domenica 26 febbraio 2017

JERRY MAGUIRE

È uno dei film interpretati da Tom Cruise che, mi sono rimasti dentro.
Di cui serbo una bella sensazione.
Una scena in particolare.
Quella in cui l'unica persona che non lo ha abbandonato ed ha continuato a fidarsi di lui, dopo che insieme avevano raggiunto l'obiettivo, lo abbraccia in segno di grandissimo affetto e riconoscenza.
Un gesto non tipico dell'ambiente in cui lavora il protagonista del film ma, un gesto che fa capire agli altri che fanno il suo stesso lavoro e lo hanno abbandonato a se stesso, che pur avendo tanto rispetto a lui non potranno mai avere quello che lui aveva appena ricevuto.
Perché quel gesto significa impegno, intimità, condivisione, uniti per lo stesso scopo.
Quel gesto dimostrava che il loro rapporto andava ben al di là di un semplice rapporto di lavoro.
E proprio quel al di là, aveva permesso il risultato finale.
Oggi anch'io ho ricevuto un abbraccio simile.
Un abbraccio inaspettato, ma pieno di sincerità ed empatia .
Un esserci per te .
Un comunicarti ascolto di te.
Un abbraccio utile ad entrambi.
Un esserci l'uno per l'altro.
Oggi ho vissuto il mio momento Jerry Maguire, e devo dire che la sensazione è stata la stessa di quella recepita vedendo il film.

venerdì 24 febbraio 2017

THE END

Ci sono momenti nella vita in cui capisci che è meglio smettere che proseguire.
Meglio fermarsi che andare avanti.
È più profittevole o meno dannoso.
Per te e per il mondo in cui graviti.
THE END , dicono i cineasti.

I WANT YOU

È il cartello affisso in un bar.
"Stiamo cercando te !!!".
Mi sono detto che forse in un periodo come questo , dove per me nulla va come deve andare , forse provare qualcosa di nuovo è quello che serve .
L'ho interpretato come un segno del destino .
Come se quel cartello lo avessero messo lì per me.
Perché lo potessi leggere e farlo mio.
Mi son fatto coraggio e ho telefonato al numero di telefono riportato.
Ho preso un appuntamento per la giornata stessa.
Perfetto .
Mi sono presentato ma, appena entrato la persona addetta alla ricezione fa una faccia carico di fastidio.
Non capisco.
In perfetta contraddizione con il cartello e la foto che rappresentava un segno di accoglienza.
Mi presento e gli dico che ho un appuntamento.
Mi dice che forse si sono sbagliati o mi sono sbagliato io.
Dico di no.
Le dico del cartello , di quello che riportava, "Stiamo cercando te !!!".
Si , mi risponde il cartello è nostro , ma mi sa che a questo punto , visto il verificarsi dell'evento, è meglio modificarlo ed essere più chiari.
"Tranne lei".

giovedì 23 febbraio 2017

DISTANZE

Ci sono distanze difficili se non impossibili da colmare.
Nessun mezzo di trasporto ti può aiutare a raggiungerle.
Ogni tuo impegno rimane vano.
Come le distanze dal cuore.
Quelli che la vita ha creato.
Distanze che ormai fanno parte di te, non puoi cancellarle pur volendolo.
Fanno parte di te , come la tua pelle , a farti da scudo.
Di fronte a queste distanze , non puoi che rispettarle e stare a distanza.
Sapendo che la costruzione di questa distanza è dipesa da te.
Non puoi rammaricarti.
Ne ribellarti.
Devi solo abbassare la testa e andare oltre.
Allontanandoti.
Perché la vicinanza è molto più lontananza.
Ti urla nella testa.
Per cui te ne esci a prendere il caffè al bar.
Percependo che tua figlia non ti vuole tra i piedi.
Ormai è abituata alla distanza.
Diversamente le creerebbe stranimento e difficoltà.
Ha già sofferto troppo.
La distanza l'aiuta a sopportare il dolore che porta dentro.

