Mi sarebbe piaciuto fidanzarmi con una barista.
Non so perché, mi affascina.
Forse sarebbe la persona ideale per shakerare la mia vita piatta.
Eppure molte di loro hanno attirato l’attenzione del mio cuore.
Ma senza esito.
Vuoi perché ho scoperto essere già fidanzate, vuoi perché non sono il loro tipo.
Anche perché per essere l’uomo della barista bisogna avere fisico e predisposizione.
Costa fatica, impegno, che non so se essere in grado di sostenere.
Gli uomini delle bariste, sono sempre presenti quando loro lavorano.
Sono lì seduti fuori dal bar in estate o seduti dentro in inverno.
Come un vigilante che protegge i soldi della banca.
Sinceramente se fossi un proprietario di quei bar, la cosa mi darebbe fastidio.
Al lavoro bisogna essere concentrati a lavorare, non avere distrazioni.
Immaginiamo tutti i fidanzati delle cassiere dei supermercati o delle commesse dei negozi.
Riempirebbero il negozio, togliendo spazi ai clienti che devono fare acquisti.
Sarebbe ridicolo e inopportuno.
Ma il bar è zona franca, viene permesso.
Comunque è dura essere un uomo di una barista.
Non hai più una vita, non ha più un hobby da praticare.
Sempre lì presente.
Come dei soldati.
Delle guardie svizzere.
Visto che non puoi cambiare questa abitudine agirei in modo diverso.
Applicherei il modello Ikea.
Una zona riservata per loro con animatrice.
Fino a che le loro ragazze non finiscono il turno, si vestano, per poi andarli a prendere e portarli a casa.
Per poi uscire insieme ed andare allo stesso bar ma come clienti.
No, non c’è la potrei fare.
Non potrò mai essere un uomo di una barista.
Ne nessuna di loro vorrà mai essere la mia donna.
Ma questo è un altro discorso.
domenica 28 luglio 2019
UOMINI DELLE BARISTE
sabato 27 luglio 2019
DESIDERIO
IL NOME
giovedì 25 luglio 2019
COSA FACCIO
Cosa faccio della mia vita.
Vita portata inutilmente in giro.
Sprecando tempo e vivere.
Una vita senza senso.
Una vita come una condanna.
Una vita da cui sarebbe meglio uscire, dichiarando fallimento e resa.
Una vita che è già morte, pur essendo ancora vita.
Una vita senza motivo.
Una vita sbagliata.
Cosa faccio.
UN SORRISO
Un sorriso vale tanto.
Un sorriso ti apre al mondo.
Un sorrise permette di allontanare il buio che hai dentro.
Un sorriso dice chi sei veramente.
Un sorriso comunica la tua anima, il tuo cuore.
Un sorriso può cambiarti il modo di vivere.
Un sorrise permette di accogliere e di essere accolto.
Un sorriso è bellezza.
Questo mi ha comunicato ieri mentre con serietà e diffidenza mi tagliava i capelli.
Ma poi è venuto lui, il suo sorriso.
Tutto è cambiato.
Come un sole che decide di affacciarsi e abbandonare le nubi.
Tutto il suo splendore e tutta la sua bellezza era manifesta.
Tutto si è svelato.
Tutto grazie ad un sorriso.
Sorriso in cui confidavo.
Certo del splendore che avrei osservato.
giovedì 18 luglio 2019
OTHER IS MORE
Stamattina avevo altri programmi, nulla di particolare, ma qualcosa di diverso dal quotidiano di questi giorni di ferie a casa.
Avevo deciso di andare a comprare il giornale, per poi leggerlo al bar, in tutta tranquillità.
Ma è iniziato a piovere, quel momento piacevole, è diventato, causa la pioggia, un fastidio, un qualcosa per cui non si ha più il piacere di farlo.
A volte le abitudini danno un peso diverso a ciò che normalmente avresti fatto senza problemi.
Volevo uscire in bici, ma non potevo più, pioveva a dirotto.
Avrei potuto prendere l'ombrello, ma non mi andava, l'ho sentito come un peso, un fastidio nel fare quello che avevo piacere e pensato di fare.
Alla fine ho fatto come di solito, andando al bar per prendere il caffè, senza il desiderato giornale e con il solito equipaggiamento, zainetto con libro e cuffie per ascoltare musica.
