venerdì 30 dicembre 2016

IL VISTO

Quest'anno per capodanno ho deciso di fare le cose in grande.
D'altronde si vive una sola volta nella vita .
Per cui occorre godersela.
New York.
Capodanno a New York.
Ho trovato un viaggio aereo conveniente.
L'albergo in pieno centro.
Ma prima di prenotare il tutto l'agenzia mi dice che occorre il visto.
Mi dicono che per ottenerlo è facile.
Basta collegarsi al sito dell'ambasciata, compilare un questionario e tempo massimo due giorni lo ricevo.
Mi collego immediatamente al computer.
Mi collego al sito e vado nella sessione dei visti .
Compilo il tutto, poi in ultimo mi chiedono le password di Facebook , Twitter, per verificare che post pubblico.
Una misura antiterrorismo.
Al momento non so cosa fare, ma ormai la mia testa è già a New York.
Per cui me ne frego e gliele fornisco.
Dopo non più di un'ora mi arriva la risposta.
Si dispiacciono, ma non posso concedermi il visto .
I contenuti di Facebook lo impediscono.
Dicono che lo fanno per me.
Non farmi spendere soldi inutilmente.
Mi dicono che più che a New York, sarebbe meglio che io andassi a Lourdes.
Per scusarsi , pagherebbero loro il tutto.

CAR WASH SITTER

Questi sono giorni che se non sei in giro in viaggio ma rimani a casa , alla fine non sai più come impiegare il tempo. Anziché una persona in ferie a riposare, ti sembra di essere una persona al riposo forzato. Come un carcerato in libera uscita che non sa cosa fare al di fuori di quelle mura, quando ti viene concesso di esserci. Per cui fai le cose più assurde che mai faresti in giornate di assenza dal lavoro. Più che assurde , insolite. Ti metti a pulire il filtro della lavatrice, ti metti a lavare cose che attendono da tempo di essere lavate. Porti in lavanderia la roba estiva, in discarica ciò che può essere buttato li. Ti metti a stirare. Ti metti a pulire il filtro della cappa, sbrinare il frigo. Alla fine quando non ti resta più niente altro da fare , porti a lavare la macchina. Il 30 dicembre porti a lavare la macchina, disperazione assoluta. Oggi ho fatto questo. Arrivo, al solito lavaggio auto e la mia attenzione è subito rivolta ad una donna. Una donna che in modo quasi maniacale sta pulendo tutta la macchina. Cose che di solito ho sempre visto fare ad un uomo ma, i tempi cambiano anche in questo. Dimostrazione che le donne hanno una marcia in più e sono sempre più indipendenti. Finito di lavare la macchina, anch’io mi metto li ad asciugare il superfluo e pulire , con molta pigrizia , dalla polvere al suo interno. L’opposto della donna di fianco a me. Scherzando , le rendo merito del suo lavoro, dimostrando ammirazione per la sua professionalità. Mi ringrazia ma aggiunge che la macchina non è sua. Lei è una car wash sitter, una persona che porta a lavare la macchina per chi in questi giorni di festa ha ben altro a cui pensare che perdere tempo a lavare la macchina. E’ stata un ulteriore colpo al mio ego. Io che non so cosa fare , porto a lavare la macchina a differenza di altri che mandano altri perché sanno bene come impiegare il tempo in questi giorni di festa

mercoledì 28 dicembre 2016

FAMILIARITÀ

Son qui seduto su di uno sgabello fuori dal bar.
L'intenzione era quella di leggere , all'aria aperta e ascoltare musica .
Ma riesco solo ad ascoltare la musica, la voglia di leggere non c'è.
Mi metto a guardare la gente che passa.
Un po' come i bambini che si mettono a guardare i treni che passano in stazione.
Passano in tanti .
Chi a piedi , chi in macchina, chi in bici.
Mi sembra di essere in un posto sconosciuto.
Quelle facce non mi dicono nulla.
Mi fanno sentire più solo di quel che sono.
La ricerca di qualcosa di familiare non da profitto.
Poi lo vedo svoltare dall'angolo, con il suo incedere flemmatico.
Come chi sa che nulla lo aspetta ne lo attende, pertanto non occorre fretta.
È il senzatetto del paese .
Finalmente ho trovato quello che cercavo.
Un qualcosa di familiare.
Abbiamo molto in comune io e questa persona.
Entrambi siamo dei senza.

lunedì 26 dicembre 2016

OPINIONI

Se ti considerano uno stupido , uno sfigato, un incapace, un perdente , un fallito , un qualcosa da rottamare, un qualcosa da usare , uno sciocco, uno senza speranza e tant'altro, non ti devi arrabbiare ne avertene a male.
Sono opinioni.
E le opinioni come tali , vanno sempre rispettate.
Altrimenti non puoi pretendere che rispettano le tue.

LA DELUSIONE

E’ una persona che cerca di essere sempre al passo con i tempi , se non un passo avvanti. Farlo in un contesto di paese, poi, è ancora più ammirevole e affascinante. Con questi presupposti , fiducioso, mi sono recato da lei per omaggiarla, visto la sua apertura mentale al nuovo, di trattamenti che io ed una mia amica abbiamo deciso di proporre per queste festività. Eravamo solo io e lei, nessuna altra persona. Mi ha risposto, sorridendo, che le piacerebbe molto ma non ha tempo, è sempre impegnata li con il suo lavoro. Una risposta che può essere interpretata di cortesia, al posto di un no grazie. Ma conoscendola , quella risposta ha un fondo di verità. Quella risposta sembra quella di una persona la cui vita, al di fuori di quelle mura, non ha più nulla da dire , una vita che gli ha restituito una sola cosa , la delusione. Una delusione che l’ha vista , forse, in passato , trovarsi senza difesa e rimanere pertanto ferita. E allora in questi casi, una soluzione potrebbe essere quella di rifiutare ciò che fuori ti reca solo dolore e vivere la vita tra mura che, ti fanno da scudo e protezione. Dove al cui interno sei artefice del tuo destino senza dipendere dalla delusione di altri. Di colpo quella donna, molto luminosa , affascinante e accogliente, davanti ai miei occhi l’ho vista come la vedrei tra vent’anni. Sempre nello stesso posto , sempre sorridente, ma invecchiata, senza aver voluto affrontare le asperità della vita. Un rifiuto per non soffrire inutilmente. E sinceramente non saprei dargli torto. Ammesso che le cose siano così, come le ho interpretate

venerdì 23 dicembre 2016

BUONI PROPOSITI

Oggi ho deciso che è la giornata da dedicare ai buoni propositi per me in futuro .
Non so , forse sarà stato il svegliarsi con il sole magicamente apparso in luogo della nebbia prevista.
Sarà che ieri sera ho raggiunto il massimo della rabbia con una cassiera del supermercato che se non mi trattenevo non so che avrei fatto.
Ho deciso di non piangermi più addosso.
Non piangermi più addosso se la vita è quella che è e non quella che vorrei.
Non piangermi addosso se la gente mi evita spudoratamente.
Non piangermi addosso perché ogni donna , anzi ogni rara donna, mi usa e mi butta come un fazzoletto di carta.
Non piangermi addosso per non riuscire  a fare breccia negli altri con le mie conoscenze per portare benessere.
Basta , non più piangersi addosso.
Per farlo , stamane ho comprato un bel fazzoletto di cotone, come quelli che mi regalava la mia mamma , con le strisce colorate ai lati.
In modo da asciugare le future lacrime senza che mi cadino addosso.

mercoledì 21 dicembre 2016

PERFECT ILLUSION

Continuo perennemente ad illudermi e farmi illudere.
Errori dovuti all'esigenza di un bisogno da troppo tempo senza soddisfazione.
Occorre che io faccia un passo indietro.
Per guardare meglio, con più distacco e nitidezza.
Per evitare di cadere nella stessa rete.
Arrendersi per non illudersi più.
Fermarsi.
Ho iniziato ieri sera.
Ho smantellato il presepe .
Il Natale è la madre delle illusioni.
Ed io sono orfano.

CHAKRA

Essendo completamente squilibrato, ho provato anche a farmi trattare i Chakra.
E’ venuto un operatore a casa mia.
Il trattamento consiste nell’applicare una pietra del colore opportuno sul punto Chakra in squilibrio.
Pensavo ne occorressero una , due , non di più.
Ma l’operatore continuava a riempirmi di pietre, dappertutto, come se fossi una salma.
Alla fine ha preso due pezzi di legno.
Li ha incrociati , legandoli e me li ha piazzati all’altezza della testa.
Poi si è alzato , silenziosamente , ha preso le sue cose, ha aperto la porta di casa ed è andato via.
Senza neanche farsi pagare.

lunedì 19 dicembre 2016

IL CAFFE' MI RENDE NERVOSO

Purtroppo non mi è permesso di scegliere cosa bere o cosa mangiare.
Mi arriva quel capita.
Da chiunque lo porti.
Anche se poi mi occorre sempre tanta acqua per mandare giù.
Perché si beve acqua sempre alla fine mai durante.
Ma c’è una cosa che nessuno non ha ancora capito che non sopporto.
Il caffè.
Il caffè mi rende nervoso, fino a bloccarmi completamente.
E per poi sbloccarmi ce ne vuole, occorrono manovre sapienti e esperte.
Interventi che sono costosi.
Per cui alla fine si è deciso di  farmi dare da bere o da mangiare solo a persone fidate.
Ma perché questo limite.
Perché non capire che io sono un cesso e non una pattumiera.
Le cialde vanno buttate li.
Incoscienti. 
E qui non si tratta di affidarsi a persone fidate ma imparare ad essere non sbadati.
Così da ritornare ad essere quelle che sono.
Un pubblico servizio.
Non un accesso per pochi intimi.

LASCIAR SCORRERE

Forse il segreto è proprio questo.
Per vivere una vita , non dico felice, ma serena e tranquilla, forse occorre fare così.
Comportarsi come un fiume o come un mare che spesso sono invasi da detriti.
Non fare nulla, aspettando che passino.
Detriti che ti arrivano addosso a volte in modo inconsapevole.
Detriti bloccati dal muro di una diga che improvvisamente viene aperta e tutto libera.
Allora ti trovi riempito dai detriti , fino addirittura a creare degli impedimenti al normale scorrere.
Per cui si esonda, materialmente o metaforicamente. 
Detriti che con il tempo seguiranno il loro corso e spariranno.
Lasciando liberi quegli spazi di vita occupati.
Ho voluto reagire in questi giorni ai detriti che mi sono arrivati indosso.
Credendo di liberandomene reagendo.
Sortendo invece l’effetto opposto.
Percependo più un malessere di ritorno che il beneficio di uno sfogo.
Era meglio lasciar scorrere, fregarsene, non dargli nessun peso, nessuna valenza.
Ma il bello degli errori sta proprio in questo.
Ti illuminano verso la soluzione opportuna da prendere.
Anche se difficile da farsi.
Non essendo tu ne un mare ne un fiume ma un essere umano imperfetto e perfettibile. 

giovedì 15 dicembre 2016

NON PRETENDERE

Spesso ci viene da domandarci perché non ci è permesso di scegliere.
Perché dobbiamo subire la volontà altrui.
Perché accettare quello che col tempo può recarci danno.
Perché tutto non è al passo con i tempi.
Perché si vuole dare una immagine di modernità, quando poi dall’interno tutto è come sempre.
Bisogna accettare tutto questo ?
Bisogna pretendere che tutto cambi ?
No, non puoi pretendere nulla se il cambiamento non parte da te.
Anche se la tua scelta di cambiamento dovesse avere un costo, devi portarla avanti.
Solo così puoi dare corso ad un qualcosa che può avere un inizio.
Solo così puoi far arrivare un messaggio che diversamente non verrebbe recepito.
Quando le scelte si pagano in prima persona, chi ti osserva non può più abbassare gli occhi.
E’ costretto a recepire il messaggio che gli viene inviato ed elaborarlo.
Quel messaggio penetrerà come acqua in una spugna, per rimanerci, assimilandolo.
Forse non riuscirai a cambiare il tutto ma hai iniziato a cambiare te.
Questo è quello che conta di più.
Il sorgere di un cambiamento che sarà da stimolo e partoriente di nuovi altri in futuro.
E’ quello che ho fatto oggi.
Continuavo a lamentarmi dell’assurdità di non disporre dello zucchero di canna nelle macchinette del caffè, non riuscendo più a usare quello raffinato.
Ho smesso di lamentarmi.
Ho smesso di accettare quello che mi veniva offerto e per di più da me pagato.
Sono andato al supermercato e mi sono comprato le bustine di zucchero di canna.
E il caffè di oggi era molto più buono.
Aveva un gusto diverso.
Quello della libertà , della libertà di scelta senza dipendere e pretenderla dagli altri.

