sabato 30 dicembre 2017

LA SOVRATTASSA

Gli recapitarono dal comune una sovrattassa per i rifiuti.
Non capiva, aveva pagato tutto regolarmente.
Occorreva controllare le ricevute.
Ma prima di controllarle dovette cercarle.
Rovistò dappertutto.
Cassetti, armadi, scatoloni.
Ma niente.
Poi vide una scatola di biscotti.
Quelle di latta, quelle che contenevano i biscotti danesi pieni di burro e zenzero che gli avevano regalato al supermercato per Natale.
E allora capì dove potevano essere le ricevute.
Si scaraventò sulla scatola e l’aprì.
Le ricevute erano tutte lì, comprese quelle pagate per i rifiuti.
Si fece calma, per non farsi prendere dal panico.
Le mise in ordine e le controllò.
Tutte pagate.
Allora perché questa sovrattassa?
Si recò in comune, recando con se le ricevute.
Attese un’ora prima che arrivasse il suo turno.
Si sedette dinanzi al responsabile dei tributi e chiese spiegazioni.
Sicuramente è un errore, disse, qui ci sono le ricevute di quanto pagato.
Il responsabile con un gesto paterno, si tolse gli occhiali, lo guardò negli occhi e gli spiegò tutto.
Le tasse pagate erano relative ai suoi rifiuti.
Ma lui aveva dimenticato di essere stato rifiutato dai figli, dalla famiglia, da chi prima frequentava.
Per cui era diventato lui stesso un rifiuto.
Per questo gli avevano comminato la sovrattassa.
Capì.
Ringraziò.
Mestamente andò in posta e pagò tutto.
L’anno prossimo cambierà tutto, a cominciare da questa nuova tassa da mettere in conto.

venerdì 29 dicembre 2017

IL NEMICO

Ormai siamo nemici e lo sai benissimo.
È guerra dichiarata.
Il tuo abbigliamento mi fa capire che lo hai capito.
C’è una guerra da combattere.
Hai indossato gli occhiali da sole specchiati e il cappotto diplomatico, credendo forse di incudermi più timore.
Ma non mi fai paura.
Non sai che nemico ti sei scelto.
Uno rognoso e tenace.
Impavido e determinato.
Te ne vai via con lo sguardo beffardo.
Convinto di aver vinto.
Ma hai vinto solo una battaglia, la guerra è ancora lunga.
Domani sarò pronto.
Ti sorprenderò.
Rimarrai smarrito a vedermi.
Domani punterò la sveglia prestissimo.
Andrò al bar appena si apriranno le porte.
E la gazzetta dello sport , sarà mia.
Brutto bastardo.
La guerra è guerra.
Combatti.

martedì 26 dicembre 2017

LONTANO

Vorrei andare via.
Lontano.
Abbandonare tutto.
Lasciarmi ogni cosa alle spalle.
Posare a terra tutti i miei pesi e viaggiare leggero.
Migrare come una rondine in autunno.
Verso territori caldi e temperati.
Andando verso il mare.
Passeggiare sulla spiaggia o sugli scogli.
Godermi il panorama infinito che solo lui può darti.
Vedere il sole che gli si specchia dentro.
Vedere le barche che lo attraversano.
Vedere le onde incresparsi o meglio ancora godermi la tranquillità nel suo essere calmo.
Vivere nella sua immensa libertà.
Eppure in questi posti ci sono nato e cresciuto.
Per poi scappare.
Allora perché ritornarci ?
Forse perché da li so come scappare.
A differenza di qui , che non so proprio come fare.

lunedì 25 dicembre 2017

NATALE

Questo potrebbe essere uno scritto di Lucy Barton o di Janice Galloway , ma in realtà è il mio e, sapere di avere il coraggio di scrivere quello che scrivo proprio come fanno loro, ti apre il mondo alla verità, a non raccontarti bugie, a farti apprezzare per la realtà che porti. Poco importa se alcuni la troveranno noiosa o altro. Non si può piacere a tutti. A 50 anni occorre prima di tutto iniziare a piacersi a se stessi. Il Natale per me è stato un grande inganno, una favola svelata dalla vera realtà. Quando ero piccolo il Natale era qualcosa di fantastico, almeno per i miei occhi da bambino. Ci si riuniva tutti, a casa di mia Nonna, la mamma di mia mamma. Tutti i suoi figli , i suoi nipoti, mariti ,mogli, fidanzati, fidanzate, tutti li da lei a casa sua. Una casa immensa e spaziosa. Non perché fosse ricca , tutt’altro. Una volta le case erano così, non come ora che sono tane per criceti. Mi ricordo tutto di quei Natali. Le galline ancora vive che giravano per casa , per poi essere uccise tirandogli il collo , continuando a camminare sgozzate. Può essere atroce, ma il brodo si faceva così , a Km zero, dalla gallina viva alla gallina messa in pentola per farlo. Per stare tutti insieme , si riunivano i tavoloni di lavoro di mia zia , la sarta. Tavoli immensi, tavoli che passavano da accogliere lunghissimi vestiti da sposa a tante persone allegre e festose per il Natale. Il Natale a quei tempi non sapevi mai quando iniziavi , quanto meno quando finivi. Non ti alzavi mai da tavola. Mangiavi il primo , il secondo , la frutta , i dolci , quelli napoletani mica il panettone, per poi continuare con la tombola. Alcuni anni , per non perdere il ritmo , avendo altri parenti vicino casa di mia nonna, si dormiva li tutti insieme, per essere pronti per il giorno dopo e per non avere l’ansia di andarsene per tornare a casa. Ma poi accadde quel che accadde. Il tempo feci il suo corso e, mia nonna dopo l’ultimo Natale trascorso insieme, dopo pochi giorni si ammalò e due giorni dopo la befana morì. Da li è iniziata la tragedia dei miei futuri Natali. I fantastici Natale che lei organizzava di improvviso sparirono. Ciò che la sua presenza univa, la sua assenza divideva. Anziché continuare con la tradizione, venuta meno mia nonna, ognuno faceva per se. Un pò come negli stati della Ex Jugoslava o URSS, ciascuno a declamare la propria indipendenza. Li iniziò la mia fine che tutt’oggi mi perseguita o perseguo io per abitudine , chissà. Noi con la mia famiglia lo trascorrevamo a casa da soli e, quella era l’alternativa migliore , perché il Natale si trasformava da familiare a condominiale. Tutte le porte della case aperte , entrando e uscendo da una casa, spiluccando di qua e di la. Ma il peggio stava per arrivare. Mio Padre iniziò, giustamente, a voler trascorrere il Natale con la sua famiglia, dopo averne trascorsi tanti per tanti anni con i parenti della moglie. Ahimè , non lo avesse mai fatto. Per me fu una galera. Una delle mie tante situazioni di isolamento obbligato. Avevo purtroppo uno Zio , molto stupido quanto molto intelligente, non è una battuta , era proprio così. Così stupido che…lasciamo perdere non sono cose che riguardano me. A casa di mia zia non era come a a casa di mia Nonna. La casa se pur abbastanza grande , non conteneva tutti insieme. Ci dovevamo separare , da una parte gli adulti e dall’altra i non adulti, tra cui io. Li vissi sulla mia pelle l’esercizio di indipendenza che ognuno facevo nel suo piccolo, dopo la morte di mia Nonna. Quello che nessuno osava fare in sua presenza , in sua assenza osavano. Fu l’inizio del mio isolamento. Per carità ,non voglio fare la vittima, avrò avuto sicuramente le mie colpe, ma un bambino di 8 anni che colpe può avere. Sarà pure un rompicoglione ma è sempre un bambino di 8 anni. Da quel Natale , per me il Natale era un incubo. La crudeltà ulteriore era che non ritornavamo a casa la sera ma ci trasferivamo a casa di mia zia fino a Capodanno. Un castigo. Ero sempre sotto la lente di tutti, sopratutto quella di mio Zio che, si divertiva ad umiliarmi. E gli altri anziché impedirglielo, per paura , ridevano insieme a lui. Tutti eccetto mia mamma , anche lei come me ostaggio in quel carcere. Entrambi prigionieri. Da allora in poi , per me il Natale non è mai stato una festa , tutt’altro. Forse l’ho così assimilato come negativo che se per caso mi divertivo, dovevo trovare il modo di rovinarmelo o che me lo rovinassero. Una tristezza assoluta. Natale dopo Natale , ho visto la gente dare sempre il peggio di se. Parlo dei componenti della mia famiglia. Ne ho viste tante. Mi ricordo di anni , quando ho iniziato ad abitare da queste parti, che arrivavo per il 24 e il 25, massimo il 26 me ne ritornavo a casa, sbattendo la porta. Quest’anno è andata così, ancora una volta. Questa volta con mia figlia. Lasciandola dove vuole che sia. Anche lei come gli altri a proclamare la sua indipendenza e a gridare contro il dittatore che sarei io. Quest’anno ho detto basta , se deve essere così anche con mia figlia. no , non ci sto. Me ne sto da solo e così ho fatto. Questo è il mio Natale, un Natala alla Lucy Barton o alla Janice Galloway.

I PROVINCIALI

Se ieri avessi ascoltato il mio cuore anziché la mia testa , avrei agito diversamente.
Ma se non l’avessi fatto , non avrei avuto l’opportunità di apprendere.
Ero in giro nel paese in cui abito.
Scegliendolo a quello in cui sono residente per adozione.
Non so perché lo abbia fatto.
Se per pigrizia o per trovare qualcosa, che  poi non c’era.
Forse un po’ di calore per portar tepore al mio raggelato cuore.
Chissà.
Sta di fatto , che purtroppo o fortunatamente, ho assistito a cose che era meglio rimanessero nascoste ai miei occhi.
Camminando ho visto gente che quotidianamente incontro in altri luoghi, cercando di avvicinarmi per poter fargli i miei auguri.
O forse ero io che avevo bisogno dei loro.
Mah.
Queste persone, anziché avvicinarsi si sono tenute a debita distanza, vuoi dietro una vetrina , vuoi evitando il contatto.
Dei veri ipocriti provinciali.
Stupito di ciò a malincuore torno indietro per far ritorno a casa.
E qui arriva il colpo di grazia.
Incrocio mia figlia con le sue amiche.
Anziché salutarmi, volta la faccia e assume un sorriso come per prendere distanza da quella visione inopportuna.
Non è colpa sua , sono stato io a farla crescere in provincia.
E lei a differenza mia che sono cresciuto in città, ne è diventata una perfetta provinciale.
Come i precedenti incontrati prima.
Provinciali ipocriti , senza pietà.
Che quando si accorgono di qualcuno in affanno , anziché soccorrerlo, alzano lo stivale e affondano il loro calcio per farlo sprofondare ancor di più.
Con la stessa energia con cui ti sono accanto , quando per loro sei una persona da ammirare.

sabato 23 dicembre 2017

DIRSI LA VERITA’

Dirsi la verità. Questo è uno dei concetti che mi sono stati donati all’ultimo seminario professionale di Shiatsu. Ricordarsi , come dice la mia insegnante : “che ognuno di noi è fatto di luce e ombre e, con le ombre non bisogna andare in guerra, ma accettarle con serenità”. Sembrano queste, parole scontate , tautologiche. Ma non è così, occorre farle proprie , conservarle e ricordarsi della loro ricchezza. Stamattina la lezione appresa è stata subito messa in pratica. Non come esercizio , ma come atteggiamento spontaneo ,di chi ha ricevuto in dono un seme che è germogliato. Per quello che mi è accaduto stamane, tempo fa avrei agito diversamente, concludendo solo facendo del male a me stesso , per la rabbia procuratami. Invece stamattina ho visto entrare in gioco le mie luci e le mie ombre. Dicotomie che emergono sopratutto quando si presenta un problema imprevisto. Proprio come il mio di stamane. Niente di vitale. Ma quando la tua vita è piena di ombre, anche un problema non vitale assume un peso maggiore di quello che è. La rabbia stava tracimando, l’ombra della mia rabbia stava pendendo il sopravvento. Fortunatamente sono stato consapevole di questa mia reazione, accettandola e portandole supporto. Come ogni shiatsuka che fa quello che può, anch’io ho fatto a me stesso quello che potevo. Ho arginato con la ragione, con l’esperienza , con lucidità, con centralità. Ovviamente non sono riuscito a non arrabbiarmi, ma sono riuscito a controllarmi e a risolvere il problema senza farmi sovrastare. Ho capito stamattina che a volte i problemi sono come un dono. Ti educano a crescere, ti insegnano che vengono risolti, ti permettono di imparare cose che non sapevi e che da oggi saranno un arricchimento del tuo bagaglio di vita. Stamattina ho trasformato le mie ombre in luce, tenue , ma luce. Accogliendole con serenità. Imparando ad accettare me stesso per quello che sono e per quello che posso essere. Tutto questo grazie ad una semplice cosa, dirsi la verità.