Entrato, sono stato investito da una bella atmosfera allegra, quegli attimi che durano poco ma ti confortano l'animo.
Complice l'allegria delle bariste e la conoscenza acquisita con altri avventori come me.
Mentre mi dirigevo fuori a leggere, non so perché, mi cade l'occhio all'angolo riservato ai libri.
Facendomi attrarre da uno in particolare.
Eppure quell'angolo libri lo avrò visto chissà quante volte e quel libro che ora mi attraeva, non l'avevo mai notato.
Stamattina forse era l'occasione giusta.
Avevo un desiderio da me insoddisfatto, non c'era il sole, pioveva, non c'era la luce accecante, ne altri fastidi climatici.
Era come se quel libro mi chiamasse a se, prendendosi la mia attenzione.
Un libro di MANGA, libri mai letti prima.
Libro che mi ha immediatamente affascinato e rapito.
Mi sono messo a leggerlo, gustandomi tutti i particolari, tutta la bellezza della luce usando solo il bianco e il nero.
È come se avessi fatto un viaggio.
In un luogo incantevole, dove ho avuto modo di nutrire i miei occhi, il mio cuore e depurare il mio cervello ingombro di pensieri inutili.
Non credevo che una storia in disegni potesse darmi così tanto.
Riempirmi come una pagina scritta.
Darmi sensazioni che parlavano al mio io più intimo, attraverso il disegno.
Oggi ho finalmente capito che nella vita occorre saper cogliere ciò che ci offre e non ciò che cerchiamo, e che può dare tanto.
Oggi ho compreso che OTHER IS MORE.
mercoledì 17 luglio 2019
RICORDARE
Leggevo su di un giornale un articolo in cui veniva intervistata una scrittrice norvegese americana, che parlava del suo ultimo libro.
Libro in cui lei ritiene di fondamentale importanza l'esercizio del ricordare.
Sostiene che il ricordare aiuti a lenire le ferite del presente.
Ho condiviso a pieno la sua teoria, avendo avuto nella mia vita opportunità di trovare conferma in ciò.
Ovviamente, non basta semplicemente ricordare.
Occorre essere capaci di guardarsi dentro, di affrontare il brutto, ciò che ci ha provocato sofferenza e dolore.
Affrontarlo e confrontarlo con il presente.
Capire perché quel presente è così, da dove proviene.
Diceva un filosofo che "il presente è frutto di un passato derivato".
Per cui per prendere consapevolezza del presente, non dico risolverlo, occorre fare un viaggio nel passato, cercando di trovarne i fili che lo collegano ad esso.
Non per cambiarlo, perché nulla che è passato può essere modificato, ma solo usato preziosamente per vivere in miglior modo o accettare con più consapevolezza il presente.
Stamattina mi è occorso questo.
Un fatto completamente scollegato dal mio vissuto passato, mi ha acceso un richiamo ad una mia ferita non guarita e non digerita del passato.
Un passato in cui appena facevi qualcosa diversamente da quanto accettato eri prontamente punito.
Ovviamente il problema non è chi ha fatto questo, ma come dice la scrittrice, il problema è quel mio passato con cui non ho risolto.
Quel passato che sempre emerge e ti fa soffrire.
Riaprendo quella ferita che mai si è cicatrizzata ma pronta a riaprirsi e grondare sangue ogni volta.
Dovrei fare una alzata di spalle e fregarmene.
Lasciando a chi esercita questa punizione, solo con in mano il suo fucile.
Devo ancora lavorarci su.
Devo ancora ricordare meglio per non dimenticare ciò che è avvenuto, in modo da poter affrontare il futuro presente, in modo meno nocivo per me e il mio animo sensibile e delicato.
martedì 16 luglio 2019
ECLISSI
È arrivata da lontano, come una stella cadente. Ad illuminare il nostro buio.
Elegante, austera, affascinante.
Varcata la soglia ci ha abbagliato tutti.
Fortunatamente indossava gli occhiali da sole a protezione dei suoi occhi.
Occhiali che come una eclissi coprivano il sole.
Diversamente, avremmo tutti fruito della sua totale bellezza, ma tutti saremmo stati ridotti come cenere dalla potenza dei suoi bellissimi e folgoranti occhi.
