martedì 25 febbraio 2020

UN UOMO FORTUNATO

Fino a pochi giorni, mi lamentavo della mia vita.
Una vita vuota e piena di amarezze.
Ma poi mi sono dovuto ricredere.
Ho capito di essere un uomo fortunato.
Un uomo che avuto la fortuna di vivere momenti epocali della storia di questo paese.
Sin da bambino.
Da piccolo ho vissuto l’esperienza del colera a Napoli.
Ancora mi ricordo il clima gioioso alla Nato di Bagnoli, quando ci hanno vaccinato con la pistola.
Chi di voi ha avuto la fortuna di essere stato vaccinato con la pistola da un soldato americano ?
Ovviamente non ho fatto solo quella, per sicurezza ne ho fatte tante altre.
Da più grande ho vissuto l’esperienza del terremoto e del bradisismo.
Non me ne sono perso uno.
Lampadari che volavano.
Finestre che sembravano risucchiate da una forza extraterrestre.
Funicolari quasi deragliate.
Palazzi che si piegavano e poi ritornavano dritti, mentre eri seduto al tavolo, sembrando di essere in una giostra di Gardaland.
Mi ero dimenticato di tutti questi bei momenti che la vita mi ha regalato.
Nel frattempo sono cresciuto, cambiando diverse città, arrivando al Nord, per poi stabilirmi in un paese tranquillo ed accogliente della Bassa Padana, Codogno.
Un paese che neanche conoscevo, ma poi ne sono rimasto affascinato e innamorato.
Ma a Codogno non può capitare una epidemia di colera.
Codogno non è un paese a rischio sismico.
Se non ci fossero i bar ei bei viali ciclabili si rischierebbe di annoiarsi.
Ma per fortuna è arrivato lui, il nuovo cittadino.
Proveniente da chissà dove, ma ha preso la cittadinanza ad Honorem.
Coranavirus.
Grazie a lui sto sperimentando cosa è vivere da vero isolato, e non quello che credevo essere io dalla società.
Grazie a lui sto vivendo come in un set cinematografico o in una zona di guerra.
Grazie a lui sto capendo, e non solo io, l’importanza delle cose necessarie del vivere sociale, fare comunità.
Grazie a lui sto imparando a consumare in maniera diversa e responsabile e razionata.
Grazie a lui quello che prima era scontato, ora non lo è più.
Grazie a lui sto apprezzando il piacere d uscire di casa anche solo per fare quattro passi, immerso nel silenzio e nel vuoto spettrale.
Prima ci salutavamo a stento, ora invece accomunati dallo stesso destino, pur con cautela e mascherati in qualche modo, ci salutiamo e sorridiamo.
Tutti rancori si sono disciolti grazie a lui, facendo prevalere il vivere per sopravvivere.
Ora vivo e viviamo come in un reality, da cui però non si può essere eliminati.
I treni passano, ma li possiamo solo vedere, come i bambini piccoli accompagnati dal nonno in stazione.
Siamo liberi di girare dappertutto, ma non oltre il recinto, ma chi se ne frega.
Si sono un uomo fortunato.
Credo che pochi hanno avuto la fortuna di vivere una vita così.
Fatta eccezione per i nostri concittadini orientali di Wuhan, la Codogno della Cina.
Sembra che per riconoscenza, la Huawei installerà a Codogno il 5G più potente di Italia, facendo di Codogno la prima Smart City di Italia.
Non ho nulla da lamentarmi.
Sono un uomo fortunato.
Che è nato e cresciuto in un luogo stupendo e ora vive in un altro, stupendo ugualmente, che non manca di fargli vivere esperienze epocali come nel suo luogo natio.

giovedì 20 febbraio 2020

INNAMORARSI TROPPO

Lei ha tutto di me.
Io non ho nulla di me.
Quantomeno di lei.

domenica 16 febbraio 2020

TIMELINE MAPS

L’ho scoperto tramite una e-mail ricevuta, in cui mi comunicava i miei spostamenti settimanali.
Il servizio di Google “TIMELINE MAPS “.
Non capivo  cosa fosse, non avendo mai attivato questo tipo di sevizio.
Invece era attivo e come.
Sapeva tutto di me.
Conosceva tutti i miei spostamenti.
Quando uscivo di casa, se avessi preso il treno, se fossi stato in un bar o al cinema o al supermercato o altro.
Inquietante ma allo stesso tempo affascinante.
Non so come io abbia fatto ad attivarlo, ma poco importava.
Anziché spaventato, ne sono rimasto affascinato.
Sentivo come se avessi da ora in poi, qualcuno a mio fianco, a prendersi cura di me, a seguirmi nella mia esplorazione della vita.
Dopo qualche giorno mi è stata recapitata un’altra e-mail.
Mi comunicava che potevo attivare un servizio aggiuntivo.
Un algoritmo che analizzando i miei spostamenti, mi avrebbe suggerito nuovi percorsi di vita.
Ho accettato e attivato l’opzione.
Ero in trepida attesa della e-mail con i suggerimenti.
Sono sempre aperto a chi mi da suggerimenti e ne sa più di me.
A fine settimana è arrivata puntualmente.
Ovviamente ho saltato tutto il contenuto solito, andando a cercare quello dei suggerimenti.
Non l’avessi mai fatto. 
È stato come ricevere un pugno in faccia.
Il suggerimento recitava queste parole : “Ci dispiace ma non siamo in grado di darti nessun suggerimento. Impossibile applicare qualsiasi algoritmo. Fai troppo una vita di merda. Aiutati da solo se ci riesci. Anzi, meglio che tu non faccia nulla, che è peggio”.
Fantastica tecnologia. 
Impara a conoscerti meglio di chiunque.