RECESSIONE

Sono un uomo coniugalmente separato. Quando varchi la porta di casa per uscire , tutto cambia. Bene o male non importa. Cambia e nulla potrà ritornare come prima. Sono cose che se non le vivi , ti sembrano scene da film, in realtà diventano scene di vita reale. La prima cosa che cambia nella vita di un uomo separato, nelle mie condizioni, è una attenzione al profilo economico. Quello che potevi fare prima ora non puoi più farlo. Devi porre attenzione, giudizio, fare scelte. Un esercizio che da una parte ti fa crescere ma dall’altra porta a delle rinunce. Non è un lamento è una descrizione. Questo Natale però , volevo fare una eccezione. Trascorrendolo con mia figlia , limitatamente per quel giorno, per scelta sua e di altri, anziché stare a casa a cucinare , decido di andare al ristorante. Mi rivolgo al mio ristoratore di fiducia, dove da anni vado quando posso e dove mando con piacere nuovi clienti, sapendo come lavora. Credevo fosse solo un problema di menù di cui accordarsi , non mangiando più, io, come prima. Invece mi trovo sbattuta la porta in faccia. Ristorante al completo, incapace di creare un posto per un tavolo di sole due persone. Ci rimango male e mi rivolgo ad altri. La risposta è sempre la stessa , al completo. Il bello è che te lo dicono non con gentilezza ma , quasi come se dessi fastidio. A questo punto mi chiedo, ma la gente che si lamenta che non ha soldi, non arriva a fine mese, vanno tutti al ristorante ? La recessione di cui si parla , dov’è ? Mentre penso a questo sono seduto al tavolo del bar , bevendo il caffè e leggendo il giornale. Un articolo parla di Bruce Springsteen , il quale non fa più concerti in giro ma in teatro, vicini casa sua, a Broadway. Il bello è che il costo per assistere ad uno dei suoi concerti va da 800 a 3000 $. Con un guadagno settimanale di un milione e mezzo di dollari. L’ho trovato una cosa indecente, vergognosa, uno schiaffo alla miseria, un calcio in faccia a chi riesce a stento a sopravvivere. Eppure c’è gente che ci va. E non sono tutti miliardari. Quindi mi chiedo dov’è la recessione ? Qui l’unica cosa che di sicuro è in recessione , sembra essere solo la mia vita.

venerdì 22 dicembre 2017

I AM

Sono triste.
Sono deluso.
Sono amareggiato.
Sono stanco.
Sono svuotato.
Sono stufo.
Sono solo.
Sono anche in ritardo.
Il supermercato chiude tra mezz’ora e rischio di non poter fare la spesa.

mercoledì 20 dicembre 2017

PROTEZIONE e CIRCOLAZIONE

Ogni essere umano ne va in cerca, ne ha bisogno. Anche i più forti e i più duri. Quando mancano, sei indifeso, solo verso il mondo. Alla lunga stanca. Ti toglie energie, fiducia. Un senso di solitudine ti avvolge. Anziché proteggerti, ti denuda , ti lascia indifeso. Anziché circolare , rimani immobile , ghiacciato. Capisci in questo momento l’importanza del gruppo, delle persone, del senso di appartenenza. Capisci che essere solo , quando ne sei obbligato, può mutuarsi in stati di malessere e malattia. Capisci che confrontarsi , far circolare le tue idee, opinioni e quelle degli altri, anche con chi la pensa diversamente da te, serve. Serve per imparare , apprendere, conoscere, divulgare. Fisicamente si traduce in problemi di regolazione temperatura corporea e funzionamento organi afferenti. Ti chiedi come mai hai freddo. Perché non riesci a trovare quel calore che protegge il tuo cuore. Metaforicamente e anatomicamente. Da un po' di tempo anch’io ne soffro. Non ne capivo il perché. Soffrendone senza trovare rimedio. Anche se in realtà, in questo periodo, mi sento fuori da tutto, da qualsiasi gruppo voglia fare parte e senza circolazione. Anzi circolante, si, ma come un criceto sulla ruota, a modo perpetuo. Stanchezza senza profitto. Ma fortunatamente la mia capacità di ascolto , la mia consapevolezza, mi sono venute in soccorso. Mi hanno aiutato a capire cos’era che non andava. Dove occorreva rimediare. Alla fine ci sono riuscito. Sembrerà strano ma tutto si è risolto ricordandomi di aver controllato la caldaia di casa. Per regolare la pressione. Avendola spenta mi si è spento l’orologio del termostato. Ci credo che avevo freddo. Il riscaldamento non partiva più. Come facevo a riscaldarmi ? Certo la mancanza di gruppo e circolazione di idee rimane. Ma almeno se pur solo, sono al caldo. Mica poco.

martedì 19 dicembre 2017

I MALESI

Il nome potrebbe far pensare a qualcosa di esotico o di losco. Tutt’altro. Questa denominazione raccoglie quanto di più bello c’è. Dedicarsi agli altri. Dargli sostegno , ascolto e benessere. Donargli quelle coccole di cui la vita di oggi ti priva quotidianamente. Di cui si è perso il ricordo e lo scopo terapeutico. Permetterti di affrontare i tuoi disagi , sapendo che loro ti ascolteranno e faranno il meglio per te. Senza lesinare in nulla. Sono tre persone, accumunate , diversamente ognuno per sua competenza , in questo unico scopo. Non sono medici , non sono santoni, non sono stregoni. Sono persone che hanno deciso di fare del benessere il loro scopo di vita. I Malesi, gli estirpatori del male di vivere. Delle tigre di Momprachen, in difesa di chi non ha più difese.

VACANZE DI NATALE

Quest’anno voglio trascorrere delle vacanze tranquille. Dedicarmi a me stesso. Senza strafare in cose senza profitto. Voglio dedicarmi al rilassamento. A godere degli spazi , dei colori , dei paesaggi che mi si offriranno. Cucinare il giusto. Quel che serve per dare un senso di differenza culinaria rispetto agli altri giorni. Forse starò invecchiando, o starò diventando più saggio. Ma credo che il tesoro migliore da raggiungere è l’equilibrio. Quello prima di noi stessi che altrimenti non potremmo dare e donare agli altri. Sarà un Natale, per me, senza aspettative. Un day by day. Una ricerca di leggerezza. Un librarsi nel necessario per la mia vita e nulla più. “Belle parole, dici così per giustificare che sei da solo , ah, ah”. Cavolo ma siete proprio cattivi. Eppure siamo a Natale, siete senza pietà. Avete distrutto tutti i miei programmi. E ora che faccio ?

sabato 9 dicembre 2017

AGUZZA LA VISTA

Oggi con mia figlia ci siamo comportati da veri provinciali.
Giornata di festa con gita a Milano.
Ovviamente da provinciali siamo andati nel luogo più nuovo e attraente della città.
La piazza dei grattacieli più alti d’Italia, la piazza delle tre torri.
Ma l’interesse non era per le torri , i grattacieli, ma , da vero milanese, senza paesaggi e panorami, il nuovo mega centro commerciale aperto nella piazza.
Fantastico, ha zittito tutti i miei pregiudizi.
Un centro commerciale dove trovi di tutto.
Ben organizzato con architettura nord europea, ossia con il tetto a vetri per illuminare con la luce solare.
Un ambiente se pur affollato, comunque regnato da tranquillità, con lo stress messo alla porta.
C’è davvero di tutto finanche il cinema, quello serio non commerciale.
Tutti i tipi di ristoranti, molto caratteristici e originali.
Anche la pizzeria in forma self service ma di qualità eccelsa.
Ci sono centro diagnostici, supermercati, calzolai, lavanderie, negozi di tutto le marche.
Ma più giravo, più sentivo un vuoto che mi chiamava.
Un vuoto che mi chiedeva “Aguzza la vista”.
Un vuoto non di qualcosa ancora da inaugurare.
No , un vuoto di cui scioccamente non si è pensato.
Quel vuoto che , chi se ne accorge, annulla la bellezza di tutto il resto, grattacieli compresi.
Alla fine ci sono arrivato , ho capito.
Ciò che manca e fa ridimensionare il tutto , c’è.
Non hanno previsto un centro massaggi cinese.
Ma come si fa , a non averci pensato?
Ma chi li ha scelti questi architetti.

lunedì 4 dicembre 2017

LA LONTANANZA SAI E' COME IL VENTO

Citava una canzone che la lontananza è come il vento, che fa dimenticare chi non si ama.
Possono sembrare parole ad effetto, combinate per il solo scrivere una canzone.
Ma in realtà, spesso mi capita nella mia vita che persone che da tempo non hai più modo di incontrare , quando capita , anche dopo anni, ti manifestano tutta la loro contentezza.
Quell’incontro non è solo un ricordo che diventa presente.
Quell’incontro è il segno che si era costruito qualcosa di duraturo che andava oltre la frequenza degli incontri.
Ma la sensazione più bella è quando tu non credevi di essere stato così importante per quella persona.
Lo capisci solo quando lo incontri dopo tempo e vedi nei suoi occhi una luce che in passato celava.
Ma il piacere di rivederti non può più tener nascosto quella timida prudenza e manifesta tutta la sua contentezza.
Ed è quello che mi è capitato ieri sera.
Era da tempo che non ci vedevamo.
Addirittura quando ci frequentavamo eravamo come cani e gatti.
Ieri invece appena mi ha visto , mi si è avvicinato.
Cercando timidamente il contatto con me , quasi a non volersi più staccare.
Sono rimasto incredulo e nello stesso tempo contento.
Non credevo che il tempo passato gli avesse generato la mia mancanza.
E invece si.
Il mio micione che da tempo non vedevo , in quanto non abitiamo più insieme, ieri non voleva più lasciarmi andare.
Aveva bisogna delle carezze di quel cane con cui spesso in passato litigava.
Che bello.
E’ proprio vero che gli animali sono capaci di provare sentimenti che per noi umani sono diventati sconosciuti e sepolti.

sabato 2 dicembre 2017

SVEGLIE

Il mio papà era un operaio.
Un operaio specializzato, Linotipista.
Per tanti anni il mio papà per portare più soldi a casa, ha lavorato di notte.
In quel periodo il suo problema più che svegliarsi era riuscire a dormire.
Dopo tanti anni ritornò a fare il turno giornaliero.
A quel punto la sveglia divenne una sua priorità.
Il mio papà si svegliava alle 5 per poter essere in fabbrica alle 7, dopo aver attraversato mezza Napoli.
Per essere certo di svegliarsi, il mio papà utilizzava non una ma tre sveglie.
A noi , piccoli, sembrava bizzarro, ma era il mio papà.
Crescendo poi capisci che quelle non erano bizzarrie ma altro.
Quelle tre sveglie rappresentavano varie cose.
La sicurezza di essere in fabbrica in orario pena arrivare tardi e subire ammonimenti.
Ma più che altro quelle tre sveglie stavano a significare che il mio papà non poteva contare su nessuno se non su se stesso .
I figli ereditano tanto dai loro genitori per assimilazione e dna.
Io dal mio papà ho ereditato tante cose.
Tra queste l’abitudine ad utilizzare più sveglie per svegliarsi la mattina.
Ad orari diversi qualora la principale non funzionasse.
Ovviamente tutti mi danno del matto e fino a ieri sera ci stavo credendo anch’io.
Ma stamane è accaduto l’imprevedibile.
La sveglia principale per un problema a me ignoto , non ha funzionato.
Fortunatamente c’era il backup.
Mi ha permesso di svegliarmi all’orario previsto e rispettare l’impegno preso.
Stamane se non fosse stato per il mio papà avrei avuto dei problemi.
Fortunatamente ho avuto il suo insegnamento.
Grazie papà.
Ti voglio bene.

sabato 25 novembre 2017

ODORI

Tornando a casa, aprendo la porta, sento la mia compagna che parla con una sua amica , di odori.
Dicono che riconoscano le persone dall'odore.
Basta che si avvicinano e pur non vedendole dall'odore capiscono chi sono.
Allora ho voluto metterla alla prova.
Non avendomi visto entrare, mi sono avvicinato senza farmi vedere.
Mi sono avvicinato vicino al suo collo e lei mi fa "ah, sei tu, pensavo di aver dimenticato di tirare lo scarico del cesso".

venerdì 24 novembre 2017

SOLIDARIETÀ

La solidarietà ti da forza.
La solidarietà ti permette di andare avanti nonostante tutto.
La solidarietà ti aiuta a sopportare quegli ostacoli che la vita ha frapposto tra te e il futuro.
La solidarietà ti fa sentire meno solo e ti da senso di appartenenza.
La solidarietà è contagiosa, apre gli animi più ritrosi e individualisti.
Solidarietà non è solo sostegno ma è anche donare, sacrificando ciò che hai per il benessere di altri.
Un esempio è quello di donare giornate di ferie a favore di colleghi  che ne hanno bisogno per poter assistere i propri figli  o parenti , per lunghe degenze.
Ma ieri sera andando a prendere il caffè al bar mi sono reso conto che questo concetto di solidarietà potrebbe essere esteso anche ad altri bisognosi.
Ai senza coppia come me.
Difatti ieri c’era un cliente che si accompagnava amabilmente con due belle donne.
Viceversa , io ero da solo.
Non poteva essere un po’ solidale, e permettermi di uscire con una delle due ?
Avidità ed egoismo.
Mi sbagliavo, in ambito di solidarietà c’è ancora da lavorare e, parecchio.

