giovedì 25 ottobre 2018

DELUSIONE D'AMORE

Mi ero profondamente innamorato di lei.
Ero certo che fossimo fatti l’uno per l’altra.
Due anime sofferenti per la sofferta vita che, anziché accettarla, la denunciano, in diverso modo, per dare leggerezza di peso al loro cuore e alla loro anima.
Due anime gemelle come suol dirsi.
Bisognava solo incontrarsi, guardarsi negli occhi, parlarsi e tutto in modo naturale si sarebbe concretizzato.
Sono sicuro che sarei stato anche in grado di poter lenire quei suoi tremendi dolori che, secondo me, da quella sofferenza d’animo hanno origine.
Purtroppo, ho scoperto che si è fidanzata.
La cosa di per se non mi ha disturbato.
Non conoscendoci e non avendogli dichiarato il mio amore per lei, questo non sarebbe stato un ostacolo, che il vero amore non ha mai e riesce sempre a superarli.
Ma la cosa che mi ha fatto ripensare completamente a quello che provavo per lei, è quando ho saputo il regalo che gli ha fatto il suo fidanzato.
Un anello da Trecentomila dollari.
Fuori dalla mia portata e, anche se possedessi quelle cifre, fuori dal mio modo di intendere un regalo per amore.
Mi dispiace Lady Gaga, mi sono illuso, credevo fossimo due facce della stessa medaglia, e invece no.
E io che stupidamente, da romantico, avevo già scelto un anello di vetro da regalargli per dichiarare il mio amore per lei.
Sono troppo un idealista in questo mondo di materialisti.

mercoledì 24 ottobre 2018

PERFEZIONISMO

Il perfezionismo è sempre stato un mio tratto distintivo, fino a diventare maniacale.
Molti vedono in questo mio perfezionismo, qualcosa di malato o di inutile o di superfluo.
Col tempo mi sono convinto anch’io che fosse così.
Ovviamente, perfezionismo per me, è cercare la perfezione, avere l’intenzione di raggiungerla, anche se poi sai che non tutto sarà perfetto ma, perfettibile col tempo.
Ma oggi ho scoperto che questo mio tratto distintivo, mi accomuna ad una persona che, ha fatto del perfezionismo, la chiave di volta del suo successo imprenditoriale, Steve Jobs.
Come me e, questo mi ha gratificato, Steve Jobs, operava e richiedeva la perfezione in tutto quello che faceva.
Anche per quelle cose che, nei suoi prodotti esistevano ma, non erano visibili agli altri.
Pertanto si poteva in questo caso essere meno intransigenti e meno perfezionisti, considerato che ciò che non viene visto non ha senso perfezionarlo.
Invece no, il vero perfezionista, si prende cura di tutti i particolari, anche di quelli non visibili e non acceduti dagli altri.
Infatti io mi faccio sempre un bidet, comunque.

domenica 21 ottobre 2018

INCROCI

Ti vedo da lontano.
Camminiamo in direzioni opposte, ma parallele.
Sei insieme al tuo cane.
Ti vedo ma tu non mi hai scorso.
Sei troppo presa dai pensieri e a badare a lui.
Chissà cosa starai pensando.
Starai pensando a quello che è successo tra noi ?
A l’impossibilità di riconciliarsi o a cercare la possibilità di come riprovarci ?
Ma forse starai pensando a tutt’altro.
Senza accorgermene, non mi rendo conto che le nostre strade se pur divise, si stanno incrociando.
Ma proprio quando il mio viso è all’altezza dei tuoi occhi, il cane scappa via e devi rincorrerlo.
Ora ritorni ad allontanarti, continuando a non accorgerti di me.
Questi incroci sono come il nostro destino che, non permette di incontrarci ma, servono solo per farci prendere strade diverse e divergenti.
Tu con il tuo cane e io con il mio me, orfano del tuo se.

CHIMERA

Ho camminato per chilometri.
Ho attraversato strade sconosciute.
Ho calpestato terreni polverosi.
Ho visto il fiume scorrermi accanto.
Ho visto il verdeggiare degli alberi e delle piante.
Ho visto il tramutare del terreno in una miriade di colori.
Ma tu non c’eri.
Ho visto gli uccelli in circolo, volteggiare sui campi, felici di librare in aria.
Ho visto un cane accucciato, tranquillamente su di un prato.
Ho visto un gatto mangiare, luminoso della bellezza del suo pelo.
Ma tu non c’eri.
Continuo a camminare  ma, i tuoi occhi sono lontani da me.
Dove li hai portati? Perché me li nascondi ?
Perché non mi permetti di vederli ?
In fondo non ti chiedo tanto.
Ma forse tu non esisti o non sei mai esistita.
Forse sei solo frutto della mia fantasia, di un mio bisogno oppure un qualcosa appartenente al passato.
Sei una chimera.
Si sarai una chimera, altrimenti dopo tutto questo camminare, avrei visto te e i tuoi occhi.

