venerdì 30 dicembre 2016

IL VISTO

Quest'anno per capodanno ho deciso di fare le cose in grande.
D'altronde si vive una sola volta nella vita .
Per cui occorre godersela.
New York.
Capodanno a New York.
Ho trovato un viaggio aereo conveniente.
L'albergo in pieno centro.
Ma prima di prenotare il tutto l'agenzia mi dice che occorre il visto.
Mi dicono che per ottenerlo è facile.
Basta collegarsi al sito dell'ambasciata, compilare un questionario e tempo massimo due giorni lo ricevo.
Mi collego immediatamente al computer.
Mi collego al sito e vado nella sessione dei visti .
Compilo il tutto, poi in ultimo mi chiedono le password di Facebook , Twitter, per verificare che post pubblico.
Una misura antiterrorismo.
Al momento non so cosa fare, ma ormai la mia testa è già a New York.
Per cui me ne frego e gliele fornisco.
Dopo non più di un'ora mi arriva la risposta.
Si dispiacciono, ma non posso concedermi il visto .
I contenuti di Facebook lo impediscono.
Dicono che lo fanno per me.
Non farmi spendere soldi inutilmente.
Mi dicono che più che a New York, sarebbe meglio che io andassi a Lourdes.
Per scusarsi , pagherebbero loro il tutto.

CAR WASH SITTER

Questi sono giorni che se non sei in giro in viaggio ma rimani a casa , alla fine non sai più come impiegare il tempo. Anziché una persona in ferie a riposare, ti sembra di essere una persona al riposo forzato. Come un carcerato in libera uscita che non sa cosa fare al di fuori di quelle mura, quando ti viene concesso di esserci. Per cui fai le cose più assurde che mai faresti in giornate di assenza dal lavoro. Più che assurde , insolite. Ti metti a pulire il filtro della lavatrice, ti metti a lavare cose che attendono da tempo di essere lavate. Porti in lavanderia la roba estiva, in discarica ciò che può essere buttato li. Ti metti a stirare. Ti metti a pulire il filtro della cappa, sbrinare il frigo. Alla fine quando non ti resta più niente altro da fare , porti a lavare la macchina. Il 30 dicembre porti a lavare la macchina, disperazione assoluta. Oggi ho fatto questo. Arrivo, al solito lavaggio auto e la mia attenzione è subito rivolta ad una donna. Una donna che in modo quasi maniacale sta pulendo tutta la macchina. Cose che di solito ho sempre visto fare ad un uomo ma, i tempi cambiano anche in questo. Dimostrazione che le donne hanno una marcia in più e sono sempre più indipendenti. Finito di lavare la macchina, anch’io mi metto li ad asciugare il superfluo e pulire , con molta pigrizia , dalla polvere al suo interno. L’opposto della donna di fianco a me. Scherzando , le rendo merito del suo lavoro, dimostrando ammirazione per la sua professionalità. Mi ringrazia ma aggiunge che la macchina non è sua. Lei è una car wash sitter, una persona che porta a lavare la macchina per chi in questi giorni di festa ha ben altro a cui pensare che perdere tempo a lavare la macchina. E’ stata un ulteriore colpo al mio ego. Io che non so cosa fare , porto a lavare la macchina a differenza di altri che mandano altri perché sanno bene come impiegare il tempo in questi giorni di festa

mercoledì 28 dicembre 2016

FAMILIARITÀ

Son qui seduto su di uno sgabello fuori dal bar.
L'intenzione era quella di leggere , all'aria aperta e ascoltare musica .
Ma riesco solo ad ascoltare la musica, la voglia di leggere non c'è.
Mi metto a guardare la gente che passa.
Un po' come i bambini che si mettono a guardare i treni che passano in stazione.
Passano in tanti .
Chi a piedi , chi in macchina, chi in bici.
Mi sembra di essere in un posto sconosciuto.
Quelle facce non mi dicono nulla.
Mi fanno sentire più solo di quel che sono.
La ricerca di qualcosa di familiare non da profitto.
Poi lo vedo svoltare dall'angolo, con il suo incedere flemmatico.
Come chi sa che nulla lo aspetta ne lo attende, pertanto non occorre fretta.
È il senzatetto del paese .
Finalmente ho trovato quello che cercavo.
Un qualcosa di familiare.
Abbiamo molto in comune io e questa persona.
Entrambi siamo dei senza.

lunedì 26 dicembre 2016

OPINIONI

Se ti considerano uno stupido , uno sfigato, un incapace, un perdente , un fallito , un qualcosa da rottamare, un qualcosa da usare , uno sciocco, uno senza speranza e tant'altro, non ti devi arrabbiare ne avertene a male.
Sono opinioni.
E le opinioni come tali , vanno sempre rispettate.
Altrimenti non puoi pretendere che rispettano le tue.

