domenica 2 febbraio 2020

VONGOLE FUJUTE

Vivere e crescere a Napoli, almeno tempo fa, ora non so, è vivere in una città dicotomica. Da una parte la Napoli opulenta, ricca, a cui non manca nulla. Dall’altra la Napoli a cui manca quasi tutto. Il bello che queste due parti di Napoli erano tra loro in vicinanza. Nello stesso quartiere c’era una strada in cui abitava gente della Napoli ricca e nella strada accanto l’altra Napoli. Essere parte dell’altra Napoli, non ha mai fatto sorgere sentimenti di invidia. Tutt’altro, quello che avevamo aveva un valore immenso. Forse perché sapevamo i sacrifici che i nostri genitori facevano per potercelo offrire. Questo ha portato anche a irridere l’assenza, camuffandola con una finta presenza. Un esempio classico è in cucina, dove molte ricette pur riferendosi ad un ingrediente, di quell’ingrediente ne sono prive. Perché quell’ingrediente, facilmente reperibile alla bisogna, nella Napoli opulenta, non lo era nell’altra Napoli. E quindi per non essere da meno e sentirsi a tavola come loro, venivano inventate queste ricette. Una di queste sono gli spaghetti con le vongole fujute. Una ricetta in cui le vongole non esistono, e per giustificare la loro assenza, si dice che sono fujute, ossia scappate, durante la preparazione. La cui assenza era sostituita da pietre marine che davano sapore di mare al piatto. Un modo affascinante per apprezzare la vita e non essere mai invidiosi degli altri. Io essendo cresciuto in questa parte di Napoli, ho assimilato questo modo di vivere. Un modo di vivere, filosofico, che ti aiuta a sopportare, con il sorriso l’assenza. Me ne sono servito oggi, avendo ricevuto, causa altri impegni, un rifiuto di una donna, ad un mio invito. A dire il vero, non è il primo, e ahimè, credo non sarà neanche l’ultimo. Eppure ero così convinto che accettasse, che oggi ho preannunciato a degli amici che la sera sarei stato accompagnata da una donna, una splendida donna. Dopo il rifiuto, avevo il dilemma se andare comunque, oppure no, per evitare di rispondere come mai fossi da solo. Ma poi mi è venuta in mente la ricetta delle vongole, e quindi sono andato lo stesso. Arrivato, vedendomi solo, la domanda è stata d’obbligo, “E la splendida donna ?”. “E’ una donna Napoletana”, ho detto, “è come per le vongole, se ne fujuta, colpa della nebbia, forse, ma se mettete una mano sul mio cuore, sentirete la sua voce”.

Nessun commento:

Posta un commento