lunedì 20 febbraio 2017

AVVENTURARSI

Ieri finito di pranzare, forse la cosa migliore da fare era uscire ed andare a passeggio da qualche parte.
Ma vuoi l’incomunicabilità che regna tra me e mia figlia.
Vuoi perché i luoghi possibili che ognuno di noi proponeva, erano luoghi ormai noti.
Luoghi che recavano con se più il ricordo di un disagio che un piacere nel frequentarli, principalmente da parte mia.
Alla fine abbiamo fatto la scelta più pratica, per permetterci di stare insieme evitando il disagio del silenzio.
Siamo andati al cinema.
Cinema, che qualunque sia quello scelto, comporta comunque un viaggio per raggiungerlo, non avendone nessuno nel luogo in cui viviamo.
Sistematicamente come sempre accade, usciamo di casa sempre all’ultimo momento, sia che cerchiamo di evitarlo sia che non ci riusciamo.
Per cui diventa una corsa contro il tempo per arrivare in orario, trovare parcheggio ed entrare in sala prima che inizi il film.
Sistematicamente, però, riusciamo ad arrivare in tempo.
Ma ieri è accaduto un imprevisto.
Il film che solitamente inizia allo stesso orario , iniziava mezz’ora più tardi, ed eravamo arrivati con dieci minuti di anticipo.
Entrambi eravamo convinti del contrario.
Ma ormai eravamo li, in un paese sulla Via Emilia , lontano da tutto e poco da offrire.
Uno di quei soliti paesi che oltre alla via principale , che corrisponde a quella automobilistica, sembra non offrire nulla.
Ma avevamo più di mezz’ora da attendere.
Non avevamo alternative .
O restavamo li fuori , inutilmente ad aspettare oppure ci avventuravamo all’interno del paese, consci di trovare poco o nulla.
Abbiamo scelto di avventurarci.
Passeggiare senza nessuna pretesa ne speranza, per le strade percorribili, con l’unico obiettivo di far trascorrere il tempo.
Passeggiare con casualità, alla scoperta di chissà che cosa, senza luoghi di riferimento se non quelli per ricordarsi come ritornare al cinema.
Passeggiando abbiamo scoperto un mondo che non pensavamo esistesse.
C’erano piazze, fontane, panchine su cui sedersi e riposare, luoghi adibiti a praticare sport all’aperto tenuti e conservati con il massimo rispetto.
Abbiamo scoperto che esistono tantissimi Bar , non solo quelli che credevamo fossero gli unici.
Bar di tipologie e clientela differente ma, pieni di vita da voler vivere.
Una vita che sembra senza pretese se non il piacere di stare insieme agli altri.
Quella che si definisce comunità.  
Abbiamo scoperto l’esistenza di altra pizzeria, di un altro negozio di bici , di negozi tipici locali , di un parco dove poter passeggiare lontani dal fastidio automobilistico.
Abbiamo scoperto che in questo paese ci si prende cura di se stessi, trovando la pubblicità in pieno centro di uno studio di trattamenti Shiatsu , con la stessa semplicità e genuinità che si usa nel  pubblicizzare un panettiere o una parrucchiera.
Abbiamo scoperto che quel paese è tutt’altro di quello che pensavamo.
Tutto questo grazie all’inizio del film in un orario diverso.
Tutto questo grazie alla voglia di conoscere , grazie alla curiosità.      
Come sempre nella vita, ci fermiamo , non all’apparenza ma, a quello strato di conoscenza che sembra definire il tutto.
Ma lo strato principale non è il tutto, è solo quello consolidato, quello con cui si ha il primo contatto.
Quello strato che ci da la presunzione di definire tutto, senza approfondire oltre.
Non perché non vogliamo per pigrizia, ma perché pensiamo erroneamente che non ci sia nulla da approfondire.
Ma ieri , fortunatamente , sono stato smentito.
Quel luogo non sarà più solo un luogo lontano dove c’è una sala cinematografica che proietta film d’essai che altri , per motivi commerciali , non hanno il coraggio di proiettare.
Quel luogo da ieri è un luogo dove poter decidere di andare a fare una bella passeggiata , andare in un bar a prendere un caffè o altro, sedersi a parlare su una panchina di fronte ad una fontana.
Quel luogo è diventato una opportunità per il futuro, una alternativa.
Quel luogo ha tanto altro da offrire, altro fatto di cose semplici e genuine.
Chissà che rivoluzione sarebbe, se facessimo così anche con le persone , senza fermarci di fronte a quello strato che ci torna comodo per definirle e rapportarci  , stabilendone i limiti e i confini relazionali.