DISINNESCARE

Quando la pressione è troppo elevata e il contenitore è saturo, si rischiano dei danni.
Quando tutti continuano a spingere senza rendersi conto di star esagerando.
Quando anche tu chiudi tutte le porte , come reazione alla guerra che stai subendo.
Quando accade tutto questo non ci sono che poche soluzioni.
Implodere , danneggiando definitivamente te stesso.
Esplodere , reagendo proporzionalmente alla pressione che subisci, con conseguenti danni , prima di tutto per te stesso.
Disinnescare , cercando di fare uscire quella pressione che c’è in te, per non implodere o esplodere.
Così ho fatto , me ne sono andato a correre.
Senza rabbia , senza sfogo.
Solo per dare vita ad un corpo che in tanti cercano di spegnere giorno per giorno.
Quella corsa ha avuto il suo effetto.
Ha fatto uscire ciò che di tossico c’era in me.
Il fisico ne ha giovato.
Il sonno ne ha giovato.
L’intestino ne ha giovato, liberando anche lui ciò che conteneva senza riuscire ad eliminare.
Mi sono sentito vuoto, vuoto di tossine negative.
Una sensazione di purificazione.
Ma subito quello spazio liberato sta iniziando a riempirsi.
Causa persone, con cui sei obbligato a convivere, che fanno del tuo spazio la discarica dei loro disagi, parlando ad alta voce per sentirsi vivi, parlando di cose inutili per chi come me è costretto ad ascoltare pur non volendo, muovendosi senza tregua come un cavallo imbizzarrito.
Oppure da persone che non aspettano altro per sputarti il loro veleno addosso, travisando il tuo agire.  
Per ora di spazio c’è ne ancora.
Ma quando si saturerà di nuovo , non so più se avrò più la forza o la voglia di andare a correre.

martedì 13 dicembre 2016

IL FONDALE

Pian piano ci sto arrivando. Con l’impegno si ottiene tutto. Qui giù è tutto più buio. La luce manca sempre di più. Le cose te le devi immaginare. Percepirle come le senti. Tutto è lontano. Tutto è distante. Nulla serve più a nulla. Ogni spazio ti viene impedito costringendoti a scendere sempre più a fondo. Ogni cosa diventa una pietra che ti viene legata , impedendoti di risalire. Sto per arrivare giù nel fondale. Senza sapere se è l’inizio della risalita o la fine della discesa. Comunque sia , è una soluzione per tutto.

domenica 11 dicembre 2016

DEPRESSIONE IN CUCINA

Da un pò di tempo le mie domeniche mattine sono molto diverse da quelle di una volta. Non perché alcuni weekend sono impegnato per impegni Giapponesi o Thailandesi , ma perché qualcosa è cambiato dentro di me. Le domeniche di solito mi svegliavo presto, andavo a correre oppure in bici o fare yoga. Le domeniche erano dedicate per preparare il pranzo, pranzo che già veniva pianificato e condiviso giorni prima. Ora le domeniche faccio fatica ad alzarmi. Non perché debba recuperare il sonno dei vespri durante la settimana. Ma perché nulla mi aspetta o mi attende. Faccio quello che non ho mai fatto , la tiro alla lunga, rimandando la suoneria della sveglia tante volte. Non so se è depressione o rassegnazione alla situazione, per cui nulla puoi fare. Questo si riflette anche nella cucina , la mia passione. Non pianifico più nulla. Come se non mi interessasse più. Per cui non so mai prima cosa preparerò per pranzo. Ma ciò che mi stupisce è proprio questo. Anziché fare poco o nulla , mi trovo ad inventare. A creare cose mai fatte prima. Uso l’esperienza , gli alimenti , ciò che c’è e combino tutto insieme. Stupendomi ogni volta della mia capacità creativa. Piatti che forse non saprei ripetere , perché sono frutto dell’istinto, dell’intuito. Un pò come accade per le cose che scrivo. Quando le rileggo mi stupisco che le abbia scritte io e di sicuro non saprei riscriverle allo stesso modo. Da un lato mi affascina , perché mi fa capire che la mia capacità di nutrirmi ed offrire a me stesso sempre qualcosa di nuovo , senza mai arrendermi, è sempre viva, non è scalfita da questa vita senza profitto e piena di contro. Un cucinare senza mediazione con altri , lasciando libero il fluire della creazione. Dall’altro lato mi spavento perché so che non saprei replicare. Questa è quella che io chiamo depressione in cucina. Forse dovrei tenere dei corsi. Ma sono certo che se lo proponessi , pur di non farlo , diverrebbero tutti anoressici.

sabato 10 dicembre 2016

NATASHA O NATASCIA , NON SO

E’ il nome di una bellissima donna che stasera ho conosciuto al cinema e a cui ho prestato il mio braccio per aiutarla a fare le scale. Bellissimi occhi, bionda , un viso sorridente, pieno di luminosità. Quella luce di chi ha il cuore pieno e puro. Di chi sa che la vita è già stata molto crudele , per cui non c’è spazio per la tristezza ma solo per la gioia. Mi ha colpito appena ho incrociato il suo sguardo, entrato in sala. A fine film , ho aspettato che tutti uscissero e mi sono fatto avanti per aiutarla , offrendole il braccio. Me lo ha rapito, come mi conoscesse da sempre, grata e contenta di quel gesto. Arrivata in fondo, l’attendeva la sedia a rotelle e la madre che la accompagnava. L’ho salutata. Felice di averla conosciuta. Contento di poter aver visto il suo sguardo e la sua luce. Consapevole della sua gratitudine per il mio gesto. Ma in realtà devo essere io grato a lei, per avermi fatto capire, che il bello se lo sai capire c’è anche dove non credi che ci possa essere. In quel bellissimo viso di donna sulla sedia a rotelle. Sedia che io non ho visto, o meglio non ho badato, perché la mia attenzione era verso quel cuore e quegli occhi palpitanti di gioia.

FANTASCIENZA

È un genere che non mi ha mai attirato.
Solo da piccolo ricordo che vedevo in TV una serie di questo tipo.
Mi sembra si chiamasse SHADOW.
Ma forse mi attirava di più per la dinamicità dei personaggi che per il lato scientifico.
Ora grazie a Netflix , questo scoglio o pregiudizio, è stato superato.
Con Netflix sto facendo cose che mai pensavo di fare.
Dovute al fatto di non trovare quello che pensavi ci fosse e scoprendo quello che in realtà c'è.
Cose meravigliose, di cui neanche conoscevo l'esistenza.
Film in lingua originale sottotitolati, sono diventati il mio pane.
Tanto che trovo difficoltà a vederne uno in italiano.
Ieri mi si è presentato questo film di fantascienza.
Un film messicano.
I protagonisti sono un uomo e una donna , adulti.
Entrambi con una vita alle spalle , fatta di esperienze, di problemi, di fantasmi.
Persone che sembrano attratti l'un l'altro ma l'abitudine quotidiana li fa desistere, almeno lei.
Poi il caso vuole che si rivedano per poi scoprire essere l'incastro perfetto.
Senza troppa esitazione e indugi, danno spazio alle loro esigenze adulte.
Scoprono l'interesse per l'altro.
Il condividere l'altrui interesse per poter meglio conoscere l'altro e per mettersi in gioco nella vita.
Con facilità riescono a stabilire una relazione fatta di affetti e di bisogni che, entrambi soddisfano all'altro.
Bisogni che prima venivano soddisfatti ma senza un futuro, solo per occasionalità.
La vita li mette di fronte anche a problemi di salute, ma ormai l'amore è saldo.
L'uno è di sostentamento all'altro.
Un gran bel film , che finisce in un modo inaspettato ma di vita vissuta.
Pura fantascienza.
Se mi guardo intorno, vedendo tanta gente sola a buttare via la vita, me compreso, mi sembra utopistico.
O forse mi devo trasferire in Messico?

venerdì 9 dicembre 2016

E' SOLO LA FINE DEL MONDO

Lo avevo già capito leggendolo in un libro che parlava della società giapponese.
Un libro sul Giappone che parla anche di tematiche familiari.
In Giappone , scrive la scrittrice, la famiglia non è quella originaria ma è quella del mondo in cui vivi, che sia per scelta o per caso della vita.
Quando esci dal contesto familiare e ti allontani , automaticamente non ne fai più parte.
Perdi ogni diritto, essendoti allontanato.
Diventi un estraneo, una persona con cui non si ha più nulla da condividere.
Anche se ritorni , nulla sarà come prima.
Sarai un estraneo in famiglia, un corpo avulso dal contesto.
Una persona con cui non dialogare o cercare una qualsiasi forma di intimità.
Sarai solo una sopportazione per il tempo che rimarrai.
Questa è sempre stata la mia realtà di quando frequentavo la mia famiglia , quando ritornavo a trovarla.  
Io l’unico ad essere andato via da Napoli a , differenza di altri che lo avevano fatto ipotizzando progetti di vite planetarie per poi alla prima occasione, rifugiarsi da dove si è partito.
Io che sono un coglione , no, sono andato avanti.
Perdendo quotidianamente pezzi di famiglia e costruendomene altre feticce o succedanee, oltre alla mia personale.
Ma credevo fosse solo un problema mio personale , o l’inizio di quella strada che mi ha portato sempre più in Giappone, per un verso o un altro.
Ieri però ho visto un film ,   E' SOLO LA FINE DEL MONDO, dove il protagonista ritorna a casa dopo dodici anni di assenza , solo per comunicare che a breve morirà.
Ma a casa , anche se tutti hanno preparato l’evento di facciata, in realtà lo attende tutt’altro.
La riduzione al silenzio, ascoltare solo i problemi degli altri , senza che nessuno gli chieda nulla di lui.
Come se non esistesse, come fosse un estraneo capitato li per caso e per dovere di ospitalità lo si invita a pranzo, per poi raccontargli la vita di ognuno, per non farlo sentire più estraneo di quello che è.
Vita fatta per lo più di frustrazioni e invidie verso quell’ospite.
Al momento il film non l’ho capito.
Anche alla fine quando sono uscito , non capivo.
Poi ho avuto un lampo.
Ma quella è la mia storia.
Quando io ritornavo a Napoli.
Identico.
Napoli che ormai è diventata solo la fine di un mondo.

