intrappolato e non sai più uscirne.
Ti senti quasi come un condannato senza appello.
Dovunque c’è un muro che ti ostacola, oltre ogni ostacolo che hai superato.
Ti vengono meno le forze.
L’esperienza di oggi è stata tra quelle più mortificanti.
Andando al supermercato per comprare i biscotti , hai scoperto che anche li , il mondo cambia.
A dispetto di te, che non riesci a cambiare il tuo vivere.
E si, il supermercato si è dato una svolta, come ogni essere umano dovrebbe fare.
Si è aperto agli altri per accoglierli ancor di più, ma in un modo diverso, con riguardo , calore e conforto.
Ha sacrificato parte del suo spazio per metterlo a disposizione loro.
Il supermercato ha creato un’area bar con pizzeria e saletta annessa.
Operando quell’azione di cambiamento , per evolversi verso il nuovo.
Cambiamento che finanche un supermercato è riuscito a porsi come obiettivo e realizzarlo.
E tu , sei ancora li fuori con il pacco di biscotti in mano, a guardare inebetito il mondo che cambia, nonostante te.
lunedì 6 novembre 2017
ACQUA E SAPONE
Tutto è capitato per caso.
La soddisfazione di una dipendenza.
Dipendenza frutto di una combinazione di due elementi.
Quella mattina uno dei due elementi mancava, ma la voglia di soddisfare quella dipendenza era tanta.
Forse il surrogato di un bisogno di affetto, assente ancor di più quella mattina.
Decido di soddisfare comunque la mia dipendenza, e qui nasce la sorpresa.
Scopro che l’altro elemento era una ulteriore dipendenza inutile.
Scopro che quel bisogno a cui mi sono affidato ha la sua bontà anche da solo, forse anche di più.
Quell’elemento aggiuntivo era un inganno.
Per meglio far apparire quello principale.
Come una donna che si trucca per darsi un tono che in realtà non occorre perché è già bella di suo, come natura ha voluto.
La bellezza acqua e sapone.
Analogamente al caffè amaro, senza lo zucchero , ti accorgi o meno della sua bontà.
Che la presenza dello zucchero, copre e inganna.
La vita è strana.
Ho sconfitto una dipendenza per soddisfarne un’altra, ma rendendomi meno dipendente.
mercoledì 1 novembre 2017
IN TRAPPOLA
Simone, da un po' di tempo si rifugia nei sogni.
Sognando, la vita gli sembra più leggera.
Ciò che la vita gli esclude , i sogni glielo concedono.
Nel sogno si manifestano tutti i suoi desideri.
Desideri che nella vita rimangono irrealizzati.
Ma stanotte nel sonno si sono manifestate tutte le sue paure.
Anche quelle nel sonno vengono a galla.
Nel sonno si è avvicinato a lei per baciarla , con tenerezza.
Come i baci nei sogni.
Ma lei ha scostato il viso.
Si è rifiutata di riceverlo.
Ha voltato la faccia e se ne è andata via.
Simone è rimasto sconvolto e traumatizzato, come se fosse nella vita reale.
Ha dovuto prendere atto della realtà.
Che già nella vita reale è difficile da accettare e digerire.
Nei sogni lo è ancor di più.
Simone è disperato.
I sogni gli concedevano un po' di tranquillità e affrancamento da quella vita arida, com'è la sua.
Da stanotte quello che per lui era un conforto, non lo sarà più.
Simone è in trappola.
Sia che viva, sia che si attarda a svegliarsi per sognare.
Anche i sogni sono diventati realtà.
E in questo caso, non è per niente bello.
martedì 31 ottobre 2017
SPECCHIO DI CARTA E INCHIOSTRO
Esistono due tipologie di specchio.
Quello classico, fatto di vetro , che ti permette di verificare i tuoi estetismi.
Quello che riflette il tuo animo , il tuo essere, che permette di vedere la tua anima che diversamente , distrattamente , non te ne accorgeresti, ne capiresti il perché di tuoi comportamenti e azioni.
