lunedì 31 dicembre 2018

CHALET

Non ama per niente la montagna. Forse perché la teme, forse perché non sa viverla, forse perché non la conosce. Forse perché il suo habitat naturale è il mare, essendoci nato a poche centinaia di metri. Eppure sono in tanti ad amare la montagna ed andarci in vacanza. Per farlo, si svegliano all’alba, si ingabbiano in tute che gli impediscono il normale movimento o, le normali funzioni di vita, come andare a pisciare. Fanno tutto questo per andare a sciare. Cosa che forse gli piacerebbe fare anche a lui, ma non facendola e non sapendola fare, gli è più facile odiarla e criticarla. Ma chi va in montagna, dopo aver sciato, cosa fa il resto della giornata ? Potrà andare a passeggiare tra i sentieri nei boschi ? Potrà andare a fare un giro in bici ? No. Al massimo restano chiusi in casa, oppure meglio, trascorrono il resto della giornata, seduti ad oziare in uno chalet. Quest’anno però anche lui ha voluto vivere l’ebbrezza di una vacanza in montagna, pur rimanendo dove vive. Ovviamente senza poter sciare, pur se potesse, ma si è potuto rintanare in un bar per tutto il giorno, per tutti i giorni, proprio come quelli che lo fanno in vacanza in uno chalet di montagna. Ha fatto vacanze natalizie alternative. Non le solite sfigate vacanze di ogni anno, come da molti anni a questa parte, è stato costretto a fare.

COME UN VECCHIO

Come un vecchio, frequenta il bar. Come un vecchio, si siede per bere solo un caffè. Come un vecchio, approfitta per leggere, quel che c’è, giornali, riviste, poco importa, basta far passare il tempo. Come un vecchio, vede e osserva la gente in compagnia, passargli davanti. Come un vecchio, vede scorrere davanti ai suoi occhi, la vita, non riuscendo a vivere la sua. Poi come un vecchio si alza di improvviso e corre verso la sala. In cerca del bagno, per dar sfogo a quell’insopprimibile bisogno, pisciare. Uscito, il suo posto è ormai occupato. Come un vecchio, non resta che andarsene a casa, da solo, insieme alla sua prostata.

ACCOGLIERE

Nella vita ti insegnano sempre ad accogliere tutto. Occorre accogliere il sole che ti illumina la mattina, ma anche le nubi che la nascondono. Occorre accogliere l’occasionalità degli eventi ma anche il nulla. Occorre accogliere la gioia che la vita di dona, ma anche la tristezza che ti porta. Occorre accogliere chi ha bisogno e anche chi non sempre averne bisogno. Occorre, insomma, accogliere tutto, per imparare a vivere al meglio la vita. D’accordo, si capisce e si condivide. Ma a volte più che accogliere si desidera anche essere accolti.

MI HANNO DETTO CHE

Mi hanno detto che bisogna sempre mangiare un piatto di lenticchie. Mi hanno detto che bisogna sempre indossare biancheria intima rossa. Mi hanno detto che bisogna sempre mangiare gli spaghetti con il tonno. Mi hanno detto che bisogna sempre mangiare dodici acini d’uva, come in Spagna. Mi hanno detto che quello che fai il primo lo fai per tutto l’anno. Ho sempre fatto come avete detto, ma nulla è successo, per tutti questi anni. Mi avete preso per il culo o cosa ? Quest’anno me ne fotto, vado a mangiare da KFC. Fottetevi tutti, voi e i vostri bisogna sempre !!!

venerdì 28 dicembre 2018

LA CONSONANTE

Da sempre sono innamorato di lei. Credo anche lei lo abbia capito e, penso che anche lei abbia uguale trasporto per me. Ma purtroppo per me, lei è una donna che antepone a tutto, la fedeltà. Per cui nulla. Solo degli amici che potrebbero essere un pò di più ma devono rispettare di essere quel pò di meno. Ma oggi è capitato qualcosa di incredibile. Le stavo scrivendo su Telegraph per fargli gli auguri di buon anno e mi accorgo che ha cambiato la foto. Nella foto veniva ritratto un biglietto, scritto nella sua bella grafia, biglietto che recita “Single all the way”. Non potevo crederci, ha lasciato il suo uomo, finalmente. Perché non me lo ha detto ? Perché ha lasciato che lo scoprissi in questo modo ? Allora finalmente possiamo coronare il nostro sogno, quel sogno che la fedeltà impediva di realizzarsi. A questo punto non posso perdere tempo, mi devo dichiarare, anche se è solo una formalità, dato che lo sa. Devo vederla subito, incontrarla. Ma non posso andare a mani vuote, devo presentarmi come un vero innamorato. Comprerò 27 rose rosse, si farò così, chiamo il fioraio per ordinarle. Fatto. Però non voglio presentarmi da lei così di improvviso. Le scriverò un messaggio, non quello di buon anno, ma uno per farle capire che ho capito. “Finalmente ti sei decisa ?”. Mi risponde subito “Ciao tesoro, in cosa mi sarei decisa ?”. “Ho visto la foto del biglietto”. “Ti piace ? Sai ho fatto un corso di calligrafia e ho creato biglietti natalizi, questo era il più bello secondo me. Ti è piaciuta l’dea americana si scrivere “Jingle all the way”. “Ah Jingle, allora avevo ragione io. sai l’ho fatto vedere ad una amica e lei pensavo fosse Single, ma le ho detto che era impossibile, che tu sei troppo fedele al tuo uomo”. “Ah, Ah. In realtà la tua amica ci è andata vicino. Sai un mese fa sono ritornata single, l’ho lasciato finalmente, ma poi subito ho incontrato il mio nuovo amore”. “Nuovo amore ?”. “Si, ti ricordi quando ci siamo visti l’ultima volta con il tuo amico per un aperitivo ? Beh, mi ha chiesto il numero di telefono, ha iniziato a mandare messaggi e poi tutto è venuto naturale. In realtà io aspettavo che tu ti facessi avanti, ma visto che per tutto questo tempo non l’hai mai fatto…Viste le cose, meglio così”. “Sì, son contento per te. Ah dimenticavo, Buon anno allora”. Non ci posso credere lei aspettava me e io credevo tutt’altro e quello neanche la conosce e me la porta via. E ora cosa ci faccio con le rose ? Vado a venderle nei bar agli innamorati ?

giovedì 27 dicembre 2018

SENZA DESTINAZIONE

Quest’anno è il Natale dell’immobilità. Che sia per il freddo, che sia per la lontananza da tutto, il movimento non si realizza. E’ come trasportare un peso, difficile da gestire. Un peso lasciato in mia custodia. Un peso di cui nessuno vuole farsi carico e dedicargli attenzione. Tutti fuggono, scappano al solo pensiero di stargli accanto. Per di più in questi giorni di festa, la consuetudine vuole di stare accanto a chi ci è più caro, non chi è più fastidioso ed è un peso. Un peso a cui è difficile dare una direzione. Un peso rimasto senza destinazione. L’ho capito ieri, quando anche lui ha preferito andare chissà dove. Di sicuro lontano da qui, Lui che sapeva indirizzarmi. Lui che sapeva sempre dirmi dove andare. Lui che mi spronava, che mi dava suggerimenti, ogni volta che mi mettevo in movimento, in base alla comune esperienza. Lui che non lesinava ad aiutarmi a districarmi nel trovare la direzione. Giusta o sbagliata che fosse, non importava, l’importante era muoversi. Ma ora sono in crisi. Anche il TOM TOM non ne vuole più sapere di me. Non mi da più nessuna indicazione, nessun suggerimento, muto, assente, sparito. Questa volta però prima di lamentarmi voglio aspettare. Attendo che finiscano le festività, che trascorri l’Epifania. Non dovesse tornare a funzionare, allora capirò che non è per colpa mia, per sopportare il mio peso, ma per un malfunzionamento. Solo allora chiamerò il Call Center. Dove sei ? Ritorna, son disperato. Ma si fa così, senza neanche parlarsi.

IL SIGNORE DEGLI ANELLI

Dopo tanto tempo son tornato ad uscire con una Donna. Una Donna non cercata, frutto di una casuale conoscenza. Una Donna con cui sembriamo avere molte cose in comune, anche se a volte essere differenti è meglio, serve a conoscere i diversi mondi. Ieri con i suoi occhi dolci, si, ha gli occhi dolci, o lo saranno per me, affascinato da lei, mi ha chiesto di esaudire un suo desiderio. Mi ha chiesto di accompagnarla in città a vedere “Il Signore degli anelli”. Quando me lo ha chiesto, volevo scappare. A me “ Il Signore degli anelli” ? Poi ho pensato che forse non era il caso di fare troppo lo schizzinoso. Da tempo non esco con una donna, cara grazia averla trovata. Così partiamo per andare in città. Mi faccio guidare da lei, evito di prendere la guida, il comando, coma al mio solito. Mi affido. Mano nella mano ci incamminiamo per le vie della città, ma più camminiamo e cinema non se ne vedono. Anzi in realtà ne passiamo davanti a tanti, ma lei tira dritto. Dove lo daranno questo “Il Signore degli anelli”? Ad un certo punto il suo passo si fa tranquillo, come chi scorge la meta tanto agognata, pregustandosi ogni passo per raggiungerla. Solo che non capisco, siamo in pieno centro, nelle strade del lusso e, dopo un pò si ferma. Siamo dinanzi a BULGARI. Ecco chi era “Il Signore degli anelli”. Ma andare al cinema, no? In fondo ci conosciamo solo da una settimana. Chissà se prenderanno i Ticket Restaurant. Ma mi sa di no. Mamma mia, son rovinato

ZEN FREE

Sono una persona con abbastanza controllo di se. Ho assunto un atteggiamento Zen. Cerco di non reagire, di non arrabbiarmi, di capire sempre le situazioni e darne una giustificazione. Cerco di ingoiare, digerire, più che vomitare fuori. Credo che sia più idoneo e di esempio per gli altri. Ma col tempo mi sto rendendo conto che, tutto questo essere Zen, forse mi sta facendo male, mi si sta ritorcendo contro. Come se impedissi a me stesso una naturale reazione. Sto vivendo un paradosso, uno stress da Zen. Troppo autocontrollo. Troppa autodisciplina. Basta, non ce la faccio più. Anch’io voglio reagire, anch’io voglio mettere in piazza le mie debolezze, anch’io voglio dar sfogo al mio lamento, urlando contro ciò che mi impedisce di vivere tranquillo. E’ venuto il momento di reagire, di dare sfogo a tutto ciò che non ho avuto il coraggio di dire e di fare. E’ giunto il momento di cambiare rotta. Basta questo essere Zen, mi ha rotto. Da ora sarò Zen Free. Urlerò tra queste righe, prenderò il coraggio di dire finalmente ciò che penso. “La batteria dell’Iphone 6 mi ha rotto i Coglioooniiii!!! Non ne posso piùùùùùùù!!!! Non faccio che caricarla di continuo. Cazzzooo!!! Non posso andara avanti cosììì!!!” E lo faccio proprio scrivendoti il più vicino possibile, scrivendo sull’Iphone. Vediamo se mi ascolti o vigliaccamente ti spegnerai senza permettermi di finire quello che

mercoledì 26 dicembre 2018

INCOLMABILITÀ

Inizia così, dal nulla. Credi che sia solo una piccola trasgressione, di quelle da cui ti tieni lontano e che da tempo ti impedisci di fare, per mantenere quella tua vita in modo retto e irreprensibile. Una vita senza vizi, di sole virtù. Inizi bevendo qualcosa di alcolico, un gin tonic, un rosso fermo, un bianco con bollicine, iniziando o riprendere a fumare una sigaretta, mangiando un cioccolato o un dolce con la crema, oppure un caffè di troppo o tisane dalle proprietà terapeutiche. Ben presto quella trasgressione diventa abitudine. Non ne puoi fare a meno. Anche se fatta senza convivialità. Inizi a percorrere il cammino del baratro, quello della dipendenza. Un cammino senza luce e senza via d’uscita. Un cammino intrapreso per colmare quel vuoto che si è venuto a creare, a cui non hai saputo porre rimedio, se non illudendoti di scacciarlo con queste nuove cose di vita. Esperienza che prima mai avevi fatto o sapevi tenere sotto controllo, godendone l’occasionalità. Ma di fronte all’incolmabilità di quel vuoto, l’occasionalità diventa abitudine, vizio e abbruttimento.

giovedì 20 dicembre 2018

IL RIVOLUZIONARIO PACIFISTA

Tempo fa, ho deciso di fare una rivoluzione nella mia vita.
Ho confidato di cambiarla e dirigerla verso un’altra direzione.
Ci sono riuscito in pieno, pur se la mia vita è cambiata non come volevo e l’altra direzione si è rivelata tutt’altra.
Aveva ragione Mao, la rivoluzione si fa con la canna del fucile, ma avendo il 99% delle persone accanto a te.
Io ho avuto lo 0% delle persone e nemmeno il fucile.
Sono stato un rivoluzionario pacifista.
I risultati sono agli occhi di tutti.
Oltre che ai miei.

