Domenica scorsa, ascoltavo per radio, una intervista, in lingua originale spagnola, ad uno scrittore spagnolo.
Scrittore mai sentito prima, ma dal suo parlare mi ha subito affascinato.
Affascinamento che non avrei avuto, se avessi ascoltato la versione tradotta, che era orfana di quel linguaggio che parte dall’anima, che solo la lingua originale ti permette di far uscire e recapitare.
Lo scrittore parlava del suo libro, che gli ha permesso di analizzare il rapporto con i suoi cari, in particolare con suo padre e capirne i comportamenti.
Era convinto di avere un padre abbastanza bizzarro, con manie tutte sue, per poi scoprire che quelle manie erano una caratteristica di un certo tipo di spagnolo che, aveva a cuore e cura per le sue cose.
Nel caso particolare, l’oggetto era una macchina, che ai tempi di suo padre era un acquisto per sempre, fatto con sacrifici.
Il consumismo non era ancora nato.
Il padre aveva una cura esasperante per la sua macchina, quasi fosse una sua figlia, al punto di cercare sempre un parcheggio all’ombra per non farla rovinare dai raggi del sole.
Questo suo interesse, così vigile, è stato allo stesso tempo il segnale del suo spegnimento di fronte alla vita.
Vita che forse, non riusciva più a sostenere e ad affrontare.
Giorno dopo giorno, quel padre, ha iniziato a parcheggiare dove poteva, non preoccupandosi più della ricerca dell’ombra.
E’ iniziato così un decadimento quotidiano, della macchina e di un uomo senza più forze per affrontare la vita.
Un uomo che non metteva in atto capricci, o escogitava reazioni, semplicemente ha iniziato ad arrendersi.
Fino a spegnersi completamente.
La storia mi ha affascinato, vuoi per la lingua, che amo, vuoi per quelle immagini che il racconto mi ha permesso di visualizzare, facendo uso del mio passato napoletano, vuoi perché hanno generato un parallelismo con mia madre e me.
Mio padre no, lui non si è arreso, me lo hanno ammazzato, gente incapace di fare il suo mestiere e che ancora lo fa, d’altra parte lui ha trascorso non so quanti giorni sotto le macerie, durante la guerra, da cui è stato tratto in salvo, una persona che viene restituita alla vita, non si spegne mai.
Mia madre invece ha iniziato a spegnersi.
Lo ha fatto quando ci siamo trasferiti in un altro quartiere di Napoli, con una casa tutta nostra e più ampia.
Ma a mia madre mancava la quotidianità, il rapporto con le persone, le chiacchiere, lo stare al balcone, il poter salutare tutti in ogni circostanza.
Uscire da una casa all’altra, senza avere intimità ma in compenso amicizia e calore umano.
La casa nuova era fredda di sentimenti, in un condominio, all’ultimo piano con vicini di casa che a stento salutavano.
Certo mia madre ha subito trovato con cui parlare e relazionarsi, ma non era agevole e contiguo come nella casa di prima.
Per un po' ci ha provato, ritornando, da sola in quei posti viaggiando per Napoli, con la sola forza che solo il desiderio di sentirti viva, ti può dare.
Ma poi non lo ha fatto più, complice una banale caduta o chissà che altro.
Resta il fatto che mia madre giorno dopo giorno si è spenta, accompagnandosi alla morte.
Ovviamente io me ne ero accorto, ma allora non ero capace di fare queste relazioni, contestualizzavo il presente e in più pensavo alla mia vita che stavo iniziando lontanissimo da casa.
E quando sei lontano tutto diventa meno codificabile.
Ma ora riavvolgendo il nastro di quel periodo, i segnali c’erano tutti e non li ho capiti se non quando tutto era impossibile da recuperare.
Stare lontani ti limita a partecipare le cose a distanza ma ti permette di vedere le cose con la giusta distanza, per vederle nel loro vero viversi, cosa impossibile a chi sta vicino per il troppo coinvolgimento diretto grazie alla vicinanza.
