martedì 27 marzo 2018

MAMMÀ

Mammà, mia madre, ovvero l’esempio vivente di cosa sia il processo di Assimilazione , Conversione e Integrazione.
Queste tre parole magiche ma semplici come è lo Shiatsu di Shizuto Masunaga, stanno ad identificare le funzioni dell’elemento Fuoco posto come 3° stato del ciclo di vita del Bisogno dell’uomo o detto ciclo dell’Ameba.
Ma io non sono un insegnante di Shiatsu , ma semplicemente un allievo che ha terminato i corsi di studi e che ancora deve studiare tanto, come quotidianamente fanno tutti i miei Maestri.
Inizialmente tutte queste parole , pur nella loro semplicità, erano di difficile mutualità nell’uso quotidiano, pur descrivendo in maniera semplice ciò che è la loro funzione.
Dove semplice non sta per banale , ma semplice perché qualcuno ha permesso di renderne semplice la comprensione , risolvendone la complessità , come dicevano gli antichi greci.
Nel mio casi la complessità mi è stata risolta dai miei insegnanti e grazie a loro ho potuto mutuare tali parole con il mio quotidiano, passato, presente e chissà futuro.
Ma torniamo al titolo.
Cosa c’entra mia madre in tutto questo ?
In realtà c’entra perfettamente e solo ieri mi si è fatto tesoro.
Leggendo le pagine dell’attuale libro in mio uso, il narratore parla di sua madre , riferendosi ai suoi ricordi da bambino che,  in adolescenza erano da rinnegare ma, crescendo ne capisci e apprezzi il valore educativo.
Mia Madre sin da piccolo, con me , come con  gli altri suoi figli, ha adottato un atteggiamento educativo che vivendolo può sembrare assurdo e terrorizzante.
Ma diventando adulto , ritornando con la memoria a quelle esperienze, capisci che quelle esperienze ti hanno permesso di essere quello che sei , forgiando il tuo essere.
Ovviamente nel bene e nel non bene , come in tutto.
Già in passato mi era capitato di voler parlare di queste mie esperienze ma, gli altri personaggi co-protagonisti, percepivano le mie parole come fosse una critica a mia madre.
Tutt’altro.
Ecco alcune delle cose di mia madre.
Premessa , mia madre doveva gestire tre figli , un marito e per periodi diversi anche suocera da badare.
In più a lavorare era solo mio padre e lei era l’economista di famiglia.
Mia madre era una persona dallo spirito democratico, ti chiedeva sempre cosa preferivi mangiare, ad esempio se la carne o il pesce, a patto però che tu scegliessi cosa lei aveva già comprato, altrimenti nascevano i problemi e doveva mediare per convincerti.
Ovviamente io sceglievo sempre ciò che non aveva acquistato e già cucinato.
Mia madre pretendeva che l’aiutassimo a fare la spesa e, io in particolare ero l’invidia di tutte le altre madri, perché facevo la spesa ricordando tutto a memoria.
Ma le altri madri non sapevano come si fosse creata quella memoria, come l’avevo assimilata.
Un giorno , avevo dieci anni circa, mi mandò a comprare la carne, spiegandomi perfettamente cosa comprare e io , conoscendo le conseguenze , rispettai le consegne alla lettera.
Ahimè , non ero un esperto in carne, per cui non potevo sapere se la carne da me chiesta fosse quella venduta, ma mia madre si, per cui giù botte per la fregatura presa.
Ma quelle botte in me sono state convertite per il futuro di spese da fare, ad avere un controllo e una memoria di ferro.
Chissà cosa avrei combinato se anziché botte , ci saremmo fatte due risate, sì ma poi.
Mia madre era una persona che ai miei occhi di bambino , sembrava cucinasse poche cose rispetto alle mie zie e inoltre , mia madre aveva inventato il calendario culinario settimanale.
Noi tutti già sapevamo cosa mangiavamo ogni giorno e le varianti previste.
Anelando il giorno della variante a me gradita e odiando l’altra.
La domenica non si scappava, o Ragù , alla napoletana, o la Genovese.
I dolci solo uno , il Ciambellone.
Però quelle che a me sembravano poche cose, quando ho iniziato a vivere dal solo, sono state un tesoro.
Ho scoperto che in realtà non erano poche e se tu assimilavi e integravi tutto, con un po' di fantasia e abilità convertivi in nuove pietanze.
Quello è stato il regalo più bello di mia madre, la sua eredità.
Mi ha salvato da un disastro economico e salutistico.
Ho iniziato a cucinare , ricordandomi ciò che lei faceva , grazie alla memoria che lei mi aveva forgiato.
Certo, non erano fantastiche come quelle che cucinava lei e , che solo dopo ho capito quanto erano buone , quando non le hai più.
Ma grazie a lei mi sono dedicato alla cucina e sono andato oltre , dove lei non poteva andare , visto tutti gli impegni che aveva.  
Se oggi cucino  è grazie a lei , a quel suo non fatto che ha fatto crescere in me la voglia di fare.
Ovviamente uso anch’io il calendario gastronomico, eccetto il sabato e la domenica.
Mia madre mi ha fatto capire che se hai una cosa e non la usi , allora bisogna darla a chi può usarla.
Mi era stato regalato un modellino di una 500, blu non posso dimenticarlo.
Io per non sciuparla , la tenevo come una reliquia.
Ma lei aveva capito che in realtà non era un gioco che mi appassionava, per cui un giorno tornando a casa da scuola , scopro che non c’è più, l’aveva regalata al figlio della vicina, che lui a differenza mia ci giocava eccome.
Rimasi impietrito, ma da allora ho imparato a scegliere ciò che mi serve, o meglio cerco ancora di migliorare.
Questa era mia madre, anche altro ma non finirei più di scrivere, ci vorrebbero tre volumi come 50 sfumature di…. 
Mia madre è stata la mia prima insegnante Shiatsu Metodo Masunaga.
Ma l’ho scoperto solo ora , a percorso di studio completato.
Si vede che lo Shiatsu ce l’ho nel sangue.
Sangue di Mammà.