LA DELUSIONE

E’ una persona che cerca di essere sempre al passo con i tempi , se non un passo avvanti. Farlo in un contesto di paese, poi, è ancora più ammirevole e affascinante. Con questi presupposti , fiducioso, mi sono recato da lei per omaggiarla, visto la sua apertura mentale al nuovo, di trattamenti che io ed una mia amica abbiamo deciso di proporre per queste festività. Eravamo solo io e lei, nessuna altra persona. Mi ha risposto, sorridendo, che le piacerebbe molto ma non ha tempo, è sempre impegnata li con il suo lavoro. Una risposta che può essere interpretata di cortesia, al posto di un no grazie. Ma conoscendola , quella risposta ha un fondo di verità. Quella risposta sembra quella di una persona la cui vita, al di fuori di quelle mura, non ha più nulla da dire , una vita che gli ha restituito una sola cosa , la delusione. Una delusione che l’ha vista , forse, in passato , trovarsi senza difesa e rimanere pertanto ferita. E allora in questi casi, una soluzione potrebbe essere quella di rifiutare ciò che fuori ti reca solo dolore e vivere la vita tra mura che, ti fanno da scudo e protezione. Dove al cui interno sei artefice del tuo destino senza dipendere dalla delusione di altri. Di colpo quella donna, molto luminosa , affascinante e accogliente, davanti ai miei occhi l’ho vista come la vedrei tra vent’anni. Sempre nello stesso posto , sempre sorridente, ma invecchiata, senza aver voluto affrontare le asperità della vita. Un rifiuto per non soffrire inutilmente. E sinceramente non saprei dargli torto. Ammesso che le cose siano così, come le ho interpretate

venerdì 23 dicembre 2016

BUONI PROPOSITI

Oggi ho deciso che è la giornata da dedicare ai buoni propositi per me in futuro .
Non so , forse sarà stato il svegliarsi con il sole magicamente apparso in luogo della nebbia prevista.
Sarà che ieri sera ho raggiunto il massimo della rabbia con una cassiera del supermercato che se non mi trattenevo non so che avrei fatto.
Ho deciso di non piangermi più addosso.
Non piangermi più addosso se la vita è quella che è e non quella che vorrei.
Non piangermi addosso se la gente mi evita spudoratamente.
Non piangermi addosso perché ogni donna , anzi ogni rara donna, mi usa e mi butta come un fazzoletto di carta.
Non piangermi addosso per non riuscire  a fare breccia negli altri con le mie conoscenze per portare benessere.
Basta , non più piangersi addosso.
Per farlo , stamane ho comprato un bel fazzoletto di cotone, come quelli che mi regalava la mia mamma , con le strisce colorate ai lati.
In modo da asciugare le future lacrime senza che mi cadino addosso.

mercoledì 21 dicembre 2016

PERFECT ILLUSION

Continuo perennemente ad illudermi e farmi illudere.
Errori dovuti all'esigenza di un bisogno da troppo tempo senza soddisfazione.
Occorre che io faccia un passo indietro.
Per guardare meglio, con più distacco e nitidezza.
Per evitare di cadere nella stessa rete.
Arrendersi per non illudersi più.
Fermarsi.
Ho iniziato ieri sera.
Ho smantellato il presepe .
Il Natale è la madre delle illusioni.
Ed io sono orfano.

CHAKRA

Essendo completamente squilibrato, ho provato anche a farmi trattare i Chakra.
E’ venuto un operatore a casa mia.
Il trattamento consiste nell’applicare una pietra del colore opportuno sul punto Chakra in squilibrio.
Pensavo ne occorressero una , due , non di più.
Ma l’operatore continuava a riempirmi di pietre, dappertutto, come se fossi una salma.
Alla fine ha preso due pezzi di legno.
Li ha incrociati , legandoli e me li ha piazzati all’altezza della testa.
Poi si è alzato , silenziosamente , ha preso le sue cose, ha aperto la porta di casa ed è andato via.
Senza neanche farsi pagare.

lunedì 19 dicembre 2016

IL CAFFE' MI RENDE NERVOSO

Purtroppo non mi è permesso di scegliere cosa bere o cosa mangiare.
Mi arriva quel capita.
Da chiunque lo porti.
Anche se poi mi occorre sempre tanta acqua per mandare giù.
Perché si beve acqua sempre alla fine mai durante.
Ma c’è una cosa che nessuno non ha ancora capito che non sopporto.
Il caffè.
Il caffè mi rende nervoso, fino a bloccarmi completamente.
E per poi sbloccarmi ce ne vuole, occorrono manovre sapienti e esperte.
Interventi che sono costosi.
Per cui alla fine si è deciso di  farmi dare da bere o da mangiare solo a persone fidate.
Ma perché questo limite.
Perché non capire che io sono un cesso e non una pattumiera.
Le cialde vanno buttate li.
Incoscienti. 
E qui non si tratta di affidarsi a persone fidate ma imparare ad essere non sbadati.
Così da ritornare ad essere quelle che sono.
Un pubblico servizio.
Non un accesso per pochi intimi.