sabato 18 febbraio 2017

SHIATSU-IMMERSIONE

Come un sub che ad ogni nuova immersione, facendo frutto dell'esperienze precedenti, riesce ad andare sempre più in profondità, entrando in contatto con nuovi mondi mai esplorati e meravigliosi, oggi mi è capitata un'esperienza simile.
Durante un trattamento ricevuto , sono andato nella profondità della mia anima.
Come finestre da tempo chiuse che si spalancavano dentro di essa .
Mi sono trovato dentro tre situazioni irreali ma che fanno parte del mio mondo , del mio vissuto.
La prima , mi sembrava di essere trattato su un traghetto che attraversava l'azzurro del mare sotto un cielo terso , sgombro di nuvole e riscaldato dal sole.
La seconda , ero in una strada che mi portava sulle ramblas del poblenou a Barcellona, come se girassi per la mia città.
La terza, mi trovavo in una sala di un ristorante di Gera, la trattoria del guado.
Mentre la prima e la seconda le capisco perfettamente, la terza può avere molti significati.
Purtroppo son dovuto riemergere.
Mi tocca attendere la prossima immersione per ritornare in sala.
L'ultima volta il conto l'ho pagato , quindi sarà per altro sicuramente.

mercoledì 15 febbraio 2017

GRUPPO

Far parte di un gruppo ha i suoi pregi e i suoi difetti. Ha il pregio di avere chi ti sostiene, ti protegge e ti difende. Ha il pregio di condividere gli stessi interessi. Ha il difetto che devi sottostare alle regole del gruppo, regole non scritte ma che si creano automaticamente durante la vita del gruppo. Ha il difetto che un gruppo deve avere dei leader che ne indirizzano il comportamento. In un gruppo non sei libero, devi muoverti secondo gli schemi. Io ho preso atto di non essere un tipo da gruppo. Ho una indole troppo anarchica, uno spirito schietto, una spiccata curiosità che mi fa avvicinare tutti, indistintamente da gruppi di appartenenza. Pensandoci bene , rielaborando il mio passato forse c’è anche un perché. Io nella mia vita che mi ha formato in quel che io ora sono, sono sempre stato escluso da gruppi. Escluso dal gruppo fratelli perché la mia venuta aveva ridistribuito i privilegi delle attenzioni genitoriali e, questo non è stato accettato dal gruppo fratelli, escludendomi dappertutto ,ad iniziare dalla stanza da letto. Escluso dal gruppo cugini, perché ero troppo piccolo per farne parte ma anche perché non avevo chi poteva facilitarmi l’ingresso, in quanto erano gli stessi che mi escludevano dal gruppo fratelli. Nella mia infanzia gruppo voleva anche dire , in una città come Napoli, appartenenza ad un clan camorristico. Pertanto sono cresciuto e tutt’ora vivo con la difficoltà di vivere la vita di gruppo. Non ci sono abituato. Ne rifuggo perché forse ne sono sempre stato cacciato o ne ho avuto timore. Ho fatto crescere piuttosto l’indipendenza e la libertà di frequentare chi ne ho voglia. Ma mi accorgo che le persone come me , almeno che non siano forti e importanti, pagano a caro prezzo non far parte di un gruppo, non capirne le dinamiche , non accettarle. Rimani escluso tra gli esclusi. Emarginato tra gli emarginati. Ma ormai non è possibile tornare indietro. Sono ciò che sono. Che mi piaccia o no, che piaccia o no. Non sopporto neanche i gruppi su Whatsapp. L’unico gruppo a cui appartengo e non posso abbandonare, è il mio gruppo sanguigno. Che tra l’altro neanche ricordo. Sarà una amnesia freudiana per la mia riluttanza al concetto di gruppo ?