sabato 24 marzo 2018

BACKUP E RIPRISTINO

Il mio strumento di scrittura non è un taccuino , ne un quaderno di appunti. E’ il mio Iphone. Ho iniziato a scrivere grazie anche a lui. Mi ha sempre permesso di mettere per iscritto i miei pensieri, le mie idee, i miei vissuti , le mie invenzioni. Sono così dipendente da lui che diversamente non saprei. Come se il mio cervello , tramite il suo uso, divenisse più fluido, bloccandosi viceversa con l’uso della penna. Forse l’energia cerebrale tramite la penna o la matita , deve percorrere un percorso più lungo e irto di ostacoli. Con l’Iphone no , è tutto immediato. Il pensiero si traduce in scritto. Puoi farlo dove vuoi e quando vuoi e soprattutto quando hai l’ispirazione, che quando passa non puoi più svilupparla come quando inizia a farsi luce nella tua mente. E’ una scrittura immediata. Purtroppo c’è un però. Gli smartphone, come gli esseri umani , più si evolvono e più diventano contorti e intrattabili. Perdono la loro naturalezza e semplicità che li ha contraddistinti inizialmente. Diventano così complessi da non riuscire ad usarli come prima. Quasi ad averne paura, perché usandoli , nella modalità evoluta, richiedono molte risorse , pur facendo sempre le stesse cose. Disperato, sia per lo smartphone , sia per la perdita della mia naturalezza nello scrivere, mi sono rivolto presso un rivenditore specializzato per capire il perché. Mi dice che bisogna resettarlo , facendo prima un backup e poi ripristinarlo e forse dopo ritorna come era prima. Sarà ma non ci credo molto. Forse più che all’iphone un bel backup e ripristino servirebbe a me. Ma se pur potessi , a che backup della mia vita dovrei ripristinarmi ? Ho l’imbarazzo dell’esclusione più che della scelta. Forse sarebbe meglio ripartire da zero. Chissà se rifacessi la stessa vita di merda oppure rifarei peggio.

