lunedì 20 dicembre 2021

SVANITA

Sei svanita come neve al sole.
Neanche un saluto, un arrivederci, una buona sera.
Mi hai accolto con la luce dei tuoi occhi.
Mi ha lasciato nel buio della tua dipartita.
Proprio come la nebbia al calar della sera di questo mesto inverno padano.

giovedì 16 dicembre 2021

RICORDI SOMMERSI

Oggi ho sperimentato quante cose conserva il nostro cervello, di cui non ricordiamo l’esistenza, ma portiamo con noi solo quel dolore o gioia anonimi, che influisce il nostro vivere.
Poi basta leggere un libro, leggere una frase che è la chiave di accesso a quel ricordo, e quel ricordo sommerso riaffiora nel tuo presente.
Ti si presenta nitido dinanzi ai tuoi occhi.
Ricordi il luogo, l’arredamento, le persone presenti come loro erano vestite, il tempo atmosferico ed altro.
Lo avevi rimosso, per fare spazio ad altri di utilità immediata.
Ma quel ricordo non solo mi ha permesso di rivivere quella situazione, ma nello stesso tempo l’emozione legata a quel ricordo.
In quel caso una emozione di rabbia, di usurpazione, di mancanza di tutela verso le mie cose, da parte di chi doveva presidiare e difenderle, mia Madre.
Il libro mi ha fatto ricordare che da piccolo mi avevano regalato un modellino grande di una 500 blu della Polistil, .
Ora che scrivo la vedo dinanzi ai miei occhi.
Io da piccolo non sono mai stato amante delle macchinine o dei soldatini, però quella macchina mi piaceva.
Ero così contento di averla, che la tenevo come una reliquia, per paura che si rovinasse.
Un po' come faccio attualmente per le cose che posseggo, che invece dovrebbero essere vissute fino all’usura.
Sono figlio di una Madre che ha tenuto coperti con il Cellophan le poltrone di camera da letto per più di vent’anni, per paura di rovinarle, per cui nulla da meravigliarsi.
Mi ricordo che quel giorno tornando a casa avevo deciso di mettermi a giocare con la 500, ma era sparita.
Vado da mia Madre, chiedendogli che fine avesse fatto, e lei con una naturalezza mi dice di averla regalata al figlio della vicina di casa, a cui piaceva tanto.
Per cui, per accontentare il bambino, mia Madre gli regala la macchina, senza neanche chiedermi se avessi avuto voglia di dargliela.
La rabbia, guarnita da un enorme delusione prese il mio possesso.
Non ricordo neanche se protestai, gridai o rimasi senza parole, sgomento dal gesto atroce fatto da mia Madre.
Ora sono certo che questo evento ha sicuramente influito nella mia vita futura, ma se non avessi letto il libro che sto leggendo non me ne sarei ricordato.
Chissà quanti altri ricordi sommersi ho conservato all’interno del mio cervello, e quanto questi hanno influito, nel bene e nel male, nella mia vita.
Sarà meglio che continui a leggere, per imparare un po' di più perché sono quel che sono, oppure è venuto il momento di smettere di leggere, vivendo per come sono, come fanno tutti, senza porsi domande del perché loro sono come sono ?
Chissà.
 
SUBMERGED MEMORIES
 
Today I experienced how many things our brain stores, of which we do not remember the existence, but we carry with us only that anonymous pain or joy, which affects our living.
Then all you have to do is read a book, read a sentence that is the key to access that memory, and that submerged memory resurfaces in your present.
It presents itself sharply before your eyes.
You remember the place, the decor, the people present, how they were dressed, the weather and more.
You had removed it, to make room for others of immediate use.
But that memory not only allowed me to relive that situation, but at the same time the emotion attached to that memory.
In that case, it was an emotion of anger, of usurpation, of lack of protection of my things by the person who was supposed to guard and defend them, my Mother.
The book reminded me that as a child I had been given a large model of a blue 500 Polistil.
Now that I am writing I see it before my eyes.
As a child I was never a lover of toy cars or toy soldiers, but I liked that car.
I was so happy to have it that I kept it as a relic, for fear that it would be ruined.
A bit like I do nowadays for the things I own, which instead should be lived until they wear out.
I am the son of a Mother who kept her bedroom armchairs covered with Cellophan for more than twenty years, for fear of ruining them, so no wonder.
I remember coming home that day and deciding to play with the 500, but it was gone.
I went to my mother, asking her what had happened to it, and she told me quite naturally that she had given it to the son of the neighbor who liked it so much.
So, to please the child, my Mother gives him the car, without even asking me if I had felt like giving it to him.
Anger, garnished with enormous disappointment, took possession of me.
I don't even remember if I protested, shouted or remained speechless, dismayed by the atrocious gesture made by my Mother.
Now I'm sure that this event definitely influenced my future life, but if I hadn't read the book I'm currently reading, I wouldn't have remembered it.
Who knows how many other submerged memories I have stored inside my brain, and how much these have affected, for better or worse, my life.
Will it be better for me to keep reading, to learn a little more about why I am who I am, or has the time come to stop reading, living the way I am, as everyone does, without asking questions about why they are the way they are?
Who knows.
 
Translated with DeepL

domenica 5 dicembre 2021

UN GIORNO IN CUI SEI STATO FELICE

In una serie tv che ho visto , in un incontro terapeutico, viene chiesto ai partecipanti di descrivere un giorno in cui sono stati felici.
Un esercizio di scrittura creativa, per ricercare un momento bello della vita che aiutasse a superare quello brutto che stavano vivendo.
Quella richiesta ha coinvolto anche me, e mi sono detto cosa avrei scritto per quell’esercizio.
Sono andato in difficoltà, non riuscivo a ricordare nulla.
Certo la nascita di mia figlia, ma purtroppo anche quella per emergenza non sono riuscito a partecipare.
Nulla mi ricordava un giorno felice.
Forse perché la felicità è qualcosa che va insegnato, esercitato, allenato a fare.
Forse non sono capace di essere felice perché non ho mai vissuto in un ambiente felice.
Ero vissuto come una minaccia apparsa nella vita felice degli altri.
Ma tolto questa parentesi psicologica, credo che il giorno felice sia sempre quello che dovremo affrontare, ogni nuovo giorno.
Se riusciamo a cogliere un gesto gentile, ad apprezzare un incontro, a comprendere il comportamento degli altri, ad essere utili al prossimo, ogni giorno sarà un giorno felice.
Anche se a dire la verità, ho una paura fottuta che arrivi domani.

domenica 21 novembre 2021

UNA MADRE E UNA FIGLIA

Sono due bellissime donne, ma se non sapessi che sono una madre e una figlia, non penserei che fossero parenti.
Le ho osservate parecchio, ed ho sempre trovato più differenze che affinità.
Forse la figlia assomiglia al padre, ma per quel poco che lo conosco, direi proprio di no.
Forse gli assimiglierà nei lineamenti di quando lui aveva la sua stessa età, ma nient’altro.
Eppure ci doveva essere qualcosa che accomuna questa madre con la figlia.
Ho cercato di comprenderlo per molto tempo, senza trovare risposta.
Stasera, senza cercare la risposta alla mia ricerca, la risposta mi si è presentata da sola.
Forse perché ero fuori dall’attenzione forzata a capire.
Stasera ho visto sua madre che nel riordinare le paste nel bancone, usava un metodo, una attenzione, un procedimento, una cura, un ordine.
Un modo di operare che mi ha rapito.
Vuoi perché io amo questo modo di lavorare, vuoi perché mi ha affascinato.
Dopo un po’ la figlia esce, e va recuperare le tazze lasciate nei vari tavoli dai clienti.
Non so perché l’ho guardata, non c’era niente di interessante nel vedere raccogliere le tazze.
Invece guardandola, ho visto come lo faceva.
Con ordine, metodo, cura, attenzione.
Proprio come la madre faceva con le paste prima.
Allora non ho avuto dubbi, finalmente ho avuto la conferma, nei fatti, che loro sono una madre e una figlia.

A MOTHER AND A DAUGHTER 

They are two beautiful women, but if I didn't know they were a mother and daughter, I wouldn't think they were related.
I've watched them quite a bit, and have always found more differences than similarities.
Perhaps the daughter resembles her father, but from what little I know of him, I would say no.
Perhaps she will resemble him in features from when he was the same age as her, but nothing else.
Yet there had to be something that unites this mother with her daughter.
I have tried to understand it for a long time, without finding an answer.
Tonight, without looking for the answer to my search, the answer presented itself to me.
Perhaps it was because I was outside the forced attention to understand.
Tonight I saw his mother, in rearranging the pastries on the counter, using a method, a focus, a process, a care, an order.
A way of operating that enraptured me.
You want because I love this way of working, you want because it fascinated me.
After a while the daughter came out and went to retrieve the cups left on the various tables by the customers.
I don't know why I looked at her, there was nothing interesting about watching her pick up the cups.
Instead watching her, I saw how she did it.
With order, method, care, attention.
Just like her mother did with the pastries before.
Then I had no doubts, I finally had the confirmation, in facts, that they are a mother and a daughter.

Translated with DeepL

sabato 20 novembre 2021

QUELLO CHE NON SO DI LEI

Di lei conosco la luce buona dei suoi occhi.
Di lei conosco il suo viso acqua e sapone.
Di lei conosco il  colore dei suoi capelli.
Di lei conosco il suo sorriso, sincero ed accogliente.
Di lei conosco la sua allegria, contagiosa anche a chi è estraneo.
Di lei conosco la sua fierezza nell’ indossare il giubbotto della sua squadra del cuore, in un contesto non sportivo.
Di lei conosco quella sua capacità di relazionarsi con gli altri, per farli stare bene.
Di lei conosco la percezione della sua determinazione e risolutezza a risolvere i problemi.
Di lei conosco la sua generosità.
Mi piacerebbe conoscerla questa donna.
Uscirci insieme, parlarci, guardarla negli occhi.
Scoprire le sue emozioni, i suoi interessi.
Ma purtroppo quello che non so di lei, è la cosa più importante, il suo nome.
Se la incontrassi per strada potrei chiamarla, fermarci a parlare, e finalmente chiedergli “Ti va di uscire insieme?”.