domenica 19 novembre 2017

IL CERINO

A furia di andare in giro cercando l'incercabile, di trovare l'introvabile,
si rimane con il cerino in mano.
Fumassi , troverei anche il lato positivo della situazione.
Ma non fumando che cazzo me ne faccio del cerino che mi trovo in mano.

lunedì 13 novembre 2017

IPHONE X

Finalmente è arrivato.
Non  potevo non averlo.
Ho fatto la coda per l’intera notte per poterlo acquistarlo e farlo mio.
Sapere che un oggetto si attiva riconoscendo il tuo viso è qualcosa di fantastico.
Acquistato , sono subito andato di corsa a casa per configurarlo e provare questa fantastica funzione.
Faccio tutto ma c’è un intoppo.
Il riconoscimento facciale non funziona.
Pago il prezzo della fretta della novità.
Sapevo che dovevo aspettare un po’ prima di comprarlo, certo che non ci fossero più problemi.
Arrabbiato ma anche consapevole che è figlia di una mia compulsività, vado in negozio per farmelo cambiare.
Il tecnico lo prende , lo analizza e al ritorno mi dice che il telefono funziona, hanno provato con più persone e tutti sono stati riconosciuti.
Allora gli chiedo se ho sbagliato qualcosa.
Mi dice di no.
Allora perché non va , gli dico quasi tremando dalla rabbia e dall’impotenza di fare qualcosa.
Lui mi si avvicina ancora di più e mi chiede se può farmi una domanda un po’ personale.
Gli dico di si .
Mi chiede se nella mia vita normale mi capita come con l’IphoneX , ossia se esistono persone che non vogliono interagire con me.
In effetti , gli rispondo, a ben pensarci , quasi tutti.
Allora , mi dice, cosa pretende, i nostri apparecchi sono evoluti , come degli esseri umani, non basta acquistarli per poter fargli fare quello che vogliamo, bisogna che gli andiamo a genio, lei non va a genio, le ridiamo i soldi.
Mortificato e ammutolito esco dal negozio, con i soldi fra le mani ma senza sapere cosa fare e dove andare.
Che beffa , mi dico,  in un mondo in cui tutti ormai non vivono più una vita reale ma solo virtuale, anche quella mi rifiuta. 
E ora che faccio ?
Dovrei radermi la barba , cresciuta nella notte di attesa, ma ho paura che anche lo specchio si auto appanni per non vedermi mentre mi rado.
Sono nel panico.

sabato 11 novembre 2017

FINALMENTE LA NEBBIA

Oggi è sorta quella che in queste zone , in questi tempi, è il sole, la nebbia.
Per chi non la vive, la considera un ostacolo un problema.
Ma questo vale come per tutto per gli eccessi.
Come il troppo sole ti costringe a rintanarti in casa per stare più al fresco.
Oppure il troppo amore ti fa scappare perché ti fa sentire oppresso e prigioniero.
Ma la nebbia di stamane no.
La nebbia di stamane è come una mano posata sulla testa che calma i tuoi pensieri e la tua mente.
La nebbia di stamani ti permette di vedere e guardare in prossimità, cosa che altrimenti non faresti mai.
Noti la bellezza di un albero, di un campo, di un fiume , gli occhi delle persone.
La nebbia di stamane è come una speranza per il futuro.
Immaginando che oltre lei , alla sua dipartita, qualcosa di bello è ad aspettarti.
La nebbia di stamattina è illusione, tranquillità.
La nebbia di stamattina è quella immensità infinita che mi dava il mare dove sono nato e cresciuto.
Nella vita se sai ascoltare trovi sempre un paesaggio fatto per mettere a riposo le tue pesantezze di vita.

RISCALDAMENTO

Luca la sera si riscalda abbracciato con la figlia sul divano.
Paola si riscalda stringendosi al suo compagno.
Corinne si riscalda col suo gattone che gli fa da termo coperta.
Ieri mi si è rotta la stufa e sono morto di freddo.

mercoledì 8 novembre 2017

SEGNALI

La vita è piena di segnali.
Occorre saperli cogliere.
Segnali che ti possono cambiare la vita.
Segnali che ti informano che la tua vita potrebbe cambiare, in peggio.
Sono aspetti della vita a cui non presti attenzione finché non ti capitano.
Generalmente si confondono con superstizioni o altre credulità magiche.
Ma quando arrivano e li cogli oppure non li cogli, capisci che esistono.
Domenica ne ho avuto la conferma.
Ero in stazione per acquistare il biglietto del treno.
Scelto la tratta e pronto per pagare , la macchinetta non ne voleva sapere di accettare la moneta.
Ci ho provato tantissime volte , ma nulla, moneta rifiutata.
Ostinato, non cogliendolo come un segnale che mi veniva inviato, ho cambiato macchinetta fino a trovare quella che ha accettato le monete scartate prima.
Soddisfatto della riuscita, ho preso il treno, orgoglioso della mia tenacia nel riuscire a portare in porto l’acquisto, nonostante tutto.
Preso il treno mentre stavo per arrivare a destinazione, consultando l’orario dei treni , ho capito.
Non avevo colto il segnale.
Il treno che volevo prendere dalla stazione alternativa era stato cancellato e già prefiguravo una impresa raggiungere casa, come poi è avvenuto.
Difatti , anziché arrivare a casa alle 20 , sono arrivato dopo le 23 , vivendo cinque ore da incubo in cui, insieme a tanti altri non sapevamo più cosa fare.
Rassegnati a dormire in sala di attesa.
Ho maledetto quella scelta e l’organizzazione ferroviaria.
Poi mi sono ricordato della macchinetta.
Quella che rifiutava di farmi il biglietto.
Non potendo parlare, sapendo di quello che mi sarebbe capitato , comprando quel biglietto , che sarei andato incontro a problemi, rifiutava di farmi acquistare il biglietto.
Se avessi capito e prestato ascolto, avrei fatto la scelta più logica , anche se più noiosa.
Ma sarei arrivato a casa per le 20, senza rovinarmi fegato , cervello e altro.
La vita è piena di segnali.
Occorre saperli cogliere.  
Anche se arrivano da una macchinetta erogatrice di biglietti TRENITALIA che, è l’unica che ha cercato di avvisarmi e darmi una mano.
Rispetto ai tantissimi essere umani ferrovieri, incapaci , a cui ci siamo rivolti per risolvere il problema occorso.

IL MONDO CAMBIA

Tutto intorno a te cambia, si evolve.
Nel frattempo tu rimani imprigionato in barriere che non sai più chi le ha create e come si sono create.
Ne riesci ad abbatterle.
Eppure sei una persona aperta al mondo.
Pur con tutte le tue difficoltà fai cose che altri neanche lontanamente si sacrificherebbero a fare.
Figurarsi poi se sarebbero propensi a mettersi in gioco , come fai tu.
Cerchi comunque di andare avanti, di proseguire verso la strada che hai scelto o che ha scelto te.
Ma poi appena ti dai un attimo di tregua, di fermo, lo smarrimento ti coglie.
Ti trovi intrappolato e non sai più uscirne.
Ti senti quasi come un condannato senza appello.
Dovunque c’è un muro che ti ostacola, oltre ogni ostacolo che hai superato.
Ti vengono meno le forze.
L’esperienza di oggi è stata tra quelle più mortificanti.
Andando al supermercato per comprare i biscotti , hai scoperto che anche li , il mondo cambia.
A dispetto di te, che non riesci a  cambiare il tuo vivere.
E si, il supermercato  si è dato una svolta, come ogni essere umano dovrebbe fare.
Si è aperto agli altri per accoglierli ancor di più, ma in un modo diverso, con riguardo , calore e conforto.
Ha sacrificato parte del suo spazio per metterlo a disposizione loro.
Il supermercato ha creato un’area bar con pizzeria e saletta annessa.
Operando quell’azione di cambiamento , per evolversi verso il nuovo.
Cambiamento che finanche un supermercato è riuscito a porsi come obiettivo e realizzarlo.
E tu , sei ancora li fuori con il pacco di biscotti in mano, a guardare inebetito il mondo che cambia, nonostante te.

lunedì 6 novembre 2017

ACQUA E SAPONE

Tutto è capitato per caso.
La soddisfazione di una dipendenza.
Dipendenza frutto di una combinazione di due elementi.
Quella mattina uno dei due elementi mancava, ma la voglia di soddisfare quella dipendenza era tanta.
Forse il surrogato di un bisogno di affetto, assente ancor di più quella mattina.
Decido di soddisfare comunque la mia dipendenza, e qui nasce la sorpresa.
Scopro che l’altro elemento era una ulteriore dipendenza inutile.
Scopro che quel bisogno a cui mi sono affidato ha la sua bontà anche da solo, forse anche di più.
Quell’elemento aggiuntivo era un inganno.
Per meglio far apparire quello principale.
Come una donna che si trucca per darsi un tono che in realtà non occorre perché è già bella di suo, come natura ha voluto.
La bellezza acqua e sapone.
Analogamente al caffè amaro, senza lo zucchero , ti accorgi o meno della sua bontà.
Che la presenza dello zucchero, copre e inganna.
La vita è strana.
Ho sconfitto una dipendenza per soddisfarne un’altra, ma rendendomi meno dipendente.

mercoledì 1 novembre 2017

IN TRAPPOLA

Simone, da un po' di tempo si rifugia nei sogni.
Sognando, la vita gli sembra più leggera.
Ciò che la vita gli esclude , i sogni glielo concedono.
Nel sogno si manifestano tutti i suoi desideri.
Desideri che nella vita rimangono irrealizzati.
Ma stanotte nel sonno si sono manifestate tutte le sue paure.
Anche quelle nel sonno vengono a galla.
Nel sonno si è avvicinato a lei per baciarla , con tenerezza.
Come i baci nei sogni.
Ma lei ha scostato il viso.
Si è rifiutata di riceverlo.
Ha voltato la faccia e se ne è andata via.
Simone è rimasto sconvolto e traumatizzato, come se fosse nella vita reale.
Ha dovuto prendere atto della realtà.
Che già nella vita reale è difficile da accettare e digerire.
Nei sogni lo è ancor di più.
Simone è disperato.
I sogni gli concedevano un po' di tranquillità e affrancamento da quella vita arida, com'è la sua.
Da stanotte quello che per lui era un conforto, non lo sarà più.
Simone è in trappola.
Sia che viva, sia che si attarda a svegliarsi per sognare.
Anche i sogni sono diventati realtà.
E in questo caso, non è per niente bello.

martedì 31 ottobre 2017

SPECCHIO DI CARTA E INCHIOSTRO

Esistono due tipologie di specchio.
Quello classico, fatto di vetro , che ti permette di verificare i tuoi estetismi.
Quello che riflette il tuo animo , il tuo essere, che permette di vedere la tua anima che diversamente , distrattamente , non te ne accorgeresti, ne capiresti il perché di tuoi comportamenti e azioni.
Nel caso in particolare è uno specchio fatto di carta e inchiostro, un libro , in cui leggendo brani scritti da un altro, scopri che parlano di te.
Quando accade questo vuol dire che si è acceso in te un ascolto interiore, a cui non puoi fare orecchie da mercante, perché ti urla così forte che, risulta impossibile essere inascoltato.
E’ il frutto di una tua consapevolezza , di quello che sei , di quello che ti ha fatto diventare ciò che sei.
Il bello di questo specchio è che non lo cerchi ne sai di poterlo trovare ma, scorrendo le righe ti trovi di fronte a un tuo te stesso a cui prima non sapevi dare giustificazione ne risposta.
Oppure ti eri già risposto ma pensavi fossero pensieri paranoici e non condivisibili con altri.
Questo specchiarsi è qualcosa di meraviglioso ma anche straziante.
E’ un dialogo in cui non ti puoi giustificare, non puoi cercare di difenderti.
Perché non è qualcuno che ti dice quello che sei.
Sei tu che leggi quello che sei e capisci di essere.
Nel bene e nel male.    
Sicuramente leggere di te fa bene , ti fa conoscere, chiarisce il tuo agire, ti permette di riflettere per il prossimo futuro di vita.
Ma è come aprire una ferita che tu nascondi , non ricordavi più di avere o non sapevi di avere.
Fa molto male.
Ma la via della guarigione passa sempre dal dolore.
Le ferite soprattutto, se rimarginate ma, non risolte, rischiano col tempo di riaprirsi e farti ancora più male.
Allora tanto vale , a questo punto, farsene carico , disinfettarle , sanandole perché ciò non accada più.
Sembra facile a dirsi , ma ci vuole coraggio.
Il coraggio che deve avere una persona che legge libri, sapendo che prima o poi , l’inchiostro parlerà di te e ti chiederà il conto.
Conto che dovrai pagare di tasca tua.
Perché non è un caffè che un amico può offrirti al bar.
Anche se il gusto di quella verità letta è come un caffè bevuto al bar, ma senza zucchero, amaro.

