I sogni sono i depositari di ciò che accade nel nostro io interiore.
Qualunque cosa accade all’interno del nostro io , attraverso di essi ne veniamo a conoscenza.
Ci rivelano un aspetto di noi stessi nascosto o che non riusciamo a vedere e percepire.
Come se quando riposassimo, altri io all’interno di noi, si svegliassero e lavorassero per elaborare in scena il nostro vissuto per farcelo comprendere al meglio.
Attraverso i sogni riviviamo le nostre paure, si evidenziano i nostri dubbi e perplessità.
Attraverso i sogni ci arrivano anche i messaggi , decodificati, su cosa è meglio intraprendere o non fare.
Attraverso i sogni, si attiva il linguaggio del cuore e si spegne quello del cervello.
Come il consiglio di un saggio amico o di un parente a te caro che ti conosce bene e sa cosa è meglio per te.
Attraverso i sogni si liberano anche tutti i nostri desideri nascosti, irrealizzati e irrealizzabili.
Riusciamo a vivere quella vita che non riusciamo ad avere.
A volte sogniamo cose che neanche ci spieghiamo il perché.
E’ affascinante il mondo dei sogni.
Soprattutto se riesci a fare tesoro di essi e del messaggio che recano.
L’altra notte ho scoperto un’altra caratteristica dei sogni che, finora non avevo vissuto.
Vuoi forse per l’età raggiunta, a cui come per gli strumenti tecnologici, si attivano dei sensori che ti riconducono alla realtà, per non farti del male al risveglio, perché non avresti la forza di affrontare la vera realtà da vivere.
Sognavo di incontrare una ragazza che conosco, carina, ma a cui sinceramente, nel mio essere desto, non ho mai riservato alcun pensiero, se non il piacere di salutarla quando la incontro.
Eppure nel sogno chissà perché, corteggiavo questa ragazza, a dispetto dell’età molto giovane rispetto alla mia.
La invitavo ad uscire con me.
In un normale sogno, la fantasia e l’impossibile avrebbero preso il sopravvento e, la ragazza avrebbe accettato.
Invece no, rifiuta e mi dà un bel due di picche come si suole dire.
Come avrebbe fatto se glielo avessi chiesto per davvero.
Dopo questo sogno ho imparato che anche nei miei sogni, la mia vita ha un limite, oltre il quale non mi è concesso andare.
Proprio come nel quotidiano.
Che peccato, a volte i sogni era una soluzione, illusoria, per una notte, ai tuoi problemi.
Ora non più, come uno specchio, spietati, ti mostrano quello che sei e ciò che la vita ti può offrire.
Solo per evitarti contraccolpi al risveglio.
lunedì 30 aprile 2018
SOGNI
mercoledì 25 aprile 2018
L'ALBERO DI VESTITI
Il tempo consiglierebbe un abbigliamento più leggero.
Ma lui come sempre in questi passaggi stagionali ha difficoltà ad indossare ciò che è più consono e adatto al tempo.
Fortuna che non fa caso al giudizio degli altri.
Considera altre priorità e preferisce sbagliare di suo piuttosto che compiacere l'altrui giudizio.
Una donna che lo conosce e con cui è in confidenza, incontrandolo glielo chiede.
"Ma perché ti sei vestito cosi tanto, oggi con questo bel tempo ?".
"Perché spero di incontrare la mia donna d'autunno che con un soffio spazzi via tutti i vestiti inutili da quest'albero di vestiti, spogliandomi, denudandomi per riportarmi in vita".
IL TOPO DEL LABIRINTO
Si sente come un topo in un labirinto.
Un topo oramai disilluso e stanco.
Conscio che qualsiasi strada lui intraprenda, non lo porterà da nessuna parte.
Se non al cospetto dello stesso muro.
In queste situazioni non gli viene più voglia di fare nulla.
Non sa se per sfiducia, depressione o consapevolezza del suo essere.
Oppure se il suo corpo, stanco di girovagare senza meta e senza scopo, lo obbliga al riposo.
Dandogli l’opportunità di meditare sul suo corso.
