Leggevo in un articolo in cui l’intervistata definiva il vero lettore colui che non cerca ma trova.Mi sono riconosciuto molto in questa definizione, in quanto sempre più di frequente pur cercando libri , articoli, ne trovo altri.
Per curiosità, per istinto, o per conoscere altro che mai avrei occasione di conoscere.
Ma aggiungerei che il vero lettore è colui che trova risposte leggendo cose che in altri momenti non leggeresti o pur leggendole non coglieresti quelle parole utili per te.
In questi giorni mi è capitato diverse volte.
Leggendo un libro che avevo comprato ma abbandonato sulla poltrona di casa e stamane un articolo che parlava di carceri.
Entrambi mi hanno dissipato la nebbia che mi circonda.
Nel primo, lo scrittore parla dei suoi inizi, di come fosse impossibile per lui dedicarsi alla sua passione, la scrittura, essendo impegnato tuto il giorno a lavorare per poter sopravvivere lui e la sua famiglia, oppure dedicarsi ai figli che gli chiedevano sempre più attenzione.
Allora, anziché rinunciare, ha imparato a cogliere quei pochi momenti d libertà per coltivare il suo sogno , la scrittura.
Ovviamente era una scrittura diversa da quella a cui lui aspirava, ma che allo stesso tempo gli ha permesso di diventare un diverso scrittore in un modo diverso di scrivere, e amando i suoi racconti, ho capito cosa volesse dire, con il suo descriversi.
Questo mi ha illuminato, mi ha permesso di vedere il mio vivere in modo diverso.
Evitando di perdere tempo inutilmente e fare ciò che occorre, limitando l’ozio e ampliando l’agire, ovviamente in quello che posso, non di certo in quello che vorrei, proprio come lui.
Le mie giornate sono diverse, sostanzialmente come quelle di prima, ma più efficienti.
Poi stamattina ho letto un articolo sulle carceri documentate da un fotografo.
Non so perché l’ho letto, ma fortunatamente l’ho fatto.
Ho letto in quell’articolo molto più di me di quanto potrei fare cercando di analizzarmi.
Parlava di solitudine, del perché della solitudine, e come essa sia uno specchio della società in cui viviamo.
Facendo un parallelo con carceri di altri paesi, la differenza la fa il vivere sociale, come in cella che fuori.
Dove c’è solidarietà non c’è solitudine neanche in un carcere.
Diversamente dove non c’è solidarietà si può essere soli come in un carcere pur essendo libero.
L’articolo dice che siamo una società narcisistica, dove vige l’individualismo.
Dove se non hai un contesto familiare o relazioni forti, se fuori dal mondo.
Più leggevo quell’articolo e più leggevo di me.
Forse anche questa è una qualità di un buon lettore, avere il coraggio di leggere quello che crudamente parla di te, e tu non puoi fare altro che leggere e imparare qualcosa di più di te stesso.
Crudo, ma sincero.