sabato 28 ottobre 2017

L’ASSISTENTE

Oggi ha avuto inizio un mio nuovo percorso nell’ambito del mondo dello Shiatsu. Oggi è stato il mio primo giorno da assistente. Un giorno preceduto da dubbi , incertezze ma pieno di buona volontà e sincero impegno. Grazie a chi mi ha permesso e mi ha dato fiducia a ricoprire questo incarico. L’ho fatto con intenzione di poter dare, condividendo quel poco che ho imparato e che ancora ho da imparare. Oggi è stata una giornata molto istruttiva , come tutte le giornate di Shiatsu. Giornate in cui impari sempre qualcosa di nuovo , dagli altri e da te stesso. Oggi ho imparato l’umiltà, ad essere umile. Oggi ho appreso un nuova modalità di quella mentalità da principiante che ogni Shiatsuka , a qualsiasi livello deve sempre avere, qualsiasi ruolo tu debba ricoprire. Oggi sono tornato a casa più ricco di prima. Ogg i sono tornato a casa stanco, ma di quella stanchezza figlia del lavoro utile, di quello che da soddisfazione e non fa pesare i sacrifici per poterlo esercitare. Ma la cosa più preziosa che mi sono portato a casa, quella che conserverò dentro di me con cura , è una particolare. Oggi ho imparato che se vuoi fare al meglio il compito di assistente Shiatsu, non devi mai dimenticare una cosa. La maglia della salute. E si, perché l’assistente assiste, non pratica. Con la pratica, l’energia circola e riscalda il tuo corpo. Con l’assistenza no. Quindi la prossima volta mi coprirò un pò di più. Indossando almeno la maglia della salute. Altrimenti poi , chi mi assiste ?

mercoledì 25 ottobre 2017

RIPARAZIONI GIAPPONESI

I Giapponesi quando capita di rompere un oggetto sono usi ripararlo.
Per valorizzare l’oggetto rotto e poi riparato, riempiono le crepe createsi con dell’oro.
Sarebbe bello se potessi fare anch’io così per me stesso.
Ma mi costerebbe una cifra inestimabile e inquantificabile.

martedì 24 ottobre 2017

CONSONANTI

La conosco da tempo, anche se è più una conoscenza nata dal frequentare lo stesso luogo, più che una reale conoscenza.
Quella di una educata forma di saluto.
Da tempo però sta capitando che la nostra conoscenza si sta ampliando.
Nel senso che frequentiamo entrambi , senza prima saperlo , luoghi diversi dal solito.
Stamane l’ho incontrata nel luogo natio della conoscenza.
Mi è sorto spontaneo chiedergli da dove venisse.
Cologno, mi ha risposto.
Non potevo crederci, sembrava uno scherzo.
Io vengo da egual luogo ma con diversa consonante , Codogno.
Peccato, poteva essere la donna perfetta.
Ma le consonanti, in questo caso una, fanno la loro differenza.

lunedì 23 ottobre 2017

AUTONOMIA

È il periodo in cui tutti chiedono l’autonomia.
Hanno iniziato i catalani, li hanno seguiti i veneti e i lombardi.
Ieri mi trovavo anch’io in Veneto, proprio nella domenica del voto per l’autonomia.
Sarà stata l’atmosfera,
Sarà stata l’energia che circolava.
Anch’io ho proclamato la mia autonomia.
Autonomia verso di lei.
Colei la cui assenza mi mette a disagio, non mi fa agire in quello che avevo voglia di fare.
Colei che dal piacere di averla mia e assaporarla, si è tramutata in una dipendenza.
Pur avendo scoperto col tempo che non è naturale ma il suo colore ingannevole è frutto di una colorazione.
Ma il cervello si sa , a volte si spegne e non ragiona.
Agisce il bisogno per quella esigenza che ti dona piacere al tuo animo, anche se l’oggetto di quel bisogno è mendace.
Ma ormai non se ne può fare più a meno, cedendo il passo a chi prima c’era sempre per te.
Ma ieri ho provato , ho voluto vedere se senza di lei potevo fare senza.
Certo c’era l’altra, ma non volevo far ritorno da chi avevo abbandonato per una più appariscente e naturale.
Ieri mi sono reso autonomo da entrambe.
Ho preso il caffè amaro , senza nessun zucchero.
Una sensazione di autonomia e libertà.
E ora avanti , non fermiamoci qui.

mercoledì 18 ottobre 2017

ADESIVI

Da ragazzi si faceva la collezione di etichette adesive da incollare un po’ dappertutto.
Zaini, borse, bici, scrivanie.
Queste etichette però quando perdevano il loro prestigio era difficile disfarsene, toglierle.
Rimanevano quasi sempre attaccate o staccate in parte.
Di solito si risolveva sovrapponendo l’etichetta più cool.
La stessa cosa avviene oggi giorno , per le persone.
Gli si affibbiano etichette, che poi difficilmente possono togliersi.
Pur riuscendoci , ne rimane comunque il segno.
A volte beffardamente vengono portate senza neanche sapere di averle.
Ma se si è  attenti, col tempo lo si capisce, eccome se lo si capisce.

martedì 17 ottobre 2017

CACTUS

Esistono piante che, per motivi diversi, vengono dissotterrate dal loro habitat naturale e trasferite altrove. In questo altrove non tutte le piante riescono ad adattarsi o a dare gli stessi frutti, pur vivendo insieme a loro simili che sono però autocotne. Queste mancanza di radicalità territoriale, può nuocere alla sopravvivenza delle stesse, almeno che non sono così forti da imporre le loro radici. Chi forte non è , per sopravvivere deve adattarsi e mutuarsi. Adoperando quasi una mutazione genetica adatta per vivere in quei territori. Piante che prime erano fiorite , fruttuose, per lo scarso nutriente naturale che non riescono a procurarsi devono fare di necessità virtù. Alcune di esse diventano piante grasse. Piante per il di cui nutrimento , poco occorre. Mantengono comunque una loro bellezza, pur se cangiata in altro modo. Una di queste è divenuta un Cactus, ahimè pieno di spine. Bella a guardarla da lontano, ammirarla forse, ma allo scorgersi delle spine ci si allontana. Spine che non si sono create per difendersi e isolarsi ma , semplicemente il convivere con questa nuova natura , le ha fatto sorgere. Per cui queste piante che nel loro habitat natio, erano nutrite , curate , genitrici di frutti e di fiori, ora sono diventate vegetali sterili. Il cui unico frutto , come per il cactus, sono quelle spine. Spine che sono come dei fiori , dei frutti, ma per molti sono fastidio e pericolo. Ecco cosa è il mutarsi in un cactus per sopravvivere in un mondo che non ti ha generato , ma che ti ospita , condannandoti, se vuoi sopravvivere, al poco nutrimento e all’assenza di contatto dagli altri.

lunedì 16 ottobre 2017

PRENDITI UNA PAUSA

Filippo non ne può più.
Non riesce più ad andare avanti.
Vive di continue incomprensioni.
Linguaggi diversi che fanno apparire il bene come male e il male come malissimo.
Qualunque cosa faccia non va bene.
E’ come un uomo senza più diritti ma solo doveri.
Quei pochi che lo cercano, lo fanno solo per pretendere un qualcosa.
Un qualcosa da cui gli è bandita una risposta, il NO.
Filippo vorrebbe fare come quella funzione di Facebook.
Quella che ti dice “Prenditi una pausa”.
Filippo vorrebbe uscire da se stesso.
Il contenuto che vuole uscire dal contenitore.
Un contenitore che è diventato pesante , difficile da gestire, da portare avanti.
Filippo vorrebbe sdoppiarsi.
Non tanto per guardare quello che accade.
No , vorrebbe isolarsi e allontanarsi da quel suo se stesso.
Trovare un po’ di calma.
Vivere inosservato, vivere non giudicato, vivere in assenza di incomprensioni, solo perché vivrebbe in silenzio.
Lontano da tutto.
Ma Filippo non è Facebook, anche se lo usa.
Filippo non ha funzioni a sua disposizione per staccare un po’.
Beffardamente , la vita gli concede per questo suo desiderio, una sola risposta.
Che è la stessa che lui non può mai dare.
NO.

AFFONDARE

Un capitano ha e deve, sempre avere a  cuore l’integrità della sua barca.
Se si creano delle falle deve porgli rimedio, riparandole.
Se va fuori rotta riportarla verso quella giusta.
Ma quando continuamente ti provocano delle falle.
Oppure si mettono in atto comportamenti per farti andare fuori rotta.
Allora un capitano saggio , forse, dovrebbe arrendersi.
Evitare questo continuo stillicidio e riparazioni continue.
Con l’unica arma a sua disposizione.
Far affondare quella barca.
Inabissandola una volta per tutte.
Certo la barca cesserà di esistere e anche lui rimarrà senza di essa.
Forse è l’unico modo per far capire ai sabotatori , che quella barca , pur con tutti i suoi difetti, era comunque una barca.
Una barca di cui non potranno più avvalersi.
Ne per viaggiare.
Ne per sabotarla.
Ne per farla andare fuori di rotta.

venerdì 13 ottobre 2017

LE CONSEGUENZE DELL’AUTUNNO

Alberi spogli.
Rami secchi.
Foglie cadenti.
Foglie depositate sulle strade.
Un tappeto di foglie ,scricchiolanti al tuo passaggio.
Anche a me cadono i coglioni.
Ma l’autunno non ne ha nessuna colpa.

mercoledì 11 ottobre 2017

INDIPENDENZA (uno spunto da una canzone di Fabi Fibra)

Che bello tornare a casa e poter fare ciò che vuoi , quando vuoi.
Che bello girare per caso vestito o svestito come ti pare.
Che bello poter decidere di uscire anche tardi per andare al bar a prendere un caffè.
Che bello poter cucinare ciò che ti va, senza mediazioni.
Che bello scegliere se accendere la televisione o la radio.
Che bello svegliarsi quando vuoi la domenica mattina.
Che tristezza è vivere da soli

SE FOSSI UN OGGETTO

Se fossi un oggetto, sarei un secchio per la spazzatura, per i rifiuti.
Un oggetto che tutto accoglie, perché sono ancora di quei secchi indifferenziati.
Comunque un oggetto che tutti utilizzano, anche se per eliminare ciò che in loro è superfluo, di ingombro e ingestibile.
Come oggetto è meglio tenermi nascosto, per non farmi vedere.
Sono si utile ma inopportuno come presenza.
Di me tutto possono usarmi come vogliono.
Posso solo fare affidamento all’educazione o meno degli altri.
Non credo che in questa vita , io possa trasformarmi in qualcosa di diverso.
Di sicuro delle lezioni apprese farò tesoro.
Ma saranno utili per una prossima vita.
Si in una prossima vita , mi vedo diverso, mi vedo cambiato.
In un una prossima vita se fossi un oggetto sarò un aspirapolvere.

martedì 10 ottobre 2017

EREDITA' ONOMASTICA

La mia amica ha la nonna che si chiama Carla ma i genitori per ingraziosire il nome senza fargli pesare l’eredità onomastica , l’hanno chiamata Carlotta.

La mia ex aveva la nonna che si chiamava Concetta ma i genitori per ingraziosire il nome senza fargli pesare l’eredità onomastica , l’hanno chiamata Conchita.

Il mio coinquilino ha il nonno che si chiamo Francesco ma i genitori per ingraziosire il nome senza fargli pesare l’eredità onomastica , l’hanno chiamato Paco.

Mio nonno si chiamava Sigismondo e i miei genitori per non farmi pesare l’eredità onomastica mi hanno sempre chiamato “Ue’ , vieni qua”.

In effetti posso capirli , non era un nome adatto ai miei tempi , ma a differenza della mia amica , della mia ex e del mio coinquilino, Sigismondo lo avrei preferito.