Nel caso in particolare è uno specchio fatto di carta e inchiostro, un libro , in cui leggendo brani scritti da un altro, scopri che parlano di te.
Quando accade questo vuol dire che si è acceso in te un ascolto interiore, a cui non puoi fare orecchie da mercante, perché ti urla così forte che, risulta impossibile essere inascoltato.
E’ il frutto di una tua consapevolezza , di quello che sei , di quello che ti ha fatto diventare ciò che sei.
Il bello di questo specchio è che non lo cerchi ne sai di poterlo trovare ma, scorrendo le righe ti trovi di fronte a un tuo te stesso a cui prima non sapevi dare giustificazione ne risposta.
Oppure ti eri già risposto ma pensavi fossero pensieri paranoici e non condivisibili con altri.
Questo specchiarsi è qualcosa di meraviglioso ma anche straziante.
E’ un dialogo in cui non ti puoi giustificare, non puoi cercare di difenderti.
Perché non è qualcuno che ti dice quello che sei.
Sei tu che leggi quello che sei e capisci di essere.
Nel bene e nel male.
Sicuramente leggere di te fa bene , ti fa conoscere, chiarisce il tuo agire, ti permette di riflettere per il prossimo futuro di vita.
Ma è come aprire una ferita che tu nascondi , non ricordavi più di avere o non sapevi di avere.
Fa molto male.
Ma la via della guarigione passa sempre dal dolore.
Le ferite soprattutto, se rimarginate ma, non risolte, rischiano col tempo di riaprirsi e farti ancora più male.
Allora tanto vale , a questo punto, farsene carico , disinfettarle , sanandole perché ciò non accada più.
Sembra facile a dirsi , ma ci vuole coraggio.
Il coraggio che deve avere una persona che legge libri, sapendo che prima o poi , l’inchiostro parlerà di te e ti chiederà il conto.
Conto che dovrai pagare di tasca tua.
Perché non è un caffè che un amico può offrirti al bar.
Anche se il gusto di quella verità letta è come un caffè bevuto al bar, ma senza zucchero, amaro.
sabato 28 ottobre 2017
L’ASSISTENTE
mercoledì 25 ottobre 2017
RIPARAZIONI GIAPPONESI
I Giapponesi quando capita di rompere un oggetto sono usi ripararlo.
Per valorizzare l’oggetto rotto e poi riparato, riempiono le crepe createsi con dell’oro.
Sarebbe bello se potessi fare anch’io così per me stesso.
Ma mi costerebbe una cifra inestimabile e inquantificabile.
martedì 24 ottobre 2017
CONSONANTI
La conosco da tempo, anche se è più una conoscenza nata dal frequentare lo stesso luogo, più che una reale conoscenza.
Quella di una educata forma di saluto.
Da tempo però sta capitando che la nostra conoscenza si sta ampliando.
Nel senso che frequentiamo entrambi , senza prima saperlo , luoghi diversi dal solito.
Stamane l’ho incontrata nel luogo natio della conoscenza.
Mi è sorto spontaneo chiedergli da dove venisse.
Cologno, mi ha risposto.
Non potevo crederci, sembrava uno scherzo.
Io vengo da egual luogo ma con diversa consonante , Codogno.
Peccato, poteva essere la donna perfetta.
Ma le consonanti, in questo caso una, fanno la loro differenza.
lunedì 23 ottobre 2017
AUTONOMIA
È il periodo in cui tutti chiedono l’autonomia.
Hanno iniziato i catalani, li hanno seguiti i veneti e i lombardi.
Ieri mi trovavo anch’io in Veneto, proprio nella domenica del voto per l’autonomia.
Sarà stata l’atmosfera,
Sarà stata l’energia che circolava.
Anch’io ho proclamato la mia autonomia.
Autonomia verso di lei.
Colei la cui assenza mi mette a disagio, non mi fa agire in quello che avevo voglia di fare.
Colei che dal piacere di averla mia e assaporarla, si è tramutata in una dipendenza.
Pur avendo scoperto col tempo che non è naturale ma il suo colore ingannevole è frutto di una colorazione.
