martedì 29 maggio 2018

MEDICO DI SE STESSO

In questi anni di studi Shiatsu, oltre ad imparare la pratica di un trattamento ho anche avuto modo di apprendere il funzionamento del comportamento del corpo umano, attraverso lo studio dei meridiani e degli organi e visceri ad essi afferenti.
Una conoscenza di base di tipo anatomico, ma ancor più precisamente una conoscenza di tipo olistico, concependo l’intero corpo umano come un insieme e non come singole entità separate tra loro.
La disfunzione di questo meccanismo comporta come conseguenza dei risvolti sintomatici nell’organismo che, a secondo del modo di affrontarli sono conseguentemente soluzionati.
Tramite lo Shiatsu, senza avere nessuna pretesa di sostituirsi alla medicina ma solo di esserne un supporto, si riescono a risolvere problemi che affrontati nella loro singolarità, non portano a soluzione, in quanto anziché agire per riequilibrare il tutto, ci si dedica a prestare ascolto a solo ad una parte del tutto.
Come chi chiamato a risolvere una diatriba, cercasse di risolvere solo prestando attenzione ad uno solo dei contendenti anziché valutare il tutto affinché ritorni l’equilibrio, la pace e l’armonia.
Avendo acquisito questo modo di affrontare i problemi, cercando le cause e non affrontando i sintomi, l’ho fatto mio, anche quando si tratta di me.
Mi risulta difficile, oggi, quando mi si presenta un problema, a non cercare di ricondurre l’attenzione a capire perché si è creato.
Non facendosi ingannare dal sintomo ma andando oltre.
Fino ad oggi in questo modo sono riuscito a venirne fuori più di una volta.
Ma quando, pur se sei convinto che il problema ha una sua origine, ancora da definire, ma persiste e crea disagio nel quotidiano, devi affidarti a chi affronta il sintomo per debellarlo, rimandando a dopo alla ricerca dell’origine di quel male.
In realtà è quello che ogni Shiatsuka dovrebbe fare quando a che fare con un ricevente che riporta sintomatologie, ossia      accertarsi che abbia eseguito un percorso clinico adeguato per guarire da quei sintomi, per poi tramite lo Shiatsu, a guarigione avvenuta cercarne la causa.
Oggi ho fatto così.
Un problema all’orecchio mi ha portato ad andare dal medico specialista in quella disciplina.
Scelta di buon senso per fugare ogni dubbio e per intervenire se possibile su questo problema, a cui non sapevo trovar rimedio ne soluzione, pur definendolo e individuando quali squilibri avessi generato dentro di me.
Non potevo rischiare, dovevo farmi visitare.
Dalla visita fortunatamente non è stato riscontrato nulla di organico se non delle ipotesi, che con l’accordo dello stesso medico, potevano essere stati prodotti da squilibri creatisi nel mio corpo, causa il mio vivere.
Una risposta medica che dava ragione alla mia ipotesi Shiatsu.
Ancora una volta sono riuscito ad essere medico di me stesso.
Ma applicando il buon senso e non l’irragionevolezza e il fanatismo.