domenica 16 dicembre 2018

WAITING THE SNOW

I’m waiting the snow. Since this morning. But it doesn’t come. I don’t know if it will come or when will come. I know that because of it, i had do to change my day. Yes, because the arrive of the snow, froze everything i had to do. It doesn’t allowe me to organitation nothing. The snow, or only the possibility that it arrive, it paralyzes me. I have fear of the snow. I have afraid of its side effects. But there is a positive side. I can use it as an alibi. If i cannot do nothing, i can say that because of the snow. At least for a day, I can hide that isn’t because of me

OCCHI E OCCHI

Non potevo non notarla, fuori dal bar.
I suoi occhi erano magnetici, mi hanno rapito.
Occhi neri, di un colore intenso, mediterraneo.
Occhi pieni di energia, di quella che arriva dall’anima.
Occhi che sembravano aver voglia di esplorare, di conoscere.
Occhi che comunicavano curiosità, vitalità.
Occhi che non si sono arresi, nonostante tutto.
Occhi di una donna non vedente.
Occhi pieni di voglia di vivere, a differenza dei miei occhi.
Occhi di un uomo vedente.
Occhi spenti.
Occhi vuoti.
Occhi colmi di sfiducia.
Occhi arresi alla vita.
Occhi senza luce.
Occhi pieni di angoscia.
Occhi con la morte dell’anima.
Occhi con la fortuna di vedere tutto.
Occhi incapaci di vedere nulla.

venerdì 14 dicembre 2018

SONO STUFO

Sono stufo di queste persone che ti mettono in imbarazzo.
Sono stufo di queste persone che ti fanno sentire in colpa.
Sono stufo di queste persone ostili.
Sono stufo dei loro silenzi.
Sono stufo dei loro sguardi e dei loro non sguardi accusatori.
Sono stufo della loro freddezza.
Sono stufo della loro complessità.
Sono stufo del loro giudicarti.
Sono stufo di tutto questo.
Basta.
Ma questo è come sono io, perbacco.
Sono riuscito anch’io come gli altri a stufarsi di me.

lunedì 10 dicembre 2018

SPETTATORI

Coloro che guardano l’infinito e capiscono di non farne parte.

domenica 9 dicembre 2018

CONDIVIDERE

Oggi è una bella giornata d’autunno.
Una giornata in cui non bisogna stare da soli.
Da condividere con una donna.
Andare con lei in giro, camminando, tenendoci per mano.
Andare con lei a fare un giro in bici, lentamente, continuando a guardarci senza superarci.
Stare con lei sul divano leggendo ognuno il proprio libro con i nostri piedi che giocano tra loro.
Stare insieme a lei aspettando di bere una tisana, tenendoci le mani e specchiarsi negli occhi dell’altro.
Stare insieme accopertati l’un con l’altro a guardare la tv, mentre si ricaricano i nostri cuori.
Vabbè, andiamo a buttare l’umido che è meglio.

I FRUTTI

In tutti questi anni mi sono dato da fare.
Ho seminato.
L'ho fatto in territori a me sconosciuti, fino poi ad innamorarmene.
Ora è arrivato il tempo del raccolto.
Di raccoglierne i frutti.
Quelli che sono sorti.
I frutti del fallimento.
Frutti pieni di vita.
Frutti carichi di profumi.
Frutti che parlano di me.

lunedì 3 dicembre 2018

SILENZIARE

Tutto intorno a me è silenzio.
Un silenziare a 360 gradi.
Una esclusione di massa.
Credevo fosse una mia paranoia.
Ma quando ha iniziato ad oppormi silenzio anche lei, ho capito che paranoia non era.
La macchinetta della moka.
Si rifiuta di fare il fischio a fine cottura.
Che vita amara.
Come il caffè che bevo.

sabato 1 dicembre 2018

PROFUMO D’AMORE

Sei interessata a quella crema per il corpo, quella che contiene il profumo d’amore. Ma tu non ne hai bisogno. Tu sei un profumo d’amore, lo emani dappertutto. Le tue mani sono piene di carezze. I tuoi occhi pieni di dolcezza. Le tue labbra piene di baci. Le tue braccia piene di abbracci. Le tue dita sarebbero la gioia di ogni capello. Tu non hai bisogno del profumo d’amore. Tu hai bisogno di un uomo con l’olfatto. Di un uomo che percepisca tutto questo. Di un uomo che si inebria del tuo profumo fino a non poterne fare a meno. Tu hai bisogno d’amore, questo meriti, non il profumo. Questo avrei voluto dirti. Ma non ne ho avuto il coraggio. Me ne sono andato via con le mie creme per le mani. Bisognose di tanto amore a cui forse tu avresti potuto dare nutrimento.

venerdì 30 novembre 2018

IL TRIANGOLO

A dirla tutta, non lo avevo mai considerato, come diceva Renato Zero.
Certo qualche fantasia, non nascondo, ma nulla più.
Ma nella realtà mai, fino ad oggi.
Oggi senza volerlo mi ci sono trovato dentro.
In un primo momento mi ha creato un po’ di sgomento e stupore.
Ma senza rendermene conto, mi sono abituato con piacere a questa alternanza.
Grazie alla loro capacità, hanno saputo farmi sentire a mio agio.
A questo prendersi cura di me, a turno, un po’ alla volta.
Farsi carico dei miei bisogni, ascoltare il mio corpo.
Due donne nello stesso tempo, ma mai insieme.
Mai capitato prima, ma molto bello.
A pensarlo prima non lo avrei mai detto.
Una che mi tagliava i capelli, l’altra che mi faceva lo shampoo, ancora l’altra che mi asciugava i capelli e così via.
Un triangolo estetico, tra un uomo e due donne.

lunedì 26 novembre 2018

COLLEGHI

Ho sempre creduto di apparire strano. Bere il caffè all’aperto, al bar vicino al supermercato, anche quando il tempo consiglierebbe di rintanarsi dentro. Ma ai rumori , al chiuso, alle luci innaturali, io preferisco l’aria aperta. Credevo di essere solo, di essere un pazzo. Ma oggi ho scoperto che anche un’altra persona fa come me. L’avevo già notata, ma credevo fosse qualcosa di occasionale e, poi la scorsa volta, si poteva ancora scegliere, se stare fuori ben coperti o iniziare a rintanarsi. Oggi però lo ha ripetuto, quindi come due anime che hanno gli stessi sentimenti, ho vinto la mia timidezza e gli ho parlato. Gli ho chiesto perché facesse così, e mi ha risposto con le mie stesse risposte. Gli ho chiesto allora di dove fosse originaria, mi ha risposto che è Veneta, originaria delle montagne e residente ora al mare. Una persona che come me, è abituata a confrontarsi con l’infinito, con la bellezza della natura. Natura che in questi luoghi è cementata e quindi, appena si può, gente come noi la rifugge e si gode la natura che gli è concessa, stare all’aperto. Si chiama Carlotta. La mia nuova collega del Bar. Colleghi di Feeling.

venerdì 23 novembre 2018

SILENZIO DISSENSO

Sono cresciuto imparando che in alcune circostanze il silenzio stava ad indicare assenso.
Ora la tecnologia imperante, con i suoi strumenti che tengono tutti, teoricamente a km zero, ha cambiato il paradigma.
Il silenzio è diventato dissenso.
Oggigiorno se qualcuno non ti risponde, è per dirti NO.
Come diceva Alan Sorrenti, son tutti “Figli delle stelle”.

ESUBERI

Alcuni comuni in Italia e molti nel territorio a me vicino, hanno fatta loro l’iniziativa adottata dalla municipalità di Tokyo.
La municipalità di Tokyo per affrontare il problema della sovrappopolazione, offre a chi decide di lasciare la città per andare a risiedere lontano da essa, ben 25000 Euro.
Appena letto la notizia, mi sono collegato al sito del mio comune, per verificare se anch’esso partecipasse all’iniziativa.
Accertatomi della sua partecipazione, mi sono recato in comune.
Di questi tempi 25000 Euro non sono mica da buttare via e, poi per me, abitare qui o da altra parte poco cambia, se poi mi pagano meglio ancora.
Arrivato all’ufficio dedicato a queste pratiche, mi fanno compilare un modulo per poi mettermi in fila e presentarlo allo sportello per protocollare la richiesta.
Giunto il mio turno, consegno la richiesta ma, mi dicono che per formalità, dovrà comunque essere valutata dalla commissione esuberi cittadini.
Mi sarà data risposta via e-mail, in cui sarà, eventualmente, indicato il procedimento per ricevere quanto offerto.
La risposta non si è fatta attendere.
Con la efficienza che lo contraddistingue, il comune mi ha risposto il giorno dopo.
Fantastico.
La domanda, però, è stata rifiutata.
La motivazione è stata chiara e inoppugnabile.
Mi è stato detto che guadagnano di più loro nel ricevere contributi da tutti i comuni, partecipanti all’iniziativa per accogliere i migranti in esubero.
Difatti pur di non avermi tra i loro residenti, daranno ognuno di loro 5000 Euro al mio comune per farmi rimanere dove sto.
Anche se la notizia non mi ha fatto piacere, posso capirli.
Economicamente, la loro decisione è giusta.
Spero che almeno un panettone per Natale me lo regaleranno.

mercoledì 21 novembre 2018

COSA NON SI FA PER AMORE

Cosa non si fa per amore.
Quando mi sono innamorato di una gelataia, mangiavo gelato tutti i giorni, anche di inverno, pur di vederla.
Quando mi sono innamorato di una pasticciera, continuavo a cibarmi di dolci, pur di incontrarla e addolcire il mio cuore.
Quando mi sono innamorata di una sarta, mi strappavo le vesti, pur di starle vicino mentre me le ricuciva.
Quando mi sono innamorata di una agente editoriale, ho scritto un libro per lei, per raccontargli tutto il mio amore.
Quante altre cose ho fatto, per tutte le donne che ho amato.
Ora mi sono innamorato di una netturbina, una che raccoglie rifiuti.
Una volta tanto, non dovrò fare nulla di straordinario per lei, mi basterà essere me stesso.

mercoledì 14 novembre 2018

RAPPORTI

Ormai non ne sono più capace.
Sono ancora bravo a crearli, ma non riesco più a saperli gestire e a manutenere col tempo.
Si rompono tutti.
In maniera irreparabile.
Mi sa che mi tocca andare a fare il garzone da un meccanico ciclista, per imparare come si fa.

martedì 13 novembre 2018

PETIZIONI

Ricevo petizioni da firmare per salvare i delfini.
Ricevo petizioni da firmare per tutelare i tonni.
Ricevo petizioni da firmare per salvaguardare gli oceani.
Ricevo petizioni da firmare contro lo sfruttamento dei boschi.
Ricevo petizioni da firmare per i cani maltrattati.
Ma qualcuno vuole occuparsi di me ?
Qualcuno si accorge di come vivo ?
Qualcuno si interessa per le mie pene e le mie afflizioni ?
Perché nessuno sottoscrive una petizione per me ?

Firmato
Un essere umano.

giovedì 8 novembre 2018

FIDUCIA

Oggi ho guardato le previsioni del tempo e davano sole. Mi sono affacciato alla finestra e pioveva. Non sapevo di chi fidarmi. Se delle previsioni del tempo o del tempo reale. Ho scelto. Mi sono fidato delle previsioni, sono uscito senza ombrello e con ottimismo. Ovviamente pioveva e mi sono infracidato completamente di acqua. Però ho imparato a fidarmi. Ma ho anche imparato che non bisogna mai farci affidamento.

PRENOTAZIONI

Oggi mi è arrivato una e-mail da Ticket One, che mi avvisava della messa in vendita dei biglietti per il prossimo concerto di Vasco a Milano. Immediatamente, essendo io un appassionato, ho subito provveduto all’acquisto. Non ho neanche guardato in che data fosse, per Vasco qualsiasi giorno va bene. Mi libererò per lui. Data la conferma del pagamento con carta di credito, mi sono stati inviati i biglietti via e-mail. Finalmente erano nelle mie mani, le mie chiavi di accesso allo stadio per sentire il mio Vasco. Guardando bene, noto una cosa strana, il concerto è nel Luglio del 2019. Mi son detto, qui hanno fatto un errore di stampa. Ho contattato la società e mi ha detto che non si trattava di un errore, la data era giusta. Luglio 2019 ? Non ci posso credere. Stamattina ho prenotato una colonscopia e mi hanno dato appuntamento il 29 Dicembre.