martedì 14 febbraio 2017

IMMOBILE

Più cerco aiuto e più mi trovo in conflitto.
Più cerco sostegno e più vengo disarcionato.
Più cerco di agire con buone intenzioni e più ottengo reazioni come se avessi agito con le cattive intenzioni.
Più cerco di capire e più non vogliono farmi capire.
Tutto questo mi manda in completa confusione.
Come se la soluzione da adottare sia nel restare immobile.
In modo da non recare danno a te stesso ne agli altri.

LIMITI

Occorre rischiare di superarli per sapere se ci sono. E se ci sono occorre fermarsi, rispettarli ed eventualmente ritrarsi e fare un passo indietro. Chi invece saggiamente si ferma senza mai rischiare, come diceva Renato Caccioppoli, non avanzerà mai di un passo, senza scoprire mai cosa sia un limite e la bellezza , nonché la lezione , di confrontarsi con esso.

sabato 11 febbraio 2017

SENZA TITOLO

Non mi interessa più nulla, tutto non ha più significato.
Solo un continuo inseguire l'inafferrabile.
Tanto vale rallentare, se non rimanere fermi.
Lasciando agli altri il fluire.
Mentre tu stancamente cerchi di trovar riposo dal troppo agire senza nessun profitto.

mercoledì 8 febbraio 2017

PESO DELLE CONTROINDICAZIONI

Ieri sera avevo programmato di uscire.
Niente di che.
Bere un caffè.
Ma il bar che frequento è chiuso per ferie.
Per non uscire inutilmente mi sono informato con chi poteva sapere , ricevendo, con gratitudine, le alternative di bar aperti per offrire lo stesso servizio.
Ma come da tempo accade, il tempo passa e si fa tardi .
La voglia di uscire per andare in luogo a te estraneo inizia a farti pensare.
Procedo a piccoli passi .
Ho da gettare la spazzatura.
Mi vesto e esco, non sapendo se mi limiterò a questo o proseguendo in bici nel freddo umido della tarda serata.
Decido di tornare indietro.
Non me la sento.
Non ho voglia di percepire sguardi di indifferenza o di scherno.
Mi faccio io il caffè in casa e proseguo a vedermi il film lasciato in sospeso su Netflix.
Una doppia delusione.
Caffè orrendo e film che non conferma le buone intenzioni della prima parte vista.
Alla fine ha vinto lui.
Il peso delle controindicazioni .
Un modo moderno e fuorviante di definire la depressione con terminologia diversa.
Il risveglio di stamane me lo ha urlato nelle orecchie.

TELEPATIA DEI SENTIMENTI

Quando ti ritrovi in fondo ad un tunnel.
Da cui più cerchi di uscire e più ne rimani intrappolato.
Chi ti vuol bene, lo avverte e, si mette in contatto con te.
Una telepatia dei sentimenti.

