sabato 31 ottobre 2015

CHIUSURA EXPO

Oggi si chiude EXPO.
Pensavano tutti ad un fallimento, invece è stato un successo.
Gente da ogni parte del mondo è arrivata a Milano , per partecipare a questo grande evento.
Gente che pur di partecipare ha fatto lunghe attese per entrare e poter visitare i padiglioni.
Padiglioni che i primi giorni erano accessibili con fruibilità immediata ma, dopo , per la grande affluenza , non più.
Io pur abitando relativamente vicino, non ci sono andato.
Non per snobismo o idee anti-EXPO.
Semplicemente non mi ha attirato per niente, pur se il tema itinerante è a me caro , il cibo.
Ma non ci sono andato.
Vuoi perchè era situato fuori Milano, e , già Milano è quella che è , figuriamoci in periferia.
Vuoi perché le file non le concepisco, le ritengo una forma di disorganizzazione all’origine.
Ma c’è una cosa che nessuno ha mai raccontato dell’EXPO.
Sono i cosiddetti Testimoni o cosiddette Prove silenziose.  
Alle file delle EXPO , ce ne erano delle altre che, erano legate all’EXPO ma, chi le subiva non andava all’EXPO.
Finchè un male è condiviso, il peso lo riesci a sopportare.
Quando un male ti è inflitto, NO.
Io sono un pendolare che, già normalmente ha difficoltà a trovare posto in treno.
Ma in quest’ultimo periodo dove tutti andavano in EXPO, più per non essere da meno a chi ci era stato , non ci è più riuscito.
Ho fatto fino ad ieri, la maggior parte dei viaggi in piedi.
E il problema non era solo li.
Io abito vicino alla stazione di un paese della bassa padana.
Come ogni stazione, c’è adiacente un parcheggio.
Parcheggio che durante la settimana si riempie di macchine la mattina per ritornare un posto desolato e solitario di sera.
Parcheggio che di Sabato e Domenica è pressoché vuoto.
Ma con EXPO no.
Anche di Sabato e Domenica , sembrava un giorno lavorativo, con difficoltà a trovare posto.
Di questi disagi non vi è stata menzione, è il giusto prezzo da pagare per la riuscita dell’evento.
Da domani EXPO chiuderà e, io forse riuscirò a trovare un posto per sedermi in treno e un posto per parcheggiare vicino casa.

EMBARGO

È ciò che mi hanno fatto alcune persone è, ciò che mi sta facendo mia figlia.
Tutti mi allontanano violentemente dalla loro vita.
Quasi ne fossi una minaccia o un ostacolo a vivere meglio.
Di certo avranno le loro ragioni, giuste o sbagliate che siano.
Quel che resta sono gli effetti di queste scelte, non indifferenti e lesivi dell'equilibrio mentale di chi li subisce.
Non resta che difendersi, scegliendo una linea di condotta autarchica.
Embargo contro embargo.
Ma ieri sera ho scoperto che non basta.
Ho preso conoscenza di un embargo che non credevo di poter ricevere.
Credevo che se paghi per avere un servizio, in cambio lo devi ricevere.
Fatto salvo un tuo comportamento inadeguato al servizio ricevuto.
Ieri sera volevo provare il funzionamento della videocamera del mio portatile della frutta, ma ho scoperto che non era possibile.
La videocamera c'è ma non funziona.
Non perché sia guasta o rotta, semplicemente non vuole funzionare.
Da tempo ha notato l'uso che faccio dello strumento.
Il mio continuo trovarne difetti e cercarne soluzioni.
La risposta della macchina non si è fatta tardare.
Quando è arrivato il momento di chiedergli di riprendermi, avere rapporti visivi con me.
La risposta è stata simile a tutte le altre persone.
Ti faccio embargo , con te non voglio avere rapporti, mi hai rotto i coglioni.

giovedì 29 ottobre 2015

SOMMERSO

Il Sommerso non fai mai bene lasciarlo tale.
Occorre fare tutti gli sforzi per farlo emergere.
Fare emergere il sommerso permette di individuare i problemi.
Individuare che non vuol dire sempre risolvere e portare a soluzione , ma rendersi consapevoli di quel che c’è.
Solo guardando in faccia a ciò che si è portato a galla , si può pensare di risolverlo o almeno di prenderne coscienza.
Nascondere , tacitare, permette solo al sommerso di ampliare il suo spazio.
E quando il sommerso è dentro di noi, non può che produrre danni, creare disagi e malanni.
In linguaggio Shiatsu, si definisce Yanginizzazione dei problemi, ossia farli maturare e crescere all’interno, ed è nocivo, e può diventare con il tempo irreversibile.
Ecco cosa faccio io nello scrivere ciò che scrivo.
Vado a cercare il sommerso dentro di me.
Mettere fuori ciò che mi causa problemi e guardarlo negli occhi.
Qualche volta mi permette di risolvere, spesso rimane solo consapevolezza.
Sarebbe molto più facile , far finta di niente , voltarsi e continuare come sempre.
Ma quando alla fine della strada incontri sempre un muro in cui vai a sbattere, non puoi fare altrimenti.
Con tutto il sommerso che ho tirato fuori , sembra di essere a Napoli in piena emergenza rifiuti.
E quando sei circondato dai rifiuti la puzza è insopportabile.
Agli altri non resta che tenersi alla larga.
E a me fare pulizia e bonifica

