domenica 31 gennaio 2016

VEGA-FISH

La scuola di Shiatsu che frequento, abbina negli studi la disciplina della macrobiotica.
In tutti i suoi aspetti , compresa l'alimentazione e la cucina macrobiotica.
Io che sono una persona di natura curiosa e appassionato del cucinare , mi sono subito buttato a provare.
Ho conosciuto alimenti che neanche avevo sentito parlare prima , oppure li conoscevo ma mai mi sarebbe venuto in mente di cucinarli .
Invece è stata una bella scoperta .
Mi ha arricchito e mi ha permesso di rivedere la mia cucina .
Ho fatto miei quegli alimenti , di cui ora non riesco a fare a meno .
Il bello dello Shiatsu e della macrobiotica è che oltre a farti conoscere nuovi mondi da scoprire, ti permette di conoscere , grazie a loro, persone che non avresti avuto occasione di fare la conoscenza.
Una di queste , è una affascinante e bella donna che ho conosciuto nel mio viaggiare quotidiano in treno da pendolare.
Anche lei è vicina a queste discipline, per cui entrare in empatia è stato immediato.
Giorno dopo giorno ci conoscevamo sempre di più.
La sua bellezza e il suo fascino grazie a queste conoscenze risultano più luminosi e ricchi.
Lei però a differenza mia , che sono un curioso e uno sperimentatore, da quello che mi dice, è una praticante osservante.
Una vegetariana pura.
Sia nel cibarsi , che nel fare acquisti.
Usa molto i gruppi di acquisto solidale , i GAS.
Proprio per questo, ieri, gli avevo inviato un messaggio.
Avevo letto su un giornale un articolo che parlava di un GAS ittico.
Per cui , ho subito pensato a lei per chiedere consiglio.
Ma ho scoperto una cosa destabilizzante e affascinate nello stesso tempo.
Lei è una vegetariana estrema .
Non solo non mangia pesce ma, neanche ne parla.
Questo mi ha fatto capire anche altro.
A questa donna ho fatto un corteggiamento estremo ma, senza risultati , fino  farmi issare bandiera bianca .
Un muro impossibile da scalfire.
Ora capisco perché.
Io sono nato a marzo, sono del segno dei pesci.
Ecco perché non mi ha preso in considerazione.
Non perché non gli piaccia o non gli vada a genio .
No, semplicemente perché lei è una Vega-Fish.

sabato 30 gennaio 2016

ALIBI INTERIORE

Questo fine settimana , mi è servito per prendere chiarezza su miei comportamenti pusillanimi e tentennanti.
Atteggiamenti che sono radicati nel mo interno e cozzano con la mia esternalità.
Comportamenti che fanno fatica a mettersi da parte e , quando lo capiscono fanno ostruzionismo e mi impediscono di vivere liberamente.
Di vivere la vita che ho scelto di vivere.
Di provare a fare esperienze diverse che mi permettano, teoricamente almeno, di poter avere prospettive diverse anziché rimanere intrappolato nel labirinto della routine.
Ero pronto , avevo preso lo slancio, forse anche con incoscienza ma, sentivo che dovevo andare la, dove la vita mi chiamava.
Una sensazione, dettata anche dall’esigenza di recuperare un pò di centralità.
In tutta questa settimana andavo a dormire con i buoni propositi di questo slancio di vita ma, al mattino, complice la tristezza luminosa della stagione, veniva fuori lui, il mio io interno.
M diceva a modo suo, senza parlare, come chi ti tiene il muso che, lui non voleva.
Lui Sabato mattina voleva riposarsi, voleva fare il suo solito giro, la sua arida vita vuota in cui ripone tutte le sue sicurezze.
E’ stata una lotta dura, sfibrante.
Alla fine ero convinto di averla avuta vinta.
Di essere arrivato al traguardo.
Ma come chi mi conosce bene, ha giocato , vigliaccamente la sua carta.
Proprio al rush finale, facendomi venire meno tutte le mie motivazioni.
Il mio io interiore si è procurato una febbre fantozziana, quelle di stanchezza, quel che durano la misurazione del termometro.
Ma quel tanto che basta per farti riconsiderare tutto e bloccarti.
E così è andata.
Preso dall’influenza e interpretato come segno di un destino, ho rinunciato.
Avevo il mio alibi interiore.
Ma fortunatamente c’è una persona che è più tenace di me .
Di fronte al mio rifiuto , ha rilanciato anziché lasciar perdere quest’essere titubante.
A questo punto il mio io interiore, non ha potuto far più nulla.
Ha capito che non ero più da solo e quindi ha dovuto arrendersi e lasciarmi andare.
Mi ha fatto perdere l’impegno di oggi ma, nello stesso tempo mi ha permesso di rafforzarne l’idea e la convinzione di ciò che volevo fare, rimandandola tra due settimane.
Mi spiace io , ma contro la mia insegnante tedesco napoletana , non la spunta nessuno.
Nemmeno tu.   


giovedì 28 gennaio 2016

INCONVENIENTI

Stamattina ho perso il treno per andare a lavoro.
Nulla di grave , dopo cinque minuti c'era l'altro.
Più lento , ma c'era.
Sono subito andato in crisi .
Mi sono subito colpevolizzato.
Mi sono detto che è un segnale .
Fare troppe cose con il tempo contato.
Ero afflitto.
Ero fuori dalla mia routine.
Bella o meno , ma è la mia zona di comfort.
Il mio specchio mattutino.
Poi ho preso il treno.
Mestamente ci sono salito.
A differenza dell'altro non ho dovuto fare a cazzotti per salirci.
I posti a sedere erano lì a disposizione come una panchina in un parco.
Li pronta ad accoglierti.
I viaggiatori erano tutti sconosciuti.
Viaggiavo da solo tra sconosciuti anziché tra conosciuti .
Il viaggio è stato un po' più lungo ma, diverso e rilassante.
Mi ha permesso di riflettere.
Di mettere in ordine le mie ansie e paranoie.
L'inconveniente è stata una opportunità.
Capire che la vita va vissuta con più leggerezza.
Che bisogna essere più tolleranti ad iniziare con noi stessi.
A capire che forse è meglio una vita trovata che una cercata ma arida .

