venerdì 20 aprile 2018

LEFT BEHIND

Da ragazzo ero molto bravo in inglese, poi col tempo la bravura è scomparsa.
L’ho disimparato , o forse era un inglese puramente scolastico da scuole medie.
Va da se che crescendo , io e questa lingua abbiamo iniziato a non piacerci.
Detestandoci anno dopo anno.
Rinunciando forse, per una mia predisposizione per lingue ispaniche.
Del resto sono nato nel regno delle due Sicilie, nella capitale del regno per precisione.
Ma vuoi o non vuoi con l’inglese ci devi aver a che fare, day by day.
Oggi mi trovo , per lavoro a frequentare dei corsi per cercare dì impararlo.
Devo dire che pur rimanendo ostico di comprensione, dialogando in inglese , ho iniziato sotto alcuni aspetti ad apprezzarlo.
Ho preso atto che nei modi di esprimersi, gli inglesi sono diretti e precisi.
Non lasciano spazio ad interpretazioni o dubbi.
È una lingua che ti parla a muso duro, con chiarezza e onestà.
Ne ho avuto ulteriore esempio in ambito lavorativo, dove oggigiorno gli inglesismi la fanno da padrone.
Nel caso particolare per dover definire qualcosa che lavorativamente parlando ha fatto ormai il suo tempo, e pertanto è opportuno dismetterla piuttosto che tenerla in vita immotivatamente, viene usato il termine left behind.
Letteralmente, qualcosa lasciata indietro.
No nel senso di dimenticata e dà recuperare, no come qualcosa che non serve più a niente.
L’ho subito fatto mio questo termine.
Come epitaffio della mia vita.
Un epitaffio che potrebbe essere il titolo di un libro o di un film che mi si racconti.
“Giuseppe , a man left behind”.

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