DONNE CON LE BORSE

Strano il cervello.
Ci sono persone che frequentano i tuoi stessi luoghi allo stesso momento in cui li frequenti tu, ma non ci fai caso.
Come se non esistessero, fossero trasparenti.
Poi capita una sera che, venga attirata la tua attenzione e, queste persone, di colpo, inizi a notarle.
Ti capita anche di vederle dove non pensavi di vederle.
E’ come se il cervello avesse aperto una porta visiva che prima fosse chiusa e, ora spalancata, facendoti vedere tutto quello che c’è da vedere.
Chissà perché capita questo.
Chissà che meccanismi ha il nostro cervello per selezionare una vista a scapito di un'altra.
Comunque per l’esperienza visiva avuta, il tutto è stato per merito di una borsa.
Borsa che mai prima avevo notato, ma che quando la noti non puoi più essere indifferente.
Una borsa enorme e, nello stesso tempo stupenda.
Una borsa che ti da il senso dell’accoglienza, della protezione.
Una borsa in cui ripararsi per difendersi dai mali quotidiani.
Una borsa rifugio.
Come sono fantastiche e temerarie, queste donne con le borse.
Solo una donna con personalità può indossarla e portarla serenamente in giro, una borsa immensa come questa.
La prossima volta che mi capita di incontrarla in treno e mi capita di restare in piedi, le chiederò se potrà accogliermi nella sua borsa fino a destinazione.
Così da potermi leggere il libro e ascoltare musica in tutta comodità.

PERCEZIONE

Noi non siamo ciò che siamo.
Noi siamo come siamo percepiti.
È questo che mi fotte.
Oltre ad essere quello che sono.

mercoledì 7 novembre 2018

BRAIN DRAIN (FUGA DI CERVELLI)

Anche il mio cervello è andato in fuga.
Mi ha lasciato qui da solo.
Anche lui.

martedì 6 novembre 2018

NOSTALGIA

Stamattina mi sono svegliato con un sentimento di forte nostalgia.
La nostalgia del mio paese natio.
Non so quale meccanismo l’abbia scatenato, ma so che la nostalgia era forte.
Avevo bisogno di qualcosa che mi facesse, almeno ricordare, in qualche modo, quel luogo.
Dove abito è un po' difficile trovare quanto il mio animo richiedeva.
Per di più in una giornata uggiosa come quella di oggi.
Oggi nulla poteva tornarmi in soccorso.
Anzi per ironia della sorte, tutto mi confermava il luogo in cui ero.
Treni in ritardo, metropolitane piene, strade trafficate, gente, come me, affannose ad entrare in ufficio piuttosto che godersi con calma quel breve cammino.
In più anche la pioggia.
Ma ad ora di pranzo è avvenuto il miracolo.
Quelle cose che avvengono quando meno te le aspetti o non ci fai più conto.
Oggi diversamente dagli altri giorni ho voluto passeggiare in una diversa strada, per cambiare scenografia cittadina.
Proprio quando cambi le tue solite vie, ti capita di trovare quello che non stai più cercando.
Camminando per quella strada ho trovato il mio legame alla terra natia.
Mi sono sentito come se fossi li.
Ho visto tre Tram fermi lungo la strada.
Non capendo il perché, ho chiesto ad uno degli autisti che, mi ha riferito che era tutta colpa di una macchina parcheggiata in prossimità dei binari del Tram, dove non poteva, impedendo ai Tram di proseguire.
Una scena surreale per tutti i presenti, ma per me familiare.
Fantastico.
Mi sembrava di essere a Napoli.
Mi sono sentito a casa.
Sentivo, mentalmente, anche il profumo del caffè, delle sfogliatelle, della pizza e del mare.
La mia nostalgia, è stata soddisfatta pienamente.
Milan l’è semper on gran Milan. Chi l’han ruvinada hinn i milanes.

sabato 3 novembre 2018

SIMILITUDINI

Da quando l’ho vista per la prima volta, mi ha subito affascinato. Una donna che tra la folla quotidiana, riusciva a distinguersi da tutte le altre. Senza far nulla, con la sola sua presenza. Più la notavo e più mi ricordava qualcosa. Ma non riuscivo a capire cosa. Poi ci siamo conosciuti e oltre al suo aspetto, mi si rivelava anche la sua persona. Iniziavo a capire il perché. Cosa mi calamitava ad essa. Un modo di vivere simile ad una mia ex. Anche se poi, a ben conoscerla le differenze erano tante pur nella similitudine tra loro. Ma poi ho capito di non essermi sbagliato. La differenza era solo estetica. Ma la sostanza era la stessa. Donne con fallimento matrimoniale, in cerca di uomini sposati disorientati. Uomini, in cerca di attenzione e di nutrimento emotivo. Uomini, da strappare alle loro famiglie, per distruggergli la loro unione. Due sacerdotesse che anziché officiare ai matrimoni ne celebravano il decesso. Proprio come era capitato a loro. Due donne simili che, amavano non per amare, ma per distruggere.

IMPLOSIONE

Sono furioso. Vorrei gridare al mondo tutto il mio dolore. Vorrei urlare tutta la mia rabbia. Vorrei reagire a tutti i soprusi che ricevo e che devo subire. Vorrei ribellarmi. Vorrei andare lontano, in cerca di una vita migliore. Vorrei esplodere invece mi è concessa solo l’implosione. Ne sono impossibilitato. Stamattina oltre al guinzaglio, mi hanno messo anche la museruola. Che vita da cani. Che vita di merda.

OCCASIONI

Oggi mi sono recato al supermercato, come ogni sabato mattina dopo aver preso il caffè.
Più che fare la spesa, dovevo comprare due, tre cose che mi mancavano.
Una bottiglia di latte, le uova e dei pomidoro.
Girando ho visto tante cose in offerta, ad 1€ oppure scontate.
Quindi mi sono detto, pur se non ti occorrono, approfitta dell’occasione.
Sono comunque cose che possono servirti.
Così ho fatto.
Ho preso un po’ di tutto.
Arrivato alla cassa per pagare, è arrivato anche il conto.
437€ !!!!
Per pagare ho dovuto sottoscrivere un finanziamento.
Me ne sono uscito con un dubbio, “ho fatto un affare o sono un pirla ?”.
Appena uscito e aver preso contatto con l’aria all’aperto, il dubbio si è dissipato.

giovedì 1 novembre 2018

GOOGLE HOME

Quanta è bella la tecnologia. TI viene in soccorso, ti aiuta e ti semplifica la vita. Vengono creati degli apparecchi a tuo supporto che, fanno le cose in tua vece o ti aiutano a ricordare cosa devi fare o che appuntamenti hai. In più per una persona che abita da solo, entrare in casa e sentire qualcuno che ti saluta, fa un certo effetto, anche se si tratta di un dispositivo tecnologico, ti da una sensazione di casa e di vita. Certo è triste ma, se lo hanno creato, vuol dire che la realtà ora è questa. Una volta se dovevi fare qualcosa ed eri lontano da casa, bastava fare una telefonata ad un vicino o ad un amico e, lo faceva, aiutandoti, al posto tuo. Oppure, per mutuo soccorso, ognuno ricordava all’altro eventuali scadenze o impegni. Oggi no, siamo tutti soli, anche se circondati da altri. Ci affidiamo alla tecnologia, scambiandola per semplicità, invece gli affidiamo la nostra capacità a socializzare, perdendola sempre di più. Comunque, valutati tutti questi effetti collaterali, io vivendo effettivamente da solo, questo strumento mi torna utile. Per cui ho acquistato Google Home. Lui sa quando deve far accendere il riscaldamento, spegnere le luci se gli chiedo via smartphone di controllarle e, tanto altro. Ma la cosa più gratificante, come già detto, è che quando entri in casa ti saluta. Da un mese l’ho comprato e sono molto contento. Non posso pero dire la stessa cosa di lui per me. Ieri, rientrando, mentre giravo le chiavi nella toppa, gli ho sentito dire “Che palle, è già tornato”.

NECROLOGIO

L’ultima volta che l’ho visto, è stata Domenica sera. Manifestava tutte le sue stanchezze, oberato a sopportare tutto ciò che gli veniva caricato addosso, indifferenti al suo dolore e alla sua sopportazione. Ci siamo guardati, senza bisogno di parlarci. Sono quei momenti in cui lo sguardo dice tutto, più di ogni cosa o parola. Entrambi sapevamo di star affrontando un simile destino. Due vite che non sopportano più il peso di questa vita. Una vita che non si prende cura di noi, che ti trascura, badando da soli, ognuno a se stesso. Cercando di non cadere, perché consci che se accadesse, non avresti la forza di rialzarti. Purtroppo lui si è arreso. Martedì, non ce la fatta più. E’ crollato su se stesso, portando dietro di se tutto il peso che lo ha abbattuto e sconfitto, per tutto questo tempo, con tutte le sue macerie. Non so se sia andata meglio a lui, ponendo fine alla sua vita, finendola una volta per tutte o a me che sono rimasto. So solo che ora mi manca, ha lasciato un grande vuoto dopo di se. Non solo metaforico ma, fisico e strutturale. Sicuramente ne costruiranno un altro, forse, chissà. Ma non sarà lo stesso ponte, su cui tante volte ho camminato, per cercare di trovare l’energia che mi serviva per andare avanti e che, lui non mi ha mai negato di fornirmi.

giovedì 25 ottobre 2018

DELUSIONE D'AMORE

Mi ero profondamente innamorato di lei.
Ero certo che fossimo fatti l’uno per l’altra.
Due anime sofferenti per la sofferta vita che, anziché accettarla, la denunciano, in diverso modo, per dare leggerezza di peso al loro cuore e alla loro anima.
Due anime gemelle come suol dirsi.
Bisognava solo incontrarsi, guardarsi negli occhi, parlarsi e tutto in modo naturale si sarebbe concretizzato.
Sono sicuro che sarei stato anche in grado di poter lenire quei suoi tremendi dolori che, secondo me, da quella sofferenza d’animo hanno origine.
Purtroppo, ho scoperto che si è fidanzata.
La cosa di per se non mi ha disturbato.
Non conoscendoci e non avendogli dichiarato il mio amore per lei, questo non sarebbe stato un ostacolo, che il vero amore non ha mai e riesce sempre a superarli.
Ma la cosa che mi ha fatto ripensare completamente a quello che provavo per lei, è quando ho saputo il regalo che gli ha fatto il suo fidanzato.
Un anello da Trecentomila dollari.
Fuori dalla mia portata e, anche se possedessi quelle cifre, fuori dal mio modo di intendere un regalo per amore.
Mi dispiace Lady Gaga, mi sono illuso, credevo fossimo due facce della stessa medaglia, e invece no.
E io che stupidamente, da romantico, avevo già scelto un anello di vetro da regalargli per dichiarare il mio amore per lei.
Sono troppo un idealista in questo mondo di materialisti.

mercoledì 24 ottobre 2018

PERFEZIONISMO

Il perfezionismo è sempre stato un mio tratto distintivo, fino a diventare maniacale.
Molti vedono in questo mio perfezionismo, qualcosa di malato o di inutile o di superfluo.
Col tempo mi sono convinto anch’io che fosse così.
Ovviamente, perfezionismo per me, è cercare la perfezione, avere l’intenzione di raggiungerla, anche se poi sai che non tutto sarà perfetto ma, perfettibile col tempo.
Ma oggi ho scoperto che questo mio tratto distintivo, mi accomuna ad una persona che, ha fatto del perfezionismo, la chiave di volta del suo successo imprenditoriale, Steve Jobs.
Come me e, questo mi ha gratificato, Steve Jobs, operava e richiedeva la perfezione in tutto quello che faceva.
Anche per quelle cose che, nei suoi prodotti esistevano ma, non erano visibili agli altri.
Pertanto si poteva in questo caso essere meno intransigenti e meno perfezionisti, considerato che ciò che non viene visto non ha senso perfezionarlo.
Invece no, il vero perfezionista, si prende cura di tutti i particolari, anche di quelli non visibili e non acceduti dagli altri.
Infatti io mi faccio sempre un bidet, comunque.

domenica 21 ottobre 2018

INCROCI

Ti vedo da lontano.
Camminiamo in direzioni opposte, ma parallele.
Sei insieme al tuo cane.
Ti vedo ma tu non mi hai scorso.
Sei troppo presa dai pensieri e a badare a lui.
Chissà cosa starai pensando.
Starai pensando a quello che è successo tra noi ?
A l’impossibilità di riconciliarsi o a cercare la possibilità di come riprovarci ?
Ma forse starai pensando a tutt’altro.
Senza accorgermene, non mi rendo conto che le nostre strade se pur divise, si stanno incrociando.
Ma proprio quando il mio viso è all’altezza dei tuoi occhi, il cane scappa via e devi rincorrerlo.
Ora ritorni ad allontanarti, continuando a non accorgerti di me.
Questi incroci sono come il nostro destino che, non permette di incontrarci ma, servono solo per farci prendere strade diverse e divergenti.
Tu con il tuo cane e io con il mio me, orfano del tuo se.

