Sono da giorni chiusa in casa.
Non ce la faccio più.
Ho il morale a terra, oltre al virus e alla sua paura ho anche i miei problemi da lui causati.
Non esco se non per fa passeggiare i cani.
Ma rispettando le regole che ci sono state date.
Oggi complice l’esigenza di comprare ciò che mi mancava, sono uscita.
Questi passi anziché allentare la mia tensione mi hanno fatto aumentare ancor di più la rabbia che ho dentro.
Parecchia gente era in giro, perfino in bicicletta, come fosse un giorno qualunque prima della presenza di questo virus.
Sono tornata a casa fuori di me.
Non è possibile che io stia qui a rispettare le regole e fuori ci siano persone che se ne fregano.
Incuranti del danno che possano fare.
Forse tutto ciò viene dalle mie origini, dalla terra in cui sono nata e cresciuta.
Li ero abituata a dover seguire le regole, altrimenti erano guai.
In quei tempi nel mio amato paese c’era un ben altro virus, la dittatura militare Comunista.
Cosa ne possono sapere questi qua che vanno in giro incuranti del pericolo, se non sanno cosa vuol dire essere privati della libertà o esserne limitati nel suo esercizio.
Quel vivere in quelle condizioni ci ha però dato la forza per venirne fuori.
C’era solidarietà tra noi, anche se avevamo poco.
Da noi, non per caso, è nato Solidarnosc.
Un movimento prima di coesione, poi di pacifica ribellione e poi di governo.
Cosa ne sanno questi ciclisti da virus.
Quasi rimpiango di non essere lì.
Forse vivrei con meno agi, ma mi sentirei più unita con gli altri e meno sola, con il morale sostenuto dalla solidarietà.
E si, noi siamo il popolo di Solidarnosc.
Questo invece è il popolo del Mania, che tra l’altro, causa virus, è chiuso, lasciando tutti per strada, clienti e non.
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