ZEN POST

Un artista giapponese, Kengiro Azuma, in una intervista disse che quotidianamente lui aveva la necessità di disegnare qualcosa.
Un disegno istintivo.
Un disegno che dava corso alla sua energia.
Un esercizio ZEN , lo definiva.
Io non so di preciso cosa sia lo ZEN, ne cosa sia effettivamente un esercizio ZEN.
Credo che sia qualcosa che ti permette di entrare in contatto con te stesso e portarlo fuori.
Senza nessuna intenzione ma, rendendomi conto della necessità, anch’io a mio modo pratico esercizi ZEN.
In particolar modo con la scrittura.
Una forma mia di espressione che non sapevo di avere e non so come è stata coltivata.
So che ad un certo punto ha avuto inizio , come so che ad un certo punto avrà una fine.
Ma resta il fatto che per me scrivere è diventata una attività ZEN.
Mi permette di portare fuori ciò che ho dentro, con la speranza che non mi maceri.
Mi permette di parlare con la mia solitudine.
Mi permette di fare dei ragionamenti , delle considerazioni che da solo non potrei fare, almeno che non mi metta a parlare con me stesso e diventare matto.
Mi permette di fissare le cose.
Mi permette di guardarmi dentro e analizzarmi.
Tutto questo con una regola ben precisa.
Non fare sconti a nessuno , principalmente a me stesso.
Essere crudi ma reali.
Scrivere per me è diventata una necessità , oltre che un piacere.
Ovviamente non può essere una attività forzata o a comando.
Deve nascere dalla spontaneità, dalla fluidità.
Seguendo il percorso del pensiero, in modo istintivo e non schematico.
Chi l’avrebbe mai detto che , un Napoletano, che per di più quando parla , non ci riesce o non si capisce, fosse un esponente dello ZEN POST.

RIBALTARE IL PROBLEMA

Ci sono momenti della vita in cui azioni che facevamo con una certa tranquillità e comodità , ci vengono rese più complicate a farle.
Le stesse azioni , ora portano difficoltà e inconvenienti che prima non esistevano.
Ma ora ci sono e devi farne i conti.
Devi agire per non soccombere.
Di fronte a queste situazioni ci sono due possibilità di comportamento.
La prima è continuare a fare la stessa cosa che facevamo prima ma, accollandoci il peso delle difficoltà e degli inconvenienti che la nuova realtà ci impone.
La seconda  è quella di affrontare il problema come una opportunità.
Ossia non farsi travolgere dal problema ma ribaltarlo, riorganizzando il tuo modo di essere.
Una opportunità per usare in modo creativo il cervello, ormai abituati a comportamenti abituali.
Una opportunità per rinnovare se stessi e la nostra vita.
Quello che mi è capitato riguarda proprio questo.
La nuova normativa dei ticket buoni pasto impone l’utilizzo di quelli elettronici in luogo di quelli cartacei.
Con quelli cartacei non avevo problemi.
Li potevo usare come e quando volevo, addirittura dal macellaio sotto casa per comprare la carne.
Ora tutta questa opportunità di utilizzo si è ristretta.
Vuoi perché quando si introduce qualcosa di nuovo , occorre attendere un tempo tecnico che tutto si normalizzi.
Vuoi perché, nel caso particolare, non tutti hanno la strumentazione adatta all’uso del ticket elettronico.
Fatto sta , che io non posso più fare la spesa dal mio macellaio.
Ma la carne la devo pur comprare.
Fortunatamente vicino dove lavoro un macellaio è abilitato, per cui posso servirmi da lui e non più dal mio.
Ma per farlo sono costretto ad accollarmi le famose difficoltà e inconvenienti.
Per cui mentre prima ,uscito dalla macelleria , tempo dieci minuti ero a casa per riporre la carne in frigo, ora non più.
Ora sono costretto a portarmi da casa una borsa frigo.
La sera prima devo ricordarmi di preparare il ghiaccio da mettere in borsa.
Tornare a casa in treno con un fardello in più sperando che la carne non si rovini.
Ma così non posso andare avanti.
Uno stress aggiunto a quelli che già indosso e porto con me quotidianamente.
Occorre ribaltare il problema .
Farlo diventare una opportunità.
E così ho fatto.
Mi si è illuminata davanti la soluzione.
Mi sono allontanato dal mio problema e ho cercato di vederlo da un altro punto di vista.
Se il macellaio sotto casa non accetta i nuovi ticket e quello vicino a lavoro si , non mi tocca che fare una cosa.
Cambio casa.
Acquisto casa vicino all’ufficio.
Oggi ho l’appuntamento con l’agenzia immobiliare.
Certo se mi accettasse i Ticket elettronici , la nuova casa mi costerà di meno e potrò starci dentro.

martedì 26 gennaio 2016

SCONFITTO

L'ho vista stasera dopo più di cinque mesi che mi ha piantato.
Il destino ha voluto che la incrociassi .
Era lì sul tatami a parlare con altri .
Tranquilla e serena con se stessa .
Di chi sta vivendo la sua vita.
La vita che ha scelto dopo aver scartato è gettato via ciò che non gli occorreva .
Ciò che non era di nessuna utilità per lei e il suo futuro.
Tutto questo è durato un istante .
Quello che mi è servito per ribadirmi di essere stato sconfitto.
Doloroso ma reale.
Non ho potuto fare altro che prendere la mia dignità e trascinarla via.
Coprendola col giubbotto per ripararla dal freddo e dall'umiliazione.
Era da mesi che attendevo questo giorno , anche se lo immaginavo in modo a me più propizio.
Ma ho imparato che quando c'è da mettere la parola fine , poco conta se tu hai la meglio o la peggio.
L'importante è metterla.
The end.

