Domenica ho visto un film che nel contenuto mi ha confortato sulla mia modalità di scrittura.
Come quasi sempre quando qualcosa porta ragione alle tue ragioni , lo fai tuo.
Ma non mi ritengo tanto stupido nel non saper distinguere un argomento valido da uno di comodo.
Il protagonista del film era uno scrittore.
Il film parlava di tante cose ma, tra tutte , mi ha colpito l’idea che il personaggio ha della sua scrittura.
Un personaggio che come me è fuggito da un passato a cui mai più ha fatto ritorno se non per giustificare il senso del film.
Lo scrittore del film sostiene, analogamente alla mia regola di scrittura che, lo scrivere non ha mediazione.
Non occorre compiacere ma, scrivere ciò che è proprio.
Ciò che rende autentico il tuo scrivere.
Che a molti non potrà piacere e non piacerà ma, nessuno potrà accusarti di non essere autentico e sincero.
Lo scrivere comporta verità e sincerità.
Senza nessuno sconto , principalmente per lo scrittore.
Ma la cosa più bella è che questo scrittore , inconsciamente traeva ispirazione per i suoi racconti dal suo vissuto.
Quel vissuto da cui è scappato.
Una constatazione che solo chi aveva condiviso il suo vissuto, poteva accorgersi.
Una constatazione che ha permesso allo stesso autore di vedere ciò che non vedeva o non voleva vedere.
Lui era scappato dalla sua terra ma, i personaggi della sua terra , come fantasmi , lo hanno seguito, impossessandosi delle sue storie, diventandone protagonisti.
Quante volte le persone mi dicono che scrivo troppo.
Che scrivo cose tristi il più.
Che parlo troppo di me.
Nel mio piccolo ho fatto e faccio come il protagonista del film.
Porto fuori i fantasmi che sono dentro di me.
In modo da farcene conto e capire il chi sono io.
Di sicuro non mi permetterà di cambiare, essendo ormai radicato il mio modo di essere.
Ma essere consapevole si.
Ed è bello che senza nessuna istruzione il mio scrivere risponde alle stesse leggi.
Ed è stupendo quando un film , un libro , una canzone ti dicono di te e tu lo comprendi.
Come uno specchio da cui non puoi fuggire.
Anche quando ti dicono che sei una testa di cazzo.
E’ salutare, diversamente non capiresti mai e non ne avresti la possibilità.
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