martedì 27 ottobre 2015

DESTINO TENACE

L’ho vista al binario mentre prendevo il treno per tornare a casa.
Era di spalle , non ero sicuro fosse lei.
La struttura fisica mi ricordava lei ma la pettinatura era differente.
Inoltre prendeva il treno in una zona del binario diversa dal solito ed era senza le amiche di viaggio.
Si, noi pendolari abbiamo nei nostri geni dei punti di riferimento e pur se non conosciamo gli altri , con il tempo conosciamo le loro abitudini di viaggio.
Non si volta.
La mia curiosità rimane affamata.
Il treno arriva , ci salgo e nel viaggio mi dimentico di ciò che cercavo di scoprire.
Arrivo a casa.
Poso lo zaino e riscendo subito per prendere la bici ed andare a fare delle commissioni.
Esco dal cancello dei box e la rivedo ma, è ancora di spalle.
Non vuole farsi vedere .
La curiosità rimane ancora inappagata.
Vado a fare le mie commissioni.
Entro in farmacia e, c’era con mio stupore e sorpresa anche lei.
Come chi stesse li ad aspettarmi e anche spazientita del mio ritardo.
Finalmente possa vederla in viso , è lei , colei che pensavo.
Ho sorriso .
Mi dicevo come è strano e tenace il destino.
Quando ci si mette , va fino in fondo finché non ottiene ciò che vuole.
Non mi faccio ne domande ne illusioni sull’accaduto.
In quest’ultimo periodo mi sono dato troppe risposte sbagliate e disilluso parecchio.
Ma mi piace portare con me questa simpatica esperienza che , mi ha permesso di tornare a casa con un sorriso donato.
Un sorriso dagli occhi chiari.
Il sorriso di chi mi ha voltato le spalle per poi alla fine del gioco degli incontri, mostrarsi. 

lunedì 26 ottobre 2015

NON È UN PAESE PER SHIATSU

Abito in un paese in piena pianura.
Sono passato, nella mia vita da, vivere nel centro della capitale delle due sicilie, a vivere nella capitale d'Italia, per poi arrivare dove abito.
È stato un amore a prima vista.
Dal primo ingresso, mi sono sentito accolto e affascinato.
Il luogo adatto per far crescere la mia bimba.
Già dai primi tempi notavo delle differenze positive rispetto ad altri luoghi.
Per la strada la gente ti saluta, anche se ti conosce da poco o ti ha incontrato in un luogo il giorno prima.
Il mio paese, si ora posso dirlo, è pieno di banche, di negozi di abbigliamento , di chiese, di bar, di supermercati.
È un paese che offre molte opportunità di sport, dalla classica palestra, alla danza, al rugby, al baseball , al calcio e in estate anche il nuoto.
Il punto di ritrovo del mio paese, sono i bar.
Hanno il loro fascino i bar e, ognuno ha caratteristiche diverse dall’altro anche , se il vero cliente che, io non sono, riesce a frequentarli indifferentemente tutti.  
Luoghi, per chi come me è da solo, trova un po' di calore familiare.
Ma non so perché , tutto mi sa di vecchio , di non volersi rinnovare, di non volgersi al nuovo o al diverso che vien proposto. 
Due cose mancano al mio paese, il cinema e le opportunità di proporre qualcosa di nuovo.
Ogni innovazione è mal vista, è destinata a fallimento.
Soprattutto se fatta da chi in quel paese non ha radici.
Eccezion fatta di chi ha radici molto più forti ed è abituato da una vita a lottare , come pizzerie , kebab , massaggi cinesi e punti scommesse sportive.
Anch’io nel mio piccolo, non ho trovato spazio e penso che mai ne troverò.
Manca la propensione.
Credevo che mettendo a conoscenza di fare il corso di operatore shiatsu, attirasse la curiosità di persone a provarlo.
Ma non è così.
La diffidenza o l’indifferenza è troppa.
Persino da parte di persone che fanno discipline più attinenti, come Yoga o altro.
Non c’è spazio.
Nel mio caso si può ben dire che questo NON E’ UN PAESE PER SHIATSU.
Sono costretto ad emigrare.
In fondo sono un terrone, fa parte dei miei geni trovare opportunità al di fuori del posto dove vivi.  