Ora lo stesso sta capitando a me.
Non ne faccio colpa a nessuno.
Ho fatto le mie scelte.
Ma la sensazione è proprio quella, anziché vedere il futuro vedi il nulla, come forse vedeva mia madre a partire da un certo giorno, senza avere più la capacità di vedere diversamente, come la capisco.
Tutto intorno a me si sta spegnendo.
Tutto va avanti senza che io più occorra.
Mi sento solo un pagatore, nulla più.
Anch’io come il padre dello scrittore, stana coincidenza, cerco di parcheggiare la macchina sempre nel box, tenendola lontana da me, dalla mia disponibilità, pur di accudirla.
Ma forse ora inizierò a lasciarla per strada.
Chissà se mia figlia capirà.
Penso proprio di no, come me è interessata, giustamente, a crescere.
Come ho fatto io.
Non posso dargli torto, ma è dura da accettare e forse è la giusta ricompensa per il figlio che non sono stato.
Scusami Mamma, a non averlo capito.
Chissà, forse bastava parlarne, ma a quei tempi non esisteva il dialogo genitori e figli e nemmeno Whatsapp.
giovedì 30 maggio 2019
SPEGNIMENTO
giovedì 23 maggio 2019
IL TRIANGOLO
Non l’avevo considerato, come cantava il Renato.
Certo mentalmente, con la fantasia, migliaia di volte.
Ma declinarlo nella realtà è tutt’altra cosa.
Sembra assurdo, una esagerazione.
Come comprare due coni, con gusti diversi e leccare a turno, prima uno e poi l’altro.
Ingestibile.
Non ti godi la bontà né dell’uno, né dell’altro.
Poi come tutte le nuove esperienze, le apprezzi e nei dai valore, quando ti trovi coinvolto, senza programmarlo.
E’ capitato oggi.
Ho supposto che avessi iniziato e concluso con la stessa, neanche ipotizzavo la presenza di una terza persona.
Invece, complice un attimo di pausa, l’altra mi ha preso in consegna con tempismo perfetto e l’ha sostituita.
Mi son trovato toccato da diverse mani.
Non ne ho percepito minimamente il distacco.
L’uscita di scena dell’una è stata prontamente compensata dall’altra.
L’unica cosa invariata ero io, l’oggetto del loro agire.
Successivamente si sono ancora scambiate, per portare a termine ciò che aveva, l’altra, iniziato.
Una esperienza fantastica.
Qualcuno dirà immorale, come l’avrei definita io prima di averla provata.
Ma non è così.
Entrambe hanno perseguito, l’obiettivo comune, il mio benessere.
Ognuna per la sua specialità.
Una ha rasato e l’altra ha lavato i capelli, per poi farmeli asciugare da chi me li ha rasati.
NULLA HA PIU' SENSO
Nulla ha più senso ormai.
Lo ha capito anche il mio corpo.
Si è arreso, non ha più iniziativa.
Non riesce più a motivarsi.
Ha capito che qualsiasi cosa io faccia non da ritorno.
Non serve a nulla.
Si è inaridito, inaridendo di conseguenza anche me.
Anche scrivere, che era la mia modalità per dar voce al mio io, mi risulta pesante, inefficace, inutile.
Come se tutto si fosse esaurito.
Forse è giusto così.
Tutto ciò che inizia prima o poi deve avere fine.
Ma cosa faccio, nel frattempo che arriverà la mia ?
domenica 19 maggio 2019
INCREDULITA’
giovedì 16 maggio 2019
LA VITA E' BASTARDA
Continuo a comportarmi come un occidentale, quale sono, pur avendo appreso e capito che la vita, come per gli orientali, si basa sulla sincronicità più che sulla ripetibilità degli eventi.
Ieri sera dopo l’ennesimo fallimento di questo mio agire, ho deciso di mollare.
