martedì 25 giugno 2019
SMALTIMENTO FERIE
domenica 23 giugno 2019
MORIRE IN AUTO
giovedì 20 giugno 2019
SCRITTURA
Ho sempre avuto la convinzione che per chi scrive, l’oggetto usato per farlo fa la differenza.
Mi sono accorto che scrivere in diverse modalità risulta molto differente da quella più congeniale.
Come se usando un mezzo diverso ci fosse un percorso più tortuoso tra il cervello che elabora e la mano che permette di scrivere.
La fluidità viene meno, forse perché rispetto allo strumento più congeniale, bisogna fare più fatica o non si è abituati.
Io ho sempre usato l’Iphone4, con cui riuscivo a riportare in modalità immediata i miei pensieri in forma scritta.
Poi con il cambio dell’iphone e il susseguirsi dei sistemi operativi aggiornati, che ne hanno danneggiato le performance, me lo hanno fatto abbandonare, avendone paura ad usarlo, in luogo di altri strumenti.
Carta, computer, biro, matita.
Ma non è la stessa cosa.
Fino ad oggi pensavo fosse un mio limite, ma leggendo il libro, di un vero scrittore che io non sono, ho capito che non è così.
Nel libro, questo scrittore, Manuel Vilas, affronta questo argomento e scrive le stesse cose di cui io ho convinzione.
E’ bello ritrovare scritto, da chi ne ha titolo per farlo, le tue stesse ipotesi.
Non sarò di sicuro uno scrittore e forse mai lo sarò.
Ma come loro, sto accorgendomi degli stessi problemi.
Sono sulla buona strada.
Dove mi porterà chi lo sa.
L’importante è muoversi, camminare, con l’aiuto della scrittura.
mercoledì 19 giugno 2019
CARPE DIEM
Non è vero che la vita non ti fornisce occasioni, regalandoti solo quotidianità.
Te le offre quando meno te lo aspetti e devi essere pronto a coglierle.
Devi allenarti.
Imparare a cogliere l’attimo, “Carpe Diem”.
Devi accogliere quell’occasione che la vita ti offre anziché andare in cerca dell’occasione che rincorri.
A volte quello che desideriamo, lo scopriamo solo vivendolo, inconsapevolmente.
Capiamo in un lampo che quella cosa fino ad oggi sconosciuta, è giusta per noi.
Qualcosa che mai si era presentata prima e di cui neanche immaginavamo l’esistenza.
Ma il tuo corpo lo capisce immediatamente, come chi trova un pezzo di un puzzle mancante che si incastra perfettamente, come un magnete ne è subito attratto.
Ma tu sei fatto troppo di cervello che di istinto, sei troppo razionale, ti fai guidare dalla logica e dal desiderio ipotetico che la maggior parte delle volte non corrisponde mai a quello necessario.
Allora l’occasione svanisce, così come si è presentata e dopo, quando comprendi finalmente che era quella giusta per te, iniziano i rimpianti.
Ma servono a poco, ormai è troppo tardi, la stessa occasione ripresentandosi non sarà mai più la stessa.
Come quella bellissima donna, con occhi, capelli, viso e corpo da vera donna.
Ma tu non sei stato pronto, eri ancora fermo a rammaricarti di quello che non c’era, anziché bearti di quello che hai trovato e la vita ti ha voluto donare.
Come suole dirsi da queste parti “Te se proprio un pirla!!!”.
Come dice Miriam Toews “occorre vivere con meno ansia, cogliendo i frutti golosi e inaspettati del caso, piuttosto che quelli amari degli illusori progetti della ragione”.
lunedì 17 giugno 2019
BAR ALMODOVAR
Quando hai la testa in piena confusione e non sai più come risolvere i tuoi problemi, che ti affliggono, non c’è niente di meglio che allontanarsi.
Guardare le cose da un altro punto di vista, prendersi una vacanza, visitare altri luoghi.
Tutte attività che ti permettono di far dissipare questi pensieri e rigenerarli.
E’ quello che ho fatto oggi, in pausa pranzo.
Ho preso una vacanza dal mio bar del centro paese.
Ho preso una vacanza dalle solite facce anonime.
Ho preso una vacanza dalle mie abitudini.
Ho abbandonato il mio solito posto da cui la mia mente non trovava più nutrimento.
Ho scelto di andare al bar vicino casa.
Scelta fino a pochi giorni fa incomprensibile e al di fuori delle mie possibili mete.