LA DONNA DEL TRENO

Erano le 7:15 ma sembravano le tre di notte.
In stazione non c’era quasi nessuno , oltre a me, a pochi altri e a un freddo inesorabile.
Anche i treni sembravano fantasmi.
Venivano dichiarati ma di loro neanche l’ombra dalle applicazioni sugli smartphone.
Non mi aspettavo nulla di diverso in questo venerdì di ponte.
Ma alla fine il treno viene annunciato.
E di improvviso il binario si riempie di viaggiatori.
Come topi attirati dal formaggio, escono tutti fuori, da chissà quale rifugio.
Come al solito mi metto a vedere la gente che mi arriva incontro.
Mi piace osservarli come un bambino piccolo il cui nonno lo porta in stazione a vedere i treni che passano.
Forse la ricerca di un saluto o di uno sguardo conosciuto.
Alla fine c’è anche lei.
Porta un cappello bianco in sintonia col suo modo di abbigliarsi, non convenzionale ma molto personale, di chi è sicura di se, senza ricerca di nessuna approvazione.
Non la conosco per niente se non di vista.
Ci ho provato ad agganciarla ma ho dovuto ritirarmi, sbagliandone tempi e modi.
Questa donna mi colpisce, ha una luminosità che ti rapisce.
Ha un qualcosa che ti unisce, non saprei spiegarmi come.
Finiamo sempre col viaggiare sulla stessa carrozza , in prossimità ma mai di fronte o di fianco.
Non so se è casualità , destino, o volontà di entrambi , senza però dare corso a nulla di diverso.
Se le dessi fastidio mi starebbe lontano.
Invece vuoi per indifferenza, vuoi per altro siamo sempre li, a due passi dall’altro, senza mai superare la distanza di sicurezza e avvicinarsi.
In attesa che forse uno faccia il primo passo, oppure stare li nonostante tutto senza farsi condizionare dalle circostanze.
Stamane la sua presenza è stata gradita ancor di più.
Mi ha permesso di sentirmi meno solo e meno infreddolito.
Come una madre che siede in poltrona in camera tua , leggendosi tranquillamente un libro e tu sapendo che c’è , prendi sonno con tranquillità.
Sono dinamiche strane quelle dei pendolari.
Come il treno fosse un’altra vita diversa da quello che viviamo sceso da esso.
Arrivato a destinazione mi sono preparato per scendere.
Lei era seduta davanti, di spalle , ma io ho preso la direzione opposta.
Ma appena mi sono mosso, non so come, si è girata a guardare.
Se guardasse me o chi altro , non so.
So che quello sguardo, tra persone estranee ma che in silenzio si parlano molto, della donna del treno, mi ha accompagnato come una nuvola che ti sorregge , fino alla mia destinazione.

giovedì 8 dicembre 2016

C’E’ COSI’ TANTA NEBBIA CHE

C’è così tanta nebbia che anziché il coltello per tagliarla occorre il flessibile. C’è così tanta nebbia che non se è stato meglio guidare avendo lei davanti o qualcuno con un dito nel culo. C’è così tanta nebbia che la macchina mi ha detto fermati, prendiamoci un caffè. C’è così tanta nebbia che la gente per strada non aveva il tempo per vedermi ed evitarmi e, mi salutava. C’è così tanta nebbia che ho scoperto l’esistenza di una pizzeria che mai avevo visto. C’è così tanta nebbia che ti viene voglia di passeggiare e farti accarezzare dalle luci fioche che ci sono nelle case. C’è così tanta nebbia che mi è venuto da dire ma perché non sono rimasto a Napoli e mi è stato risposto , che fai scappi dalla nebbia per poi prenderti il colera ? C’è così tanta nebbia che il fiume dal ponte non si vede e se ti vuoi suicidare devi rimandare a domani, rischieresti di beccare il palo della luce e farti molto male. C’è così tanta nebbia che sembra viaggiare nel mio cervello, dove tutto è oscuro e senza via d’uscita. C’è così tanta nebbia come quando la tua donna ti lascia vigliaccamente senza neanche dirtelo in faccia e rimani impietrito. C’è così tanta nebbia che quando arrivi a casa , quello schifo ti sembra casa. C’è così tanta nebbia ma, è così bella respirarla. C’è così tanta nebbia e per fortuna che domani non faccio il ponte e vado a lavorare. C’è così tanta nebbia che mi sono sentito meno solo, perché nella nebbia ognuno scopre di essere solo e io ci sono abituato, per fortuna.

FREDDO

Non lo sopporto più.
Non so come vestirmi.
Questo freddo accompagnato dall'umidità, entra dappertutto.
Senza rispetto ne ritegno.
Se ne fotte e mi crea disagio.
Come se già non ne avessi di mio , nella vita.
Ma come chi si accanisce su chi è indifeso e sbeffeggiato da tutti, lui lo fa con godimento.
Cinico e sadico.
Prendo la macchina, andare in bici mi infastidisce ancor di più .
Ma niente , anche in macchina, il freddo continua a imperversare.
Non riesco a scaldarmi.
Come non riesco in tante cose in questo periodo .
Arrivo a destinazione.
Fortunatamente trovo parcheggio facilmente.
Spengo la macchina e mi accorgo del perché il calore mi mancava.
Ho viaggiato con il riscaldamento spento.
Ci credo che avevo freddo.
Il freddo sarà pure cinico e penetrante ma, se io sono un pirla e lo lascio fare senza difendermi, di che devo lamentarmi.
Mi viene un ultimo dubbio.
Sono uscito per caso in ciabatte?

mercoledì 7 dicembre 2016

LA SVEGLIA LEGALE

Con le sveglie ho un rapporto quasi psichiatrico.
Ne ho tante per casa.
Neanche dovessi controllare chissà che tempo e orario.
Di sicuro è una eredità paterna.
Anche lui ne aveva tante .
Ma erano altri tempi e c'erano altre esigenze .
Lui doveva svegliarsi prestissimo per lavoro.
Lavoro che non concepiva ritardi.
Io faccio altrettanto.
Più per paranoia che altro.
Mi creo i problemi da solo pur potendo vivere più spensieratamente.
Il giorno più bello per le mie sveglie è quando devo cambiare l'ora .
Portandola un'ora indietro o avanti.
A fine ottobre ho fatto lo stesso.
Mi ero già preparato in tempo a spostare tutti gli orari in ogni sveglia.
In modo che al ritorno a casa , il mio cervello fosse già collegato e preparato al nuovo orario , anziché provvedere il giorno dopo con calma .
Son matto lo so.
La settimana dopo avevo il weekend di scuola per cui ho dovuto puntare la sveglia di prima mattina anche di domenica.
Per non sbagliarmi ne ho puntate tre.
Ma al mattino mi accorgo che solo una delle tre ha funzionato .
Difatti una l'avevo dimenticato di puntarla e l'altra si era fermato l'orario durante la notte.
Prima di capire se era un problema di batteria, la riporto all'ora corretta per poi controllare la sera.
Alla sera la sveglia funziona regolarmente, l'orario è giusto.
Ricontrollo il giorno dopo e noto una cosa strana.
La sveglia è un'ora avanti.
Non faccio nulla .
Le lascio la sua autonomia di gestione.
Stamattina, dopo essermi ormai dimenticato, la ricontrollo.
È ancora un'ora avanti, l'ora legale.
Allora ho capito che quella sveglia non funziona male .
Semplicemente si è ribellata a questi continui cambiamenti.
Ha scelto il suo orario per sempre.
Ha scelto di essere una sveglia legale.
Chi sono io per imporgli di fare diversamente?

martedì 6 dicembre 2016

I FANTASMI

Domenica ho visto un film che nel contenuto mi ha confortato sulla mia modalità di scrittura.
Come quasi sempre quando qualcosa porta ragione alle tue ragioni , lo fai tuo.
Ma non mi ritengo tanto stupido nel non saper distinguere un argomento valido da uno di comodo.
Il protagonista del film era uno scrittore.
Il film parlava di tante cose ma, tra tutte , mi ha colpito l’idea che il personaggio ha della sua scrittura.
Un personaggio che come me è fuggito da un passato a cui mai più ha fatto ritorno se non per giustificare il senso del film.
Lo scrittore del film sostiene, analogamente alla mia regola di scrittura che, lo scrivere non ha mediazione.
Non occorre compiacere ma, scrivere ciò che è proprio.
Ciò che rende autentico il tuo scrivere.
Che a molti non potrà piacere e non piacerà ma, nessuno potrà accusarti di non essere autentico e sincero.
Lo scrivere comporta verità e sincerità.
Senza nessuno sconto , principalmente per lo scrittore.
Ma la cosa più bella è che questo scrittore , inconsciamente traeva ispirazione per i suoi racconti dal suo vissuto.
Quel vissuto da cui è scappato.
Una constatazione che solo chi aveva condiviso il suo vissuto, poteva accorgersi.
Una constatazione che ha permesso allo stesso autore di vedere ciò che non vedeva o non voleva vedere.
Lui era scappato dalla sua terra ma, i personaggi della sua terra , come fantasmi , lo hanno seguito, impossessandosi delle sue storie, diventandone protagonisti.
Quante volte le persone mi dicono che scrivo troppo.
Che scrivo cose tristi il più.
Che parlo troppo di me.
Nel mio piccolo ho fatto e faccio come il protagonista del film.
Porto fuori i fantasmi che sono dentro di me.
In modo da farcene conto e capire il chi sono io.
Di sicuro non mi permetterà di cambiare, essendo ormai radicato il mio modo di essere.
Ma essere consapevole si.
Ed è bello che senza nessuna istruzione il mio scrivere risponde alle stesse leggi.  
Ed è stupendo quando un film , un libro , una canzone ti dicono di te e tu lo comprendi.
Come uno specchio da cui non puoi fuggire.
Anche quando ti dicono che sei una testa di cazzo.
E’ salutare, diversamente non capiresti mai e non ne avresti la possibilità.

lunedì 5 dicembre 2016

I NO CHE AIUTANO A CRESCERE

Fin dalla mia infanzia, il vocabolo NO mi ha accompagnato in tutta la mia crescita.
Per qualsiasi cosa , la risposta era sempre la stessa.
Tanto che quella rara volta che era di segno opposto , rimanevo spiazzato senza sapere come comportarmi.
Difatti io chiedevo tanto per chiedere, sapendo che la risposta sarebbe stata quella.
Pertanto ero preparatissimo a gestire il rifiuto ma mai l’accettazione.
Quando si fa l’abitudine ad un comportamento di altri , risulta difficile adattarsi all’opposto.
Tutti questi NO , detti con grande violenza e con spirito di abbattimento, con la ferocia di chi vuole impedire il percorso a chi vuole agire, tanto per il gusto di farlo, mi hanno permesso ci crescere e di essere come sono.
Purtroppo , qualcuno direbbe.
Si perché sopravvivere ai NO, ti obbliga a cercare soluzioni alternative.
Soluzioni che a volte hanno portato ad una mediazione.
Soluzione che a volte hanno causato l’abbandono di quella richiesta per seguirne altre di nuove.
Nel mio caso altri NO nella maggior parte.
Io ho ricevuto i NO dei miei fratelli a condividere la stanza con loro, appoggiati dai miei genitori, relegandomi insieme al mio letto in un freddo soggiorno, un HOMELESS formato famiglia.
Ho ricevuto i NO dai miei zii che portavano in vacanza con loro i miei fratelli , tranne che me.
Ho ricevuto un NO da mio padre che , mi ha fatto nascere in casa anziché in ospedale , marchiandomi a vita per questa sua scelta.
Ho ricevuto NO da tanti amici che , poi tali non erano.
Ho ricevuto NO dalla maggioranza delle donne, pur quando accettavo le loro richieste.
Forse anche loro erano così convinte dei NO da parte mia che, non sono riuscite a gestire il mio SI.
Ho ricevuto dei NO professionalmente, perché quella era la risposta da fornire , a prescindere .
Ho ricevuto e ricevo dei NO da mia figlia.
Ho ricevuto , ricevo e riceverò dei NO , a fronte di mie proposte di trattamenti benessere.
Ho ricevuto e ricevo dei NO , da chi non sopporta la mia perfezione nei servizi che pago e richiedo.
Ormai il NO fa parte di me.
Come un cane o gatto randagio che ti insegue dappertutto che, tu scacci ogni volta ma, è sempre lì.
Per cui alla fine ti ci affezioni e lo fai tuo.
Ci convivi.
Ieri è stato il NO day.
Io con grande disgusto ho scelto l’opposto.
Ero convinto che alla fine si ribaltassero i pronostici.
Ma mi ero dimenticato della mia storia, dei miei NO.
I NO a prescindere dalla sostanza, solo perché stai sul cazzo e nient’altro.  