WHAT I DON'T KNOW ABOUT HER

Of her I know the good light of her eyes.
Of her I know her soapy face.
I know the color of her hair.
I know her smile, sincere and welcoming.
I know her cheerfulness, contagious even to strangers.
I know her pride in wearing the jacket of her favourite team in a non-sporting context.
I know her ability to relate to others, to make them feel good.
I know of her the perception of her determination and resolve to solve problems.
I know her generosity.
I would like to get to know this woman.
Go out with her, talk to her, look into her eyes.
Discover her emotions, her interests.
But unfortunately what I don't know about her is the most important thing, her name.
If I met her on the street, I could call her, stop and talk to her, and finally ask "Do you want to go out?".

Translated with DeepL

venerdì 5 novembre 2021

UNA DONNA DA AMARE

Non la conosco.
La vedo sempre uscire dal cancello del palazzo, di fianco al bar.
Ha sempre un passo svelto, come chi non può permettersi di perdere tempo, o come chi sa quello che deve fare e che l’aspetta.
Spesso la vedo di spalle.
All’uscita.
Ed in questo momento che si manifesta tutta la sua bellezza.
Quella di una donna lavoratrice, stanca, ma che ha fatto il suo dovere.
Il passo è pesante, come chi ha lavorato tanto.
Nello stesso tempo le sue spalle sono l’immagine del peso da sostenere, con nessuno con cui poterlo condividere.
È l’immagine di una donna fiera, orgogliosa di aver fatto il suo dovere.
Una donna da amare, se qualcuno ha la fortuna di poterle stare accanto.

A WOMAN TO LOVE 

I don't know her.
I always see her coming out of the gate of the building, next to the bar.
She always has a quick step, like someone who can't afford to waste time, or like someone who knows what she has to do and what's waiting for her.
I often see her from behind.
At the exit.
And in this moment, all her beauty is revealed.
That of a working woman, tired, but who has done her duty.
Her step is heavy, like someone who has worked so hard.
At the same time, her shoulders are the image of the weight she has to bear, with no one to share it with.
It is the image of a proud woman, proud of having done her duty.
A woman to love, if someone is lucky enough to be able to stand beside her.

Translated with DeepL

lunedì 1 novembre 2021

LA PASTICC-IONA

I primi tempi che la conoscevo, da lei fuggivo.

Mi sembrava facesse il suo lavoro, senza prestare la dovuta attenzione.

L’attenzione, che secondo il mio modo di vedere, doveva essere prestata.

Con il tempo, ho imparato a conoscerla, e come tutti i pregiudizi, e il mio lo era, con la conoscenza vengono dissipati ed annullati.

Causa fortuite circostanze ho saputo molto di più di lei.

Vuoi perché io ho domandato, vuoi perché lei rispondeva.

Ho saputo che è una persona con una vita dedita all’impegno.

Sia nell’ambito del lavoro, che in quello degli studi, ma anche nel sociale.

E’ una donna che dona il suo tempo, senza perderlo per strada, inutilmente, non facendo nulla o facendo cose vacue.

E’ una donna presa completamente dai suoi doveri, come non avesse tempo per se, se non per dormire.

Per la sua giovane età, è qualcosa di ammirevole ed affascinante.

Vedendola con occhi diversi, con gli occhi della realtà e non del pregiudizio, mi ricorda molto di quelle donne americane dei film, che fanno tante cose nel vivere, faticando e rendendosi utili, analogamente a tante protagoniste di altrettanti libri americani che ho letto.

E’ una ammirevole pasticc-iona, di quelle che raramente si vedono nella vita reale, ma che vedi solo nei film o descritte nei libri.

Vederla con questi nuovi occhi, apprezzi tutto quello che fa.

Anche se nel porti il caffè, che ti ha preparato, parte è caduto sulla tazza.

Non importa, non puoi arrabbiarti, perché lei lo ha preparato con dovuto amore, ma il troppo fare, le comporta questo.

Anziché arrabbiarti, non puoi che sorridergli, ed apprezzare ciò che ti ha preparato.

Perché il solo vederla fare, è parte di quel caffè che poi berrai, se  solo lo sai cogliere, liberando  i tuoi occhi dai pregiudizi, come hanno imparato a fare i miei.  


THE PASTRY-IONA


The first few times I knew her, I would run away from her.

It seemed to me that she was doing her job, without paying proper attention.

Attention, which according to my way of thinking, needed to be paid.

With time, I learned to know her, and as all prejudices, and mine was, with knowledge are dispelled and canceled.

Due to fortuitous circumstances I learned much more about her.

Either because I asked, or because she answered.

I learned that she is a person with a life dedicated to commitment.

Both in her work and in her studies, but also in social work.

She is a woman who gives her time, without losing it on the street, uselessly, doing nothing or doing vacuous things.

She is a woman completely taken up with her duties, as if she had no time for herself, except for sleeping.

For her young age, it is something admirable and fascinating.

Seeing her with different eyes, with the eyes of reality and not of prejudice, she reminds me a lot of those American women in the movies, who do so many things in life, struggling and being useful, just like many protagonists of many American books I have read.

She is an admirable pastry-iona, the kind you rarely see in real life, but only see in movies or described in books.

Seeing her with these new eyes, you appreciate everything she does.

Even if in bringing the coffee, which she prepared for you, part of it fell on the cup.

It doesn't matter, you can't get angry, because she has prepared it with due love, but too much doing, causes her to do this.

Instead of getting angry, you can only smile at her and appreciate what she has prepared for you.

Because just seeing her do it, is part of that coffee that you'll drink later, if only you can grasp it, freeing your eyes from prejudice, as mine have learned to do.  


Translated with DeepL

IL GATTO HAPPY HOUR

È bellissimo.
Ogni volta che lo vedo, ne rimango incantato.
Come tutti i gatti, è bello e sfuggente.
Lo incontro nei pressi della mia abitazione, dove risiede una colonia felina.
Gatti abbandonati o selvatici, tutelati dal comune.
Gatti che vivono, soprattutto della generosità altrui.
Ma lui è diverso, non ha nulla dell’abbandono o del selvatico.
È pasciuto, lucido, pieno di salute e fierezza.
Mi son sempre chiesto, come possa essere possibile questo miracolo di crescita e di vita.
Una sera incontro una delle signore generose, e preso dalla curiosità, gli chiedo del bellissimo gatto.
Lei sorride, capisce, e mi dice che lui non è un gatto della colonia, ma un gatto di casa, che viene lì a mangiare il cibo degli altri gatti.
Sentito questo, ho cercato di capire il perché, dell’agire di questo gatto.
Ho pensato che vivere, in comodità, tra soli essere umani, al sicuro e sempre nutrito, non da la felicità.
Quel gatto è un micione in cerca di socialità.
Un gatto che vuole stare con i suoi simili.
Vivere la sua vita di gatto.
Scoprire insieme agli altri, la bellezza della scoperta e dell’avventura di vivere in strada.
Per poi fare insieme a loro, a fine giro, un happy hour, con il loro cibo.
Capendo che mangiare insieme, anche cibo non eccellente, è sempre meglio che stare da solo, ben nutrito.
Questo gatto oltre ad essere bellissimo, è un filosofo, o un furbone.
Dipende come si vuole interpretare il suo agire.
Per me è il gatto happy hour.

THE HAPPY HOUR CAT

He is beautiful.
Every time I see him, I am enchanted.
Like all cats, he is beautiful and elusive.
I meet him near my house, where there is a feline colony.
Abandoned or wild cats, protected by the municipality.
Cats that live, above all, on the generosity of others.
But he is different, he has nothing of abandonment or wild.
He is plump, shiny, full of health and pride.
I always wondered how this miracle of growth and life could be possible.
One evening I met one of the generous ladies, and out of curiosity, I asked her about the beautiful cat.
She smiles, understands, and tells me that he is not a cat of the colony, but a house cat, who comes there to eat the food of the other cats.
Hearing this, I tried to understand the why, of this cat's actions.
I thought that living, in comfort, among only humans, safe and always fed, does not give happiness.
That cat is a kitten in search of sociability.
A cat who wants to be with his peers.
To live its life as a cat.
To discover together with others, the beauty of discovery and adventure of living on the road.
To then make together with them, at the end of the tour, a happy hour, with their food.
Understanding that eating together, even not excellent food, is always better than being alone, well fed.
This cat in addition to being beautiful, is a philosopher, or a sly one.
It depends on how you want to interpret his actions.
For me he is the happy hour cat.

Translated with DeepL

giovedì 28 ottobre 2021

PRENDILA COSI'

A volte la vita, va presa come viene.
Non bisogna ostinarsi a volerla come noi la vorremmo.
Ma semplicemente accettarla.
Che non vuol dire subirla, ma viverla per quella che è.
Provando a mettersi gioco, in ciò che non abbiamo scelto, ma che occorre fare.
Questo ci permette di essere più aperti ed adattivi.
Inoltre ci da la possibilità di scoprire attitudini, che neanche noi, sapevamo di avere.
Pertanto la via più semplice è quella di abbracciare la vita che ci viene incontro.
Senza ostruzionismi, ne rigidità, semplicemente accettandola.
Oggi ho avuto modo di sperimentarlo e di agire come sto scrivendo.
Accettando quello che non avevo scelto.
Avevo fermato la riproduzione di Spotify, per recarmi a pagare il caffè.
Quando l’ho riattivato, ha ripreso Spotify, ma con un’altra canzone, diversa da quelle che avevo scelto di ascoltare.
In precedenza, mi sarei imbufalito, e avrei riportato tutto alla mia volontà.
Ma non l’ho fatto, mi sarebbe costato tempo e fatica.
Prendila così, mi sono detto e così ho fatto.
 