Ma il cervello si sa , a volte si spegne e non ragiona.
Agisce il bisogno per quella esigenza che ti dona piacere al tuo animo, anche se l’oggetto di quel bisogno è mendace.
Ma ormai non se ne può fare più a meno, cedendo il passo a chi prima c’era sempre per te.
Ma ieri ho provato , ho voluto vedere se senza di lei potevo fare senza.
Certo c’era l’altra, ma non volevo far ritorno da chi avevo abbandonato per una più appariscente e naturale.
Ieri mi sono reso autonomo da entrambe.
Ho preso il caffè amaro , senza nessun zucchero.
Una sensazione di autonomia e libertà.
E ora avanti , non fermiamoci qui.
mercoledì 18 ottobre 2017
ADESIVI
Da ragazzi si faceva la collezione di etichette adesive da incollare un po’ dappertutto.
Zaini, borse, bici, scrivanie.
Queste etichette però quando perdevano il loro prestigio era difficile disfarsene, toglierle.
Rimanevano quasi sempre attaccate o staccate in parte.
Di solito si risolveva sovrapponendo l’etichetta più cool.
La stessa cosa avviene oggi giorno , per le persone.
Gli si affibbiano etichette, che poi difficilmente possono togliersi.
Pur riuscendoci , ne rimane comunque il segno.
A volte beffardamente vengono portate senza neanche sapere di averle.
Ma se si è attenti, col tempo lo si capisce, eccome se lo si capisce.
martedì 17 ottobre 2017
CACTUS
lunedì 16 ottobre 2017
PRENDITI UNA PAUSA
Filippo non ne può più.
Non riesce più ad andare avanti.
Vive di continue incomprensioni.
Linguaggi diversi che fanno apparire il bene come male e il male come malissimo.
Qualunque cosa faccia non va bene.
E’ come un uomo senza più diritti ma solo doveri.
Quei pochi che lo cercano, lo fanno solo per pretendere un qualcosa.
Un qualcosa da cui gli è bandita una risposta, il NO.
Filippo vorrebbe fare come quella funzione di Facebook.
Quella che ti dice “Prenditi una pausa”.
Filippo vorrebbe uscire da se stesso.
Il contenuto che vuole uscire dal contenitore.
Un contenitore che è diventato pesante , difficile da gestire, da portare avanti.
Filippo vorrebbe sdoppiarsi.
Non tanto per guardare quello che accade.
No , vorrebbe isolarsi e allontanarsi da quel suo se stesso.
Trovare un po’ di calma.
Vivere inosservato, vivere non giudicato, vivere in assenza di incomprensioni, solo perché vivrebbe in silenzio.
Lontano da tutto.
Ma Filippo non è Facebook, anche se lo usa.
Filippo non ha funzioni a sua disposizione per staccare un po’.
Beffardamente , la vita gli concede per questo suo desiderio, una sola risposta.
Che è la stessa che lui non può mai dare.
NO.
AFFONDARE
Un capitano ha e deve, sempre avere a cuore l’integrità della sua barca.
Se si creano delle falle deve porgli rimedio, riparandole.
Se va fuori rotta riportarla verso quella giusta.
Ma quando continuamente ti provocano delle falle.
Oppure si mettono in atto comportamenti per farti andare fuori rotta.
Allora un capitano saggio , forse, dovrebbe arrendersi.
Evitare questo continuo stillicidio e riparazioni continue.
Con l’unica arma a sua disposizione.
Far affondare quella barca.
Inabissandola una volta per tutte.
Certo la barca cesserà di esistere e anche lui rimarrà senza di essa.
Forse è l’unico modo per far capire ai sabotatori , che quella barca , pur con tutti i suoi difetti, era comunque una barca.
Una barca di cui non potranno più avvalersi.
Ne per viaggiare.
Ne per sabotarla.
Ne per farla andare fuori di rotta.
venerdì 13 ottobre 2017
LE CONSEGUENZE DELL’AUTUNNO
Alberi spogli.
Rami secchi.
Foglie cadenti.