venerdì 2 dicembre 2016

IL CESSO

Ormai da molti , tale sono considerato e usato.
Tutti a vomitarmi addosso tutto il loro veleno o la loro merda.
Non mi lamento.
Se questo è il ruolo che mi è stato assegnato , è giusto così.
D'altronde secondo la filosofia indiana , ognuno deve compiere al suo ruolo nella vita.
A me per colpa mia o per scelta di altri mi è stato riservato questo.
Un piacere vi chiedo però, se potete.
Tirate lo sciacquone.
Non solo per me , tenendoci a presentarmi sempre in ordine.
Ma per i prossimi che mi vomiteranno o cagheranno dentro.
In modo che trovino pulito.
Del resto sono un cesso mica una latrina.
Almeno per ora.

giovedì 1 dicembre 2016

SILENZIO

E’ da tempo che va avanti.
Un silenzio perenne.
Un sentirsi in cella di isolamento, pur essendo libero di andare.
Un parlare soffocato che non ha più voce ne ascolto.
Un castigo.
Un passaggio che può portare rapidamente ad uno squilibrio mentale , alla pazzia.
In questi momenti diventi anche tu carceriere di te stesso, isolandoti più di quanto non sei.
Neanche la scrittura serve più a nulla.
Il peso è troppo profondo per poter uscire con la penna.
Ormai si sta depositando sul fondo.
Intaccando tutti gli organi interni.
E’ una morte civile.
Una inutilità a proseguire.
Ti senti come un albero senza più foglie ne fiori.
Su di cui neanche gli uccelli ci si posano più.
Quanto meno un cane per pisciargli addosso.

mercoledì 30 novembre 2016

CAMERA CAFFE

La tecnologia oramai fa parte della nostra vita.
Alla stregua dell’acqua potabile e della luce elettrica.
Non occorre essere degli specialisti.
Per renderla fruibile la si è resa accessibile a chiunque.
Che può sembrare una banalità ma, è la vera rivoluzione tecnologica, la fruibilità.
E’ la più grande invenzione.
Permette di usare tutti le stesse cose.
Permette di avvicinare mondi che diversamente sarebbero stati per sempre distanti.
Permette un confronto democratico.
La tecnologia è diventata lo strumento per portare in circolo i propri pensieri che, diversamente rimanevano confinati e intrappolati dentro ognuno di noi , il più delle volte.
Ma occorre anche dire che questo uso e abuso della tecnologia ha facilitato le comunicazioni e i rapporti ma li ha anche peggiorati.
E oggi ne ho avuto la dimostrazione.
Mi arriva un whatsapp da una bellissima donna di cui sono invaghito , in cui mi invita a prendere il caffè insieme stasera.
La cosa mi fa un enorme piacere.
Grazie a whatsapp ci siamo potuti conoscere e sapere qualcosa più di noi, tanto che ora riusciamo anche a prendere il caffè insieme.
Sono emozionato.
Ho paura di deluderla, sapendo che la comunicazione verbale , a differenza di quella social, è ostaggio delle emozioni.
Penso a come vestirmi.
Se così come vesto di solito oppure prevedere un tocco in più per l’occasione.
Sapendo che anche l’occhio vuole la sua parte.
Ma mi sono dimenticato di chiederle dove e a che ora.
Le mando un messaggio per chiederle dove preferisce.
Mi risponde che non ha voglia di uscire di casa.
Va bene vengo io a casa tua non c’è problema, rispondo.
Ma no facciamo diversamente, dice lei.
E come , le rispondo , se non vuoi uscire di casa.
Usiamo Skype mi dice lei.
Skype ? cosa c’entra con il caffè .
Be come sei antico mi risponde, tu lo fai a casa tua ed io a casa mia e lo beviamo di fronte alla videocamera e parliamo.
Un camera caffè , le rispondo incredulo e stupito.
E si , tanto mica dobbiamo scopare, dobbiamo solo parlare e possiamo farlo anche da casa.
Giusto le dico, anche se un pensierino lo avevo riposto comunque.
Be vediamo il lato positivo , come in ogni cosa, che la doccia la faccia prima o dopo il caffè , poco importa , è indifferente e, se mi scappa una scorreggia posso non trattenerla.
E no quella no, si sente il rumore e a chi do la colpa poi ? Io vivo da solo. Meglio di no.

domenica 27 novembre 2016

IL NEBBIUN

Stasera avevo bisogno di aria.
Avevo troppa compressione dentro di me.
Dovevo lasciarla sfogare, dargli spazio per evaporare.
Arrivato a casa , ho fatto una cosa per me insolita.
Ho sbattuto tutto per terra, ho preso le chiavi della macchina, mi sono chiuso la porta alle spalle e me ne sono uscito.
Affrontando la nebbia anzi il nebbiun.
L'esigenza di prendere aria e lasciare andare i pensieri che mi tormentavano hanno avuto la meglio.
Me ne sono andato a prendere il caffè di fronte al fiume.
Il caffè con la nebbia.
Quel caffè col sapore di nebbia mi ha purificato come una passeggiata in montagna.
Mi ha resettato tutto , portandomi la tranquillità in me.
La tranquillità che solo la nebbia riesce a darti.
La nebbia serale.
Quella che scende come a proteggerti dai problemi del mondo.
Tutto è ovattato.
Tutto scorre lento, come il fiume.
Tutto occorre vedere con attenzione.
La nebbia ti obbliga ad andare nel profondo delle cose,ad aprire gli occhi il più possibile, a non darle per scontate.
È un viaggio.
Anche se per molti è una limitazione.
Ma se la sai accogliere, la nebbia ti dà beneficio.
Ti fa essere più tranquillo.
Ti dà voglia di casa , di famiglia, di tranquillità.
Sono stato lì di fronte al ponte a godermela.
A respirarla a pieni polmoni.
Finché il mio cervello non si è purificato.
Dopo tutto era diverso.
Anche il ritornare a casa , rigovernare, cucinare, era più leggero.
La nebbia ha attutito ogni angoscia.
Miracoli che solo il mare riesce a fare.
Ma qui non ce n'è.
Quindi occorre valorizzare il possibile, l'esistente, senza considerarlo un nemico.
Colui che a differenza di altri ha piacere di starti accanto anziché evitarti e tenerti lontano.
Il nebbiun è per uomini tristi e solitari , proprio come lo è lui.
Tra simili si ci fa compagnia.
Siamo nati così, ci hanno fatto così, non possiamo farci nulla, è la nostra natura.
Beffarda, ma è quella che ci hanno concesso e di cui non è possibile reclamo.
Ma andare avanti, anche se per molti siamo opprimenti e limitanti.
Ma basta rallentare , non fermarsi alla prima impressione ma, approfondire e fare conoscenza.
E scoprire , con stupore che, siamo tutt'altro.

sabato 26 novembre 2016

IL FLASH

Non so come avviene ma è avvenuto.
Stanotte svegliandomi ho forse capito il perché.
Il cervello mi ha mandato un impulso , una informazione.
Un qualcosa che neanche avevo chiesto ma forse era parcheggiata dentro di me in attesa di una risposta.
E la risposta è arrivata, è stata ricevuta.
In un flash mi è stato spiegato il perché o forse l'interpretazione che mi è stata data a quel perché.
Perché una donna si rifiuta di amare , pur amandoti quando è sola con te.
L'ho trovato sempre incomprensibile e assurdo.
Ma stanotte le nubi si sono dissolte.
Il messaggio ricevuto dal mio cuore è stato chiaro.
Quando una persona è stata ferita duramente , non può più crederci.
Per cui lo vive quando capita .
Senza programmarlo, senza crearsi delle false illusioni.
Cose che in passato l'hanno ferita fino a farla stare male.
Allora protegge in un modo esagerato il suo cuore , aprendolo solo al possibile, al fedele.
Ossia la sua arte , la sua passione , il suo mondo , e quando c'è all'uomo a cui si concede.
Ma per quell'uomo altro non è concesso.
Lui è erede di quei dolori passati , anche se non ha colpa.
È come una pistola, senza proiettile, ma sembra una pistola è.
Un qualcosa che solo a vederla ti fa pensare a qualcosa di doloroso che ti può arrecare.
Ora ho capito perché.
Il mio cuore mi è venuto in soccorso.
Tutto questo mentre mi sono svegliato per andare a pisciare.

giovedì 24 novembre 2016

RAMMENDO

Mia madre era la regina dei rammendi.
Una qualità della sua famiglia, artigiani della sartoria e pellicceria.
Non c’era capo di abbigliamento che, ad occhi di altri sembrava spacciato, che non ritornasse in vita.
Pantaloni , giacche , cappotti , ritornavano ad una nuova vita  , splendidi più di prima.
Il rammendo su loro operato non era una cicatrice di cui vergognarsi o andare orgogliosi.
Il rammendo era un’opera d’arte.
In questo modo si riusciva a riutilizzare tutto.
Non si buttava via nulla.
Perché all’origine c’era la qualità dei materiali.
Materiali che prima di essere inservibili, occorrevano generazioni.
Io non sono capace ne quantomeno bravo come mia madre.
Ma sono costretto a fare opera di rammendo nella mia vita.
Rammendo sul mio corpo per riparare i danni della vita.
Quelli causati ma per di più quelli ricevuti.
Alcuni sono rammendi dalla nascita.
Ma i più difficili sono quelle per il cuore.
Il mio cuore che puntualmente consegno in mano di chi poi lo frantuma.
E’ un lavoro delicatissimo.
Dal cuore parte tutto.
Ogni nutrimento verso di noi ed ogni nostra capacità di dare e rapportarci con gli altri.
Per colpa mia mi è stato strappato ancora una volta.
Sono stato come al solito imprudente , causa il bisogno.
Ma mi sto accorgendo che , a differenza dei miei pantaloni che mia madre rammendava, più passa il tempo e più il tessuto diventa meno resistente.
Pur rammendando , il dolore non riesci a contenerlo.
Continua ad uscire urlante.
E’ uno di quei casi in cui sento la mancanza di mia mamma.
Madre con cui era impossibile avere una intimità , era di altra epoca o quelle epoche non erano fatte per questo.
Ma di sicuro il mio cuore in mano a mia madre, pur in queste condizioni, dopo il suo rammendo, ritornerebbe in vita più pulsante che mai.