LASCIAR SCORRERE

Forse il segreto è proprio questo.
Per vivere una vita , non dico felice, ma serena e tranquilla, forse occorre fare così.
Comportarsi come un fiume o come un mare che spesso sono invasi da detriti.
Non fare nulla, aspettando che passino.
Detriti che ti arrivano addosso a volte in modo inconsapevole.
Detriti bloccati dal muro di una diga che improvvisamente viene aperta e tutto libera.
Allora ti trovi riempito dai detriti , fino addirittura a creare degli impedimenti al normale scorrere.
Per cui si esonda, materialmente o metaforicamente. 
Detriti che con il tempo seguiranno il loro corso e spariranno.
Lasciando liberi quegli spazi di vita occupati.
Ho voluto reagire in questi giorni ai detriti che mi sono arrivati indosso.
Credendo di liberandomene reagendo.
Sortendo invece l’effetto opposto.
Percependo più un malessere di ritorno che il beneficio di uno sfogo.
Era meglio lasciar scorrere, fregarsene, non dargli nessun peso, nessuna valenza.
Ma il bello degli errori sta proprio in questo.
Ti illuminano verso la soluzione opportuna da prendere.
Anche se difficile da farsi.
Non essendo tu ne un mare ne un fiume ma un essere umano imperfetto e perfettibile. 

giovedì 15 dicembre 2016

NON PRETENDERE

Spesso ci viene da domandarci perché non ci è permesso di scegliere.
Perché dobbiamo subire la volontà altrui.
Perché accettare quello che col tempo può recarci danno.
Perché tutto non è al passo con i tempi.
Perché si vuole dare una immagine di modernità, quando poi dall’interno tutto è come sempre.
Bisogna accettare tutto questo ?
Bisogna pretendere che tutto cambi ?
No, non puoi pretendere nulla se il cambiamento non parte da te.
Anche se la tua scelta di cambiamento dovesse avere un costo, devi portarla avanti.
Solo così puoi dare corso ad un qualcosa che può avere un inizio.
Solo così puoi far arrivare un messaggio che diversamente non verrebbe recepito.
Quando le scelte si pagano in prima persona, chi ti osserva non può più abbassare gli occhi.
E’ costretto a recepire il messaggio che gli viene inviato ed elaborarlo.
Quel messaggio penetrerà come acqua in una spugna, per rimanerci, assimilandolo.
Forse non riuscirai a cambiare il tutto ma hai iniziato a cambiare te.
Questo è quello che conta di più.
Il sorgere di un cambiamento che sarà da stimolo e partoriente di nuovi altri in futuro.
E’ quello che ho fatto oggi.
Continuavo a lamentarmi dell’assurdità di non disporre dello zucchero di canna nelle macchinette del caffè, non riuscendo più a usare quello raffinato.
Ho smesso di lamentarmi.
Ho smesso di accettare quello che mi veniva offerto e per di più da me pagato.
Sono andato al supermercato e mi sono comprato le bustine di zucchero di canna.
E il caffè di oggi era molto più buono.
Aveva un gusto diverso.
Quello della libertà , della libertà di scelta senza dipendere e pretenderla dagli altri.

DISINNESCARE

Quando la pressione è troppo elevata e il contenitore è saturo, si rischiano dei danni.
Quando tutti continuano a spingere senza rendersi conto di star esagerando.
Quando anche tu chiudi tutte le porte , come reazione alla guerra che stai subendo.
Quando accade tutto questo non ci sono che poche soluzioni.
Implodere , danneggiando definitivamente te stesso.
Esplodere , reagendo proporzionalmente alla pressione che subisci, con conseguenti danni , prima di tutto per te stesso.
Disinnescare , cercando di fare uscire quella pressione che c’è in te, per non implodere o esplodere.
Così ho fatto , me ne sono andato a correre.
Senza rabbia , senza sfogo.
Solo per dare vita ad un corpo che in tanti cercano di spegnere giorno per giorno.
Quella corsa ha avuto il suo effetto.
Ha fatto uscire ciò che di tossico c’era in me.
Il fisico ne ha giovato.
Il sonno ne ha giovato.
L’intestino ne ha giovato, liberando anche lui ciò che conteneva senza riuscire ad eliminare.
Mi sono sentito vuoto, vuoto di tossine negative.
Una sensazione di purificazione.
Ma subito quello spazio liberato sta iniziando a riempirsi.
Causa persone, con cui sei obbligato a convivere, che fanno del tuo spazio la discarica dei loro disagi, parlando ad alta voce per sentirsi vivi, parlando di cose inutili per chi come me è costretto ad ascoltare pur non volendo, muovendosi senza tregua come un cavallo imbizzarrito.
Oppure da persone che non aspettano altro per sputarti il loro veleno addosso, travisando il tuo agire.  
Per ora di spazio c’è ne ancora.
Ma quando si saturerà di nuovo , non so più se avrò più la forza o la voglia di andare a correre.