lunedì 25 gennaio 2016

SOTTO TRACCIA

Non mi sono accorto di lui.
Era defilato.
Nascosto tra gli altri e dal grigiore dei vestiti invernali.
A volte diventiamo così.
Indifferenti e invisibili allo sguardo altrui.
Vuoi perché facciamo un lavoro senza visibilità ma, senza il quale il visibile non potrebbe essere tale.
Vuoi perché gli altri non colgono in noi  quell’interesse di facciata.
Che sia estetica, che sia simpatia o burloneria, che sia eleganza o originalità.
Ma chi è capace di andare oltre, scopre che dietro a quella apparenza di normalità o di ridicolo , c’è una energia nascosta che scorre.
Scopri la sensibilità.
Scopri capacità ed attitudini che non pensavi ci fossero.
Scopri una persona diversa da quella di cui ti eri immaginato.   
Una persona che vive sotto traccia.
Vuoi per scelta , vuoi perché la vita giorno dopo giorno le ha coperte per proteggere lui e le persone che entrano con lui  in contatto.
Un po’ come i fili elettrici che portano l’energia.
Un po’ come i tubi in cui scorre l’acqua di cui ci nutriamo.
Senza i quali nulla potrebbe poi funzionare e nulla potrebbe nutrirci.
Anch’io , pur essendo une persona che desta sempre la curiosità altrui, qualsiasi cosa faccia , volontaria o meno, sento di avere un animo sotto traccia.
Anche se non credo che senza di me nulla non funzionerebbe più ne, qualcuno rimarrebbe privo di nutrimento. 
In effetti sotto traccia, non c’è solo energia o acqua.
Sotto traccia passano anche i tubi dei nostri rifiuti organici.
E io che mi ero illuso di essere un filo di corrente o una sorgente d’acqua.
Che sciocco.  

sabato 23 gennaio 2016

IL GATTO GEOMETRA

Come tutti i suoi simili non difetta di curiosità.
Ma a differenza dei suoi simili lui è un passo avanti.
Non è un fannullone , come gli altri .
Lui è un gatto lavoratore .
Lui anziché starsene li beato nel giardino a ronfare o dare la caccia a uccelli e topini, quando arriva l'ora , si alza e va a lavorare .
Il suo lavoro inizia quando termina quello degli altri.
Finché gli altri non vanno via lui non si muove di lì.
Lui sa già quando prepararsi .
Lo vedi che all'orario prestabilito , che ci sia sole, che ci sia pioggia o che ci sia vento, lui da buon lavoratore si alza e va.
È il suo mestiere.
Lo vedi pian piano recarsi verso il fondo del viale.
Il passo lento , di chi vorrebbe fare altro di più rilassante ma nello stesso tempo fiero e orgoglioso del suo compito.
Arrivato , penetra nel buco che c'è nella rete e inizia il suo giro di controllo.
Ispeziona l'intero cantiere .
Va a verificare quanto fatto e a che punto sono i lavori.
Senza preoccuparsi di sporcarsi le zampe o il pelo.
Sono incerti di mestiere .
Chi di mestiere fa il gatto geometra. 

venerdì 22 gennaio 2016

SURPRISE

Nel mio vivere , giorno per giorno, ho preso la tendenza ad assumere comportamenti o azioni per prevedere qualcosa che potrà avvenire .
Anche se il più delle volte non avviene mai.
Ma il solo sapere di averlo previsto , mette l'animo in uno stato più tranquillo.
A qualcuno questo modo di essere può sembrare interessante, affascinante e ad  altri paranoico.
Comunque sia, è pesante.
È brutto non lasciarsi sorprendere dall'imprevisto, dalla casualità, anche negativa.
Quello che ti permette di fare esperienza dell'accaduto.
Di crescere.
Sarebbe bello prevedere tutto, come mi illudo ma, è anche impossibile e forse anche infelice .
Chissà di sicuro mi è dovuto ad esperienze in infanzia.
Dove le conseguenze nel non prevedere erano gravi, erano botte dalla mia mamma.
Quelle botte o il timore di riceverle mi hanno fatto maturare questo modo di essere.
È difficile stare accanto ad una persona come me.
Anch'io a volte mi alzerei e me ne andrei, lasciandomi li.
Ma non posso farlo .
A dispetto di altri che possono allontanarsi da me e, si allontanano , io non posso.
Oggi è accaduto un'altra volta.
L'angoscia mi ha preso l'animo e allora ho iniziato a prevedere quello che mi aspettavo che accadesse .
Un lavoro di previsione che va avanti da un po', in attesa dell'evento.
Davvero angosciante.
Ma mi ero preparato.
Ma con mia grande sorpresa qualcuno ha fatto un lavoro di previsione prima di me.
Rendendo inutile e tempo sprecato quello fatto da me.
Nella confezione dell'anticalcare, era già contenuto il tappo dosatore della polvere.
SURPRISE.
Come il barista dove vado  a prendere il caffè che conosce ormai le mie abitudini ed esigenze, anche il Calgon ha avuto pietà di me e ha previsto anzitempo ciò che mi serviva.
E ora che me ne faccio di tutti quei tappi ?
Aiutatemi !!!!