TAKE IT AS IT IS
 
Sometimes life has to be taken as it comes.
You don't have to be stubborn about wanting it the way we want it.
But simply accept it.
Which does not mean suffering it, but living it for what it is.
Trying to get involved, in what we have not chosen, but that needs to be done.
This allows us to be more open and adaptive.
It also gives us the opportunity to discover attitudes that even we didn't know we had.
Therefore, the simplest way is to embrace the life that comes our way.
Without obstructionism or rigidity, simply accepting it.
Today I experienced this and acted as I am writing.
By accepting what I had not chosen.
I had stopped Spotify playback to go pay for my coffee.
When I turned it back on, it resumed Spotify, but with a different song, different from the ones I had chosen to listen to.
Previously, I would have sulked, and brought it back to my will.
But I didn't, it would have cost me time and effort.
Take it like this, I told myself, and so I did.
 
Translated With DeepL

venerdì 22 ottobre 2021

L’APPARIZIONE

Di improvviso appare. 
Si palesa e diventa subito presenza.
La luminosità, gli funge da cosmetico.
Il suo agire è fatto di professionalità e competenza.
Eppure è solo una donna uscita di casa per andare a lavorare.
Chiudendo la porta, che ora è alle sue spalle.
Ma arrivata, spalanca gli occhi degli astanti, stupiti della sua apparizione.

THE APPEARANCE 

Suddenly it appears. 
It reveals itself and immediately becomes presence.
Brightness acts as a cosmetic.
Her actions are made of professionalism and competence.
Yet she is just a woman who has left home to go to work.
She closes the door, which is now behind her.
But when she arrives, she opens wide the eyes of the onlookers, amazed at her appearance.

sabato 16 ottobre 2021

PRENDERE QUELLO CHE C’È

Viviamo in un’epoca di precarietà.
La vita di prima non c’è più, e chissà se e quando ritornerà.
In questo periodo, abbiamo imparato di fare necessità, virtù.
Riscoprire o scoprire, cose che nella vita di prima non facevamo più o mai immaginavamo di fare.
Cose a cui ci ha obbligato questa nuova epoca di vita.
Riscoprire il piacere di parlare con qualcuno, con cui mai avremmo parlato prima o non ci sarebbe mai stata occasione.
Bere il caffè in uno squallido bicchiere di carta, ma che ha un sapore inestimabile, perché ti regala alcuni momenti di libertà.
Riscoprire la vita nel luogo in cui abiti, che prima sempre fuggivi, ed ora ti sembra strano, se non difficile allontanarti da esso.
Si è imparato a prendere quello che c’è, quello che si può avere, rispetto a quello che, per ora, non si può avere più.
Quest’animo, è quello che mi ha spinto a fare, ciò che ho fatto stamattina.
Ero seduto a leggere il giornale al bar, quando una donna che conosco, da lontano mi vede, mi sorride e mi chiede se ho già preso il caffè, 
Nella vita passata gli avrei detto : “Si, grazie” e l’avrei salutata.
Invece ho accolto questo dono che la vita mi ha portato.
Quello di una donna, che ha deciso di dedicarmi se stessa, salutandomi e regalandomi il sorriso dal suo volto.
Ho accettato quell’invito, spostandomi nel bar di fianco.
Ovviamente, ho offerto io.
Siamo stati insieme il tempo del caffè, poi come  sempre sua abitudine, è scappata via.
Ma non importa, l’attenzione che mi ha regalato, vale più del poco tempo in cui siamo stati insieme, a parlare della nostra vita.
La nostra vita in un’epoca precaria.
L’epoca che ti ha insegnato a prendere quello che c’è.

TAKE WHAT THERE IS

We live in an age of precariousness.
The life of before is gone, and who knows if and when it will return.
In these times, we have learned to make a virtue out of necessity.
To rediscover or discover, things that in the former life we no longer did or never imagined we would do.
Things that this new era of life has forced us to do.
Rediscovering the pleasure of talking to someone, with whom we would never have talked before or there would never have been an opportunity.
Drinking coffee in a dingy paper cup, but that tastes priceless because it gives you a few moments of freedom.
Rediscovering life in the place where you live, which you used to always escape, and now it seems strange, if not difficult to move away from it.
You have learned to take what is there, what you can have, over what, for now, you can no longer have.
This spirit, is what drove me to do, what I did this morning.
I was sitting reading the newspaper at the bar, when a woman I know, from a distance, sees me, smiles and asks me if I have had my coffee yet, 
In a past life I would have said, "Yes, thank you," and said hello.
Instead, I welcomed this gift that life brought me.
That of a woman, who decided to dedicate herself to me, greeting me and giving me the smile from her face.
I accepted that invitation, moving to the bar next door.
Obviously, I offered.
We were together the time of the coffee, then as always her habit, she ran away.
But no matter, the attention she gave me was worth more than the short time we were together, talking about our lives.
Our life in a precarious era.
The age that taught you to take what's there.

Translated with DeepL

sabato 2 ottobre 2021

IL RECINTO

Prima che accadesse questa pandemia, la mia vita era un continuo errare.
Passavo da una città all’altra, come passare da un quartiere all’altro, della tua città.
Ho scoperto in me, sempre abitudinario nel suo agire, una grande capacità di adattamento e voglia di conoscere il nuovo.
Ogni luogo era come se fosse comunque casa mia.
Mai nessun disagio o difficoltà.
Sicuramente spinto dall’amore per quello che mi spingeva a vivere questi spostamenti.
Poi è arrivato lui, e tutto è cambiato.
Sono stato chiuso, insieme a tutta la mia città, in un recinto, per ben 15 giorni.
Una situazione indescrivibile e difficile da far comprendere a chi non l’ha vissuta.
Le restrizioni un po’ alla volta sono state tolte.
Ma quella sensazione di recinto, si era ormai fatta strada nella mia testa.
Tutt’oggi, che potrei essere libero di andare dove voglio, nei limiti di dove si può, continuo a comportarmi come se fossi obbligato a vivere nel recinto.
Non riesco ad uscirne fuori.
Forse per non abituarsi a qualcosa che ti potrebbe essere tolto.
Come chi ha vissuto un trauma, e ha paura di vivere la vita , pur se quel trauma non c’è più.
Come chi dopo una delusione d’amore, ha paura di innamorarsi, per paura di essere abbandonato.
Dovunque vada , mi sembra di vedere recinti.
Anche in luoghi che prima, erano per me una estensione della mia casa.
Mi sento a disagio.
Come se io dovessi limitarmi a vivere nel mio recinto e non più in altri, dove non mi è concesso stare.
Strana la mente, ti fa degli scherzi incredibili.
Mi sa che oltre al Green pass, mi occorre un Brain pass.
Ma quello nessun vaccino o tampone può dartelo.
Devi solo farti coraggio e provarci.
Consapevole, che il panico, è lì sadicamente, ad aspettarti al varco.
Non mi tocca che affrontarlo e sfidarlo.

THE FENCE 

Before this pandemic happened, my life was a constant wandering.
I would go from one city to another, like going from one neighborhood to another, of your city.
I discovered in me, always habitual in his actions, a great ability to adapt and desire to know the new.
Every place was like home to me anyway.
Never any discomfort or difficulty.
Certainly driven by love for what I was experiencing these moves.
Then he came along, and everything changed.
I was closed, along with my whole town, in a fence for 15 days.
An indescribable situation and difficult to be understood by those who have not experienced it.
The restrictions little by little were lifted.
But that feeling of being in a fence had already made its way into my head.
Even today, when I could be free to go where I want, within the limits of where I can, I still act as if I am forced to live in the fence.
I can't seem to get out of it.
Perhaps not to get used to something that could be taken away from you.
Like someone who has experienced trauma, and is afraid to live life , even if that trauma is gone.
Like someone who, after a disappointment in love, is afraid to fall in love, for fear of being abandoned.
Everywhere I go, I seem to see fences.
Even in places that used to be an extension of my home.
I feel uncomfortable.
As if I had to limit myself to living in my enclosure and no longer in others, where I am not allowed to be.
Strange mind, it plays incredible tricks on you.
I think that in addition to the Green pass, I need a Brain pass.
But no vaccine or tampon can give you that.
You just have to be brave and try.
Aware that panic is sadistically waiting for you.
I just have to face it and challenge it.

Translated DeepL

giovedì 30 settembre 2021

ROCK AGGRESSIVE

Lei è una persona molto bella.
Di quelle donne che non hanno bisogno di abiti particolari per essere belle.
In quanto fa parte di quelle bellezze che fanno bello qualsiasi abito, che stanno bene con tutto, esaltandolo.
Oggi però sono stato smentito.
Quando è arrivata, già il bagliore dei suoi occhi, pur da lontano, ha comunicato, anticipandola, la sua presenza.
Come un raggio di sole che ti colpisce, facendosi spazio in un cielo plumbeo.
Dopo di che è arrivata lei, vestita tutta di nero, con un outfit Rock Aggressive.
Ciò che mi ha colpito di più, non è stato il suo abbigliamento diverso da quelli abituali.
Ciò che mi ha colpito, è stato che quell’Outfit era perfetto per lei.
La rendeva più luminosa, più solare.
Di solito chi veste in quel modo vuol comunicare altro.
Essere pronti a tutto, non avere timore, affrontare chiunque senza paura delle conseguenze.
In lei però, comunicava tutt’altra, comunicava felicità, gioia di vivere, amore, serenità.
Un Mood legato a qualcosa vissuto prima o da vivere a breve.
Un qualcosa di bello, per chi ha gli occhi per apprezzarlo.
Come un raggio di sole che ti illumina la mattina, rendendotela più leggera, pur se sei di cattivo umore.
Come la luce della luna, che di sera illumina il tuo cammino, per le strade poco illuminate della tua città, accompagnandoti fino a casa.
Quelle cose belle della natura, inafferrabili, ma che a tutti semplificano la loro complicata vita, unicamente con un semplice gesto, con la loro luce.
Proprio come lei, con il suo sorriso sempre accogliente, che oggi lo era ancor di più, un sorriso Rock Aggressive.
 
