domenica 25 ottobre 2015

SIAMO ALLA FRUTTA

La globalizzazione ha portato grandi cambiamenti, permettendo di conoscere il mondo che nessuno di noi conosceva.
Sono venuti meno e abbattuti quei confini che ci impedivano di accedere a cose non di nostra conoscenza.
Uno scambio a frontiere aperte.
La finestra si è aperta in ogni parte del mondo , in modo da attingere dappertutto e portarlo tra noi.
Purtroppo i buoni propositi si accompagnano sempre con i cattivi propositi.
Si è attinto infatti, non solo al meglio e al nuovo ma anche al peggio.
Sopratutto nel mondo del lavoro, anziché prenderla come una occasione per fare meglio e migliorarsi , è stata usata per peggiorarsi.
Molte aziende anziché portare ricchezza dove c’era povertà, in virtù del guadagno hanno tolto ricchezza riducendola in povertà e, l’hanno trasferita dove c’è la povertà , in modo da pagare salari più bassi e ricavare maggior profitto.
In nome della globalizzazione tutto è diventato precario, la competizione è impossibile.
O ti adegui alle nuove regole di povertà o soccombi.
Una nuova guerra mondiale, che come ogni guerra riduce tutti in povertà , lasciando arricchire chi di mestiere lo sa fare.
Certo la globalizzazione ha permesso anche a chi aveva idee , di metterle in pratica e , creare nuovi lavori e guadagni commisurati alle idee proposte e realizzate.
Nello stesso tempo chi aveva capacità , ha sfruttato le sue risorse da paese colonizzato, per diventare un paese emergente e ricco , ad esempio l’India.
India dove tutti parlano inglese perfettamente, grazie alla colonizzazione e, dove i  giovani hanno saputo sfruttare le occasioni che la globalizzazione gli ha offerto, diventando i lavoratori più ricercati al mondo.
Quasi quasi varrebbe la pena di trasferirsi li, per avere ancora il tempo di vedere il nuovo mondo da vincitori.
Ma la globalizzazione è arrivata anche tra i banchi dei supermercati.
Non mi riferisco a merce proveniente dall’estero ma a merce prodotta nel nostro paese a discapito dei prodotti tradizionali di normale consumo.
Ho scoperto che non esistono quasi più le clementine, sono diventate un frutto per pochi e da ricchi.
Per noi ci sono i Miyagawa, un agrume giapponese, simile al mandarino ma, coltivabile in poco tempo e minor costo.
Per carità sono buoni ma, da macrobiotico, preferirei mangiarli in Giappone , da dove provengono.
Invece le clementine  e i mandarini, devono lasciare il posto del banco dei supermercati a questi frutti nuovi arrivati.
Proprio come un lavoratore deve far posto a chi è meno retribuito di lui e più produttivo.

E’ proprio il caso di dire che siamo arrivati alla frutta e, non è un gioco di parole. 

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