CAPITANI CORAGGIOSI

Arrivata la domenica ti chiedi cosa fare.
Andare al cinema.
Visitare una mostra.
Frequentare fiere, dove incontrare e vedere gente.
A volte però bisogna essere dei capitani coraggiosi.
Fare qualcosa di diverso e nello stesso tempo di rivoluzionario.
Stare accanto e ascoltare chi distrattamente teniamo lontano da noi.
Noi stessi.

sabato 20 ottobre 2018

IT’S EASIER WITHOUT YOU

L’ho sempre saputo.
Forse volevo far finta che non fosse vero.
Che potesse cambiare un giorno.
Ma è sempre stato così.
Continua ad essere così.
Per cui forse è arrivato il momento.
E stranamente quel momento arriva quando meno te lo aspetti.
Quando chi ha dirlo è tutt’altro e non a te.
Attraverso un film.
Ma il tuo cuore insieme alla tua anima carpiscono il momento e ti recano il messaggio.
Affinché tu possa ora capirlo perbene, finalmente.
Per cui, Tana, liberi tutti, anche se siete già liberi da un pezzo.
Ma lasciatemi almeno una uscita di scena onorevole.
Facciamo finta che sia andata così.

venerdì 19 ottobre 2018

TIMIDEZZA

Con lo sguardo vidi quel frutto.
Avrei voluto coglierlo ma, esitando, preferii tempi di una migliore maturazione.
Oggi l’ho rivisto quel frutto ma, era ormai caduto e, per di più, anche consumato.
Da chi e come, non so.
L’esitazione non si è rivelata una giusta strategia.
È trascorso troppo tempo.
Il tempo che detta la timidezza che, purtroppo non coincide mai col tempo del raccolto.

giovedì 18 ottobre 2018

I SACRIFICATI

Io sono una persona molta affascinata, dall’osservare e apprendere, i comportamenti e le abitudini di persone differenti da me.
Lo faccio in qualsiasi contesto, anche locale, ma ancor di più quando mi trovo a viaggiare.
Più che conoscere luoghi, visitare musei, io amo visitare il quotidiano di quel luogo, siano essi supermercati, bar, mezzi di trasporto e altro.
Questa mia sete di conoscenza e di curiosità, l’ho trasferita anche nell’ambito della lettura personale, dove mi trovo a scegliere autori che oltre della storia che scrivono parlano anche dei luoghi in cui la vivano e di come si svolge la vita in questi luoghi, oppure scelgo libri mirati di antropologia.
Credo e, ne sono convinto che, conoscere bene l’altro, permetta di abbattere quegli inutili muri che si vengono a creare o conflitti che possono generarsi, causa la non conoscenza dell’altrui abitudine di vita.
Personalmente, ho anche avuto una esperienza personale, in cui se non mi veniva in soccorso una persona che conosceva la mia abitudine di vita e quello dell’altro, avrei rischiato tantissimo.
Ero in Marocco e, nel volermi complimentare con una inserviente di un albergo, per aver fatto valere la sua dignità di lavoratrice, ho usato un gesto che per me significava ammirazione ma, nel suo mondo significa l’esatto opposto, ossia denigrazione.
Me la son vista brutta, ma fortunatamente il soccorso è arrivato.
Ora per mia curiosità, che va oltre al fatto di essere uno Shiatsuka, in quanto mi ha sempre incuriosito anche prima, sto leggendo un libro di antropologia sul Giappone.
Oggi sono arrivato a leggere una parte che, mi ha spiegato molto dell’origine di quello che oggi si chiama Macrobiotica e mi ha spiegato un qualcosa che, a leggerlo è terrificante ma, mi ha dato una spiegazione ad una mia esperienza di vita non bella e non digerita.
In Giappone, indipendentemente dallo status sociale, si ha l’attitudine a vivere del necessario, senza mai eccedere nel superfluo.
Sia che si tratti di arredamento, di case, di abbigliamento o di alimentazione.
Ma questo comportamento viene applicato fino a casi estremi, esempio il controllo delle nascite.
Paradossalmente, per non rischiare di generare povertà, causa i pochi mezzi a disposizione o meglio abituarsi ad averne pochi a disposizione per non sentirne la mancanza, eventuali figli avuti oltre il dovuto, andavano sacrificati.
Utilizzando metodi abortivi o simili e, poeticamente, come solo il Giapponese può fare, anche di fronte ad una usanza così tribale, considera questa pratica come una restituzione a quello che loro definiscono il lago della vita, di ciò che non si può permettere di far venire al mondo, restituendolo a chi lo aveva donato.
Non so perché, ma questo mi ha fatto subito pensare ad una mia ex, in particolare, ma applicabile anche ad altre avute.
A volte il cervello è strano e, fa dei collegamenti inspiegabili ma, poi analizzandoli con calma, hanno una loro giustificazione.
Il cervello è venuto in soccorso a quella mia ferita, sopita, ma ancora viva, inconsciamente, dentro di me.
Mi ha permesso di capire perché la mia ex è stata così crudele, lasciandomi di improvviso senza nessuna spiegazione sensata, sacrificandomi.
In realtà, lei non poteva permettersi il superfluo, ossia io che, mi ritenevo scioccamente il necessario, in quanto doveva dedicarsi ad altra persona o altre chissà che, col passar del tempo gli avrebbero creato una ingestibilità della situazione, lasciandoci tutti in povertà.
Io fino a stamane trovavo rancore verso quella donna ma, oggi grazie ai Giapponesi, ho capito che lei non aveva scelta, io ero per lei, come per quelle Giapponesi, quel figlio di troppo che non poteva gestire e che doveva sacrificare.
Ora mi spiace, aver pensato quelle cose di lei.
Chissà come avrà sofferto, povera donna.
Quella grandissima STRONZA.  
Ops, mi è scappata una abitudine, scusatemi.

