venerdì 31 marzo 2017
EQUILIBRIO
E’ quello a cui tutti dovremmo tendere.
Raggiungere quel punto in cui tutto si bilancia nella nostra vita.
In cui scompaiono le disarmonie, i dubbi , i tentennamenti , le incertezze del nostro vivere.
E’ la meta della consapevolezza.
Che non vuol dire sempre raggiungere quello che desideravamo, ma il meglio che possiamo ottenere.
O a volte capire che altro a cui non pensavamo è la cosa giusta per noi.
L’equilibrio è qualcosa che senti , che vivi, che il tuo corpo ti fa comprendere, ti comunica.
E’ uno stato di calma , di tranquillità , di non affanno.
E’ il tempo che non ti fa perdere inutilmente tempo.
E’ però qualcosa di molto labile.
Occorre essere attenti.
Perché come lo si raggiunge ,faticando, basta un niente per perderlo e trovarsi con il culo per terra.
Il segreto è quello di avere un obiettivo dinanzi ai tuoi occhi.
Che ti permette di tenere la barra dritta, la giusta direzione e non distrarti.
L’ho capito bene stasera a yoga, facendo asana di equilibrio.
Per non distrarmi ho guardato un punto fisso davanti a me.
Solo che era più di un punto, era un bel culo di una mia collega di corso.
Ma purtroppo lei si è mossa ed io ho perso il riferimento.
Niente più culo ,niente più equilibrio.
Queste donne emancipate sono inaffidabili, anche nel mondo del benessere.
mercoledì 29 marzo 2017
QUANDO RIVEDI UN AMORE
Quando rivedi un amore, un amore finito o forse mai condiviso, non puoi sapere come reagirai.
Quella scena essendo possibile , un giorno o l’altro , prima o poi, l’hai immaginata più volte.
Hai immaginato di non prestarle attenzione, come se non esistesse.
Hai immaginato di trattarla con superficialità.
Hai immaginato di farle capire quanto fossi arrabbiato con lei.
Ieri è accaduto.
Complice una uscita tardi dal lavoro.
Avevo buone probabilità di incrociarla, essendo quello l’orario in cui mediamente ritorna a casa.
L’immaginazione si stava trasformando in realtà.
Ma ero uscito un po’ troppo tardi, il treno che avrebbe preso era già partito.
Nel frattempo attendevo il mio che invece era in ritardo.
Mentre attendevo il treno in ritardo ecco che la vedo arrivare.
Non può evitarmi , i nostri occhi sono già entrati in contatto.
Anche lei è in ritardo.
In qualche modo l’ho chiamata con il pensiero, il destino così ha voluto.
Ci incrociamo, stupiti da quell’incontro , casuale ma non impossibile, siamo entrambi pendolari pur se con destinazioni diverse.
Lei impietrita e imbarazzata.
Io invece mi stupisco.
L’accolgo anziché respingerla.
Le sorrido, l’abbraccio e la bacio, castamente.
Il cuore ha avuto la meglio rispetto alla ragione.
Ha prevalso l’amore che è stato anziché il rancore che si è fatto strada dentro di me.
Non sono riuscito a fare diversamente , ho reagito d’istinto.
Di chi rivede l’oggetto del suo amore che è ancora presente nei ricordi del suo cuore.
Quella reazione è stata la reazione di un uomo innamorato.
Una reazione che oltre a dimostrarle l’affetto ancora vivo per lei , ha permesso di fare chiarezza dentro di me.
Allontanando i fantasmi del rancore per lasciare spazio alla leggerezza e alla tranquillità del mio cuore.
Come un treno che è passato e sorridendo lo osservi andare via in attesa di un altro che ti accolga e ti porti dove desideri.
martedì 28 marzo 2017
LE RISORSE
Siamo così abituati a vivere nel nostro quotidiano che a volte non riusciamo a trovare soluzione ai nostri problemi.
Ci arrendiamo e li facciamo nostri.
Come qualcosa di irrisolvibile di cui siamo costretti a portare il peso , facendocene una ragione.
Poi capita, involontariamente, di osservare qualcuno intorno a noi che, quel problema sembra averlo risolto.
Lo osserviamo non perché vogliamo interessarci della vita degli altri.
Lo osserviamo in modo involontario e istintivo, come una richiesta che il nostro corpo fa, dandoci un messaggio, indicandoci una possibile soluzione ai nostri problemi.