Almeno era un nome.


sabato 7 ottobre 2017

BENESSERE

Quando si è in cerca di un benessere, la scelta dovrebbe essere volta non a soddisfare il proprio ego, ma a ciò che necessita il nostro organismo.
Analogamente come l'alimentazione, dove a volte ci lasciamo guidare più dall'impulso che ci illude di un benessere immediato anziché pensare di utilizzare un qualcosa di meno accattivante ma più duraturo per il nostro equilibrio.
A volte per cercare il benessere occorre allontanarsi, occorre viaggiare, per andare altrove.
L'equazione km zero, come per i prodotti da alimentazione, con il benessere non può essere applicata.
Il benessere non è a km zero, ma a km cuore.
E solo il cuore sa qual è la distanza che devi percorrere da casa tua fino alla meta.
Basta saperlo ascoltare.
Che non è una banalità.

mercoledì 4 ottobre 2017

LA MEMORIA DEL CORPO

Sin da quando ero piccolo ero vittima di mio fratello, ero sempre sotto ricatto.
Volendo io stare con lui e non lui stare con me , aveva il potere decisionale, pena il ricatto.
Se facevo qualcosa che non gli andava bene o fosse contro le sue regole, mi escludeva dai giochi, che erano effettivamente di sua proprietà
Oppure anche se erano di entrambi, dovendo giocare in due per poter dare inizio al gioco, la mia proprietà era una proprietà senza valore.
Come un socio in minoranza , di una società fatta di sole due persone.
Tutto questo meccanismo è durato fino ad un giorno, che non dimenticherò.
Avevo avuto in regalo da lui un Walkman, devo riconoscere che era anche generoso con me.
Walkman che usavo per andare a correre.
Ormai mi avvicinavo alla maggiore età o l’avevo già raggiunta , non ricordo.
Quel giorno mi preparai per andare a correre e come ultima cosa aprii il cassetto per prendermi il walkman, ma nel cassetto non c’era.
Mentre cercavo, per capire dove lo avessi messo per errore, ritorna a casa lui.
Il walkman lo aveva preso lui.
Senza neanche chiedermelo lo aveva fatto suo , senza preoccuparsi che magari potesse servirmi.
Contestandogli questo, lui rispose che il walkman me lo aveva regalato lui, per cui poteva prenderlo quando voleva , senza il dovere di chiedermi nessun permesso.
La mia reazione fu immediata.
Presi il walkman e glielo gettai, dicendogli di tenerselo, non me ne fregava più nulla di averlo e, andai a correre senza.
In quell’occasione uscii definitivamente dal mio ruolo di vittima , a cui ero stato costretto fin dall’infanzia e lo sguardo di mio fratello mi fece capire che lo aveva inteso bene anche lui, restando senza parole.
Ieri sera è capitata una situazione analoga, con mia moglie da cui sono separato, dove l’oggetto del contendere non era un walkman ma mia  figlia.
Situazione dove in passato sarei andato in escandescenza , per la rabbia creatasi.
Allora è emersa la memoria del corpo di quel ricatto ricevuto in tanti anni della mia infanzia , a cui non ho voluto più sottostare.
In più come se la vita mi stesse preparando a questo evento, ho avuto l’opportunità di conoscere e dialogare con nuove persone questo fine settimana , con cui si è parlato  di queste cose e di come affrontarle, anche se ad un livello più generale.
E come se non bastasse mi è venuta in aiuto , allenandomi e preparandomi ad affrontare l’evento, organizzato a mia insaputa, Elizabeth Strout che, nel suo libro, nelle ultime pagine che ho finito di leggere ieri sera rincasando, scriveva , senza accusare nessuno, ma facendo capire quali sono le conseguenze di una azione e quanto possano essere dolorose.
Nel suo caso , per la protagonista del suo libro, le figlie rifiutano di stare con lei , la loro madre, perché aveva deciso di lasciare il loro padre.
Per cui mettendo insieme tutto il materiale a disposizione della mia memoria, ho deciso di non arrabbiarmi per nulla.
Anche se fa molto male sapere che tua figlia in ordine di priorità preferisce stare con altri anziché con te.
Ma questo non impedisce al mio cuore di piangere.
Ma permette al  mio cuore di comprendere che se ciò avviene è frutto di scelte fatte in passato.
Se poi , oggi , a scegliere è tua figlia , non serve arrabbiarti, fa parte del conto che la vita ti ha messo in conto e tu da persona onesta che sei , lo devi pagare fino all’ultimo centesimo.
Ma una cosa è certa, come per mio fratello , la vita non sarà più la stessa.
Non ci saranno più litigi o arrabbiature , si vivrà il qui ed ora, senza aspettarsi nulla di più.

lunedì 2 ottobre 2017

DONNE AL BAR

Oggi trovandomi in altra città, ho preso il caffè in un bar conscio di essere un estraneo e di non trovare nessuno con cui chiacchierare.
Invece con mio stupore, ho trovato la compagnia di una simpaticissima donna.
Una persona affabile, con cui siamo subito entrati in empatia.
Un po' come accade nei bar americani o spagnoli.
Una cosa per me inconsueta ma di un gradimento eccezionale.
Non so come siamo arrivati a parlare di funerali.
Mi ha informato di tutto.
Prezzi, costi, cosa non fare per non spendere soldi inutilmente.
Mi ha messo a disposizione la sua esperienza.
Con un fare garbato, allegro e pieno di compagnia, anche se l'argomento era quello che era.
Continuando, mi ha detto che lei non va al cimitero, perché lei con i suoi morti ci parla da casa, tramite la loro foto.
A quel punto mi è venuto il dubbio, data la mia scarsa abitudine nel trovare qualcuno con cui chiacchierare.
Mi son detto, visto che parla con i morti , non è che sono morto e tutto ciò non è reale ma ultraterreno ?
Il caffè era anche buono come piace che a me venga fatto.
Sono morto ?
Mi son dato un pizzicotto.
Ero vivo.
Tutto reale.

giovedì 28 settembre 2017

GOLD FISH

Stamani conversando con altre persone , si è finiti a parlare di pesce rosso.
Di come riesca a vivere all’interno di una boccia piena d’acqua.
Non ricordavo o forse non sapevo, che questo è possibile grazie alla sua capacità mnemonica.
Che essendo di breve durata , gli permette di dimenticare ciò che ha fatto appena prima e vivere ogni momento come una nuova scoperta.
Che bello sarebbe essere un pesce rosso, a volte.
Ti dimenticheresti dei torti subiti o delle ansietà che ti assillano.
Vivresti più leggero, senza risentimenti e sempre fiducioso nel prossimo , perché dovresti imparare a conoscerlo ogni  volta.
Ma in realtà la bellezza di essere un pesce rosso è altro.
Quando muori ,o vogliono disfarsi di te, basta alzare la tavoletta del cesso, cacciarti dentro,  e tirare lo sciacquone.
Senza spendere soldi per un funerale o averti tra i coglioni e vederti , purtroppo , ogni giorno, pur se imprigionato in una boccia di vetro.
A ben pensarci se si chiedesse ad un pesce rosso cosa preferirebbe, non sono tanto sicuro che sceglierebbe la boccia di vetro.
Io preferirei la tavoletta del cesso.
Vuoi mettere , essere un GOLD FISH , mentre tutto intorno è merda ?
Si guadagna in autostima.
Mica poco.

domenica 24 settembre 2017

MOTOCICLISTI

Anche se riscuotono molto successo, soprattutto con le donne, non mi interessa diventare un motociclista.
Come non mi interessa diventare uno sciatore.
Il solo pensare ad ingabbiarsi in quelle tute, sarebbe per me insopportabile.
Forse perché non sopporto nessun tipo di costrizione.
Eppure son cresciuto con motociclisti.
Ma erano motociclisti napoletani.
Giubbotto di pelle con camicia slacciata e catenazza al collo.
Quelli si che erano motociclisti.
Gente da individiare.
Che capivi perché erano pieni di donne.
Erano veri uomini ricchi di fascino.
Ma crescendo ho capito che non era proprio così.
A Napoli c'erano tre tipi di motociclisti e nessuno faceva al caso mio.
C'era il motociclista scippatore di borse.
C'era il motociclista che sparava per intimidazione nei negozi per costringerli a pagare il pizzo.
C'era il motociclista dell'antiscippo, i Falchi, che andavano in cerca delle due tipologie precedenti.
Allora ho dovuto avere altre ambizioni, son diventato un uomo che va in bicicletta.
Con cui non si scippano borse, non si spara nei negozi, non si inseguono i ciclisti ladri, ma soprattutto non si cucca per niente con le donne.
Però non devo indossare quelle tute da astronauta.
Vuoi mettere.

IL CANE HOUDINI

E’ arrivato al bar al guinzaglio con la sua padrona. Tranquillamente l’ha seguita e si è seduto accanto a lei mentre chiacchierava con una amica. Più che un cane , sembrava un bambino che accompagnava sua madre , costretto ad ascoltare storie di adulti che non gli interessano oppure un marito anziano che porta a passeggio la moglie ma, quando lei incontra la sua amica viene accantonato mentre loro chiacchierano amabilmente. Lui in modo molto docile o rassegnato, se ne è stato li buono buono, senza dare disturbo a nessuno. Come chi sa che ormai gli tocca attendere che quell’incontro abbia termine e comportarsi diversamente non servirebbe a nulla, se non a turbare l’animo della sua padrona. Ma girandosi per accarezzarlo , la padrona non trova più il suo cane ma solo il guinzaglio. Guinzaglio che non è rotto ma abilmente aperto. Lo smarrimento è durato un attimo. E’ bastato voltarsi al tavolo di fianco , dove stavano servendo un vassoio di salumi con il vino e, il cane era proprio li. Sicuro che la sua padrona era impegnata in sue faccende, lui come houdini, si è slacciato il guinzaglio, ed è corso dove la sua attenzione e passione lo hanno portato. Al cibo. Sapendo benissimo che terminato di arraffare qualche fetta di prosciutto , sarebbe tornato indietro , rimettendosi il guinzaglio e accasciarsi per terra , come nulla fosse accaduto. Ma non ne ha avuto il tempo. Ma ha permesso ha tutti di ammirare che fantastica intelligenza e abilità ha un cane , quando sa quello che vuole. Rousseau diceva che l’uomo è nato libero ma dappertutto è in catene, questo cane invece è nato al guinzaglio ma ha imparato da solo ha conquistarsi la sua libertà per soddisfare la sua passione

sabato 23 settembre 2017

LA TRASGRESSIONE

Stasera la serata non poteva concludersi come sempre si conclude ogni sabato sera, da un pò di tempo a questa parte. Sentivo il bisogno di qualcosa di diverso. Qualcosa di insolito ma nello stesso tempo appagante. E’ uno di quei momenti in cui ti viene di far ricorso a quelle cose che mai faresti in vita tua. In condizioni di normale appagamento , guarderesti con tristezza a chi fa cose del genere. Ma ci sono poi momenti della tua vita in cui non puoi che far affidamento a queste cose. Capendo perché altri prima di te le facevano. Sono i momenti in cui hai bisogno di una trasgressione. Poco importa se poi qualcuno vedendoti andando a compierla , ti sparlerà dietro ridendoti alle spalle. Importa soddisfarla. In fondo siamo essere umani. Possiamo essere civilizzati , educati ma gli istinti naturali non si possono sopprimere. Li puoi controllare . Ma arriva il momento , come questa sera, che non puoi più. Perché tu non vuoi più. Quella sensazione di vuoto, di insoddisfazione, sono tracimanti come un fiume in piena che distrugge gli argini entro cui scorre. Per cui questa sera l’ho fatto. Mi pentirò o meno , non importa, ma dovevo farlo. Avevo voglia di una coppetta di gelato al limone e sono andato a comprarmela. E poco importa se siamo in autunno.

