Erano le 7:15 ma sembravano le tre di notte.
In stazione non c’era quasi nessuno , oltre a me, a pochi altri e a un freddo inesorabile.
Anche i treni sembravano fantasmi.
Venivano dichiarati ma di loro neanche l’ombra dalle applicazioni sugli smartphone.
Non mi aspettavo nulla di diverso in questo venerdì di ponte.
Ma alla fine il treno viene annunciato.
E di improvviso il binario si riempie di viaggiatori.
Come topi attirati dal formaggio, escono tutti fuori, da chissà quale rifugio.
Come al solito mi metto a vedere la gente che mi arriva incontro.
Mi piace osservarli come un bambino piccolo il cui nonno lo porta in stazione a vedere i treni che passano.
Forse la ricerca di un saluto o di uno sguardo conosciuto.
Alla fine c’è anche lei.
Porta un cappello bianco in sintonia col suo modo di abbigliarsi, non convenzionale ma molto personale, di chi è sicura di se, senza ricerca di nessuna approvazione.
Non la conosco per niente se non di vista.
Ci ho provato ad agganciarla ma ho dovuto ritirarmi, sbagliandone tempi e modi.
Questa donna mi colpisce, ha una luminosità che ti rapisce.
Ha un qualcosa che ti unisce, non saprei spiegarmi come.
Finiamo sempre col viaggiare sulla stessa carrozza , in prossimità ma mai di fronte o di fianco.
Non so se è casualità , destino, o volontà di entrambi , senza però dare corso a nulla di diverso.
Se le dessi fastidio mi starebbe lontano.
Invece vuoi per indifferenza, vuoi per altro siamo sempre li, a due passi dall’altro, senza mai superare la distanza di sicurezza e avvicinarsi.
In attesa che forse uno faccia il primo passo, oppure stare li nonostante tutto senza farsi condizionare dalle circostanze.
Stamane la sua presenza è stata gradita ancor di più.
Mi ha permesso di sentirmi meno solo e meno infreddolito.
Come una madre che siede in poltrona in camera tua , leggendosi tranquillamente un libro e tu sapendo che c’è , prendi sonno con tranquillità.
Sono dinamiche strane quelle dei pendolari.
Come il treno fosse un’altra vita diversa da quello che viviamo sceso da esso.
Arrivato a destinazione mi sono preparato per scendere.
Lei era seduta davanti, di spalle , ma io ho preso la direzione opposta.
Ma appena mi sono mosso, non so come, si è girata a guardare.
Se guardasse me o chi altro , non so.
So che quello sguardo, tra persone estranee ma che in silenzio si parlano molto, della donna del treno, mi ha accompagnato come una nuvola che ti sorregge , fino alla mia destinazione.
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