ROCK AGGRESSIVE
 
You are a very beautiful person.
Of those women who do not need special clothes to be beautiful.
As she is part of those beauties that make any dress beautiful, that go well with everything, enhancing it.
Today, however, I was proved wrong.
When she arrived, the glow of her eyes, even from a distance, already communicated, anticipating her presence.
Like a ray of sunshine that hits you, making room in a leaden sky.
After that she arrived, dressed all in black, with a Rock Aggressive outfit.
What struck me the most, was not her outfit that was different from her usual ones.
What struck me, was that the outfit was perfect for her.
It made her brighter, sunnier.
Usually people who dress like that want to communicate something else.
Being ready for anything, not being afraid, facing anyone without fear of consequences.
In her, however, it communicated something else, happiness, joy of living, love, serenity.
A mood linked to something lived before or to be lived soon.
Something beautiful, for those who have the eyes to appreciate it.
Like a ray of sunshine that illuminates your morning, making it lighter, even if you're in a bad mood.
Like the light of the moon, which in the evening illuminates your path, through the dimly lit streets of your city, accompanying you home.
Those beautiful things of nature, elusive, but that simplify everyone's complicated life, just with a simple gesture, with their light.
Just like her, with her always welcoming smile, which today was even more so, a Rock Aggressive smile.
 
Translated with DeepL

mercoledì 29 settembre 2021

LA BARISTA CON IL VELO

Chi come me, ha il piacere di gustarsi il caffè, andare in un bar per chiedere un caffè è un problema.
In quanto se il barista, non ha il tuo stesso piacere nel farlo, sei costretto a dargli indicazioni, che essendo il suo mestiere, dovrebbe già sapere come fare.
Quindi più che un cultore, sei visto come un rompiscatole, o alla meglio un tipo stravagante.
Forse perché manca la cultura, forse perché prima fare il barista era una professione che non tutti potevano esercitare.
Oggi invece chiunque viene messo a fare il caffè, alla stregua di addobbare i tavoli, o sparecchiare.
E’ diventato un ruolo come un altro.
Per cui è comprensibile, che una richiesta come la mia, sia mal vista e poco gradita.
Inoltre quando sei come me, devi selezionare i locali dove andare a prendere il caffè, e nello stesso locale scegliere di andarci quando a fare il caffè, c’è chi viene incontro alle tue esigenze.
Esigenze che null’altro sono, che fare un caffè come deve essere fatto, a regola d’arte.
Ormai quasi tutti mi conoscono, e sanno chi più chi meno, come gradisco che venga fatto.
Ultimamente sto frequentando un bar che ha colto la mia attenzione.
Un bar che però ha diversi persone, che a turno, fanno il caffè.
Per cui, di volta in volta, devo chiedere come voglio che venga fatto.
Ma tra di loro, c’è una barista, che ha subito memorizzato le mie indicazioni.
Quando c’è lei, non devo preoccuparmi di nulla.
Certo che se il caffè venisse riprodotto male, lo rifarebbe, come ha fatto una volta.
Mi sono stupito,  e nello stesso tempo rimasto colpito da questa attenzione.
Un giorno la vedo al di fuori del bancone, per risistemare i tavoli, e comprendo che è una persona speciale.
Indossava sotto al grembiule un abito con il velo.
Pensavo di aver visto male, di essermelo sognato, ma l’ho rivista un’altra volta, ed era un velo.
Allora ho capito il perché di tutte queste attenzioni.
Lei è il mio angelo custode del caffè, mandata lì, in quel bar, per avere il piacere di gustarmi il caffè.
Come diceva Manfredi “ Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è ?”.
La barista con il velo, sa come si fa il caffè, e che è un piacere poterlo bere.
Esisterà davvero, o starò sognando ?
 
THE BARMAID WITH THE VEIL
 
Who like me, has the pleasure of enjoying coffee, going to a bar to ask for a coffee is a problem.
In that if the barista does not have the same pleasure as you do, you are forced to give him directions, which being his job, he should already know how to do.
Therefore, more than a coffee connoisseur, you are seen as a nuisance, or at best an extravagant type.
Perhaps because there is a lack of culture, perhaps because before being a bartender was a profession that not everyone could do.
Today, however, anyone is put to make coffee, in the same way as decorating the tables, or clearing the table.
It's become a role like any other.
So it's understandable that a request like mine is frowned upon and unwelcome.
Moreover, when you are like me, you have to select the places where you go to get coffee, and in the same place you choose to go when you make coffee, there are those who meet your needs.
Needs that are nothing more than making coffee the way it should be made, in a workmanlike manner.
By now almost everyone knows me, and they know, more or less, how I like it to be made.
Lately I've been frequenting a coffee shop that has caught my attention.
A bar that, however, has several people who take turns making coffee.
So, from time to time, I have to ask how I want it made.
But among them, there is a barista, who immediately memorized my directions.
When she's around, I don't have to worry about anything.
Of course if the coffee was reproduced wrong, she would make it again, as she once did.
I was amazed, and at the same time impressed by this attention.
One day I see her outside the counter, rearranging the tables, and I understand that she is a special person.
She was wearing a dress with a veil under her apron.
I thought I had seen it wrong, that I had dreamed it, but I saw her again, and it was a veil.
That's when I realized what all the attention was about.
She is my guardian angel of coffee, sent there, in that bar, to have the pleasure of enjoying my coffee.
As Manfredi used to say, "Coffee is a pleasure, if it's not good, what pleasure is it?".
The barmaid with the veil, she knows how to make coffee, it's a pleasure to drink it.
Does it really exist, or am I dreaming?

lunedì 13 settembre 2021

CAMBIARE

E’ un epoca di perenni cambiamenti, per lo più imposti dalle circostanze.
Molti ci spaventano, ci incutono timore, ci fanno restare impietriti.
Ma se vogliamo andare avanti, occorre accettarli e sfidare noi stessi.
Mettere in gioco la nostra capacità di adattamento, al nuovo, a quelli a cui non eravamo costretti a fare prima di ora.
Il cambiamento ha una sua valenza positiva, anzi ne ha tante.
Ti spinge alla curiosità, ad usare parti del nostro cervello e del nostro corpo, che prima non avevamo motivo di usare.
Vuoi perché non occorreva, vuoi perché qualcun altro veniva in nostro soccorso.
Ora, sempre più spesso, siamo soli di fronte a tutto questo cambiare.
Solitudine forzata dai tempi di questa continua pandemia.
Il cambiare, però, se affrontato con positività, rafforza la nostra autostima, allena la nostra resilienza, la capacità di reagire ed adattarci al cambiamento.
Il cambiamento dovrebbe essere un’attività quotidiana, senza attendere che ci cadi addosso, per cui non si possa fare altrimenti, che agire.
Occorre imparare quotidianamente a fare dei piccoli cambiamenti.
Uscire dalle nostre aree di Comfort, dalle nostre routine.
Fare quello che si chiama, tecnicamente, Disruption.
Sconvolgere le nostre routine, per creare nuove opportunità.
In questo periodo, mi sono trovato ad affrontare parecchi di questi cambiamenti.
Ho dovuto farmi forza, e trovare il coraggio e la fiducia per affrontarli.
In cambio dello stress, causato dall’azione, sono stato ripagato in autostima.
Sono un po' più fiducioso di me, ed il mio cervello sembra aver utilizzata una componente, che prima era lasciata inutilizzata.
Come funzionalità presenti nei nostri computer o Smartphone, che se le conoscessimo, ci semplificherebbero la vita.
Io sto applicando il cambiamento, appena mi si presenta l’occasione.
Domenica ad esempio, ho fatto qualcosa, per me, sconvolgente.
Dopo più di dieci anni, ho deciso di cambiare gli asciugamani.
E’ stata dura.
Accomiatare, chi per anni si è preso cura di te e del tuo corpo, senza mai risparmiarsi.
Ma l’ho fatto.
Ovviamente, dovrò iniziare anche da me stesso, che è la parte più difficile.
Ma inizierò anche con quello.
Ho già deciso cosa fare.
Mi tingerò i capelli di bianco.
Anticipando il cambiamento futuro, che la natura mi imporrà.
 