L'OTTIMISTA

Stamattina ero indeciso tra due scelte sbagliate.
Ho scelto la peggiore.
La prossima volta andrà, forse , meno peggio.
Però ho scelto.

giovedì 21 settembre 2017

LA VERA REALTÀ

Mi dicono che sono permaloso.
Mi dicono che sono presuntuoso.
Mi dicono che sono supponente.
Mi dicono che sono rompiscatole.
Mi dicono che sono un precisino.
Mi dicono che sono un malmostoso.
Mi dicono che sono triste.
Mi dicono che mi piango addosso.
Mi dicono che sono un indeciso.
Ma non credeteci.
Ormai è una etichetta che mi hanno affibbiato.
Che è più facile mettere e rimettere che togliere.
Ci vorrebbero occhi diversi e volontà a guardare oltre.
Credetemi la realtà , la vera realtà, è un'altra.
Ed è molto peggio.

mercoledì 20 settembre 2017

UOMINI E TOPI

Mi sento come un topo in un labirinto.
Pauroso della scelta da prendere, in quanto per esperienza ogni strada intrapresa è un vicolo cieco.
Ma poi come un topo coraggioso faccio la mia scelta.
Purtroppo ciò che temevo , si palesa.
Sbattere contro un muro.
Muro di tante cose.
Muro di vita non facilitatati.
Questo modo di vivere è straziante e porta alla pazzia.
Mi piacerebbe conoscere uno di quei topi da labirinto e chiedergli come si fa ad andare avanti così.
Ma non ne conosco nessuno.
E forse sono tutti già impazziti.

venerdì 15 settembre 2017

SEPARATI E DIVORZIATI

“Io vorrei innamorarmi di nuovo , di un’altra donna, e risposarmi”.
“Io no, io vorrei ridiventare di nuovo padre”.
“Per carità, innamorarmi di una donna si , ma solo convivenza”.
“Io non mi fido, neanche convivenza , innamorati e ognuno a casa propria”.
“Mah , non so voi ,  ma in questo momento , a me basterebbe scopare”.

sabato 9 settembre 2017

GIAPPONESI ANZIANI

In quest’ultimo periodo ho letto un libro che parlava del Giappone e dei Giapponesi, scritto da un antropologo. Mi affascinano molto i libri che narrano e ti fanno conoscere le caratteristiche di un popolo. Per di più quello Giapponese, da cui sono attratto in modo imprescindibile. Leggendolo ho scoperto molte affinità tra me e l’essere Giapponese. Non perché mi eserciti ad imitarli per assomigliarli. No , ho scoperto attitudini che ci accomunano. E’ molto bello , leggendo di tutt’altro , che quel tutt’altro dica qualcosa di te a te che lo leggi. In realtà non tutto , ma solo alcune , ma pur essendo poche comunque mi hanno inorgoglito. Mi ha fatto sentire questo popolo più vicino di quello che già è. Una delle tante cose che mi sarebbe piaciuto assomigliare a loro è l’essere Giapponesi Anziani. Perché i Giapponesi quando diventano anziani, ritornano come bambini e in quanto tale gli è concesso di nuovo tutto. Che bello che sarebbe, mi sono detto tra me e me. Purtroppo mi resta rimanere un Terrone anziano. E invece no. Questa sera ho capito che anche questa caratteristica mi accomuna con i Giapponesi. Sono uscito a mangiare fuori casa con mia figlia , dopo mesi che non ci incontravamo più. Quando siamo tornati a casa erano non più tardi delle nove di sera. E arrivati , lei è uscita con le sue amiche ed io son tornato a casa. Come i bambini, come i Giapponesi Anziani. Per cui arrivato a casa ho accesso Netflix e anziché vedermi il film sulla vita su Rocco Siffredi , come mi proponevano loro, mi son visto un bel cartone. Giapponese ovviamente. Jegg Robot d’acciaio.

venerdì 8 settembre 2017

RISPOSTE OLISTICHE

"So che forse non è il mezzo ne il momento adatto, ma ho voglia di chiedertelo "
"Dimmi ?"
"Avrei voglia di fare l'amore con te, non sai quanto "
"Che cosa stupenda che hai detto.
Mi sento onorata che tu abbia pensato a me per questo.
È bellissimo.
Ti ringrazio.
Ma stasera ho la riunione di condominio e non posso non andare , non sai che palle!
Ciaooooo"
"???????........"

mercoledì 6 settembre 2017

PRAGMATISMO

Non so cosa abbia fatto , ma ne ho provocato la rottura.
Tutto ciò che fino ad un attimo prima funzionava in pace ed in armonia, in un attimo è svanito.
Forse senza intenzioni ho usato modi bruschi.
Non mi capacito.
Ma nello stesso tempo non posso farci nulla.
Se si è rotto , vuol dire che doveva rompersi.
Se non fosse accaduto , lo sarebbe stato alla prossima occasione possibile.
In un tempo non molto lontano avrei cercato di capire, di porre rimedio, di riparare il danno fatto.
Ma l’esperienza mi insegna che, in queste situazioni, non c’è più nulla da fare.
Sono la deflagrazione di qualcosa di compresso da chissà quanto tempo.
Sono situazioni in cui più che la saggezza , vale il pragmatismo.
L’unica cosa che rimane , se sei capace, è accogliere la lezione che ti è stata data per non ripeterla in futuro.
Certo si potrebbe fare il gioco delle colpe , ma a che scopo.
Svilirebbe solo le nostre vite già ferite, per quello che è accaduto.
Tienes que avanzar dicono in Spagna, ossia devi guardare avanti.   
Ognuno per la sua strada.
Il timer della cucina rotto in pattumiera.
Io a comprarne uno nuovo.
Anche se era ancora in garanzia.
Ma ormai non mi fidavo più di lui.
Il nostro rapporto di fiducia è stato compromesso senza più poter tornare come prima.

martedì 5 settembre 2017

SONO STANCO

Sono stanco di questa vita senza corso.
Sono stanco dei viaggi in treno senza che cambi mai la meta.
Sono stanco di questo continuo affannarsi per ciò che non interessa.
Sono stanco di girare intorno sempre alle solite strade che non portano da nessuna parte.
Sono stanco della quotidianità fatta del solito quotidiano.
Sono stanco, penso che andrò a dormire.
Buonanotte.

NON MI FA

Non mi fa paura rimanere da solo , mi fa paura la solitudine.
Non mi fa paura essere odiato, mi fa paura l’odio.
Non mi fa paura essere arrabbiato , mi fa paura la rabbia.
Non mi fa paura essere illuso , mi fa paura l’illusione.
Non mi fa paura essere cacciato , mi fa paura l’isolamento.
Non mi fa paura restare al buio , mi fa paura l’oscurità.
Non mi fa paura la bugia, mi fa paura la menzogna.
Non mi fa paura innamorarmi , mi fa paura ciò che rimane dopo.

domenica 3 settembre 2017

SETTEMBRE

E’ arrivato Settembre. Lo si capisce non perché te lo comunica il calendario, voltando la pagina del nuovo giorno. Lo si capisce perché te lo comunica la natura. Settembre corrisponde a quella fine o tarda estate. Dove tutto inizia ad attenuarsi, un vero cambio di movimento energetico. Cambia il calore del sole che diventa più avvolgente e piacevole. Iniziano le prime piogge che spogliano gli alberi. La temperatura diventa più fresca, la notte si dorme con più piacevolezza. Settembre porta con se, come un onda alle rive della spiaggia , i flutti dell’estate trascorsa. Ti da ancora quell’energia residua che ti sembra di rinascere. Ti riprende la voglia di fare cose, aprirti a nuove esperienze. Abbandonare per un attimo il tuo disincanto. Vivi in una atmosfera di nuova e fresca beatitudine. Il tuo corpo inizia a rispondere , muscolo dopo muscolo , dopo essere stato annichilito dal caldo torrido estivo. Ti senti una persona nuova , piena di azione e gioia di vivere. Ma poi arriva Ottobre , e come un secchio di acqua gelata , tiratati in faccia, ti fa svegliare da questo sogno e ti permette di tornare con i piedi per terra per affrontare la vita per quella che è. Per alcuni di merda , per altri diversamente.

venerdì 1 settembre 2017

IL POETA

Messaggio di Lei :
“Dove sei ? Non ti vedo più "
Risposta di Lui : 
“Io sono dappertutto.
Io sono la luce del sole che ti illumina e ti scalda. 
Io sono la brezza di vento che ti accarezza dolcemente.
Io sono quell’usignolo che ti musica nell’orecchio. 
Io sono quell’albero chiomato di verde che ti porta ombra e ossigeno.
Io sono quella lucciola che vedendomi fa sorgere un sorriso sul tuo volto , illuminando i tuoi occhi.
Io sono quel gatto che col suo pelo ti accarezza le gambe e ti fa le fusa, comunicandoti il suo amore.
Ma sono anche me stesso ,fuori , in questo  momento, dalla tua porta di casa.
Apri stronza che non mi hai ancora restituito i soldi che ti ho prestato.
Apriiiiiiiii !!!! “   

martedì 29 agosto 2017

CONDOMINIO A LUCI ROSSE

Nel condominio in cui abito c’è un continuo via vai. Sia come passaggio , sia come condomini. Si narra , non so se leggenda , che in questi appartamenti che cambiano spesso inquilini, ci sia gente che pratica la prostituzione. Prostituzione all’interno di appartamenti ,per evitare contravvenzioni nell’esercitare il proprio lavoro in strada. Non ci ho mai creduto. Ho sempre pensato che essendo questo un paese di gente pettegola, basti vedere una bella donna , magari straniera , che abita da sola e subito si pensa che sia una inquilina a luci rosse. Ma oggi ho dovuto ricredermi. I fatti mi hanno dato dimostrazione che pettegolezzi non erano. E’ stato frutto di una casualità , come tutto nella vita. Era a casa per un giorno di ferie e ho approfittato per far pulire la caldaia. Aprendo la caldaia , all’interno c’erano ben due zoccole morte. Mi son chiesto come è possibile che è accaduto ? Poi ho pensato a quei burloni dei miei amici. Sapendo che da un pò che sono senza donna , mi hanno voluto fare una sorpresa. Essendo piena estate , fammi arrivare una torta con una donna che sarebbe uscita come sorpresa , sarebbe stato difficile. E allora me l’hanno infilate nella caldaia. Ma non sono sopravvissute. Per fortuna. Altrimenti non avrei saputo come comportarmi. Io di puttane ne conosco e frequentate tante, ma non ci sono mai andato. Scelte di vita. Ma ora chi glielo dice ai miei amici che la sorpresa non è andata a buon fine ?

sabato 26 agosto 2017

NON HO NULLA DA RIMPROVERARMI

Stamane mi messaggia lei, mi augura il buongiorno.
Rimango sorpreso e contento.
Iniziamo a dialogare via messaggi.
Ad un certo punto mi dico, cogli l'attimo.
Faccio mio l'attimo e la invito al cinema all'aperto.
Sapendo già cosa mi risponderà.
La solita scusa , per non dire un no secco.
Invece no, usa la solita scusa ma è possibilista ad accettare.
Ci lasciamo , dicendomi che mi farà sapere e intanto mi ringrazia per l'invito.
Nel frattempo affronto il pomeriggio, con animo più leggero, animato da quella possibile speranza.
Ma il messaggio non arriva.
Il tempo passa.
Inizio a pensare che andrà al solito modo.
Messaggerà all'ultimo momento dicendo che non potrà , spiacendosi.
Mentre metto le chiavi nella toppa, arriva.
Si spiace.
A ben pensarci poteva andare peggio.
Poteva dirmi no, subito, quando stamattina gliel'ho chiesto.
Non ho nulla da rimproverarmi, se non il fatto di non aver compreso di avermi messaggiato, perché si annoiava e non aveva un cazzo da fare.

venerdì 25 agosto 2017

CLACK CLACK

Io raramente uso gli ascensori , preferisco fare le scale, andare a piedi.
Usare quello che si ha finché si può usare, le gambe.
Un ritardare un invecchiamento che poi arriverà , come arriva tutto prima o poi.
C’è gente invece che contrariamente usa l’ascensore in modo eccessivo, anche solo per un solo piano di scale.
Forse perché è gratuito o forse perché , nei condomini, lo paghi ugualmente , che tu lo usi o meno, per cui tanto vale usarlo.
Da un po’ di giorni però, questo andare a piedi sulle scale , non è più gratificante come prima.
Mi sembra una delle tante cose a scopo di benessere che io faccio o potrei fare e praticare, che non portano ritorno.
Solo fatica e un ulteriore modo , non voluto, di differenziarsi dagli altri e di isolarsi dagli altri.
Il tutto è stato percepito dopo aver acquistato le nuove cuffie musicali, che a differenza delle precedenti sono meno coprenti e ti permettono di percepire quei suoni che prima per te erano estranei.
E’ come io sentissi in contemporanea due brani, quello nello smartphone e quello che produce il mio corpo.
E sento questo clack clack, fastidioso.
Un passo pesante , fatto di suola di plastica più che dal tuo piede in movimento.
Un  passo che sembra di resa.
Di chi compie un azione che non gli porterà nulla se non mantenimento delle sue funzioni cardiache.
E’ strano come un clack clack ti dica molto di te.
Certo per comprenderlo devi avere aperto un ascolto interiore che non tutti hanno acceso.
L’ascolto della consapevolezza.
Consapevolezza che genericamente è un bene perché ti permette di analizzarti ma, in questi casi è un peso in più ai troppi che già devi portarti.
Una  consapevolezza inutile.
Come chi ti dicesse , a breve tu morirai.
A cosa ti serve saperlo ? A cosa serve questa consapevolezza ?
A nulla , solo un problema inutile in più da gestire.
Salito al piano , ho guardato in basso.
E  nel vuoto  delle scale ho percepito un altro suono  possibile , BOOM.
Ma sono quei suoni udibili da altri e non da te stesso.
Quindi, clack clack.  

giovedì 24 agosto 2017

IO NON ESISTO SE NON NELLE TUE PAROLE

E’ una frase di forte effetto, destabilizzante.
Ma volendone darne un significato , analizzandola forse è così.
Difatti le parole sono frutto di una elaborazione di un vissuto.
Sorgono da ciò che percepisci, da ciò che osservi , da ciò che richiama la tua attenzione.
Sono la traduzione in lettere dei tuoi sentimenti, del tuo sentire.
Nel caso particolare sono state il frutto di una visione, reale, di una donna che , in un contesto diverso dal solito, faceva emergere tutta la sua bellezza in perfetta armonia.   
Quella bellezza che solo l’assenza di difesa può dare frutto.
Una bellezza che da osservatore notavi pienamente presente in una piccolissima sua parte anatomica , come il tendine achilleo delle sue gambe.
Questo gli ho dichiarato, aggiungendo che quella parte del corpo è l’unica rispetto al resto che non può respingermi o non farsi vedere.
Mi ha risposto come da titolo.
E in effetti non posso dargli torto.
Non so se qualcun altro elaborando quel vissuto , avrebbe l’esistenza di lei in se, con le stesse parole da me partorite.

martedì 15 agosto 2017

MARA AL MARE

MARA andò al MARE.
Al MARE c'era un albero di MORE.
Ma l'albero MORI' perché c'era troppo sole.
Per cui MARA al MARE non poté mangiar le MORE.
Ma MARA al MARE incontrò il suo AMORE con cui rimase per poche ORE.
Poi dal MARE , MARA dovette ritornare.
Salutò il suo AMORE, non mangiò le MORE e dopo poche ORE , MARA era di nuovo a lavorare.
Lontana dal MARE, lontana dal suo AMORE e dall'albero di MORE che MORI' per troppo sole.