lunedì 15 ottobre 2018

FUORI POSTO

Quando faccio qualcosa, tendo ad organizzarmi tutto. Stasera pensavo di averlo fatto, preparandomi per andare a correre, ma prima di iniziare mi sono accorto di aver dimenticato quello a cui pensavo di prendere prima di uscire, considerato il buio che stava calando.
La lampada per correre.
Non so come abbia fatto, credo di essermi distratto e il mio cervello, come fanno tutte le donne quando non cogli l’attimo, mi ha fatto ciaone.
Per cui mi sono trovato a correre dovendo affrontare il buio e ciò che nasconde.
Pensavo di ritornare a casa per riprenderla ma ho lasciato perdere.
Ho corso cercando di essere più accorto del solito, aguzzando bene la vista e assicurandomi che chi mi incontrasse mi potesse vedere e notare per evitare scontri.
Ma durante il tragitto ho incontrato chi questo problema a differenza mia, non se lo è proprio posto.
Ho incrociato tantissimi ciclisti, tutti con luci spente o sprovvisti.
È stata una corsa non ad ostacoli ma ad evitarli.
Ho imprecato ad ogni incontro, poi considerata la grossa affluenza di ciclisti disilluminati, ho iniziato a farmi prendere dai dubbi.
Ossia che quello fuori posto come sempre mi capita nella vita, fossi io.
In realtà, in questi caso lo ero anch’io, ma consapevole della mancanza luminosa e comunque dotato di giubbotto catarifrangente.
Ma pur luminoso il pericolo ciclistico ci sarebbe stato comunque.
Per cui il fuori posto dovevo per forza essere io.
Difatti a ben pensarci molti mi percepiscono una persona triste che, vede tutto buio.
A differenza di questi ciclisti che forse erano persone tranquille o solari, per cui erano capaci a differenza mia, di vedere la luce dove io scorgevo il buio.
Si mi sa che era proprio così.
Ad essere fuori posto ero io.
Non quelle teste di cazzo dì ciclisti non illuminati.