Foglie depositate sulle strade.
Un tappeto di foglie ,scricchiolanti al tuo passaggio.
Anche a me cadono i coglioni.
Ma l’autunno non ne ha nessuna colpa.
mercoledì 11 ottobre 2017
INDIPENDENZA (uno spunto da una canzone di Fabi Fibra)
Che bello tornare a casa e poter fare ciò che vuoi , quando vuoi.
Che bello girare per caso vestito o svestito come ti pare.
Che bello poter decidere di uscire anche tardi per andare al bar a prendere un caffè.
Che bello poter cucinare ciò che ti va, senza mediazioni.
Che bello scegliere se accendere la televisione o la radio.
Che bello svegliarsi quando vuoi la domenica mattina.
Che tristezza è vivere da soli
SE FOSSI UN OGGETTO
Se fossi un oggetto, sarei un secchio per la spazzatura, per i rifiuti.
Un oggetto che tutto accoglie, perché sono ancora di quei secchi indifferenziati.
Comunque un oggetto che tutti utilizzano, anche se per eliminare ciò che in loro è superfluo, di ingombro e ingestibile.
Come oggetto è meglio tenermi nascosto, per non farmi vedere.
Sono si utile ma inopportuno come presenza.
Di me tutto possono usarmi come vogliono.
Posso solo fare affidamento all’educazione o meno degli altri.
Non credo che in questa vita , io possa trasformarmi in qualcosa di diverso.
Di sicuro delle lezioni apprese farò tesoro.
Ma saranno utili per una prossima vita.
Si in una prossima vita , mi vedo diverso, mi vedo cambiato.
In un una prossima vita se fossi un oggetto sarò un aspirapolvere.
martedì 10 ottobre 2017
EREDITA' ONOMASTICA
La mia amica ha la nonna che si chiama Carla ma i genitori per ingraziosire il nome senza fargli pesare l’eredità onomastica , l’hanno chiamata Carlotta.
La mia ex aveva la nonna che si chiamava Concetta ma i genitori per ingraziosire il nome senza fargli pesare l’eredità onomastica , l’hanno chiamata Conchita.
Il mio coinquilino ha il nonno che si chiamo Francesco ma i genitori per ingraziosire il nome senza fargli pesare l’eredità onomastica , l’hanno chiamato Paco.
Mio nonno si chiamava Sigismondo e i miei genitori per non farmi pesare l’eredità onomastica mi hanno sempre chiamato “Ue’ , vieni qua”.
In effetti posso capirli , non era un nome adatto ai miei tempi , ma a differenza della mia amica , della mia ex e del mio coinquilino, Sigismondo lo avrei preferito.
Almeno era un nome.
sabato 7 ottobre 2017
BENESSERE
Quando si è in cerca di un benessere, la scelta dovrebbe essere volta non a soddisfare il proprio ego, ma a ciò che necessita il nostro organismo.
Analogamente come l'alimentazione, dove a volte ci lasciamo guidare più dall'impulso che ci illude di un benessere immediato anziché pensare di utilizzare un qualcosa di meno accattivante ma più duraturo per il nostro equilibrio.
A volte per cercare il benessere occorre allontanarsi, occorre viaggiare, per andare altrove.
L'equazione km zero, come per i prodotti da alimentazione, con il benessere non può essere applicata.
Il benessere non è a km zero, ma a km cuore.
E solo il cuore sa qual è la distanza che devi percorrere da casa tua fino alla meta.
Basta saperlo ascoltare.
Che non è una banalità.
mercoledì 4 ottobre 2017
LA MEMORIA DEL CORPO
Sin da quando ero piccolo ero vittima di mio fratello, ero sempre sotto ricatto.
Volendo io stare con lui e non lui stare con me , aveva il potere decisionale, pena il ricatto.
Se facevo qualcosa che non gli andava bene o fosse contro le sue regole, mi escludeva dai giochi, che erano effettivamente di sua proprietà
Oppure anche se erano di entrambi, dovendo giocare in due per poter dare inizio al gioco, la mia proprietà era una proprietà senza valore.