Ci permette di capire che forse quella soluzione l’avevamo già a disposizione, solo che era riposta chissà dove , senza che noi le prestassimo ascolto.
Perché presi più dal nostro problema che dalla nostra soluzione.
Portandoci così in un vicolo che diventa cieco e senza uscita, costruendoci un labirinto.
Ma per fortuna il nostro corpo non ci lascia soli e ci viene in soccorso, capendo che da soli non ne usciamo.
Fidiamoci del nostro corpo.
Lui a differenza nostra , conosce bene le risorse di cui possiamo disporre.
lunedì 20 marzo 2017
LA SCELTA
Da giorni sono preso dall'ansia.
Su come impiegare il tempo oggi.
Come non sprecarlo più del solito.
Devo portare la macchina a far fare il tagliando.
Devo portarla di mattina presto e lontano da dove abito, per poi attendere le tre ore che occorrono per il lavoro.
Non sapevo che scelta fare.
Tornare a casa e ritornare il pomeriggio in treno.
Andare all'ipermercato lì vicino a dare la sveglia alle saracinesche ancora dormienti.
Andare in centro città a fare chissà che cosa.
Arrivato in stazione, decido.
Faccio il turista.
Vado a prendere un caffè.
Cercando di non girare per i soliti luoghi tristi e sconosciuti.
Ma dove prendere il caffè che sia almeno decente ?
Lungo la strada sconosciuta che percorro , il corpo mi indica un bar ma tiro dritto, non ho fretta.
Giro e rigiro e alla fine faccio scegliere all'istinto .
Torno indietro, ritorno dove il mio corpo mi ha parlato.
Entro nel bar che ha attirato la mia attenzione.
Appena fuori dal centro.
Non mi sono sbagliato per nulla.
Caffè buono.
Ambiente tranquillo e una splendida vetrata su cui affacciare il mio sguardo.
Quando hai bisogno di far andare oltre la tua vista anche la vetrata di un bar in una via stretta di una città, può diventare mare, può diventare cinema.
Vedi la vita che passa.
Donne che sorridono pur lavorando stancamente.
Uomini di diversi tipi , costretti a recitare il ruolo che il loro lavoro gli impone.
Tranquillità assoluta.
Prima di andare via , vado a pisciare e, scopro che c'è una sala interna di una poesia fantastica.
Con dispiacere vado a pagare ma devo andare.
Ed ecco l'ultima sorpresa.
Oggi è lunedì, il caffè costa meno.
Non tanto però per ammortizzare il costo del tagliando ma quel poco per farti camminare a cuor leggero per un po' di tempo.
sabato 18 marzo 2017
UN GIRO IN CENTRO
Oggi mi sono lasciato guidare dal fare.
Nessuna programmazione.
Puro istinto manuale.
Fare ciò che il corpo ti invita a fare nel momento in cui te lo chiede.
In questo modo ho fatto tutto ciò che c'era da fare ma senza farmi prendere da ansia e stress.
Come si direbbe per un trattamento Shiatsu, ho lavorato in perfetta fluidità.
Anche il cucinare ne ha giovato.
Tutto aveva un sapere di buono supplementare.
Il buono dell'adagio e della tranquillità.
Preso da questa buona predisposizione d'animo, ho deciso di prendere il caffè in centro , al mio bar e fare due passi.
Carico di speranze ho varcato il portone del palazzo.
Ma qualcosa iniziava a stridere.
Di colpo il cielo si è annuvolato.
E la città in cui abito è meteoropatica, oggi ne ho avuto la conferma.
Si illumina con il sole, si incupisce con le nuvole.
Una tristezza assoluta.
Strade quasi deserte o frequentate da gente con animo carico di tristezza.
Per meglio farsi intendere , io ero il più allegro.
Alla fine ho desistito e me ne sono ritornato a casa.
Pentito della scelta fatta.
Ma proprio rincasando ho avuto prova di non aver sbagliato a fare ciò che ho fatto.
Da lontano due bellissimi occhi si avvicinavano verso di me.
Una luce in questo buio di tristezza.
Occhi che mi sembrava conoscere e difatti non sbagliavo.
Sono stato ripagato o almeno lo sono stati i miei occhi.
Son rincasato con un animo meno appesantito.
E in più, è uscito anche il sole.
Ma le chiavi nella serratura avevano già fatto il loro lavoro.
venerdì 17 marzo 2017
L'INASPETTATA
È entrata al bar insieme a due sue amiche.
È entrata anche insieme ai suoi occhi e al suo sorriso.