GIROVAGARE
Oggi ho preferito cambiare suolo dove far appoggiare i miei piedi.
Ho preso il treno e mi sono diretto verso Piacenza.
15 km da casa mia, ma oltre il confine regionale.
Non sapevo cosa aspettarmi, anzi ero convinto di aver fatto la solita scelta sbagliata.
Invece sono stato subito smentito.
Il mio corpo non era preparato a trovare nulla, per cui tutto quello che ha percepito lo ha fatto suo.
Era, anche se da solo, un passeggiare diverso.
Diversi erano i luoghi, diversa era la gente che incrociavo.
Un'area più cittadina, più fresca.
Tutto era baciato dal cielo, oggi sgombro di nubi, e luminosamente celeste.
Ma la cosa più bella è stato osservare i palazzi.
Palazzi antichi, pieni di storia.
Questi edifici ti parlavano, ti accompagnavano durante il tuo incedere.
Raccontavano di se stessi, come una persona piena di vita vissuta e di esperienza.
Mi sentivo accolto e coccolato.
Non mi sembrava di esser solo, era bello passeggiare così.
Anche se a dire la verità, una bella gnocca non ci sarebbe stata male.
lunedì 15 luglio 2019
ESTATE IN RIPOSO
Oggi sembra una giornata quasi autunnale.
Un giorno in cui l'estate si è concessa un giorno di meritato riposo.
Il fresco ha sostituito l'afa.
Le nubi hanno preso il posto del sole.
Occorre coprirsi.
Ma anche scoprirsi di cose che senza sole non hanno motivo di essere indossate.
Come gli occhiali da sole.
Oggetto che lei indossa perennemente coprendo i suoi occhi.
Ma oggi non aveva motivo di indossarli.
Oggi a differenza del cielo coperto dalle nubi, il suo volto era scoperto dai suoi occhiali.
Permettendomi di vedere i suoi bellissimi occhi chiari.
Che preziosamente li protegge dagli sguardi opportuni degli altri.
Oggi ho avuto l'onere di poterli ammirare.
Anche una giornata nuvolosa ha i suoi risvolti positivi.
sabato 13 luglio 2019
CENTRIFUGA
Io vivo in un appartamento in affitto.
Un appartamento ammobiliato.
Tra il mobilio fornitomi c’è anche la lavatrice.
Una lavatrice nuova e semplice.
Una lavatrice essenziale.
Una lavatrice che ha una caratteristica che non conoscevo, quella di conoscere i propri limiti.
Limiti che deve rispettare onde evitare di danneggiarsi.
Uno di questi limiti è la funzionalità della centrifuga.
Aspetto tecnico che non conoscevo e le prime volte non capivo rimanendo smarrito.
Più di una volta mi è capitato che a bucato finito la centrifuga non si era attivata.
Pur rieseguendo il programma specifico, finiva immediatamente senza compiersi.
Poi leggendo ho capito.
Quella era una delle funzionalità di riconoscimento dei propri limiti.
Infatti sapendo di non poterli superare per non provocare rotture, la lavatrice il programma non lo esegue.
Per portarlo a termine occorre limitare le pretese, riducendo il numero dei giri oppure aggiungere indumenti di sostegno che facendo da giusto contrappeso, permettendo alla centrifuga di funzionare e terminare il programma.
Certo non è bello, a fine bucato dover fare i diversi tentativi per terminare la centrifuga, soprattutto se rincasi tardi la sera.
Nello stesso tempo è educativo, ti permette di acquisire comportamenti di salvaguardia per la tua persona mutuando quelli della lavatrice.
Da un po’ di tempo la mia vita è come la centrifuga, non riesce a terminare il programma.
Conscio di non forzare la situazione per non procurarmi maggior danno.
Certo non è bello andare in giro come dei panni bagnati.
Ma se il tuo limite è quello.
Se non puoi diminuire la velocità di giri della tua vita, avendo abbassato al limite le tue pretese.
Se non puoi chiedere sostegno ad altri per centrifugarti completamente.
Non puoi fare altro che accettare questo stato di cose.
Confidando in un prossimo lavaggio, più efficiente.
OMINO
venerdì 12 luglio 2019
DEBORAH
Non è Il suo nome, ma come si usa negli articoli sui giornali si adotta un nome di fantasia.
