giovedì 30 aprile 2020

MANCANZA

Mi manca Verona, non tanto la città, quando il non poter andarci.
Mi manca prendere il treno a prima mattina, il combattere tra pendolari per un posto a sedere, ma in realtà mi manca in non poterlo prendere, anche se fosse stipato.
Mi manca passeggiare liberamente per la città di Piacenza, se pur da solo, ma pur volendo mi è impedito.
Mi manca il fiume Adda visto da Gera, con le sue anatre, il suo proseguire lento o impetuoso e ovviamente i miei amici, ma siamo in comuni diversi, non si può.
Mi manca andare al centro commerciale di Cremona, che non sopporto per la troppa gente in giro, ma ora lo guarderei con occhi diversi, ma non mi è permesso frequentarlo.
Mi manca correre in tutta fretta in macchina per raggiungere il Cinema di San Niccolò, attraversando la nebbia per poi tornare al buio,  ma posso solo guardare un film su Netflix, oppure per slancio di intrapendenza, su Rayplay.
Mi manca poter andare al bar, ordinare il caffè, con la barista che ti odia perché lo vuoi chiedendo di pulire tutto e perché prendi solo quello, per potermi illudere di non essere solo, invece mi tocca prenderlo, senza illudermi, da solo in casa.
Mi manca fare Shiatsu, anche se in realtà non lo facevo neanche prima, perché nessuno voleva, ma ora sarebbe impossibile se pur lo volessero.
Mi manca avere una donna accanto, con cui parlare, mangiare insieme, vedere un film sul divano, leggere ognuno un proprio libro o facendo ognuno le proprie cose, sapendo che basterebbe allungare un braccio per farsi una carezza o darsi un bacio, ma ad essere onesti, di tutto questo la colpa non è del COVID19, sarebbe comunque così, una mancanza.
 
LACK
 
I miss Verona, not so much the city, when I can't go there.
I miss taking the train early in the morning, the fight between commuters for a seat, but actually I miss not being able to take it, even if it was crammed.
I miss walking freely around the city of Piacenza, even if I am alone, but even if I want to, I am prevented.
I miss the Adda river as seen by Gera, with its ducks, its slow or impetuous going and obviously my friends, but we are in different municipalities, you can't.
I miss going to the shopping centre in Cremona, which I can't stand for the too many people around, but now I would look at it with different eyes, but I am not allowed to go there.
I miss running in a hurry in the car to reach the Cinema of San Niccolò, crossing the fog and then coming back in the dark, but I can only watch a movie on Netflix, or for momentum, on Rayplay.
I miss being able to go to the bar, order coffee, with the bartender who hates you because you want to clean everything and because you take only that, so that I can delude myself that I am not alone, instead I have to take it, without deluding myself, alone at home.
I miss doing Shiatsu, even if in reality I didn't even do it before, because nobody wanted to, but now it would be impossible if they wanted to.
I miss having a woman next to me to talk to, eat together, watch a movie on the couch, read a book or do their own things, knowing that it would be enough to stretch an arm to caress or kiss each other, but to be honest, all this is not the fault of COVID19, it would still be a lack.

sabato 25 aprile 2020

SVEGLIA POSTICIPATA

Stamattina la sveglia è suonata alle 8:30.
È sabato, 25 aprile, lockdown.
Non so perché, ne io ne il mio corpo, abbiamo voglia di alzarci.
Non per pigrizia o depressione, semplicemente bisogno, non so il perché.
La posticipo anziché spegnerla.
Se ne parlerà tra 8/9 minuti.
Non ho grandi aspettative, solo la voglia di svegliarmi con calma, senza stress ne fretta.
Non credo di riprendere sonno e invece mi trovo in un sogno.
Sono al bar, seduto.
Di fronte al bancone ci sono le mie amiche bariste, quella mora e quella bionda, che mi omaggiano di un sorriso.
Di improvviso arriva anche la terza, la brasiliana.
È dolorante al collo, non riesce a muoversi, ne i suoi occhi a splendere.
Come nella vita, non mi faccio i fatti miei, e cerco di aiutarla con lo shiatsu.
Ci riesco. 
Il dolore scompare, il sorriso risorge dai suoi occhi, grata e contenta.
Poi, suona la sveglia.
È ora di alzarmi. 
Questa sveglia posticipata ci voleva.
Mi ha portato in un mondo che non c’è più o che ci sarà.
Spero la seconda.
Il corpo sa quello che vuole, diceva la Yoshimoto.
Oggi non ho potuto dargli torto, ma solo ringraziarlo.