domenica 27 maggio 2018

ILLUMINAZIONE

Virginia, da un pò di tempo inizia ad averi dubbi sulle sue domeniche mattina. Virginia si alza sempre tardi, tardi rispetto al suo solito. Eppure Virginia non era così. La domenica mattina si svegliava presto per godersi a pieno l’energia mattutina per fare attività fisica. Corsa , bici, nuoto o altro, non le pesava anzi la ricaricavano. E’ pur vero che a quei tempi, forse quelle alzate di domenica mattina presto erano anche una occasione per stare da sola con i suoi pensieri, vivere un attimo di libertà dal normale quotidiano. Ora per Virginia questa esigenza non c’è più, è tornata a vivere da sola. Inizialmente credeva che fosse questa situazione che la tenesse di più a letto. Non dover dar conto a nessuno, né dover staccarsi da qualcosa per stare nei suoi silenzi. Ma non era questo, considerato che di silenzi ne vive anche troppi. Allora credeva che fosse una compensazione alle sveglie fin troppo mattutine durante la settimana per recarsi a lavoro. Dentro di se sapeva che la risposta era un’altra anche se non riusciva a darsela, pur avendola. Poi nella giornata di ieri gli è accaduto un imprevisto. Imprevisto che l’ha costretta a prendere atto del Nulla. Quel Nulla che in passato credeva di compensare con delle attività che, però al breve scadere al Nulla la riportavano. Ieri Virginia ha voluto far tesoro del Nulla in cui si trovava. Lo ha fatto suo, lo ha accettato. Come si deve accettare ogni realtà che viviamo. Senza rifuggire in altro, evitandolo o prendendoci in giro dicendoci che non è vero. Virginia ieri ha affrontato quel Nulla, senza averne paura e gli ha porto la mano, come per accarezzarlo. Come si fa con un gatto selvatico, che incontri per strada, che all’inizio ti spaventa ma poi capisci che è più spaventato di te. Ieri è andata in giro con quel Nulla, fin tutta sera, senza badare a nessun commento altrui. Stamattina al risveglio, come ogni domenica mattina, ha ritardato ad alzarsi. Ma mentre lo faceva è accaduto quello che non riusciva ad accadere. Complice, forse, la luce che filtrava dai pochi fori rimasti aperti dalle tapparelle. Grazie a quella luce, Virginia ha avuto l’illuminazione che da tempo ricercava. Ha capito che il suo ritardare ad alzarsi era ben motivato e generatosi in tutto questo tempo. Il ritardare era ed è dovuto alla mancanza di motivazioni che, ti fanno credere sia meglio continuare a sognare piuttosto che vivere gli incubi della vita da sveglia.

PRIDE

Che schifo di vita.
Che vita di merda.
Che vita infame.
Che vita ingrata.
Ma è la mia vita.
Ne vado orgoglioso.
Ho lavorato fino ad oggi perché fosse così.

sabato 26 maggio 2018

FACCIATA

Da ragazzo avevo un amico il cui fratello aveva iniziato a frequentare il liceo scientifico. Il fratello ci parlava, con ammirazione, dei suoi studi, fornendoci delle pillole di conoscenza su quanto aveva appreso. In particolare, era stato rapito dalla Filosofia e dal suo modo di vedere la vita, il mondo e le cose con nuovi occhi. Mi ricordo di una volta che ci parlò che aveva imparato che gli oggetti non sono fini a se stessi, hanno anche altri significati, altri usi e altri scopi. Ma tutti noi ce ne dimentichiamo o non ce ne accorgiamo, perché abituati all’uso comune che se ne fa di esso. Questo concetto che all’epoca non capivo ma, mi sembrava affascinante, l’ho comunque riposto tra gli spazi della mia memoria, qualora un giorno capitone il significato, mi potesse tornare utile. Sono passati anni da quel giorno, tanti a dire il vero. Oggi però, quell’accantonamento della memoria si è reso utile. Sia capendolo definitivamente a fronte di un esempio reale, sia perché ho potuto confutare la sua significatività. Io quando uso la macchina uso sempre il navigatore, anche per tragitti ormai conosciuti, per cui poco senza ha il suo uso. Ma questa è la facciata, quella che gli altri vedono nell’oggetto. Un oggetto di navigazione. Proprio in relazione a questo mio atteggiamento una persona conoscente si è fatto burla di me. Canzonandomi per l’uso assiduo di questo strumento anche quando poco occorre. Educatamente l’ho ascoltato e fatto parlare. Quando ha finito di farlo e di conseguenza di ridire, gli ho spiegato il perché. Sfruttando quella nozione filosofica appresa da ragazzo. Gli ho detto che quel che lui vede come solo un navigatore, in realtà è anche un telefono che, collegandosi tecnologicamente al mio, mi permette di ricevere e fare telefonate pur guidando, in modalità viva voce. Il riso è scomparso dalla sua faccia. Le parole non erano più capaci di uscire dalla sua bocca, non sapendo cosa dire. Purtroppo lui, come tutti, come me, è abituato a considerare le cose per quello che appaiono, per la loro facciata. Non sapendo che oltre la facciata c’è una sostanza che non tutti sono a conoscenza. La filosofia da me acquisita da bambino si limitava alle cose o tramite esse portava ad esempio il concetto per farlo meglio apprendere. Ma la cosa più triste è che la facciata noi frequentemente l’attribuiamo anche alle persone, perdendoci l’opportunità di entrare in contatto con quella sostanza che loro hanno, che sta oltre la facciata di essi oltre che delle cose.