CHIMERA

Ho camminato per chilometri.
Ho attraversato strade sconosciute.
Ho calpestato terreni polverosi.
Ho visto il fiume scorrermi accanto.
Ho visto il verdeggiare degli alberi e delle piante.
Ho visto il tramutare del terreno in una miriade di colori.
Ma tu non c’eri.
Ho visto gli uccelli in circolo, volteggiare sui campi, felici di librare in aria.
Ho visto un cane accucciato, tranquillamente su di un prato.
Ho visto un gatto mangiare, luminoso della bellezza del suo pelo.
Ma tu non c’eri.
Continuo a camminare  ma, i tuoi occhi sono lontani da me.
Dove li hai portati? Perché me li nascondi ?
Perché non mi permetti di vederli ?
In fondo non ti chiedo tanto.
Ma forse tu non esisti o non sei mai esistita.
Forse sei solo frutto della mia fantasia, di un mio bisogno oppure un qualcosa appartenente al passato.
Sei una chimera.
Si sarai una chimera, altrimenti dopo tutto questo camminare, avrei visto te e i tuoi occhi.

CAPITANI CORAGGIOSI

Arrivata la domenica ti chiedi cosa fare.
Andare al cinema.
Visitare una mostra.
Frequentare fiere, dove incontrare e vedere gente.
A volte però bisogna essere dei capitani coraggiosi.
Fare qualcosa di diverso e nello stesso tempo di rivoluzionario.
Stare accanto e ascoltare chi distrattamente teniamo lontano da noi.
Noi stessi.

sabato 20 ottobre 2018

IT’S EASIER WITHOUT YOU

L’ho sempre saputo.
Forse volevo far finta che non fosse vero.
Che potesse cambiare un giorno.
Ma è sempre stato così.
Continua ad essere così.
Per cui forse è arrivato il momento.
E stranamente quel momento arriva quando meno te lo aspetti.
Quando chi ha dirlo è tutt’altro e non a te.
Attraverso un film.
Ma il tuo cuore insieme alla tua anima carpiscono il momento e ti recano il messaggio.
Affinché tu possa ora capirlo perbene, finalmente.
Per cui, Tana, liberi tutti, anche se siete già liberi da un pezzo.
Ma lasciatemi almeno una uscita di scena onorevole.
Facciamo finta che sia andata così.

venerdì 19 ottobre 2018

TIMIDEZZA

Con lo sguardo vidi quel frutto.
Avrei voluto coglierlo ma, esitando, preferii tempi di una migliore maturazione.
Oggi l’ho rivisto quel frutto ma, era ormai caduto e, per di più, anche consumato.
Da chi e come, non so.
L’esitazione non si è rivelata una giusta strategia.
È trascorso troppo tempo.
Il tempo che detta la timidezza che, purtroppo non coincide mai col tempo del raccolto.

giovedì 18 ottobre 2018

I SACRIFICATI

Io sono una persona molta affascinata, dall’osservare e apprendere, i comportamenti e le abitudini di persone differenti da me.
Lo faccio in qualsiasi contesto, anche locale, ma ancor di più quando mi trovo a viaggiare.
Più che conoscere luoghi, visitare musei, io amo visitare il quotidiano di quel luogo, siano essi supermercati, bar, mezzi di trasporto e altro.
Questa mia sete di conoscenza e di curiosità, l’ho trasferita anche nell’ambito della lettura personale, dove mi trovo a scegliere autori che oltre della storia che scrivono parlano anche dei luoghi in cui la vivano e di come si svolge la vita in questi luoghi, oppure scelgo libri mirati di antropologia.
Credo e, ne sono convinto che, conoscere bene l’altro, permetta di abbattere quegli inutili muri che si vengono a creare o conflitti che possono generarsi, causa la non conoscenza dell’altrui abitudine di vita.
Personalmente, ho anche avuto una esperienza personale, in cui se non mi veniva in soccorso una persona che conosceva la mia abitudine di vita e quello dell’altro, avrei rischiato tantissimo.
Ero in Marocco e, nel volermi complimentare con una inserviente di un albergo, per aver fatto valere la sua dignità di lavoratrice, ho usato un gesto che per me significava ammirazione ma, nel suo mondo significa l’esatto opposto, ossia denigrazione.
Me la son vista brutta, ma fortunatamente il soccorso è arrivato.
Ora per mia curiosità, che va oltre al fatto di essere uno Shiatsuka, in quanto mi ha sempre incuriosito anche prima, sto leggendo un libro di antropologia sul Giappone.
Oggi sono arrivato a leggere una parte che, mi ha spiegato molto dell’origine di quello che oggi si chiama Macrobiotica e mi ha spiegato un qualcosa che, a leggerlo è terrificante ma, mi ha dato una spiegazione ad una mia esperienza di vita non bella e non digerita.
In Giappone, indipendentemente dallo status sociale, si ha l’attitudine a vivere del necessario, senza mai eccedere nel superfluo.
Sia che si tratti di arredamento, di case, di abbigliamento o di alimentazione.
Ma questo comportamento viene applicato fino a casi estremi, esempio il controllo delle nascite.
Paradossalmente, per non rischiare di generare povertà, causa i pochi mezzi a disposizione o meglio abituarsi ad averne pochi a disposizione per non sentirne la mancanza, eventuali figli avuti oltre il dovuto, andavano sacrificati.
Utilizzando metodi abortivi o simili e, poeticamente, come solo il Giapponese può fare, anche di fronte ad una usanza così tribale, considera questa pratica come una restituzione a quello che loro definiscono il lago della vita, di ciò che non si può permettere di far venire al mondo, restituendolo a chi lo aveva donato.
Non so perché, ma questo mi ha fatto subito pensare ad una mia ex, in particolare, ma applicabile anche ad altre avute.
A volte il cervello è strano e, fa dei collegamenti inspiegabili ma, poi analizzandoli con calma, hanno una loro giustificazione.
Il cervello è venuto in soccorso a quella mia ferita, sopita, ma ancora viva, inconsciamente, dentro di me.
Mi ha permesso di capire perché la mia ex è stata così crudele, lasciandomi di improvviso senza nessuna spiegazione sensata, sacrificandomi.
In realtà, lei non poteva permettersi il superfluo, ossia io che, mi ritenevo scioccamente il necessario, in quanto doveva dedicarsi ad altra persona o altre chissà che, col passar del tempo gli avrebbero creato una ingestibilità della situazione, lasciandoci tutti in povertà.
Io fino a stamane trovavo rancore verso quella donna ma, oggi grazie ai Giapponesi, ho capito che lei non aveva scelta, io ero per lei, come per quelle Giapponesi, quel figlio di troppo che non poteva gestire e che doveva sacrificare.
Ora mi spiace, aver pensato quelle cose di lei.
Chissà come avrà sofferto, povera donna.
Quella grandissima STRONZA.  
Ops, mi è scappata una abitudine, scusatemi.

lunedì 15 ottobre 2018

FUORI POSTO

Quando faccio qualcosa, tendo ad organizzarmi tutto. Stasera pensavo di averlo fatto, preparandomi per andare a correre, ma prima di iniziare mi sono accorto di aver dimenticato quello a cui pensavo di prendere prima di uscire, considerato il buio che stava calando.
La lampada per correre.
Non so come abbia fatto, credo di essermi distratto e il mio cervello, come fanno tutte le donne quando non cogli l’attimo, mi ha fatto ciaone.
Per cui mi sono trovato a correre dovendo affrontare il buio e ciò che nasconde.
Pensavo di ritornare a casa per riprenderla ma ho lasciato perdere.
Ho corso cercando di essere più accorto del solito, aguzzando bene la vista e assicurandomi che chi mi incontrasse mi potesse vedere e notare per evitare scontri.
Ma durante il tragitto ho incontrato chi questo problema a differenza mia, non se lo è proprio posto.
Ho incrociato tantissimi ciclisti, tutti con luci spente o sprovvisti.
È stata una corsa non ad ostacoli ma ad evitarli.
Ho imprecato ad ogni incontro, poi considerata la grossa affluenza di ciclisti disilluminati, ho iniziato a farmi prendere dai dubbi.
Ossia che quello fuori posto come sempre mi capita nella vita, fossi io.
In realtà, in questi caso lo ero anch’io, ma consapevole della mancanza luminosa e comunque dotato di giubbotto catarifrangente.
Ma pur luminoso il pericolo ciclistico ci sarebbe stato comunque.
Per cui il fuori posto dovevo per forza essere io.
Difatti a ben pensarci molti mi percepiscono una persona triste che, vede tutto buio.
A differenza di questi ciclisti che forse erano persone tranquille o solari, per cui erano capaci a differenza mia, di vedere la luce dove io scorgevo il buio.
Si mi sa che era proprio così.
Ad essere fuori posto ero io.
Non quelle teste di cazzo dì ciclisti non illuminati.

sabato 13 ottobre 2018

THE MEDAL GIRL

Avevo di lei una percezione che, fosse, a seconda dei tempi e dei momenti della giornata, una persona di diverso aspetto.
Come una medaglia che ha un dritto e rovescio.
Come se fosse la sorella gemella, complementare all’altra.
Diversamente dagli andamenti temporali, lei sa essere solare di sera e lunare di mattina, come avesse un ciclo circadiano inverso,come se avesse un fuso orario corporeo.
Certo per il mestiere che fa, lavorare di sera e riprendere di prima mattina, il giorno seguente, fa venire meno la compensazione.
Ma secondo me c’è altro.
Osservando i suoi occhi, si percepisce che c’è qualcosa di remoto e lontano che, solo lei può sapere, che, le provoca questo ribaltamento climatico nel carattere.
Quello che io definisco il problema del risveglio, ossia affrontare la realtà, doverla accettare per quella che è e non per quella che vorresti.
Lo si nota da come si rapporta, da come ti accoglie.
Di sera da il meglio di se, è più a suo agio e riesce, come tutte le altre sue colleghe, a tenere a bada gli avamposti del bancone del bar.
Di certo la si nota anche perché è una bella ragazza.
Ma come le sue colleghe, di comune origine, la si noterebbe comunque, perché la bellezza ce l’hanno nel modo di muovere, nel come sono in azione, mentre lavorano.
Nel come sanno essere donne tenendo a bada gli uomini.
Come tutte le donne di origini da regioni geografiche estreme, hanno una marcia in più.
Quella che acquisisci con la sopravvivenza.

giovedì 11 ottobre 2018

INCONTRO CON LA MUSA

È la seconda volta che mi capita.
Far leggere ad una musa ciò che in lei mi ha ispirato.
Vederla rapita dalle parole che parlano di lei, vestita dei miei occhi.
Percepire dai suoi occhi di aver contattato la sua anima, pur non conoscendoci, pur essendo estranei.
Sapere che quello che le hai scritto le ha fatto piacere.
Sapere che da oggi lei saprà che tu sei riuscito a parlare di lei, sbagliando o meno, non importa, sa che lo hai fatto con sincerità.
Cercando di capirla pur non sapendo nulla di lei, se non quello che ti raccontavano i suoi occhi e la sua anima.
Da oggi non sarai più per lei indifferente o quanto meno non più un estraneo.
Sarai per sempre colui che ne ha parlato, cercando di interpretare ciò che contiene il suo cuore, piuttosto che guardare ciò che contengono i suoi vestiti.