mercoledì 22 aprile 2020

LIFE BEFORE AND DURING COVID19

Before I was home alone, now I am home alone.
Before I always used the bike around the city, now I always walk around my house.
Before I drunk a cup of coffee at the bar while reading a book or a newspaper , now I drink a cup of coffee at home while I wash the dishes.
Before I borrowed a book from the library, now I borrow a book from the smartphone.
Before I ran around the countryside, now I do yoga front on tv.
Before I went to the cinema to watch a film, now I watch a film at home on Netflix.
Before I looked at people walking down street, now I see dogs peeing.
Before I was a dreamer, now I live the nightmares.
Before I had the illusions, now it’s impossible to have illusion, they’re gone.
Before my life was a shit, now it still more.

domenica 19 aprile 2020

SIGNORI SI MUORE

È da tempo che non avevo più sue notizie.
Si era allontanato, lo avevano offeso, ferito nella cosa a lui più cara, la sua bontà d’animo.
Poi causa le limitazioni del Covid19, impossibile ancor più.
Ma nei giorni scorsi pensavo proprio a lui.
Lui di una età di quelle più a rischio, statisticamente.
Volevo chiedere di lui, ma poi per un motivo o la dimenticanza che in questo periodo non supporta il mio cervello, non l’ho fatto.
Stamattina casualmente ho avuto sue notizie.
È morto.
Il Covid19 è venuto a prendere anche lui.
Lui da vero uomo non si è tirato indietro.
Come sempre fatto, in tutte le occasioni della sua vita, lo ha affrontato faccia a faccia.
Non gli ha dato la soddisfazione, ha scelto lui come doveva andare.
È morto da Signore, preferendo che le cure a lui assegnate, venissero fornite a chi era più giovani di lui.
Già perché lui sapeva benissimo, sulla sua pelle, cosa volesse significare sopravvivere a chi è più giovane di te, soprattutto se quel giovane è tuo figlio.
Spero con tutto il cuore, che se un aldilà esista, possa finalmente rivedere e riabbracciare il suo amato figlio.
Ciao Giampiero, mi mancherai.
Hai dato un grande insegnamento, Signori non solo si nasce, ma Signori si muore.

domenica 5 aprile 2020

SOLIDARNOSC

Sono da giorni chiusa in casa.
Non ce la faccio più.
Ho il morale a terra, oltre al virus e alla sua paura ho anche i miei problemi da lui causati.
Non esco se non per fa passeggiare i cani.
Ma rispettando le regole che ci sono state date.
Oggi complice l’esigenza di comprare ciò che mi mancava, sono uscita.
Questi passi anziché allentare la mia tensione mi hanno fatto aumentare ancor di più la rabbia che ho dentro.
Parecchia gente era in giro, perfino in bicicletta, come fosse un giorno qualunque prima della presenza di questo virus.
Sono tornata a casa fuori di me.
Non è possibile che io stia qui a rispettare le regole e fuori ci siano persone che se ne fregano.
Incuranti del danno che possano fare.
Forse tutto ciò viene dalle mie origini, dalla terra in cui sono nata e cresciuta.
Li ero abituata a dover seguire le regole, altrimenti erano guai.
In quei tempi nel mio amato paese c’era un ben altro virus, la dittatura militare Comunista.
Cosa ne possono sapere questi qua che vanno in giro incuranti del pericolo, se non sanno cosa vuol dire essere privati della libertà o esserne limitati  nel suo esercizio.
Quel vivere in quelle condizioni ci ha però dato la forza per venirne fuori.
C’era solidarietà tra noi, anche se avevamo poco.
Da noi, non per caso, è nato Solidarnosc.
Un movimento prima di coesione, poi di pacifica ribellione e poi di governo.
Cosa ne sanno questi ciclisti da virus.
Quasi rimpiango di non essere lì.
Forse vivrei con meno agi, ma mi sentirei più unita con gli altri e meno sola, con il morale sostenuto dalla solidarietà.
E si, noi siamo il popolo di Solidarnosc.
Questo invece è il popolo del Mania, che tra l’altro, causa virus, è chiuso, lasciando tutti per strada, clienti e non.