martedì 13 dicembre 2016

IL FONDALE

Pian piano ci sto arrivando. Con l’impegno si ottiene tutto. Qui giù è tutto più buio. La luce manca sempre di più. Le cose te le devi immaginare. Percepirle come le senti. Tutto è lontano. Tutto è distante. Nulla serve più a nulla. Ogni spazio ti viene impedito costringendoti a scendere sempre più a fondo. Ogni cosa diventa una pietra che ti viene legata , impedendoti di risalire. Sto per arrivare giù nel fondale. Senza sapere se è l’inizio della risalita o la fine della discesa. Comunque sia , è una soluzione per tutto.

domenica 11 dicembre 2016

DEPRESSIONE IN CUCINA

Da un pò di tempo le mie domeniche mattine sono molto diverse da quelle di una volta. Non perché alcuni weekend sono impegnato per impegni Giapponesi o Thailandesi , ma perché qualcosa è cambiato dentro di me. Le domeniche di solito mi svegliavo presto, andavo a correre oppure in bici o fare yoga. Le domeniche erano dedicate per preparare il pranzo, pranzo che già veniva pianificato e condiviso giorni prima. Ora le domeniche faccio fatica ad alzarmi. Non perché debba recuperare il sonno dei vespri durante la settimana. Ma perché nulla mi aspetta o mi attende. Faccio quello che non ho mai fatto , la tiro alla lunga, rimandando la suoneria della sveglia tante volte. Non so se è depressione o rassegnazione alla situazione, per cui nulla puoi fare. Questo si riflette anche nella cucina , la mia passione. Non pianifico più nulla. Come se non mi interessasse più. Per cui non so mai prima cosa preparerò per pranzo. Ma ciò che mi stupisce è proprio questo. Anziché fare poco o nulla , mi trovo ad inventare. A creare cose mai fatte prima. Uso l’esperienza , gli alimenti , ciò che c’è e combino tutto insieme. Stupendomi ogni volta della mia capacità creativa. Piatti che forse non saprei ripetere , perché sono frutto dell’istinto, dell’intuito. Un pò come accade per le cose che scrivo. Quando le rileggo mi stupisco che le abbia scritte io e di sicuro non saprei riscriverle allo stesso modo. Da un lato mi affascina , perché mi fa capire che la mia capacità di nutrirmi ed offrire a me stesso sempre qualcosa di nuovo , senza mai arrendermi, è sempre viva, non è scalfita da questa vita senza profitto e piena di contro. Un cucinare senza mediazione con altri , lasciando libero il fluire della creazione. Dall’altro lato mi spavento perché so che non saprei replicare. Questa è quella che io chiamo depressione in cucina. Forse dovrei tenere dei corsi. Ma sono certo che se lo proponessi , pur di non farlo , diverrebbero tutti anoressici.

sabato 10 dicembre 2016

NATASHA O NATASCIA , NON SO

E’ il nome di una bellissima donna che stasera ho conosciuto al cinema e a cui ho prestato il mio braccio per aiutarla a fare le scale. Bellissimi occhi, bionda , un viso sorridente, pieno di luminosità. Quella luce di chi ha il cuore pieno e puro. Di chi sa che la vita è già stata molto crudele , per cui non c’è spazio per la tristezza ma solo per la gioia. Mi ha colpito appena ho incrociato il suo sguardo, entrato in sala. A fine film , ho aspettato che tutti uscissero e mi sono fatto avanti per aiutarla , offrendole il braccio. Me lo ha rapito, come mi conoscesse da sempre, grata e contenta di quel gesto. Arrivata in fondo, l’attendeva la sedia a rotelle e la madre che la accompagnava. L’ho salutata. Felice di averla conosciuta. Contento di poter aver visto il suo sguardo e la sua luce. Consapevole della sua gratitudine per il mio gesto. Ma in realtà devo essere io grato a lei, per avermi fatto capire, che il bello se lo sai capire c’è anche dove non credi che ci possa essere. In quel bellissimo viso di donna sulla sedia a rotelle. Sedia che io non ho visto, o meglio non ho badato, perché la mia attenzione era verso quel cuore e quegli occhi palpitanti di gioia.