ASSENZA E PERDITA

Sono concetti simili ma differenti.
Ho avuto modo di ragionarci su ieri sera vedendo una fiction.
Il protagonista parlava della differenza sostanziale tra i due termini.
Per far meglio comprendere la differenza prende ad esempio due cantanti.
Stevie Wonder e Ray Charles.
Entrambi non vedenti.
Il primo dalla nascita , per cui rientra tra i casi di assenza.
Il secondo durante la vita, per cui rientra tra i casi di perdita.
Entrambi sono dolorosi.
Ma la perdita lo è di più, perché sei cosciente di cosa avevi e che non avrai più.
Per l’assenza c’è la rassegnazione, per la perdita la disperazione che forse si tramuterà in rassegnazione dopo aver elaborato la perdita.
Ovviamente mi sono sentito parte in causa .
Io che sono sempre cool , non mi limito ad essere incluso in uno dei concetti o nessuno di essi.
No io ci sto dentro in entrambi.
Assenza , per qualcosa come Stevie Wonder e per cui non posso farci nulla se non portarla con me , ma no come vuoto ma come peso purtroppo.
Perdita, per problemi di cuore, non cardiologici ma di donne.
La perdita che ti fa urlare disperato.
Ma questo vale per qualcosa che ti è stato sottratto, come può essere per una morte , un incidente o una interruzione del rapporto per altre priorità di cui occorre tenere conto.
Ma quando la perdita è legata ad una fuga da te , la si può chiamare perdita ?
Chi è scappato vigliaccamente da te è qualcosa di perso ?
Esistono urla , disperazioni , strazi per la fuga da te ?
Rimane solo lo smarrimento che ti fa urlare in silenzio ma dentro di te e non fuori , perché non riesci diversamente ?
Non so darmi risposta.
Posso solo vivere questa atrocità, shockato che ogni volta sia sempre così e sempre peggio.
Non ci può essere abitudine e capacità di gestione alla vigliaccheria.
Ti lascia sempre senza parole.
Muto come chi urla e si accorge di non avere più la voce, perché gli è stata soffocata.

martedì 22 novembre 2016

DONNA

Una donna è destinata a cambiare la tua vita. 
Nel bene o nel male , dopo non sarà più la stessa.
Fa emergere cose in te che non conoscevi o che in te erano sepolte.
Ti costringe a rimodulare il tuo essere.
Non obbligandoti, ma come naturale conseguenza del viverla.
E’ accaduto anche con lei.
Questa piccola donna dell’est.
Dallo sguardo dolce e pieno di tenerezza.
Con i suoi bei occhi chiari e limpidi come l’acqua dei mari del nord.
Una donna semplice ma risoluta.
In tutto.
Nel modo di porsi , nell’abbigliamento , nell’agire.
Una donna determinata.
Una donna con un vissuto che neanche puoi immaginare.
Un vissuto che le permette di affrontare il quotidiano con leggerezza e gratitudine, paragonandolo a quel passato ormai lontano ma radicato dentro di lei.
Insieme a lei , ogni gesto , ogni cosa diventa piacevole, perché è lei che la nutre.
Sono rimasto incantato dal primo incontro.
Incontro che è stato la chiusura verso un vecchio mondo e l’apertura verso un nuovo mondo.
Il suo parlare , la sua musicalità verbale è un cullare per la mia anima, per i miei pensieri angoscianti , per i miei sogni e la mia vita piena di disagio.
Le sue parole dissolvono tutto, attenuano, portando la loro celestialità sognante.
So che non durerà molto.
Ma le cose belle non possono durare in eternità, sarebbero scontate e lei tutto è tranne che questo.
Perché lei è Marketa Irglova.

lunedì 21 novembre 2016

LOVELESS

Si aggirano come mendicanti in cerca di affetto.
Tra di loro c’è chi l’amore lo ha perso, chi lo ha gettato via , chi lo vuole vivere così.
Sono persone da cui tenersi alla larga.
Sono capaci di guardarti dentro e parlarti di te , solo vedendoti.
Sono esperti di amore.
Di amore di ogni tipo.
Di quello che ti è possibile avere.
Di quello reale.
Avendo capito che il vero amore non esiste, è una truffa, una chimera , o una fortuna per pochi.
Loro sanno che l’amore si esaurisce , come si è esaurito il loro.
Loro sanno dell’importanza dell’amore ma , rifuggono da ogni meschinità che quell’amore sporcherà.
Pur se tuttavia , essendo bisognosi di amore, vengono sporcati sistematicamente da queste meschinità.
Meschinità che li nutrono per poi farli vomitare.
Ma loro sono caparbi.
Si puliscono la bocca e vanno avanti.
Credono in quello che non hanno.
Proprio perché è più facile a credere in quello che non hai che, in quello che hai e in cui fatichi a credere, dopotutto.
Per molti sono dei disperati o degli sfigati.
Allora sono costretti a rifugiarsi.
A far vivere il loro amore, non corrisposto, in una diversa modalità.
Per permettere a quell’amore di rigenerarsi ed essere pronto ad essere offerto alla bisogna, qualora capitasse.
Come tenere in vita il lievito madre per poter panificare all’infinito.
Lo fanno scrivendo canzoni, dipingendo quadri , fotografando , scrivendo racconti o poesie.
Io faccio quest’ultime.

ONCE

Non saprei come definirlo.
Un film che parla di amore.
Un film che parla di musica.
Un film che parla dei dolori di chi vive, comunque e nonostante tutto, parlando di essi per mitigarli.
Un film che parla di passione che, accomuna e unisce.
Un film che parla della realtà di cui non si può non tenere conto.
Un film che parla della speranza che deve fare i conti con la vita.
Un film che parla di occasioni da vivere, per poterti sentire ancora vivo.
Un film che parla di sentimenti, di integrazione , del mettere insieme singole parti senza significato ma, come un puzzle, incastrate tra loro , danno l’immagine del tutto.
Un film dove le canzoni non sono sottofondo ma protagoniste narranti.
Un film dove la disperazione trova luce per poi dopo spegnersi di fronte alla rassegnazione.
Un film senza il lieto fine.
Perché il lieto è stato viverlo.
La fine è solo il normale decorso della vita.
Una vita fatta di sacrifici e dolore.
Una vita da cui non puoi distaccarti e far finta che il resto non esista.
Ormai la vita è quella che hai scelto in passato , altro non ti è concesso.
ONCE , una volta, e mai più, all’angolo ti attende la vita, che è venuta a riprenderti per riportarti via.
Come una madre alla fine di una festa.
Le feste che non durano per sempre, per questo occorre viverle fino in fondo.
Perché non potrebbero essercene più altre e , sarai costretto solo a vivere.

domenica 20 novembre 2016

LA RUOTA PANORAMICA

Oggi ha inizio una nuova settimana.
Un film già visto.
Che non mi piace .
Che sono a costretto a vedere, nonché a vivere.
Oramai lo conosco a memoria.
Può cambiare qualche scena.
Può cambiare qualche attore.
Ma la trama è sempre la stessa.
Come lo sfondo delle televisioni quando finivano i programmi televisivi che, ora non finiscono mai.
Come un criceto che gira sulla sua giostra credendo di andare chissà dove ma, rimane sempre lì, nella sua gabbia , con le sue illusioni.
Non gli resta che nascondersi sotto le coltri e riprovare , inutilmente, ma caparbiamente lui ci prova comunque.
È come stare su di una ruota panoramica.
Giri intorno e vedi scadenzato, lo stesso panorama, la stessa vita che ti scorre davanti.
Dovrei avere il coraggio di cambiare almeno giostra.
Andare su i calci in culo.
Quella si che sarebbe divertente.
Ne prenderei comunque tanti.
Ma avrei l'opportunità di darne altrettanti.

HOMELESS

Sono andato a dormire dopo aver visto un bel film che narrava la storia di un ragazzo vittima del divorzio dei suoi genitori e , divenuto per questo un drogato ed un homeless , a cui la vita gli viene restituita grazie ad un gatto che caparbiamente decide di stare con lui e stargli sempre accanto.
Stamane la storia continuava.
Sono andato al bar , dopo aver dato inizio ai preliminari per il pranzo , per bere il caffè e, mi trovo a due passi da me l'homeless del mio paese.
Ammetto , anche se non è bello e gratificante dirlo, che ho percepito un enorme fastidio.
Come se quell'uomo mi scrutasse dentro , come per prendersi quel poco che ho.
Ma io sono inflessibile, quello è il mio posto della domenica e non posso cambiare le mie abitudini per la sua presenza.
Noto però che quell'uomo è da altri tollerato e accudito.
Gli si offre denaro e caffè da bere.
Vuol dire , che c'è ancora del buono in questa vita , oppure troppi sensi di colpa con cui fare i conti e questo modo li allieva un po'.
Dopo aver bevuto il caffè l'homeless se ne va.
Ha in mano una busta di carta dove prima era tenuto quel che mangiava.
Lo guardo mentre abbassa il braccio con il sacchetto, si guarda intorno, trova il cestino e lo porge all'interno.
Resto ammirato.
Quest'uomo avrà perduto una casa o per sua scelta non ne vuole avere una, chissà.
Ma quest'uomo non ha perduto una cosa essenziale per stare al mondo, l'educazione e il senso civico.
A differenza di tante persone con case stupende, bei vestiti, belle macchine, con pance sempre piene ma vuote di quell'educazione e di senso civico che, con i loro soldi non potranno mai comprare.
Queste cose te le insegna chi ti ha messo al mondo.
Ma forse quell'homeless gli potrebbe tenere un seminario.
Ha tanto da insegnare , a loro e anche a me.

sabato 19 novembre 2016

NETFLIX COLPISCE ANCORA

La mia curiosità mi porta ad affrontare i miei pregiudizi.
Per verificarne la loro fondatezza o vacuità.
È il caso di un film che ho odiato da quando ho visto i trailer.
Film che causa la sua programmazione ha tolto spazio ad un altro che bramavo di vedere.
Ma se qualcosa continua ad aggirarsi nella tua vita , essendo presente sempre e comunque in qualche modo, devi affrontarla e capirne il perché.
Perché agli altri questo film piace e a me per preconcetto, no.
Allora ho studiato.
Ho capito chi era il regista e che film avesse fatto , tra cui uno che ho amato tanto.
Ho capito di essere in errore e per avere conferma ho chiesto il supporto di netflix.
Vedendo un film che per destino avevo già messo in lista.
Dovevo vederlo immediatamente e così ho fatto .
Il film è ONCE.
Senza volerlo mi sono trovato scaraventato in una mia vita dal passato ancora pieno di sapori e di profumi.
La storia di un cantautore che per esternare il suo dolore, mette in prosa , cantando quello che il suo cuore sta soffrendo.
Analogamente a quanto fatto da me , creando uno short-book, con raccolte di storie belle , struggenti e drammatiche.
Un film stupendo, dove il filo narrativo sono le canzoni.
Fantastico.
Non so se mi ha fatto bene vederlo questo film .
Ma forse devo ancora fare i conti con questo passato e digerirlo per evitare che mi possa distruggere, fingendo che non esista più.
Devo ringraziare la mia curiosità.
Ringraziare questo destino cosmico che ti accompagna , caparbio, a percorrere strade che non vuoi percorrere, ma devi se vuoi vedere di nuovo la luce e la speranza.
Se vuoi fare i conti con te stesso e quello che ti è accaduto.
Netflix colpisce ancora.
I soldi meglio spesi in vita mia.