venerdì 14 febbraio 2020

ESCAPE

“Ho deciso di non frequentare più Facebook, non c’è nulla, sei solo tu e lo Smartphone”.

“Ti capisco bene, condivido, anch’io per lo stesso motivo, non frequento più il solito Bar”.

martedì 11 febbraio 2020

DILEMMA

Il sole splende, ma non ci sei tu.
Il cielo è terso e colorato di azzurro pastello, ma non ci sei tu.
Le rondini già volano in cielo, ma non ci sei tu.
Sbocciano i primi fiori, ma non ci sei tu.
Sarà meglio la tua assenza o è nostalgia della tua presenza ?

lunedì 10 febbraio 2020

COSÌ VICINI COSÌ LONTANI

Da sempre ne sono affascinato.
Da sempre ammiro la sua bellezza.
Una bellezza che si rinnova giorno dopo giorno.
Una bellezza di passaggio mattutino o serale.
Una bellezza che mai ho avuto modo di aver vicino.
Ma stamattina è accaduto.
Eravamo seduti l’uno di fianco all’altro.
Ma la vicinanza anziché favorire la conoscenza, ci teneva distanti.
Avrei voluto dirle tutte quelle cose.
Avrei voluto presentarmi.
Dichiarandomi ammiratore della sua bellezza.
Ma non sono riuscito a fare nulla di tutto questo.
L’ho solo vista allontanarsi, mentre scendevo le scale, per uscire da quel treno che la portava lontano da me.
Come lo era stata, quando eravamo seduti, l’uno accanto all’altro.

mercoledì 5 febbraio 2020

LUDOPATIA IN AMORE

Si è scoperto di soffrire di una forma di ludopatia amorosa.
Ha così compreso come effettivamente si sente e si comporta chi è dipendente dai giochi d’azzardo.
In realtà il meccanismo è lo stesso, ed anche l’amore come le slot machine è un azzardo, soprattutto quando sopraggiunge una certa età, e la sua non è più giovane, anche se biologicamente pensa di sentirsi tale.
E’ iniziato nello stesso modo, facendo Jackpot al primo colpo.
Era convinto di essere stato baciato dalla fortuna, e quindi ha proseguito a giocare.
Credendo che più giocava e più sarebbe riuscito a rifare Jackpot.  
Ma non è stato così, e lui da dilettante ha proseguito anziché fermarsi.
Un vero giocatore si sarebbe arreso subito, avrebbe capito che non avrebbe più vinto nulla.
Ha continuato, ingannandosi e negandosi la verità, che la realtà, ogni qualvolta gli comunicava in tutti i modi.
Ma niente, ostinato e fiducioso è andato avanti.
Vedendo sempre più avvicinarsi l’abisso e sempre più allontanarsi la luce.
Quella luce che credeva di aver trovato al primo colpo, aprendogli nuovi orizzonti di vita.
Invece quella stessa luce, anziché illuminarlo e guidarlo, senza che se ne accorgesse, lo ha accecato.
O meglio lo ha reso cieco di fronte alle evidenze.
Il tutto sembrava proseguire senza freni.
Finché la slot machine, causa un cattivo funzionamento, gli ha recapitato un messaggio, che di solito tiene per se, senza mai rivelarlo, pena la fuga del giocatore.
La slot machine, involontariamente, gli ha riferito che non ne poteva più che gli rompesse i coglioni, per di più con quella faccia che si ritrovava.
E’ stato un trauma.
Oltre la beffa dello spreco di risorse nel gioco, anche il danno di vedersi trattato come un molestatore di slot machine.
Non ci ha capito più nulla.
Ha cercato di reagire.
Parlando financo con la macchina, dicendogli perché avesse permesso di fargli fare Jackpot e di continuare a farlo giocare, quantunque non fosse un giocatore gradito.
Ma niente, la slot machine si è rimangiata tutto, dicendo che quello non era per lui, era una opzione che scatta per un certo tipo di giocatori, ma lui non era tra quelli, è stato un guasto, doveva essere per un giocatore che non voleva giocasse più.
Ci ha provato a farglielo credere, ma ormai il messaggio era arrivato e assimilato, ed era difficile credergli.
Ha sbagliato lui, comunque, doveva avere la forza di fermarsi quando aveva capito che perdeva sempre e non illudersi di investire ancora, con la speranza di fare il colpo grosso.
Ma la ludopatia, anche in amore, è difficile, se non impossibile, eliminarla.
Comunque vada, si perdono risorse e tempo.
Lui ci ha perso anche il senno, però.
Capita, quando si è un pirla.

