domenica 31 marzo 2019

RACCOLTA RIFIUTI

Passeggiando di primo mattino, la sua attenzione viene colpita da una locandina delle notizie del quotidiano locale, esposta fuori dall’edicola.
“Un’anziana muore travolta dal mezzo di raccolta dei rifiuti”.
Quella notizia, non sa il perché, gli fa balenare prontamente una idea.
Una soluzione al suo vivere, così semplice, stupendosi a non averci pensato prima.
Complice forse l’avvicinarsi del mezzo di raccolta dei rifiuti.
Senza perdere un attimo ci si butta dentro.
Ma l’operatore prontamente, accorgendosi di lui, lo prende dal bavero e lo rimette in strada.
“Oggi è il giorno della raccolta della plastica. Per i rifiuti ingombranti le tocca prenotare e accordarsi per il ritiro “.
Mestamente, riprende il cammino originario e si dirige al bar per prendere il suo caffè.

sabato 30 marzo 2019

PERSONAL SHOPPER

Non ho mai capito la funzione di questa figura.
L’ho sempre considerato un capriccio da ricchi incapaci di scegliere o forse di persone che non vogliono prendersi la responsabilità delle loro azioni, per cui si circondano di persone a cui delegare la loro responsabilità.
Oggi mi sono dovuto ricredere, purtroppo un relazione ad un episodio che mi è occorso.
Non mi capacito come sia potuto accadere.
L’età che avanza, il mio totale smarrimento della mia vita che mi fa perdere lucidità o altro.
Stasera era al decathlon per un acquisto ben preciso.
Ma si sa, quando entri i questi posti diventi come un bambino in una pasticceria o caramelleria , vorresti provare tutto e comprare tutto.
Così è stato anche per me.
Anziché prendere l’oggetto da comprare e andarmene, mi sono messo a girare, in cerca di una occasione, di qualcosa di nuovo e utile.
L’ho trovato, ahimè.
Un bellissimo borsello a tracolla molto cool.
Quegli oggetti che il solo indossarli sembrano toglierti qualche anno di vita.
L’ho provato, me lo sono messo indosso e ho continuato la mia ricerca, di chissà che cosa.
Quando sei completamente vuoto, sei sempre alla disperata ricerca di qualcosa che ti riempie quel vuoto.
Non ho trovato nulla e, fedele al mio obiettivo iniziale ho deciso di limitarmi a comprare solo quello che dovevo, mettendo a posto il borsello.
Vado in cassa, pago, esco.
Appena uscito suona l’allarme.
Non mi arrabbio e mi rendo disponibile al controllo.
Ma mentre lo sto facendo mi accorgo che il borsello era ancora indosso.
Lo avevo riportato solo con il pensiero.
Ovviamente hanno creduto che fossi un ladro, come dargli torto.
Ho fatto una figura grama che solo la mia faccia da sfigato ha fatto desistere il controllore a denunciarmi e lasciarmi andare.
Quell’oggetto così leggero anziché togliermi qualche anno di vita me ne stava dando qualcuno in più, ma di galera.
Sono certo che se avessi avuto con me un personal shopper, tutto ciò non sarebbe accaduto.
Anche se più che un personal shopper, il nome più corretto sarebbe, badante.

