lunedì 6 febbraio 2017

SHOKUNIN

Steve Jobs ha sempre sostenuto che ciò che gli ha permesso di creare quello che ha creato, in termine di perfezione e bellezza, è stata la sua partecipazione ad un corso di calligrafia.
Questo gli ha permesso di comprendere l’importanza della bellezza , dello stile , della cura nel fare le cose.
Concetti imprescindibili nel produrre qualcosa e offrirlo a chi deve poi acquistarlo.
Ieri mi è capitata una cosa simile , non avendone nessuna intenzione.
Frutto della curiosità e della passione verso il mondo giapponese.
Mi son fatto attrarre da un film documentario che narrava la vita del miglior Shokunin al mondo.
Sentivo che quel film mi avrebbe dato qualcosa , vuoi almeno un attimo di pace.
Invece ho ricevuto molto di più.
E’ stato come partecipare ad un seminario di Shiatsu.
Perché fare lo Shokunin o lo Shiatsuka non ha molta differenza.
Per entrambi ci vuole amore, passione , il saper che devi sempre imparare , che la meta è sempre quella prossima a cui credevi di essere arrivato.
Essere Shokunin non è fare semplice ristorazione.
Essere Shokunin vuol dire avere cura per tutto.
Dagli ingredienti, dal modo di prepararli, dal modo di conservarli.
Un modo maniacale , quotidiano che, non ammette disattenzioni.
Lo Shokunin non è un semplice chef, è uno chef al servizio e al contatto del cliente.
Lo Shokunin prepara di fronte al cliente , perché deve conoscerlo , comprenderlo.
Ogni cliente è diverso dall’altro e non basta cucinare bene , ma cucinare bene per quel cliente.
Lo Shokunin si prende cura del cliente, ascoltandone le esigenze, capendo cosa vuole mangiare e quanto può mangiare, senza doverglielo chiedere, semplicemente ascoltando osservando.
Capire dal tipo di cliente che pietanze offrirgli e in che ordine.
Capire se il cliente afferra il cibo con la destra o la sinistra.    
Prendersi cura della temperatura dei cibi che non contrastino con quella corporea del cliente.
Osservare la reazione del cliente a ciò che hai preparato e mangiato e, farne tesoro informativo per la prossima pietanza da preparargli.
Fare questo lavoro, ti porta via molte energie ma ti da tanta passione.
La passione di vedere il cliente soddisfatto per quello che fai per lui.
Una passione che come il protagonista ti fa lavorare oltre gli 85 anni, senza che ti pesi.
Perché il suo non è un mero lavoro.
E’ una cura di tutto , dalla scelta degli ingredienti al prodotto consegnato al cliente per mangiarlo.
Nulla di distante di quello che fa uno Shiatsuka.
Molto distante da quello che sono io.     
Ma sono giovane , ho solo 50 anni, ho tanto ancora da imparare.
Ma a ben pensarci , la cosa che più mi ha fatto capire la vicinanza tra uno Shokunin e uno Shiatsuka , è stato il trattamento del polipo.
Può sembrare una bestemmia ma non lo è.
Questo trattamento è l’equivalente del passaggio dello stato da epicritico a protopatico.
Cucinare e mangiare un polipo epicritico , è duro e indigesto.
Cucinare e mangiare un polipo protopatico , è scioglievolezza nel palato.

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