In realtà una via d’uscita ci sarebbe.
Come in ogni labirinto che si rispetti.
Ma non per lui.
Lui è un topo da labirinto.
Destinato a rimanere rinchiuso in quel luogo.
Fatto di mura, che mattoni dopo mattoni, si sono eretti nella sua testa.
martedì 24 aprile 2018
DAO
Nella Medicina Cinese , sia essa quella classica o tradizionale , sta ad indicare la Via.
Alcuni la conoscono come TAO , altri come DO.
Da quello che ho inteso, secondo il DAO, ogni via ha il suo corso e nessuno può modificarlo.
Tutto è stabilito dalla natura che, tutto genera e tutto fa ritornare all’origine per una nuova vita con un nuovo DAO.
Seguire le regole del DAO, permette di vivere al meglio quello che la vita ci offre, senza cercare nulla più di quello che ci è consentito avere.
Questo significherebbe andare fuori dal sentiero, unico, che la via ci ha assegnato.
Molti lo fanno, credendo di crearsi opportunità migliori di altri.
Sembrano anche riuscirci.
Ma tutto poi ha un prezzo, prima o poi da pagare.
Come chi riceve un finanziamento per sostenere una spesa che non ci è permessa.
Col finanziamento quella spesa ce la concediamo e la otteniamo, ma il prezzo da pagare è alto , come gli interessi di un finanziamento.
Anch’io credevo di poter condurre un sentiero diverso da quello assegnatomi.
Ma alla fine ho dovuto fare i conti con la realtà e, capire pur affaccendandomi a voler fare qualcosa per me di nuovo, tutto questo nuovo si discosta dal mio DAO.
E dura ma, a ben pensarci è dura averla capita tardi e non prima.
Ora per non sbagliare mi sono organizzato.
Ho comprato la nuova macchina, con l’alloggiamento del safety sense.
Quello che ti avvisa se stai andando fuori strada , o stai facendo una manovra non concessa , in un territorio non tuo, l’altra corsia.
Ma per non sbagliare ancor più, ho comprato anche il navigatore, con l’aggiornamento delle mappe a vita.
D’accordo che il mio DAO è già scritto, ma se qualcosa di nuovo , lungo il mio percorso, mi dovesse illudere oltre quanto lo sono già stato, l’aggiornamento delle mappe del mio DAO, spero mi metta in salvaguardia
lunedì 23 aprile 2018
I BULLONI
Viviamo in un mondo dove tutti si sono incattiviti.
Gente che commette azioni senza badare alle conseguenze.
Tutti in un modo o nell’altro praticano una loro forma di bullismo.
Come a voler dimostrare in maniera manifesta il fastidio nei confronti di qualcun altro.
Vuoi perché questo altro è in confronto a loro, un diverso, e nel mondo d’oggi essere un diverso non è un pregio ma un difetto.
Vuoi perché questo altro , in maniera consapevole o meno, ha commesso il reato di lesa maestà e, va quindi punito.
Vuoi perché queste persone ci provano gusto a comportarsi così, forti del gruppo che li sostiene.
Sinceramente non li chiamerei dei bulli che, godono praticare la loro forma di bullismo.
Più che altro li chiamerei i bulloni, proprio come quelli che gli mancano al cervello o che pur essendoci non sono stati messi in sicurezza.
domenica 22 aprile 2018
AFFASCINANTI STI CINESI
venerdì 20 aprile 2018
LEFT BEHIND
Da ragazzo ero molto bravo in inglese, poi col tempo la bravura è scomparsa.
L’ho disimparato , o forse era un inglese puramente scolastico da scuole medie.
Va da se che crescendo , io e questa lingua abbiamo iniziato a non piacerci.
Detestandoci anno dopo anno.
Rinunciando forse, per una mia predisposizione per lingue ispaniche.
Del resto sono nato nel regno delle due Sicilie, nella capitale del regno per precisione.
Ma vuoi o non vuoi con l’inglese ci devi aver a che fare, day by day.
Oggi mi trovo , per lavoro a frequentare dei corsi per cercare dì impararlo.