giovedì 28 marzo 2019

USCITA DI SCENA

Ho deciso di uscire di scena, di fami da parte.
Come tante altre volte nella mia vita.
Non mi piacciono gli ambienti autoritari mascherati dal finto sorriso.
Preferisco situazioni in cui prevale l’autorevolezza, in cui ti si dà insegnamento in quello che stai facendo per poi farlo tuo nel vivere.
Permettendoti di farti crescere e di assimilare ciò che in diverso modo genera rifiuto anziché accoglienza e apertura.
Io non sopporto simili situazioni e appena le percepisco vado in disagio e l’unica via d’uscita che mi rimane, in tali casi, è l’uscita.
Di sicuro questo mio comportamento è figlio di qualcosa legato ad un mio vissuto che, ha fatto sì che rifiutassi in futuro, di vivere simili situazioni.
Credo che ciò che ha partorito questo mio agire, sia stato un rapporto avuto in infanzia.
Un periodo in cui, una persona, non importa dire chi, quel che importa è il perché, si è sempre comportato in modo autoritario nei miei confronti, imponendomi o negandomi delle situazioni.
Questo mi ha totalmente segnato e tutt’oggi ne vivo, pagandone, le conseguenze.
Pur essendo una persona che cerca sempre dei compromessi per trovare soluzioni per l’obiettivo finale a cui si deve tendere, allo stesso tempo quando percepisco che i compromessi sono ostacolati da autoritarismo, abbandono.
Per alcuni potrebbe sembrare una virtù, un vivere con rettitudine.
Ma quando ti rendi conto che nessuno la pensa come te, perché non ravvisa quello che tu hai percepito, oppure pur ravvisandolo non ne ha il coraggio di denunciarlo, capisci perché il tuo destino è il percorso della solitudine.
Siamo tutti vittime di un nostro io che si è formato dalla nostra infanzia.
Chi è vittima come me e scappa, chi è vittima come altri e subisce, chi è vittima di un io malato che tende a dominare dominando gli altri, chi è vittima del conformismo e se ne fotte.
Hanno ragione i giapponesi che dicono che l’animo di un bambino di tre anni, te lo porti con te per tutta la vita.
Perché in quegli anni si formano dei meccanismi comportamentali che poi è difficile se non impossibile destrutturare dopo.
Ormai sono uscito di scena da tante scene, che non ho più scene in cui entrare.
O meglio non riesco più a riconoscerne una.
Mi sembrano tutte inutili o frequentate dagli stessi personaggi.
E’ come fare zapping davanti alla TV, ti sembra sempre di vedere le stesse cose, le stesse persone, le stesse dinamiche.
Nulla che attira più la tua attenzione e curiosità.
Non ti resta altro che spegnere la TV.

mercoledì 27 marzo 2019

CUORE ANCORATO

Il suo comportamento a volte mi disorienta.
Sembra passare da un comportamento al suo apposto.
Forse dipenderà dalla circostanze in cui ci incontriamo oppure è frutto di una mia immaginazione.
La quale mi fa vedere cose che temo, scambiandole per reali, ma che reali non sono.
Ma è bello quando si ferma di proposito per salutarti oppure ti richiama per farti notare che tu, sbadatamente non vedendola, non l’hai salutata.
Mi piacerebbe allungare questi attimi, ma le stesse circostanze in cui avvengono e la mia timidezza, non permettono che ciò accada.
E’ straziante essere timidi.
Vivi solo di piccoli attimi, di quelli che il destino ti offre, in assenza di quelli che il tuo coraggio, esitante nel comportarti, non riesce a creare.
Sei così timido ed esitante, se non goffo, che per disperazione speri che quel cuore ancorato che porta indosso, sia attuale e non passato.
In modo da poter placare questa illusione che ti porta pindaricamente a sognare.
In modo da poterti rassegnare, capendolo finalmente, che quel cuore non potrai mai ancorarlo pur volendolo.
Le ancore son fatte per i marinai che timidi non sono.
I marinai sono gente coraggiosa, audace, che quando si accorgono di un luogo celestiale in cui ancorare, lo fanno senza titubanze o incertezze.
Anche se l’ancora sarà impossibilitata a posarsi, così da essere costretti ad andare via e proseguire con il viaggio.
Almeno loro, ci hanno provato, a differenza mia che, continuo a circumnavigare intorno, senza avere il coraggio di gettare l’ancora per fermarla e dirle “Usciamo insieme ?”.

martedì 19 marzo 2019

VITA

Muore l’uccello che non può volare.
Muore il pesce fuori dall’acqua.
Muore il fiume senza le piogge.
Muore una biblioteca senza più libri.
Muore un bar senza più clienti.
Muore una vita senza più vita.