RISPOSTE MACROBIOTICHE

Sembrava che il destino volesse farci incontrare.
In qualche modo unirci.
Una sequenza di incontri inaspettati e ben graditi.
Ma dopo il nulla .
Non l'ho più  rivista.
Ho cercato di incontrarla, ma niente.
Non ci sono riuscito.
Come nella regola dei sogni lucidi, devi lasciarti guidare e osservare.
Mai intervenire, influendo sul corso degli eventi.
Rischi di rovinare tutto e ottenere l'effetto contrario.
Ieri sera il destino me l'ha fatta incontrare di nuovo.
Ma non per darmi una nuova occasione.
Semplicemente per farmi evitare di illudermi inutilmente.
Al mio saluto mi ha risposto.
Una risposta macrobiotica.
Allora ho capito.
Senza aggiungere parola, ho fatto mio il messaggio, tirando dritto per dove stavo andando.
Buttando nel cestino, lungo la strada, quella illusione mal riposta.

lunedì 14 agosto 2017

CHIODO SCHIACCIA CHIODO

La mia donna mi ha lasciato. Il mio animo è straziato e inconsolabile. Un amico al bar ha capito tutto e alla fine mi ha detto “Fai così , chiodo schiaccia chiodo”. Il consiglio mi ha risollevato. Mi sono sentito rigenerato come solo delle parole giuste al momento giusto sanno fare. Subito ho cercato di mettere in pratica quanto consigliato. Ma alla fine ho dovuto desistere. Mi sono arreso. Ricadendo nella disperazione più totale. E’ il ponte di ferragosto. Tutti i ferramenta sono chiusi.

VOLONTARIA A FERRAGOSTO

Stamane ho tardato ad alzarmi. Nulla mi attendeva. Nulla di cui andare in cerca. Nulla da fare se non impiegare il tempo a mia disposizione. Mi son diretto nell’unico posto dove era possibile trovar calore anche se il clima non lo necessitava. Sono andato nel mio bar famiglia sulle sponde del fiume. C’erano tutti, tutti uomini a loro modo soli , in cerca di una fugace compagnia con cui sentirsi vivi. Mi sono fatto avvolgere dall’atmosfera, senza respingerla ma accogliendola. Creandosi così una armonia tra tutti. Sembrava un giorno di festa, anche se quasi lo è, pieno di gente in giro , ma fuori del bar non c’era nessun, neanche le oche sul prato che costeggia il fiume. Fattasi l’ora di andare , satollo dei bei rapporti umani ricevuti, me ne sono uscito, con l’acquolina di vita familiare ancora in bocca. Ma anziché recarmi verso casa , ho preferito fare due passi, circondato dal silenzio delle case , delle strade , il verde degli alberi e il cielo come tetto. Ho fatto il mio solito giro, passando da lei , la mia bibliotecaria. Ma con mio stupore e piacere per lei, oggi i suoi uffici erano chiusi. Mi sono chiesto chissà dove sarà andata. Poi mi sono ricordato che mi aveva detto che lei faceva la donna volontaria a ferragosto. Ma non sapevo dove. Tornando sul ponte ho rivisto l’intero panorama ed allora ho voluto scattare una foto panoramica, usufruendo delle nuove tecnologie telefoniche. Quando ho rivisto la foto ho capito tutto. Ho capito in che cosa svolgesse il suo ruolo di volontaria a ferragosto. Ho notato che il cielo della foto era di un azzurro più intenso, più luminoso. Ho capito che aveva prestato l’uso dei suoi occhi , per rendere questa giornata bella come deve essere una giornata pre-ferragostana.

giovedì 10 agosto 2017

QUANDO ARRIVA , ARRIVA

Ci si affanna sempre alla ricerca delle cose. Più ci si affanna è più si distanzia il trovare ciò che si cerca. Come un animale in cerca di preda , che se manifesto, allontanerà tutte le prede che , capendolo non si faranno trovare . Per cui si è solito consigliare di lasciar perdere tutto questo affannoso affanno e, vivere la vita come viene. Quando arriva , arriva. Senza mete o obiettivi prefissati ma , semplicemente vivere il momento. Sinceramente non ci ho mai creduto. L’ho sempre considerata una consolazione per gli sfortunati ricercatori. Ma quando i risultati faticano ad arrivare o , non arrivano per niente , anche le cose in cui non credi , diventano un appiglio di speranza. Stamane così ho fatto . Sono uscito di casa, slegandomi dalla solita routine ,dal solito cercare l’introvabile. Mi sono fatto trasportare dalla vita e dagli eventi. Mi sentivo più leggero. Come se avessi un peso in meno da trasportare. Una sensazione piacevole. Come un vento che ti accarezza la faccia, o ti facilita il tuo cammino sospingendoti alle spalle. Ha funzionato. Non credevo ai mie occhi ma, non so come , ha funzionato. L’irrealizzabile si è realizzato. Nel modo e nel momento più inaspettato. In cui le tue difese o i tuoi attacchi sono annullati. E’ accaduto. Un uccello mi ha cagato in testa.

STATISTICHE

"Hai letto qua ? In estate si fa sesso il 100% in più "
"Eh si"
"Come , eh si ?"
"Che confermo"
"No , ma dai ! Hai cuccato ? Caspita non me ne sono accorto. Complimenti "
"Ma che cuccato , e dove ?"
"Scusa e allora perché confermi che la notizia è vera ? Cosa ne sai ? "
"Perché nelle scorse stagioni non ho fatto sesso e in estate pure.
Il 100% di zero è zero, quindi statistiche confermate ".

martedì 8 agosto 2017

AFFASCINAZIONE

Passo da un affascinamento ad un altro.
Come chi all'Interno di una pasticceria, ad ogni avanzo di passo viene catturato da qualcosa di più interessante del precedente.
Come chi non ha capacità di scelta oppure come chi stesse costruendo un mosaico o un puzzle, dove il nuovo pezzo acquista più importanza di quello precedentemente trovato.
O semplicemente l'incontro di un bisogno incessante e non soddisfatto.
Stasera però è stato diverso.
Vuoi il libro che avevo appena finito di leggere, vuoi l'occasionalità, vuoi perché ormai per me quello che conta è l'energia non l'estetica fine a se stessa.
Deformazione professionale o affinamento estetico da Shiatsuka.
Quella donna mi ha affascinato completamente, pur essendo una donna ordinaria .
Ma aveva qualcosa dì magnetico e splendente che la rendeva fascinosa.
Non so quanti anni potesse avere .
Se fosse una madre, una sposa o una donna libera.
So che era una donna che sembrava piena di attenzioni da dare e da ricevere.
Ovviamente o purtroppo, mi sono limitato solo ad osservare e pensare , senza il benché minimo approccio.
Arrivato al parcheggio ho aspettato che uscisse anche lei.
Per capire se mi fossi sbagliato, facendomi ingannare da qualcosa.
Uscita ha subito indossato un paio di occhiali da sole , immensi , neri.
Occhiali che ti possono intimorire a guardare oppure ti impediscono di vedere la sua anima da quegli occhi, da cui rimarresti rapito senza possibilità di scampo e di fuga, rimanendone non solo affascinato.
Non per paura, ma per incapacità di azione ho dovuto mettere in moto ed andare.
Rimanendo pentito di non aver fatto nulla di conseguente a tutto questo osservare.

mercoledì 2 agosto 2017

C’E’ SEMPRE UN PERCHE’

Da quando li ho notati c’era qualcosa che stonava. Troppo romantico e d’altri tempi. Sembrava un amore nato a KM zero. Fatto di quotidianità e di vicinanza. Quella che ti permette di conoscerti giorno dopo giorno, fino a creare una intimità sempre maggiore , per poi celebrarsi in un amore maturo e consapevole. Ma troppo bello per essere vero. Troppo mielismo . Mano nella mano, più come bambini che come innamorati. Lei una bellissima ragazza, lui un bel ragazzo , ma quella bellezza da pesce lesso. Una persona troppo preso da suoi interessi che curarsi di una così bella donna. Difatti il suo viso, quello di lei, tralasciava segni che dietro quel mano nella mano , non c’é approfondimento. Ma più li notavo e più non trovavo nulla che animasse il mio dubbio. Ma come un bravo poliziotto, mi sono armato di pazienza e ho aspettato che l’elemento collante prima o poi si rivelasse. Oggi è accaduto. Casualità. Li ho incontrati , come mi è capitato altre volte. Ma questa volta anziché andare a piedi , sono andati in macchina, la macchina di lui. Non capivo che macchina fosse , era coperta da piante. Ma poi ho capito. Una fantastica Mercedes luxury. C’è sempre un perché nelle cose , anche per quelle più inspiegabili. Le leggi della vita , le leggi che fanno andare avanti il mondo. Ma la cosa che non riesco a capire, non è tanto la passione che li ha accomunati che, sono fatti loro. Ma dove cazzo ha preso i soldi per comprarsi una macchina del genere , visto il mestiere che fa ? Mah, si vede che io non capisco di nulla come va il mondo. Ma pur capendolo non avrei risorse economiche per adeguarmici.

martedì 1 agosto 2017

PREGIUDIZI

17:17, 17:13 , 13:17 , 13:13.
Molti ritengono che quando capita di osservare un orologio, vedono sempre gli orari di cui sopra.
Si credono dei predestinati o sfortunati , dipende dalla credenza cabalistica o meno.
In realtà sono solo persone superficiali che, guardano spesso un orologio ma , l'attenzione si sveglia in loro solo se si presenta una di quelle casistiche.
Analogamente come facciamo con le persone.
Ci accorgiamo solo quello di cui ci fa comodo o che ci risveglia il nostro pregiudizio.
Molti non sono notati per il resto delle loro azioni,ma solo per quelle.
Quelle che ci danno conferma del nostro pregiudizio.
Come dire , cavolo è sempre così non cambia mai.
Eppure quelle sono solo 4 casistiche delle 1440 possibili.
Aprite gli occhi con più attenzione e vi accorgerete che non si è come noi crediamo.
Bisogna aprire gli orizzonti.
Se poi vi destate solo per quelle 4 combinazioni , siete sfortunati voi e l'osservato.
Prigionieri , ognuno a suo modo, del pregiudizio formatosi.