giovedì 21 gennaio 2016

VUOTO

Non è solo una sensazione , è purtroppo molto evidente.
Ho dilapitato tutte le mie riserve.
Ed ora rieccomi qui, con il vuoto davanti a me.
In quest’ultimo periodo ho fatto tanto , forse anche troppo e così facendo ho consumato tutto.
Non ho più riserve ne nutrimento.
Pur essendo stato via occasionalmente fuori casa , le riserve hanno continuato ad esaurirsi.
E’ una cosa che mi preoccupa , non mi è mai capitato.
Di mia natura non sono il tipo che arriva al limite.
Perfino con la macchina, appena posso faccio il pieno.
Non conosco cosa sia il lampeggiare del segnalatore di riserva.
Ma ora sta lampeggiando e non in macchina ma davanti a me. 
Per me che non sono abituato non è una bella sensazione.
Mi sento come se mi accusassero di trascurarmi .
Di non sapere badare a me stesso.
Eppure ho la mia età.
La mia esperienza di vita , bella o brutta che sia stata.
Ma mi sento così , in colpa davanti a questo vuoto.
Nello stesso tempo però il non agire a poco serve.
Occorre che io faccia qualcosa.
E il tempo freddo fuori non aiuta, limita ogni azione.
Ma non posso trascurare questo vuoto.
Devo risolvere.
Devo trovare una soluzione , come sempre faccio nella mia vita.
Si non posso più rimandare.
E ora che prendo le chiavi della macchina ed esco a fare ciò che serve a questo vuoto.
Si è proprio il giorno giusto per decidersi di fare la spesa.
Il frigo in queste condizioni, mi mette tristezza e apatia.


TEDESCO E INGLESE

È il cognome di due persone che conosco e che frequento.
Sono amici tra loro e quando possono sono sempre in coppia.
Potrebbero essere, data l’omogeneità dei loro cognomi, il nome dei protagonisti di  un telefilm poliziesco , come Starsky ed Hutch.
A ben osservarli però, sembrano avere il cognome invertito.
INGLESE ha un comportamento germanico, rispettoso e ossequioso degli altri e delle regole.
TEDESCO invece ha un comportamento più british, più disinvolto , più pratico, più beatles.
Per semplicità quando li incontro e li saluto, uno lo chiamo John , si chiama Giovanni e l’altro lo chiamo KLAUS , si chiama CLAUDIO.
Oggi è capitata una cosa buffa e per far tornare la ragione dalla mia parte , mi sono affidato ai loro cognomi.
Scendevo le scale , di corsa, tenendo la destra e non mi sono accorto che Tedesco saliva dallo stesso lato.
Ci siamo quasi scontrati e lui mi ha fatto notare di non essere stato attento ad osservare che lui stava salendo mentre io scendevo velocemente senza curarmi di chi mi veniva incontro.
Gli ho detto, Klaus, avrei capito se tu fossi stato John, per cui era legittimo tenere la sinistra anziché la destra.
Ma tu ti chiami Tedesco, cosa hai da lamentarti ?
Abbiamo sorriso e ognuno ha proseguito dove doveva andare.

martedì 19 gennaio 2016

ABBAN-DONO

Oggi leggevo di una ragazza inglese che, abbandonata dal suo futuro marito appena prima di convolare a nozze, anziché disperarsi, impazzire o altro di negativo , ha deciso di fare altrimenti.
Ha scelto di abbandonare la vita da cui è stata abbandonata.
Anziché di adattarsi alla nuova situazione, di  accontentarsi a quello che le rimaneva , ha venduto tutto quello che aveva e se ne è andata in giro per il mondo.
Ha abbandonato tutto ciò che faceva parte di quella vita che di improvviso l’ha resa infelice.
Ha visitato posti che mai pensava di visitare in vita sua.
Ha fatto cose che mai pensava di fare in vita sua.
Ha fatto esperienze che neanche credeva esistessero.
Tutto ciò in spirito di completa libertà.
Questo agire le ha permesso di reagire e ricostruirsi una nuova vita , una nuova se stessa.
Anche io nel mio piccolo sono stato abbandonato al limite del traguardo o quando pensavo di averlo raggiunto.
Sono stato abbandonato dalla donna per cui mi sono separato appena pochi giorni prima della separazione.
Sono stato abbandonato da una donna che credevo di avere conquistato ma che in realtà mi aveva solo usato, come un cotton fioc per pulirsi le orecchie.
Sono stato abbandonato da una donna che ha solo provato l’ebbrezza di una avventura extraconiugale, donandosi come fossi il suo principe azzurro che aveva finalmente trovato.
Sono stato abbandonato dalle mie due colleghe di Shiatsu.
Ma a tutti questi abbandoni , sono coincisi dei nuovi inizi.
Dopo il primo abbandono ho ripreso a coltivare la mia passione per la cucina.
Dopo il secondo e il terzo ho scoperto una vena letteraria che neanche sapevo di avere.
Ho iniziato a fare Shiatsu, entrando in una nuova dimensione, sia interiormente che esteriormente.
Dopo l'abbandono Shiatsu, ho conosciuto un po' più me stesso e delle bellissime persone.
Analizzando grammaticalmente il vocabolo, forse c'è anche la spiegazione a tutto ciò .
L'abbandono ha al suo interno la parola dono.
Il dono dell'opportunità di una nuova vita.
A dispetto di coloro che abbandonandoti te l'hanno rovinata.
Approfittane, se ti abbandonano.