sabato 4 aprile 2020

UN UOMO NELLA STORIA

Fino a poco tempo fa, avevo dato poco valore alla mia vita. Facendo un resoconto di tutte le scelte fatte e la conseguente situazione di stallo e di fallimento in cui mi trovo. Ma poi è arrivato lui, il COVID-19. Grazie a lui, grazie alla sua reclusione impostaci, ho avuto modo di scavare nei miei ricordi, nella mia storia da cinquantenne. A ben pensarci, io posso considerarmi un uomo nella storia, un uomo che ha visto e ha vissuto cose, che non tutti hanno avuto la fortuna o la disavventura di vivere. Ho vissuto a soli due anni il primo e unico viaggio sulla luna. Ho vissuto la famosa semifinale Italia Germania 4 a 3. Nel 73, o 74, non mi ricordo più l’anno, ho vissuto il colera a Napoli. Me lo ricordo con gli occhi di un bambino e non con l’ansia di un genitore. Mi ricordo le tante vaccinazioni fatte, così per non sbagliarsi. Quelle in piazza, all’asl, in comune, ma la più bella alla NATO con la pistola. Ho vissuto nel 78 i mondiali in Argentina, con il gol di Bettega contro i padroni di casa. Ho vissuto da spettatore ai colpi di stato in Cile e in Argentina. Ho vissuto il rapimento di Aldo Moro, quando la mattina ci vennero a prendere a scuola per farci tornare a casa, per paura di disordini sociali. Nell’82 ho visto l’Italia batter il Brasile 3 a 2 con 3 goal di Pablito Rossi e ho visto la finale Italia Germania 3 a 1 con cui abbiamo vinto il Mondiale. Due anni prima però ho vissuto il terremoto dell’Irpinia, non posso dimenticarlo, ore 19:38 Altobelli veniva sostituito in Juve Inter (la replica della domenica sera), dopo di che si scatenò il finimondo. Mi son sempre chiesto se con Altobelli in campo se tutto quello fosse comunque successo oppure no. Ho vissuto tutte le scosse da quelle in casa a quelle in Funicolare. Ho vissuto il Bradisismo dei Campi Flegrei, con i palazzi che si piegavano e ritornavano dritti mentre stavi mangiando. Ho visto Rudy Krol, grande calciatore olandese venuto a giocare nel Napoli, che si mise a giocare a pallone con noi in centro a Napoli. Ho visto la presentazione di Diego Armando Maradona allo stadio San Paolo, gremito, ma a pagamento. Ho visto il Napoli vincere lo scudetto per ben due volte, e vincere la Coppa Uefa. Non posso dimenticare il ritorno di Napoli Juve con Goal di Renica al 90mo, ero a Roma a vivere, e le mie urla si sentirono fino a Napoli. Ho vissuto la svalutazione della lira degli anni 90. Ho vissuto le stragi di mafia che hanno ucciso Falcone e Borsellino e le loro scorte. Ho visto arrestare Toto Riina, Provenzano, e Don Rafae ossia Raffaele Cutolo, un camorrista troppo avanti nel tempo. Ho vissuto le brigate rosse e il terrorismo. Ho vissuto la strage di Bologna, ero a Ischia e stavo vedendo in TV Patrizio Oliva che vinceva la medaglia d’oro alle olimpiadi. Ho vissuto la nascita dell’euro. Ho vissuto la nascita di un nuovo secolo. Ho vissuto l’emigrazione dalla mia città senza farci più ritorno, prima Roma e poi Milano ed ora Codogno. Ho vissuto la nascita di mia figlia e l’emozione di essere padre. Ho vissuto l’attacco alle torri gemelle a New York. Ho visto vincere l’Italia la coppa del mondo del 2006. Ho visto l’Inter vincere scudetti e nello stesso anno il Triplete, Ho visto il mio matrimonio andare in frantumi senza poterlo più ricomporre. Ho visto me riadattarmi ad una nuova vita. Ho vissuto le mie esperienze di discipline Giapponesi, che mi hanno aiutato in un periodo difficile e fornirmi gli strumenti per affrontare al meglio la vita. Ho visto anche qualche figa in più, ma non mica tante. Ecco quello che non vedo più è proprio questo, la Figa. E poi ho visto il COVID-19, come i cinesi a Wuhan, recintato a Codogno, con la vita che scorreva intorno e tu non ne facevi più parte, difficile da comprendere se non si è vissuto. Ho vissuto e sto vivendo questo isolamento planetario. Insomma, non ho da lamentarmi, ho vissuto una vita intensa e visto tante cose che hanno segnato la storia. Ma mi sa che la Figa me la potrò scordare, non la rivedrò mai più.