domenica 25 ottobre 2015

SIAMO ALLA FRUTTA

La globalizzazione ha portato grandi cambiamenti, permettendo di conoscere il mondo che nessuno di noi conosceva.
Sono venuti meno e abbattuti quei confini che ci impedivano di accedere a cose non di nostra conoscenza.
Uno scambio a frontiere aperte.
La finestra si è aperta in ogni parte del mondo , in modo da attingere dappertutto e portarlo tra noi.
Purtroppo i buoni propositi si accompagnano sempre con i cattivi propositi.
Si è attinto infatti, non solo al meglio e al nuovo ma anche al peggio.
Sopratutto nel mondo del lavoro, anziché prenderla come una occasione per fare meglio e migliorarsi , è stata usata per peggiorarsi.
Molte aziende anziché portare ricchezza dove c’era povertà, in virtù del guadagno hanno tolto ricchezza riducendola in povertà e, l’hanno trasferita dove c’è la povertà , in modo da pagare salari più bassi e ricavare maggior profitto.
In nome della globalizzazione tutto è diventato precario, la competizione è impossibile.
O ti adegui alle nuove regole di povertà o soccombi.
Una nuova guerra mondiale, che come ogni guerra riduce tutti in povertà , lasciando arricchire chi di mestiere lo sa fare.
Certo la globalizzazione ha permesso anche a chi aveva idee , di metterle in pratica e , creare nuovi lavori e guadagni commisurati alle idee proposte e realizzate.
Nello stesso tempo chi aveva capacità , ha sfruttato le sue risorse da paese colonizzato, per diventare un paese emergente e ricco , ad esempio l’India.
India dove tutti parlano inglese perfettamente, grazie alla colonizzazione e, dove i  giovani hanno saputo sfruttare le occasioni che la globalizzazione gli ha offerto, diventando i lavoratori più ricercati al mondo.
Quasi quasi varrebbe la pena di trasferirsi li, per avere ancora il tempo di vedere il nuovo mondo da vincitori.
Ma la globalizzazione è arrivata anche tra i banchi dei supermercati.
Non mi riferisco a merce proveniente dall’estero ma a merce prodotta nel nostro paese a discapito dei prodotti tradizionali di normale consumo.
Ho scoperto che non esistono quasi più le clementine, sono diventate un frutto per pochi e da ricchi.
Per noi ci sono i Miyagawa, un agrume giapponese, simile al mandarino ma, coltivabile in poco tempo e minor costo.
Per carità sono buoni ma, da macrobiotico, preferirei mangiarli in Giappone , da dove provengono.
Invece le clementine  e i mandarini, devono lasciare il posto del banco dei supermercati a questi frutti nuovi arrivati.
Proprio come un lavoratore deve far posto a chi è meno retribuito di lui e più produttivo.

E’ proprio il caso di dire che siamo arrivati alla frutta e, non è un gioco di parole. 

IL CERVELLO CLOUD

Una delle tante funzioni del cervello, è quella di immagazzinare tutte le emozioni maturate nella nostra vita e, tutti i ricordi, belli o brutti che siano stati.
Fino ad oggi credevo di  avere solo il mio.
Invece ho scoperto di averne uno cloud.
Tutto nasce da problemi avuti con il produttore tecnologico col simbolo di un frutto.
Causa aggiornamenti dei suoi prodotti, ad alcuni utenti, come me, si sono verificati un mondo di problemi.
Problemi che nessuno dei loro impiegati riusciva a porre rimedio.
Problemi che in parte ho risolto da solo e in parte gli ho anche indicato l'origine.
Ma nulla, un muro di gomma.
Questo fine settimana hanno rilasciato nuove versioni del software e, con mio stupore, hanno risolto tutto.
Credo che, come molti, non ne possano più di me.
Li ho messi in crisi.
Ma c'è un però, come sempre in ogni caso.
Hanno risolto ma con vendetta.
Mi sono ritrovato tutti i contatti telefonici, vecchi e ,nuovi che non conoscevo, delle mie ex, pur avendoli cancellati dal mio smartphone e credevo dalla mia vita.
Invece no, sono lì e non posso più cancellarli.
Al mio disappunto, mi hanno risposto che quello fa parte della memoria della mia vita telefonica.
Posso cambiare gestore, fare altro ma, saranno sempre lì.
Non bastava dover fare i conti con il mio cervello, con i sogni o ricordi che spesso fa apparire.
Ora devo tener conto del mio cervello cloud.
Una traccia indelebile della mia esistenza.
Una mela al giorno toglierà si un medico di torno ma, le tue ex no.
Cribbio !!!

sabato 24 ottobre 2015

RIPRISTINO

Non sapevo più cosa fare.
Non mi ascoltava più.
Non eseguiva ciò che gli richiedevo.
Alla fine ho dovuto fare quello che non volevo.
Quello che credevo una assurdità, una scappatoia, una scorciatoia.
Ho ripristinato tutto.
Sono ripartito da zero.
Per me , è una cosa che mai pensavo di fare o riuscire a fare.
Per queste cose, tendo sempre ad affidarmi e chiedere aiuto ad altri.
Ma questa volta ho voluto provare da solo.
Sapendo che l'alternativa sarebbe stata l'incomunicabilità.
Non avevo scelta.
Ho ripristinato tutto.
La paura era tanta ma, ero preparato a tutto.
È andato bene, anzi meglio di quando sperassi.
Ora ritorniamo a comunicare.
La cosa bella nel iniziare daccapo è nello scoprire nuove cose.
Cose che prima non utilizzavi o perché davi per scontato o perché non le conoscevi.
Si è stabilito un nuovo rapporto comunicativo.
C'è più morbidezza e dolcezza.
Mi sento più accolto, capito e accettato.
Questo ripristino ci ha fatto bene.
Ha fatto bene a me e al mio Samsung.
Che di me non ne voleva più saperne.
Ma anziché abbandonarmi, mi ha chiesto di ripartire.
Ripartire da zero.