DIFFICOLTÀ

Ahimè, questo è un periodo di difficoltà.
Un periodo in cui non riesco a fare più nulla come prima.
Mi manca l’entusiasmo e l’energia.
Come un uovo senza tuorlo.
Ma a ben pensarci e analizzarla, questa difficoltà ha i suoi aspetti positivi.
Permette di fare pulizia dentro di te.
Come una febbre che ti tiene a letto , obbligandoti a riposare , ma nello stesso tempo ti purifica da ciò che devi purificarti.
È come stare di fronte al tuo armadio che, aperto, ti accorgi che è stracolmo di cose, in parte mai utilizzate.
Allora più che continuare ad acquistare è il momento di liberarsi di cose che non servono, di fare pulizia, di creare spazi vuoti nella tua vita per permettere di essere riempiti del nuovo.
Mi sento come chi ha perso una bussola.
Una bussola però che non portava da nessuna parte o forse utile per viaggiatori più esperti.
In questo modo hai l’occasione di aprire i tuoi occhi su un nuovo, che è sempre esistito e che non avevi modo di accorgetene.
Più che difficoltà forse è un momento di raccoglimento.
Con la speranza che la primavera sorgente, faccia sbocciare fiori da dentro di me.

venerdì 9 marzo 2018

LA SARTA SHIATSUKA

Vivo in luogo in cui mi risulta difficile praticare shiatsu.
Vuoi perché forse non suscito fiducia o affidamento.
Vuoi perché vivo in un luogo in cui la fanno da padrone gli osteopati o i fisioterapisti.
Per cui mi risulta difficile proporre shiatsu a chi si affida a loro.
Mi risulta difficile spiegargli la differenza.
Rischio di dire castronerie.
Ma oggi senza volerlo, la spiegazione mi è stata donata.
Senza che la cercassi.
Proprio come quelle risposte che cerchi da tempo e di improvviso te le trovi a tua disposizione.
La spiegazione me l'ha fornita la mia sarta.
Ovviamente non dicendomela ma facendomela apprendere tramite il suo agire.
Sono andato da lei perché mi si era scucito il laccio di cotone, del grembiule da cucina , da mettere al collo.
Un grembiule che credo avrò pagato tre o cinque euro.
Pensavo che la cucitura durasse pochi secondi.
Il tempo di rimediare.
Invece lei tardava a ritornare.
Dietro la tenda del suo laboratorio sentivo che lavorava ma non capivo il perché di tutto quel tempo.
Ho atteso un po' e poi è uscita.
Il grembiule era rinato.
Non si era limitata semplicemente a cucirlo.
Lo ha rinforzato , tonificandolo pro futuro.
Le ha dedicato la stessa attenzione di un capo di moda.
Senza discriminazione, si è presa a cuore il mio grembiule, dedicandogli il tempo occorrente per riportarlo a nuova vita.
Sono rimasto affascinato.
Analogamente ad una shiatsuka ha dedicato tutta se stessa per fare al meglio il lavoro.
Dedicandoci più tempo, ma rendendo risolutiva per tanto tempo la cucitura fatta.
Poteva limitarsi a fare una semplice cucitura e rimediare al necessario.
Ma lei è una sarta shiatsuka non una sarta osteopata.