CHANGE
 
It is a time of perennial change, mostly imposed by circumstances.
Many scare us, instill fear in us, make us stand petrified.
But if we want to move forward, we must accept them and challenge ourselves.
Put into play our ability to adapt, to the new, to those we were not forced to do before.
Change has its own positive value, in fact it has many.
It pushes you to curiosity, to use parts of our brains and bodies that we had no reason to use before.
Either because we didn't need to, or because someone else came to our rescue.
Now, increasingly, we are alone in the face of all this change.
Loneliness forced by the times of this continuous pandemic.
Change, however, if approached with positivity, strengthens our self-esteem, trains our resilience, the ability to react and adapt to change.
Change should be a daily activity, without waiting for it to fall on us, so we can't do anything else but act.
We need to learn daily to make small changes.
Getting out of our comfort zones, out of our routines.
Doing what is called, technically, Disruption.
Disrupting our routines, to create new opportunities.
During this time, I was faced with several of these changes.
I've had to push through, and find the courage and confidence to face them.
In exchange for the stress, caused by the action, I have been repaid in self-esteem.
I am a little more confident in myself, and my brain seems to have utilized a component, which was previously left unused.
Like features in our computers or Smartphones, that if we knew them, would make our lives easier.
I am applying change, as soon as the opportunity presents itself.
On Sunday for example, I did something, for me, disruptive.
After more than a decade, I decided to change my towels.
It's been tough.
Saying goodbye, to those who for years have taken care of you and your body, never sparing themselves.
But I did.
Of course, I'll have to start with myself as well, which is the hardest part.
But I'm going to start with that, too.
I've already decided what I'm going to do.
I'm going to dye my hair white.
Anticipating the future change, which nature will impose on me.
 
Translated with DeepL

giovedì 2 settembre 2021

LA RAGAZZA CON LE UNGHIE SMALTATE DI AZZURRO

Ho notato in lei qualcosa di diverso.
Qualcosa di luminoso che arrivava da lei, ma non erano, questa volta, i suoi occhi.
Arrivava da più in basso, dalle sue mani.
Le sue dita erano dipinte con uno smalto particolare, uno smalto azzurro, cangiante in funzione della luce.
Essendo io una persona che, per dono o per sua sventura, nota le differenze, gliel’ho subito detto, pensando di fare una bella figura.
Ahimè, non è stato così.
Lei mi ha detto che da più giorni le sue dita era dipinte con quello smalto, aggiungendo, oltretutto, per rincarare la dose, che io non me ne ero accorto, quasi offesa.
In effetti mi sono stupito anch’io.
Non mi sono capacitato di questa disattenzione.
Forse una giustificazione che mi sono dato, che essendo rapito da lei dai suoi occhi e dal suo sorriso, la mia attenzione era rivolta lì e non alle sue mani.
Vermeer, colui che ha dipinto “La ragazza col turbante”, meglio conosciuta come “La ragazza con l’orecchino di perla”, l’avrebbe sicuramente ritratta.
Avrebbe intitolato il suo dipinto, “La ragazza con le unghie smaltate di azzurro”.
 
THE GIRL WITH BLUE ENAMELED NAILS
 
I noticed something different about her.
Something bright coming from her, but it wasn't, this time, her eyes.
It was coming from lower down, from her hands.
Her fingers were painted with a particular enamel, a light blue enamel, changing with the light.
Being a person who, by gift or misfortune, notices differences, I immediately told her, thinking I would make a good impression.
Alas, that was not the case.
She told me that for several days her fingers had been painted with that kind of enamel, adding, to make matters worse, that I hadn't noticed, almost offended.
In fact, I was surprised too.
I didn't understand this inattention.
Perhaps an excuse I gave myself, that being enraptured by her eyes and her smile, my attention was directed there and not to her hands.
Vermeer, the one who painted "The Girl with the Turban," better known as "The Girl with the Pearl Earring," would surely have portrayed her.
He would have titled his painting, "The Girl with Blue Enameled Nails."
 
Translated with DeepL

giovedì 12 agosto 2021

IN TUTTO C’E’ STATA BELLEZZA

Per scrivere della donna di cui sto per scrivere, prendo a prestito il titolo del libro di Manuel Vilas, che faccio mio per raccontare di lei, della mia percezione di lei.

Lei è una donna, che di vista, conosco da tempo, abitando nello stesso luogo, che essendo piccolo, è facile incontrarsi.

Lei è una donna, che se pur bella, non so per quale motivo, veniva rifiutata dalla mia attenzione.

Ultimamente, la sto vedendo quasi quotidianamente, e quasi sempre in prossimità.

La sua presenza si sta facendo familiare, e quello che prima non veniva essere oggetto di attenzione, ora richiama la mia osservazione.

L’ho capito ancor di più, ieri mattina, quando l’ho riconosciuta, pur essendo voltata di spalle.

Non so come io abbia potuto avere la capacità di farlo, ma forse il mio cervello ha memorizzato di lei, informazioni, con i miei occhi, indipendenti dalla mia volontà.

Era la visione di una donna diversa da quello che ipotizzavo, forse perché ha sempre indossato abiti diversi.

Stamattina ne ho avuto la conferma.

Lei è venuta a prendere il caffè al bar in cui ero seduto.

Anche oggi vestiva in modo del tutto sportivo, ma permettendo al suo corpo di affrontare la calura di oggi.

Indossava dei pantaloncini, quelli denominati Shorts.

Indossando quei pantaloncini, analogamente agli indumenti di ieri, mostrava la vulnerabilità della sua bellezza.

Una bellezza, che in altre donne, si potrebbe dire che sia superata dal tempo che avanza.

Nel suo caso, quel tempo non supera la bellezza, anzi sta a dimostrare che in quel corpo “in tutto c’è stato bellezza”, come scrive Vilas.

Una bellezza che non è svanita, ma presente, forse momentaneamente trascurata, o semplicemente, una bellezza in una nuova forma.

Bellezza, che sei lei volesse, pur non avendone nessun bisogno, rifiorirebbe come un fiore, da un terreno a cui si è ripresa la cura.

Take care, donna che hai acceso la mia attenzione.






mercoledì 4 agosto 2021

VOGLIA DI CAMBIAMENTO

Ormai sono tanti anni che sono esiliato per separazione coniugale.
Vivere da esiliato è come essere un fiore senza terreno, in quotidiana precarietà.
Forse, come tutte le cose che non si possono cambiare, l’unico modo per viverle in modo positivo è quello di accettarle e non viverle più come una condanna senza fine pena.
Con questo spirito, ho dato inizio ad una voglia di cambiamento.
Un cambiamento che mi permetta di rendere più familiare ciò che fino a ieri mi era estranea, la casa in cui vivo in affitto.
Voglio renderla più personalizzata.
Una casa che, entrando, mi fa capire che è la mia, non una estranea.
Sto pensando a cosa posso cambiare, essendo la casa già ammobiliata.
Magari posso comprare un divano scelto da me.
Qualche mobile di utilità, ma che sia anche un rispecchio della mia identità.
Cambiare i materassi , i cuscini, qualche lampada da salotto.
Ma alle tante idee non corrisponde azione.
Ho pensieri di cambiamento, ma poi continuo a non fare nulla.
Non sapendo da dove iniziare.
Ma come sempre avviene in questi casi, a farti decidere sono gli eventi, imprevisti ma determinanti.
Proprio come stamani.
Nello svegliarmi, nell’alzare la tapparella, la fune si è spezzata di netto.
Sono rimasto al buio più nero.
Prontamente, non mi sono lasciato prendere dallo sgomento, ma ho agito per risolvere.
Tempo un’ora mi è stata riparata.
Ora finalmente in casa ho qualcosa di mio, la corda della tapparella.
Quando entro in camera da letto, ora è tutt’altra cosa.
Un’emozione indescrivibile.
Il cambiamento che anelavo e che il destino mi ha aiutato a realizzare.

DESIRE FOR CHANGE 

I have been exiled for many years now due to marital separation.
Living as an exile is like being a flower without soil, in daily precariousness.
Perhaps, like all things that cannot be changed, the only way to live them in a positive way is to accept them and no longer experience them as a sentence with no end in sight.
With this in mind, I have initiated a desire for change.
A change that will allow me to make more familiar what until yesterday was foreign to me, the house I live in for rent.
I want to make it more personalized.
A house that, upon entering, makes me realize that it's mine, not a stranger.
I'm thinking about what I can change, since the house is already furnished.
Maybe I can buy a couch of my own choosing.
Some furniture of utility, but that is also a reflection of my identity.
Change the mattresses, pillows, some living room lamps.
But the many ideas are not matched by action.
I have thoughts of change, but then I continue to do nothing.
Not knowing where to start.
But as always happens in these cases, events make you decide, unexpected but decisive.
Just like this morning.
In waking up, in raising the shutter, the rope snapped cleanly.
I was left in the darkest darkness.
Promptly, I did not let myself be dismayed, but I acted to solve it.
Within an hour it was fixed for me.
Now I finally have something of my own in the house, the shutter cord.
When I walk into the bedroom, it is now something else entirely.
An indescribable emotion.
The change that I longed for and that destiny helped me to achieve.

