giovedì 10 dicembre 2015

EMIGRANTI

E’ proprio vero che un problema finché non ne vivi le conseguenze, per te non lo è.
Inoltre critichi coloro che lo vedono come problema.
Coloro che consideri intolleranti , non propensi all’integrazione, non capaci di aiutare il prossimo.
Ti stupisci di ascoltare discorsi contro l’immigrazione, proprio uno come te che, è dovuto migrare dalla sua terra.
Ma stamane ho compreso sulla mia pelle il disagio di chi manifesta questi pensieri.
Pensieri che non hanno una origine razzistica ma puramente spaziale.
Difatti finché c’è spazio inoccupato disponibile e qualcuno lo occupa perché a casa sua non ne ha più, il problema non c’è.
Soprattutto se chi occupa quello spazio, lo fa rispettando , senza soccombere, le regole sociali del luogo occupato.
Ma quando chi emigra va occupare il tuo spazio , allora tutto cambia.
L’emigrante è visto come una minaccia.
Di improvviso ti trovi costretto a difendere una cosa che mai pensavi di dover fare.
Il tuo spazio.
E siccome non sei preparato , rispetto a chi quello spazio lo pretende, hai difficoltà a fronteggiare il disagio.
Ti senti oppresso, ti senti minacciato, ti senti circondato nel tuo spazio.
Ti manca l’aria , la tua anima è oppressa.
Questo è quello che mi accade da un po’ di tempo.
Da quando la mattina hanno cambiato il treno che mi porta a lavoro , sostituendolo con uno con meno vagoni ma a due piani.
Tutti i pendolari che andavano in fondo al binario e mi lasciavano in completa solitudine nel mio spazio, ora emigrano verso il nord del binario.
Vengono ad occupare il mio spazio e di chi come me aveva fatta questa scelta territoriale.
Senza preoccuparsene, fregandosene , con strafottenza e insolenza.
Tornatevene in fondo al binario o almeno rispettate e date precedenza chi in quel luogo ha la sua residenza di pendolare di treno .
E non me ne frega nulla se la maggior parte di voi vota Lega Nord, emigranti del binario.

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