CONSAPEVOLEZZA

Ti considero un bel tipo.
Sei una donna molto affascinante.
Il sorriso sul tuo volto non manca mai.
Come segno di accoglienza di rapporto o anche come stregua di un trucco usato per coprire ciò che non si vuol mostrare con chi non si è ancora in intimità.
Tra di noi si è stabilita una bella sintonia.
Quando ci incontriamo, non siamo quasi mai frettolosi, abbiamo sempre il piacere di fermarci e fare due chiacchiere.
Mi piacerebbe molto invitarti ad uscire insieme.
Così, per conoscersi meglio e parlare con più tranquillità.
Ma dopo quello che mi hai detto ieri sera, incontrandoci, come posso avanzarti questa richiesta ?
Cosa ho io da offrirti rispetto a quello che tu fai per dare conforto al tuo animo ?
Mi hai detto che sei stata con una amica ad un ristorante iraniano e, non fai mistero del tuo piacere nel fumare, bere alcool e altri interessi che io non coltivo.
Io come sai, non fumo, ne bevo alcool.
Io potrei invitarti ad un caffè, con te che bevi ciò che comunemente consumi ed io una squallida tazza di caffè.
Ti potrei invitare in una pizzeria, in una luppoleria, azzardando, ma ognuna di queste non mi sembrano scelte che ti confanno.
Inoltre il mio vissuto, la mia situazione economica, il mio diverso modo di vivere formatosi in tutti questi anni di vita, mi renderebbe difficile fare tutto questo.
Cerca di capirmi, è già difficile operare un po' di cambiamento per meglio vivere nel mondo ma, così mi sarebbe impossibile.
Mi conosco, conosco i mie limiti insuperabili, anche se nella vita ho avuto modo di imparare, a volte, che i limiti che ritenevo insuperabili, non lo erano affatto.
Certo scrivo poesie, ho parecchi interessi, so cucinare, so  dare conforto all’anima e al corpo nel modo in cui mi hanno insegnato e appreso.
Ma potrà bastarti questo ?
Ma no, forse è meglio non chiederle niente e poi, forse mi direbbe anche no.
Lasciamo perdere che è meglio.
Finiamo di vederci il film su Netflix, va.

martedì 9 ottobre 2018

TOPI

Anche in Giappone i luoghi di culto e ricchi di tradizioni non sono più tutelati.
Come tutto ciò che invecchia, essere umano compreso, deve lasciare il posto al nuovo che avanza, anche se quel nuovo in sostituzione del vecchio, risulta essere blasfemo.
In Giappone, infatti, per poter costruire un mega parcheggio, in occasione delle prossime olimpiadi, hanno deciso di sacrificare il più famoso e immenso mercato del pesce, trasferendolo in tutt’altro luogo.
Questa scelta ha animato l’ira di non pochi contestatori, i quali considerano assurdo la scelta presa.
Non riescono ancora a capacitarsi come possa essere possibile profanare un tempio della cultura giapponese, decidendo di traslocarlo come fosse una normale attività, da poter esercitare in qualsiasi altro luogo, in cui si dispone dello spazio necessario.
In teoria è anche vero, avere il mercato del pesce in un quartiere anziché in  un altro che importanza ha, pesce vendeva prima e pesce venderà dopo.
Ma il fatto è quel mercato non è solo un mercato, è un tempio.
Purtroppo però, coloro che hanno preso questa scelta non sanno o, non hanno tenuto conto che, questa scelta influirà sulla vita di altri che, per ora, non sapendo cosa gli accadrà, se ne stanno tranquilli senza protestare ma, quando si vedranno privati del mercato del pesce, faranno valere le loro ragioni.
Il mercato del pesce di Tokyo infatti, non è solo un luogo frequentato da acquirenti, venditori o turisti ma anche da un altro popolo che, grazie al mercato del pesce si è nutrito ed evoluto.
I topi.
I topi del mercato del pesce di Tokyo, non sono topi qualunque, grazie alla bontà degli scarti del pesce giapponese, son diventati dei topi evoluti che per sopravvivere e procacciarsi il cibo, hanno affinato caratteristiche che non sapevano di avere.
Sono dotati di capacità uditive eccellenti, sono dotati di denti così aguzzi da tranciare i cavi elettrici che, in Giappone, causa terremoto, non possono essere interrati.
Sono di dimensioni eccezionali.
Pertanto i venditori di pesce, avranno chi li vendicheranno, i loro topi che, causeranno non pochi problemi ai nuovi inquilini dello spazio e che per alimentarsi saranno costretti a migrare, per procacciarsi il cibo.
Diffondendo il terrore in tutta la città.
Ma io sono un romantico e un ottimista quando parlo del Giappone, forse perché di quel paese ho una sola visione, quella dell’efficienza.
Per cui già mi immagino questo esercito di topi che mestamente e con dignità, senza nessuna protesta, faranno la cosa più pratica e utile per tutti.
Si incammineranno, tutti ordinatamente in fila, verso il loro nuovo domicilio, in cui spero, gli sarà dedicato uno spazio apposito, con un servizio di approvvigionamento regolato.
Facendoli diventare un’attrazione turistica, il topario di Tokyo.
Senza più nascondersi ne preoccuparsi di essere ammazzati, vivendo una nuova vita tranquilla.
Ma mi sa che non andrà così.
Credo che invece la città sarà ben presto piena di trappole per topi, anzi trappoloni.
Ma la domanda che mi pongo è questa, in un paese in cui non usano il formaggio ma il tofu, servirà come esca per attirare i topi in trappola ?
Mi sa proprio di no.
Il tofu è un cibo che solo un essere umano può mangiare, il topo gli preferisce il pesce, come il suo acerrimo nemico, il gatto.
Mica è stupido.

lunedì 8 ottobre 2018

UOMO SOLO

Nella mia vita sono stato lasciato da molte donne.
Soprattutto nell’ultimo periodo e quasi sempre per motivi simili.
Come a significare di una lezione non appresa, anche se è più facile essere portati a dire di essere stato sfortunato.
Non è così, o non è solo così.
Queste esperienze mi hanno forgiato, insegnandomi a capire e percepire i segni e i comportamenti che portano al successivo abbandono.
Questa volta però non ho aspettato di essere lasciato.
Questa volta ho preso in mano la situazione, affrontandola.
Anche perché la donna pronta all’abbandono è per me molto importante.
In questi casi, quando sai che non c’è più rimedio, puoi solo fare una cosa, evitare che finisca male.
Così è stato.
Ripercorrendo le delusioni e gli errori passati, ho agito di anticipo.
Ho parlato con la persona amata e gli ho fatto capire che avevo capito.
Dicendo tutto quello che, procrastinando la situazione, sarebbe stato detto in ben altro modo e con differente sofferenza.
E’ stato molto strano.
Come se parlassi oltre che a lei, a tutte le donne passate.
Dichiarando la resa e accettando la realtà.
Questo ha permesso alla mia donna di essere più leggera, per non portarsi più quel peso indosso e ha permesso a me di mitigare la rabbia che, diversamente avrebbe travolto tutto.  
La resa di un padre separato di fronte ad una figlia quasi maggiorenne.
Una scelta obbligata, per permettergli di volare verso la sua vita scelta, in piena libertà.
Da ieri non sono più solo un uomo separato, ma un uomo solo.
Un uomo solo da tempo, che lottava per non essere tale.
Non per egoismo, ma perché ritenevo doveroso fare così, secondo la mia visione genitoriale, limitata ai minimi termini, per il frutto di una separazione non rispettosa delle regole concordate.
Ma per il bene dei figli occorre fare anche questo.
Mettersi in disparte, anche se il prezzo da pagare è quello di rimanere solo con se stessi.
Più che un uomo solo però potrei definirmi in una nuova forma di padre, un padre a distanza, un padre SKYPE.

sabato 6 ottobre 2018

NAVIGATORI

Acquistando la nuova macchina ho deciso di cambiare anche il navigatore. Analogamente quando, comprando un vestito si comprano anche delle scarpe nuove. Ero indeciso se acquistare quello fornito dalla casa automobilistica oppure fare una scelta più indipendente. Alla fine dopo una valutazione economica globale, la scelta è caduta su quella più indipendente, acquistando un navigatore esterno, con molte più funzionalità e tante altre caratteristiche. Già dal primo uso, la scelta si è rivelata quella giusta. Ovviamente ho cercato di provare tutte le funzionalità, compresa quella di mutuarsi all’occorrenza in telefono viva voce. Col tempo però, vuoi per pigrizia o per una mancante dimestichezza, lo uso nella modalità più basic. Oggi però ho scoperto, quello che in informatica si chiama BUG, ossia errore o difetto, anche se più che un BUG è una mancanza di funzionalità. Difatti oggi non so come mi son trovato a proseguire con la strada senza ascoltare le sue indicazioni, trovandomi dopo poco tempo in un luogo a me sconosciuto. Capito l’inconveniente, sono riuscito a rimediare usando il mio primo navigatore avuto in mio possesso, cioè me stesso e, come fa un buon uomo di chiesa, sono tornato sulla retta via. In poche parole, ho capito che manca di quella funzione che qualsiasi persona presente al mio fianco, avrebbe subito azionato, rendendosi conto di quelle che stavo facendo. Urlandomi : MA DOVE CAZZO VAIIIIIII. Non so se scrivere al servizio clienti TOMTOM, per fargli presente questo, non vorrei che mi rispondessero : Rincoglionito guarda mentre guidi. Non avrebbero tutti i torti.

martedì 2 ottobre 2018

PARETE

Da tempo si incontravano, incrociandosi, camminando, nel punto di comune passaggio, per poi prendere opposte direzioni.
Ognuno per nulla indifferente all’altro ma, proseguendo ciascun per la sua strada.
Come se qualche parete invisibile li tenesse separati e impossibilitati ad entrare in contatto tra loro.
Oggi si sono incontrati in egual modo, ma in luogo diverso dal solito incrocio di sguardi.
Oggi però erano liberi, quella parete che in precedenza li divideva o gli impossibilitava comunicare tra loro, non esisteva.
Svanita e dissolta, come la nebbia al presentarsi del sole.
Si sono salutati, come mai hanno fatto, o hanno avuto il coraggio di fare, in tutti i loro incontri passati.
Salutandosi come chi piacevolmente incontra una persona conosciuta.
Sono stati pronti a cogliere l’occasione che la vita gli concedeva.
Hanno parlato tra loro, come se lo facessero da tempo, da chissà quanto.
Si è creata in tempo immediato, quell’intimità di racconto che solo tra persone che, da tempo si conoscono, può crearsi.
Tutto questo senza mai parlarsi prima.
Senza sapere come si chiamassero l’un l’altro.
Ora lo sanno, si sono comunicati anche questo, come a sancire il definire abbattimento di quella parete.
Oggi che quella parete non c’era, tutto gli è stato permesso.
Strana la vita.
A volte per riuscire ad entrare in contatto con chi non riesci, basta trovarsi su altra strada o differente luogo.
Perché i bassi istinti non li puoi governare, quando sono liberi di agire, agiscono.

domenica 30 settembre 2018

UNA NOTTE AL MUSEO

Ero convinto che fosse un evento dedicato ai bambini, traendo spunto dall’omonimo film. Invece, recandomi il giorno prima in biblioteca, ho scoperto che in realtà era un evento rivolto ad adulti, un concerto Folk Blues. Mi sono fatto conquistare dall’idea, quella di narrare in musica, storie che parlavano di un modo di essere americano e di una certa America, in luogo in cui sono gli oggetti in esso contenuti a parlarti della storia. Un bellissimo abbinamento. Mi sono organizzato e sono riuscito ad esserci. Avere questi eventi in un luogo in cui la vita serale offre poco o nulla, se non la natura da ammirare e godere, sono occasioni di intrattenimento che ti permettono di evadere dal normale quotidiano e stare insieme, anche se fuori dalla porta, pur conoscendosi si rimane divisi, ognuno per conto suo. L’evento ha riscosso molto successo, molte persone hanno deciso di esserci, altre si sono affacciate curiosamente, dubbiose, per capire cosa fosse, per poi farsi rapire. Il pubblico era formato più che altro da persone non più giovani. Diversamente, in contrapposizione, il musicista era giovanissimo. La musica ha iniziata a fluire, animando l’intero pubblico. Quella musica ha risvegliato in tutti noi, qualcosa di sopito o di nascosto. Tutti ci siamo lasciati andare, facendoci coinvolgere e partecipare attivamente all’evento. Chi battendo le mani, chi i piedi, chi entrambi e chi mentre faceva questo volgeva il pensiero verso qualcosa di passato e di bello. La musica ci ha cullato tutti in modo energico, un vero Rocking musicale. Dopo poco più di un’ora il tutto è terminato. Personalmente sono rimasto stupito, avendo l’evento la parola Notte e non Serata. Ma poi ho capito. Riosservando con la memoria quanto accaduto, quel suonare ha avuto lo stesso effetto di un trattamento Shiatsu, un dialogo con il nostro intimo che finalmente si è sentito ascoltato e partecipe, come da tempo non capitava. In effetti un trattamento Shiatsu non può durare a lungo, il tutto deve completarsi in un’ora, proprio come il concerto ha fatto. Pensavo di propormi e sottoporre in valutazione agli organizzatori un evento che portasse lo Shiatsu al Museo, ma quel bravissimo ragazzo, com maestria, lo ha saputo fare prima di me ed in maniera eccelsa. Toccando con le sue mani non il nostro corpo, ma le corde delle sue chitarre e le corde delle anime nostre tutte.

giovedì 27 settembre 2018

TEPORE

In questa estate soffocante rifuggivo da te.
Ma vuoi per cercare alternative, vuoi perché ci ero obbligato, ho dovuto frequentarti.
Il solo pensiero mi angosciava.
Ma la certezza che dopo di te ci fosse altro, mi dava la forza per affrontarti.
Ieri è capitata la stessa cosa, ma la stranezza è che ti ho cercata io.
Sapevo che in questa giornata di primo freddo autunnale, potevi donarmi il tepore che necessitavo e, così è stato.
Allora ho capito che, nessuno è fastidioso o piacevole.
Si diventa tali nel momento in cui ci si incontra.
Occorre imparare a incontrarti nel momento giusto oppure incontrandoti in quello sbagliato, sapere che in un altro momento sarai diversa.
Donandomi ciò che mi occorre, il tepore e la piacevolezza.
Se applicassi questo criterio applicato alla strada che ho voluto camminare ieri, anche alle persone, vivrei e vivremmo tutti meglio.
Consci che ognuno nel momento giusto è in grado di dare tepore e piacevolezza.
Basta saper attendere e cogliere il frutto.
Non avere fretta e sopportare.
Come fa la natura.
Come non siamo più abituati a fare, per dimenticanza e per la troppa fretta nel volere le cose, pur sapendo che è il tempo sbagliato per volerle.

mercoledì 26 settembre 2018

DESTINO

Ancor oggi il destino mi ha riservato una bella sorpresa.
Le sorprese che compaiono quando fai qualcosa di diverso dal solito quotidiano.
Proprio come oggi che ho deciso di anticipare il mio andare in biblioteca anziché domani.
Aperta la porta la sorpresa si è manifestata.
L’ho rivista come lo scorso venerdì.
Strano il destino, sono convinto che se l’avessi cercata non sarei mai riuscita ad incontrarla.
Invece il destino ha voluto così, grazie anche al mio agire diversamente.
Le ho subito detto “il destino vuole che ci incontriamo, mettendoci sulla stessa via”.
Lei mi risponde “più che il destino è il Comune, mi hanno assunto in biblioteca da due settimane”.