lunedì 18 gennaio 2016

IL TEST

Pensavo che quello sostenuto ieri lo fosse.
Invece no.
Oggi è arrivata la comunicazione di quello ufficiale.
Ho un mese di tempo per prepararlo.
In realtà nulla di sconvolgente.
Sono argomenti che dovrei sapere.
Domande di cui dovrei dare risposta senza nessuna difficoltà anche subito .
Purtroppo non è così .
Anziché avere dinanzi a me la limpidezza dell'orizzonte, ha fatto campo una nebbia fitta.
È come se fosse stato chiesto uno sforzo al mio cervello non in grado di sostenere.
Un cervello messo a lavoro ad imparare cose continuamente nuove e che non dovrà mai dimenticare, altrimenti non potrò mai praticare quello per cui sto studiando.
Mi sento smarrito.
Impaurito davanti alla conoscenza che dovrei già avere ma mi sembra dimenticata.
È come quando fai spazio in un armadio per riporre cose nuove , mantenendo anche quelle che ancora ti occorrono mettendole da altra parte.
E quando vai a cercarle non sai più dove sono .
Sai che sono lì, da qualche parte, ma non le trovi.
Ti arrabbi e impazzisci.
Vai fuori di matto o almeno a me così capita.
Proprio quello che mi accade ora.
So che sono nel mio cervello, so che sono parte di me, ma non so più dove cercarle.
So che ne faccio uso ma non so più dove sono le istruzioni da cui trovare risposta alle domande che mi vengono chieste, oppure so dove sono ma non ho più la capacità di rielaborarle.
Sapevo che in questo percorso mi sarei trovato di fronte a un limite.
E ci sono arrivato.
Schopenhauer diceva che il limite è una virtù.
Nel mio caso è consapevolezza.
La consapevolezza di un uomo solo di fronte alle domande che la vita e lo studio gli pongono , senza avere nessuno con cui condividerle e affrontarle.
Questo è uno dei momenti in cui fai questa richiesta : "Voglio la mamma !!!".
Una richiesta che è la prima volta che faccio in vita mia.

domenica 17 gennaio 2016

YAHO

Avevo bisogno di prendere un po' d'aria .
Anche se stavo in piacevole compagnia e fuori faceva un freddo becco.
Ma le abitudini ti impongono delle cose .
La mia è il caffè.
Quindi ho raggiunto gli altri che erano già al bar.
Era un bar gestito da cinesi.
Uno dei pochissimi aperti.
Chi se ne frega dei cinesi mi sono detto, lì mi attende altra piacevole compagnia.
Ho vinto il pregiudizio e sono andato.
Pregiudizio non per il cinese , popolo che ammiro ma, da napoletano, abituato al suo caffè.
Appena entro c'è qualcosa che non mi torna.
Il bar è bello, accogliente e ordinato. 
Al banco però c'era una ragazzina.
Una ragazzina a fare il caffè.
Fa niente c'è la compagnia che mi attende.
Poi arriva al tavolo e prende le ordinazioni per il caffè.
È lì ho notato una cosa a cui non avevo fatto caso prima , il suo sorriso .
Ci porta i caffè e, oltre a servirli nell'ordine previsto dal galateo, il caffè era anche buono.
Gli ho chiesto come si chiamasse.
Yaho, mi ha detto.
Non so cosa significhi e neanche lei lo sapeva.
Ma una cosa me l'ha detta , senza bisogno di parole.
Mi ha detto che con la semplicità, con il lavorare con attenzione, con un un sorriso accogliente e non di circostanza, qualsiasi cosa tu faccia , la farai bene.
Anche il caffè.

IL BAGNO

Oggi ho scoperto che uno studio dei sogni legati ad ambienti abitativi ha un significato particolare.
Non ne ero a conoscenza, come altre infinite cose che non conosco.
Ma grazie allo Shiatsu e al corso di studio che sto praticando, questo infinito diventa un più piccolo.
Il tutto è anche merito della sintonia che si è creata tra di noi.
Persone che da sconosciuti sono diventati come dei familiari.
E in famiglia si può parlare di tutto.
Senza inibizioni e senza paura di rischiare il ridicolo o il disappunto di qualcuno.
Pertanto il mio amico di Shiatsu
raccontando di un suo sogno ha permesso a tutti noi di ricevere un insegnamento extra da parte della nostra insegnante.
Aveva sognato che tutti noi eravamo nella casa, del sogno, della nostra maestra e che lui mentre praticava doveva sempre andare a pisciare.
Allora ci è stato detto che il bagno nei sogni sta a simboleggiare la sessualità , quella materiale non quella dei sentimenti.
Quella dei sentimenti, della voglia di famiglia è legata al sogno che si svolge in cucina.
Mentre ascoltavo tutto ciò, mi è venuto alla mente il sogno che avevo fatto stanotte.
Anch'io andavo in bagno per pisciare ma a differenza sua avevo solo lo stimolo e null'altro, neanche una goccia.
Non ho osato riferirlo.
Certi sogni, anche in famiglia, è meglio tenerseli per se.
Anche perché da interpretare c'era poco.
La spiegazione era limpida come l'urina che non usciva dalla mia vescica.


sabato 16 gennaio 2016

RICORDI ISOMORFI

È quello che avviene quando si effettua una foto.
Ciò che viene fotografato viene riprodotto nella stessa forma.
La foto , salvo ritocchi, non può mentire.
Riproduce ciò che è l'oggetto della fotografia.
Un bel paesaggio , il mare , le montagne , un monumento , persone .
Tutti ciò viene riportato nella foto in modo reale.
Se non è fatta male, la foto ti permette di rivivere quell'emozione , quell'esperienza fatta.
Funge da ricordo , non solo del soggetto fotografato ma soprattutto dell'esperienza legata a quel soggetto.
Stasera sono stato anch'io soggetto di alcune foto.
Queste foto mi permetteranno di ricordare la bella serata trascorsa.
La bella compagnia con cui sono stato.
Le buone cose che ho mangiato.
Il bel posto in cui si trovava la trattoria.
Ma la cosa che più porterò nel mio cuore è un qualcosa che mi è rimasta dentro.
Quella che mi ha fatto capire pienamente la potenza della fotografia.
Quelle foto non mi faranno mai dimenticare la faccia da pirla che porto in viso.