L'ho incontrata in treno mentre tornavo a casa.
Ha subito attirato la mia attenzione.
Era una donna diversa dal solito standard di viaggio.
Una donna viva, una donna colma di sopportazione.
In realtà c'era anche altro che ha attirato la mia attenzione, devo dire la verità, le sue tette, spettacolari.
Il bambino con bisogno materno represso che c'è in me, è stato risvegliato.
Poi in realtà l'ho subito messo in disparte e ho fatto uscire l'altro bambino represso che c'è in me, l'operatore shiatsu.
Vedendola, lo shiatsuka che è in me si è attivato.
Era l'esempio pratico di un eccesso energetico.
Siamo entrati subito in sintonia.
L'ho ascoltata, aveva voglia e bisogno di parlare ed io di ascoltarla.
La teoria che la mia insegnante ha sempre, e la ringrazio, insistito a farci apprendere, mi è stata di aiuto.
Per conoscerla meglio e per poterla dare un supporto.
Si è affidata completamente a me.
Mi ha persino lasciato in consegna i suoi bagagli per andare in bagno.
Mi son detto che la vita questa volta mi stava porgendo un dono.
Di quelli che devi essere pronto a cogliere.
Ho pensato che se non abitasse nella città in cui vivo, al peggio abitava a Piacenza.
Ma il mio pensiero logico è stato immediatamente smentito.
Il treno che stava prendendo era di transito, proseguiva per Urbino.
Sono un uomo sfortunato, porca polenta, c'era una intesa perfetta.
Oggi però una cosa l'ho capita, considerata anche la mia esperienza passata, sono un uomo per donne che abitano lontano.
La mia vita come me, ama complicarsi il suo corso.
giovedì 11 luglio 2019
I DUE SFIGATI
MILANO MARITTIMA
Ieri è stata devastata da una tromba d’aria.
Tutte le strutture balneari completamente divelte e distrutte.
Considerando che siamo nel primo periodo dell’estate, si pensava che il peggio dovesse ancora arrivare.
Tutti credevano che la stagione fosse da ritenersi conclusa.
Guadagni persi e turisti verso altre destinazioni.
Invece il personale degli stabilimenti balneari non si è perso d’animo.
Ha fatto passare la bufera, contro cui nulla puoi fare se non lasciarla sfogare.
Al termine si sono rimessi subito al lavoro, alacremente e a testa bassa.
In prima serata, dei danni più nessuna traccia.
Tutto era a posto come prima, in perfetto ordine e pulizia.
Come se nulla fosse accaduto, come se i bagni avessero appena aperto la stagione, immacolati.
Fantastici questi bagnini e bagnine romagnoli.
Molti di noi per risolvere il loro problemi, vanno dallo psicologo, dall’osteopata, dal fisioterapista o altro.
Io li manderei tutti a Milano Marittima, me compreso, di sicuro quelle persone ci rimetterebbero al mondo.
Facendoci ritornare come mai più ci ricordavamo di essere stati.
Belli e splendenti, come le spiagge di Milano Marittima stamattina.
LA DURA REALTA'
Penso di essermi invaghito di lei.
Appena mi accorgo che lei è di turno al bar, corro subito da lei.
Lei non è come le altre bariste che ci sono, purtroppo, un po' in tutti i bar.
Le altre mi guardano subito torvo, mi fanno capire che non sono gradito.
Per cui con la coda tra le gambe me ne vado via.
Ma lei è diversa.
Lei è solare.
Ti accoglie sempre con il sorriso e ti riempie di attenzioni.
Ti fa sentire a casa tua.
Non vorresti più andare via.
Mi coccola.
Ma ieri ho scoperto che non c’è posto per me, oltre le visite al bar, con lei.
Ho scoperto la dura realtà.
Ho scoperto mentre parlava con un cliente, che ha già un gatto ed anche bello, sembra.
Ed io che sognavo che mi portasse via con lei, a casa sua.
Anche se non avesse il giardino non mi sarebbe importato.
Il solo piacere di aspettare il suo ritorno a casa, sarebbe stato motivo di gioia.
Mi sono illuso, eppure grazie a lei avevo ripreso fiducia nella vita.
