Sono sempre affascinato dai ragionamenti filosofici che spiegano l’agire umano.
Ma mai mi era capitato di riscontrare piena applicazione nel mio vivere.
Li ho sempre considerati dei pensieri profondi dell’osservazione della società, ma teorici.
Ma quando quello scritto lo trovi manifesto in una azione in cui ti trovi protagonista, ha un effetto devastante.
Per di più quando tu, pur agendo correttamente, prendi atto di esserne il protagonista negativo, o meglio quello che ne ha la peggio.
Tutto è accaduto al supermercato, luogo frequentato da qualsiasi ceto sociale, luogo dove gli istinti più primordiali, prevalgono.
Al supermercato, pur non volendo fare attenzione, vedi cose inaudite, fatte indistintamente da qualsiasi tipo di persona.
Forse sarà perché il supermercato vende il cibo, prevalentemente, e il cibo risveglia il bisogno primordiale dell’uomo, quello di nutrirsi e combattere per la conquista di esso.
Forse chi va al supermercato, ritiene di andare in un territorio in cui le regole del vivere civile vengono meno e si può fare quello che si pare.
Perché più che acquistare è conquistare.
Questo atteggiamento inizia dal parcheggio per poi proseguire all’interno.
Io sono stato protagonista, malcapitato, di questo comportamento, proprio al parcheggio.
Avevo parcheggiato, diversamente dal solito, vicino all’ingresso, cosa che non mi piace fare, ma volevo concedermi una stravaganza.
Avevo finito di fare la spesa e mi ero messo in macchina per fare ritorno a casa.
Faccio manovra e mi introduco nel senso di marcia indicato.
Nello stesso verso, in direzione opposta, arrivava a tutta velocità una macchina, a cui ho suonato per avvertirla, essendo in contromano, onde evitare mi venisse addosso.
Il guidatore, infastidito, perché non aveva inteso il mio comportamento, con atteggiamento da bullo, frena e sembra voler scendere dalla macchina per aggredirmi.
Abbasso il finestrino e gli spiego che lui era in contromano.
Ma lui mi guarda stranito, per cui gli indico le frecce per terra.
Ma lui in tutta risposta mi dice che non c’è nulla di scritto, nessun cartello, per cui come mi permettevo di dire che fosse contromano.
Bonariamente, non mi aggredisce e mi fa segno di andare.
Non potevo crederci, ma poi mi è tornato alla mente ciò che diceva Norberto Bobbio “Chi si ostina a rispettare leggi o regole, che nessun altro ritiene di dover rispettare, è destinato a soccombere”.
Non avevo mai avuto un esempio pratico di applicazione di quelle parole, pur avendole comprese e condivise quando le ho lette.
E’ stato devastante, sia perché quelle parole avevano, purtroppo, ancora un fondo di verità, sia perché mi trovavo dalla parte sbagliata, ossia di chi soccombe.
Forse ho avuto una cattiva educazione che erroneamente mi ha insegnato a rispettare le regole, trovandomi poi a dover fronteggiare queste situazioni in cui rispettandole ne esci sconfitto, socialmente intendo.
Però a ben pensarci la colpa è la mia.
Sono io che ho voluto fare lo stravagante ed andare in un territorio frequentato da quel tipo di persone, per di più con l’ardire di fargli osservare, all’occasione, il mancato rispetto delle regole.
Ma chi mi credo di essere ? Poi non sai spiegarti perché la tua vita è quella che è ?
Io di sicuro ho preso lezioni di filosofia al supermercato, utili per adeguarmi la prossima volta.
L’altro non so, credo che tornando a casa avrà detto ridendo, di aver perso tempo con un coglione.
Come dargli torto, socialmente intendo.
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