domenica 17 marzo 2019

TRILOGIA DELLA TRISTEZZA

ANCORA QUI Mi trovo ancora qui, domenica pomeriggio, a prendere il caffè, al solito bar. Ormai sono incapace di fare altrimenti, di un comportarsi diverso. Ogni alternativa mi sembra un peso, una delusione a cui andare incontro, un finale già scritto. Per cui alla fine mi rifuggo qui a prendere il caffè, una tazza di caffè come dicono gli inglesi, consapevole di rappresentarmi ridicolo e senza altra vita da vivere. E’ come se il mio cervello mi avesse abbandonato, non mi seguisse più. Vittima anche lui di una depressione in cui per colpa mia si trova impantanato. Come una macchina che gira a vuoto le ruote nel fango, in cui è rimasta intrappolata. Sono quelle situazioni che finché non ti ci trovi dentro, ti sembrano assurde e non riesci a capacitarti come possano accadere. E invece accadono. Ti trovi dentro e, giorno dopo giorno ne rimani intrappolato, come in quei mulinelli d’acqua dei fiumi. Mulinelli che sembrano innocui, invece ti avviluppano dolcemente, fino senza accorgetene, a farti sprofondare. Senza avere più né la forza né la voglia di risalire. Sapendo che al di fuori di essi, quando ritorni a galla, ti aspettano i mulinelli della vita, che chi è in contatto con te, ti crea, lasciandoti senza respiro e prospettiva. Per cui alla fine, meglio starsene in fondo al fiume, facendosi cullare dal silenzio dell’abisso e assaporando il caffè che hai richiesto. Caffè di cui ti è venuta noia, ma eliminando pure questo, sarebbe la vera fine. BLOCCHI Ognuno, a volte, nella vita, è vittima di un blocco. Un blocco creativo, un blocco prestazionale, un blocco funzionale. Un blocco a cui non sai dare origine ma c’é. Anch’io ho il mio blocco, Io da un pò di tempo ho il blocco del vivere. Mi ritrovo a fare sempre le stesse cose. Come se il mio territorio di vita si fosse ristretto sempre di più, oltre il quale non vado. La persona di prima non sembra esistere più, Quello che era sempre in giro, anche da solo, tanto chi se ne frega. Ora invece il peso della solitudine si è trasformato in zavorra. Ti stanchi ancora prima di pensare a cosa fare. Le cose che facevi prima non le riesci a fare più, non ti danno più stimoli. Ti senti in un deserto di vita dove non scorre più acqua. La tua vita è diventata arida, monotona e abitudinaria. Nulla ti da soddisfazione, nemmeno i sogni, che senza le illusioni della vita, non possono essere alimentati. Non mi resta che aspettare. Non so che cosa, ma fare diversamente non saprei, mi sembrerebbe di girare continuamente a vuoto. Mi sento svuotato. Senza più la forza di combattere. Mi son fatto vincere, giorno dopo giorno. Uno sconfitto consapevole. MAINTENANCE Molti credono che bisognerebbe scrivere solo di cose belle, allegre. Argomenti in cui le persone possono ritrovare sollievo e divertimento. Ma non funziona così. Lo scrivere ha un carburante che varia di volta in volta. Uno di questi è anche, ma sopratutto, la tristezza. Occorre darle voce, non rintanarla, vergognandosene. Tutt’altro, bisogna darle nobiltà, elevarla allo stesso livello delle altre cose del tuo vivere. Se non fai parlare la tristezza, tutto si blocca e non riusciresti più a scrivere parola. La scrittura è come un rubinetto di cui occorre sempre fare la manutenzione. Tenerlo sempre pulito, liberarlo dalle incrostazioni, dagli intasamenti che si vanno a creare. Il compito dello scrivere della tristezza è proprio questo. E’ l’aceto, l’anticalcare del mal di vivere. Fiduciosi che così facendo, l’acqua tornerà a scorrere a getto pieno da quel rubinetto. Le parole torneranno ad essere leggerezza e poesia nella penna. Per cui viva la tristezza, senza la quale non apprezzeremo la gioia e la felicità. Tristezza è guardarsi dentro, parlarsi, aiutarsi a venirne fuori. Questo è il compito dello scrivere, essere di ausilio al tuo vivere