HABITS

Durante il nostro vivere non ci accorgiamo di diventare dipendenti da abitudini. Facciamo cose più frutto dell’automatismo che della scelta. Siamo così dipendenti, che in assenza di esse rischiamo di rovinarci la giornata. Così abituati ad essere sfamati da esse. Finché un giorno, per disperazione pur volendo fare la stessa cosa, provi a fare a meno di esse. Allora scopri quello che mai avresti pensato. Ossia che senza, puoi farne anche a meno. Capendo finalmente che quella tua esigenza ad averla, altro non era che un automatismo a cui senza volerlo ti eri incatenato. Ti si apre un mondo. Ti sentì più libero. Vincitore di una dipendenza riconosciuta e sconfitta. Di poter fare la stessa cosa ugualmente ma senza di essa. Ma poi col tempo capisci che quella stessa occasione che ti aveva liberato da essa, è a sua volta diventata una nuova abitudine, per di più senza più provare lo stesso gusto della prima volta. Allora provi a rimediare restaurando l’abitudine originaria. Ma non funziona più, ormai il cervello l’ha riconosciuta e non l’accetta più. Non sai più cosa fare. Sei smarrito, senza soluzioni. Anche se in realtà una c’è. Smettere del tutto. Ma poi come faccio ? Senza il caffè ?

giovedì 24 maggio 2018

I DUE GIOVANI

Da giovane adulto ogni giorno trascorso era un avvicinamento ai traguardi da raggiungere.
Erano giorni carichi di speranze, pieni di aspettative.
Più giorni passavano e più sentivi il piacere di star crescendo.
Di lasciare la bella fanciullezza.
Di incamminarti verso quella vita a cui avevi demandato la realizzazione dei tuoi sogni.
Poi arriva un giorno in cui ti accorgi che non sei più un giovane adulto ma un giovane vecchio.
Prendi consapevolezza che la strada sta cambiando.
Sta diventando troppo ripida, costringendoti ad un cammino troppo veloce.
Vorresti fermare questa velocità, porle un freno, ma non puoi, è la via della vita di ognuno di noi.
Ti accorgi che ogni giorno che passa è un giorno che non ritornerà più.
Ti rendi conto che l’occasione presentatati e non carpita, con molta probabilità potrebbe non più ripetersi.
Inizi a guardarti intorno e i tuoi coetanei non sono più ragazzi o ragazze, ma gente come te o più avanti nel cammino.   
Cominci a recriminare il non fatto , a pensare cosa sarebbe accaduto se avessi fatto ciò che non avevi avuto il coraggio di fare.
Capisci che ogni giorno che passa, se non vissuto come gli si deve, sarà un giorno perso.
E allora prima di ritrovarti in fondo alla discesa, senza aver più possibilità di risalire, è meglio imparare a comportarsi in modo più profittevole.
Vivi la vita che ti si offre.
Non lasciare spazio a rancori o dispute.
Cogli le opportunità, brevi o intense che siano.
Fai di ogni momento il tuo momento.
Impara a non rimandare.
Renderti utile anziché farti morsicare dalla noia.
Nutri il tuo cuore, la tua anima, il tuo cervello.
Cura il tuo corpo, alimentandolo in modo salutare, in qualsiasi cosa tu faccia, facendola per lui.
Trovati una donna e rendila felice, in modo che lei possa rendere felice te.
Se poi dopo averla trovata scopri che ti tradisce, non andare di matto, è il progresso, è l’era dello sharing.
E se tutto questo non vuoi o puoi, allora portati avanti e non sprecare tempo.
Ammazzati.