Translated with DeepL

sabato 31 luglio 2021

TESLA

Fino a pochi anni fa, mi sembrava più un prototipo avveniristico che realtà tecnologica.
Poi da prototipo si è trasformata in realtà.
Ero convinto che fosse una realtà unicamente americana.
Per gente ricca e folle, che ha soldi da buttare via, pur di togliersi lo sfizio e dire di averla.
Poi lo vista girare qui nel comune dove abito.
Città che pur essendo famosa in tutto il mondo, è pur sempre una piccola città di provincia.
Ho pensato che fosse qualche riccone che girasse qui per la città, famosa nel mondo.
Poi ne ho vista un’altra, poi un’altra ancora ed ancor di più.
Quasi fosse una utilitaria qualsiasi.
Al che ho pensato che fossi l’unico a non averla.
Per cui mi sono informato.
Dove comprarla.
Quanto costa.
Quanta autonomia di ricarica ha.
Ho preso le misure del box, per verificare se riuscivo a parcheggiarla.
Poi sono andato in banca per chiedere il finanziamento e mi è stato garantito.
Ma alla fine il mio sogno si è infranto.
Ho scoperto che in fase di ricarica non posso far andare la lavatrice ne il forno.
Mi tocca andare in giro in bici o con la mia piccola macchina giapponese.

martedì 20 luglio 2021

IL PESO INUTILE

Portare un peso, nella vita, è già di per se un peso.
Se poi, risulta essere anche un peso inutile, lo è ancor di più.
Sono i pesi della mente, quelli per cui non occorrono muscoli, pur essendo dei macigni, ma basta solo complicarsi un po' la vita, per portarli.
Sono quei pesi che ti senti addosso sempre, in qualsiasi momento della giornata, perché occupano comunque la tua mente.
In questo modo, ti trovi ad essere anche più impacciato, perché causa quel peso, devi assumere comportamenti non fluidi, ma obbligati.
Uno di questi, capita quando hai un diverbio con qualcuno, qualcuno con cui avevi fino ad un attimo prima, un rapporto semplice e civile.
Causa quel diverbio, si crea il peso, che si deposita nella mente, e che sta li a ripresentarsi ogni volta che incontri quella persona o che potresti incontrarla.
Provocandoti dei comportamenti non naturali, e per di più rigidi, frutto della rigidità dell’offesa.
Fino ad ieri, uno dei tanti pesi inutili, che trasporto con me quotidianamente, finalmente ha lasciato la mia mente.
Tutto per una casualità, non per una scelta di vivere una vita più semplificata.
Mi sono accorto di un problema che riguardava una di queste persone, la cui offesa ricevuta, ha portato alla chiusura di ogni rapporto.
Ero indeciso, se comunicarglielo o meno.
Non per dispetto, ma perché immaginavo la risposta a quella mia attenzione, che sarebbe stata male interpretata, forse perché erroneamente, da me posta.
La vita ha permesso di fugare ogni dubbio, ritrovandomi questa persona, in qualsiasi posto in cui andavo.
Alla fine ho scelto la soluzione civica, ossia avvisarlo del presunto problema, nonostante l’accaduto tra di noi.
Ho ricevuto la risposta che immaginava, anziché un ringraziamento per la mia attenzione nei suoi confronti, una semplice alzata di spalle, dicendomi che quanto dicevo era impossibile che potesse accadere.
Mi sono subito pentito di quanto fatto, ma ormai era andata.
Il giorno dopo lo incontro, e mi ferma, dicendomi che avevo ragione, e timidamente mi ha ringraziato.
Quel gesto, ha rotto quel peso, frantumandolo, e liberandolo dalla mia mente.
Permettendomi di camminare più leggero.
In più ha liberato anche gli altri pesi collaterali, con le altre persone coinvolte.
Di sicuro non siamo diventati amici per la pelle, ma almeno, i rapporti civili, per ora, sono stati ripristinati.
Ed ora, non mi devo più preoccupare di incontrarlo.
In quanto non devo forzarmi ad evitarlo, ma agendo in maniera semplice e spontanea, salutandolo.
Un gesto semplice, che semplifica la vita.
Almeno la mia.

lunedì 19 luglio 2021

LA RISPOSTA NEGATA

Aveva approfittato di una e-mail ricevuta, per fargli quella domanda.
Rispondendo a quella e-mail, e aggiungendo la sua richiesta.
Si  aspettava una risposta in tempi brevi, avendo risposto alla e-mail, appena dopo averla ricevuta.
Invece niente.
Passavano i minuti, poi le ore, ma la risposta non veniva data.
Controllava lo SmartPhone continuamente, ma di quella e-mail nessuna traccia.
Solo le solite e-mail promemoria di servizi.
Si chiedeva il perché di quella mancata risposta.
Cosa volesse significare quel silenzio.
I dubbi iniziavano a porsi.
Le domande venivano alla mente.
Faceva le considerazioni più assurde, proprio come chiunque si fosse trovato nella sua stessa situazione, senza risposta ricevuta.
A volte, pensava, le non risposte sono più chiare di una risposta esplicitamente data.
Ha atteso fino a tarda sera, per poi coricarsi.
Sfinito da questo continuo controllare la risposta, che non veniva recapitata.
Stamattina se ne era completamente dimenticato, l’aveva rimosso.
Forse la troppa energia spesa ieri, aveva esaurito tutte le risorse che deve avere chi è obbligato ad attendere.
Poi di improvviso, tutto si svela, e comprende il perché quella risposta non gli fosse mai arrivata.
Consultando le e-mail di ufficio, ha notato una e-mail strana, di cui non capiva perché gli fosse recapitata.
Poi ha compreso tutto, nel rispondere alla e-mail ricevuta ieri, lo Smartphone aveva impostato il suo indirizzo d’ufficio, anziché dell’effettivo destinatario.
Questi strumenti sono cosi utili ed immediati, ma bisogna prestare attenzione a quando li si usa , per capire cosa inviamo e a chi.
Altro che risposta negata.
Maledetto Smartphone, che tutto rende facile, ma a volte, spesso, ci fa commettere errori così grossolani, che se non subito ravvisati, ci fanno cadere nel mare delle tenebre dei dubbi, per le risposte negate.
 
THE ANSWER DENIED
 
He had taken advantage of an e-mail he had received to ask that question.
He replied to that e-mail and added his request.
He expected a quick response, having replied to the e-mail just after receiving it.
Instead, nothing.
Minutes passed, then hours, but no answer was given.
He checked his SmartPhone constantly, but there was no trace of that e-mail.
Just the usual email reminders of services.
He wondered why there was no reply.
What did that silence mean?
Doubts began to arise.
Questions came to mind.
He made the most absurd considerations, just like anyone else who had found themselves in the same situation as him, with no reply received.
Sometimes, he thought, non-answers are clearer than an explicitly given answer.
He waited until late in the evening and then went to bed.
Exhausted by this constant checking of the answer, which was not delivered.
This morning he had completely forgotten about it; he had removed it.
Perhaps the too much energy expended yesterday had exhausted all the resources those who are obliged to wait must have.
Then suddenly, everything unravelled and he realised why that reply had never reached him.
Consulting his office e-mails, he noticed a strange e-mail, which he did not understand why it had reached him.
Then he realised that, in replying to the e-mail he received yesterday, the Smartphone had set his office address, rather than the actual recipient's.
These tools are so useful and immediate, but you have to be careful when using them, to understand what you are sending and to whom.
So much for a denied reply.
Damn Smartphone, which makes everything easy, but sometimes, often, makes us commit such gross errors, that if not immediately detected, we fall into the sea of darkness of doubts, for the denied answers.
 
Translated with DeepL

venerdì 16 luglio 2021

LA DONNA SENZA NOME

Tutte le gelataie di quella gelateria, riportano il loro nome sulla loro maglietta aziendale.
Un modo per non rimanere anonimi, ma sapere chi ti ha confezionato quell’attimo di piacere, presente in una coppetta di carta o su di un cono.
Un modo, anche,  per far percepire l’ambiente più familiare, anche se sei un estraneo e ci entri per la prima volta.
Sapere che il gelato te lo ha servito Giulia, Margherita o altre, associa un qualcosa di familiare, quel gelato lo senti più tuo.
Come se fosse un’amica, una sorella, una compagna che ti prepara la merenda.
Non mi ero mai accorto, però, che una di esse, per di più la mia preferita, non portava la maglietta aziendale, ne si poteva conoscere il suo nome.
Forse perché rimango sempre incantato da quel suo modo severo ma professionale.
Affascinato dal suo essere una persona pratica e fattiva, dedita al lavoro, qualsiasi mansione debba svolgere.
Soprattutto quando ho capito che è una persona abituata a non sprecare le cose, quando mi sono stupito a come sia riuscita a riempirmi una coppetta di gelato, da una vaschetta che per tutti sarebbe stata vuota, ma per lei no.
Ho avuto conferma delle sue qualità, e degli insegnamenti di vita, che la vita stesa gli ha dato.
Ieri sera, in cerca di conoscere anche il suo nome, mi sono accorto che lei non indossa una maglietta aziendale, quanto meno stampato il suo nome.
Gliel’ho chiesto, non potevo non associare un nome a chi mi prepara il gelato ogni volta.
Me lo ha detto, e non poteva essere che un nome incantevole come lei.
Un nome albanese, di origini Macedone.
Nesla.
Un nome originale e unico, come lei.
La gelataia che riempie le mie coppette di gelato, per colmare i miei vuoti esistenziali, ma che a lungo andare rischia di far lievitare la mia pancia.
Dovrò cambiare, alternare, prendere il caffè anziché il gelato, certo che Nesla, saprà fare in maniera sublime anche quello.
Sono un uomo fortunato.
Sono l’unico cliente a conoscere il nome della donna senza nome.
 
THE WOMAN WITH NO NAME
 
All the ice-cream parlours in that ice-cream parlour have their name on their company T-shirt.
It is a way of not remaining anonymous, but of knowing who made you that moment of pleasure, present in a paper cup or on a cone.
It is also a way of making the environment feel more familiar, even if you are a stranger and are entering it for the first time.
Knowing that you have been served ice cream by Giulia, Margherita or others, associates something familiar, that ice cream feels more yours.
As if she were a friend, a sister, a companion who prepares your snack.
I had never realised, however, that one of them, moreover my favourite, did not wear the company T-shirt, nor could you know her name.
Maybe it's because I'm always enchanted by her strict but professional manner.
Fascinated by her being a practical, hands-on person, dedicated to her work, whatever she has to do.
Especially when I realised that she is a person used to not wasting things, when I was amazed at how she managed to fill a cup of ice cream for me, from a tub that for everyone else would have been empty, but not for her.
I got confirmation of her qualities, and of the life lessons that life has given her.
Last night, trying to find out her name as well, I realised that she was not wearing a company T-shirt, at least with her name printed on it.
I asked her, I couldn't help but associate a name with the person who makes my ice cream every time.
She told me, and it could only be a name as enchanting as she is.
An Albanian name, of Macedonian origin.
Nesla.
An original and unique name, like her.
The ice-cream maker who fills my ice-cream cups, to fill my existential voids, but who in the long run risks making my belly rise.
I will have to change, to alternate, to have coffee instead of ice-cream, sure that Nesla will be able to do that too in a sublime way.
I am a lucky man.
I am the only customer who knows the name of the woman with no name.
 