sabato 16 marzo 2019

IL TUO NOME

Da tempo ricerco ogni occasione per vederti e incrociare il tuo sorriso.
Ogni volta che ti incontro, mi sembra che la nostra conoscenza diviene meno estranea.
Mi piacerebbe conoscerti meglio, uscire con te, capire se tutte queste sensazioni hanno una radice che se alimentata può sorgere e crescere, maturando i suoi frutti.
Ironia della sorte, che mi fa sorridere negli occhi e nel cuore, è che tutto il mio vivere, per un motivo o un altro mi riconduce a te.
Il tuo nome è diventato ricorrente, qualsiasi cosa io faccia.
Ascolto la radio e danno una canzone che non sentivo da tempo, il cui titolo riporta il tuo nome.
Accendo la TV, e stanno trasmettendo quel bellissimo film che ho visto tempo fa, anch’esso porta il tuo nome.
Apro il giornale e pubblicizzano un film che è il remake di quello visto alla TV, ovviamente intitolato con il tuo nome.
Esco per strada ed una bicicletta in sosta attira la mia attenzione.
Una bici mai vista prima.
Una bici anonima, se non fosse per una caratteristica che la rende unica.
Riporta il tuo nome dappertutto, incredibile a crederci e a dirsi.
Una bici come se stesse lì come ad incitarmi.
Un segno del destino, non può essere tutta casualità.
Un invito a farmi avanti e vincere la mia timidezza e la mia paura di sembrare ridicolo.
Seguo il destino, mi faccio avanti, forte di questi messaggi premonitori.
Ti chiedo, faticando a far uscire di bocca le parole, di uscire con me.
Mi dici di no, seccamente.
Ti chiedo il perché e ti informo dei messaggi che il destino mi ha recapitato.
Mi confessi allora, che il tuo vero nome, completo, inizia con Maria, ma ti vergogni ad usarlo.
Allora capisco che il tuo rifiuto è frutto di un fraintendimento tra me e il destino.
Né lui né io potevamo conoscere il tuo nome completo.
Una caratteristica di chi lavora lì, il doppio nome, che confonde le persone e per di più anche il destino.
Me ne esco mestamente.
Indosso le cuffie, per allontanare le urla di silenzio di quel rifiuto.
Uso la riproduzione casuale di Spotify.
Viene riprodotta Mary, dei Gemelli Diversi.
Allora capisco che il destino si burla di me.
Anzi mi sta prendendo per il culo.

ABBAGLIATO

Mi dirigo verso il bar per prendere il caffè. Una luce accecante mi impedisce di guardarmi intorno, costringendomi a guardare dinanzi al mio percorso. Qualcuno mi saluta, lei, seduta al tavolino, questa volta come cliente. Non l’avevo vista. C’è un tavolo libero di fianco a lei, ma evito, mi sembra inopportuno e invadente. E’ in compagnia. Ironia della sorte, è l’unico tavolo libero, pertanto mi seggo, libero del peso dell’invadenza provocata. Seduto, mi chiede, stupito, come mai non l’avessi vista. Le rispondo onestamente, dicendogli che non mi sono accorto di lei. Sinceramente non saprei il perché, un pò per il sole accecante, un pò forse per i suoi occhi che sommati alla luce del sole rendevano tutto più abbagliato. Occhi luminosi e potenti come la luce dei raggi del sole. Occhi che necessitano che indossi gli occhiali da sole che non amo indossare. Preferisco rischiare per una prossima volta, se il destino me la riserverà. Confidando in una luce del sole più clemente. Confidando nella sua spontaneità nel salutarmi. Non potendo confidare nei suoi occhi, che di certo, mi farebbero rimanere ancora una volta, abbagliato.

giovedì 14 marzo 2019

ATTENZIONE

Continuo a lamentarmi del fatto di non ricevere attenzioni.
Come chi è invisibile o sopportato agli occhi altrui.
Oppure le ricevo, ma anelandole altre, chissà.
Forse bisognerebbe imparare ad accoglierle tutte, questo è il segreto.
Cogliere il gesto dove si presenta e si palesa.
Oggi, però, ne ho ricevuta una di quelle che ti fanno capire che non è come pensi tu.
Una attenzione verso il tuo bisogno.
Una attenzione che va oltre il gesto, insegnando ad altri cosa fare quando lei non può o è assente.
Una attenzione non dovuta, per questo ancora più bella da ricevere.
Una attenzione di chi sa fare il suo mestiere ma che è attenta, in ascolto, alle esigenze di chi sta servendo.
Potrei dire l’attenzione che solo una donna può avere.
In realtà è l’attenzione di chi ha maturato, nella capacità del suo sentire, che anche un gesto, all’apparenza semplice, dona conforto a chi poco ne trova lungo il suo cammino.