Mi tocca ritornare da dove sono venuto.
Insieme agli atri gatti randagi del parcheggio della stazione.
Però era bello stare lì, tutte le mattine, al parcheggio, e sperare che lei arrivasse.
Peccato.
Miao, miao, miao.
Anche se non mi puoi portare con te.
mercoledì 10 luglio 2019
APRIRSI
Io sono una persona profondamente timida.
Non si direbbe considerando la mia capacità di entrare in relazione con gli altri.
Ma purtroppo finisce tutto lì, oltre non riesco ad andare.
Con le donne non ne parliamo nemmeno.
Sono un terreno invalicabile.
Con loro, la mia timidezza prevale e mi vince.
Ultimamente però sto frequentando un nuovo bar, dove ci sono bariste che sono prima di tutto donne e poi sono molto alla mano.
Ti mettono a tuo agio senza farti sentire uno di troppo.
Mi trovo bene con queste donne, mi sembra di conoscerle da sempre, anche se in realtà le conosco da un mese o quasi.
Con una di loro si è creata una profonda sintonia.
Insomma con loro mi sto accorgendo di aprirmi un po’ di più al mondo.
Di stare pian piano facendo i primi passi fuori dalla timidezza.
L’ho capito bene stasera, quando ritornando a casa dopo essere stato da lei al bar e poi a fare la spesa, mi sono accortosi di essere uscito di casa lasciando aperto il balcone della camera da letto.
Si queste donne mi fanno stare bene.
Mi stanno permettendo di aprirmi al mondo.
Da stravagante che sono, l’ho fatto inconsapevolmente, in un modo tutto mio.
Un modo naïf.
Iniziando dal balcone.
sabato 6 luglio 2019
SOGNO
Stanotte ho fatto un sogno.
Un sogno diverso dai soliti.
Ho sognato una donna di cui sono affascinato.
Una donna che da un po' di tempo il destino ci mette su strade in cui è impossibile incrociarsi.
Mi sono chiesto il perché di questo sogno.
La sensazione che mi ha lasciato al risveglio era troppo forte.
Questa donna la incontravo di solito al bar che frequentavo il sabato mattina, bar che non frequento più, avendo trovato altro che mi riscalda il cuore.
Ho perfino pensato che fosse una sorte di sogno subliminale che il vecchio bar ha adottato per farmi ritornare li.
Ma sono rimasto fedele ai miei impegni, avevo un sorriso pronto ad accogliermi.
Arrivato al bar, dopo aver chiacchierato con la dispensatrice di sorrisi, me ne sono andato fuori a leggere il giornale.
Pensavo ancora a quella donna, al sogno.
Di improvviso alzo gli occhi e vedo ciò che mai immaginavo di vedere, la donna del sogno.
Non potevo crederci.
Il destino si burla beffardamente di noi.
L'ho chiamato ma lei non si girava.
L'ho chiamata più volte, alzando il tono della voce per farmi sentire, ma nulla.
Era come se fossi spettatore di un sogno, di un film, in cui è impossibile parlare con il protagonista.
Ma non era un sogno ne un film.
Mi sono alzato e le sono andato incontro.
Anziché risvegliare il suo stupore, come è stato svegliato il mio, mi ha salutato quasi freddamente, come chi mi avesse visto ed evitato di salutarmi.
Allora sono uscito dal sogno reale e sono tornato a leggere il giornale.
È proprio vero che i sogni sono rivelatori.
Il mio mi ha rivelato di perdere tempo con chi a te non è interessato.
Una doccia fredda, che mi ha svegliato dal sogno e dall'illusione, per troppo tempo alimentata.
Per non addormentarmi e ricadere in un altro sogno rivelatore, ho preso subito un secondo caffe.
Le verità fan sempre bene, ma oggi, una basta e avanza.
venerdì 5 luglio 2019
SITUAZIONE O RAGIONE ?
I Giapponesi sostengono che la situazione valga più della ragione.
Per loro ogni cosa va sempre contestualizzata nel qui ed ora.
Occorre sempre valutare la scelta ottimale o quella meno dannosa per noi.
Per loro, a volte, l’aver ragione passa in secondo piano, rispetto ad una situazione predominante.
Pena l’aver inutilmente ragione e pagare conseguenze ben maggiori.