Come un socio in minoranza , di una società fatta di sole due persone.
Tutto questo meccanismo è durato fino ad un giorno, che non dimenticherò.
Avevo avuto in regalo da lui un Walkman, devo riconoscere che era anche generoso con me.
Walkman che usavo per andare a correre.
Ormai mi avvicinavo alla maggiore età o l’avevo già raggiunta , non ricordo.
Quel giorno mi preparai per andare a correre e come ultima cosa aprii il cassetto per prendermi il walkman, ma nel cassetto non c’era.
Mentre cercavo, per capire dove lo avessi messo per errore, ritorna a casa lui.
Il walkman lo aveva preso lui.
Senza neanche chiedermelo lo aveva fatto suo , senza preoccuparsi che magari potesse servirmi.
Contestandogli questo, lui rispose che il walkman me lo aveva regalato lui, per cui poteva prenderlo quando voleva , senza il dovere di chiedermi nessun permesso.
La mia reazione fu immediata.
Presi il walkman e glielo gettai, dicendogli di tenerselo, non me ne fregava più nulla di averlo e, andai a correre senza.
In quell’occasione uscii definitivamente dal mio ruolo di vittima , a cui ero stato costretto fin dall’infanzia e lo sguardo di mio fratello mi fece capire che lo aveva inteso bene anche lui, restando senza parole.
Ieri sera è capitata una situazione analoga, con mia moglie da cui sono separato, dove l’oggetto del contendere non era un walkman ma mia figlia.
Situazione dove in passato sarei andato in escandescenza , per la rabbia creatasi.
Allora è emersa la memoria del corpo di quel ricatto ricevuto in tanti anni della mia infanzia , a cui non ho voluto più sottostare.
In più come se la vita mi stesse preparando a questo evento, ho avuto l’opportunità di conoscere e dialogare con nuove persone questo fine settimana , con cui si è parlato di queste cose e di come affrontarle, anche se ad un livello più generale.
E come se non bastasse mi è venuta in aiuto , allenandomi e preparandomi ad affrontare l’evento, organizzato a mia insaputa, Elizabeth Strout che, nel suo libro, nelle ultime pagine che ho finito di leggere ieri sera rincasando, scriveva , senza accusare nessuno, ma facendo capire quali sono le conseguenze di una azione e quanto possano essere dolorose.
Nel suo caso , per la protagonista del suo libro, le figlie rifiutano di stare con lei , la loro madre, perché aveva deciso di lasciare il loro padre.
Per cui mettendo insieme tutto il materiale a disposizione della mia memoria, ho deciso di non arrabbiarmi per nulla.
Anche se fa molto male sapere che tua figlia in ordine di priorità preferisce stare con altri anziché con te.
Ma questo non impedisce al mio cuore di piangere.
Ma permette al mio cuore di comprendere che se ciò avviene è frutto di scelte fatte in passato.
Se poi , oggi , a scegliere è tua figlia , non serve arrabbiarti, fa parte del conto che la vita ti ha messo in conto e tu da persona onesta che sei , lo devi pagare fino all’ultimo centesimo.
Ma una cosa è certa, come per mio fratello , la vita non sarà più la stessa.
Non ci saranno più litigi o arrabbiature , si vivrà il qui ed ora, senza aspettarsi nulla di più.
lunedì 2 ottobre 2017
DONNE AL BAR
Oggi trovandomi in altra città, ho preso il caffè in un bar conscio di essere un estraneo e di non trovare nessuno con cui chiacchierare.
Invece con mio stupore, ho trovato la compagnia di una simpaticissima donna.
Una persona affabile, con cui siamo subito entrati in empatia.
Un po' come accade nei bar americani o spagnoli.
Una cosa per me inconsueta ma di un gradimento eccezionale.
Non so come siamo arrivati a parlare di funerali.
Mi ha informato di tutto.
Prezzi, costi, cosa non fare per non spendere soldi inutilmente.
Mi ha messo a disposizione la sua esperienza.