venerdì 15 gennaio 2016

LA MATASSA

È quella che avevo stamane nella testa.
Una testa piena di ingorghi nel cervello, per i troppi pensieri, a cui nessun vigile ha saputo dare una giusta direzione, fino a ritrovarseli tutti insieme, fermi , senza possibilità di fluire.
Ogni pensiero bloccava l'altro e di conseguenza tutto il mio agire.
Ogni cosa mi sembrava insormontabile o di un peso difficile da gestire.
Mi stavo perdendo in un bicchier d'acqua.
Ma se il tuo animo si è fatto così piccolo, anche un bicchier d'acqua può bastare per annegare.
Poi ho dovuto, fortunatamente, ottimizzare      i tempi causa un ritardarsi di un evento.
Ho approfittato per fare le pulizie di casa.
E li la matassa a iniziato a dipanarsi.
Mentre facevo andare le mani per pulire, l'ingorgo mentale ha iniziato a risolversi.
Quelli che prima erano problemi ora erano soluzioni.
Lavorando, facendo fluire l'energia bloccata dentro di me, tutto è diventato fluido.
Il pensiero e l'azione.
Finito di pulire, ero soddisfatto del lavoro fatto.
Il cervello era pulito come uno specchio, da poterci mangiare sopra.

mercoledì 13 gennaio 2016

LA MATURAZIONE

Sento che sta maturando.
La crescita avviene quotidianamente.
Sta per uscire fuori.
In tutto questo tempo è stato alimentato per bene.
È cresciuto con l'indifferenza, l'emarginazione, il boicottaggio, la cattiveria.
Eppure ha avuto comunque la forza di crescere.
Di maturare.
È il frutto dell'abbandono.
L'abbandono da tutto e da tutti.
Abbandonerò la scrittura.
Abbandonerò ogni speranza.
Abbandonerò ogni sogno.
Abbandonerò lo Shiatsu.
E infine abbandonerò me stesso.
Sono arrivato alla giusta maturazione.
Quella che oltre non puoi più andare.
Devi solo fermarti e dichiarare la resa .

sabato 9 gennaio 2016

SEMPRE ESAGERATO

È una affermazione che mi sento rivolgere spesso, da molte persone.
Qualsiasi cosa io faccia , ha sempre queste caratteristiche.
Non so se per effettiva realtà di ciò che mi viene detto.
Oppure se per paura da parte degli altri, perché io supero limiti che loro non sono capaci di superare e vengono messi in difficoltà dal mio agire.
Mi ricordo che quando ero piccolo la stessa cosa mi veniva detta dai miei coetanei o dalle loro madri per il mio studiare.
Eppure io non facevo nient'altro che il mio dovere mentre loro pensavano ad altro.
Ma il mio studiare dava fastidio.
Faceva emergere senza nessuna intenzionalità, il non studiare degli altri .
Per cui mi attendevano al varco, al primo errore che compivo.
Per rinfacciarmelo e farmelo pesare.
Ora mi danno dell'esagerato se mi arrabbio giustamente tanto.
Se mi offendo per una offesa ricevuta.
Se porto in dono qualche pietanza che ho cucinato.
Se sono affettuoso.
Se stabilisco troppo contatto .
Se mi va di comunicare in un mondo di incomunicabilità.
Mi è stato detto anche nel fare sesso.
Bisogna prenderne atto.
Fare tesoro comunque di quanto ti viene detto.
È sempre una informazione su te stesso, su come vieni visto dagli altri .
E non possedendo specchi in casa se non quello piccolo da bagno, ne devo tenere conto.
Pena il rischio di vestirmi di ridicolo e andare in giro così.
Anche se a me effettivamente piace.
Sono uno che corre avanti non che corre dietro.

LA CURATRICE DI ANIME

Quando l'ho vista, mi sono stupito che fosse lì .
Porta ancora addosso i segni di un brutto evento.
Di quelli che purtroppo speri che non accadano.
Eppure lei era lì.
Poteva starsene ancora a riposo, ben giustificata.
Invece no.
Come una pasionaria, era lì a curarsi di noi , tralasciando la cura per se stessa.
Una curatrice di anime che hanno perso la giusta via e grazie a lei trovano conforto in parole che le fanno viaggiare in un mondo diverso e più entusiasmante di quello che quotidianamente vivono.
Lei si occupa dei nostri sogni , ed è lì a lavorare per noi affinché ci vengano recapitati.
Questa è la mia stupenda bibliotecaria.
Grazie per quello che fai per noi.

LAVANDERIE

La città dove abito, o meglio cittadina o paese, aveva una caratteristica Svizzera.
Aveva tantissimi sportelli bancari.
Segno di una opulenza economica, di un paese di gente che lavora, abituata al risparmio e all'investimento .
Le banche però da un po' di tempo non sono più sicure come una volta, sono diventate un rischio.
Stranamente da un po' di tempo stanno prendendo piede nuovi esercizi commerciali.
Tutti dello stesso tipo.
Le lavanderie.
Dovunque ti giri ne sorge una nuova.
È un fenomeno difficile da capire.
Ma forse una idea mi è venuta.
Non è che per mantenere la sua identità Svizzera, il mio paese si stia dando al riciclaggio dei soldi sporchi ?

venerdì 8 gennaio 2016

LA MUSICA DENTRO

Vivendo da solo, ho necessità di sentire voci per casa.
Per questo utilizzo molto i podcast radiofonici e i servizi di streaming musicali.
La casa si riempie di gente e di aria più pura.
Il silenzio , la tristezza e la solitudine , sono per un pò abbandonati e messi da parte grazie a loro.
Nel frattempo posso comunque fare le mie cose, come quando viene a trovarti un amico o amica con cui hai molta confidenza e, non devi fare troppe cerimonie e puoi continuare a parlarci pur continuando a fare quello che occorre fare.
Stasera mi sono accorto che stavo facendo ma , non avevo acceso nessuna voce.
Mi sono stupito quando me ne sono accorto.
Stavo per accendere , poi mi sono detto che se non lo avevo fatto non ne avevo bisogno.
Avevo la mia musica dentro che parlava per me.
Sarà stato che oggi è stata una giornata di scambi comunicativi .
Sarà perché ho ripreso a parlare con mia figlia.
Sarà perché non avevo pretese.
Sarà perché ho fatto quello che andava e mi andava di fare, senza ricorso ad abitudini.
Sarà perché ero troppo emozionato a come era riuscito bene la mia nuova lavorazione del pane.
Sarà perché un Giuseppe più umile ha preso il posto di quello più orgoglioso.
Non so il perché.
Ma so che la musica dentro è la musica più bella che tu possa ascoltare.
Quella che fa sentire tutti i tuoi organi in simbiosi e in armonia tra loro.
Alla fine beato di ciò , ho acceso anche lo streaming musicale.
Non per dipendenza ma per il piacere di farlo.
Per far sentire al mio cuore che la sua musica era come quella che ascoltava.
Purtroppo di questa musica non ne puoi fare il download.
Puoi solo godertela quando ti capita di ascoltarla.
Puoi solo sperare che ti ricapiti ancora e più spesso.
Sapendo che tutto dipende molto da te.

