lunedì 25 dicembre 2017

NATALE

Questo potrebbe essere uno scritto di Lucy Barton o di Janice Galloway , ma in realtà è il mio e, sapere di avere il coraggio di scrivere quello che scrivo proprio come fanno loro, ti apre il mondo alla verità, a non raccontarti bugie, a farti apprezzare per la realtà che porti. Poco importa se alcuni la troveranno noiosa o altro. Non si può piacere a tutti. A 50 anni occorre prima di tutto iniziare a piacersi a se stessi. Il Natale per me è stato un grande inganno, una favola svelata dalla vera realtà. Quando ero piccolo il Natale era qualcosa di fantastico, almeno per i miei occhi da bambino. Ci si riuniva tutti, a casa di mia Nonna, la mamma di mia mamma. Tutti i suoi figli , i suoi nipoti, mariti ,mogli, fidanzati, fidanzate, tutti li da lei a casa sua. Una casa immensa e spaziosa. Non perché fosse ricca , tutt’altro. Una volta le case erano così, non come ora che sono tane per criceti. Mi ricordo tutto di quei Natali. Le galline ancora vive che giravano per casa , per poi essere uccise tirandogli il collo , continuando a camminare sgozzate. Può essere atroce, ma il brodo si faceva così , a Km zero, dalla gallina viva alla gallina messa in pentola per farlo. Per stare tutti insieme , si riunivano i tavoloni di lavoro di mia zia , la sarta. Tavoli immensi, tavoli che passavano da accogliere lunghissimi vestiti da sposa a tante persone allegre e festose per il Natale. Il Natale a quei tempi non sapevi mai quando iniziavi , quanto meno quando finivi. Non ti alzavi mai da tavola. Mangiavi il primo , il secondo , la frutta , i dolci , quelli napoletani mica il panettone, per poi continuare con la tombola. Alcuni anni , per non perdere il ritmo , avendo altri parenti vicino casa di mia nonna, si dormiva li tutti insieme, per essere pronti per il giorno dopo e per non avere l’ansia di andarsene per tornare a casa. Ma poi accadde quel che accadde. Il tempo feci il suo corso e, mia nonna dopo l’ultimo Natale trascorso insieme, dopo pochi giorni si ammalò e due giorni dopo la befana morì. Da li è iniziata la tragedia dei miei futuri Natali. I fantastici Natale che lei organizzava di improvviso sparirono. Ciò che la sua presenza univa, la sua assenza divideva. Anziché continuare con la tradizione, venuta meno mia nonna, ognuno faceva per se. Un pò come negli stati della Ex Jugoslava o URSS, ciascuno a declamare la propria indipendenza. Li iniziò la mia fine che tutt’oggi mi perseguita o perseguo io per abitudine , chissà. Noi con la mia famiglia lo trascorrevamo a casa da soli e, quella era l’alternativa migliore , perché il Natale si trasformava da familiare a condominiale. Tutte le porte della case aperte , entrando e uscendo da una casa, spiluccando di qua e di la. Ma il peggio stava per arrivare. Mio Padre iniziò, giustamente, a voler trascorrere il Natale con la sua famiglia, dopo averne trascorsi tanti per tanti anni con i parenti della moglie. Ahimè , non lo avesse mai fatto. Per me fu una galera. Una delle mie tante situazioni di isolamento obbligato. Avevo purtroppo uno Zio , molto stupido quanto molto intelligente, non è una battuta , era proprio così. Così stupido che…lasciamo perdere non sono cose che riguardano me. A casa di mia zia non era come a a casa di mia Nonna. La casa se pur abbastanza grande , non conteneva tutti insieme. Ci dovevamo separare , da una parte gli adulti e dall’altra i non adulti, tra cui io. Li vissi sulla mia pelle l’esercizio di indipendenza che ognuno facevo nel suo piccolo, dopo la morte di mia Nonna. Quello che nessuno osava fare in sua presenza , in sua assenza osavano. Fu l’inizio del mio isolamento. Per carità ,non voglio fare la vittima, avrò avuto sicuramente le mie colpe, ma un bambino di 8 anni che colpe può avere. Sarà pure un rompicoglione ma è sempre un bambino di 8 anni. Da quel Natale , per me il Natale era un incubo. La crudeltà ulteriore era che non ritornavamo a casa la sera ma ci trasferivamo a casa di mia zia fino a Capodanno. Un castigo. Ero sempre sotto la lente di tutti, sopratutto quella di mio Zio che, si divertiva ad umiliarmi. E gli altri anziché impedirglielo, per paura , ridevano insieme a lui. Tutti eccetto mia mamma , anche lei come me ostaggio in quel carcere. Entrambi prigionieri. Da allora in poi , per me il Natale non è mai stato una festa , tutt’altro. Forse l’ho così assimilato come negativo che se per caso mi divertivo, dovevo trovare il modo di rovinarmelo o che me lo rovinassero. Una tristezza assoluta. Natale dopo Natale , ho visto la gente dare sempre il peggio di se. Parlo dei componenti della mia famiglia. Ne ho viste tante. Mi ricordo di anni , quando ho iniziato ad abitare da queste parti, che arrivavo per il 24 e il 25, massimo il 26 me ne ritornavo a casa, sbattendo la porta. Quest’anno è andata così, ancora una volta. Questa volta con mia figlia. Lasciandola dove vuole che sia. Anche lei come gli altri a proclamare la sua indipendenza e a gridare contro il dittatore che sarei io. Quest’anno ho detto basta , se deve essere così anche con mia figlia. no , non ci sto. Me ne sto da solo e così ho fatto. Questo è il mio Natale, un Natala alla Lucy Barton o alla Janice Galloway.

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