FANTASCIENZA

È un genere che non mi ha mai attirato.
Solo da piccolo ricordo che vedevo in TV una serie di questo tipo.
Mi sembra si chiamasse SHADOW.
Ma forse mi attirava di più per la dinamicità dei personaggi che per il lato scientifico.
Ora grazie a Netflix , questo scoglio o pregiudizio, è stato superato.
Con Netflix sto facendo cose che mai pensavo di fare.
Dovute al fatto di non trovare quello che pensavi ci fosse e scoprendo quello che in realtà c'è.
Cose meravigliose, di cui neanche conoscevo l'esistenza.
Film in lingua originale sottotitolati, sono diventati il mio pane.
Tanto che trovo difficoltà a vederne uno in italiano.
Ieri mi si è presentato questo film di fantascienza.
Un film messicano.
I protagonisti sono un uomo e una donna , adulti.
Entrambi con una vita alle spalle , fatta di esperienze, di problemi, di fantasmi.
Persone che sembrano attratti l'un l'altro ma l'abitudine quotidiana li fa desistere, almeno lei.
Poi il caso vuole che si rivedano per poi scoprire essere l'incastro perfetto.
Senza troppa esitazione e indugi, danno spazio alle loro esigenze adulte.
Scoprono l'interesse per l'altro.
Il condividere l'altrui interesse per poter meglio conoscere l'altro e per mettersi in gioco nella vita.
Con facilità riescono a stabilire una relazione fatta di affetti e di bisogni che, entrambi soddisfano all'altro.
Bisogni che prima venivano soddisfatti ma senza un futuro, solo per occasionalità.
La vita li mette di fronte anche a problemi di salute, ma ormai l'amore è saldo.
L'uno è di sostentamento all'altro.
Un gran bel film , che finisce in un modo inaspettato ma di vita vissuta.
Pura fantascienza.
Se mi guardo intorno, vedendo tanta gente sola a buttare via la vita, me compreso, mi sembra utopistico.
O forse mi devo trasferire in Messico?

venerdì 9 dicembre 2016

E' SOLO LA FINE DEL MONDO

Lo avevo già capito leggendolo in un libro che parlava della società giapponese.
Un libro sul Giappone che parla anche di tematiche familiari.
In Giappone , scrive la scrittrice, la famiglia non è quella originaria ma è quella del mondo in cui vivi, che sia per scelta o per caso della vita.
Quando esci dal contesto familiare e ti allontani , automaticamente non ne fai più parte.
Perdi ogni diritto, essendoti allontanato.
Diventi un estraneo, una persona con cui non si ha più nulla da condividere.
Anche se ritorni , nulla sarà come prima.
Sarai un estraneo in famiglia, un corpo avulso dal contesto.
Una persona con cui non dialogare o cercare una qualsiasi forma di intimità.
Sarai solo una sopportazione per il tempo che rimarrai.
Questa è sempre stata la mia realtà di quando frequentavo la mia famiglia , quando ritornavo a trovarla.  
Io l’unico ad essere andato via da Napoli a , differenza di altri che lo avevano fatto ipotizzando progetti di vite planetarie per poi alla prima occasione, rifugiarsi da dove si è partito.
Io che sono un coglione , no, sono andato avanti.
Perdendo quotidianamente pezzi di famiglia e costruendomene altre feticce o succedanee, oltre alla mia personale.
Ma credevo fosse solo un problema mio personale , o l’inizio di quella strada che mi ha portato sempre più in Giappone, per un verso o un altro.
Ieri però ho visto un film ,   E' SOLO LA FINE DEL MONDO, dove il protagonista ritorna a casa dopo dodici anni di assenza , solo per comunicare che a breve morirà.
Ma a casa , anche se tutti hanno preparato l’evento di facciata, in realtà lo attende tutt’altro.
La riduzione al silenzio, ascoltare solo i problemi degli altri , senza che nessuno gli chieda nulla di lui.
Come se non esistesse, come fosse un estraneo capitato li per caso e per dovere di ospitalità lo si invita a pranzo, per poi raccontargli la vita di ognuno, per non farlo sentire più estraneo di quello che è.
Vita fatta per lo più di frustrazioni e invidie verso quell’ospite.
Al momento il film non l’ho capito.
Anche alla fine quando sono uscito , non capivo.
Poi ho avuto un lampo.
Ma quella è la mia storia.
Quando io ritornavo a Napoli.
Identico.
Napoli che ormai è diventata solo la fine di un mondo.