sabato 13 ottobre 2018

THE MEDAL GIRL

Avevo di lei una percezione che, fosse, a seconda dei tempi e dei momenti della giornata, una persona di diverso aspetto.
Come una medaglia che ha un dritto e rovescio.
Come se fosse la sorella gemella, complementare all’altra.
Diversamente dagli andamenti temporali, lei sa essere solare di sera e lunare di mattina, come avesse un ciclo circadiano inverso,come se avesse un fuso orario corporeo.
Certo per il mestiere che fa, lavorare di sera e riprendere di prima mattina, il giorno seguente, fa venire meno la compensazione.
Ma secondo me c’è altro.
Osservando i suoi occhi, si percepisce che c’è qualcosa di remoto e lontano che, solo lei può sapere, che, le provoca questo ribaltamento climatico nel carattere.
Quello che io definisco il problema del risveglio, ossia affrontare la realtà, doverla accettare per quella che è e non per quella che vorresti.
Lo si nota da come si rapporta, da come ti accoglie.
Di sera da il meglio di se, è più a suo agio e riesce, come tutte le altre sue colleghe, a tenere a bada gli avamposti del bancone del bar.
Di certo la si nota anche perché è una bella ragazza.
Ma come le sue colleghe, di comune origine, la si noterebbe comunque, perché la bellezza ce l’hanno nel modo di muovere, nel come sono in azione, mentre lavorano.
Nel come sanno essere donne tenendo a bada gli uomini.
Come tutte le donne di origini da regioni geografiche estreme, hanno una marcia in più.
Quella che acquisisci con la sopravvivenza.

giovedì 11 ottobre 2018

INCONTRO CON LA MUSA

È la seconda volta che mi capita.
Far leggere ad una musa ciò che in lei mi ha ispirato.
Vederla rapita dalle parole che parlano di lei, vestita dei miei occhi.
Percepire dai suoi occhi di aver contattato la sua anima, pur non conoscendoci, pur essendo estranei.
Sapere che quello che le hai scritto le ha fatto piacere.
Sapere che da oggi lei saprà che tu sei riuscito a parlare di lei, sbagliando o meno, non importa, sa che lo hai fatto con sincerità.
Cercando di capirla pur non sapendo nulla di lei, se non quello che ti raccontavano i suoi occhi e la sua anima.
Da oggi non sarai più per lei indifferente o quanto meno non più un estraneo.
Sarai per sempre colui che ne ha parlato, cercando di interpretare ciò che contiene il suo cuore, piuttosto che guardare ciò che contengono i suoi vestiti.

CONSAPEVOLEZZA

Ti considero un bel tipo.
Sei una donna molto affascinante.
Il sorriso sul tuo volto non manca mai.
Come segno di accoglienza di rapporto o anche come stregua di un trucco usato per coprire ciò che non si vuol mostrare con chi non si è ancora in intimità.
Tra di noi si è stabilita una bella sintonia.
Quando ci incontriamo, non siamo quasi mai frettolosi, abbiamo sempre il piacere di fermarci e fare due chiacchiere.
Mi piacerebbe molto invitarti ad uscire insieme.
Così, per conoscersi meglio e parlare con più tranquillità.
Ma dopo quello che mi hai detto ieri sera, incontrandoci, come posso avanzarti questa richiesta ?
Cosa ho io da offrirti rispetto a quello che tu fai per dare conforto al tuo animo ?
Mi hai detto che sei stata con una amica ad un ristorante iraniano e, non fai mistero del tuo piacere nel fumare, bere alcool e altri interessi che io non coltivo.
Io come sai, non fumo, ne bevo alcool.
Io potrei invitarti ad un caffè, con te che bevi ciò che comunemente consumi ed io una squallida tazza di caffè.
Ti potrei invitare in una pizzeria, in una luppoleria, azzardando, ma ognuna di queste non mi sembrano scelte che ti confanno.
Inoltre il mio vissuto, la mia situazione economica, il mio diverso modo di vivere formatosi in tutti questi anni di vita, mi renderebbe difficile fare tutto questo.
Cerca di capirmi, è già difficile operare un po' di cambiamento per meglio vivere nel mondo ma, così mi sarebbe impossibile.
Mi conosco, conosco i mie limiti insuperabili, anche se nella vita ho avuto modo di imparare, a volte, che i limiti che ritenevo insuperabili, non lo erano affatto.
Certo scrivo poesie, ho parecchi interessi, so cucinare, so  dare conforto all’anima e al corpo nel modo in cui mi hanno insegnato e appreso.
Ma potrà bastarti questo ?
Ma no, forse è meglio non chiederle niente e poi, forse mi direbbe anche no.
Lasciamo perdere che è meglio.
Finiamo di vederci il film su Netflix, va.