venerdì 18 novembre 2016

IL BAR DEGLI SBANDATI

Ieri sera dopo il corso di Thai , prima di prendere il treno per riportarmi a casa, mi sono concesso un caffè.
In quella zona , a quell’ora ce ne è solo uno aperto.
L’unico che porta ristoro a chi è costretto ad andare in giro a quell’ora tarda.
In quel luogo ci sono persone di ogni tipo.
C’è gente come me che, ha perso il suo equilibrio nella vita e non riesce più a trovarlo , neanche se avesse a disposizione una torcia per palombari.
C’è gente che ha fatto tardi per lavoro e non ha altro modo per mangiare qualcosa, pur se indecente, prima di andare a dormire.
Ci sono mendicanti.
Ci sono drogati.
Ci sono prostitute e quant’altro.
Ma varcato l’ingresso, ogni definizione si annulla.
Siamo tutti avventori .
Tutti uguali.
Chi più chi meno , in cerca di una carezza alimentare.
In cerca di un calore umano, pur se finto e temporaneo, contrapposto al freddo meteorologico e umano che c’è fuori dall’ingresso.
Siamo ognuno di noi degli sbandati.
Gente che ha perso la retta via o che ha capito che una retta via non esiste, che è una pia illusione.
Nessuno disturba l’altro.
Ognuno li dentro crede , o sente , di trovare la normalità perduta.
Almeno per il tempo di bere o mangiare qualcosa.
Io di mio ho trovato anche un ottimo caffè , fatto come piace a me e ad un costo inferiore del normale.
Di che cazzo mi devo lamentare.

giovedì 17 novembre 2016

NEW ENTRY

Non l’ho mai notata.
Una new entry del treno della mattina.
E’ da un po’ di giorni che mi accorgo di lei.
Stranamente la mattina si posiziona ad attendere l’arrivo del treno, in mia prossimità.
E’ impossibile non notarla , almeno per me , per come sono fatto.
Ha una luminosità energetica per cui non puoi restare indifferente.
Veste con personalità, come a rappresentare una persona sicura del suo essere.
Piedi ben saldati a terra, come di una centralità ben radicata.
Eppure c’è qualcosa che stona in tutta questa luminosità.
Come di una regolazione sbagliata.
Stamane si è seduta in treno ad una distanza giusta per osservarla.
Più la guardavo e più non capivo.
Non sembra neanche una classica pendolare, ma una viaggiatrice occasionale o chi non può viaggiare altrimenti.
Poi, ho percepito da dove mi arrivava quella distonia.
Gli occhi.
Occhi che alla mia osservazione sembrano stanchi o spenti.
Occhi di una persona come si trovasse a fare un qualcosa discosto dalla sua natura.
Come se avesse scelto di farsi intrappolare.
Come un essere libero e  selvatico che decide di farsi domare.
Anche quel suo viaggiare in treno sembra fuori luogo.
Sembra più una persona da macchina veloce, da autostrade da attraversare senza perdita di tempo.
Gliel’ho anche detto prima di scendere dal treno.
Ma forse ho solo perso una occasione.
Quella di farmi i fatti miei e non disturbare chi non si conosce, per poi passare per matto.

mercoledì 16 novembre 2016

EFFETTO TRUMP

C'è aria di violenza in giro.
Quella di natura repressa.
Alimentata dalla sopportazione.
Come un tappo che è stato tolto, per poi fluire liberamente.
Senza doversi giustificare.
Solo metterla in atto.
Oggi mi è capitato per ben tre volte.
Due volte suo luogo di lavoro.
La terza volta stasera al bar.
Ma è solo il proseguimento di qualcosa che si sta riprendendo i suoi spazi, già da un paio di giorni.
Già ho avuto modo di saggiare questa violenza nei giorni scorsi.
Ma non la capivo.
Non la decifravo.
Ora ho capito tutto.
In passato gli accadimenti oltreoceano, occorreva tempo che arrivassero da noi.
Ora sono arrivati in tempo reale.
È l'effetto Trump.
E il meglio deve ancora a venire.

THAT PLACE WAS A SHELTER

Si , quel luogo era un rifugio.
Un luogo dove trovare la calma di cui avevi bisogno.
Un luogo dove trovavi la pace con te stesso.
Un luogo di essenzialità.
Un luogo di calore umano.
Ma qualcosa è mutato.
Sicuramente in me , fuori da me e in quel luogo.
Quel luogo non è più calma.
Quel luogo non è più pace.
Quel luogo è come la vita di fuori da esso.
E’ tutto una questione di spazi.
Quando si riducono, si diventa feroci.
Si diventa umani.
Si diventa l’altro lato della medaglia.
Ma anche questo è un insegnamento.
Anche ciò che ti fa star male.
Perché se capisci e impari la lezione, quel male riesci a gestirlo.
E se riesci a farlo.
Any place will be a shelter.

LEZIONI DI MANO

Ci sono esperienze nella vita che se non vengono vissute, anche a quasi 50 anni puoi restare smarrito non sapendo come agire.
L’assenza di quella lezione , ti fa diventare passivo.
Perché il tuo cervello non riesce a cercare nulla in memoria che, possa esserti utile nella situazione che stai vivendo.
Sono quelle esperienze che fai da piccolo.
Giocando per strada, affrontando la vita , sporcandosi le mani e i vestiti.
Ma la mia infanzia è stata una infanzia all’insegna della protezione.
Esagerata.
Tanto dal confondermi e considerarla reale.
Una specie di Truman Show.
Ma quando ho iniziato ad affrontare la vita da solo.
Senza protezioni e senza bambagia, ho scoperto un’altra realtà.
Una vita a cui non ero preparato e ho dovuto adeguarmi.
Ho fatto il percorso inverso degli animali dello ZOO.
Loro dal loro habitat naturale sono stati strappati per rinchiuderli in un ambiente non vita come uno ZOO.
Io che ho sempre vissuto la mia infanzia come un panda in uno ZOO, mi sono trovato , per mia scelta , a trovarmi a vivere nella foresta.
Non è stato semplice e tutt’ora non lo è.
Ci sono comportamenti primitivi che , se non conosciuti , rischiano di farti soccombere.
Come alcune sere fa al bar , quando mentre bevevo un caffè , un conoscente scherzando mi ha preso il collo da dietro senza rendersi conto di esagerare.
E io smarrito , non ho reagito.
Stupito che una persona si possa permettere di farti questo , anche se scherzando.
L’unica mia reazione , sarebbe stata una reazione violenta , di quelle che poi puoi pentirti in futuro.
Per cui ho lasciato stare , meditando cosa fare una prossima volta.
Già , cosa fare ?
Ormai la tua dignità è stata violata.
Ma il tempo ti viene sempre in soccorso, quando ne hai bisogno.
Oggi scherzando con un collega , volendomi riferire ad un gesto che non ricordo di aver fatto ad altra persona, gli ho accennato a fare un ganascino.
Lui immediatamente ha risposto e mi ha preso per il collo.
Sono rimasto stupito.
La lezione mai ricevuta in vita mia , è arrivata.
E’ arrivata sotto varie interpretazioni.
La prima è che non puoi considerare innocuo un gesto che per una persona è fastidioso se non violento.
La seconda , quella che mi serviva di più.
Reagire prontamente a chi si permette di usare il tuo corpo come gli va di fare.
C’è chi va , pagando , a lezioni di piano.
Io ho ricevuto gratuitamente , lezioni di mano. 

LA PARTORIENTE

Forte della capacità percettiva avuta lo scorso weekend, ho creduto di esercitarla anche ieri, andando a colpo sicuro.
Stessa situazione.
Come l’altra donna , portava con se i segni di una nuova maternità.
Essendo suo stretto conoscente , non mi sono fatto problemi ad avanzare la mia ipotesi.
E’ rimasta smarrita , se non offesa.
Avevo sbagliato , nessuna nuova maternità.
Volevo attendere l’occasione per scusarmi, anche se l’intenzione non era rivolta a far notare un aumento di volume corporeo ma alla gioia dell’evento di cui ho sbagliato la percezione.
Oggi l’ho rivista.
Subito ho voluto chiarire.
Invece di essere risentita con me , si è anche confidata con me riguardo a ciò che l’attende nella vita futura.
La sua nuova vita che nasce.
In realtà non mi ero sbagliato, i suoi occhi non mentivano.
Si trattava di altra gestazione.
Era lei che nasceva.
Per venire al mondo nella vita dove merita di crescere.
La partoriente non era lei, era la sua vita futura.

martedì 15 novembre 2016

PRESSING

Ho troppa pressione addosso.
Quella che ti paralizza .
Quella che ti toglie ogni spazio.
Un pressing mentale.
Quello in cui mi sono messo o mi ci hanno portato.
Come un pugile alle corde che non riuscendo ad uscire, l’unica cosa che può fare è cercare di non prenderle.
Ma se ti mettono sempre alle corde, anche se non le prendi , le tue forze per difenderti iniziano a venire meno.
Nello stesso tempo però il tuo cervello inizia ad andare in tilt.
Non hai respiro.
Non riesci più a distinguere.
Sembra che tutto e tutti si siano coalizzati per crearti difficoltà.
Vivi in un incubo.
Forse è solo un limite di sopportabilità venuto meno.
Una guaina consumata che non trattiene più , non fa più difesa e tutto diventa attacco.
Qualsiasi cosa faccio non mi porta sollievo.
Anche nel fare quelle per cui ho passione.
Ormai sono in un labirinto mentale.
Dove non vedo emergere neanche l’illusione di una luce da lontano che , indica la via di  uscita.
E’ terribile.   

domenica 13 novembre 2016

SHOCK SHIATSU

Eppure dovrei saperlo e conoscerlo.
Ma quando agisce in maniera sconvolgente su di te , ne comprendi la magia.
Il 31 ottobre scorso sono andato a correre, come faccio abitualmente.
Ma causa una incazzatura provocatami da una persona dimostratasi vile, ho corso in modo più rabbioso e potente.
Dovevo sfogarmi.
Il giorno dopo la mia gamba destra mi presenta il conto.
Ma quel dolore non mi convince.
Non è traumatico.
Quel dolore attraversa un meridiano del keiraku Shiatsu.
Provo ad auto curarmi.
Mi faccio Shiatsu tramite lo stiramento dei meridiani, funziona.
Sono contento, sia per il dolore rimosso che per l'esperienza fatta.
Ma dopo una settimana si ripresenta.
Non nello stesso punto, ma sempre in un meridiano sulla gamba.
Provo , riprovo ma niente.
Stavo per andare a comprare i cerotti antinfiammatori per resa.
Ma non ne sono convinto, il percorso del dolore è evidente.
Mi confido con la mia Sensei.
A cui però devo spiegare e raccontare tutto, per informarla sull'origine di quel dolore.
Se mi darà del matto andrò in farmacia.
Non mi da del matto.
Oggi a scuola si è presa cura di me, ascoltando ciò che non andava e mi ha dato ragione.
Soltanto valutando dove fosse il motivo di quel dolore , ha generato in me un cambiamento.
Quando son tornato in sala a fare gli esercizi, ho iniziato a piangere.
Non mi trattenevo ne mi vergognavo, ero in famiglia.
Il suo tocco, il suo Shiatsu praticato mi ha permesso di piangere, di scaricare il dolore bloccato dentro di me.
Magicamente il dolore si è attenuato quasi completamente.
Se avessi dato sfogo al pianto in maniera totale, sarebbe sparito totalmente.
Ecco cosa mi mancava.
Il pianto, per purificare il dolore e non gioia per nasconderlo e lasciarlo dentro di me.
Uno shock Shiatsu.
Amazing.
E c'è ancora gente che per queste cose prende l'OKI o similari.

venerdì 11 novembre 2016

BRUNA

È il nome di due donne che conosco.
Due donne molto profonde , con animo e cuore generoso.
Due donne che ognuna a suo modo amano la vita per quello che gli porta.
Senza lamento, ma con il sorriso e la luce negli occhi , sempre offerto a chi a che fare con loro.
Una delle due è una mia carissima amica valtellinese che grazie allo Shiatsu, ho avuto il piacere di conoscere e viverla.
L'altra la conoscevo da un po', ma solo stasera ho saputo che si chiamasse Bruna.
Come i casi della vita, l'ho incontrato in una strada che non dovevo fare o meglio percorrere in un orario diverso.
Ma i ritardi che la vita ti porta mi ha portato a lei.
Senza che la cercassi.
La strada era di un buio autunnale, anche se illuminata.
Lei pur vestita con abiti neri l'ho riconosciuta immediatamente , pur avanzandomi.
Non solo per la sua andatura , ma per la fierezza e la luminosità del suo sguardo che pur essendo di spalle , illuminava comunque.
Non so quanti anni possa avere.
Può essere molto più vecchia di me e sicuramente lo sarà.
Ma nel vivere la vita è di sicura molto più giovane e saggia.
Perché la sa apprezzare per quello che è, pur se sembra essere stata con lei , molto crudele.
Ovviamente per i miei occhi.
Ma come chi non può rimediare a cose di cui non ha colpa o responsabilità, non se ne da peso.
Facendo emergere tutto il bello che ha.
La voglia di vivere nonostante tutto.
Vederla non solo è un piacere per gli occhi ma anche per l'animo, da cui trarre insegnamento e modo di affrontare la vita.
Fa parte di quelle persone che a solo mirarle ti danno tanto.
Chissà se è una peculiarità di chi porta il nome Bruna.
Ma di sicuro le due che conosco hanno oltre al nome, tutto il resto in comune.
Io ho la fortuna di conoscerle entrambe.