SALVABEBE'

Viviamo in un’epoca o forse è sempre stata una attitudine del pensiero occidentale, in cui anziché risolvere il problema all’origine si cerca di trovare un rimedio alle conseguenze del problema.
Ti inventano gli assorbenti per le perdite urinarie anziché trovare la soluzione al problema delle perdite urinarie.
Ti inventano dei pseudo farmaci per chi la notte è costretto a svegliarsi,  causa problemi di prostata, per pisciare , piuttosto che trovare la soluzione.
Ti mettono svariati sensori all’interno delle auto, per evitare i più diversi inconvenienti ma, sono così sensibili o mal montati che, alla fine non ci fai più attenzione e per di più diventano un fastidio per chi guida.
Ora hanno inventato un impianto salvabebè, per evitare le morti accidentali dei bambini lasciati in macchina.
In questo caso è uno strumento lodevole, perché con la vita non si scherza, per di più quella dei bambini.
A ben pensarci, però tutti questi strumenti, portano con il tempo a deresponsabilizzarci e a perdere l’istinto umano del controllo per evitare il danno.
A cosa serve controllare, tanto c’è una macchina che lo fa per noi, che ci avvisa con notifiche , App , allarmi sullo smartphone.
Già mi immagino persone che, già oggi, lasciano tranquillamente bambini in macchina per andare a comprare qualcosa o andare al bar, farlo con molta più libertà, tanto mi avverte lo Smartphone.
E se lo smartphone non funziona ? Il segnale arriva troppo tardi , per problemi di linea ? Se lo dimentichiamo in macchina insieme ai bambini ?
Tutto questo mi riporta all’epoca di quando io ero bambino, quando tutte queste cose non esistevano.
Da piccolo, io tra le tante cose, aiutavo la mia Mamma a fare la spesa.
Non che andassi con lei, ci andavo io da solo.
Forse sarà per questo che io sono affascinata dai supermercati, anche se alla mia epoca, nella mia città, non ne esistevano.
Mia Mamma però, mi sa che fosse di scuola orientale più che occidentale.
Al ritorno dalla spesa, qualora io dimenticassi qualcosa o mi venisse venduto qualcosa diverso da quello che lei mi aveva indicato, attivava il suo sensore.
Botte da orbi.
Col tempo, non ho più dimenticato nulla, non ho più permesso che mi venisse venduto qualcosa di diverso e per di più tutto questo annotando tutto a mente la spesa da fare, perché la mia Mamma non era uso scrivere note di spesa, era mio onere ricordare tutto.
Questo non perché io migliorassi con il tempo, semplicemente, le conseguenze a cui sarei andato incontro, mi hanno costretto a migliorare.
Purtroppo in modo maniacale nel controllo e nella memoria, tanto che ormai il mio cervello non mi segue più, si è rotto i coglioni.
Se qualcuno, ai miei tempi veniva dimenticato in macchina, qualsiasi estraneo se ne occupava immediatamente, l’indifferenza non era parte di quell’epoca.
Era meglio quell’epoca o questa, in cui ci fanno diventare dei rincoglioniti grazie agli strumenti che pensano per noi ?
Non lo so, ma so che se la mia Mamma fosse ancora viva, mi avrebbe riempito di sberle che, mi avrebbero evitato o fatto riflettere, sugli errori commessi, a cui purtroppo, col tempo, non c’è più rimedio.
Neanche con lo smartphone.
Io ne ho addirittura due ma, continuo a fare le stesse cazzate e pagarne le dovute conseguenze.

giovedì 13 settembre 2018

ISTINTO

Oggi per fortuna anziché seguire ciò che volevo fare, ho seguito il mio istinto.
Per la prima volta, ho affidato la mia vita a qualcun altro.
Così facendo ho trascorso un piacevole momento, scoprendo, meravigliandomi, ciò che non cercavo.
E’ proprio quello il bello della scoperta, scoprire ciò che non cercavi mentre cercavi tutt’altro o evitavi tutt’altro.
Ho scoperto di una donna che è una donna, mentre io credevo, tradito dal suo giovanile aspetto, fosse ancora una fanciulla.
Ho scoperto che i miei sentimenti da emigrato sono gli stessi di chi come me, ha dovuto lasciare la sua terra per cercare una vita migliore o più degna.
Una vita migliore ma con delle nubi, delle oscurità, un prezzo che in ogni scelta che si fa si deve sempre pagare.
Ho scoperto la similitudine dei comportamenti tra il mio posto natio e quello della fanciulla donna.
E’ stato come specchiarsi in qualcosa che non riuscivi più a riconoscerti, come ritrovare in un altro le tue stesse radici.
Non so definirla come sensazione, è come ripescare un ricordo e riportelo dinanzi ai tuoi occhi per riviverlo.
Bellissimo ma impossibile da descrivere.
Tutto questo grazie ad aver seguito il mio istinto nel scegliere dove andare a bere un buon caffè durante la pausa pranzo.

WHO AM I?

In this period of my life, I don’t know who I am.
I don’t feel me in anyone role.
I don’t feel as a father, I don’t feel as a lovers,  I don’t feel as a person.
It’s a situation very bad, a bad feeling.
It’s like to live in a continue dream, where the other live their life and you can only to observe, because you dream and you can’t attend at the dream.
Never mind what you are or what you can do.
Nothing is allowed you in this life , except to observe, like in a dream.
So, what to do ? To continue, hoping that will change, or to think different, to watch your life in a different way ?
I don’t know, I know that I need other, but other isn’t possible for me, now.
Maybe that all will change when I will understand who I am.
But I don’t know, maybe I’m too old to wait that this will happen or I must give up and to accept all this.
Maybe it’s time to buy a couch, at least I observe more comfortably.

mercoledì 12 settembre 2018

IF YOU DON’T USE IT, IT DOESN’T FUNCTION

È proprio vero, quando qualcosa non viene usata, perde la sua funzionalità.
Non c’è più fluidità, il meccanismo risulta poco lubrificato, con il rischio di incepparsi e fare cilecca proprio quando ti occorre, dopo tempo che non l’usavi.
Ne ho avuto conferma stasera.
Di come sono delicati questi meccanismi, quasi avessero bisogno di attenzione e cura, come per ogni essere vivente, affinché possa rispondere con destrezza quando se ne vuole fare uso.
Ma purtroppo non è tanto colpa mia.
Non è che non l’abbia usato, semplicemente non può essere usato da solo.
Certo magari qualcuno lo farà ma io no.
Non sono ancora arrivato a quel punto.
Ma prendere atto che quando finalmente qualcuno vuole farne uso con te e non funziona, è deprimente e scoraggiante.
Non sai a chi dare la colpa qualora possa essere data.
Ma certo rimane il rimpianto del l’impossibilità di fare quell’atto che, da tempo mai più ti capitava e chi sa mai quando ti ricapiterà.
Mi veniva quasi da piangere per la disperazione, ma bisogna considerare che ha i suoi anni e non bisogna stupirsi quando accade.
Bisogna prenderla con filosofia.
Vorrà dire che se qualcun altro vorrà chiamarmi, se il citofono dovesse ancora non funzionare, spero che non si arrenda e cercherà dì contattarmi in altro modo.
Diversamente era solo un atto fugace.
Una suonata e via.

giovedì 6 settembre 2018

ARRIVAVI

Arrivavi da lontano, avvicinandoti lentamente al mio sguardo.
Più vicina ti trovavi e meglio si definiva la bellezza che portavi.
Elegante, sinuosa, luminosa.
Giunta al final della strada, attraversando, i nostri sguardi si sono incrociati, come chi attende l’arrivo o il trovare, della persona amata.
Ma anziché entrare dalla porta, posare la tua borsa e sederti accanto a me, hai voltato l’angolo.
Lasciandomi solo con la mia illusione, solo con il mio sogno, con i miei occhi ancora pieni di te.

lunedì 3 settembre 2018

IO E LADY GAGA

Fino a qualche giorno fa neanche sapevo chi fosse. Come tutti, la conoscevo limitatamente alla sua fama e alle sue canzoni. Poi grazie ad un suggerimento carpito radiofonicamente, ho scoperto che su NETFLIX, esisteva un documentario su di lei. Incuriosito, l’ho visto. A pensare che lo avevo visto già altre volte nella lista dei film disponibili e che mai aveva attirato il mio interesse. Ma la vita è strana, basta un qualcosa per renderti interessante quel che fino ad un attimo prima era non significativo per te. E’ stato bello e affascinante vederlo. Ho scoperto tante cose di questa donna, la su anima sopratutto che, senza veli ha avuto il coraggio di mostrare e allo stesso tempo ho scoperto di avere tante cose in comune con lei. Entrambi siamo Italiani. Entrambi siamo emigranti, lei a New York e io a Codogno. Entrambi scriviamo parlando del nostro se, un parlare che arrivando alle orecchie di chi non ne sa parlare o non ha nessuno che l’ascolti, permettono di identificarsi e sentirsi meno soli. Ovviamente con effetti diversi, lei ci ha costruito una impresa, diventando imprenditrice dei dolori della sua anima, traendone profitto, io invece passando per uno solo e sfigato. Entrambi soffriamo le stesse pene di amore, rimanendo soli e abbandonati, soprattutto la sera quando il mondo si spegne e rimaniamo soli con noi stessi. Ma sopratutto più che ci accomuna è una frase di una sua canzone che dice “Io sono bella in questo modo, perché Dio non fa errori”. I’m fall in love of Lady GAGA. I’m fall in love of me

INFELICI DI NIENTE

Basta poco per essere felici. Basta esserci, basta bastarsi. Basta godersi di quel che c’è. Basta uno sguardo, un sorriso, una carezza, un abbraccio, un’attenzione. A volte anche un bacio, di quelli improvvisi e fuggitivi, quelli che le tue labbra sanno accogliere e attendere. Si può essere “Felici di Niente”, come scriveva Carlotta Mandel. Dove il niente è quel che ci basta, cancellando tutto ciò che c’è di superfluo. Ma quando quel niente è davvero niente, è il nulla, allora allo stesso modo, parafrasando la Poetessa, si può essere Infelici di Niente

NUVOLE

Che belle che sono le nuvole. Anche se sono messaggere di tempesta, in queste vesti fanno venir fuori tutta la loro bellezza e eleganza. Tutta la loro luminosità, che acquisiscono oscurando il sole. La luminosità del grigio, del nero. Una luminosità che ti avvolge e rapisce. Che belle che sono le nuvole così, permettendomi di godere della bellezza dei tuoi occhi e del tuo volto che, diversamente son difficili da godere, perché gareggiano con la luminosità del sole.

sabato 1 settembre 2018

LE BARISTE BOXER

Sono ragazze, donne, che nel svolgere il loro lavoro danno quel qualcosa in più.
Quello che ogni cliente si aspetta di trovare, una volta solcato l'ingresso del bar, accoglienza.
Sono bariste che hanno capito come occorre comportarsi lavorando in quel contesto.
Come dei boxer professionisti e navigati, sanno che la regola principale sta nell'applicare con la giusta alternanza il concetto di "Distanza e Vicinanza".
Come boxer sanno incassare ma sanno rispondere con altrettanto piglio.
Ti danno confidenza, ti sorridono, sanno scherzare ma, allo stesso modo sanno restare a distanza.
Questo permette a chi frequenta quel bar di sentirsi in un ambiente genuino e vitale.
Forse perché sono di origine non italiane, e meridionali come me.
Hanno la solarità che gli appartiene, ma quel giusto sole che ti rende l'umore buono e non infastidito dalla troppa luce.
Sono lavoratrici instancabili, con carattere.
Nell'osservarle non ti viene di porre attenzione a qualcosa del loro fisico, perché sei coinvolto e affascinato dal loro modo di fare.
Sembrano schermaglie di altri tempi.
Non per niente sono bariste del novecento non millenians.