Un bar che prima di Sabato scorso mai mi sarei adoperato per andarci.
Non so perché, forse perché mi ritengo inutilmente snob, diffidando dagli esercizi commerciali periferici.
Ma Sabato quel bar mi ha affascinato ed oggi ne ho avuto la conferma.
Questo bar ha un non so che di Spagnolo, come quei tanti bar presenti ad ogni angolo di strada nelle città della Spagna.
Un bar che sembra un prolungamento della tua casa, dove incrociare persone non dissimili da te con una atmosfera familiare.
Un bar fatto di gente che fatica, di chi sa che fare un caffè è sempre un guadagno in più, per di più se richiesto da un nuovo avventore e possibile futuro cliente.
Un bar gestito, almeno per ora, da donne, donne concrete e semplici.
Donne con il sorriso, che accompagna ciò che viene ordinato.
Donne che sanno come è dura la vita, ma che altra vita non c’è e non possono cambiarla, per cui la vivono per quanto possibile con spensieratezza.
Facendo vivere spensierati anche i clienti, offrendogli quella pausa in tutta tranquillità.
Donne, credo, pronte ad ascoltarti, a darti un consiglio, alla stregua di un vicino di casa di altri tempi e di altri luoghi.
Mi sembrava di essere realmente in Spagna, sentivo un area Spagnola che mi circondava.
Quelle sensazioni che a scriverle e a descriverle sembrano e lo sono di impossibile comprensione, ma chi come me, le vive, puoi comprenderle.
Vedere la città da quest’angolo del Bar, mi sembrava tutto diverso.
Vedevo tutto distaccato, tutto era più nitido, perfino i miei pensieri.
Piano piano andavano a sciogliersi trovando quei collegamenti di sopravvivenza per i giorni a venire.
Ho deciso che questo sarà il mio bar nel prossimo futuro, salvo accadimenti che mi faranno pensare diversamente.
Il mio bar spagnolo in bassa Padania.
Il Bar Almodovar.
Ovviamente il nome è un altro, ma mi piace pensare che il suo nome possa essere questo.
Un Bar in cui Almodovar trarrebbe storie per un suo futuro film.
domenica 16 giugno 2019
VERITA’
FORMICHE
sabato 15 giugno 2019
DIREZIONE NUOVO
venerdì 7 giugno 2019
HIKIKOMORI
In Giappone è sorta, per poi diffondersi in tutto il mondo, la sindrome da Hikikomori.
Una forma di auto reclusione ed auto esclusione dal mondo.
E’ un argomento che dall’inizio ha attratto la mia attenzione.
Consapevole che questa sindrome non fosse da relegare nei confini giapponesi, come poi si è rivelato.
Una sindrome figlia del progresso, progresso che anziché essere inclusivo risulta essere esclusivo.
Fino a poco tempo fa, anzi per esattezza fino a ieri sera, ho sempre pensato che fosse una sindrome che colpisse unicamente gli adolescenti.
Invece no, colpisce anche gli adulti anche se in forma diversa ma per la stessa motivazione.
Entrambi si sentono fuori da tutto, come se non avessero più i requisiti per poter vivere insieme agli altri.
Si sentono a disagio, in imbarazzo.
Tendono a nascondersi più che a partecipare.
Non perché qualcuno agisca contro per isolarli e forse qualcuno lo fa, ma qualcosa di peggio.
Sentono dentro di se l’isolamento.
Una vita che non scorre.
Una linfa mancante, che non più alimenta.
Si perdono interessi o si fanno sempre le stesse cose.
Quasi a vergognarsene.
Come se lo stare da soli fosse una colpa ed un marchio da non portare in giro.
Sicuramente se si rimane da soli un motivo c’è, ma esserne anche imbarazzati è qualcosa di molto pesante da portare in giro.
L’ho capito ieri sera mentre andavo a prendere il caffè dopo cena, come sempre faccio.
Di improvviso la verità si è rivelata, urlandomi.
Ho sentito l’imbarazzo prendere possesso di me.
Uno smarrimento totale.
Un non saper cosa fare o dove andare.
Ho finalmente capito, come un ricercatore che incessantemente studia un virus per capirne la genesi, cosa passa nella testa di un Hikikomori.
Che tale sono diventato.
Ma a differenza di un adolescente, per adesso ho ancora la libera uscita, ma non so per quanto ancora.