BLOCCO CREATIVO

Ho delle idee che non riesco a tradurre in parole.
Come se un meccanismo si fosse bloccato.
Come se si fosse ghiacciato il cervello.
Un blocco creativo.
Forse dovuto ad un interesse non ricambiato per quello che scrivo.
Oppure per un senso di apatia che sta albergando dentro di me, prendendo quotidianamente più spazio, dando silenzio a tutto.
Forse sono stanco.
Forse è meglio imparare a stare in silenzio.
Forse ho la necessità di esprimere la mia creatività in altra forma.
Che neanche so quale possa essere. 
Non so suonare.
Non so dipingere.
Non so modellare.
Tutto mi sembra inutile e superfluo, compreso il vivere quotidiano.
E in queste condizioni fai fatica a fare tutto.
Anche ciò che ti piace e ti esprime.
Fai fatica ad andare avanti.
Tutto è un peso.
E in queste condizioni , non può esserti di aiuto ne frequentare una palestra per rinforzarti, ne seguire una dieta per dimagrire.
Devi solo aspettare che questo peso, come è arrivato, ripartirà.
Solo una cosa ti è concesso di fare e devi fare.
Imparare a gestirlo.
Per non farti trovare impreparato la prossima volta.

giovedì 10 novembre 2016

CADUTA LIBERA

Ci sono circostanze nella tua vita che ti fanno intendere che tutto sta precipitando.
Piccoli eventi, singolarmente , senza importanza.
Piccoli eventi che accumulati , stanno creando una valanga emotiva inarrestabile.
Una valanga che giorno dopo giorno aumenta di dimensioni e di intensità.
Una valanga che giorno dopo giorno eccede in velocità e abbassamento di pressione.
Più cerchi di rimediare , più cerchi di reagire e peggio è.
Sei in piena caduta libera.
Come un uomo in volo , con indosso un paracadute, strappato dalla vita.
Non resta che attendere , silenziosamente e inermi , il tuo schianto.
Solo allora saprai se sarai in grado di rialzarti.
Solo allora saprai se non c’è più nulla da fare.

domenica 6 novembre 2016

MATRIMONIO

Li vedevo ogni domenica mattina al bar.
A fare l'aperitivo.
Vestiti entrambi in modo impeccabile.
Una coppia che a ben guardarla non sembrava aver nulla in comune, ma se continuavano a fare così, qualcosa di genuino c'era.
Poi sento che dovranno sposarsi.
Iniziano i preparativi.
Per lei sono sopratutto estetici.
Chissà perché, la trovavo semplice nella sua semplicità.
Sorridente , pacioccona il giusto.
Ma giorno dopo giorno, vedendola in stazione , quel sorriso allegro perdeva di intensità.
È da un po' che non li vedo più , ne al bar insieme ne lei al treno in stazione.
Stamattina vedo lui al bar.
Vestito in modo completamente diverso da quando stava con lei.
Come un separato in cerca di chissà che cosa.
Era con un amico anziché con lei.
Trasandato e senza vita futura negli occhi.
Il dopo , dopo un matrimonio.
Aveva senso sposarsi ?
Non era meglio l'ipocrisia di prima che la realtà di adesso ?

venerdì 4 novembre 2016

ABZURDAH

È un film sulla biografia della scrittrice Argentina Cielo Latini.
È un film propostomi da netflix.
Mi ha incuriosito vederlo per due motivi.
La prima come padre per capire quali problemi può avere una adolescente in cerca di affetto se rivolto ad una persona sbagliata e per di più , più grande di lei.
La seconda perché la storia narra di un incontro via chat tra una ragazza non ancora maggiorenne ed un adulto.
Una esperienza in cui mi sono trovato , credendo di colloquiare ,con una donna giovane ed adulta , per parlare della passione che ci accomuna, lo scrivere, lo scrivere del nostro vissuto, per poi scoprire che non ha ancora compiuto la maggiore età.
Ma in realtà nel film ho trovato altro.
Ho trovato il me stesso nella figura della giovane protagonista.
Una persona in cerca di amore, che da tutto il suo amore , senza risparmiarsi.
Un darsi che poi alla fine non viene ricambiato, in quanto dall'altra parte c'era solo lo scopo di usare questo bisogno di amore, di cui approfittarsi impunemente, per poi abbandonarlo senza scrupolo, quando l'uso è stato consumato e non occorre più.
La ragazza nel film, come me , non capisce , non si dà pace, non comprende.
Ne fa una malattia.
Si auto umilia nell'elemosinare quanto non può più ricevere.
Nel sentirsi un oggetto, a differenza sua che agisce per solo amore.
Sono strani i film, le storie.
Scegli di percorrere quella strada per intravedere un paesaggio , poi scopri che il paesaggio è quello del tuo io.
Chissà se sono un adulto con ancora esperienze adolescenziali da fare e che non ha mai fatto, oppure non è nient'altro che il mio essere che, non può che comportarsi in questo modo , andando incontro a questi comportamenti malvagi e violenti.
Non credo sia masochismo.
Semplicemente ognuno è quello che è.
Io sono uno che ama e che cerca amore.
E come diceva la protagonista di un altro film di netflix "Mi ha detto che ero una favola e io mi sono sentito una favola".
Ma forse come suggerisce il titolo del film italianizzandolo, è tutto non ABZURDAH ma assurdo.
L'assurdo nei comportamenti dei criminali in amore .

mercoledì 2 novembre 2016

LA SEPARAZIONE

12 anni. Sono tanti. Una vita. Una vita passata insieme. Una vita fatta di gioie , di dolori, di incomprensioni ,di chiarimenti. I bei momenti dell’inizio, le esperienze fatte insieme. Il vivere i suoi continui mutamenti. I suoi sforzi per essere al passo con il tempo. Cercando a volte di anticiparlo. Ma si arriva ad un punto in cui si crede che non serva cambiare più. Si da tutto per scontato. E allora iniziano i problemi, il non capirsi , l’assenza di dialogo. Tutte cose che giorno dopo giorno non hanno fatto che allontanarci. Per cui arriva il momento in cui dici basta. Decidere di separarsi. Non tanto per quel di nuovo che c’è ma per quel che di prima non c’è più. E’ dura dopo tanto tempo, ma meglio che incancrenire il tutto. Separarsi finche si è in tempo. Facendoli da adulti. Per di più con il consenso di mia figlia che crescendo ormai ha la sua vita e i suoi interessi. Per cui ho potuto farlo, sapendo di non arrecare dolore a nessuno ma di porre fine ad un qualcosa che non poteva più andare avanti così. Oggi è stato il giorno del nero su bianco. Formalizzare la separazione definitiva. Dopo 12 anni ho riconsegnato il decoder di SKY. E non certo perché ora c’è Netflix. I dissapori sono nati molto prima. Come in tutte le separazioni, non è mai il nuovo che cancella il vecchio ma, è il vecchio che non si è curato di vivere per il futuro.

LA SEPARAZIONE

12 anni. Sono tanti. Una vita. Una vita passata insieme. Una vita fatta di gioie , di dolori, di incomprensioni ,di chiarimenti. I bei momenti dell’inizio, le esperienze fatte insieme. Il vivere i suoi continui mutamenti. I suoi sforzi per essere al passo con il tempo. Cercando a volte di anticiparlo. Ma si arriva ad un punto in cui si crede che non serva cambiare più. Si da tutto per scontato. E allora iniziano i problemi, il non capirsi , l’assenza di dialogo. Tutte cose che giorno dopo giorno non hanno fatto che allontanarci. Per cui arriva il momento in cui dici basta. Decidere di separarsi. Non tanto per quel di nuovo che c’è ma per quel che di prima non c’è più. E’ dura dopo tanto tempo, ma meglio che incancrenire il tutto. Separarsi finche si è in tempo. Facendoli da adulti. Per di più con il consenso di mia figlia che crescendo ormai ha la sua vita e i suoi interessi. Per cui ho potuto farlo, sapendo di non arrecare dolore a nessuno ma di porre fine ad un qualcosa che non poteva più andare avanti così. Oggi è stato il giorno del nero su bianco. Formalizzare la separazione definitiva. Dopo 12 anni ho riconsegnato il decoder di SKY. E non certo perché ora c’è Netflix. I dissapori sono nati molto prima. Come in tutte le separazioni, non è mai il nuovo che cancella il vecchio ma, è il vecchio che non si è curato di vivere per il futuro.