LA DONNA DEL TRENO

Erano le 7:15 ma sembravano le tre di notte.
In stazione non c’era quasi nessuno , oltre a me, a pochi altri e a un freddo inesorabile.
Anche i treni sembravano fantasmi.
Venivano dichiarati ma di loro neanche l’ombra dalle applicazioni sugli smartphone.
Non mi aspettavo nulla di diverso in questo venerdì di ponte.
Ma alla fine il treno viene annunciato.
E di improvviso il binario si riempie di viaggiatori.
Come topi attirati dal formaggio, escono tutti fuori, da chissà quale rifugio.
Come al solito mi metto a vedere la gente che mi arriva incontro.
Mi piace osservarli come un bambino piccolo il cui nonno lo porta in stazione a vedere i treni che passano.
Forse la ricerca di un saluto o di uno sguardo conosciuto.
Alla fine c’è anche lei.
Porta un cappello bianco in sintonia col suo modo di abbigliarsi, non convenzionale ma molto personale, di chi è sicura di se, senza ricerca di nessuna approvazione.
Non la conosco per niente se non di vista.
Ci ho provato ad agganciarla ma ho dovuto ritirarmi, sbagliandone tempi e modi.
Questa donna mi colpisce, ha una luminosità che ti rapisce.
Ha un qualcosa che ti unisce, non saprei spiegarmi come.
Finiamo sempre col viaggiare sulla stessa carrozza , in prossimità ma mai di fronte o di fianco.
Non so se è casualità , destino, o volontà di entrambi , senza però dare corso a nulla di diverso.
Se le dessi fastidio mi starebbe lontano.
Invece vuoi per indifferenza, vuoi per altro siamo sempre li, a due passi dall’altro, senza mai superare la distanza di sicurezza e avvicinarsi.
In attesa che forse uno faccia il primo passo, oppure stare li nonostante tutto senza farsi condizionare dalle circostanze.
Stamane la sua presenza è stata gradita ancor di più.
Mi ha permesso di sentirmi meno solo e meno infreddolito.
Come una madre che siede in poltrona in camera tua , leggendosi tranquillamente un libro e tu sapendo che c’è , prendi sonno con tranquillità.
Sono dinamiche strane quelle dei pendolari.
Come il treno fosse un’altra vita diversa da quello che viviamo sceso da esso.
Arrivato a destinazione mi sono preparato per scendere.
Lei era seduta davanti, di spalle , ma io ho preso la direzione opposta.
Ma appena mi sono mosso, non so come, si è girata a guardare.
Se guardasse me o chi altro , non so.
So che quello sguardo, tra persone estranee ma che in silenzio si parlano molto, della donna del treno, mi ha accompagnato come una nuvola che ti sorregge , fino alla mia destinazione.

giovedì 8 dicembre 2016

C’E’ COSI’ TANTA NEBBIA CHE

C’è così tanta nebbia che anziché il coltello per tagliarla occorre il flessibile. C’è così tanta nebbia che non se è stato meglio guidare avendo lei davanti o qualcuno con un dito nel culo. C’è così tanta nebbia che la macchina mi ha detto fermati, prendiamoci un caffè. C’è così tanta nebbia che la gente per strada non aveva il tempo per vedermi ed evitarmi e, mi salutava. C’è così tanta nebbia che ho scoperto l’esistenza di una pizzeria che mai avevo visto. C’è così tanta nebbia che ti viene voglia di passeggiare e farti accarezzare dalle luci fioche che ci sono nelle case. C’è così tanta nebbia che mi è venuto da dire ma perché non sono rimasto a Napoli e mi è stato risposto , che fai scappi dalla nebbia per poi prenderti il colera ? C’è così tanta nebbia che il fiume dal ponte non si vede e se ti vuoi suicidare devi rimandare a domani, rischieresti di beccare il palo della luce e farti molto male. C’è così tanta nebbia che sembra viaggiare nel mio cervello, dove tutto è oscuro e senza via d’uscita. C’è così tanta nebbia come quando la tua donna ti lascia vigliaccamente senza neanche dirtelo in faccia e rimani impietrito. C’è così tanta nebbia che quando arrivi a casa , quello schifo ti sembra casa. C’è così tanta nebbia ma, è così bella respirarla. C’è così tanta nebbia e per fortuna che domani non faccio il ponte e vado a lavorare. C’è così tanta nebbia che mi sono sentito meno solo, perché nella nebbia ognuno scopre di essere solo e io ci sono abituato, per fortuna.

