domenica 22 dicembre 2019

DETERMINATA

Oggi sembrava essere una giornata buia, uggiosa e piovosa. Poi di improvviso tutto è cambiato, ed è uscito il sole. Sono uscito di casa per andare al bar, il solito della domenica mattina. Ma chissà perché, stamattina avevo voglia di cambiare, per fare qualcosa di diverso. Ma alla fine non ce l’ho fatta, complice l’ora tarda. Considerato che io ho l’abitudine di prendere due caffè nei dì di festa. Entrato mi rendo conto forse di aver fatto la scelta sbagliata. La macchina non funziona bene e l’erogazione dei caffè va a rilento. Ma attendo e finalmente il caffè arriva. Essendo una bellissima giornata di sole, non si può stare dentro, anche se non ci starei nemmeno con la pioggia. Ma oggi proprio non si può. Mi metto a sedere fuori. Ad osservare la via con questi nuovi colori che arrivano dal cielo e che le danno una luce diversa, la fanno sembrare una strada nuova e affascinante, pur essendo la solita. Mi metto a fare le mie cose, con la compagnia di questa luce speciale. Ma di improvviso in modo per me stupefacente, si avvicina lei. La bellissima donna con gli occhi belli. Rimango basito, non ci sono abituato né me lo aspettavo. Eppure è stata una sua scelta ben precisa, non dettata dall’averci visto e da un obbligo ad avvicinarsi per salutarsi. No, è stata una sua scelta. Ne rimango affascinato e onorato. Iniziamo a parlare, anche se mi trovo in imbarazzo perché non me lo aspettavo proprio. Ma nel frattempo come capita di solito, arriva il terzo incomodo. Mi son detto che il bel sogno che stavo vivendo si stava per interrompere. Invece no, analogamente ad un perfetto Shiatsuka ha tenuto il contatto con me, senza abbandonarlo, salutando la persona per poi ritornare da me. Affascinante. Una donna veramente determinata. Credo che la luce che dava quel colore nuovo e illuminante alla strada, non venisse dal cielo, ma era il prossimarsi di lei verso di me, erano i suoi occhi.

DISAGIO DISPERSO

Il bello dello scrivere è che mentre ti eri appuntato degli spunti per poter creare nuovi scritti, la vita nel frattempo viene vissuta e te ne offre altri. Reclamando un’urgenza e una priorità rispetto agli altri. Sia che siano parole di gioia relativo a qualcosa di bello che ti è capitato, sia che siano parole emuntrici per cacciare via quel veleno che ti senti addosso e non vuoi lasciarlo dentro di te, con la paura che possa insinuarsi senza abbandonarti. In questo caso sono parole di veleno. Un veleno di cui sono stato io l’artefice, sapendo a ciò che andavo incontro, facendo quello che poi ho fatto. Niente di che, un caffè in un bar, da uomo solo. Il giusto tempo per restare un pò con me stesso, distrarsi e poi andarsene via. Un bar che sai bene, che nell’orario in cui stai andando è quello di passaggio tra la caffetteria e l’aperitivo serale. Tu lo sai, quindi cerchi di non dare fastidio. Occupi un posto appartato, per evitarne di occuparne un altro in cui possano accomodarsi più persone. Aspetti il tuo turno senza dare segni di sofferenza. Ti metti a fare le tue cose, leggere un giornale, il tuo non quello del bar, e ascolti musica. In totale isolamento. Ma sta arrivando l’ora del cambio, l’ora del passaggio all’aperitivo. Comprendi che la tua presenza sta diventando inopportuna, non per te, ma per il posto che occupi e tieni occupato al posto di altri. Ma tu queste cose le sai, per cui sai che oltre un certo limite andrai via, come cenerentola allo scoccare dell’ora dell’aperitivo. Ma mi rendo conto che pur aver preso tutte queste accortezze, è inutile. Forse sbaglio io a preoccuparmi di tutto e del disagio che posso creare. Dovrei fregarmene e starmene in santa pace, ma purtroppo sono fatto così. Arrivato l’ora, mi preparo per andare. Presentandomi alla cassa, comprendo che le mie sensazioni erano reali. Pago, mi viene dato il resto, senza scontrino, e senza neanche guardarmi in faccia e ringraziare. Saluto comunque, ma è ancora peggio, mi viene risposto in un modo falso, senza neanche incrociare il viso. Che brutto. Ma una cosa buona c’è, una volta queste cose mi avrebbero annientato o fattomi reagire in maniera offesa. Stasera invece ho compatito tutte queste persone e sono stato dispiaciuto per loro. Stasera il mio solito disagio in queste situazioni, magicamente si è disperso. Una bella sensazione. C’è sempre del bello nelle cose che ti accadono, basta cercarle.