Devo dire che pur rimanendo ostico di comprensione, dialogando in inglese , ho iniziato sotto alcuni aspetti ad apprezzarlo.
Ho preso atto che nei modi di esprimersi, gli inglesi sono diretti e precisi.
Non lasciano spazio ad interpretazioni o dubbi.
È una lingua che ti parla a muso duro, con chiarezza e onestà.
Ne ho avuto ulteriore esempio in ambito lavorativo, dove oggigiorno gli inglesismi la fanno da padrone.
Nel caso particolare per dover definire qualcosa che lavorativamente parlando ha fatto ormai il suo tempo, e pertanto è opportuno dismetterla piuttosto che tenerla in vita immotivatamente, viene usato il termine left behind.
Letteralmente, qualcosa lasciata indietro.
No nel senso di dimenticata e dà recuperare, no come qualcosa che non serve più a niente.
L’ho subito fatto mio questo termine.
Come epitaffio della mia vita.
Un epitaffio che potrebbe essere il titolo di un libro o di un film che mi si racconti.
“Giuseppe , a man left behind”.
domenica 15 aprile 2018
LASCIAR PERDERE
Una caratteristica del mio modo di essere, è quella di vivere il momento.
Farlo proprio, senza tatticismi, schermaglie o rimandi.
Forse sbaglierò e, guardandomi indietro, forse si.
Forse la voglia di essere appagato nel proprio nutrimento emozionale, fa sì che si ha voglia di azzerare tutti i tempi.
Poi ti scontri con la realtà, e ti scontri contro un muro che speravi non ci fosse ma c’è e, picchi la testa.
In più considerata la mia età, il tempo diventa non più un buon consigliere, ma un qualcosa di scarso e prezioso, ogni giorno che passa.
Pertanto, la mia predisposizione al vivere è ancora più urgente.
Ma l’urgenza sembra essere solo la mia.
Per cui sono momenti in cui devi essere onesto e guardarti con onestà.
Come chi ha intrapreso una impresa pieno di entusiasmo ma finita in fallimento.
Il buon senso di chi vive una esperienza simile non fa altro che condurti ad una resa.
A lasciar perdere.
sabato 14 aprile 2018
MARCO
Oggi ho partecipato ad un incontro Shiatsu.
È stata una esperienza diversa.
Molto arricchente.
Situazioni che più la competenza dell’uso della tecnica contava la competenza dell’uso del cuore.
Sono quel tipo di trattamenti che se non hai un cuore ben disposto, non puoi riuscire.
Sono trattamenti in cui sai che se fai bene la tua opera, doni un po’ di benessere a chi nella vita ha avuto meno fortuna della tua.
Poi in realtà comprendi che il fortunato sei tu nel poter conoscere questi nuovi riceventi.
Uno di essi, che mi è rimasto nel cuore si chiama Marco.
Appena l’ho visto ha subito attirato la mia attenzione.
Era arrabbiato e nervoso.
Quella rabbia e nervosismo che gli altri non comprendono, per cui anziché capire e cercare di darti una mano, credono sia un tuo capriccio.
Un tuo cattivo carattere.
Un po’ come me a ben pensarci.
Quando è arrivato il suo turno , decisosi di farsi trattare, ho voluto trattarlo io.
Nel trattarlo ho avuto modo di vedere operare il suo cambiamento.
Finalmente qualcuno lo ascoltava.
Gli parlava, al cuore non alle orecchie.
Era grato, contento.
La rabbia e il nervosismo erano scomparsi come le nuvole nere sostituite da un cielo terso e sereno.
I suoi occhi sono diventati luminosi e pacifici.
Come il mio cuore a fine trattamento.
Grazie Marco, per merito tuo hai aperto una porta del mio cuore, che neanche sapevo di avere chiusa , ne di avere.
giovedì 12 aprile 2018
ESPERIENZA
Uno dei livelli di salute , della filosofia Macrobiotica, cita di far tesoro dell’esperienza.
Comunque sia ,una esperienza fatta, che ti abbia fatto agire bene oppure no, averne memoria aiuta al vivere presente.