martedì 22 maggio 2018

PASSAPAROLA

Strana la vita. Di improvviso tutto cambia. Basta un passaparola e la tua vita prende una svolta. Di improvviso diventi affidabile, pur non avendo fatto nulla per cambiare, in modo da diventarlo. Come se la gente avesse paura di scegliere. Affidandosi poi a chi quella scelta ha avuto il coraggio di farla. E grazie a questa esperienza che viene oralmente divulgata, fa si che quel muro di diffidenza viene a cadere. Di colpo diventi ricercato. Tutti vogliono te. Rimani stupito. Ne sorridi e nello stesso tempo non ti capaciti. Capisci che conta più l’influenza che la tua reale capacità. Ma allo stesso tempo tutto questo successo ti fa paura. Perché come improvvisamente è arrivato, in egual modo può andar via. Tutto è legato al passaparola. Passaparola che mutandosi può arrecarti danno. Riconsegnandoti al precedente oblio in cui ti eri smarrito. Tutto questo senza considerare in alcun modo le tue reali capacità e la tua professionalità. Pazzesco. C’è il rischio di ammalarsi. Di prendere una bruttissima influenza, se solo la gente vuole.

lunedì 21 maggio 2018

COMPIACERE

Quando una persona si ritrova sola, ad elemosinare contatti per sentirsi in ruolo nel gioco della vita, è costretto a compiacere.
Compiacere con chi vuoi rapportarti, per non essere escluso.
Compiacere, per paura, con chi è nemico tuo e degli altri.
Compiacendo così con tutti, con i buoni e con i cattivi.
Può apparire un assurdità o una incapacità di scelta, o una comodità di scelta.
In realtà quando si è da soli e, non hai di chi difenderti, non puoi fare altro.
Oltre alla mancanza di affetti, di rapporti, ti manca anche la forza di reagire ai soprusi che ricevi.
Ecco che entra il gioco il compiacimento che, nient’altro è che una sopravvivenza.
Ma così facendo si arriva ad un punto tale che, il compiacimento genera una rottura.
Quando il troppo compiacere, squilibra i rapporti, compiacendo di più uno a discapito degli altri.
Una rottura il cui effetto è essere lasciato completamente solo, come un cane.
Un cane abbandonato, di già dalla vita, a cui gli viene escluso tutto, ogni alimentazione emozionale.
Sei messo in disparte da tutti, dagli amici, o presunti tali, perché traditi e, dai nemici perché non gli servi più.
Allora in questi casi cerchi di reagire.
Di voler ricomporre quei cocci, ormai frantumati, impossibili da rimettere insieme.
Qualsiasi cosa tu faccia, non servirà a nulla, né agli altri ne a te stesso.
Pur portando in sacrificio, metaforicamente, il cadavere del nemico.
Perché ormai sei anche tu, un cadavere.
Quando te ne rendi conto, ti rendi conto anche di altro.
Che ha preso inizio il tuo impazzimento.
Stato in cui non è più possibile il viaggio di ritorno.
Viaggio iniziato tempo fa e di cui tu neanche ti eri accorto che stavi per partire.