venerdì 23 ottobre 2015

IL CORTEGGIATORE

Ho visto un video in cui Rocco Siffredi , insegna come diventare un corteggiatore.
Appena avuta l'occasione, ho voluto mettere da subito in pratica gli insegnamenti ricevuti.
Ero in pausa caffè e mentre parlo con una collega, arriva lei, lei che voglio corteggiare da tempo e, ora che ho gli strumenti, posso farlo.
Faccio finta di non vederla, per notare se lei si accorge e, noto che cerca di attirare l'attenzione, ma io tiro dritto.
Noto che guarda verso di me, poi si avvicina al gruppo che si trovava accanto a me.
A quel punto l'aggancio.
Le sorrido.
Lei mi sorride.
Noto che indossa un paio di scarpe in uso in questo periodo.
Quelle tipo inglese ma senza i lacci.
Approfitto per fare il corteggiamento ironico.
Le dico "hai dimenticato di mettere i lacci ?"
Lei ride.
E vai, ci sono riuscito.
Dopo di che mi risponde "la stessa cosa che mi ha detto mia nonna".
Mi ammazza.
Allora capisco che per essere un corteggiatore, non basta un video di Rocco Siffredi.
Devi essere Rocco Siffredi.
E la conferma l'ho avuta appena dopo, quando sono tornato al mio posto.
Son dovuto andare al bagno.
Altro che Rocco Siffredi.

IL DAVANZALE

Ne parla la protagonista del libro che sto leggendo.
Immediatamente il cervello mi ha inviato un segnale.
Mi ha fatto ricordare che questa cosa nella mia vita non esiste più ed è una mancanza di cui non mi sono accorto fino ad oggi.
Dove abito ora io , il davanzale non c’è ma, anche se ci fosse non avrebbe la stessa funzione, in quanto abito in un paese.
Se abitassi in città sarebbe diverso.
Sarebbe un posto dove appoggiarmi , trovare sostegno.
Sarebbe un posto che mi permetterebbe di pensare.
Sarebbe un  posto per guardare l’infinito, osservando il cielo oltre i palazzi.
Sarebbe un posto di sera per osservar le stelle.
Sarebbe un posto per immaginare quello che vorresti essere o avere , per capire chi sei, per analizzare chi sei stato.
Cose che solo l’infinito ti può dare.
L’unico davanzale che ho è nella stanza da bagno.
Ma anche se l’avessi in altre stanze , non vedrei altro che mura.
Luoghi impenetrabili.
Luoghi impossibili per fantasticare o far sogni.
Luoghi che ti immobilizzano nella realtà in cui sei e oltre non ti lasciano andare.

mercoledì 21 ottobre 2015

IL GRUPPO

Raramente faccio parte di un gruppo.
Non perché ami la solitudine o fare le cose da solo.
Non mi piace il dover seguire delle regole, non scritte, per farne parte.
In più come esperienza di vita sono una persona cresciuto in solitudine familiare, pur avendo fratelli o cugini ma, tutti più grandi di me, ne ho fatto esperienze come il militare.
Eppure sono una persona a cui piace osservare, capire i meccanismi, i diversi modi di interpretare la vita.
Questo mi permette di entrare in contatto con ogni singolo ma, non riesco quando il contatto è un gruppo.
Emergono tutte le mie difficoltà e contrarietà alle regole di gruppo.
Ma oggi ne ho capito l'importanza, utilitaria.
Se ti accodi ad un gruppo, non sei da solo .
Se ti accodi ad un gruppo, un errore viene condiviso.
Se ti accodi ad in gruppo riesci a trovare una soluzione che da solo non trovavi.
Se ti accodi ad un gruppo intraprendi una strada nuova, frutto dell'esperienza di ogni componente del gruppo.
Oggi ho provato questa esperienza.
Dovevo raggiungere un luogo che conosco poco ma dovevo farlo nel minor tempo possibile.
Voltandomi ho visto il gregge che si dirigeva nella direzione in cui dovevo andare.
Mi sono accodato.
Mi sono affidato.
Sono arrivato dove dovevo.
Facendo una strada che non conoscevo.
Oggi ho capito che ogni tanto bisogno far riposare il lupo o l'orso che è in noi .
Oggi ho capito che fare di tanto in tanto la pecora, ha i suoi vantaggi.

martedì 20 ottobre 2015

MILANOFIORI

In questi giorni sono qui per seguire un corso.
Il tutto è molto diverso dal mio quotidiano.
Devo scendere ad un'altra fermata di treno.
Devo prendere la metro di altro colore.
Devo fare un viaggio molto più lungo.
Ma noto che dì diverso ci sono anche altre cose.
Sono diversi i viaggiatori.
Sono diversi i loro umori.
Sono diversi i loro abiti, più pratici ed essenziali.
Arrivato è diversa l'uscita della metro.
È diverso il paesaggio che ti trovi di fronte.
Solo parcheggi e palazzi grigi senza anima.
Ci sono bar ma sono diversi da quelli di città, non puoi fare chiacchiere, consumare e via.
Tutto votato all'essenzialità.
All'efficienza obbligata .
Lo capisco voltandomi ad osservare i lavoratori che come me devono raggiungere l'ufficio.
Io da corsista mi prendo la libertà di fare il percorso che più mi va, come nella mia vita.
Loro invece, tutti in fila e in ordine.
Come un gruppo di turisti in visita a qualcosa.
Ma tutti senza sorriso.
Attraversare questo luogo di tristezza.
Non ho mai capito perché si chiami MILANOFIORI.
Ora l'ho  compreso, i fiori , in ambiente triste, si portano al cimitero.
E si questo posto è il cimitero di Milano.
E il nome non è un caso è voluto.
Del resto siamo in Lombardia mica in Liguria. 