Aiuta affinché quell’esperienza sia di esempio.
Per cui a rinnovarla se ha portato dei benefici e magari a formularla meglio.
Oppure a far sì che non abbia più a ripetersi qualora ha portato disagio a te e ad altri.
Ieri ho fatto tesoro di questo insegnamento.
Per esperienza la vita non è sempre generosa con me.
Vuoi perché non applico bene il precetto di cui sopra o perché capita così.
Pertanto quando mi capita di vivere un evento per me positivo , mi viene sempre il sospetto.
Il sospetto che la vita nel recapitare quel dono, abbia sbagliato indirizzo.
Per un motivo o per un altro mi capita sempre così.
Ieri ancora una volta.
Nel compilare il 730, la persona che lo ha fatto , mi ha comunicato l’importo del rimborso a me spettante.
Sono balzato sulla sedia.
Non credevo ai miei occhi, incredibile.
Ero così felice che non ho neanche minimamente pensato ad un errore.
Oppure ho preferito credere così.
Ma più passavano le ore e più maturava in me il ricordo dell’esperienza passata.
Mi sembrava troppo bello per essere vero.
Ma tornato a casa ho controllato meglio e ho capito che c’era stato un errore di inserimento importo.
La mia esperienza aveva avuto ancora una volta ragione.
Son dovuto tornare alla realtà , ripiegare le ali , riporre il paracadute e camminare , anziché volare e sognare.
Fortuna comunque che quei soldi prima di Luglio non avrei potuto riceverli , quanto meno spenderli.
Ma sogni e progetti ne avevo già fatti.
Ho dovuto immediatamente cancellarli, fortuna vuole che li avevo appuntati a matita, è stato più facile rimuoverli e ritornare al foglio bianco.
Ma grazie alla vita che mi ha forgiato fin qui, non mi sono abbattuto.
Ci sono così abituato, che riesco a sorriderci sopra e a scriverci.
E poi ho fatto un’altra scoperta , che bello che è sognare.
Ma si sa i sogni sono fugaci , durano finché non ti svegli.
E io sono desto.
mercoledì 11 aprile 2018
SCELTA
Da giorni , o forse più , sono stato combattuto dall’indecisione.
Non sapevo cosa fare.
Una indecisione che ha iniziato a disturbare anche il mio sonno.
Facendomi svegliare anzitempo , senza più riuscire a prendere sonno.
Un qualcosa di crudele , a cui fino ad oggi non ero abituato.
Pertanto avevo dinanzi a me due possibilità.
O prendevo dei sonniferi, per essere sicuro di dormire, oppure scegliere.
Ho preferito scegliere.
Dove per scegliere intendo la scelta di fare qualcosa, di andare incontro all’imprevisto, all’ignoto.
Diversamente da chi sceglie di non scegliere proprio per non andare incontro a queste cose.
Non so se ho fatto la scelta giusta o mi pentirò.
E il bello di quando scegli è che oltrepassi il confine del dubbio.
Dal momenti in cui scegli il tuo agire cambia , diventa conseguente alla scelta fatta.
Quella scelta ora fa parte di te.
Devi portarla avanti e dedicargli attenzione.
Costruirne il cammino futuro per viverla al meglio.
Poi come sarà chi può saperlo.
Per ora c’è la soddisfazione di averla fatta congiuntamente all’entusiasmo che ne deriva.
Bisognerebbe sempre essere predisposti a scegliere nella vita.
Non farsi prendere dai troppi dubbi.
Non si può prevedere tutto.
E ancorché pensi di averlo fatto, all’ultimo momento arriva l’imprevedibile.
Per cui piuttosto che rimanere stagnanti e non fare nulla, meglio godersi il coraggio di aver scelto.
Certo se però continuerò ad aver disturbato il mio sonno , la scelta fatta non sarà servito ad un cazzo.
martedì 10 aprile 2018
CAMBIA-MENTI
Guardandomi con gli occhi rivolti al passato e confrontandomi con gli occhi rivolti al presente, nella mia vita ci sono stati molti cambiamenti.