Translated with DeepL

martedì 6 luglio 2021

GAMMA GT

Periodicamente mi sottopongo ad un controllo degli esame del sangue.

Dopo tanto tempo, causa COVID-19, sono riuscito a rifarli.

Ritirato il referto, come di solito, sempre quel valore è fuori dalla norma.

Il Gamma GT.

Eppure non sono una persona che fa una vita dissoluta fatta di sesso, droga e rock ’n roll.

Niente di tutto questo, ahimè.

Ma pur con tutto questo, una vita per lo più salutare, lui non scende.

Ho inoltrato l’esito degli esami, alla mia Dott.ssa che mi li ha prescritti.

Mi ha risposto che d’ora in poi dovrò astenermi dal bere alcolici, per vedere se così facendo migliora.

Li per lì, l’astinenza richiesta, per me non procurava nessun problema, considerando che io di alcool non ne assumo.

Ma il solo fatto di avere ricevuto questa limitazione, mi ha procurato comunque una limitazione.

Sono passato dallo scegliere liberamente di non bere alcolici, da ricevere il divieto di farlo.

Mi è stata privata la libertà, se pur teorica, di trasgredire.

Come quando ho fatto l’esame per il rinnovo della patente e mi hanno imposto di usare gli occhiali, io che gli occhiali, usandoli, li ho sempre usati anche guidando, pur non avendo l’obbligo di farlo.

Ricevuto l’obbligo è cambiato tutto, anche se in realtà non cambiava nulla per le mie abitudini.

Ma si passava dalla scelta volontaria e consapevole, all’obbligo di legge.

Oggi mi sono trovato nella stessa condizione.

Il mio orgoglio è stato ferito, anziché  premiare la mia persona, per la scelta consapevole sempre fatta.

Poi, mentre rimuginavo a questo obbligo, mi è tornato alla mente Alicia Jimenez Bartlett, che in uno dei suoi libri, alla sua protagonista, Pedra Delicado, trovatasi in una situazione a lei non gradita, decide di usare l’approccio britannico, ossia sfruttare la situazione a proprio favore.

Passare da negativa a positiva.

Allora ho pensato, quando tutti, al bar mi chiedono perché io non bevo mai alcolici.

Rispondendo in un modo, che più da salutista, fa passare il messaggio di sfigato.

Ora invece cambia tutto.

Quando mi troverò al bar, e una donna che a me interessa, mi chiederà il perché io non beva alcolici.

Gli risponderò, non me ne parlare, tutta colpa dei Gamma GT.

Sicuro di ricevere una pronta comprensione e solidarietà, facendogli credere un mio passato da uomo duro, che si cibava di alcol, come di acqua.

Il leggere fa bene, e ti ritorna sempre.

sabato 19 giugno 2021

LA DONNA E IL BOMBOLONE

La prima volta che l’ho vista mangiare il bombolone, mi sembrava una bimba felice, di fronte alla sua conquista fatta, dedicandogli il giusto tempo per l’attenzione a mangiarlo.
Ieri sera l’ho rivista di nuovo , con il suo bombolone.
Ma questa volta tutto era diverso, un qualcosa di più maturo ed adulto.
Il bombolone era stato oggetto delle cure più amorose, riposto con grazia , in attesa di consumare quel giusto amore che meritavano.
Arrivato il momento ,lo ha preso, ed insieme a lui si è seduta al tavolo del bar.
Operando con una pazienza romantica, lo ha spogliato di tutti i suoi vestiti, con cui lo aveva riposto e salvaguardarto.
Lo ha riportato alla sua essenza, alla sua totale nudità.
Lo ha guardato con gli occhi di come chi guarda il proprio innamorato, prima di baciarlo.
Lentamente si è avvicinato a lui, ed ha iniziato a morsicarlo un po’ alla volta.
Alcuni la scherzavano, credendo che quella fosse una sua debolezza incontrollabile, un gesto compulsivo, osservato da chi superficialmente osserva.
Invece quel bombolone per lei era un atto d’amore.
Un Eros fatto di zuccheri.
Un momento in cui si può amare ed essere amati.
Poco importa se di fronte allo sguardo degli altri.
Il vero amore si può consumare anche alla luce del sole, nel caso di ieri, alla luce delle stelle.
E lei quell’atto d’amore lo ha completato tutto.
Istante per istante , morso dopo morso.
Fino a che alla fine non è rimasto il solo letto vuoto su cui quell’amore è stato celebrato, il piattino.
Ma dentro di lei, quell’amore era più che vivo che mai , i suoi occhi brillavano di felicità e di compensazione.

mercoledì 2 giugno 2021

AMORE PURO

Da un po’ di tempo la vedevo sempre da sola.
Non era con lui, da cui non si separava mai.
Erano sempre insieme.
In strada, in bicicletta, al bar, con gli amici.
Inseparabili.
Il segreto di una vita di coppia.
Un segreto mai rivelato, ma affascinante agli occhi degli altri.
Oggi, ahimè, ho saputo il perché di quella sua singolarità di vita.
Lui non c’è più, è deceduto poche settimane fa, dopo tanti tentativi per tenerlo in vita.
Alla fine si son dovuti arrendere, lo ha dovuto lasciare andare.
Percorrere il suo nuovo cammino.
Non oso neanche immaginare il dolore che ha trafitto il suo cuore, la cui ferita non potrà mai rimarginarsi.
Però mentre raccontava della dipartita di lui, i suoi occhi non erano ne tristi , ne furenti , ne rancorosi.
Erano occhi pieni di luce.
Occhi pieni di amore.
Di un amore puro, che lei, insieme a lui, per dodici anni ha potuto vivere.
Amore che mai lascerà il suo cuore.
Un amore che l’ha completata e resa una donna felice.
Come lo è ora , anche se un po’ tristemente.
Perché lui, anche se non c’è più, è come se fosse ancora accanto a lei, a riempirle la vita.
Un amore puro, intenso, che nessuno potrà mai sostituire in futuro.
Sicuramente ne avrà di altri, ma lui sarà sempre lì accanto a lei.
Ciao Axel.
Già ti immagino lassù a farti ben volere da tutti, scodinzolante e festoso.
In cerca di carezze e di leccornie.

martedì 25 maggio 2021

FINALMENTE

Finalmente ci sono riuscito, ne ho avuto il coraggio.
Mi sono liberato di questo peso, che mi angosciava, e per cui non riuscivo ad agire.
Ero combattuto dal comunicare quali fossero i miei problemi, ma nello stesso tempo avevo il timore di farlo.
Paura di non essere compreso, di non essere ascoltato, o peggio di subire una forma di ritorsione.
Ma giorno dopo giorno, il coraggio guadagnava sempre più un piccolo spazio, rispetto al timore, che lo occupava per tutto.
E’ stata dura, i nervi sono stati esposti al limite della soglia di sopportazione.
Poi, stamattina, ho preso il coraggio e l’ho fatto.
Forse ho agito più di impulso, non so, però sono stato capace di farlo.
Sono riuscito in questa impresa, che mi lascava incapace di agire da tempo.
E’ stato come liberarsi da un dolore opprimente, che vorresti estirpare, ma non sai come fare.
Ma, ce l’ho fatta.
E il tutto è stato liberatorio.
Certo, non so, se questo mi darà il coraggio, in futuro, per comunicare altri miei problemi, o se mi farò vincere dal timore.
Ma non ci voglio pensare.
Voglio godermi questo piccolo passo fatto.
Vivere la gioia del momento.
Godersi il calice di questa conquista.
Ora, la società delle carte di credito, è a conoscenza dei problemi, che mi sta creando.
Daje.
Daje tutta.
 
FINALLY
 
I finally succeeded, I had the courage.
I freed myself from this burden, which was distressing me and which I could not act on.
I was conflicted about communicating what my problems were, but at the same time I was afraid to do so.
Fear of not being understood, of not being listened to, or worse, of being retaliated against.
But day after day, courage gained more and more of a small space, compared to fear, which occupied it for everything.
It was hard, the nerves were exposed to the limit of endurance.
Then, this morning, I plucked up the courage and did it.
Perhaps I acted more on impulse, I don't know, but I was able to do it.
I succeeded in this feat, which had left me unable to act for some time.
It was like freeing yourself from an oppressive pain, which you would like to eradicate, but you don't know how.
But, I did it.
And it was liberating.
Of course, I don't know if this will give me the courage to communicate my other problems in the future, or if I will be overcome by fear.
But I don't want to think about it.
I want to enjoy this small step.
Experience the joy of the moment.
Enjoy the chalice of this achievement.
Now, the credit card company is aware of the problems it is creating for me.
Come on.
Come on.

Translated with Deepl

venerdì 21 maggio 2021

LA STRADA DEL FUTURO

Oggi per raggiungere un luogo, ho preferito scegliere una strada meno diretta.
Credevo fosse un cammino in solitaria.
Invece la strada era piena di bambini che andavano a scuola.
Tutti ragazzi extracomunitari.
E’ stato bellissimo vederli.
Vedere la gioia nei loro occhi.
Vedere la felicità che ogni bambino sa esprimere.
Vedere che tra di loro non c’era differenza o discriminazione.
Erano semplicemente dei bambini.
Quale fossero le loro origini, non importava.
Ho scelto la strada giusta.
La strada del futuro.
 