domenica 18 ottobre 2015

CERVELLO A 8 GIGA

problemi di spazio di memoria ormai fanno parte del nostro quotidiano.
Vuoi per gli smartphone, vuoi per i computer che devono averne necessariamente tanta per poter funzionare al meglio.
Ovviamente per i vecchi c'è poco da fare.
L'unica possibilità è fare spazio al nuovo e lasciare e abbandonare il vecchio.
Questo fine settimana ho capito di essere come quei computer a cui non puoi più aggiungere memoria e allora occorre fare selezione.
Ho da imparare tanto e tanto ancora, avendo lavorato anche con colleghi del terzo anno e visto cosa devono imparare, ma, il mio cervello è in saturazione.
Come una cantina, ha riposto al suo interno troppe cose, troppi ricordi, troppe esperienze.
La maggior parte senza più nessun uso.
Devi lasciar andar via qualcosa.
Abbandonarlo, sapendo che è stato un pezzo della tua vita che ti ha portato fin qui.
Per dare spazio ad una nuova vita, a nuovi ricordi, a nuove esperienze, deve lasciare le vecchie.
Che sia il cervello, che sia il cuore, occorre liberare.
E forse sarebbe anche un bene, pesi inutili da portarsi dietro che, spesso risalgono in superficie causando solo sentimenti negativi e incostruttivi.
È il destino di chi come me ha un cervello o un cuore a 8 giga.
L'unica speranza è proporre a Google o Apple un cloud per i ricordi dei sentimenti.
Da richiamare all'occorrenza.
Ma ora non c'è nulla di questo, per cui pulire !!!

venerdì 16 ottobre 2015

SHIATSUKA KID

Quando ero ragazzo ho visto un film dove il protagonista era un ragazzo che per difendersi dai suprusi, decide di imparare il Karate.
Si rivolge ad un suo vicino di casa giapponese che in questo campo è un maestro anche se a vederlo, per il lavoro che fa sembra tutt'altro.
Il vicino però anziché insegnargli il Karate, gli insegna a lucidare macchine , a dipingere steccati e altro.
Attività che al ragazzo sembravano assurde ma, essendo solo e non avendo alternative è costretto a fidarsi.
E in realtà, quelle che sembravano degli sfruttamenti, con il tempo diventano fondamentali per apprendere e applicare il Karate.
Io sto frequentando una scuola per operatore Shiatsu.
Una attività che richiede molto studio, molta applicazione e molta pratica.
Proprio sulla pratica ho delle difficoltà.
Passo da periodi attivi a completa inattività.
Per cui mi chiedevo come potessi in qualche modo , nella vita reale fare un qualcosa di quotidiano che richiamasse lo Shiatsu.
Proprio come il ragazzo di Karate KID.
Oggi l'ho scoperto.
L'ho scoperto facendo le pulizie.
Senza rendermene conto applico alcuni movimenti che mi sono stati insegnati a scuola.
Funzionano, sia per ricordare, sia per fare meglio quello che faccio.
Ma la cosa che me lo ha fatto capire di più, è stato mentre mi alzavo per prendere i detersivi da riporre.
Inconsciamente, senza volerlo ho applicato quello che ci ha insegnato il maestro giapponese masunaga.
Alzarsi usando hara, la forza dal basso ventre.
Nel fare Shiatsu non ci sono mai riuscito.
Nel fare le pulizie, oggi si.
Se non diventerò un operatore Shiatsu potrò sempre dire di essere uno shiatsuka KID .
Senza possibilità di smentita da nessuno.

giovedì 15 ottobre 2015

CAVALLERIA

Giovedì sera.
È quasi ora di cena e sono ancora al super a fare la spesa.
Poco importa, nessuno mi attende.
Non mi faccio prendere dalla fretta.
Una delle cose buone nel vivere da solo.
Vado in cassa per pagare.
Il rullo trasportatore è rotto.
Quindi il pagamento di chi mi precede va a rilento.
Sono quelle pause che la vita ti pone per rilassarti e pensare ad altro se, sei capace di cogliere l'occasione.
Mi giro e arriva lei.
Una bellissima donna bionda.
Ha con se un paio di buste di insalata.
Faccio un gesto di cavalleria e le concedo il posto in fila.
Mi ringrazia stupita.
Sorride.
È bella e ha anche un bel sorriso.
Inoltre aiuta anche la cassiera a prendere dal nastro rotto gli alimenti della spesa di chi ci precede.
Che bello , è anche una persona pratica.
Fantastico, è bella, ha un bel sorriso, giovane e aiuta anche gli altri.
Il mio spirito di osservatore da allievo shiatsuka si attiva.
Le noto le mani, belle.
Le dita, ben curate e smaltate.
Scherzo con lei per il poco cibo che sta acquistando.
Sta allo scherzo e sorride ancora.
Caspita, una donna perfetta.
Da shiatsuka non trovo nessuna imperfezione, anzi.
Ora tocca a lei pagare.
Apre la borsa per prendere la tessera e, allora mi cade tutto il castello di carta.
Cavolo, porta la fede e l'anello di fidanzamento.
Che pollo non me ne sono accorto.
I rischi di guardare da shiatsuka anziché da tacchinatore.
Se me ne fossi accorto prima, col cavolo che la facevo passare davanti.
Anche se è bella , con un bel sorriso, belle mani , belle dita curate, con tanto senso pratico e umoristico.