  

martedì 5 gennaio 2016

ARCANGELO

Da tradizione siamo fuori periodo.
Ma mai pensavo che in vita mia mi fosse assegnato il compito di fare l’arcangelo.
E’ capitato ieri notte.
Ho sognato di trovarmi in  una  stazione ferroviaria, quella fatta di pendolari .
Non la mia, ma le persone erano le stesse di ogni mattina.
Come quasi capita, attraverso i binari anche se è vietato e, per di più con un treno merci che stava arrivando e non mi accorgo.
Ma stavo seguendo una persona che mi faceva da guida e mi ero affidato a lei.
I binari anziché attraversarli per andare a prendere il treno , li attraverso per portarmi fuori dalla stazione.
Un azzardo che non capisco perché è stato fatto, ma mi fido e proseguo.
La stazione è piena di gente in attesa ma, tutti sorridenti.
Tra loro c’è lei.
Non comprendo  perché faccia parte del mio sogno.
Ma se ho attraversato i binari , vuol dire che dovevo vederla, era il compito affidatomi.
E dopo averla vista mi rendo conto del perché.
Nel sogno non è come in realtà .
E’ gonfia con un bel pancione , da ottavo mese inoltrato.
Gonfia ma felice .
Felice di chi sta partorendo ciò che desidera.
Il sogno finisce.
Quel che dovevo apprendere lo ho appreso.
La mattina , quel sogno era , e lo è tutt’ora, vivo in me.
Non ne ho capito il senso.
L’unica cosa che ho pensato è, che qualche cosa di sovrannaturale abbia voluto investirmi del ruolo di messaggero.
E così ho fatto.
Gli ho scritto cosa avevo sognato, supponendo che fosse mio dovere il comunicarglielo.
Ovviamente come un buon postino , non potevo pretendere una risposta ma, limitarmi a recapitare il dovuto.
Però almeno una mancia me la poteva dare.

L’ANTIPATICA

E’ una ragazza, anzi donna, con un bel viso e bei occhi.
Ma quegli occhi anziché usarli per nutrire l’animo altrui, li usa per distaccarsi.
A stento saluta e, se gli fai un gesto di cortesia, a stento ti ringrazia.
Una persona con poca empatia  a cui piace fare l’antipatica.
Stamane sono andato a prendere il caffe con la mia collega e con me ho portato una fetta di torta da me fatta che, ieri avevo dimenticato di dargli.
Al caffè oltre a lei c’era anche l’antipatica, lavorano insieme.
Cerco di essere comunque gentile e non far trasparire il mio disappunto.
Anche perché in un periodo in cui non tante persone hanno voglia di rapportarsi con te, c’è poco da fare gli schizzinosi.
La mia collega inizia ad assaggiare la torta e la offre anche a lei.
Di improvviso tutto cambia.
La torta diviene la chiave di comunicazione tra noi.
Ci sediamo e parliamo piacevolmente tutti e tre.
Non lo avrei mai pensato.
L’antipatica si apre e si scopre una persona piacevole.
Una esperta di cucina e panificazione.
Iniziamo a parlare senza renderci conto del trascorrere del tempo.
La nostra comunicazione è biunivoca.
Qualsiasi argomento dica io o dica lei è ben gradito dall’altro.
Scopriamo molte cose in comune e di avere stessi interessi e gusti.
La chiave di cui sopra ha aperto lo scrigno di questa donna.
Scrigno che essendo molto prezioso, lei lo tiene chiuso e ben custodito.
Per fare ciò diventa antipatica.
Come un cane che fa da guardia e abbaia appena ti avvicini.
Ma se sai entrare nelle sue corde , diventa il cane più docile e piacevole che esista.
Non sono mai stato bene come stamattina.
Delle due l’una, o sono riuscito , senza volerlo , a far sparire questo velo di antipatia e scoprire una bella persona, oppure sono antipatico anch’io e tra simili ci intendiamo.
Ho il timore che sia la seconda.        

lunedì 4 gennaio 2016

IL FIGLIO DEL LINOTIPISTA

Mio padre di mestiere era linotipista.
Creava i caratteri per la stampa , in piombo, usando la linotipe.
Un mestiere che oggi non esiste più , soppiantato dalla tecnologia.
Da piccolo , ricordo che mio padre possedeva una tastiera in cartone.
Mi ero sempre chiesto il perché ma, essendo il dialogo tra genitori e figli, non di quei tempi, non gliel'ho mai chiesto.
Un giorno, in un periodo di vacanza lo vedo che prende la tastiera di cartone, si siede, mette gli occhiali , apre un libro e, simula il suo lavoro .
Credo lo facesse per esercizio e per non perdere dimestichezza e manualità.
A dire il vero, questo lo capisco ora, ai tempi mi sembrava una cosa folle.
E così è stata, fino da adulto.
Poi una sera per televisione vedo un programma in cui è ospite Giovanni Allevi, il quale dichiara che lui ogni giorno deve esercitarsi al pianoforte e anche se non c'è il pianoforte deve farlo lo stesso.
E fa vedere come fa.
Proprio come il mio papà.
Allora ho capito che mio padre pazzo non lo era, né solo .
Ma l'ho capito ancor di più stasera.
Dalla scuola ci hanno inviato i disegni dei meridiani Shiatsu e non mi ero accorto che il titolo del documento fosse "da colorare".
Ho sorriso.
Figurati se mi metto a colorare i disegni .
Poi vuole le vacanze natalizie di merda, vuoi che riceventi non se ne trovano, ho preso in mano quei fogli.
Li ho riconsiderati come una opportunità.
Ho comprato le matite colorate e mi sono messo a colorarli, vincendo il ridicolo che c'era in me.
Ma più disegnavo e più mi accorgevo che imparavo, ricordavo quello che mi era stato insegnato.
Una cosa stupenda.
Tale padre , tale figlio.
Purtroppo anche in altro.
Ma i geni non si possono selezionare.
Bisogna prendere il pacchetto intero.