sabato 19 maggio 2018

FACEHUNTER

Ho sempre sostenuto e, oggi ne ho avuto la conferma, che una faccia vale molto.
Su una faccia noi portiamo tutto il nostro passato, il nostro presente e il futuro che ci attende.
Una faccia porta con se anche il letto che della tua faccia fanno gli altri.
Una faccia conta, quando la si espone .
In funzione della tua faccia è legato il tuo successo.
Con una faccia ideale, riesci a vendere anche il nulla o quello che non hai competenza.
Diversamente se non hai la faccia ideale non riesci a proporti, pur avendo tutte le competenze possibili.
Fino a stamattina la collegavo solo ai miei insuccessi, per farmene una ragione.
Ma stamattina anch’io sono stato influenzato da una faccia.
Ogni sabato leggo un trafiletto che parla di alimentazione all’interno di un giornale.
Fino a due settimane fa, era un appuntamento che attendevo con piacere, sapendo di apprendere qualcosa in più.
Ma da due settimane, l’articolo riporta anche la foto dell’autore.
Quella faccia si è frapposta tra me e il mio piacere di leggere.
Come se le cose ora scritte perdessero di significato o interesse.
Quella faccia continua a guardarmi mentre leggo.
Una faccia che mi da l’idea della supponenza.
Creandomi fastidio a leggere.
Ovviamente non so chi sia la persona della foto, ma la percezione è quella.
Proprio come penso di me.
Una faccia improponibile ai molti.
Considerata la mia esperienza odierna, come dargli torto.
Magari nel mondo esisterà un facehunter, in cerca di facce che fanno scappare gli altri.
Di sicuro sarei il più ricercato e quello ad aver maggior successo.

giovedì 17 maggio 2018

MOTIVAZIONI

Le motivazioni ti permettono di fare cose che diversamente non faresti.
Ti fanno superare tutti gli ostacoli che ti si frappongono, da quelli reali a quelli che crea la tua mente.
Una persona motivata è una persona piena di energia.
Difficile da scalfire.
Una persona che sa quale scelta occorre fare, anche se per farla impiega il suo tempo, ma alla fine la fa.
Una persona motivata quando fa quello per cui è motivato, si sente nutrito, soddisfatto.
La motivazione ti permette di essere ottimista e di credere nel futuro a dispetto della realtà che farebbe pensare diversamente.
La motivazione ti fa amare quello che fai, anziché esser costretto ad odiarlo perché non ci riesci.
Sono rimasto senza nessuna motivazione.

domenica 13 maggio 2018

DESERTO CINEMATOGRAFICO

Arrivo per prendere il caffè al bar.
Scendendo dalla macchina percepisco qualcosa di surreale.
Arrivato al bar, pochissime persone, le solite, eccetto il barista che non c’è ed è sostituito.
Tutti hanno scritto in volto la domanda che la loro mente da stamattina, si sta facendo.
Dove sono le persone?
Qui non passa nessuno.
In effetti la situazione surreale percepita ora si fa manifesta.
Sembra uno di quelle scene pre catastrofiche che si vedono nei film.
Quelle scene che sono l’anticipo di qualcosa di imminente.
Ma a dimostrazione che la vita non è un film, l’imminente non arriva.
Continuiamo ad essere soli, con me in aggiunta, a farsi tutta la stessa domanda.
Ma che fino hanno fatto tutti gli altri ?
Hanno organizzato una festa e ci hanno tenuto fuori ?
Potrebbe sembrare una torrida giornata di agosto, quando la gente fatica ad uscire o è in vacanza.
Invece siamo a maggio.
A vivere questo deserto domenicale, cinematografico.