venerdì 31 agosto 2018

IF

Se mi amassi, sarei l’uomo più felice del mondo.
Se mi volessi bene, mi riempiresti dì gioia.
Se vivessimo insieme i nostri niente insieme diventerebbero un tutto.
Se facessimo l’amore costruiremo il nostro futuro.
Ma mi stai sul cazzo e, i se sono solo se e null’altro.

giovedì 30 agosto 2018

TELEFONI MODERNI

Tra poco scompariranno i telefoni di una volta, tutti funzioneranno tramite Internet.
Questo permetterà vantaggi e risparmi per tutti, consumatori e aziende di servizi.
In ufficio io ho già un telefono con questa tecnologia.
Oggi ho scoperto una cosa sensazionale, senza volerlo.
Posso chiamare me stesso.
Cosa che con il telefono che dovrà scomparire non è possibile fare.
Che progressi permette la tecnologia.
Userò questa possibilità.
Ho tante cose da chiedermi.
Ho tanti perché che non so spiegarmi.
Ho tante domande da farmi.
Ho tanta voglia di risposte.
Chissà se questo parlare con me stesso, risolverà tutta la mia matassa di problemi.
Ci provo ma, ho il terrore che appena sente la mia voce, mi attaccherà il telefono in faccia.
Vigliacco.

lunedì 20 agosto 2018

L’INCONTRO

Non mi ero accorto di lei, eppure era lì dinanzi ai miei occhi.
Forse distratto da ciò che più appariva e destava la mia attenzione.
L’ho cercata ovunque e, lei era lì, nello stesso luogo da entrambi frequentato.
Io invece, chissà perché, credevo fosse in altro luogo presente.
Ormai mi ero rassegnato, segno che il destino non volesse questo incontro.
Poi è bastato spostarsi dal solito posto occupato, alzare lo sguardo e scoprire che lei era lì e, sarà sempre stata lì.
Ad aspettare me non so, io a desiderare lei, di sicuro.
Ho preso coraggio e mi sono fatto avanti, a cuor contento.
Una cedrata per favore.

domenica 19 agosto 2018

L’INGUARIBILE ILLUSO

Ancora una volta, sono stato vittima dell’illusione. Non so più se dare la colpa a chi mi illude o darla a me che mi faccio continuamente illudere. Scoprire che sei stato illuso in una domenica d’agosto, piena di afa e caldo, è ancor più pesante da digerire e da accettare. Ancora una volta hai continuato a fidarti, illuso da chi sa che cosa. Forse dalla troppa, insolita attenzione, avuta nei tuoi confronti. Mi chiedo se mai imparerò, prima o poi. Nutro molti dubbi, visti gli stessi risultati, ogni volta. Eppure stavolta mi sembrava ci fosse sincerità, semplicità. Invece il solito inganno. Mi aveva promesso che c’era sempre per me. E oggi quando più ne avevo bisogno, mi ha sbarrato le porte. Crudeltà o forse un bagno gelato di realtà, per farmi crescere, finalmente. Mi aveva detto “Il mese di Agosto siamo sempre aperti”, oggi invece il bar era chiuso. Ecco cosa capita a chi continua ad essere un inguaribile illuso

venerdì 17 agosto 2018

IMPANTANATO

Sono completamente impantanato. Non riuscirei a muovermi neanche se avessi le ruote motrici. Il mio vivere quotidiano, di questi giorni di ferie, continua a girare a vuoto in questo terreno di realtà. I pensieri, i progetti, le azioni, non si manifestano, rimango tali e non realizzati. Non so più cosa fare, se lasciarmi trasportare in questo viaggio verso il buio più profondo di me stesso, oppure sforzarmi a fare qualcosa di diverso. Di inutile, forse, ma di diverso. Ecco, il problema è proprio questo, scegliere tra l’inutile e l’inutile. Non so se il mio corpo si sta ribellando, chiedendo ciò che più gli manca, il contatto umano, oppure, come gli altri, mi sta abbandonando, lasciandomi solo con me stesso. Come un’anima che ti lascia e va via, perché non riesce più ad appartenerti (un pò come fanno con me le donne ultimamente, compresa mia figlia). Di solito avviene con la morte, ma ho imparato che si può morire anche vivendo, o sopravvivendo, non saprei come definirlo. Non so se questo scrivere mi possa aiutare a dipanare il groviglio che sono diventato, oppure mi annoderà ancor di più. Mi manca la capacità di agire, no perché non se sia capace, ma perché in prospettiva, il fallimento del risultato di quell’agire possibile, mi impedisce di farlo, lo rende inutile. Mi fa preferire stare qui seduto al tavolo del bar a scrivere il mio vivere, il mio non vissuto, piuttosto che vivere ciò che potrebbe essere vissuto. Credo che averne il coraggio di parlarne, scrivendone, sia già una buona cosa. Significa accettare se stessi. Essere quel che si può essere, qui e ora. Forse è quello che i TAOISTI definiscono “L’agire senza agire”.

IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

E’ il titolo di un bellissimo film argentino ma, lo prendo a prestito.
Pur non conoscendola bene, ho sempre avuto la sensazione che il suo modo di fare e di vivere, nascondesse, qualcosa, come un segreto.
Stamane passando in bici l’ho vista, come la vedo da tanti anni.
Ma stamane ho avuta la fortuna di incrociarla mentre parlava interiormente con il suo segreto.
I suoi occhi, di per se belli, erano bellissimi.
Comunicavano la bellezza della sua anima.
Quell’anima tenuta prigioniera da chissà che cosa.
Che donna stupenda sarebbe se liberata da quella prigione che le impedisce di nutrire noi tutti della sua reale bellezza.
Ma la vita è bella per questo.
Per chi ne ha voglia e sensibilità, ti permette di vedere qualcosa di nuovo da qualcosa che può sembrare conosciuto.
Stamattina ho visto il segreto dei suoi occhi, che bellezza, che spettacolo fantastico.
Vedere i film argentini ha il suo perché e il suo profitto.

mercoledì 15 agosto 2018

WE ARE ALL OF THE BRIDGES THAT BEFORE OR THEN WILL FALL DOWN

Un altro ponte è crollato. Portando con se, non solo macerie ma, devastazione e morte. Crollando, tutto ciò che quel ponte collegava, irrimediabilmente ha lasciato isolato. Del resto nel mondo in cui viviamo, dove ognuno non pensa che a se stesso, disinteressandosi del proprio vicino, cosa vuoi che importa un ponte. Il ponte crollato è la metafora del nostro vivere presente. E’ li, sta in piedi, fa quello per cui è sto creato, collega luoghi e permette di far transitare veicoli. A volte tanti, troppi e a volte pochi o nessuno. A volte è bagnato da troppa pioggia, a volte è seccato dal troppo sole. A volte è sferzato dal troppo vento, a volte è consumato dalla troppa umidità. Come ognuno di noi, è soggetto ad un forte stress quotidiano, di cui nessuno se ne occupa. Basterebbe poco, cura, attenzione, ascolto. Invece no, si arriva all’irrimediabile. Quando quel forte stress ha eroso ogni forza di sostentamento e, il ponte allora non ne può più e, cede. Cade su stesso, d’improvviso, urlando di disperazione, perché non ce la fa più. All’apparenza senza dare segnali precedenti, ma i segnali ci sono sempre, occorre imparare a leggerli, come i segnali che portiamo negli occhi ognuno di noi. Come diceva Carlo Mazzacurati “Ognuno di noi porta una battaglia dentro di se, perciò quando incontriamo qualcuno, sorridiamogli”. Ognuno di noi è un ponte e se nessuno di noi capisce che bisogna prendersene cura, siamo tutti destinati a crollare, senza neanche la forza di un urlo disperato. We are waiting, therefore, because we are all of the bridges that before or then will fall down, if nothing or nobody will help us

martedì 14 agosto 2018

LA BARCA

Ha un cuore con alti e bassi. In continua espansione e contrazione. Un comportamento tachicardico. Come una barca che salpa in mezzo all’oceano. Attraversando le immense onde del mare in tempesta o il tranquillo ondeggiare del mare che ha sbollito la sua rabbia. Sembrerà strano ma in questi casi, per una barca come questa, anziché affrontare il mare, è meglio gettare l’ancora in un porto sicuro, in cui trovare tranquillità e riposo.

mercoledì 8 agosto 2018

I’VE FEAR

I’ve fear. I’ve fear of my fear. This fear blocked every my action, every my think, every my project. Is a paralyzing fear. Is a fear that leave me without an exit way. Like a mouse in the labyrinth, labyrinth that have an exit way, but neither the mouse, neither me, we know how to find it. Is terrible. I feel me as a river freeze, a river that can’t move or gone in nowhere direction. This fear don’t leave me never, not even in the night, when i can refuge me in my dreams. Last night i wake up of shot, my legs didn’t move, was impossible walked. I had need of the wall for not fall. I didn’t know what do. I was alone, i couldn’t call anyone. Was impossible going to the phone and dialed someone for help. I’ve wait few second and i asked help at the unique that it could help me, the Shiatsu. I tried to do auto shiatsu and fortunately has functioned. At least, in this four years, somethings i have learned. But i this night how will do asleep. The fear is always here with me, it’s not gone away, It doesn’t want.

martedì 7 agosto 2018

ABITO BLU

La conosco da tempo, anche se non personalmente. Una donna matura e interessante. Una donna con personalità. Da tempo non la rivedevo. Stasera si è ripresentata l’occasione. Vestita di un meraviglioso abito blu. Quegli abiti che non sai se sono loro a far apparire bella una donna oppure è la donna che rende l’abito meraviglioso. Decisamente non saprei dire. So che era incantevole guardarla. Sono momenti in cui per goderti la bellezza di una donna, ti basta guardarla. Proprio come si fa con le stelle. Incantevoli, affascinanti e irraggiungibili.

domenica 5 agosto 2018

ASSASSINI

Non si può andare avanti così per molto.
Troppo vuoto. Troppo disinteresse. Troppa cattiveria. Troppo cinismo.
Tutte cose che quotidianamente portano via un po’ di vita della persona.
E quel che resta non riesce ad andare avanti da solo.
Si arrende anche lui.
Pezzo dopo pezzo.
Come un qualsiasi macchinario non manutenuto con la dovuta cura e attenzione.
Questa inflizione quotidiana è la forma più crudele per far ammalare fino alla morte una persona.
Tante persone che pur non conoscendosi, perseguono ogni giorno lo stesso obiettivo.
Annientare, annullare quella persona.
C’è un limite a tutto, anche al vivere.
Assassini.

sabato 4 agosto 2018

VITA

C'est la vie.
Prendila come viene.
Take it in the ass.

venerdì 3 agosto 2018

TALKING HEADS

To discover the “TALKING HEADS” at age 51, is as to discover that the women beyond the brain, the head, the heart, the feel ant the soul, they have also the tits, the ass and the pussy. Change the way you watch the world. Mind’s revolution your. Great !!!

giovedì 2 agosto 2018

TOPONOMASTICA

Da tempo si è trasferita altrove, ma eccetto il luogo, non conoscevo il suo nuovo indirizzo.
Stamattina ne sono venuto a conoscenza.
Ho avuto modo di notare che, abita in una zona della città, in cui le vie sono dedicate ad artisti.
Scultori e pittori per la precisione.
Artisti che hanno fatto della bellezza il loro credo e il loro messaggio al mondo.
Conoscendola, non è improprio che abiti tra quelle strade, essendo lei una donna affascinante.
A ben pensarci, prima non ci avevo mai riflettuto, a questi criteri di toponomastica.
Anch’io abito in una zona della città, le cui vie hanno una associazione tra loro.
Io abito in Via della Verza che, è vicino a Via della Zucca, adiacente a Vicolo Cetriolo e tutte intorno a Piazza Rapa.
Vorrà dire qualcosa come per lei oppure è una casualità ?
Boh.
Forse perché cucino Macrobiotico ?
Mi piace pensare così, ma mi sa che il motivo per cui abito dove abito, è un altro.
E già.