Con un fare garbato, allegro e pieno di compagnia, anche se l'argomento era quello che era.
Continuando, mi ha detto che lei non va al cimitero, perché lei con i suoi morti ci parla da casa, tramite la loro foto.
A quel punto mi è venuto il dubbio, data la mia scarsa abitudine nel trovare qualcuno con cui chiacchierare.
Mi son detto, visto che parla con i morti , non è che sono morto e tutto ciò non è reale ma ultraterreno ?
Il caffè era anche buono come piace che a me venga fatto.
Sono morto ?
Mi son dato un pizzicotto.
Ero vivo.
Tutto reale.
giovedì 28 settembre 2017
GOLD FISH
Stamani conversando con altre persone , si è finiti a parlare di pesce rosso.
Di come riesca a vivere all’interno di una boccia piena d’acqua.
Non ricordavo o forse non sapevo, che questo è possibile grazie alla sua capacità mnemonica.
Che essendo di breve durata , gli permette di dimenticare ciò che ha fatto appena prima e vivere ogni momento come una nuova scoperta.
Che bello sarebbe essere un pesce rosso, a volte.
Ti dimenticheresti dei torti subiti o delle ansietà che ti assillano.
Vivresti più leggero, senza risentimenti e sempre fiducioso nel prossimo , perché dovresti imparare a conoscerlo ogni volta.
Ma in realtà la bellezza di essere un pesce rosso è altro.
Quando muori ,o vogliono disfarsi di te, basta alzare la tavoletta del cesso, cacciarti dentro, e tirare lo sciacquone.
Senza spendere soldi per un funerale o averti tra i coglioni e vederti , purtroppo , ogni giorno, pur se imprigionato in una boccia di vetro.
A ben pensarci se si chiedesse ad un pesce rosso cosa preferirebbe, non sono tanto sicuro che sceglierebbe la boccia di vetro.
Io preferirei la tavoletta del cesso.
Vuoi mettere , essere un GOLD FISH , mentre tutto intorno è merda ?
Si guadagna in autostima.
Mica poco.
domenica 24 settembre 2017
MOTOCICLISTI
Anche se riscuotono molto successo, soprattutto con le donne, non mi interessa diventare un motociclista.
Come non mi interessa diventare uno sciatore.
Il solo pensare ad ingabbiarsi in quelle tute, sarebbe per me insopportabile.
Forse perché non sopporto nessun tipo di costrizione.
Eppure son cresciuto con motociclisti.
Ma erano motociclisti napoletani.
Giubbotto di pelle con camicia slacciata e catenazza al collo.
Quelli si che erano motociclisti.
Gente da individiare.
Che capivi perché erano pieni di donne.
Erano veri uomini ricchi di fascino.
Ma crescendo ho capito che non era proprio così.
A Napoli c'erano tre tipi di motociclisti e nessuno faceva al caso mio.
C'era il motociclista scippatore di borse.
C'era il motociclista che sparava per intimidazione nei negozi per costringerli a pagare il pizzo.
C'era il motociclista dell'antiscippo, i Falchi, che andavano in cerca delle due tipologie precedenti.
Allora ho dovuto avere altre ambizioni, son diventato un uomo che va in bicicletta.
Con cui non si scippano borse, non si spara nei negozi, non si inseguono i ciclisti ladri, ma soprattutto non si cucca per niente con le donne.
Però non devo indossare quelle tute da astronauta.
Vuoi mettere.
IL CANE HOUDINI
sabato 23 settembre 2017
LA TRASGRESSIONE
L'OTTIMISTA
Stamattina ero indeciso tra due scelte sbagliate.
Ho scelto la peggiore.
La prossima volta andrà, forse , meno peggio.
Però ho scelto.
giovedì 21 settembre 2017
LA VERA REALTÀ
mercoledì 20 settembre 2017
UOMINI E TOPI
Mi sento come un topo in un labirinto.
Pauroso della scelta da prendere, in quanto per esperienza ogni strada intrapresa è un vicolo cieco.
Ma poi come un topo coraggioso faccio la mia scelta.