Di non cercare più nulla.
Di non farmi più illusioni.
Con questa consapevolezza, nonché leggerezza d’animo, sono uscito di casa per andare a prendere il caffè del dopo cena.
Non mi aspettavo, ne cercavo nulla.
Ma la vita quando vuole sa essere bastarda.
Ha approfittato di questa mi arrendevolezza nei suoi confronti, per burlarsi di me.
Arrivato al Bar c’erano al di fuori persone che conoscevo, tra cui una donna che conoscevo solo di vista, non avendo mai avuto occasioni di rapportarmici.
Una donna però, che con la sua bellezza, mi ha sempre affascinato.
Senza che facessi nulla per provocarlo, mi sono trovato coinvolto tra questo gruppo di persone, complice il posto dove mi ero seduto e complice tutto ciò che è avvenuto dopo.
Mi sono trovato a rapportarmi con questa donna, a parlarci, finalmente.
Una donna che credevo inavvicinabile, non tanto per una questione estetica, quanto per una visione del mondo che credevo completamente opposta.
Per cui impossibile potermici relazionare.
Invece ho scoperto il contrario, prendendo atto che abbiamo più cose che ci accomunano rispetto a quelle che ci possono dividere.
Anche se nella vita ciò che accomuna o divide, è il peso che ognuno dà a queste caratteristiche, più che la quantità di esse.
Ma senza saperlo, molto ci accomuna.
Entrambi lavoriamo, pur se con mansioni diverse, nello stesso ambito lavorativo.
Entrambi siamo amanti di ciò che ci emoziona.
Entrambi siamo amanti dell’arte, sia essa cinema, musica, fotografia, pittura o altro.
Entrambi siamo guidati nell’agire nel vivere dalla nostra curiosità.
Curiosità che non ci fa fermare all’apparenza o scegliere ciò che la maggioranza sceglie e a cui per comodità ci si conforma.
Non potevo credere di avere una intesa così profonda con una donna da me considerata inavvicinabile.
Ma come una rondine in primavera, così come è magicamente arrivata alla mia attenzione, così magicamente è sparita.
La vita è bastarda.
Però ho imparato ad apprezzare anche le rondini che arrivano, ti riscaldano l’animo e poi ripartono.
Conscio che se vorrà ritornare, lo farà.
E’ una donna, e una donna sa sempre ciò che vuole e ciò che non vuole.
mercoledì 15 maggio 2019
IMMOBILE
Non riesco a fare nulla.
Come se nulla più avesse senso.
Si è spento ogni entusiasmo.
Qualsiasi iniziativa diventa un peso e non viene realizzata.
Come se mi stessi chiudendo o rinunciando a tutto.
Una sensazione mai avuta, difficile da gestire e da affrontare.
Non so come andare avanti, sono diventato immobile.
Anche la sera, quando arriva il momento del riposo, il resoconto quotidiano, a cui non puoi astenerti, come un macigno, si addormenta insieme a te, aggrovigliato nei tuoi pensieri.
Al risveglio nulla è cambiato, niente si è dissipato, solo la conferma di un altro giorno vuoto che ti attende.
Come vivere in un labirinto, in cui ormai, hai perso la voglia di trovarne la via d’uscita.
Accettandone di viverci e rimanerci dentro.
Facendone la tua prigione.
domenica 12 maggio 2019
MATURAZIONE
Mi sto riempiendo di vuoto, di nullità, di tristezza.
Non so perché lo faccia.
So che non riesco a fare altrimenti.
Qualsiasi altra cosa mi pare inutile o faticosa.
Ma una cosa so.
So di non volermi nutrire di vuoto, di nullità, di tristezza.
Andando a cercare ciò che non c’è o ciò che non puoi avere o nulla ti da.
Forse è l’età della maturazione.
L’età in cui devi imparare a stare con te stesso.
Con quello che hai ottenuto così vivendo.