PREGIUDIZI

17:17, 17:13 , 13:17 , 13:13.
Molti ritengono che quando capita di osservare un orologio, vedono sempre gli orari di cui sopra.
Si credono dei predestinati o sfortunati , dipende dalla credenza cabalistica o meno.
In realtà sono solo persone superficiali che, guardano spesso un orologio ma , l'attenzione si sveglia in loro solo se si presenta una di quelle casistiche.
Analogamente come facciamo con le persone.
Ci accorgiamo solo quello di cui ci fa comodo o che ci risveglia il nostro pregiudizio.
Molti non sono notati per il resto delle loro azioni,ma solo per quelle.
Quelle che ci danno conferma del nostro pregiudizio.
Come dire , cavolo è sempre così non cambia mai.
Eppure quelle sono solo 4 casistiche delle 1440 possibili.
Aprite gli occhi con più attenzione e vi accorgerete che non si è come noi crediamo.
Bisogna aprire gli orizzonti.
Se poi vi destate solo per quelle 4 combinazioni , siete sfortunati voi e l'osservato.
Prigionieri , ognuno a suo modo, del pregiudizio formatosi.

sabato 29 luglio 2017

SINGLE IN HOME

Quando inizi a vivere da solo come un single in una casa, dopo una separazione, ti fai prendere dall’entusiasmo. Pensi a quante opportunità puoi avere , a come potrà essere la tua vita. Ma poi il tempo passa e scopri che quegli entusiasmi erano solo illusioni senza un seguito. La vita risulta diversa. La vita da single in home , è una vita di chi esce di casa senza che nessuno che lo saluta . E’ una vita di chi torna a casa senza nessuno che lo aspetta ne che lo accolga. La vita da single in home è fatta di domesticità, di uscite al bar per lasciare un pò da solo il silenzio che ti avvolge. Un pò come chi esce di sera con il cane , con qualunque tempo, pur di allontanarsi un attimo dallo stress familiare. Un single in home, come me ovviamente , non tutti, è una persona non cercata. Che io ci sia o meno a nessuno interessa , ne nessuno se ne accorgerebbe. A tal proposito mi son venuti alla mente quegli articoli che si leggono di solito in estate sui giornali, per riempire gli spazi vuoti. Quelli che parlano di anziani trovati morti in appartamento, solo dopo tanto tempo , solo perché qualcosa lo ha fatto scoprire. Ecco, essere un single in home , per me vuol dire anche questo. Anche se sono un giovane anziano, faccio comunque parte del club. Per cui se dovesse capitarmi qualcosa , un malore , o addirittura venir meno , chi se ne accorgerebbe ? Nessuno. Rischierei di essere uno di quegli articoli sul giornale. E tutti diranno , caspita è vero , è da un pò che non lo vedevo, poveretto , che brutta fine , non se lo meritava. Ma queste sono notizie per i giornali di estate. Io sono così sfigato che se mi capitasse , accadrebbe in inverno. Per cui nemmeno una parola apparirebbe sul giornale. E chi si domandasse o chiedesse che fine ho fatto ? Risponderebbero con un alzata di spalle , boh , forse avrà cambiato paese o sarà andato a lavorare in un altra città, quello lì è sempre stato un pò strano , per cui cosa chiedete. Hai ragione, era solo un pensiero, fammi un gintonic va, con molto ghiaccio , grazie.

BALLE DI FIENO

Abito in piena pianura , circondato dalle campagne. Per me che sono un nativo di mare è una contraddizione ed una limitazione. Il mare vuol dire paesaggio , luce , innamorarsi , sognare. Cose che in campagna si fatica a trovare ma col tempo fai le tue scoperte. Scopri le bellezze che ti offre questo paesaggio pur se sterminato e sempre uguale. Una bellezza che ho scoperto sono le balle di fieno. Mi hanno rapito da subito. Mi ha affascinato il modo con cui vengono create , con cui vengono custodite, con cui vengono fatte seccare al sole. Quando incontri un paesaggio fatto di balle di fieno, il sorriso illumina i tuoi occhi pur se dovessero essere tristi. Quelle balle di fieno disposte nei campi, sembrano tanti bambini, tante persone felici. Danno un senso di comunità. Ti vien voglia di raggiungerle e stare insieme a loro, per poter ricevere un pò di quella loro felicità. La felicità dei bambini, si perché sembrano tanti bambini paffutelli pieni di allegria che non può che contagiarti. Ma ieri ho scoperto un’altra cosa sulle balle di fieno, una cosa che non sapevo. Non si può sapere tutto , non conosciamo noi stessi , figuriamoci le balle di fieno. L’ho scoperto, purtroppo , per un incendio provocato in una cascina nella città in cui abito. Pur se domato , i vigili del fuoco non lasciavano passare. A chi gli chiedeva il perché ,visto che non c’era più traccia di fuoco, loro hanno risposto che è per le balle di fieno. Si perché in un incendio le balle di fieno possono aver trattenuto il fuoco pur sembrando intatte e , se non stai attento , maneggiandole o aprendole , rischi di essere avviluppato da quel fuoco , facendoti bruciare come un cerino , divenendo in poco tempo solo cenere. Analogamente ad un figlio , che all’apparenza integro e felice, porta dentro di se il fuoco del rancore per quella separazione che non ti ha perdonato. Un fuoco di rancore inespresso , ma vivo e pronto ad esploderti addosso. Proprio come una balla di fieno , dopo un incendio.

MAROON

Mi ha abbandonato la mia donna.
Mi ha abbandonato mia figlia.
Mi ha abbandonato il muscolo della mia coscia destra.
Mi ha abbandonato la mia barista.
Mi hanno abbandonato i parenti.
Mi hanno abbandonato amici e conoscenti.
Ma non credevo che mi abbandonasse anche lui.
Il pane.
Da più settimane non lievita più.
Si rifiuta .
Ma mentre per gli altri può essere una conseguenza come frutto generato da azioni, e puoi dartene una regione pur se non riesci a darti nessuna colpa.
In questo caso no.
Ho sempre dedicato tutto il mio amore, tutta la mia attenzione, tutto il mio ascolto, tutta la mia cura.
Non ho mai lesinato in spese pur di rendere la lavorazione sempre più bella.
Ma ora nulla.
Si rifiuta o meglio rifiuta il tuo amore.
Queste cose rischiano di farti impazzire.
Non trovi ragione ne causa.
Cerchi di capire cosa puoi aver fatto, ma è impossibile, è al di fuori della tua naturale comprensione.
Solo chi ti abbandona sa perché lo ha fatto.
E abbandonandoti porta con se anche il motivo.
Così da essere sicuro che tu non riesca a trovare la soluzione a quel torto reso e non compreso.
MAROON.

venerdì 28 luglio 2017

AMORE

Lui è un omone alto e robusto.
Lei piccolina , alta poco più di un metro, su una sedia a rotelle.
Sono seduti uno di fianco all'altro.
Lei poi si gira con la sedia e si sedie appoggiata con le ginocchia.
Insieme guardano il film.
Si accarezzano.
Si guardano.
Condividono il contenuto del cellulare, durante la pausa tra un tempo ed un altro.
Poi si riguardano.
Si sorridono.
Riprendono a vedere il film.
Sempre l'uno di fianco all'altra.
Sempre cingendosi col braccio.
Finito il film , lei si risiede sulla sedia a rotelle.
Lui l'accarezza , lei gli sorride.
Vanno così incontro alla scalinata.
In cima si rimirano e lei gli si avvicina per dargli un tenero bacio.
Che lui si gode socchiudendo gli occhi.
Amore, solo unicamente amore.

giovedì 27 luglio 2017

ESSERE ORIGINALI - ESSERE SE STESSI

Io per mia natura sono una persona originale.
In tutto ciò che faccio.
Non perché lo ricerchi o perché voglia differenziarmi.
Sono naturalmente così.
Sono me stesso.
Me ne fotto di ciò che pensano gli altri, se quello che faccio non reca danno a nessuno se non a me stesso e alla mia dignità.
Questo però anziché provocare attrazione o curiosità da parte di altri , sortisce l’effetto opposto.
L’essere per natura un uomo originale mi complica la vita.
Essere originale è pericoloso.
Sei considerato fuori controllo , non manovrabile.
Come i matti.
E dai matti è meglio tenersi lontano e tenerli alla larga.
Non puoi essere un originale in un mondo dove vige il conformismo.
Dove chi agisce lo fa tenendo conto della reazione degli altri e quindi non agisce o agisce in modo conforme.
Gli originali , fatte alcuni eccezioni, sono considerati e rivalutati solo dopo morti.
Naturalmente o volontariamente.
Quando non possono dare più fastidio con la loro presenza.
Potrebbe essere una  soluzione.
Ma io sono originale, mi ostino a continuare a vivere.
Sperando di incontrare qualcuno folle come me.
Anzi meglio di no, meglio stare alla larga dagli originali e dai folli.
Altrimenti gli altri chissà cosa penseranno.

martedì 25 luglio 2017

IL MESSAGGIO

Domenica mattina, seduto sullo sgabello fuori dal bar a prendere il caffè, vengo circondato da mosche tutt’intorno e sopra di me.
Più tardi, dopo un giro in bici , mi fermo in un altro bar per prendere un altro caffè e leggere in santa pace all’ombra dei portici, ma anche li circondato da mosche tutt’intorno e sopra di me.
Il pomeriggio finito di stirare e troppo tardi per fare qualcosa di diverso e troppo caldo per pensarci, vado a prendere il caffè al bar.
Questa volta, mi faccio furbo,  il caffè lo prendo al banco e poi mi seggo , ma all’interno.
Ma appena poso le chiappe per sedermi sono circondato da mosche tutt’intorno e sopra di me.
D’accordo , ho capito il messaggio.
Ma che bisogno c’era di urlarlo così forte e per così tante volte?
Sono uno STRONZO mica uno stupido.

giovedì 20 luglio 2017

ORGOGLIO PADANO

Parecchia gente indossa la maglietta in cui con viene iscritta una fase da orgoglio padano "Cudogn e la su gent".
Ormai è più di un decennio che abito a Codogno , ormai anch'io sono un padano.
Per cui non ho perso tempo e ho comprato la maglietta .
Però prima di indossarla ho preferito lavarla.
Con questo caldo si asciugherà subito e domattina anch'io potrò fregiarmi con orgoglio di andare in giro con la maglietta dell'orgoglio padano.
Ma mentre sto per stenderla, noto che la scritta sembra diversa.
Cavolo avrò sbagliato lavaggio e avrò rovinato tutta la maglietta.
Invece no , la maglietta non era rovinata era la scritta che era cambiata.
È diventata "Te si de Cudogn , ma te si un Terun".

venerdì 14 luglio 2017

DIPARTITA

Sto morendo ma non posso andarmene via , devo pensare a loro due.
Devo permettergli di avere il tempo di accettarlo.
Di mitigare il loro dolore.
Quello che provano per me.
Vorrei ringraziarle a parole ma, parliamo un linguaggio differente anche se quello degli occhi e dei sentimenti è lo stesso e ci accomuna.
Non so come poterle ringraziare.
Sto morendo , ma grazie a loro, dopo aver avuto una vita degna di vivere.
Mi hanno amato , accudito , nutrito.
Accolto nella loro casa.
Senza pretese, senza imposizioni, in completa libertà.
Permesso di essere sempre libero e felice.
Sicuro di trovare sempre due mani pronte a coccolarmi e a prendersi cura di me.
Sicuro di trovare sempre qualcuno disposto ad ascoltarmi pur senza parlare , con l’ascolto del cuore.
Ora purtroppo non posso più rimanere, devo andarmene.
Lassù mi reclamano.
Cercherò di farlo in silenzio.
Durante la notte.
Sperando che loro mi staranno sognando , ricordandomi come ero e non come sono ora.
Grazie di tutto quello che mi avete dato e sono sicuro che darete ancora a chi ne avrà bisogno.
Il vostro riconoscente micione.

domenica 9 luglio 2017

COSE DI TEMPI REMOTI

Oggi mi sono lasciato guidare dal naturale corso delle cose. Non ho inseguito niente e nessuno. Mi sono preparato da mangiare cercando di stupirmi come ogni volta, inventando sempre qualcosa di nuovo per me. Finito mi sono preparato il caffè , anzi la cicoria. Poi ho pulito stoviglie e cucina. Nel frattempo mi facevo accompagnare dalla voce della radio, quella non urlante e melodiosa , ricca di cose da dire per chi vuole ascoltarle, RADIO3. Poi ho riempito la lavatrice per poi metterla in funzione. E finalmente mi sono seduto sul divano, almeno così lo chiamano anche se è difficile a crederci. Ho finito di vedere un film inquietante ma molto bello, pur se credevo che fosse un film ironico ma tutt’altro. Finito il film era troppo tardi per fare qualcosa di più impegnativo , in più è iniziato a piovere. Allora ho deciso di restare in paese e armato di ombrello sono andato a prendere il caffè al bar. Ho scelto un bar diverso, evitando di abusare di occupare sempre gli stessi spazi. Si rischia di essere invadente e di vedere sempre le stesse persone. Ho preso il caffè , mi sono seduto a leggere una rivista e poi mi sono rimesso in cammino. Per dove non importava. Camminando lungo il percorso ho incontrato una donna africana, molto bella , che da tempo non vedevo e ho avuto l’opportunità di vederla disarmata, senza la sua corazza difensiva che deve indossare quando la incontro in giro o in stazione. Senza corazza era di una bellezza più stupefacente. L’ho solo salutata, senza indugiare troppo, sembrava inopportuno e fastidioso. Ho proseguito il mio giro, scoprendo cortili mai visti prima. Arrivato sul corso principale , mi capita di vedere chi non vedo da più di un mese , causa un litigio avuto. Mia figlia. Non me l’aspettavo, ma le cose più belle sono quelle più inaspettate. Era davanti al negozio del fotografo, in vetrina per esattezza. In diverse fotografie di gruppo , in cui è stata ritratta insieme ai componenti del grest estivo. Devo ammettere che è stato emozionante, vedermela li davanti , in foto , senza che potesse abbassare lo sguardo , evitarmi o voltarsi. E chi dice che i negozi di fotografia , per colpa dei cellulari , non servono più. Sono cose di tempi remoti ma, che ti sanno dare quelle emozioni che nessun smartphone ne applicazioni, sono capaci di darti.