giovedì 19 dicembre 2019

LEZIONI DI FILOSOFIA AL SUPERMERCATO

Sono sempre affascinato dai ragionamenti filosofici che spiegano l’agire umano.
Ma mai mi era capitato di riscontrare piena applicazione nel mio vivere.
Li ho sempre considerati dei pensieri profondi dell’osservazione della società, ma teorici.
Ma quando quello scritto lo trovi manifesto in una azione in cui ti trovi protagonista, ha un effetto devastante.
Per di più quando tu, pur agendo correttamente, prendi atto di esserne il protagonista negativo, o meglio quello che ne ha la peggio.
Tutto è accaduto al supermercato, luogo frequentato da qualsiasi ceto sociale, luogo dove gli istinti più primordiali, prevalgono.
Al supermercato, pur non volendo fare attenzione, vedi cose inaudite, fatte indistintamente da qualsiasi tipo di persona.
Forse sarà perché il supermercato vende il cibo, prevalentemente, e il cibo risveglia il bisogno primordiale dell’uomo, quello di nutrirsi e combattere per la conquista di esso.
Forse chi va al supermercato, ritiene di andare in un territorio in cui le regole del vivere civile vengono meno e si può fare quello che si pare.
Perché più che acquistare è conquistare.
Questo atteggiamento inizia dal parcheggio per poi proseguire all’interno.
Io sono stato protagonista, malcapitato, di questo comportamento, proprio al parcheggio.
Avevo parcheggiato, diversamente dal solito, vicino all’ingresso, cosa che non mi piace fare, ma volevo concedermi una stravaganza.
Avevo finito di fare la spesa e mi ero messo in macchina per fare ritorno a casa.
Faccio manovra e mi introduco nel senso di marcia indicato.
Nello stesso verso, in direzione opposta, arrivava a tutta velocità una macchina, a cui ho suonato per avvertirla, essendo in contromano, onde evitare mi venisse addosso.
Il guidatore, infastidito, perché non aveva inteso il mio comportamento, con atteggiamento da bullo, frena e sembra voler scendere dalla macchina per aggredirmi.
Abbasso il finestrino e gli spiego che lui era in contromano.
Ma lui mi guarda stranito, per cui gli indico le frecce per terra.
Ma lui in tutta risposta mi dice che non c’è nulla di scritto, nessun cartello, per cui come mi permettevo di dire che fosse contromano.
Bonariamente, non mi aggredisce e mi fa segno di andare.
Non potevo crederci, ma poi mi è tornato alla mente ciò che diceva Norberto Bobbio “Chi si ostina a rispettare leggi o regole, che nessun altro ritiene di dover rispettare, è destinato a soccombere”.
Non avevo mai avuto un esempio pratico di applicazione di quelle parole, pur avendole comprese e condivise quando le ho lette.
E’ stato devastante, sia perché quelle parole avevano, purtroppo, ancora un fondo di verità, sia perché mi trovavo dalla parte sbagliata, ossia di chi soccombe.
Forse ho avuto una cattiva educazione che erroneamente mi ha insegnato a rispettare le regole, trovandomi poi a dover fronteggiare queste situazioni in cui rispettandole ne esci sconfitto, socialmente intendo.
Però a ben pensarci la colpa è la mia.
Sono io che ho voluto fare lo stravagante ed andare in un territorio frequentato da quel tipo di persone, per di più con l’ardire di fargli osservare, all’occasione, il mancato rispetto delle regole.
Ma chi mi credo di essere ? Poi non sai spiegarti perché la tua vita è quella che è ?
Io di sicuro ho preso lezioni di filosofia al supermercato, utili per adeguarmi la prossima volta.
L’altro non so, credo che tornando a casa avrà detto ridendo, di aver perso tempo con un coglione.
Come dargli torto, socialmente intendo.