Non tutti piacevoli, ma hanno permesso e costretto al mio essere di agire in funzione di essi.
Non so perché, ma io do l’impressione di una persona restia a cambiare.
Forse perché vengo percepito come un elefante che pur volendo , per la sua stazza , poco può procedere , se non in percorsi a lui congeniali e favorevoli.
Ma in realtà di cambiamenti ne ho fatti tanti.
A partire dalla mia separazione coniugale, ma in realtà da sempre.
Ho fatto la scelta, un po' obbligata , di separarmi, con tutte le conseguenze connesse.
Conseguenze che anche se puoi immaginarle, non sono mai come poi saranno.
Sono uscito di casa, andando in un'altra casa, perdendo il mio comfort e tutto quanto costruito negli anni.
Rinunciando a tutto.
Ho dovuto riprogrammarmi una nuova vita .
Far fronte a nuovi disagi e risolverli.
Ho avuto relazioni che mi hanno lasciato più dolore che felicità, donandomi l’esperienza fatta.
Ho conosciuto ancor di più la solitudine , affrontandola a viso aperto, stiamo ancora combattendo tra noi e, mi chiedo se ha più senso farlo.
Ho iniziato a fare Shiatsu , per casualità , un po' per curiosità e poi per passione.
Per lo Shiatsu ho viaggiato, facendo un anno a Sondrio e un anno a Verona, cercando la soluzione economicamente più compatibile, per permettermi di farlo.
Ho imparato a cucinare Macrobiotico e Vegetariano, spinto inizialmente dalla mia innata curiosità e proseguito per convinzione e per riscontri positivi dal mio corpo.
Mi sono adattato a quello che posso permettermi in luogo di quello che potevo permettermi in passato.
Ho imparato il massaggio thailandese.
Ho iniziato a scrivere, trovandomi acceso un interruttore che neanche sapevo di avere, stupendomi di farlo.
Ultimamente mi sono proposto al lavoro in Smart Work, ribaltando la mia quotidianità, ma affrontandola come opportunità di vita.
Ma a bilancio di tutto questo , ho maturato una convinzione.
Puoi fare tutti i cambiamenti che vuoi nella tua vita ma non riuscirai mai a generare i cambia-menti nelle persone.
Persone che non riescono a vederti con nuovi occhi.
Persone per cui poco servirebbe una visita oculistica.
Persone ferme ad una immagine percepita in passato , senza avere la necessità di rinnovarla con la nuova.
Persone più interessate al tuo passato che al tuo presente.
Persone per cui non gliene frega un cazzo di te, nonostante tutto quello che fai.
Dispiace.
Ma i cambiamenti sono utili per me, per il mio vivere, per imparare nuove cose che nutrono il mio corpo e il mio cuore.
lunedì 9 aprile 2018
QUI E ORA, MA CHE, QUI E ALLORA
Il popolo Giapponese ha tra le tante caratteristiche quella di non dare più importanza al passato, in quanto non c'è più , quanto meno credito ad un futuro che , ancora deve arrivare.
In Giappone vige il QUI e ORA.
Ogni azione commessa in passato, onorevole o disonorevole che fosse, non va giudicata nel presente ma contestualizzata in quel passato che ormai non c’è più.
Lo stesso principio è adottato nel vivere quotidiano del Giapponese.
Noi invece che non siamo in Giappone , quanto meno Giapponesi , adottiamo un approccio alla vita diverso.
Non il QUI e ORA, ma il QUI e quello che mi conviene.
Non riusciamo come i Giapponesi ad adottare un modo di approcciare la vita e seguirlo sempre in ogni azione della nostra vita.
Noi approcciamo alla vita sempre nel modo in cui ci torna utile.
Quello che ci permette di dare giustificazioni alle nostre azioni senza sentirci responsabili.
Quello che ci fa scavare fino a trovare quello che non ci convince.
Soprattutto nell’approcciarsi con le persone, inizialmente ci facciamo guidare dall’istinto, ma poi ricorriamo all’analisi.
Il cercare nel passato.