LE MURA DEL PIANTO E LE MURA DELLA GIOIA

È primo pomeriggio.
Ho da poco finita la pausa pranzo .
In ufficio sono da solo .
Da stamane il cielo si sta scurendo.
Di un colore strano.
Dì improvviso inizia a piovere.
Una pioggia fitta.
Ma più che una pioggia sembra un pianto.
Un pianto a dirotto che, arriva dalla palazzina dell'altra sede.
Non è straziante, né disperato.
È piuttosto un pianto di gratitudine.
Di chi ha vissuto , di chi ha assaporato e respirato un sapore e un profumo intenso.
Un pianto di chi deve lasciare andare chi deve e non può rimanere.
Mentre faccio questo pensiero, di improvviso l'atmosfera cambia.
La pioggia si trasforma in luce , in luminosità.
Il sole prende spazio nel cielo.
Sgombra tutte le nubi.
Una sensazione bella.
Le mura della palazzina dove è il mio ufficio sembrano manifestare una gioia intensa.
Un fenomeno atmosferico raro a vedersi.
Chissà che combinazione atmosferica lo ha generato.
Che sciocco, oggi è il suo giorno.
Arriva lei.
Viene a insediarsi nella sua nuova postazione di lavoro.
La donna che trasforma le mura del pianto, per la sua partenza, nelle mura della gioia per il suo arrivo.

ROSE

Rose, è il nome della persona del servizio clienti del servizio streaming musicale a cui sono abbonato, con cui ascolto musica dallo smartphone.
Ad ogni mia richiesta , anzi lamentela , mi risponde sempre lei.
E sempre con una gentilezza e una dolcezza disarmante.
Il tutto mi stupisce, essendo il servizio di diffusione mondiale.
Avere una consulente dedicata e per sua sfortuna avere a che fare con me.
L’altro ieri ho scritto al servizio clienti di cui sopra per segnalare un problema ulteriore.
Questa volta non da smartphone ma da computer.
Con mia grande meraviglia , stamane non solo mi arriva la risposta ma, a scriverla e sempre lei , Rose.
Inizio ad avere dei dubbi.
Mi chiedo se in quell’ufficio si chiamino tutti Rose, o se è l’unica impiegata del servizio clienti di quella società.
Ma leggendo un articolo su un giornale ho capito tutto.
Rose , non esiste.
E’ una modalità , illusoria, con cui l’azienda si fidelizza con il cliente.
Facendo credere che ci sia una persona dedicata per lui , il cliente che come me si lamenta, si arrabbierà di meno, perché crede che ci sia una persona dedicata a lui e, che sta facendo di tutto per risolvere i suoi problemi.
Problemi che non saranno mai risolti , o risolti con un tempo più lungo.
Ma ormai tu sei entrato in empatia con Rose.
Non puoi arrabbiarti con lei.
Lei è li per te , fa quello che può fare, risponde sempre.
Arrabbiarsi con lei è ingratitudine.
Povera Rose.
Che geni che sono queste persone.
E io da stupido romanticone illuso, me ne stavo già innamorando e chiederle di incontrarci.
Altro che povera Rose.
Povero Giuseppe, anzi povero pirla come dicono da queste parti.    

mercoledì 14 ottobre 2015

PENDOLARE

Sono una pendolare.
Ogni giorno mi reco in stazione per prendere il treno che mi porta al lavoro.
Come ogni buon pendolare, ogni giorno è una lotta contro il tempo.
Vuoi per ritardi miei, vuoi per quelli del treno.
Un vero stress.
Ma è la mia vita, diversamente non posso fare.
Per raggiungere la stazione da casa mia uso la macchina.
Potrei andare a piedi o usare una bici ma, il tempo a disposizione è quello che è, per cui devo ottimizzare.
Per farlo commetto anche delle infrazioni.
Quelle che si possono fare quando abiti in un paese come il mio , quando così presto per strada circola quasi nessuno.
Oppure chi circola, come me, è preso dall'urgenza di prendere il treno è poco gli importa.
Ma ieri non è andata liscia.
Arrivata al parcheggio per guadagnare qualche secondo, anziché fare il giro della rotonda , come sempre, sono andata dritta.
Parcheggio, ma mentre sto per scendere sento gridare verso di me.
Una donna mi insulta per l'infrazione compiuta.
Non capisco.
Certo ha ragione ma a lei cosa importa.
Fosse un vigile o gli avrei tagliato la strada capirei.
Questa non ci voleva.
Ho già i miei problemi, ho già i minuti contati , ci voleva anche la signora.
Uno stress in più.
Una soluzione la devo trovare .
Io non sono tipo che non affronta i problemi .
Domattina arriverò alla rotonda del parcheggio e anziché tirare dritto mi fermerò li.
Parcheggerò sulla rotonda.
Attenderò la signora e se oserà dirmi qualcosa le dirò : 
"Faccia lei, qui sono le chiavi della mia macchina, o la parcheggia lei girando intorno alla rotonda o se preferisce da domani venga a prendermi a casa e mi dia un passaggio, così io non commetto infrazioni e lei non si arrabbierà inutilmente  !!!"