martedì 9 ottobre 2018

TOPI

Anche in Giappone i luoghi di culto e ricchi di tradizioni non sono più tutelati.
Come tutto ciò che invecchia, essere umano compreso, deve lasciare il posto al nuovo che avanza, anche se quel nuovo in sostituzione del vecchio, risulta essere blasfemo.
In Giappone, infatti, per poter costruire un mega parcheggio, in occasione delle prossime olimpiadi, hanno deciso di sacrificare il più famoso e immenso mercato del pesce, trasferendolo in tutt’altro luogo.
Questa scelta ha animato l’ira di non pochi contestatori, i quali considerano assurdo la scelta presa.
Non riescono ancora a capacitarsi come possa essere possibile profanare un tempio della cultura giapponese, decidendo di traslocarlo come fosse una normale attività, da poter esercitare in qualsiasi altro luogo, in cui si dispone dello spazio necessario.
In teoria è anche vero, avere il mercato del pesce in un quartiere anziché in  un altro che importanza ha, pesce vendeva prima e pesce venderà dopo.
Ma il fatto è quel mercato non è solo un mercato, è un tempio.
Purtroppo però, coloro che hanno preso questa scelta non sanno o, non hanno tenuto conto che, questa scelta influirà sulla vita di altri che, per ora, non sapendo cosa gli accadrà, se ne stanno tranquilli senza protestare ma, quando si vedranno privati del mercato del pesce, faranno valere le loro ragioni.
Il mercato del pesce di Tokyo infatti, non è solo un luogo frequentato da acquirenti, venditori o turisti ma anche da un altro popolo che, grazie al mercato del pesce si è nutrito ed evoluto.
I topi.
I topi del mercato del pesce di Tokyo, non sono topi qualunque, grazie alla bontà degli scarti del pesce giapponese, son diventati dei topi evoluti che per sopravvivere e procacciarsi il cibo, hanno affinato caratteristiche che non sapevano di avere.
Sono dotati di capacità uditive eccellenti, sono dotati di denti così aguzzi da tranciare i cavi elettrici che, in Giappone, causa terremoto, non possono essere interrati.
Sono di dimensioni eccezionali.
Pertanto i venditori di pesce, avranno chi li vendicheranno, i loro topi che, causeranno non pochi problemi ai nuovi inquilini dello spazio e che per alimentarsi saranno costretti a migrare, per procacciarsi il cibo.
Diffondendo il terrore in tutta la città.
Ma io sono un romantico e un ottimista quando parlo del Giappone, forse perché di quel paese ho una sola visione, quella dell’efficienza.
Per cui già mi immagino questo esercito di topi che mestamente e con dignità, senza nessuna protesta, faranno la cosa più pratica e utile per tutti.
Si incammineranno, tutti ordinatamente in fila, verso il loro nuovo domicilio, in cui spero, gli sarà dedicato uno spazio apposito, con un servizio di approvvigionamento regolato.
Facendoli diventare un’attrazione turistica, il topario di Tokyo.
Senza più nascondersi ne preoccuparsi di essere ammazzati, vivendo una nuova vita tranquilla.
Ma mi sa che non andrà così.
Credo che invece la città sarà ben presto piena di trappole per topi, anzi trappoloni.
Ma la domanda che mi pongo è questa, in un paese in cui non usano il formaggio ma il tofu, servirà come esca per attirare i topi in trappola ?
Mi sa proprio di no.
Il tofu è un cibo che solo un essere umano può mangiare, il topo gli preferisce il pesce, come il suo acerrimo nemico, il gatto.
Mica è stupido.