THE WAY TO THE FUTURE
 
Today, to reach a place, I preferred to choose a less direct route.
I thought it would be a lonely path.
Instead the road was full of children going to school.
All non-EU children.
It was beautiful to see them.
To see the joy in their eyes.
To see the happiness that every child can express.
To see that there was no difference or discrimination between them.
They were simply children.
What their origins were, didn't matter.
I chose the right path.
The way of the future.
 
Translated with DeepL

lunedì 17 maggio 2021

SEDIE DA LOCKDOWN

Sedie appoggiate con lo schienale sul tavolino, incustodite.
Sedie che gridavano dolore per l’assenza di vita a cui erano sottoposte.
Sedie ormai rassegnate all’assenza di rapporti umani.
Quella rassegnazione che ti lascia impietrito e sgomento, con lo sguardo verso terra, perso nel vuoto.
Come chi non osa guardare oltre, perché nulla rimane da osservare sotto questo cielo.
Sedie che vorrebbero fare cose per lo scopo per cui sono state generate.
Invece non possono, o non possono per quanto erano abituate a fare prima di questo Lockdown.
Eppure pur in quella posizione, avevano una loro dignità.
Forse così appoggiate, erano immerse in un sogno.
Ricordavano i bei tempi passati, quando accoglievano gente allegra o in cerca di un momentaneo riposo.
Un sogno da cui, forse, non vorrebbero mai essere destate.
In quanto, non potrebbero che essere delle sedie da Lockdown.
Inutilizzate, impossibilitate a fare il loro lavoro, accantonate sul tavolino.
In attesa che tutto questo finisca.
Confidando che chi ne fa uso di loro, lo comprenda, e corra a farsi vaccinare.
In modo che tutti possano tornare alla vita di prima, le sedie e chi ci si siede sopra.
 
LOCKDOWN CHAIRS
 
Chairs resting with their backs against the coffee table, unattended.
Chairs crying out in pain at the absence of life to which they were subjected.
Chairs now resigned to the absence of human relations.
That resignation that leaves you petrified and dismayed, with your eyes on the ground, lost in the void.
Like someone who dares not look beyond, because there is nothing left to look at under this sky.
Chairs that would like to do things for the purpose for which they were generated.
Instead they cannot, or not as much as they used to before this Lockdown.
Yet even in that position, they had their own dignity.
Perhaps leaning this way, they were immersed in a dream.
They remembered the good old days, when they welcomed cheerful people or those seeking a moment's rest.
A dream from which, perhaps, they would never wish to be awakened.
As they could only be Lockdown chairs.
Unused, unable to do their job, set aside on the table.
Waiting for all this to end.
Trusting that those who use them will understand this and run to get vaccinated.
So that everyone can return to their former lives, the chairs and those who sit on them.
 
Translated with DeepL

sabato 8 maggio 2021

L’UOMO DI FIDUCIA

Oggi ho avuto conferma di quello che ho sempre pensato e teorizzato.

Frutto della mia esperienza di vita, diretta e indiretta.

Nella vita poca importano i tuoi SKILL, le tue COMPETENCE, il tuo avere CONFIDENCE in quello che fai e che sei.

Quello che importa è la TRUST che trasmetti e che le altre persone percepiscono .

Senza di essa, puoi avere tutti gli SKILL e COMPETENCE che vuoi, ma gli altri si rivolgeranno sempre verso in chi percepisce più TRUST.

Certo non è che abbia fatto una grande scoperta, da sempre è così, ma oggi ne ho avuto contezza, tramite due esperienze.

Una diretta ed una indiretta.

La prima riguarda una mia brutta abitudine, che forse è meglio riporre nel più recondito cassetto, ossia quello di preoccuparmi degli altri, se noto qualcosa che non va.

Ho fatto notare ad una conoscente la mia percezione su un suo problema posturale, che molto probabilmente, le causava problemi e dolori.

Diagnosi perfetta, non ho sbagliato nulla.

Osservazioni ed ascolto, acquisiti nel mio percorso Shiatsu, come riferito alla stessa persona, suggerendogli di prestare ascolto a quello che il suo corpo comunica.

Oggi rivedo la stessa persona, e noto con piacere, che è tutt’altra persona, ha seguito il mio consiglio.

Solo che anziché rivolgersi a me, si è rivolta ad un fisioterapista di fiducia.

Poco importa, l’importante che lei abbia risolto quanto io ho percepito.

Di sicuro questa esperienza mia ha insegnato una lezione, non farlo mai più.

Ne riferire le mie osservazioni, ne dire a nessun altro di essere un operatore Shiatsu.

Non importa a nessuno, in quanto io non sono percepito come TRUST.

Ma dopo un pò, leggendo il giornale, ho avuto l’altra conferma indiretta, sullo stesso principio di fiducia.

Riguardava la notizia di un uomo, sieropositivo, che pur essendo a conoscenza del suo stato, ha avuto rapporti sessuali con circa 280 donne, e tutti non protetti.

La cosa che più mi ha sconvolto della storia, oltre al suo comportamento criminoso e criminale, è che più di 280 donne, anziché avere rapporti sessuali con qualsiasi altro uomo, tutte lo hanno voluto avere con lui.

Sicuramente sarà stato e sarà un uomo affascinante, sicuramente ci sarà fare con le donne, a differenza di altri 279 uomini, tra cui io.

Ma queste donne, hanno preferito riporre la TRUST in lui, mal riposta purtroppo, anziché armarsi di curiosità e cercare altro.

La metafora di queste storie, è che poco importa chi tu sia e che competenze professionali tu abbia, in quanto ci sarà sempre un fisioterapista, osteopata o un uomo, sessualmente parlando, che avrà più TRUST di te.

Arrenditi. 


mercoledì 5 maggio 2021

IL GESTO

Rientrando a casa, in questi giorni, mi viene di istinto di comportarmi come se ci fosse ancora lui.
Ma come ogni anno, di questo periodo, ci separiamo.
Eppure era bello stare in casa insieme, per di più in questo periodo in cui in casa non puoi ricevere nessuno.
Ci prendevamo cura l’un l’altro, oltre a farci compagnia, silenziosamente.
Lui mi difendeva da eventuali afflussi esterni.
Io mi assicuravo, di riporlo nel suo habitat.
Ora mi manca.
Sarà questo isolamento forzato.
Sarà che pur incontrando tanta gente, non c’è nessun contatto sociale.
Con lui invece era diverso.
Come due anziani conviventi, che sodalizzano per andare avanti.
Gli mancava solo la parola.
Mi toccherà aspettare un bel po' di mesi.
Chissà quando smetterò di fare quel gesto, tornando a casa, o prima di andare a dormire.
Era come salutare qualcuno di famiglia.
Ma ora sono rimasto completamento da solo.
Il para spifferi, ho dovuto riporlo in cantina.
 
THE GESTURE
 
Returning home these days, I have an instinct to act as if he were still there.
But like every year at this time, we part ways.
And yet it was good to be at home together, especially at this time when you can't have anyone in the house.
We took care of each other, as well as keeping each other company, silently.
He protected me from any outside influx.
I made sure to put him back in his habitat.
Now I miss him.
Maybe it's this forced isolation.
Maybe it's that even though I meet a lot of people, there is no social contact.
With him it was different.
Like two elderly people living together, working together to get by.
All he needed was a word.
I'll have to wait quite a few months.
Who knows when I'll stop making that gesture on my way home, or before I go to sleep.
It was like saying goodbye to someone in the family.
But now I'm all alone.
I had to put the draft shield back in the basement.
 
Translated with DeepL

venerdì 9 aprile 2021

BRIGHTNESS

Vedendola mi sembrava una persona diversa dal solito.
I suoi movimenti erano più fluidi.
Il viso più rilassato.
La luce dei suoi occhi, luminosissima.
Eppure, tutte le altre volte, che ho avuto occasione di incontrarla, la percepivo completamente diversa.
Sembrava essere più guardinga.
Muoversi con diffidenza.
I suoi occhi impegnati a fungere da controllo verso il mondo circostante.
Mi sono chiesto il perché di questo suo cambiamento.
Penso di averlo capito, accorgendomi delle scarpe che indossava.
Di solito sono degli anfibi, ieri erano delle scarpe da ginnastica.
Scarpe, che forse, le hanno permesso di sentirsi diversa e più libera.
Scarpe che hanno attivato quello che teneva nascosto e spento, la sua Brightness che irradiava dai suoi occhi.
Scarpe che possono fare la differenza per una persona, accentuandone il lato rigido o liberare quello più armonioso.
Di sicuro ci sono persone che saranno rigide indossando scarpe da ginnastica, e dolci indossando gli anfibi.
Forse non è la scarpa in se a fare la differenza.
Ma se indossi quella che limita le tue qualità, o le esalta, indossare la scarpa giusta, fa la sua differenza.
 
BRIGHTNESS
 
Seeing her she seemed like a different person than usual.
Her movements were more fluid.
Her face was more relaxed.
The light in her eyes was brighter.
And yet, every other time I had the chance to meet her, she seemed completely different.
She seemed to be more cautious.
Moving with diffidence.
Her eyes busy acting as a check on the world around her.
I wondered why she had changed.
I think I figured it out, noticing the shoes she was wearing.
Usually amphibians, yesterday they were sneakers.
Shoes that perhaps allowed her to feel different and freer.
Shoes that activated what she kept hidden and turned off, her Brightness radiating from her eyes.
Shoes that can make a difference to a person, accentuating their rigid side or freeing their more harmonious one.
Surely there are people who will be stiff wearing trainers, and sweet wearing amphibians.
Maybe it's not the shoe itself that makes the difference.
But whether you wear one that limits your qualities or enhances them, wearing the right shoe makes all the difference.
 
Translated with DeepL