domenica 11 ottobre 2015

MARZIANI

Ieri ho visto un film , il cui protagonista a causa di un incidente rimane da solo su Marte.
Un Robinson Crosue moderno.
Solitudine completa.
Quando sei in solitudine completa hai due alternative.
O ti lasci andare, morendo giorno dopo giorno, oppure sei costretto ad inventare per sopravvivere .
Far ricorso a tutto il tuo sapere e a tutto il tuo ingegno per andare avanti.
Tutto da solo, senza confrontarsi o parlare con nessuno, impossibile sei su Marte.
Ma l'ingegno arriva anche lì.
Riesce a mettersi in comunicazione con la terra.
Si rende conto, lui e gli altri dell'importanza della comunicazione.
Anche quella fatta nei modi più assurdi ma comunicare.
Questo gli da speranza di vivere, lo fa sopravvivere meglio.
La comunicazione diventa tutto.
Diventa esistenza, diventa confronto, diventa non sentirsi solo.
Ovviamente parlo di comunicazione costruttiva.
Quella utile.
Quella che fa smuovere gli animi e i sentimenti.
Il pensiero allora è venuto alla realtà.
Dove persone distanti centinaia di metri anziché parlarsi si messaggiano.
Per qualunque cosa e per scrivere per di più cose inutili.
Un sentirsi vivi solo attraverso i messaggi o uccidere , socialmente, tramite essi.
Forse occorrerebbe che tutti venissimo lasciati soli su Marte.
Scoprire l'importanza della vera essenza delle cose, quando non puoi più averle.
Perché sei in un altro mondo.
Sei un marziano.
Sei su Marte.
Ora invece siamo marziani stando sulla terra.
E questo è molto triste.

sabato 10 ottobre 2015

IL PREZZO DELLA VITTORIA

Ieri ho vinto.
Su tutti i fronti.
Ho salvato mia figlia ma, per farlo e vincere l'ho persa.
L'ho salvata da un inferno in cui in molti volevano farla entrare e da cui non sarebbe uscita, se non distrutta.
Ho combattuto strenuamente contro tutto e tutti, convinto che esistevano altre soluzioni e che il problema era un altro.
Sono voluti  andare fino in fondo, dove mi hanno costretto ad andare.
Fortunatamente in fondo c'era gente competente del problema e ha saputo dare peso ed ascolto a quanto sostenevo e a quanto mia figlia ha dimostrato.
Devo ringraziare il mio essere sempre stato un uomo da mettere in disparte che, così ha imparato ad osservare.
Devo ringraziare il fatto di essere un informatico, di quelli ingombranti e fastidiosi, perché vogliono arrivare in fondo al problema trovandone la causa e la soluzione.
Devo ringraziare il mio percorso di studente Shiatsu che ha affinato il mio osservare fuori , nell'imparare ad osservare anche dentro.
Ho perso mia figlia ma gli ho salvato la vita.
Un giorno capirà se vorrà.
Poteva andarmi peggio se avessi incontrato chi non dovevo incontrare.
Avrei si perso mia figlia , ma per legge.

LA DISILLUSIONE

Già da stanotte ho capito che la giornata non era di quelle giuste.
Anche oggi senza di lei.
Ormai mi sono abituato.
Meglio non illudersi.
Vivere la realtà senza pensare che possa esserci qualcosa di diverso per te.
Invece si è presentata stupendomi.
Come chi decide di fare quello che vuole.
Senza tener conto che così alimenta immotivatamente le speranze dell'altro.
Certo sono stato contento.
È sempre un piacere averla accanto.
Riscaldarti, illuminarti, ossigenarti come solo lei è in grado di fare .
Ma ormai sono diventato pragmatico.
No non mi inganni più .
Metto comunque la felpa.
Giornata di sole lo so che sei una presenza fugace.
Di questi tempi ci aspettiamo il grigio e la nebbia.
Non te.

mercoledì 7 ottobre 2015

LA VISITA

L'ho trovata in casa appena aperta la porta.
Non me ne sono accorto.
Forse era dietro di me e mentre aprivo la porta di casa, senza che me ne accorgessi è entrata.
Lo spavento è stato tanto ma, compensato dalla gioia e dalla felicità di rivederla.
Ormai non ci speravo più .
Convinto che data la stagione appena iniziata, le occasioni si sarebbero ridotte sempre più.
È stato bello.
La casa si è riempita di una atmosfera di pienezza, abituata ad essere frequentata solo da me.
L'ha illuminata di luce propria, come solo lei sa fare.
Però subito è subentrata la realtà.
Il perché lei non era più in casa mia.
Non so se ho sbagliato ma, ho preferito non farmi illusioni.
Certo la sorpresa è stata piacevole ma la realtà è un'altra cosa.
Lei ha capito.
Allora non mi è restato altro da fare che aprire la finestra del balcone e far uscire la cimice che era venuta a farmi visita.