domenica 4 marzo 2018

LA STATISTICA DEL POLLO

Si dice che nel mondo essendo le donne di un numero enormemente maggiore degli uomini , ce ne sono 7 per ogni uomo. Ovviamente io faccio eccezione oppure abito nel posto sbagliato in cui queste sette donne non vivono. Oppure come diceva Massimo Troisi , sulle statistiche del 50 per cento, che lui era sempre nel 50 per cento sbagliato. Ma oggi mi sono dovuto ricredere. Quella proporzione è vera. Ero al seggio elettorale per votare. Credendo di essere furbo , sono andato al principio dell’ora di pranzo, credendo di non trovare nessuno. Invece, tutti avevano pensato come me , oppure erano tutti napoletani emigrati che abitualmente alla domenica mangiano alle due e mezza. Era affollatissimo e stranamente , una folla di donne. Una fila lunghissima. Scioccamente , non ricordavo che al seggio , esiste la classe separata. Gli uomini da una parte e le donne dall’altra. Fortuna che una di loro mi ha avvisato , altrimenti non finivo neanche per ora di cena. Entrato nel seggio , eravamo io e un altro elettore uomo, mentre in fila c’erano , le ho contate, ben 14 donne. Per cui quella statistica a cui io non credevo , oggi era realtà. Per ogni elettore uomo c’erano ben sette elettrici donne. Ma purtroppo le 14 donne anziché ripartire l’interesse visivo tra me e l’altro elettore , avevano gli occhi e interesse solo per l’altro. Per cui mi sono ricordato di un’altra statistica , quella del pollo. Statistica che dice che se ci sono due polli e due persone, statisticamente ogni uomo mangerà un pollo , anche se in realtà chi mangerà sarà solo uno, mangiandone ben due. Non mi resta che prendere consapevolezza della realtà. Ossia di essere un pollo, non da far mangiare dalle sette donne elettrici, ma un pollo fatto e finito nel vero senso del termine.

sabato 3 marzo 2018

VESCICOLA BILIARE

Fino ad un paio d’anni fa neanche sapevo che esistesse. Eppure sono laureato in fiction mediche televisive. Ma nessuna di queste ne ha mai parlato con questo termine. L’hanno sempre denominata cistifellea. L’unica cosa che sapeva nel mio corso di studi di spettatore di Fiction, è che a volte la cistifellea quando da problemi può ingannare i medici, perché il suo dolore non lo esprime lei ma lo fa esprimere al cuore. Pertanto i medici poco propensi ad indagare , credono che il malore sia un principio di infarto o segno di un cuore che non va. Invece al settimo anno di fiction, in un episodio , un medico indagatore che, conosceva i disfunzionamenti della cistifellea, riuscì a curare un suo collega che, tutti credevano prossimo a problemi di cuore. Invece l’ammalato aveva solo esagerato nel mangiare, compromettendo la cistifellea che era già al limite. Per cui anziché operato inutilmente al cuore , fu correttamente operato di cistifellea e guarì. La mia conoscenza si fermava qui. Poi quattro anni fa ho scoperto ben altro. Ho scoperto che aveva un altro nome, vescicola biliare. Ho imparato la sua funzione all’interno dell’organismo, quella di distribuzione. Ho imparato che nella teoria dei 5 elementi fa parte dell’elemento Legno. Un elemento che a secondo del modo di comprendere l’uomo, può essere all’origine o alla fine di un ciclo infinito perpetuo. Da punto di vista energetico rappresenta l’inizio , la fase di crescita , la prima fanciullezza, l’andare incontro alla vita che si è pronti a vivere. Dal punto di vista del ciclo del bisogno siamo alla fine , in quanto rappresenta l’ultimo stato di consapevolezza dell’essere umano , quando ha percorso tutto il ciclo del bisogno , dall’identificazione, alla scelta , alla conversione, all’aprirsi al mondo e agli altri fino a raccogliere risorse da tutte queste esperienze per poi ridistribuirle , sia all’interno dell’organismo, sia a noi stessi come tesoro di esperienze di vita. La vescicola biliare è inoltre identificata con la capacità di scelta di un individuo. Identificazione che si presta perfettamente anche nel percorso del pertinente meridiano energetico. Ma finiamola qui, io non sono un insegnante ma uno che volge in verbo ciò che vive o che è partorito da una idea. Pertanto più che parlare in modo scolastico di vescicola biliare che, non mi compete e non ne ho competenza, voglio parlarvi di cosa succede quando la vescicola biliare va in tilt, energeticamente parlando. Ovviamente a modo mio. Di seguito quanto messo in prosa, da una mia esperienza di vita vissuta e consapevole Buona lettura . “Oggi mi sento completamente accerchiato. Una situazione che mi porta in uno stato mentale di blocco. Incapacità di agire e prendere decisioni. Da quelle più quotidiane a quelle occasionali. Tutto per colpa di una neve, che cadendo giù paralizza ogni mia azione. Impedendomi di vivere il vivere. Rimanendo senza un vissuto nuovo, senza nuove esperienze. Oggi avevo in programma qualcosa di diverso e bello. Ma la mia testa ha fatto spazio più agli inconvenienti possibili che ai vantaggi. Come se la mia vista di colpo si fosse annebbiata e non riuscisse più a decodificare nulla. La conseguenza di tutto ciò è che ogni scelta che poi fai ti sembra quella sbagliata. Oggi sembra andare così. Anche scegliere il tavolo al bar a cui sedersi , sembra qualcosa di necessità vitale e non riesci a scegliere. Ho scelto ma si è rivelato un errore, circondato da persone con un ego esagerato di esprimersi e sentirsi notati. Cambio bar. Scelgo il posto , mi sembra ideale. Ma non mi accorgo della presenza di un bambino i cui genitori lasciano disturbare abbandonandolo con uno smartphone pieno di video giochi urticanti per gli altri . Fortunatamente vanno via subito, ma come ad un passaggio di testimone, arriva una nuova bambina, piena di vivacità. Peggio di prima. Non resta che arrendermi. Accettare di essere accerchiato. Dagli altri. Ma soprattutto da me stesso.”