sabato 12 maggio 2018

HAPPY

E’ una bella cosa la felicità. Tutti ci meritiamo di essere felici, di vivere la felicità. Ma viviamo in un’epoca in cui è più predominante l’infelicità che la felicità. Questo perché attribuiamo alla felicità un significato differente di quello che realmente è. Spesso siamo infelici, perché diamo più valore a quello che non abbiamo o non possediamo rispetto a quello che abbiamo e possediamo. Oppure diamo più importanza a ciò che non siamo di quello che siamo arrivati ad essere. La felicità è molto semplice. Ricordo che da bambino, pur vivendo in un quartiere della mia città, cosmopolita economicamente, non mi sono mai sentito infelice. Certo, la pizzetta della pasticceria Moccia che il mio papà non poteva comprarmi, ancora me la sogno. Ancora ricordo quelle pause scolastiche, dove i miei compagni di classe figli della classe cosmopolita economica più agiata, aprivano il sacchetto e facevano uscire la pizzetta, mentre io mi dovevo accontentare del panino del panettiere con il fior di latte fresco. A guardarmi indietro sono uno sciocco e, ringrazio mio padre di non avermi mai comprato quella pizzetta e di avermi regalato come dono l’opportunità di fare qualcosa di diverso dagli altri, oltre a farmi mangiare qualcosa di genuino e nutriente. Certo questo mi ha segnato, perché tutt’oggi, gli altri scelgono la pizzetta e io continuo, metaforicamente, a scegliere il panino caldo con il fior di latte fresco. Ma tolto questo, ero felice, avevo ciò che era necessario e il mio papà non mi faceva mancare nulla, piuttosto si privava lui. Ma crescendo, col tempo questo insegnamento e questa esperienza di vita, ha iniziato a sbiadirsi. Per cui anch’io, ho iniziato a vivere l’infelicità. Infelicità di ciò che non ho e di ciò che non sono. Non riuscendo a valorizzare le mie qualità. Vivo il colmo dell’anticonformista, voler essere conformista e non riuscirci. Devo ammettere che questo non è un bel periodo, comunque la si voglia vedere. Non è pessimismo, ma molte cose non vanno come dovrebbero. Allora inizia lo sconforto. Hai voglia di mollare tutto quello che hai fin qui costruito e ottenuto, perché non riesci ad avere quello che vorresti. Ma la vita è bella perché nel momento di massimo sconforto, come il migliore amico che sa che sei in difficoltà, ti viene in soccorso. Avviene che accade qualcosa di insperato, a cui non credevi più. Che non potesse più accadere. Tutto cambia, come un mal di denti che non ti faceva più vivere e sparendo, di improvviso, la tua vita diventa piena di serenità. E’ proprio quello che mi è capitato, un messaggio ricevuto dalla vita. Stranamente questo messaggio di nuova speranza, è arrivato nel modo più insolito e ironico. Con un SMS. Un SMS della Vodafone che, mi annunciava di aver vinto l’Happy Friday, regalandomi ben 10 Giga per un mese. Sono di quelle cose che ti cambiano la vita, facendoti svoltare nel verso giusto, finalmente. Ora sono un uomo felice, Happy. Ma quando scadranno i 10 Giga ?

venerdì 11 maggio 2018

I NO CHE AIUTANO A CRESCERE

Oggi come ieri, ma a dir la verità da un po’ di tempo, è stata la giornata dei no.
Ho chiesto in treno se potevano spostare la valigia, per mettere anche la mia, mi hanno detto di no.
Ho chiesto in metro ad una signora anziana se voleva sedersi, mi ha detto di no.
Ho chiesto in un bar se potevano cambiarmi moneta per il parcheggio, mi hanno detto di no.
Ho chiesto ad un amico se gli andava di andare a correre insieme, mi ha detto di no.
Ho chiesto a mia figlia di accompagnarmi a fare la spesa, mi ha detto di no.
Ho chiesto ad una donna che mi piace, se gli andava di uscire insieme stasera per bere qualcosa, mi ha detto di no.
Dopo tutti questi no, ho pensato, pensiamo al lato positivo.
Di solito i no aiutano a crescere.
Presto fatto, ho preso il metro e ho verificato.
Neanche un millimetro.
O è solo un modo di dire, o come sempre faccio parte di quel 0,001%, che fa eccezione, ma conferma la regola.