lunedì 16 dicembre 2019

NON MI SBAGLIAVO

Non mi sbagliavo affatto. Oggi ne ho avuto la conferma. Ero li seduto al bar a leggere e nel mentre entra lui, lui che non posso vedere e sopportare. Non perché mi abbia fatto qualcosa, anzi. Non posso vederlo e sopportarlo, per un motivo molto semplice, nessuno ama se stesso, quando te stesso è impersonato da un’altra persona. Un te stesso alla deriva e lui è li a ricordarmelo con la sua presenza. Eppure abbiamo cose in comune. Entrambi portiamo gli occhiali. Entrambi leggiamo. Entrambi siamo dipendenti, io del caffè lui dell’alcool. Entrambi siamo soli. Entrambi siamo in cerca di qualcuno che ci accolga e non ci scacci. Lui spesso è scacciato, non per fastidio, ma per il suo bene, rifiutandogli di dargli da bere. Vedendolo entrare, ho pensato ora lo farà pure lei. Per cui ho spento la musica e come uno spettatore a teatro, mi sono messo ad osservare la scena. E invece no, non lo ha fatto, in effetti lei non poteva farlo. Lei lo ha accolto, lo ha salutato, non lo ha giudicato, lo ha ascoltato. Gli ha dato quello che gli ha chiesto, consapevole che gli sarebbero stato più di conforto le sue parole, che quel liquido versato nel bicchiere. Lei, a differenza degli altri non si è tirata indietro. Ha porto la mano aperta, senza timore di chi avesse di fronte. Conscia che quella persona aveva bisogno ben altro che da bere. Aveva bisogno di non sentirsi rifiutato e lei lo ha capito. Lo ha inteso subito. Con il suo modo carezzevole lo ha gestito e servito, rendendogli un conforto più utile dell’alcool che ha ugualmente bevuto. Uscendo, a differenza delle altre volte che l’ho visto, in cui si rendeva conto che quel bicchiere bevuto andava a riempire il suo bisogno ormai bucato e incapiente, è uscito beato, come chi è stato trattato per quello che è, un essere umano. Era una persona un pò più brilla, ma fiera di quello che lei le aveva dato. La sua attenzione. No, non mi sbagliavo affatto. Anzi uno sbaglio l’ho fatto, ho dubitato di lei, ma mi ha smentito come solo lei sa fare. Essendo se stessa.

sabato 7 dicembre 2019

VITA

La vita non è né bella, né brutta.La vita è questa, è quella che è.

È la vita che hai scelto, che hai maturato con le tue scelte.
Lamentarsi non serve a nulla.
La vita non puoi cambiarla, non puoi chiederne un'altra.
Non è un paio di scarpe, o un bar.
Altra vita non ti è concessa.
O forse sì, ma non puoi vivere aspettando che arrivi.
Sarebbe una vita non vissuta.
Pertanto vivila la tua vita.
Fai quello che puoi, quello che ti è concesso.
Fai cose che ti piacciono, che ti nutrono, che ti fanno crescere.
La vita è manutenzione.
Occorre supportarla, dargli sostengo.
La vita è esperienza, è memoria di quello che si è fatto, per cui non dimenticare mai il passato pur vivendo il presente.
Ma soprattutto, la vita sei tu, non gli altri.
Non dimenticarlo mai.

venerdì 6 dicembre 2019

IL PUGNO IN FACCIA

Oggi è stato il giorno delle sveglie.
Quelle che dal mondo dei sogni, dove tutto può accadere, ti trovi precipitato nella realtà, dove accade solo ciò che accade.
Ha iniziato una sveglia, che mi ero dimenticato di disattivare, potendo oggi dormire un’ora in più.
Quella sveglia dimenticata mi ha destabilizzato.
Non sono più riuscito a prendere sonno.
Ma la sveglia più potente doveva ancora arrivare.
Mi sono alzato, mi sono preparato, ho cercato di sdrammatizzare sull’accaduto e sono sceso per andare a prendere il caffè.
Uscito dal portone, vedo una coppia accostata al muro, appoggiata e protetta da una colonna.
Un uomo e una donna.
Un uomo anziano, all’apparenza molto più di me, o che porta la sua età peggio di me, ed una donna giovane, una bella donna.
Non si capiva se fossero parenti, amici di treno o altro.
Invece erano altro, erano fidanzati.
Lei lo ha baciato avidamente per poi salutarlo.
Quel bacio visto, è stato per me come un pugno in faccia.
Quelli senza guanto, che fanno più male, che ti stendono al tappeto, ma che ti svegliano di più.
Non perché invidiassi la situazione, perché ho imparato tantissimo tempo fa che non bisogna mai invidiare nessuno e non lo dimenticherò mai più.
Ma perché in quella situazione mi sono riflesso.
Mi sono fatto tante domande, dandomi delle possibili risposte.
Mi sono detto che io rispetto a quell’uomo non c’è nessun confronto.
Io sono molto più giovanile, più sportivo, pieno di interessi e so fare tante cose.
Lui tutto l’opposto, almeno all’apparenza.
Però ho anche capito che essere così, come me, non serve ad un cazzo.
Se essere così, e non avere una donna, giovane e bella o non giovane e non bella, alla fine è un limite più che una virtù.
Mi son detto che forse devo fare proprio schifo e disgusto, se non ho nessuna donna, né che sia a me interessata.
Non che prima non lo sapessi.
Ma la visione di stamattina è stata una doccia gelata.
Qualcosa che ti impietrisce.
Capisci che ognuno, io in questo caso, ha un suo destino segnato e nulla può cambiarlo.
Puoi avere tutti gli interessi che vuoi, ma se non interessi, servono a poco.
Anzi sono quasi degli impedimenti ad accendere l’interesse verso di te.
Non posso far altro che farmene una ragione.
Ma in tutto questo che è accaduto stamane, una lezione l’ho imparata.
L’unica per cui posso agire per non avere più il problema in futuro.
Controllare se ho messo la sveglia giusta, prima di coricarmi.