Una bella donna allegra , dal fare pratico e magnetizzante.
Subito i nostri sguardi si sono incrociati.
Si sono riconosciuti senza che nessuno di noi due fosse al corrente di questa loro conoscenza.
Sono quelle situazioni in cui si crea una familiarità immediata.
Sfacciatamente mi sono presentato e ci siamo conosciuti anche noi.
Ci siamo messi a parlare .
Gli ho offerto un bicchiere di prosecco e ci siamo seduti al tavolo.
Come se avessimo un appuntamento.
Abbiamo parlato di noi, della nostra vita , dei nostri interessi.
Abbiamo iniziato a ridere come quando sei in completa intimità.
In un gesto spontaneo mi ha preso la mano , e io gliel'ho data.
Siamo stati lì per più di un'ora .
Ci eravamo dimenticati di tutti quelli con cui stavamo prima.
Alla fine l'ho accompagnata alla macchina e ci siamo salutati.
Baciandoci sulle labbra, come se fosse naturale fare così, dandoci appuntamento per la sera dopo.
E entrambi sorridenti e con il cuore carico e palpitante siamo andati ciascuno a casa sua.
Ecco se avessi avuto il coraggio di presentarmi chissà se sarebbe andata così.
Bisogna saper cogliere l'occasione inaspettata.
martedì 14 marzo 2017
AVREI VOLUTO
Avrei voluto dormire stamattina , finché ne avevo voglia, ma alle 6 è suonata la sveglia e mi sono dovuto alzare.
Avrei voluto sedermi in treno e riposare durante il viaggio, ma stamane il treno era stracolmo di persone, solo posti in piedi.
Avrei voluto stendermi su una brandina piuttosto che sedermi ciondolante e rincoglionito alla scrivania.
Avrei voluto prendere un caffè in dolce compagnia in un bar ma, ho preso quello dalla macchinetta e l’unica dolce compagnia era lo zucchero nel caffè.
Avrei voluto, almeno, non vedere pirla in giro oggi, ma sono dovuto andare in bagno a lavarmi le mani e di fronte a me sulla parete c’è uno specchio.
domenica 12 marzo 2017
FIFTY
50 anni.
Mezzo secolo.
Sono tanti, sono una vita vissuta.
Una età in cui lentamente si va declinando verso la vecchiaia.
Una età a cui una volta approdato, ti tocca guardare indietro, rivolgerti al tuo passato.
Fare un bilancio della tua vita.
Cosa hai ottenuto , che traguardi hai raggiunto , che carriera lavorativa hai fatto.
Io come sempre sono un pò particolare e differente dagli altri.
Amo farmi distinguere, è una mia caratteristica.
Sono arrivato a 50 anni con un saldo zero.
Ho sperperato tutto.
Ho creduto alle chimere di una vita possibile che poi non è stata e non sarà mai.
Non ho più una casa mia , nel senso che pur avendola ho dovuto lasciarla.
Non ho più un rapporto libero e spontaneo con mia figlia.
Non ho più una donna.
Ho compensato dedicandomi ad altri interessi, a cui nessuna presta interesse.
Per cui è come aver investito nel nulla.
Ho scoperto il piacere di scrivere ma che forse si sta esaurendo come un pò tutto dentro di me.
Ho più nemici che amici.
Riesco a farmene tanti , senza nessun impegno , pur non avendone nessuna volontà a procurarmeli.
Ma ognuno di noi ha dei talenti.
Io tra i miei ho questo.
Tutto sommato volendo fare un bilancio dei miei 50 anni, fatta eccezione per mia figlia, lo potrei racchiudere in un solo vocabolo.
Uno SPRECO.
Però una nota positiva nella giornata di oggi c’è stata.
Nessuno mi ha augurato 100 di questi giorni.
Nessuno ha voluto infierire, più di quello che già subisco.
domenica 5 marzo 2017
LA LA LAND
Oggi non doveva essere domenica da cinema .
Film pochi interessanti o in programmazione ad orari improponibili.
Ero ormai deciso di lasciare mia figlia libera di vivere la sua vita insieme ai suoi coetanei, piuttosto che annoiarsi con suo padre.
Poi mi è venuto in mente di vedere che film davano al cinema del paese vicino.
La la land.
Un film che volevo vedere, curioso del successo avuto ed in più in orario decente per andarci con mia figlia.
Non l'avessi mai fatto.
Non so perché, ero convinto che la trama fosse un'altra.
