venerdì 12 luglio 2019

DEBORAH

Non è Il suo nome, ma come si usa negli articoli sui giornali si adotta un nome di fantasia.
L'ho incontrata in treno mentre tornavo a casa.
Ha subito attirato la mia attenzione.
Era una donna diversa dal solito standard di viaggio.
Una donna viva, una donna colma di sopportazione.
In realtà c'era anche altro che ha attirato la mia attenzione, devo dire la verità, le sue tette, spettacolari.
Il bambino con bisogno materno represso che c'è in me, è stato risvegliato.
Poi in realtà l'ho subito messo in disparte e ho fatto uscire l'altro bambino represso che c'è in me, l'operatore shiatsu.
Vedendola, lo shiatsuka che è in me si è attivato.
Era l'esempio pratico di un eccesso energetico.
Siamo entrati subito in sintonia.
L'ho ascoltata, aveva voglia e bisogno di parlare ed io di ascoltarla.
La teoria che la mia insegnante ha sempre, e la ringrazio, insistito a farci apprendere, mi è stata di aiuto.
Per conoscerla meglio e per poterla dare un supporto.
Si è affidata completamente a me.
Mi ha persino lasciato in consegna i suoi bagagli per andare in bagno.
Mi son detto che la vita questa volta mi stava porgendo un dono.
Di quelli che devi essere pronto a cogliere.
Ho pensato che se non abitasse nella città in cui vivo, al peggio abitava a Piacenza.
Ma il mio pensiero logico è stato immediatamente smentito.
Il treno che stava prendendo era di transito, proseguiva per Urbino.
Sono un uomo sfortunato, porca polenta, c'era una intesa perfetta.
Oggi però una cosa l'ho capita, considerata anche la mia esperienza passata, sono un uomo per donne che abitano lontano.
La mia vita come me, ama complicarsi il suo corso.

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