martedì 6 ottobre 2015

COMUNICAZIONE NON VERBALE

Ieri mattina al binario non c’era.
Come in tutte le cose che ti fanno stare bene , ne avverti la mancanza quando sono assenti o non ti aspetti che mancano.
Oggi invece abbiamo viaggiato insieme.
L’uno di fronte all’altro.
Di solito approfitta del tempo viaggio per dedicarsi al trucco del viso.
Ero li ad ammirarla , in tutta la sua bellezza .
Ho seguito ogni suo gesto, ogni pennellata di contorno occhi.
Quando ha smesso mi sono messo a leggere ed ascoltare la musica e lei a fare altro.
Nel durante prende il telefono e risponde ad un messaggio o così sembra.
Finito di usare il telefono riprende la borsa dei trucchi.
Non capisco, aveva finito, almeno che non faccia ciò che penso.
E così fa.
Prende il rossetto e si trucca anche le labbra.
Non lo avevo mai notato in tutte le volte che si era truccata.
E allora ho capito che quelle labbra di rosso dipinte non erano e non saranno mai per me.

Ma per chi, quelle labbra rosse dipinte attende, dopo aver depositato un messaggio nel suo telefonino.

BONUS AZIENDALE

Ogni buona azienda sa bene che assegnare obiettivi rende il lavoro più stimolante.
Si pongono delle mete da raggiungere.
Si instaura una sana competizione, principalmente con se stessi , con chi l’obiettivo lo ha ricevuto.
Ovviamente è consuetudine che ,  a chi raggiunge tale obiettivo, gli venga corrisposto un bonus.
Un premio in forma monetaria.
Le tipologie di bonus sono varie.
Si va dal bonus forfettario a chiunque raggiunge l’obiettivo assegnato.
Oppure al bonus per meritocrazia , dove si paga di più ma in pochi, scegliendoli tra i più meritevoli di quelli che hanno raggiunto l’obiettivo.
Ma quest’anno hanno cambiato metodologia, considerati i mugugni da chi è stato escluso.
Hanno inventato il bonus caccia al tesoro.
Ossia il premiato viene scelto secondo il criterio di casualità, senza nessuna soggettività.
In questo modo nessuno potrà più lamentarsi.
Chi decide chi sarà premiato sarà il destino , la sorte.
La notizia mi ha un po’ stupito sia per l’originalità e sia per non aver capito l’applicabilità.
Cosa vorrà dire caccia al tesoro.
Avranno messo delle buste nascoste in vari posti e chi le trova ritira il premio ?
Ho sorriso e mi sono detto che io anche quest’anno non riceverò nulla.
In questo periodo la sorte non gira a mio favore.
E invece no, stamattina sono stato subito smentito.
Non riuscivo a crederci.
Ero a prendere il caffè nell’area break e come di consuetudine io e la mia collega ci siamo seduti al tavolino per berlo.
D’abitudine quando mi seggo tolgo il cuscino, preferisco sedermi sulla struttura della sedia.
Non mi piacciono le comodità.
E così facendo ho scoperto la sorpresa.
Ho trovato un bonus caccia al tesoro.
Sotto al cuscino erano stati depositati 50 centesimi.
Qualcuno potrà avere da ridire sull’esiguità del premio.
Ma considerati i tempi , e considerando che sono un milanese adottato, deve valutare l’evento con la filosofia che ogni buon milanese applica.
Piuttost ghe nient, le megl piuttost.   

sabato 3 ottobre 2015

IL MACIGNO

Sarà per un post letto su FB o per la mia sensibilità affinata ma, l'ho notato.
Ho visto il peso che quell'uomo portava dentro.
Inizialmente io come gli altri ci siamo fatti attirare su ciò che ci creava problemi, ossia il suo camion per la raccolta della carta parcheggiato in mezzo alla strada.
Bloccando ingressi in negozi, la fluidità del traffico.
Tutto in pieno centro.
Di notte non ci sarebbe niente di male ma di giorno tutto cambia.
Come qualsiasi cosa, ha il giusto senso se fatto nel momento opportuno, altrimenti diventa molesta.
Tutti a prendercela con lui.
Poi ho incrociato il suo sguardo, i suoi occhi, il colore pallido della pelle, la tensione degli arti.
Quest'uomo comunicava un suo disagio.
Si vedeva chiaramente il macigno che portava dentro di se.
Le lacrime che aveva dietro gli occhi che non potevano uscire.
Reclamava uno spaccatore di pietre.
Avrei voluto aiutarlo ma, in lui ho visto il macigno che risiede in me.
Pur volendo non avrei potuto.
Ho capito perfettamente il significato di quel post.
Cercasi spaccatori di pietra volontari che sappiano cosa e come fare.
Vanno bene anche scultori che levigando quel macigno lo faranno diventare un'opera d'arte.