LA FARFALLA CIECA

Perennemente passo da una illusione ad un'altra.
Da un fiore ad un altro fiore.
Facendomi guidare dal solo olfatto che nel mio caso si chiama istinto.
Sono risucchiato da quel vuoto che cerca nutrimento.
Credendo che questo basti a garantirmi la gratitudine.
Invece no.
Sono cieca o forse voglio solo non vedere quella che è unicamente la realtà a cui posso avere accesso.
Fiori senza acqua.
Che nutriti, come un girasole, volgono il loro sguardo a chi così li aveva ridotti anziché a chi così li ha riportati in vita.


martedì 1 novembre 2016

IL VOLONTARIO

Non c’è soddisfazione più bella che rendersi utili per una causa. Dedicare il tuo tempo a chi ne ha bisogno. Un bisogno che soddisfatto, si rivela un nutrimento anche per te , grazie alla tua disponibilità d’animo. Non c’è nulla di più gratificante che vedere gli occhi grati a cui hai prestato soccorso con la tua opera. Occhi che recano gratitudine e ringraziamento per quello che hai fatto. Basta poco , per portare sollievo ad altri e amore nel tuo cuore. E’ quello che ho fatto oggi . Ho fatto il volontario. Dedicandomi ad una giusta causa. Prestando il mio supporto a chi me lo ha richiesto. Senza lesinare tempo . Senza indugi. Dedizione assoluta. Ascolto totale. Quando sono andato in bagno a lavarmi i denti e mi sono guardato allo specchio, l’uomo che rifletteva, mi ha ringraziato per quello che oggi ho fatto per lui.

lunedì 31 ottobre 2016

POKER

La mia infanzia è stata vissuta con gli adulti che giocavano a carte e noi a guardare.
C'erano due tipi di giocatori.
Quelli come il mio papà che giocavano a tressette e quelli più bohémien che giocavano a poker.
Può sembrare strano il poker nel ricordo di un bimbo napoletano, ma nel mio palazzo era così.
Tressette o poker.
Noi ragazzi anziché indirizzarci verso il classico gioco di carte napoletane ,ci siamo fatti affascinare dal poker.
Trascorrevamo serate a giocarci, anche con i soldi.
Facevamo anche i bari tra di noi , quando si prendeva di mira uno di noi, me compreso.
Ci divertivamo.
Ma tutto ha una fine.
La mia è coincisa quando ho perso e ho dovuto dare dei soldi.
Niente di che ma, a me a quell'epoca mi sembravano tanti.
Potevo non darli, ma le regole sono le regole.
Questo mi ha fottuto nella vita, rispettarle.
Da allora ho giurato che mai più avrei giocato a carte con soldi.
Così è stato.
Ma le caratteristiche del giocatore da poker mi sono rimaste.
Tra tutte , la sfida di scoprire il bluff.
Molte volte ci ho indovinato , altre no.
Mi è venuta da usarla anche in amore.
Quando la donna che amo o amavo chissà, ha alzato la posta.
Sono quelle situazioni in cui ti alzi dal tavolo , molli le carte e te ne vai.
Ma non mi convinceva, sono rimasto seduto con le mie carte e ho messo i soldi nel piatto, per vedere se le carte che avesse in mano fossero quelle dichiarate.
Purtroppo ad alzarsi dal tavolo è stata lei .
Scappando e portandosi via anche i soldi puntati da entrambi.
Un grande bluff.
Il più grande mai visto in vita mia.
Avrei preferito tanto che non fosse così.
Ma se non avessi preso questa fottuta fregatura, mi sarei continuato ad illudere.
Invece sono stato tramortito con una botta in testa.
Come chi ha scoperto il trucco e deve essere stordito per permettere all'altra di scappare.

SPALLE FORTI

Sono figlio di una mamma che ha conseguito il master Montessorri.
Con lei non c'era mediazione, o così o giù botte.
Ma non con le mani , con quello che capitava, dalla ciabatta al mestolo.
La si poteva capire.
Da sola con 4 uomini, tre figli e un marito .
Un marito che per guadagnare quel poco in più per non farci mancare nulla, lavorava di notte e si portava da mangiare il pane con burro e marmellata.
Altri tempi.
Per cui le doveva badare sempre e solo a noi, senza avere neanche la consolazione del conforto coniugale a letto quando andava a dormire.
Per cui i nervi erano tesissimi.
In più le era stato impedito di dedicarsi alla sua passione, la sarta.
Mio padre non ha mai voluto che lavorasse, doveva badare ai figli.
Un obbligo che non gli ha mai perdonato.
Per cui ad ogni occasione giù botte.
Ma non per vendicarsi, tutt'altro.
Quelle botte erano per farci capire la sua rinuncia.
Anche se a dire il vero io sono quello che ne ha subito di meno.
Mai come i miei fratelli, per come mi hanno raccontato gli altri.
Io ho solo vissuto le mie.
Ma il lato positivo di queste esperienze è che col tempo le tue spalle diventano forti.
Le botte prese , le hanno rinforzate.
Tanto che lei si arrabbiava notando che non facevano lo stesso effetto di quando ero piccolo.
Ecco perché stamattina quando ho ricevuto quel SMS, che portava un rifiuto , ho ringraziato mia madre.
Le spalle forti di cui lei mi ha reso, hanno sostenuto a quest'ultima vigliaccata di una donna.

HO CAPITO

Stamane ho capito perché nessuna donna possa essere interessata a me.
Beffardamente, l'ho capito per opera di due uomini.
Uomini che al mio arrivo al bar , si sono limitati al saluto , non permettendomi ne coinvolgendomi in loro discorsi.
Posso capirli.
Cosa può portare in parole un uomo che beve solo caffè.
Cosa può portare un uomo che legge libri.
Cosa può portare un uomo che scrive.
Cosa può portare un uomo che non fuma.
Cosa può portare un uomo che che gira in bici.
Cosa può portare un uomo che cucina.
Cosa può portare un uomo che fa il pane in casa.
Cosa può portare un uomo che ha il coraggio di separarsi.
Cosa può portare un uomo che studia Shiatsu e macrobiotica.
Nulla.
Meglio lasciarlo perdere, può essere pericoloso.
Può devastare quell'equilibrio di mediocrità e ipocrisia in cui riescono queste donne a sopravvivere.

sabato 29 ottobre 2016

OPPORTUNITÀ

Se mi fosse capitato in passato ciò che mi è accaduto ieri sera, sarei andato fuori di matto.
Mi sarei rovinato la serata e avrei riempito di insulti il servizio clienti del mio gestore telefonico e altri a cui mi sono rivolto.
Ma fortunatamente la vita mi ha temprato, mi ha fatto maturare.
Insegnandomi che prima di tutto viene il problema e dopo arriva il mio ego ferito.
Problema che devi portare a soluzione e urlando non si risolve nulla.
Ho cercato di capire, di trovare il motivo, la causa dell'errore.
Perché se non trovi la causa, l'errore si ripresenterà ancora una volta e, non capirai perché.
Ho fatto un viaggio a ritroso , cercando di capire cosa avessi potuto fare con il mio agire per procurarmi danno.
È stato un viaggio per tentativi , per esclusioni successive.
Alla fine ci sono riuscito.
Ragionando con calma, ho capito il perché.
Questa esperienza negativa , è stata una opportunità per me.
Mi sono stupito di me stesso.
Poi mi sono ricordato del perché ho potuto fare questo.
Io sono un allievo operatore di keiraku Shiatsu.

venerdì 28 ottobre 2016

HIGUAIN

Ormai tutto ha un prezzo.
Tutto deve poter essere acquistato.
L’unica tutela che puoi avere e applicare, è quella di stabilire un prezzo altissimo.
Un prezzo che è sinonimo di non acquistabilità e reca l’informazione di volontà di non vendere.
Ma se quel prezzo qualcuno decide di volerlo pagare, non puoi rifiutarti.
Devi vendere.
Non puoi contestare, ne fare ostruzionismo.
Ti è stato pagato il prezzo che hai chiesto.
Devi consegnare la merce.
Con dispiacere ma, devi farlo.
Questo modo di agire si è mutuato anche nei rapporti privati.
Dove per non concedersi , dicendo semplicemente NO, ti presentano una offerta impossibile da accettare.
Ma se tu, dopo averle tentate tutte, quell’offerta la accetti, dovresti ricevere in cambio, immediatamente l’offerta proposta.
E invece no.
Hai fatto un gesto che ha stupito.
Un gesto impensabile.
Un gesto che inimmaginabile potesse essere compiuto.
Un gesto di cui non si è capace di gestirlo.
Un gesto che fa emergere la vera natura.
La vigliaccheria.
Il Bluff.
In fondo lei è solo una donna a cui ho donato il mio amore.
Mica Higuain.

giovedì 27 ottobre 2016

IL VASO BUCATO

Vorrei scrivere.
Avrei tanto da scrivere ma non esce nulla.
Il mio è uno scrivere che parte dal di dentro.
Che sia gioia o dolore, tristezza o allegria, deve venire da li.
Ma ora sono vuoto.
O forse ghiacciato.
Sono senza parole da dare, ne da offrire.
Mi sento come chi ha innaffiato il suo fiore , la sua pianta.
Per poi accorgersi che erano riposti in un vaso bucato.
Dove tutto scorre , passa ma non rimane.
Si disperde.
Come ceneri di un fuoco che non arde più.
Un fuoco accesosi e spentosi troppo volte.
Di cui non si è avuta l’accortezza di aggiungere altro legno.
Rimanendo stupiti che non ce n'è sia più.
E forse neanche più occorre.

martedì 25 ottobre 2016

PERCHÉ

Ancora una volta è finita male.
Ancora una volta mi sono illuso di un qualcosa che non poteva essere.
Mi sono chiesto il perché.
Cosa ho che non va ?
Chiunque ha un lato marcio che non può non emergere.
Ma non può un baco coprire il bello del resto.
Ho voluto capire.
Analizzare.
Senza fare sconti, prima di tutto a me stesso.
Ho capito che non ho nulla da rimproverarmi.
La situazione era frangibile.
Si è fatta confusione, di desideri e bisogni contrapposti.
Desideri e bisogni che inizialmente sembrano combaciare, ma poi col tempo divergono.
Non ho capito o non ho voluto capire che in realtà ero solo un passatempo.
O eravamo un passatempo per entrambi.
Ma per me non era così.
Ero un brivido da provare per vedere l'effetto che fa.
E quando un passatempo inizia a portare pretese, rabbia , diritti, non ha più senso averlo.
Meglio tornare e rimanere con quello che si ha.
Che senso ha , avere un clone di vita che hai già.
Se scelgono me , è per essere spensierate.
Io invece confondo con l'impegno in futuro che, mai potrà esserci e mai sarà.
Ecco qui il motivo.
Ecco perché.

AVANZA

Per un giovane è un verbo verso una vita da conoscere e fare sua.
Per un non giovane è un verbo che vuol dire essere di troppo.

domenica 23 ottobre 2016

IL CANE CONDOTTIERO

Oggi ho ricevuto un insegnamento di vita.
Da un cane.
Lo conosco da tempo.
Sempre in giro con la sua padrona.
Dove c'è lei c'è anche lui.
Inseparabili.
Anche stamattina.
Sono passati mentre ero seduto fuori al bar a leggere.
Li ho salutati .
Ma dopo un po' li vedo che ritornano.
La padrona mi dice, stupefatta, che è dovuta tornare indietro.
Non ha voluto andare per quella strada.
Chissà cosa sarà successo.
Quali ricordi risvegliano il dolore dell'animo di quel cane.
Cosa significherà quella strada per lui.
Di sicuro una strada non più da percorrere.
E lui come un cane condottiero,soprattutto della sua vita , ci ha rinunciato per sempre.
Con grande dignità.
Quello che dovrei fare anch'io nella mia vita , per quelle strade che non mi portano mai da nessuna parte.

ATTRAVERSARE L'AUTUNNO

Oggi per molti è una giornata uggiosa.
Di quelle che ti impediscono di fare cose.
Di quelle in cui preferiresti rintanarti in casa sotto le coperte.
Invece uscendo ho avuto la forza di attraversare l'autunno.
Questo giorno senza sole.
Ma come sempre l'assenza di qualcosa risalta la presenza di chi comunque c'è sempre ma non risalta.
Ho incrociato gli occhi di una bella donna con cui ho avuto il piacere di conversare di cose non banali.
Ho visto il verde delle campagne che circondano il posto in cui abito.
Ho visto le foglie multicolori sugli alberi, come un arcobaleno floreale.
Ho visto piazze con voglia di vivere e bambini festanti per la presenza di giostre.
Ho visto persone senza fretta attardarsi al semaforo anziché correre per non perdere il verde.
Ho visto la calma del fiume.
Ho visto il sorriso di chi non è scontento nel vedermi.
Ho visto me stesso capace di creare pur trafitto da un dolore nel cuore.
Perché l'autunno non è morte è rinascita.
Facendo morire, senza gettarle ciò che deve perire , per darti nutrimento per il futuro.
Ecco cosa accade nell'attraversare l'autunno.