IT WAS BETTER

It was better that you didn’t speak.
It was better that you didn’t do anything.
It was better that you didn’t come here.
It was better that I didn’t meet you.
It was better that today you drank only the coffee and then you will go away.
It was better that you went an another place.
It was better that I didn’t see you and I didn’t listen you.
Stop , stop, I have understand, It was better that I didn’t born.
Right , was it ?

martedì 31 luglio 2018

OCCHI PAZZI E ILLUMINANTI

Ha degli occhi pazzi e illuminanti.
Prigionieri di un qualcosa, ma così pieni di luce che, riescono ad illuminare comunque.
Oltrepassando ogni ostacolo di una eventuale prigionia.
Pazzi, forse, per una vita che non è come lei vorrebbe o non è più quella che aveva.
Chissà, ma di sicuro pieni di allegria e di voglia di vivere.
Sono occhi che comunicano, che ti parlano, pur non emettendo ne suono ne parola.
Calamitano la tua attenzione, rendendone difficoltoso il distacco, ma rendendo immediato il collegamento, quando li incontri sul tuo cammino. 
Sono occhi ormai familiari.
Pur se questa donna non so chi sia, né come si chiami.
Ma di certo deve essere una donna che, tesaurizza qualcosa di molto prezioso.
Fortunato chi quel tesoro riuscirà a scoprirlo e goderlo.

lunedì 30 luglio 2018

THE POSITIVE SIDE

Live in this way is not easy, is not to live, is not a life.
Day after day is always the same life.
A life without prospective.
A life without hopes.
A life where you don’t believe in nothing anymore.
Such a dead person walking, still alive.
Tomorrow will be another day, only for the calendar.
Courage.
Let’s go to the future.
It’s waiting us.
But without hurry.
We are lucky, we know what await us.
Another day, like yesterday, like last week, like all days in this period.
The positive side of not to have hopes.
The thing good of not to be nobody for anybody.

domenica 29 luglio 2018

ENGLISH HOMEWORKS

Whether  life wants me, I'm here.
I don't go looking for  someone or something,  never again.

sabato 28 luglio 2018

FIGHT

The world don’t want me.
So, I don’t want the world.
Let’s See who will win.

domenica 22 luglio 2018

AMORI NON CORRISPOSTI

Ami cosi tanto qualcosa o qualcuno che, pensi sia impossibile non esserne ricambiati.
Credi che tanto dare debba corrispondere ad altrettanto avere.
Ti impegni, ti sacrifichi, ma nulla ritorna.
Ti illudi che prima o poi cambierà.
Verrà anche il tuo momento.
Ma poi passano i giorni, nulla muta e nulla cambia.
Cresce il fallimento di quegli amori non corrisposti.
Allora non ci credi più.
Ti arrendi alla realtà.
Triste, dura, pesante da indossare.
Ma è la tua realtà.
Altra non ti è concessa.
Quei sacrifici e quegli impegni per te non sono valsi.
Forse lo sapevi sin da subito.
Ma da romantico o cieco, hai voluto credere altro.
Dimenticando chi fossi e com'era il tuo passato.
Un nulla, come è un nulla il presente e, come un nulla sarà il futuro.

domenica 15 luglio 2018

TOPLESS

Da piccolo era pressoché impossibile, andando in spiaggia, incontrare donne in topless.
Crescendo le vedevi solo nello spazio riservato ai nudisti o similari.
Vedere una donna in topless, indipendentemente dalla bellezza del topless, attirava la tua attenzione.
Il fascino del proibito, l’inizio di ogni fantasia.
Col tempo, anche il topless come gli smartphone, ce l’hanno quasi tutte.
Il fascino di una volta viene meno.
Ora chiunque è in topless.
Neanche più ci fai caso, salvo donne meritevoli di attenzione, come una donna oggi, una vera opera d’arte.
Ma così facendo, tutto questo nudo a disposizione, ha invertito la tua immaginazione.
Prima vedendo una donna in costume, la tua fantasia volgeva a come fosse in topless.
Ora invece mi chiedo chissà come saranno da vestite.
Attirerebbero la mia attenzione, pur essendo, nulla di che, svestite?
Un bel cambio di paradigma.
Starò invecchiando o è l’abbondanza dell’offerta visiva o semplicemente sono un esteta?

giovedì 12 luglio 2018

LOVE

The love is where is.
It don't have a  body.
It don't have a face.
It don't have a colour.
It don't have a age.
It don't have a place.
It has one thing only.
The love.

UNREQUITED LOVE

I cannot live without the music.
But, I'm sure, that it can live without me.

PASSI PESANTI

Stamane, per la prima volta in vita mia, credo di aver assaporato l’opportunità di essere in ferie.
Di solito programmo tutto.
Ma complice il vuoto in cui navigo, da programmare non avevo nulla.
Nulla che valesse la pena di svegliarsi anzitempo.
In più stamattina pur potendo dormire, ad un certo punto mi son svegliato senza più riprendere sonno.
Attendendo che la sveglia suonasse.
Ma il sonno era ancora tanto, per cui me ne sono rimasto a letto, a recuperare quel sonno non permesso.
Alzandomi tardi, non per noia, ma perché ho ascoltato il mio corpo che, ne aveva bisogno.
Alla fine mi sono preparato ad uscire, già immaginandomi in giro, pedalando con la mia bici.
Ma ahimè, il cielo si è rattristito sino a piangere senza freni.
Per cui niente bici ma piedi.
Per me non dovrebbe essere un problema, considerato che cammino molto.
Invece no.
Quei passi diventano uno dopo l’altro sempre più pesanti.
Come chi è costretto a camminare su un terreno che non vuole.
Un terreno duro, plumbeo , senza piacere a camminarci sopra.
Non so se sia stato frutto dell’uso continuativo della bici oppure frutto della pesantezza dei miei pensieri che, necessitavano di qualcosa di più ammortizzante per potersi disperdere dai grovigli in cui si sono persi e rintanati.
Ma nulla.
I pensieri sono rimasti lì e i passi si sono fatti sempre più pesanti.
Appesantendo qualsiasi azione del mio corpo, qualsiasi mio agire.
Speriamo esca il sole, almeno potrò uscire con la bici, illudendomi di allietare e alleviare per un po’ i miei pensieri rintanati e aggrovigliati chissà dove dentro di me.

martedì 10 luglio 2018

FINAL DESTINATION

When you return to your home.
When after opening the door, you ask yourself: what do I do now?
As answer yourself, go to the laundry.
Just to do something.
This means that your life has arrived to the final destination.
At the fruit.

mercoledì 4 luglio 2018

IF NOBODY WANTS ME

what can I do ?
it is reality, a hard reality.
it's a fact.
I can not fight it.
I can only accept this.
At my age, I do not have the energy.
I'm tired.
it's too late.
Maybe,  i cannot see netflix neither.
this's a bad life.
is better that i go to sleep.
may be , that  in the dreams, i can again to dream.
Maybe.

THE WOMAN THAT LOOKED AT ME.

Yesterday, I was in metro.
I was going to Shiatsu’s school for an evening at theme.
In a metro there was several people, non a lot.
One of those, was a woman.
A woman that looked me, or better, watched me.
I didn’t understand because.
Maybe, for her, I was ridicule or other.
I don’t know.
But the woman, continued to look me, without a problem.
So, I thought, that I liked her.
But, while thought this, my eyes look down, at the woman’s feet.
In this way I understood all.
I understood, because the woman looked at me.
At her feet, she carried the toilet paper.

sabato 30 giugno 2018

SUPERMARKET

I spend great part of my free time, at the supermarket.
I don’t know because.
Maybe when I grew, them were absent.
Maybe, I am a man alone and, so going to supermarket, permit me , to stay with the people.
I don’t know because.
But going to the supermarket, it gives me the possibility of watch a lot of people.
People of all types.
I saw men or women, alone as me.
I saw families, happy or unhappy.
I saw lovers that they meet , for lovely.
I saw people with dog , left out.
But in all my life at the supermarket, I didn’t see , what I saw today.
Never.
Today, for the first time in my life, I saw a man with his son, that they went to the supermarket, with their horse.
Incredible.
How many special things can se seen, going to the supermarket.

venerdì 29 giugno 2018

WHOLE

I get off the train, and i going to the subway, living a journey with my eyes. Some women, in this journey, affect my attention. Everyone for different reasons. Is as i were in love of a part of each of them. Everyone have something, that the others don’t have. My eyes, my mind and my emotion don’t know where are going. Then i arrive onto platform and, my body find the calm. Yes, because onto the platform there is she. My woman. My love. She, that contain all the women that before i was in love. She is the whole. All my love.

SWITCH-ON

The brightness of the sun. The melody of the birds. The blue of the sky. The waves of the sea. The horizons. The clouds that to dance in the air. The eyes and the soul of a woman. All these things give life my heart.

giovedì 28 giugno 2018

ANIME

Quando incontri un’anima che, ti colpisce, devi fare in modo di conoscerla.
Di entrarci in contatto.
Quell’anima che senza volerlo, ti comunicava, intimamente, tutta se stessa.
Un’anima ferita.
Un’anima addolorata.
Un’anima ricca di voglia di vivere ma, ancorata ai dolori e ai rancori del passato.
Un’anima semplice e serena.
Un’anima forte, nonostante le sue dimensioni fisiche.
Un’anima piena di amore da dare, e svuotata da amore dato e non ricambiato.
Un’anima che vale la pena di conoscere.
Pur se solo per prendere un caffè e null’altro.
Un semplice incontro di anime.
In un bar o ovunque possa avere luogo.
Tra anime qualsiasi luogo va bene.
Contano loro, non gli arredamenti.

RISPOSTE

Sto imparando dalla vita che una risposta è comunque una risposta.
Ha il suo valore.
Qualcosa da tesaurizzare.
Anche se la risposta ricevuta non incontra i tuoi desideri.
Serve comunque a non illuderti.
Serve a non sprecare tempo per cose che non ti daranno profitto.
Serve per indirizzare le tue risorse verso altro, o conservarle in deposito per qualcosa per cui valga la pena, in futuro.
In passato ci rimanevo male per queste risposte.
Ora ne colgo il loro aspetto positivo e, ne traggo profitto e conseguenza.
L’importante però, è avere il coraggio di accogliere queste risposte e non rifuggirle.
Non fare finta di non aver visto o giustificare la risposta ricevuta.
Continuando a nuotare nel mare delle illusioni.
Ma prenderla per come è.
Come se fosse un medicamento, che se pur amaro, se non lo rifiuti, ti guarisce e ti fa stare meglio.
O meglio, non ti fa stare peggio, dopo.

mercoledì 27 giugno 2018

A SAD MAN

I can’t say not to be a sad man.
Is impossible.
The life's facts they evidence it.
Today, Vodafone too, said me it.
Vodafone communicated me, that I used, 0 out 200 smiles, in my disponibility, obtained with Happy Friday.
I am a sad man.
I don't have excuses, neither alibi.

FINESTRE

Io vivo da solo, in un piccolo appartamento.
L’unico affaccio disponibile, è un balcone nel cortile interno.
Un affaccio confinato e senza orizzonti.
I miei paesaggi, oltre al cielo, sono le abitazioni degli altri edifici del condominio.
Abitazioni spesso chiuse, perché chi come me, esce di casa la mattina presto e fa ritorno la sera.
Abitazioni spesso chiuse perché disabitate.
Vivere da solo, senza orizzonti e per di più tutto chiuso, è deprimente.
Ma poi accade che una di quelle finestre, da fin troppo tempo chiuse, viene riaperta.
Non potevo non accorgermene.
E’ stato come se un raggio di sole ti colpisse, svegliandoti da quel buio di chiusura da cui da tempo ti eri abituato.
E’ stato come qualcosa ritornasse alla vita, o meglio come se partecipassi a qualcosa di vivo.
Finalmente, uno spicchio di orizzonte si è aperto.
Non certo per curiosare ma, per sentirti meno solo in quell’ambiente solitario.
Conscio che quelle finestre, quando quella casa sarà abitata, si chiuderanno come tutte le altre.
Rimanendo fedeli e coerenti, al paesaggio condominiale.

PUO’ ?

Può un essere spento, riaccendersi ?
Può un essere deluso , tornare ad illudersi ?
Può un essere la cui vita è diventata arida , riprendere a produrre frutti di vita ?
Certo che può.
Se non si è spento completamente.
Se non è rimasto deluso definitivamente.
Se non si è inaridito per l’eternità.

domenica 24 giugno 2018

TALKING ABOUT TECHNOLOGY

Women sat at bar to drunk a coffee , talking about technologicy. One of them says “Yesterday arrived to home from Amazon, my new electric toothbrush. Beautiful, I feel the teeth cleaner. More fragant mouth. Better than a manual toothbrush. I’m a new woman”. Other woman answer “Me too, i bought from Amazon”. “What ?” the women asked. “A Vibrator” answered. “A vibrator ? How is it ?” , the women asked, astonished “Amazing, i feel like a more listened woman. Better than my Husband and everyone men that i knew. I’m a new woman”.

VIAGRA’S ABUSE

This morning in the bistrot where I go to drink coffee, a woman spoke about a man. A man that during a conversation at work, told them, was 41 old, had a lot of a women and did use already of viagra. All us had staied shocked, listening those words. Nobody of us, knew because that man spoke of him, in a way many intimity, with people that didn’t know him. Maybe, he wanted appear a latin lover, in this way. This tale produced in us, ilarity. That’s was for all as a viagra’s abuse. When i went out from bistrot, a man that listened that story with me , told me “go to home to take the Viagra ?”, joking. “I don’t”, i had answer, joking. Continuing to joke, i said : “i’m macrobiotic and if i can, i don’t use chemist. i prefere a natural way. Then, i think that for a masturbation it’s enough to watch a XXX film. It’s a cheap, recyclable and biologic”.