Invece no , la solita storia di un uomo la cui donna alla fine , lo lascia e, decide di vivere la vita futuro con un altro.
L'ho capito in una scena.
Scena in cui lei gli dichiara che lo amerà per sempre.
Da lì ho capito che lo avrebbe lasciato per un altro.
Non so perché.
Il mio cuore ha decodificato questo messaggio.
Come una scena già vissuta , di cui conosce il seguito.
Mi sono rivisto in questa situazione.
Come tante volte mi accade in questi periodi.
Il film spiega anche il perché.
Mette in primo piano quei momenti che porteranno alla distruzione della storia.
Quei momenti senza ritorno.
In cui tutto si rompe e mai più si aggiusterà.
Momenti in cui le strade iniziano a dividersi e diventare divergenti.
Tu non te ne accorgi.
Non lo capisci.
Ma ormai l'irrimediabile è inevitabile.
Questa è la fine che fanno i sognatori.
Il protagonista del film.
Il protagonista della mia vita.
Io.
sabato 4 marzo 2017
MISOFONIA
Se ne fa un gran parlare.
Come se fosse una nuova scoperta scientifica che ci fa capire il perché di questi disturbi.
Ma se ne parla come fenomeno di moda.
C'è chi dichiara i suoi , chi li sminuisce considerandole cazzate di poco conto , come solo chi non soffre può giudicarle così , non avendo empatia per comprenderle.
Si tratta di disturbi del suono.
Disturbi che ai più sono indifferenti ma ai pochi sono un vero martirio.
Rischiano di farti impazzire.
Di provocarti gesti inconsulti, che mai penseresti in tua vita di fare.
Ma quando il cervello va in tilt, la razionalità si annulla, agisci di istinto, a volte con rabbia.
Tutto per lenire quel dolore che ti viene arrecato.
In macrobiotica ciò è legato ad una disfunzione energetica del fegato , organo legato alla rabbia.
Anch'io non sopporto più cose che prima neanche ci facevo caso.
Non so perché.
Se perché mi sento intrappolato in una vita che non sembra avere via di uscite ma solo tunnel.
Se perché anch'io soffro di questa misofonia.
Se invece , da Shiatsuka, ho un problema di energia fegato con cui fare i conti .
Non so a cosa addebitarlo.
So solo che mi rompono i COGLIOOOONIIIIII !!!!
giovedì 2 marzo 2017
ARIDITÀ
Sono così circondato da aridità che finanche la penna con cui scrivo, ha l'inchiostro tutto rinsecchito.
Per cui non è possibile scrivere nessuna parola.
Non esce nulla.
Nessun vocabolo prende vita.
Il cervello non risponde più.
Non ha più stimoli.
Ha dichiarato resa.
Tanto mi interessa, ma tanto ha perso di significato.
Sto vivendo una situazione di immobilità.
Trovo aridità dappertutto.
Una aridità che ti corrode le ossa e ti impedisce di vivere con fluidità.
Nessun nutrimento mi è concesso.
Mi viene tolto tutto.
Giorno dopo giorno.
Resisto ma è dura.
Sono come un terreno diventato di pietra.
Un albero senza più frutti ne foglie ne colore.
Questa aridità è una forma di violenza silenziosa.
Una violenza che ciascuno esercita per quel che può.
Qualcuno con impegno e pervicacia.
Non mi resta che rimanere ad osservare e vedere come finirà.
Altro non mi è concesso ne mi viene voglia , di agire diversamente.
OBIETTIVO
Oggi mi sono prefisso un obiettivo.
Fare qualcosa di nuovo , di arricchente.
Non cadere nella solita routine domenicale.
Complice è stata la chiusura per ferie del mio bar che, mi ha costretto a rivedere l'organizzazione della giornata.
E quando inizi a generare un cambiamento lo fai in qualunque cosa tu affronti.
Ho iniziato con il cibo, inventando anziché interpretare.
Ho proseguito con la lavatrice, facendo la manutenzione anziché rimandarla.
Ho continuato vedendomi un film documentario su uno chef sushi giapponese, bellissimo, anziché andare al cinema a vedere quel che ti proponevano senza esserne convinto.
Ma non ero ancora contento.
Potevo fare di più.
Ed il più è arrivato .
Una sfida difficile da superare.
L'ho individuata.
Un qualcosa che ho sempre desistito di fare, credendo impossibile riuscirci.
L'incrostazione della tazza del cesso.
L'ho eliminata
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