FREDDO

Non lo sopporto più.
Non so come vestirmi.
Questo freddo accompagnato dall'umidità, entra dappertutto.
Senza rispetto ne ritegno.
Se ne fotte e mi crea disagio.
Come se già non ne avessi di mio , nella vita.
Ma come chi si accanisce su chi è indifeso e sbeffeggiato da tutti, lui lo fa con godimento.
Cinico e sadico.
Prendo la macchina, andare in bici mi infastidisce ancor di più .
Ma niente , anche in macchina, il freddo continua a imperversare.
Non riesco a scaldarmi.
Come non riesco in tante cose in questo periodo .
Arrivo a destinazione.
Fortunatamente trovo parcheggio facilmente.
Spengo la macchina e mi accorgo del perché il calore mi mancava.
Ho viaggiato con il riscaldamento spento.
Ci credo che avevo freddo.
Il freddo sarà pure cinico e penetrante ma, se io sono un pirla e lo lascio fare senza difendermi, di che devo lamentarmi.
Mi viene un ultimo dubbio.
Sono uscito per caso in ciabatte?

mercoledì 7 dicembre 2016

LA SVEGLIA LEGALE

Con le sveglie ho un rapporto quasi psichiatrico.
Ne ho tante per casa.
Neanche dovessi controllare chissà che tempo e orario.
Di sicuro è una eredità paterna.
Anche lui ne aveva tante .
Ma erano altri tempi e c'erano altre esigenze .
Lui doveva svegliarsi prestissimo per lavoro.
Lavoro che non concepiva ritardi.
Io faccio altrettanto.
Più per paranoia che altro.
Mi creo i problemi da solo pur potendo vivere più spensieratamente.
Il giorno più bello per le mie sveglie è quando devo cambiare l'ora .
Portandola un'ora indietro o avanti.
A fine ottobre ho fatto lo stesso.
Mi ero già preparato in tempo a spostare tutti gli orari in ogni sveglia.
In modo che al ritorno a casa , il mio cervello fosse già collegato e preparato al nuovo orario , anziché provvedere il giorno dopo con calma .
Son matto lo so.
La settimana dopo avevo il weekend di scuola per cui ho dovuto puntare la sveglia di prima mattina anche di domenica.
Per non sbagliarmi ne ho puntate tre.
Ma al mattino mi accorgo che solo una delle tre ha funzionato .
Difatti una l'avevo dimenticato di puntarla e l'altra si era fermato l'orario durante la notte.
Prima di capire se era un problema di batteria, la riporto all'ora corretta per poi controllare la sera.
Alla sera la sveglia funziona regolarmente, l'orario è giusto.
Ricontrollo il giorno dopo e noto una cosa strana.
La sveglia è un'ora avanti.
Non faccio nulla .
Le lascio la sua autonomia di gestione.
Stamattina, dopo essermi ormai dimenticato, la ricontrollo.
È ancora un'ora avanti, l'ora legale.
Allora ho capito che quella sveglia non funziona male .
Semplicemente si è ribellata a questi continui cambiamenti.
Ha scelto il suo orario per sempre.
Ha scelto di essere una sveglia legale.
Chi sono io per imporgli di fare diversamente?

martedì 6 dicembre 2016

I FANTASMI

Domenica ho visto un film che nel contenuto mi ha confortato sulla mia modalità di scrittura.
Come quasi sempre quando qualcosa porta ragione alle tue ragioni , lo fai tuo.
Ma non mi ritengo tanto stupido nel non saper distinguere un argomento valido da uno di comodo.
Il protagonista del film era uno scrittore.
Il film parlava di tante cose ma, tra tutte , mi ha colpito l’idea che il personaggio ha della sua scrittura.
Un personaggio che come me è fuggito da un passato a cui mai più ha fatto ritorno se non per giustificare il senso del film.
Lo scrittore del film sostiene, analogamente alla mia regola di scrittura che, lo scrivere non ha mediazione.
Non occorre compiacere ma, scrivere ciò che è proprio.
Ciò che rende autentico il tuo scrivere.
Che a molti non potrà piacere e non piacerà ma, nessuno potrà accusarti di non essere autentico e sincero.
Lo scrivere comporta verità e sincerità.
Senza nessuno sconto , principalmente per lo scrittore.
Ma la cosa più bella è che questo scrittore , inconsciamente traeva ispirazione per i suoi racconti dal suo vissuto.
Quel vissuto da cui è scappato.
Una constatazione che solo chi aveva condiviso il suo vissuto, poteva accorgersi.
Una constatazione che ha permesso allo stesso autore di vedere ciò che non vedeva o non voleva vedere.
Lui era scappato dalla sua terra ma, i personaggi della sua terra , come fantasmi , lo hanno seguito, impossessandosi delle sue storie, diventandone protagonisti.
Quante volte le persone mi dicono che scrivo troppo.
Che scrivo cose tristi il più.
Che parlo troppo di me.
Nel mio piccolo ho fatto e faccio come il protagonista del film.
Porto fuori i fantasmi che sono dentro di me.
In modo da farcene conto e capire il chi sono io.
Di sicuro non mi permetterà di cambiare, essendo ormai radicato il mio modo di essere.
Ma essere consapevole si.
Ed è bello che senza nessuna istruzione il mio scrivere risponde alle stesse leggi.  
Ed è stupendo quando un film , un libro , una canzone ti dicono di te e tu lo comprendi.
Come uno specchio da cui non puoi fuggire.
Anche quando ti dicono che sei una testa di cazzo.
E’ salutare, diversamente non capiresti mai e non ne avresti la possibilità.