lunedì 8 ottobre 2018

UOMO SOLO

Nella mia vita sono stato lasciato da molte donne.
Soprattutto nell’ultimo periodo e quasi sempre per motivi simili.
Come a significare di una lezione non appresa, anche se è più facile essere portati a dire di essere stato sfortunato.
Non è così, o non è solo così.
Queste esperienze mi hanno forgiato, insegnandomi a capire e percepire i segni e i comportamenti che portano al successivo abbandono.
Questa volta però non ho aspettato di essere lasciato.
Questa volta ho preso in mano la situazione, affrontandola.
Anche perché la donna pronta all’abbandono è per me molto importante.
In questi casi, quando sai che non c’è più rimedio, puoi solo fare una cosa, evitare che finisca male.
Così è stato.
Ripercorrendo le delusioni e gli errori passati, ho agito di anticipo.
Ho parlato con la persona amata e gli ho fatto capire che avevo capito.
Dicendo tutto quello che, procrastinando la situazione, sarebbe stato detto in ben altro modo e con differente sofferenza.
E’ stato molto strano.
Come se parlassi oltre che a lei, a tutte le donne passate.
Dichiarando la resa e accettando la realtà.
Questo ha permesso alla mia donna di essere più leggera, per non portarsi più quel peso indosso e ha permesso a me di mitigare la rabbia che, diversamente avrebbe travolto tutto.  
La resa di un padre separato di fronte ad una figlia quasi maggiorenne.
Una scelta obbligata, per permettergli di volare verso la sua vita scelta, in piena libertà.
Da ieri non sono più solo un uomo separato, ma un uomo solo.
Un uomo solo da tempo, che lottava per non essere tale.
Non per egoismo, ma perché ritenevo doveroso fare così, secondo la mia visione genitoriale, limitata ai minimi termini, per il frutto di una separazione non rispettosa delle regole concordate.
Ma per il bene dei figli occorre fare anche questo.
Mettersi in disparte, anche se il prezzo da pagare è quello di rimanere solo con se stessi.
Più che un uomo solo però potrei definirmi in una nuova forma di padre, un padre a distanza, un padre SKYPE.

sabato 6 ottobre 2018

NAVIGATORI

Acquistando la nuova macchina ho deciso di cambiare anche il navigatore. Analogamente quando, comprando un vestito si comprano anche delle scarpe nuove. Ero indeciso se acquistare quello fornito dalla casa automobilistica oppure fare una scelta più indipendente. Alla fine dopo una valutazione economica globale, la scelta è caduta su quella più indipendente, acquistando un navigatore esterno, con molte più funzionalità e tante altre caratteristiche. Già dal primo uso, la scelta si è rivelata quella giusta. Ovviamente ho cercato di provare tutte le funzionalità, compresa quella di mutuarsi all’occorrenza in telefono viva voce. Col tempo però, vuoi per pigrizia o per una mancante dimestichezza, lo uso nella modalità più basic. Oggi però ho scoperto, quello che in informatica si chiama BUG, ossia errore o difetto, anche se più che un BUG è una mancanza di funzionalità. Difatti oggi non so come mi son trovato a proseguire con la strada senza ascoltare le sue indicazioni, trovandomi dopo poco tempo in un luogo a me sconosciuto. Capito l’inconveniente, sono riuscito a rimediare usando il mio primo navigatore avuto in mio possesso, cioè me stesso e, come fa un buon uomo di chiesa, sono tornato sulla retta via. In poche parole, ho capito che manca di quella funzione che qualsiasi persona presente al mio fianco, avrebbe subito azionato, rendendosi conto di quelle che stavo facendo. Urlandomi : MA DOVE CAZZO VAIIIIIII. Non so se scrivere al servizio clienti TOMTOM, per fargli presente questo, non vorrei che mi rispondessero : Rincoglionito guarda mentre guidi. Non avrebbero tutti i torti.

martedì 2 ottobre 2018

PARETE

Da tempo si incontravano, incrociandosi, camminando, nel punto di comune passaggio, per poi prendere opposte direzioni.
Ognuno per nulla indifferente all’altro ma, proseguendo ciascun per la sua strada.
Come se qualche parete invisibile li tenesse separati e impossibilitati ad entrare in contatto tra loro.
Oggi si sono incontrati in egual modo, ma in luogo diverso dal solito incrocio di sguardi.
Oggi però erano liberi, quella parete che in precedenza li divideva o gli impossibilitava comunicare tra loro, non esisteva.
Svanita e dissolta, come la nebbia al presentarsi del sole.
Si sono salutati, come mai hanno fatto, o hanno avuto il coraggio di fare, in tutti i loro incontri passati.
Salutandosi come chi piacevolmente incontra una persona conosciuta.
Sono stati pronti a cogliere l’occasione che la vita gli concedeva.
Hanno parlato tra loro, come se lo facessero da tempo, da chissà quanto.
Si è creata in tempo immediato, quell’intimità di racconto che solo tra persone che, da tempo si conoscono, può crearsi.
Tutto questo senza mai parlarsi prima.
Senza sapere come si chiamassero l’un l’altro.
Ora lo sanno, si sono comunicati anche questo, come a sancire il definire abbattimento di quella parete.
Oggi che quella parete non c’era, tutto gli è stato permesso.
Strana la vita.
A volte per riuscire ad entrare in contatto con chi non riesci, basta trovarsi su altra strada o differente luogo.
Perché i bassi istinti non li puoi governare, quando sono liberi di agire, agiscono.