Quando una persona si ritrova sola, ad elemosinare contatti per sentirsi in ruolo nel gioco della vita, è costretto a compiacere.
Compiacere con chi vuoi rapportarti, per non essere escluso.
Compiacere, per paura, con chi è nemico tuo e degli altri.
Compiacendo così con tutti, con i buoni e con i cattivi.
Può apparire un assurdità o una incapacità di scelta, o una comodità di scelta.
In realtà quando si è da soli e, non hai di chi difenderti, non puoi fare altro.
Oltre alla mancanza di affetti, di rapporti, ti manca anche la forza di reagire ai soprusi che ricevi.
Ecco che entra il gioco il compiacimento che, nient’altro è che una sopravvivenza.
Ma così facendo si arriva ad un punto tale che, il compiacimento genera una rottura.
Quando il troppo compiacere, squilibra i rapporti, compiacendo di più uno a discapito degli altri.
Una rottura il cui effetto è essere lasciato completamente solo, come un cane.
Un cane abbandonato, di già dalla vita, a cui gli viene escluso tutto, ogni alimentazione emozionale.
Sei messo in disparte da tutti, dagli amici, o presunti tali, perché traditi e, dai nemici perché non gli servi più.
Allora in questi casi cerchi di reagire.
Di voler ricomporre quei cocci, ormai frantumati, impossibili da rimettere insieme.
Qualsiasi cosa tu faccia, non servirà a nulla, né agli altri ne a te stesso.
Pur portando in sacrificio, metaforicamente, il cadavere del nemico.
Perché ormai sei anche tu, un cadavere.
Quando te ne rendi conto, ti rendi conto anche di altro.
Che ha preso inizio il tuo impazzimento.
Stato in cui non è più possibile il viaggio di ritorno.
Viaggio iniziato tempo fa e di cui tu neanche ti eri accorto che stavi per partire.
lunedì 21 maggio 2018
COMPIACERE
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