Come chi cerca nella pattumiera per sapere cosa e come mangi, perché il tuo aspetto non basta a garantire chi sei.
E chi cerca nella pattumiera , prima o poi qualcosa che vuole trovare lo trova.
In realtà questo comportamento che potrebbe essere prudente e cautelativo, è più un comportamento di non scelta.
Chi fa così è perché ha paura di scegliere e , allora, anziché farsi coinvolgere , va in cerca dell’alibi che lo autorizza a non coinvolgersi.
Capita soprattutto negli approcci amorosi e per mia esperienza, con persone di età matura.
Persone forse abituate ad un quotidiano a cui non vogliono rinunciare, rintanandosi in un passato che credono presente e che non darà di certo futuro.
Non sta a me certo giudicarli, ognuno è come è e , come sceglie di essere.
Ma una cosa l’ho imparata.
Poco importa chi tu ora sia, cosa faccia , che beneficio puoi dare.
Conta quello che sei stato o che credono che tu sia stato, in passato.
Conta più un resoconto di chi ti ha in precedenza frequentato che quello che tu porti in dote tua.
Siamo vittime di quelle che siamo stati.
Sia che abbiamo fatto o non fatto , quello che ci addebitano.
Contano le parole, il raccontato.
A differenza del Giappone più che QUI e ORA , conta il QUI e ALLORA.
giovedì 5 aprile 2018
VITA SESSUALE
lunedì 2 aprile 2018
LA DECRESCITA
Sono arrivato all'età di 51 anni.
Mi sembra di averne vissuto la metà o non averne vissuto per metà.
Questioni di punti di vista.
Mi immaginavo diverso a questa età e mi immaginavo che fosse un momento lontano.
Invece anno dopo anno, ci siamo arrivati.
Increduli, ma alla meta.
Ho una figlia, un matrimonio alle spalle.
Fatto tante cose che mai avrei immaginato facessi in vita mia.
Neanche se me lo avessero detto e anticipato.
Non ci avrei creduto.
Invece fatto tutto.
Incredulo, tuttora.
Ma il momento più di tutti che mi ha fatto realizzare l'età a cui sono arrivato, non sono stati i ricordi passati o le tante cose fatte.
È stato un modulo di gradimento all'uscita di una mostra pittorica vista ieri.
Tra le informazioni richieste, occorreva barrare la casella del periodo età di riferimento.
20-30, 30-40,40-50, 50-60, 60-oltre.
Ho fatto fatica a mettere la croce.
La mano come gli occhi erano basiti.
Di un colpo mi è passata davanti tutta la mia vita fino a capire dove ero giunto.
Ma alla fine si son dovuti arrendere e ammettere la verità, sia la mano che gli occhi.
L'inizio della decrescita.
E siccome è l'inizio, non facciamo l'errore degli anni precedenti, in cui rimandavi sapendo di avere una vita davanti.
Se non mi sbrigo ad apprezzare ciò che la vita offre quotidianamente, alla prossima volta, dopo la prossima mostra, sarò a mettere la croce su 60-oltre.
Damoce na mossa, guagliò.
LA QUIETE
Di ritorno anzitempo dal fine settimana di Pasqua, arrivato a destinazione sentivo che mi mancava qualcosa.
Avevo bisogno, come per una barca, di un ancoraggio a qualcosa di stabile e, per me familiare.
Pazzamente, mi sono fiondato a prendere la macchina, per andare nel mio luogo di buen ritiro.
Speranzoso che il mio bar fosse ancora aperto.
Avevo voglia di un caffè, che stamattina non avevo, stranamente, ancora preso.
Portata la tazzina alle labbra, il caffè che accarezzava il palato, mi ha subito risvegliato la memoria.
Quel sapore di caffè era l'ancoraggio che cercavo.
Quel sapore era il sapore di casa.
Dell'accoglienza per l'amico ritornato.
Un senso di bellissima quiete.
Quiete, resa ancor più vivida dall'osservazione della natura circostante.
Natura piena di quel verde, che solo gli animi propensi sanno accogliere.
Ora posso ritornare a casa.