Stamattina la sveglia è suonata alle 8:30.
È sabato, 25 aprile, lockdown.
Non so perché, ne io ne il mio corpo, abbiamo voglia di alzarci.
Non per pigrizia o depressione, semplicemente bisogno, non so il perché.
La posticipo anziché spegnerla.
Se ne parlerà tra 8/9 minuti.
Non ho grandi aspettative, solo la voglia di svegliarmi con calma, senza stress ne fretta.
Non credo di riprendere sonno e invece mi trovo in un sogno.
Sono al bar, seduto.
Di fronte al bancone ci sono le mie amiche bariste, quella mora e quella bionda, che mi omaggiano di un sorriso.
Di improvviso arriva anche la terza, la brasiliana.
È dolorante al collo, non riesce a muoversi, ne i suoi occhi a splendere.
Come nella vita, non mi faccio i fatti miei, e cerco di aiutarla con lo shiatsu.
Ci riesco.
Il dolore scompare, il sorriso risorge dai suoi occhi, grata e contenta.
Poi, suona la sveglia.
È ora di alzarmi.
Questa sveglia posticipata ci voleva.
Mi ha portato in un mondo che non c’è più o che ci sarà.
Spero la seconda.
Il corpo sa quello che vuole, diceva la Yoshimoto.
Oggi non ho potuto dargli torto, ma solo ringraziarlo.
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