Inizialmente non concepivo questo comportamento.
Lo consideravo un atto di resa, verso una prepotenza che, deve sempre e comunque essere sconfitta.
In realtà non è così.
Applicandola al nostro quotidiano, ci sono situazioni in cui conviene ingoiare un boccone amaro, che nutrirsi di una effimera dolce ragione.
Ci sono situazioni in cui è più saggia una scelta per noi più utile, rispetto alla ragione del bisogno che cerchiamo.
Sperimentandolo, ho capito che è meglio così.
L’ho capito ancor di più in questi giorni, in cui vorrei far notare ad una persona che non fa più una cosa come faceva prima, e di cui andavo orgoglioso, perché era un atto di riguardo per me.
Ma come per la pressione Shiatsu, quando non riesci ad eseguirla perché il ricevente non permetta che tu entri, non bisogna mai forzare, ma aspettare il momento futuro, in cui quel muro difensivo si affiderà, per poterlo poi trattare e dargli il sostegno che gli occorre.
Di conseguenza, rimando sempre il momento opportuno per dirglielo.
Non per vigliaccheria o paura, ma perché so che la ragione ne uscirebbe sconfitta e malmenata.
Per cui hanno ragione i Giapponesi.
La situazione vale più della ragione.
giovedì 4 luglio 2019
CAMPUS ESTIVO
Più vivo e più mi rendo conto che per meglio apprezzare la vita occorre essere come i Giapponesi.
Vuoi perché pratico, con passione, alcune loro discipline, vuoi perché la mia curiosità antropologica mi porta a studiare la loro cultura, usi e costumi.
I Giapponesi, ad esempio, sono convinti che le persone invecchiando ritornano bambini.
Hanno una percezione della vecchiaia, gioiosa e infantile.
Per fare questo si preparano.
Mantenendosi in forma con una corretta alimentazione.
Praticando discipline come lo Shiatsu.
Facendo esercizi per il benessere quotidianamente.
Arrivati alla vecchiaia, salvo eccezioni che la natura ha voluto, la vivono con tranquillità.
Vivono la terza età come un riposo, un ritornare alla giocosità di quando si era bambini.
Quando non dovevi pensare a nulla se non a divertirti e a conoscere il mondo.
Senza giudicarlo e sentirlo un nemico.
Per un Giapponese questa è la norma.
Per altri può sembrare sciocco e insensato, ma non è così.
Anch’io mi sto preparando a questo nuovo ciclo di vita.
Lo Shiatsu lo conosco e lo pratico (quando capita).
Gli esercizi per la salute li faccio quasi quotidianamente.
L’alimentazione è volta al nutrimento, all’essenzialità, senza privarsi di altro quando ne ho voglia.
Quest’anno voglio fare un passo in più.
Voglio allenarmi alla futura vecchiaia nel ritornare bambino, come un vero Giapponese.
Complici le ferie estive che ormai sono più organizzabili e il bar in cui vado che sarà aperto tutto Agosto.
Gli proporrò un campus estivo per futuri anziani.
Un servizio a pagamento dove andare lì, non solo per prendere da bere ma anche per divertirsi.
Possono farci fare balli di gruppo con la musica latino americana.
Possono farci fare i giochi a squadre sotto i portici, completamente vuoti e all’ombra.
Possono farci da mangiare come all’asilo nido.
Possono farci cantare con il Karaoke.
Possono organizzarsi con delle sdraio per farci riposare il pomeriggio.
Possono farci stare bene.
In fondo quando sei in ferie quello che conta è questo, non dove.
COOKY SNACK
Oggi ho trascorso un mio giorno di ferie a Milano.
Città in cui mi reco ogni giorno per andare a lavorare.
Ma oggi era diverso, ero libero, non avevo orari da rispettare, ne luoghi da raggiungere.
La città era tutta per me, potevo fare il turista a Milano, potevo fare cose per cui mai ho tempo o voglia di fare.
Oggi mi sono vinto e l’ho fatto.
E’ stato affascinante, pur in una giornata torrida come oggi.
Ho girato per negozi, facendo anche acquisti, ma principalmente ho usato la stessa tecnica da bambino a Napoli, quando in estate si andava da UPIM per refrigerarsi con l’aria condizionata, unico posto in cui esisteva in città.
