lunedì 15 ottobre 2018

FUORI POSTO

Quando faccio qualcosa, tendo ad organizzarmi tutto. Stasera pensavo di averlo fatto, preparandomi per andare a correre, ma prima di iniziare mi sono accorto di aver dimenticato quello a cui pensavo di prendere prima di uscire, considerato il buio che stava calando.
La lampada per correre.
Non so come abbia fatto, credo di essermi distratto e il mio cervello, come fanno tutte le donne quando non cogli l’attimo, mi ha fatto ciaone.
Per cui mi sono trovato a correre dovendo affrontare il buio e ciò che nasconde.
Pensavo di ritornare a casa per riprenderla ma ho lasciato perdere.
Ho corso cercando di essere più accorto del solito, aguzzando bene la vista e assicurandomi che chi mi incontrasse mi potesse vedere e notare per evitare scontri.
Ma durante il tragitto ho incontrato chi questo problema a differenza mia, non se lo è proprio posto.
Ho incrociato tantissimi ciclisti, tutti con luci spente o sprovvisti.
È stata una corsa non ad ostacoli ma ad evitarli.
Ho imprecato ad ogni incontro, poi considerata la grossa affluenza di ciclisti disilluminati, ho iniziato a farmi prendere dai dubbi.
Ossia che quello fuori posto come sempre mi capita nella vita, fossi io.
In realtà, in questi caso lo ero anch’io, ma consapevole della mancanza luminosa e comunque dotato di giubbotto catarifrangente.
Ma pur luminoso il pericolo ciclistico ci sarebbe stato comunque.
Per cui il fuori posto dovevo per forza essere io.
Difatti a ben pensarci molti mi percepiscono una persona triste che, vede tutto buio.
A differenza di questi ciclisti che forse erano persone tranquille o solari, per cui erano capaci a differenza mia, di vedere la luce dove io scorgevo il buio.
Si mi sa che era proprio così.
Ad essere fuori posto ero io.
Non quelle teste di cazzo dì ciclisti non illuminati.

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