lunedì 3 febbraio 2020

O' VIDEO

Non amo molto l’uso delle tecnologie social.
Ritengo che i rapporti umani siano insostituibili.
In più, pur volendo, non ne sono capace.
Sono affascinato dalla tecnologia, ma non la sfrutto a pieno.
Forse ritrosia ad usarla o timidezza, vergogna, chissà.
Parlare con un’altra persona, senza averla davanti o sentirla telefonicamente, non mi riesce.
Ma il mondo va così, non puoi cambiarlo e devi imparare ad adeguarti.
Oggi però mi son dovuto ricredere.
Apprezzando il lato positivo di questi strumenti, quando la lontananza o gli impegni, impediscono a due persone di incontrarsi.
Ho ricevuto un video, breve, ma intenso.
Un video di una donna, che scorre da un po' di tempo nei miei pensieri, dal giorno in cui l’ho conosciuta.
Donna che per diverse traversie non ho avuto più l’occasione di rivedere.
In questi casi occorre fare di necessità virtù, e lei, da donna pragmatica, che sto scoprendo essere, ha agito di conseguenza.
Inviandomi un breve video.
Un video che mi ha permesso di rivederla, di sentirla, di averla vicino, di ammirarla rimanendone incantato.
Un video in cui ho visto il suo bel viso e i suoi bei occhi stanchi, ma sempre sorretti dal suo splendido sorriso.
La stanchezza della fatica del lavoro e il sorriso di chi ama la vita.
Un video in cui ho visto la sua spontaneità, il suo essere una donna solida, una donna da amare e da essere amati.
Un video in cui ho visto la sua semplicità contagiosa.
Una donna che ti riempie la vita, svuotandola di tutte le cose inutili.
Se il video mi ha fatto questo effetto, rivederla dal vivo sarà stupendo.
Ma quando ?
Per ora, quando avrò nostalgia di lei, mi basterà fare un clic, e lei apparirà, come il genio della lampada o un film su Netflix.

domenica 2 febbraio 2020

VONGOLE FUJUTE

Vivere e crescere a Napoli, almeno tempo fa, ora non so, è vivere in una città dicotomica. Da una parte la Napoli opulenta, ricca, a cui non manca nulla. Dall’altra la Napoli a cui manca quasi tutto. Il bello che queste due parti di Napoli erano tra loro in vicinanza. Nello stesso quartiere c’era una strada in cui abitava gente della Napoli ricca e nella strada accanto l’altra Napoli. Essere parte dell’altra Napoli, non ha mai fatto sorgere sentimenti di invidia. Tutt’altro, quello che avevamo aveva un valore immenso. Forse perché sapevamo i sacrifici che i nostri genitori facevano per potercelo offrire. Questo ha portato anche a irridere l’assenza, camuffandola con una finta presenza. Un esempio classico è in cucina, dove molte ricette pur riferendosi ad un ingrediente, di quell’ingrediente ne sono prive. Perché quell’ingrediente, facilmente reperibile alla bisogna, nella Napoli opulenta, non lo era nell’altra Napoli. E quindi per non essere da meno e sentirsi a tavola come loro, venivano inventate queste ricette. Una di queste sono gli spaghetti con le vongole fujute. Una ricetta in cui le vongole non esistono, e per giustificare la loro assenza, si dice che sono fujute, ossia scappate, durante la preparazione. La cui assenza era sostituita da pietre marine che davano sapore di mare al piatto. Un modo affascinante per apprezzare la vita e non essere mai invidiosi degli altri. Io essendo cresciuto in questa parte di Napoli, ho assimilato questo modo di vivere. Un modo di vivere, filosofico, che ti aiuta a sopportare, con il sorriso l’assenza. Me ne sono servito oggi, avendo ricevuto, causa altri impegni, un rifiuto di una donna, ad un mio invito. A dire il vero, non è il primo, e ahimè, credo non sarà neanche l’ultimo. Eppure ero così convinto che accettasse, che oggi ho preannunciato a degli amici che la sera sarei stato accompagnata da una donna, una splendida donna. Dopo il rifiuto, avevo il dilemma se andare comunque, oppure no, per evitare di rispondere come mai fossi da solo. Ma poi mi è venuta in mente la ricetta delle vongole, e quindi sono andato lo stesso. Arrivato, vedendomi solo, la domanda è stata d’obbligo, “E la splendida donna ?”. “E’ una donna Napoletana”, ho detto, “è come per le vongole, se ne fujuta, colpa della nebbia, forse, ma se mettete una mano sul mio cuore, sentirete la sua voce”.