lunedì 7 maggio 2018

SESTO CHAKRA

Mi son deciso a comprare una nuova auto. Scelta collegata all’accessibilità economica possibile. Non è che ce ne fosse indispensabile bisogno. Ma una serie di eventi accaduti, come messaggeri di un futuro possibile, mi han fatto indirizzare in questa scelta. Ho scelto l’auto, limitatamente alle mie possibilità economiche, funzionale alle nuove tecnologie e in linea con il progresso. Tra le nuove cose di cui la mia macchina è allestita, ci sono avanzati dispositivi di sicurezza. Quelli che vengono in tuo soccorso, se rimani soggetto ad una distrazione. Ritirata la macchina, la mia deformazione professionale informatica, ha subito voluto testare, dove possibile, i nuovi dispositivi. Ahimè, non sembrano funzionare oppure ho capito male io come si attiva il loro funzionamento. Uno di questi dispositivi è come un terzo occhio, oltre ai miei due in mio possesso. Terzo occhio che fa sì che, intervenga dove occorre, ad urlarmi per avvisarmi o ad agire prima di me, evitando il peggio. Ma sembra che questo terzo occhio sia chiuso o sia pigro. Fortuna che questo fine settimana, sono fuori casa per il Master di Shiatsu, così non uso la macchina e il pensiero del terzo occhio non funzionante l’ho lasciato parcheggiato a casa, anzi nel box. Al Master di Shiatsu, abbiamo studiato i Chakra, la verifica di loro squilibri e come agire per riequilibrarli. Uno di questi Chakra, è situato in quella parte del corpo umano, definita il terzo occhio. In coppia, abbiamo lavorato, analizzato i Chakra del nostro ricevente e lavorato per sistemarli. Quando la mia collega operatrice ha analizzato i miei Chakra, tutti eccetto uno erano funzionanti, quello del terzo occhio che, non ne voleva sapere di riequilibrarsi. Alla fine, qualcosa in meglio è stato ottenuto. L’associazione tra il mio terzo occhio sfasato e quello della macchina è stata immediata. Subito mi son chiesto, se il non funzionamento di quello della macchina fosse dovuto non alla macchina ma per trasmissione energetica dal blocco del Chakra al mio terzo occhio, il sesto Chakra. Per cui ho ipotizzato che, la macchina venuta in mio possesso, ha acquisito tutto il mio potenziale energetico, sia quello funzionante che quello non funzionante. Quindi forse ero io che impedivo al terzo occhio della macchina a non funzionare come dovrebbe. Ora il mio terzo occhio, sembra a posto, lo sarà di conseguenza anche quello della mia auto, oppure, visto che l’ho imparato, anziché portarla dal meccanico, mi basterà fare il trattamento del Chakra alla macchina ? Comunque sia ho in mano una soluzione, che potrò spendere per trarre profitto anche da altri. Nella vita occorre adattarsi. Vista i tanti operatori Shiatsu su piazza, potrò riciclarmi per altro e prestare la mia opera a tutti quegli automobilisti che come me hanno il terzo occhio della loro macchina non funzionante. Passerò da operatore Shiatsu a operatore Chakra per auto. Mica male come idea.

giovedì 3 maggio 2018

CONSAPEVOLEZZA

Durante la tua vita, se riesci a staccarti un attimo da te, scopri tante cose su di te. Riesci a capire perché ti accadono certe cose. Riesci a trovare delle spiegazioni. Spiegazioni che non hanno la pretesa di essere risolutive, ma di renderti edotto sui tuoi comportamenti e conseguenze. Noi siamo così concentrati su noi stessi che neanche ci accorgiamo più, perché facciamo certe cose e perché ci sono reazioni a queste cose. Ma se iniziamo a lavorare su noi stessi, abituiamo il nostro occhio interiore ad osservarci. A volte , come dice Brunori SaS, basta una stupida canzone a ricordarti chi sei. Altre volte basta la visione di una scena di un film. Altre volte vedere una scena di vita a noi familiare ma vissuta da altri mentre noi siamo spettatori. Altre volte capiamo quando la cosa che facciamo viene fatta a noi e, comprendiamo il perché della reazione quando siamo noi a farla. Ma il passo più grande che puoi fare per ricordarti chi sei, è un altro. Quello che fortunatamente o sfortunatamente ho fatto io. A me non occorrono più ne canzoni, ne film , ne scene di mie azioni commesse da altri, anche se comunque fanno sempre comodo. A me basta lo specchio del bagno. Quello che affronto, senza potermi più nascondere, ogni volta che mi ci trovo davanti. Questa si chiama, consapevolezza.