Purtroppo ciò che temevo , si palesa.
Sbattere contro un muro.
Muro di tante cose.
Muro di vita non facilitatati.
Questo modo di vivere è straziante e porta alla pazzia.
Mi piacerebbe conoscere uno di quei topi da labirinto e chiedergli come si fa ad andare avanti così.
Ma non ne conosco nessuno.
E forse sono tutti già impazziti.
venerdì 15 settembre 2017
SEPARATI E DIVORZIATI
sabato 9 settembre 2017
GIAPPONESI ANZIANI
venerdì 8 settembre 2017
RISPOSTE OLISTICHE
mercoledì 6 settembre 2017
PRAGMATISMO
martedì 5 settembre 2017
SONO STANCO
NON MI FA
domenica 3 settembre 2017
SETTEMBRE
venerdì 1 settembre 2017
IL POETA
martedì 29 agosto 2017
CONDOMINIO A LUCI ROSSE
sabato 26 agosto 2017
NON HO NULLA DA RIMPROVERARMI
Stamane mi messaggia lei, mi augura il buongiorno.
Rimango sorpreso e contento.
Iniziamo a dialogare via messaggi.
Ad un certo punto mi dico, cogli l'attimo.
Faccio mio l'attimo e la invito al cinema all'aperto.
Sapendo già cosa mi risponderà.
La solita scusa , per non dire un no secco.
Invece no, usa la solita scusa ma è possibilista ad accettare.
Ci lasciamo , dicendomi che mi farà sapere e intanto mi ringrazia per l'invito.
Nel frattempo affronto il pomeriggio, con animo più leggero, animato da quella possibile speranza.
Ma il messaggio non arriva.
Il tempo passa.
Inizio a pensare che andrà al solito modo.
Messaggerà all'ultimo momento dicendo che non potrà , spiacendosi.
Mentre metto le chiavi nella toppa, arriva.
Si spiace.
A ben pensarci poteva andare peggio.
Poteva dirmi no, subito, quando stamattina gliel'ho chiesto.
Non ho nulla da rimproverarmi, se non il fatto di non aver compreso di avermi messaggiato, perché si annoiava e non aveva un cazzo da fare.
venerdì 25 agosto 2017
CLACK CLACK
giovedì 24 agosto 2017
IO NON ESISTO SE NON NELLE TUE PAROLE
martedì 15 agosto 2017
MARA AL MARE
RISPOSTE MACROBIOTICHE
Sembrava che il destino volesse farci incontrare.
In qualche modo unirci.
Una sequenza di incontri inaspettati e ben graditi.
Ma dopo il nulla .
Non l'ho più rivista.
Ho cercato di incontrarla, ma niente.
Non ci sono riuscito.
Come nella regola dei sogni lucidi, devi lasciarti guidare e osservare.
Mai intervenire, influendo sul corso degli eventi.
Rischi di rovinare tutto e ottenere l'effetto contrario.
Ieri sera il destino me l'ha fatta incontrare di nuovo.
Ma non per darmi una nuova occasione.
Semplicemente per farmi evitare di illudermi inutilmente.
Al mio saluto mi ha risposto.
Una risposta macrobiotica.
Allora ho capito.
Senza aggiungere parola, ho fatto mio il messaggio, tirando dritto per dove stavo andando.
Buttando nel cestino, lungo la strada, quella illusione mal riposta.
lunedì 14 agosto 2017
CHIODO SCHIACCIA CHIODO
VOLONTARIA A FERRAGOSTO
giovedì 10 agosto 2017
QUANDO ARRIVA , ARRIVA
STATISTICHE
martedì 8 agosto 2017
AFFASCINAZIONE
mercoledì 2 agosto 2017
C’E’ SEMPRE UN PERCHE’
martedì 1 agosto 2017
PREGIUDIZI
17:17, 17:13 , 13:17 , 13:13.
Molti ritengono che quando capita di osservare un orologio, vedono sempre gli orari di cui sopra.
Si credono dei predestinati o sfortunati , dipende dalla credenza cabalistica o meno.