LA VICINA DI CASA

E’ da tempo che non ci vedevamo, pur abitando sullo stesso pianerottolo.
Ma in questi condomini moderni capita anche questo.
Il non incontrarsi.
Il non salutarsi.
Il non conoscersi.
Specchio della società attuale, chiusa in se stessa, socializzando e vivendo in modalità virtuale.
L’ho salutata, con il piacere di farlo.
Anche se a ben pensarci lei non l’ha fatto.
Andava trafelata, di fretta o forse non gli importava nulla di farlo.
Forse perché a differenza mia, che vivendo da solo, in compagnia del silenzio, queste occasioni sono le mie briciole di socialità, quella che mi si concede.
A differenza sua, che forse di queste briciole non ne ha bisogno, cibandosi socialmente in modo più nutritivo.
Che schifo di mondo, un mondo fatto così, un mondo in cui viviamo.
Un mondo fatto di vicinanza territoriale, ma di lontananza sociale.

DISOBBEDIENZA

Oggi ho commesso un atto di disobbedienza.
Quello più difficile da attuare.
Quello verso se stessi.
Quello contro i propri principi e le proprie regole, che credi di non dover mai disobbedire per rimanere fedeli a se stessi.
Ma poi ti accorgi che le stesse regole sono un limite, un recinto dietro cui ti auto recludi.
Quando ti accorgi di questo non puoi che disobbedire a te stesso.
Infrangere i tuoi principi e le tue regole.
Sentendoti poi più leggero e più libero.
Devo imparare a farlo più spesso.
Ne ho bisogno.
Me lo merito.
Devo solo trovare il coraggio di farlo ogni giorno, sempre di più.
Per poi avere la forza di ribellarsi al mondo.

giovedì 5 dicembre 2019

I SAW HER

I saw her last Monday at night, while she and her eyes walked to the car.
I saw her last Tuesday, in the morning, while she went to get the train.
I saw her yesterday, when I left the bar to cameback home and I didn’t imagine to meet her.
All this time, I saw her eyes, her face, her brightness, her elegance.
All this time, left me speechless.
I would talk with her, but I don’t have the courage.
The courage that doesn’t lack in my eyes.

OCCASIONI

Stamattina volevo scrivere di una esperienza avuta e da lì partire per poi analizzarla.
Ma dovendo fare altro, ho rimandato, ed ora le parole non le trovo più.
Sono volate via, dileguate.
Bisognerebbe scrivere subito, avere gli strumenti per farlo, sempre con se, e io ce li ho.
Ma oggi credevo di poterlo fare in un momento successivo.
Invece no, ho perso l’occasione.
Come per tutte le occasioni, quando le hai perse svaniscono.
Certo ne potrai e ne avrai altre, ma quell’occasione l’hai persa.
Bisognerebbe fare così per tutto.
Non rimandare mai.
Dire quello che si deve dire, fare quel che si deve fare.
Invece no, spesso procrastiniamo, per vari motivi, futili o meno.
Così facendo non si ottiene risultato, non si ottengono risposte.
Il foglio in questo caso rimane bianco.
Pur se scritto, assente di quelle parole che dovevano esserci e non hanno aspettato il tempo per essere usate, sostituite da queste che però hanno tutto un altro sapore, sono tutt’altro.
La vita è un’occasione, in qualsiasi cosa.
Non andrebbe mai sprecata o almeno essere consapevoli di aver fatto una scelta, per cui quell’occasione non può più farne parte.
In realtà lo abbiamo scelto noi, non se ne è andata lei.
Lei c’era, eravamo noi assenti al suo ascolto.

martedì 3 dicembre 2019

SOCI

Da tempo si incrociavano.
Erano l’uno lo specchio dell’altro.
Entrambi oggetto di isolamento sociale.
Ma quei loro incontri permettevano ad entrambi di darsi forza.
Un giorno decisero di mettersi in società, di diventare soci tra loro.
Suggellarono il loro patto con una stretta di mano ed uno sguardo negli occhi.
Come era in uso ai gentiluomini di un tempo, a cui non occorreva nulla di scritto.
Diedero così inizio alla loro impresa.
Entrambi salirono sul davanzale.
Entrambi si gettarono giù.
Entrambi si spiaccicarono sul pavimento.
Misero così fine alla loro impresa.