lunedì 5 dicembre 2016

I NO CHE AIUTANO A CRESCERE

Fin dalla mia infanzia, il vocabolo NO mi ha accompagnato in tutta la mia crescita.
Per qualsiasi cosa , la risposta era sempre la stessa.
Tanto che quella rara volta che era di segno opposto , rimanevo spiazzato senza sapere come comportarmi.
Difatti io chiedevo tanto per chiedere, sapendo che la risposta sarebbe stata quella.
Pertanto ero preparatissimo a gestire il rifiuto ma mai l’accettazione.
Quando si fa l’abitudine ad un comportamento di altri , risulta difficile adattarsi all’opposto.
Tutti questi NO , detti con grande violenza e con spirito di abbattimento, con la ferocia di chi vuole impedire il percorso a chi vuole agire, tanto per il gusto di farlo, mi hanno permesso ci crescere e di essere come sono.
Purtroppo , qualcuno direbbe.
Si perché sopravvivere ai NO, ti obbliga a cercare soluzioni alternative.
Soluzioni che a volte hanno portato ad una mediazione.
Soluzione che a volte hanno causato l’abbandono di quella richiesta per seguirne altre di nuove.
Nel mio caso altri NO nella maggior parte.
Io ho ricevuto i NO dei miei fratelli a condividere la stanza con loro, appoggiati dai miei genitori, relegandomi insieme al mio letto in un freddo soggiorno, un HOMELESS formato famiglia.
Ho ricevuto i NO dai miei zii che portavano in vacanza con loro i miei fratelli , tranne che me.
Ho ricevuto un NO da mio padre che , mi ha fatto nascere in casa anziché in ospedale , marchiandomi a vita per questa sua scelta.
Ho ricevuto NO da tanti amici che , poi tali non erano.
Ho ricevuto NO dalla maggioranza delle donne, pur quando accettavo le loro richieste.
Forse anche loro erano così convinte dei NO da parte mia che, non sono riuscite a gestire il mio SI.
Ho ricevuto dei NO professionalmente, perché quella era la risposta da fornire , a prescindere .
Ho ricevuto e ricevo dei NO da mia figlia.
Ho ricevuto , ricevo e riceverò dei NO , a fronte di mie proposte di trattamenti benessere.
Ho ricevuto e ricevo dei NO , da chi non sopporta la mia perfezione nei servizi che pago e richiedo.
Ormai il NO fa parte di me.
Come un cane o gatto randagio che ti insegue dappertutto che, tu scacci ogni volta ma, è sempre lì.
Per cui alla fine ti ci affezioni e lo fai tuo.
Ci convivi.
Ieri è stato il NO day.
Io con grande disgusto ho scelto l’opposto.
Ero convinto che alla fine si ribaltassero i pronostici.
Ma mi ero dimenticato della mia storia, dei miei NO.
I NO a prescindere dalla sostanza, solo perché stai sul cazzo e nient’altro.  

venerdì 2 dicembre 2016

IL CESSO

Ormai da molti , tale sono considerato e usato.
Tutti a vomitarmi addosso tutto il loro veleno o la loro merda.
Non mi lamento.
Se questo è il ruolo che mi è stato assegnato , è giusto così.
D'altronde secondo la filosofia indiana , ognuno deve compiere al suo ruolo nella vita.
A me per colpa mia o per scelta di altri mi è stato riservato questo.
Un piacere vi chiedo però, se potete.
Tirate lo sciacquone.
Non solo per me , tenendoci a presentarmi sempre in ordine.
Ma per i prossimi che mi vomiteranno o cagheranno dentro.
In modo che trovino pulito.
Del resto sono un cesso mica una latrina.
Almeno per ora.

giovedì 1 dicembre 2016

SILENZIO

E’ da tempo che va avanti.
Un silenzio perenne.
Un sentirsi in cella di isolamento, pur essendo libero di andare.
Un parlare soffocato che non ha più voce ne ascolto.
Un castigo.
Un passaggio che può portare rapidamente ad uno squilibrio mentale , alla pazzia.
In questi momenti diventi anche tu carceriere di te stesso, isolandoti più di quanto non sei.
Neanche la scrittura serve più a nulla.
Il peso è troppo profondo per poter uscire con la penna.
Ormai si sta depositando sul fondo.
Intaccando tutti gli organi interni.
E’ una morte civile.
Una inutilità a proseguire.
Ti senti come un albero senza più foglie ne fiori.
Su di cui neanche gli uccelli ci si posano più.
Quanto meno un cane per pisciargli addosso.