lunedì 6 febbraio 2017

SHOKUNIN

Steve Jobs ha sempre sostenuto che ciò che gli ha permesso di creare quello che ha creato, in termine di perfezione e bellezza, è stata la sua partecipazione ad un corso di calligrafia.
Questo gli ha permesso di comprendere l’importanza della bellezza , dello stile , della cura nel fare le cose.
Concetti imprescindibili nel produrre qualcosa e offrirlo a chi deve poi acquistarlo.
Ieri mi è capitata una cosa simile , non avendone nessuna intenzione.
Frutto della curiosità e della passione verso il mondo giapponese.
Mi son fatto attrarre da un film documentario che narrava la vita del miglior Shokunin al mondo.
Sentivo che quel film mi avrebbe dato qualcosa , vuoi almeno un attimo di pace.
Invece ho ricevuto molto di più.
E’ stato come partecipare ad un seminario di Shiatsu.
Perché fare lo Shokunin o lo Shiatsuka non ha molta differenza.
Per entrambi ci vuole amore, passione , il saper che devi sempre imparare , che la meta è sempre quella prossima a cui credevi di essere arrivato.
Essere Shokunin non è fare semplice ristorazione.
Essere Shokunin vuol dire avere cura per tutto.
Dagli ingredienti, dal modo di prepararli, dal modo di conservarli.
Un modo maniacale , quotidiano che, non ammette disattenzioni.
Lo Shokunin non è un semplice chef, è uno chef al servizio e al contatto del cliente.
Lo Shokunin prepara di fronte al cliente , perché deve conoscerlo , comprenderlo.
Ogni cliente è diverso dall’altro e non basta cucinare bene , ma cucinare bene per quel cliente.
Lo Shokunin si prende cura del cliente, ascoltandone le esigenze, capendo cosa vuole mangiare e quanto può mangiare, senza doverglielo chiedere, semplicemente ascoltando osservando.
Capire dal tipo di cliente che pietanze offrirgli e in che ordine.
Capire se il cliente afferra il cibo con la destra o la sinistra.    
Prendersi cura della temperatura dei cibi che non contrastino con quella corporea del cliente.
Osservare la reazione del cliente a ciò che hai preparato e mangiato e, farne tesoro informativo per la prossima pietanza da preparargli.
Fare questo lavoro, ti porta via molte energie ma ti da tanta passione.
La passione di vedere il cliente soddisfatto per quello che fai per lui.
Una passione che come il protagonista ti fa lavorare oltre gli 85 anni, senza che ti pesi.
Perché il suo non è un mero lavoro.
E’ una cura di tutto , dalla scelta degli ingredienti al prodotto consegnato al cliente per mangiarlo.
Nulla di distante di quello che fa uno Shiatsuka.
Molto distante da quello che sono io.     
Ma sono giovane , ho solo 50 anni, ho tanto ancora da imparare.
Ma a ben pensarci , la cosa che più mi ha fatto capire la vicinanza tra uno Shokunin e uno Shiatsuka , è stato il trattamento del polipo.
Può sembrare una bestemmia ma non lo è.
Questo trattamento è l’equivalente del passaggio dello stato da epicritico a protopatico.
Cucinare e mangiare un polipo epicritico , è duro e indigesto.
Cucinare e mangiare un polipo protopatico , è scioglievolezza nel palato.

venerdì 3 febbraio 2017

PERDERE LA TESTA

A sentire certe notizie , si rimane sconcertati.
Non si riesce a capire come possa accadere.
Non si capisce dov’è il punto di quel limite mentale che, una volta superato ti fa fare cose che , in uno stato di normalità mentale , tu stesso definiresti atroci.  
In realtà la vita ti porta a raggiungere e a volte superare questi limiti.
Il più delle volte avviene quando ti senti emarginato, isolato.
Quando percepisci che tutti sono contro di te.
O peggio tutti non hanno nessuno interesse a te.
Nessun interesse ai tuoi problemi e ai tuoi drammi.
Indifferenti guardano avanti senza badare a quel grido di dolore che ci si porta dentro.
E allora avvengono le tragedie.
Gli stessi indifferenti si chiedono come mai ? Come è potuto accadere ?
A volte basta un conforto, una parola , un ascolto a permettere che quella fiamma di pazzia venga detonata e spenta.    
Anch’io sono alla frontiera.
Anch’io ho fatto un gesto inconsulto.
Un gesto che in equilibrio, difficilmente avrei mai fatto.
Ieri sera , disperato e appesantito dal troppo dolore , l’ho fatto.
Mi sono addormentato , seduto, sul divano, con la testa appoggiata in scarico.
In uno stato di completa arrendevolezza a ciò che accade e che non trova svolta.