domenica 3 gennaio 2016

SALVARE IL SALVABILE

Volevo cercare di dare un senso a quest'ultimo giorno , prima del rientro al lavoro, dopo tutti i giorni di festività senza nessun senso.
Volevo andare al cinema, nulla di che.
Avendo già esaurito tutti i film da vedere , mi rimaneva quello che non volevo assolutamente vedere.
Ho provato a prenotare tramite internet ma, mi è stato impossibile.
Solo una angoscia di più aggiunta.
Quando sono riuscito a collegarmi con il sito, ho capito che era meglio lasciar perdere, troppa gente aveva avuto la stessa idea, tutte le sale già piene.
Mi sono messo l'animo in pace e ho finito di pulire la cucina.
Ma mentre lavavo l'ultima padella , nel togliere un mestolo che avevo appoggiato dentro, ha perso l'equilibrio e si è rovesciata tutta l'acqua che conteneva.
Niente di che, un dito, ma quel tanto che basta per far andare l'acqua dappertutto.
Finché non si vede non ci si crede.
Non è proprio giornata, neanche questo ultimo giorno.
Non mi resta che andare con la macchina nel paese vicino a prendere un caffè.
Almeno li troverò la barista con un bel sorriso ed efficiente che, mi farà un buon caffè .
Ma non c'è neanche lei, c'è la proprietaria che, è una bella gnocca ma, quando mi fa il caffè lo fa sempre male.
Ormai accetto il mio destino, bevo il caffè , sto zitto , pago e vado.
Vado a fare due passi, lungo il fiume e li incontro lei, che viene in direzione  opposta.
Mi riconosce, ci salutiamo, parliamo un po', siamo lì come chi attende chi prende l'iniziativa.
Ma ha la metà dei miei anni.
Neanche ci provo.
Me ne torno a casa.
Neanche il salvabile è stato salvato.
La giusta carica per affrontare il rientro domani al lavoro.

PRENDERE PER IL CULO

Ieri è avvenuta una cosa di cui non riesco a spiegarmi.
Più per ammissione di ignoranza che per superbia.
Cuocendo il pane come ho sempre fatto, rimane in parte umido all'interno.
Come mio solito, se posso, cerco di confrontarmi con chi ne sa più di me.
Pensavo che questa persona, potesse essere il pasticcere del bar dove vado a prendere il caffè.
Appena l'ho visto, gli ho chiesto educatamente, se avesse esperienza in pane fatto in casa.
Mi ha risposto di no e poi ha aggiunto , inutilmente che, aveva fretta, lo aspettavano.
Questo lo diceva mentre portava il giornale sotto il braccio.
Mi sono chiesto il perché di quella frase aggiunta.
Per me era finita la.
Invece l'ha voluta dire.
Il bello è  che nel giro di 15 minuti l'ho visto in giro a parlare e chiacchierare con altri.
Ma non aveva fretta , mi sono detto ?
Perché mi ha voluto prendere per il culo, gratuitamente ?
Per fortuna non sono un tipo che si arrabbia.
Un tipo che trova queste cose come una offesa e un oltraggio alla propria persona.
Reagendo, in maniera violenta.
Ho solo pensato che si tratta di una persona stupida.
Pasticcere ma stupido.

sabato 2 gennaio 2016

LE RISERVE

Arrivo.
Stranamente il parcheggio è semivuoto.
Eppure è sabato.
Pioviggina, tra poco è prevista neve ma, non credo sia questo.
Siamo al nord , in padania, clima normale per queste parti.
Al bar ancora peggio.
Siamo io , la barista e il mio compagno di caffè Renato.
Inizio ad apprezzare questa assenza di persone.
L'assenza del vociare dei clienti soliti.
Ma mentre sto per entrare in questo clima di tranquillità, ecco arrivare altri clienti.
Mai visti o mai notati.
È gente che sa solo parlare di eventi negativi e, la neve che inizia a fioccare gli fa gioco.
La beatitudine del momento precedente inizia a trasformarsi in fastidio.
Ne arriva un altro e il suo eloquio è sulla stessa linea .
Sarà che per me la neve è terrore ma, vedere gente che apre bocca solo per dire negatività non mi piace per nulla. 
Sto rimpiangendo il vociare piacevole e pieno di vita dei titolari al lamento delle loro riserve.
Gente che non è abituata a parlare, a vivere la bellezza della vita.
Gente il cui palcoscenico è a loro disposizione solo in queste occasioni.
Purtroppo non sanno dire altro.
Li posso comprendere ma non sopportare.
Mi tocca alzarmi e andare via.
Scelgo il momento giusto.
Perché uscendo incontro un metallo che da poco ho conosciuto ed ha la mia piena ammirazione.
La nuova barista dell'altro bar.
Pratica, bella , ed efficiente.
Un bellissimo metallo energetico.
Una donna con le palle anche se giovane.
Un fiore uscito da questa coltre bianca che inizia a cadere giù.