In realtà sono solo persone superficiali che, guardano spesso un orologio ma , l'attenzione si sveglia in loro solo se si presenta una di quelle casistiche.
Analogamente come facciamo con le persone.
Ci accorgiamo solo quello di cui ci fa comodo o che ci risveglia il nostro pregiudizio.
Molti non sono notati per il resto delle loro azioni,ma solo per quelle.
Quelle che ci danno conferma del nostro pregiudizio.
Come dire , cavolo è sempre così non cambia mai.
Eppure quelle sono solo 4 casistiche delle 1440 possibili.
Aprite gli occhi con più attenzione e vi accorgerete che non si è come noi crediamo.
Bisogna aprire gli orizzonti.
Se poi vi destate solo per quelle 4 combinazioni , siete sfortunati voi e l'osservato.
Prigionieri , ognuno a suo modo, del pregiudizio formatosi.
PREGIUDIZI
17:17, 17:13 , 13:17 , 13:13.
Molti ritengono che quando capita di osservare un orologio, vedono sempre gli orari di cui sopra.
Si credono dei predestinati o sfortunati , dipende dalla credenza cabalistica o meno.
In realtà sono solo persone superficiali che, guardano spesso un orologio ma , l'attenzione si sveglia in loro solo se si presenta una di quelle casistiche.
Analogamente come facciamo con le persone.
Ci accorgiamo solo quello di cui ci fa comodo o che ci risveglia il nostro pregiudizio.
Molti non sono notati per il resto delle loro azioni,ma solo per quelle.
Quelle che ci danno conferma del nostro pregiudizio.
Come dire , cavolo è sempre così non cambia mai.
Eppure quelle sono solo 4 casistiche delle 1440 possibili.
Aprite gli occhi con più attenzione e vi accorgerete che non si è come noi crediamo.
Bisogna aprire gli orizzonti.
Se poi vi destate solo per quelle 4 combinazioni , siete sfortunati voi e l'osservato.
Prigionieri , ognuno a suo modo, del pregiudizio formatosi.
sabato 29 luglio 2017
SINGLE IN HOME
BALLE DI FIENO
MAROON
venerdì 28 luglio 2017
AMORE
Lui è un omone alto e robusto.
Lei piccolina , alta poco più di un metro, su una sedia a rotelle.
Sono seduti uno di fianco all'altro.
Lei poi si gira con la sedia e si sedie appoggiata con le ginocchia.
Insieme guardano il film.
Si accarezzano.
Si guardano.
Condividono il contenuto del cellulare, durante la pausa tra un tempo ed un altro.
Poi si riguardano.
Si sorridono.
Riprendono a vedere il film.
Sempre l'uno di fianco all'altra.
Sempre cingendosi col braccio.
Finito il film , lei si risiede sulla sedia a rotelle.
Lui l'accarezza , lei gli sorride.
Vanno così incontro alla scalinata.
In cima si rimirano e lei gli si avvicina per dargli un tenero bacio.
Che lui si gode socchiudendo gli occhi.
Amore, solo unicamente amore.
giovedì 27 luglio 2017
ESSERE ORIGINALI - ESSERE SE STESSI
martedì 25 luglio 2017
IL MESSAGGIO
giovedì 20 luglio 2017
ORGOGLIO PADANO
Parecchia gente indossa la maglietta in cui con viene iscritta una fase da orgoglio padano "Cudogn e la su gent".
Ormai è più di un decennio che abito a Codogno , ormai anch'io sono un padano.
Per cui non ho perso tempo e ho comprato la maglietta .
Però prima di indossarla ho preferito lavarla.
Con questo caldo si asciugherà subito e domattina anch'io potrò fregiarmi con orgoglio di andare in giro con la maglietta dell'orgoglio padano.
Ma mentre sto per stenderla, noto che la scritta sembra diversa.
Cavolo avrò sbagliato lavaggio e avrò rovinato tutta la maglietta.
Invece no , la maglietta non era rovinata era la scritta che era cambiata.
È diventata "Te si de Cudogn , ma te si un Terun".