Sono andato a visitare finalmente, il famoso STARBUCKS, bevendo un ottimo caffè.
Un luogo dove ti aprono la porta per entrare, ma quando hai finito di consumare ciò che hai pagato, per uscire devi aprirtela tu.
Una metafora della vita.
Sono stato a pranzo con un’amica che non vedevo da tanto tempo e alla fine sono tornato a casa.
Potevo fare altro, curiosare ancora, ma il pendolare che è in me, si è attivato, correndo per prendere il primo treno utile, pur non aspettandomi nessuno a destinazione.
Siamo troppo vittime di automatismi, senza che ce ne accorgiamo, scoprendolo solo vivendo.
Arrivato in tempo utile in stazione, ad attendermi c’era una sorpresa, il treno era stato cancellato.
Ho dovuto attendere quello dopo, che però, mi ha recato in dono la conoscenza di una donna, di nazionalità albanese, molto affascinante e concreta.
Una donna con due bellissimi occhi verdi.
Occhi che hanno reso il viaggio sopportabile e piacevole.
Una donna con un nome botanico, Magnolia, per lei imbarazzante, per me bellissimo.
Un nome che racchiudeva in esso tutta se stessa.
Prima di partire, avevo deciso che per appagarmi da questo caldo e da questa sventura ferroviaria, sarei andato al bar sotto casa a mangiarmi un gelato.
Ho approfittato del bar della stazione, per vedere quali gelati fossero in vendita, sono anni che non ne mangio più di quel tipo.
Con mia sorpresa, esiste ancora il COOKY SNACK, il mio preferito.
Arrivato a casa, entro solo per riporre lo zaino e gli acquisti e mi precipito al bar.
Pregustandomi il COOKY SNACK, come facevo tanti anni fa, più di venti, nelle mie pause pranzo.
Arrivato quasi all’ingresso, mi accorgo che la barista si precipita a preparare il caffè.
Mi guardo intorno e nessuno attende il caffè.
Per di più lo sta preparando come a me piace.
Quindi comprendo che è per me.
Sono combattuto tra il COOKY SNACK e il gesto di cortesia ed attenzione fattomi dalla barista.
Alla fine scelgo l’attenzione e il caffè.
Scelgo il suo sorriso e i suoi occhi.
Per il COOKY SNACK ci sarà altro occasione e purtroppo altro Bar, perché lì non lo vendono, hanno solo il CUCCIOLONE.
Che bariste tenere.
AMICO
Non mi vergogno a dirlo, non ne ho o non so più dove sono.
Ne sono vuoto, come suono vuoto di fin troppe cose in questa vita.
Forse sarà dovuto al mio carattere, al mio modo di pormi, alla mia ironia o altro, non so.
La realtà dei fatti dice questo.
Eppure sono una persona con grandi capacità di interazione e di empatia.
Ma si ferma tutto lì.
Come se oltre non mi fosse concesso di andare.
Un territorio oltre il quale è bandita la mia presenza.
Conosco una infinità di persone con cui mi relaziono, ma amici nessuno.
Nessuno si è mai dichiarato tale.
Quasi a vergognarsene e a prenderne le distanze.
Ieri però è accaduto l’opposto.
Avevo necessità di sentirmi accolto, di vedere uno sguardo sincero e sorridente.
Per cui pur essendo fuori dalle mie abitudini, sono andato a prendere un ulteriore caffè.
Non perché ne avessi bisogno o voglia, ma ero speranzoso di incontrare lei, lei che nelle mie pause caffè odierne, non è stata presente.
Sono stato accontentato.
Varcata la soglia del bar, lei era li.
E’ come solo lei sa fare, mi ha accolto facendomi sentire gradito e non di disturbo.
Come un raggio di sole che appare, sgombrando tutte le nuvole o come una brezza di vento gentile che ti accarezza e ti dona piacere.
Nel frattempo è entrato un altro cliente, il quale, giustamente, essendo arrivato dopo di me, attendeva educatamente il suo turno.
Lei però gli chiede cosa vuole e lui risponde che attende che serva me.
Lei gli risponde “No, lui è un mio amico, dimmi pure”.
Lei non lo sa, ma ha pronunciato qualcosa che da tempo non sentivo più.