ACCERCHIATO

Oggi mi sento completamente accerchiato.
Una situazione che mi porta in uno stato mentale di blocco.
Incapacità di agire e prendere decisioni.
Da quelle più quotidiane a quelle occasionali.
Tutto per colpa di una neve, che cadendo giù paralizza ogni mia azione.
Impedendomi di vivere il vivere.
Rimanendo senza un vissuto nuovo, senza nuove esperienze.
Oggi avevo in programma qualcosa di diverso e bello.
Ma la mia testa ha fatto spazio più agli inconvenienti possibili che ai vantaggi.
Come se la mia vista di colpo si fosse annebbiata e non riuscisse più a decodificare nulla.
La conseguenza di tutto ciò è che ogni scelta che poi fai ti sembra quella sbagliata.
Oggi sembra andare così.
Anche scegliere il tavolo al bar a cui sedersi , sembra qualcosa di necessità vitale e non riesci a scegliere.
Ho scelto ma si è rivelato un errore, circondato da persone con un ego esagerato di esprimersi e sentirsi notati.
Cambio bar.
Scelgo il posto , mi sembra ideale.
Ma non mi accorgo della presenza di un bambino i cui genitori lasciano disturbare abbandonandolo con uno smartphone pieno di video giochi urticanti per gli altri .
Fortunatamente vanno via subito, ma come ad un passaggio di testimone, arriva una nuova bambina, piena di vivacità.
Peggio di prima.
Non resta che arrendermi.
Accettare di essere accerchiato.
Dagli altri.
Ma soprattutto da me stesso.

giovedì 1 marzo 2018

ORME

Camminando di sera sulle solite strade ma , diversamente ricoperte. Non asfalto , ma neve. Uno scrocchiare di passi. Silenzio nell’aria. Ascolto del tuo respiro e dell’aria pura che entra dentro di te e ti accarezza il viso. Lasciare le tue orme lungo il manto bianco. Orme che domani non ci saranno più. Ricoperte da altre orme o sciolte da pioggia o da sole. Come le orme lasciate nella tua vita fin ora. Un vivere temporaneo. Sparire nel nulla. Come non ci fossi mai stato, ne esistito. Solo un passo nella neve e nulla più.