Ho deciso di uscire di scena, di fami da parte.
Come tante altre volte nella mia vita.
Non mi piacciono gli ambienti autoritari mascherati dal finto sorriso.
Preferisco situazioni in cui prevale l’autorevolezza, in cui ti si dà insegnamento in quello che stai facendo per poi farlo tuo nel vivere.
Permettendoti di farti crescere e di assimilare ciò che in diverso modo genera rifiuto anziché accoglienza e apertura.
Io non sopporto simili situazioni e appena le percepisco vado in disagio e l’unica via d’uscita che mi rimane, in tali casi, è l’uscita.
Di sicuro questo mio comportamento è figlio di qualcosa legato ad un mio vissuto che, ha fatto sì che rifiutassi in futuro, di vivere simili situazioni.
Credo che ciò che ha partorito questo mio agire, sia stato un rapporto avuto in infanzia.
Un periodo in cui, una persona, non importa dire chi, quel che importa è il perché, si è sempre comportato in modo autoritario nei miei confronti, imponendomi o negandomi delle situazioni.
Questo mi ha totalmente segnato e tutt’oggi ne vivo, pagandone, le conseguenze.
Pur essendo una persona che cerca sempre dei compromessi per trovare soluzioni per l’obiettivo finale a cui si deve tendere, allo stesso tempo quando percepisco che i compromessi sono ostacolati da autoritarismo, abbandono.
Per alcuni potrebbe sembrare una virtù, un vivere con rettitudine.
Ma quando ti rendi conto che nessuno la pensa come te, perché non ravvisa quello che tu hai percepito, oppure pur ravvisandolo non ne ha il coraggio di denunciarlo, capisci perché il tuo destino è il percorso della solitudine.
Siamo tutti vittime di un nostro io che si è formato dalla nostra infanzia.
Chi è vittima come me e scappa, chi è vittima come altri e subisce, chi è vittima di un io malato che tende a dominare dominando gli altri, chi è vittima del conformismo e se ne fotte.
Hanno ragione i giapponesi che dicono che l’animo di un bambino di tre anni, te lo porti con te per tutta la vita.
Perché in quegli anni si formano dei meccanismi comportamentali che poi è difficile se non impossibile destrutturare dopo.
Ormai sono uscito di scena da tante scene, che non ho più scene in cui entrare.
O meglio non riesco più a riconoscerne una.
Mi sembrano tutte inutili o frequentate dagli stessi personaggi.
E’ come fare zapping davanti alla TV, ti sembra sempre di vedere le stesse cose, le stesse persone, le stesse dinamiche.
Nulla che attira più la tua attenzione e curiosità.
Non ti resta altro che spegnere la TV.
giovedì 28 marzo 2019
USCITA DI SCENA
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