domenica 10 marzo 2019

L’ASSENZA

Come ogni Venerdì pomeriggio vado al Bar per vedere lei. Stare insieme a lei mi da tranquillità. Lei ha la capacità di darmi benessere, di farmi stare bene, di farmi sentire meno estraneo. Con lei si impara sempre qualcosa di nuovo. Dal linguaggio potrebbe sembrare un parlare semplice, invece se presti attenzione trovi la profondità in quelle cose. Certo non sono manifeste, ma quando si impara a conoscersi le scopri, anzi segui il filo del discorso per il piacere di scoprirle. Una bellissima sensazione. Questo Venerdì scorso, complice lo sciopero dei treni, sono riuscito a tornare a casa prima del previsto. Inoltre non sapendo a che ora potessi arrivare, il giorno prima mi sono anticipato nelle cose da fare. Pertanto mi sono trovato libero in anticipo, per cui mi sono diretto subito al Bar. In modo da stare più tempo con lei. Per di più in un orario in cui c’è meno gente e quindi pochi ci avrebbero disturbato. Ma entrando mi prende lo sgomento. Lei non c’è, non capisco, eppure è Venerdì, dovrebbe essere qui. La cerco, ma nulla, di lei nessuna traccia. Tutto quel piacere pregustato, d’improvviso si è trasformato in rabbia e delusione. Non sapevo più cosa fare. Forse qualcuno lo avrà anche capito. Del resto i piccoli istinti non si possono nascondere e, la delusione sul mio viso era più che manifesta. Chissà dov’era. Non ho potuto fare altro che sedermi, stancamente e deluso, ordinare il caffè e per ingannare il tempo ho preso il libro che avevo nello zaino, ma non era la stessa cosa. Come è dura la vita, senza la rivista del Venerdì.

giovedì 7 marzo 2019

ARIDO

Scrivo queste parole con il poco inchiostro che mi rimane nelle dita.
Mi sono inaridito, anche nel rifugio delle mie parole scritte.
Ho dato tanto, senza risparmiarmi, ricevendo il nulla.
Sono come un terreno in secca, non più in grado di accogliere o produrre frutti.
Sono come un deserto che la pioggia evita per dispetto.
Sono come un cane randagio, che incute timore e molestia, anziché desiderio di tenerezza.
Sono come un essere errante a cui non si rende nota la meta, peggio che perdersi in un labirinto.
Sono un uomo stanco, estraneo ad ogni entusiasmo, che si rivela sempre una delusione.
Sono un uomo solo, come può essere un uomo senza una donna e senza più la sua dignità.

martedì 5 marzo 2019

L’ACCOGLIENZA

Che bello tornare a casa, quando il pomeriggio da le consegne alla sera, senza spegnere le luci.
Scendi dal treno e trovi sul binario questa luce che ti accoglie.
Come chi è lì per te a regalarti un sorriso prima che il buio della sera arrivi calando.
È una luce di serenità, di armonia, di pacificazione.
Una luce che rende bello il luogo in cui sei.
Come gli occhi di una bella donna che ti lasciano estasiato.
Ti verrebbe voglia di non tornare a casa.
Di approfittare di quella luce generosa a nutrimento del tuo corpo eterico.
Capisci che sarebbe un delitto non approfittare del momento, della beatitudine omaggiata.
Pensi a come sfruttare questo dono, a cosa fare.
Poi ti guardi intorno, ritorni un attimo nella tua realtà e ti dici “Ma dove cazzo vado”.
Infilo le chiavi nella serratura del portone e vai dove eri diretto.
A casa.

venerdì 1 marzo 2019

MI ILLUMINO DI MENO

Oggi è il giorno dedicato al rispetto del consumo energetico.
È il giorno denominato MI ILLUMINO DI MENO.
Giorno in cui tutti contribuiscono con un gesto, simbolico, a spegnere per un paio di ore le luci.
Per sensibilizzare l’importanza del consumo energetico e dell’abuso che se ne fa di esso.
Anch’io ho voluto contribuire, fare il mio gesto.
Oggi ho deciso di non andare al bar.
Oggi ho deciso di non vedere lei.
Oggi ho deciso di non vedere i suoi occhi.
Oggi ho deciso di non farmi illuminare da essi.
Oggi ho deciso di illuminarmi di meno.
A mio modo ho partecipato anch’io alla campagna per la sensibilizzazione del consumo energetico.