lunedì 14 dicembre 2015

NEANCHE PIU' QUELLO

Stamane avevo una visita ospedaliera.
Un controllo di routine.
Ero tremendamente angosciato.
Non per la visita.
Per gli sportelli dell’accettazione.
Una cattedrale nel deserto.
Strutture fantascientifiche ma con ritmi di evasione che , in confronto una lumaca sarebbe scambiata per ghepardo.
Arrivo in Ospedale.
Sulle spalle ho lo zaino e l’angoscia che mi porto dietro.
Sono consapevole di quello che mi attende.
Non posso fare diversamente.
Ritiro il numero.
Ci sono 30 persone che mi precedono con la mia stessa richiesta, chissà quante altre per le altre tipologie.
Sportelli poli-funzionali , sportelli non-funzionanti.
La visita è dopo tre quarti d’ora.
Impossibile, non posso farcela.
Approfitto, vado in bagno.
Ritorno con tutto calma e rassegnato al mio destino.
Volgo lo sguardo , inutilmente , a controllare quanto devo ancora attendere.
Non posso crederci.
Il prossimo sono io e la vista è tra 25 minuti.
Sono stupefatto.
Faccio l’accettazione.
Informo tramite un totem elettronico che sono in attesa per essere visitato.
Manca ancora un po’, mi mangio la mela.
Do il primo morso , sto iniziando a masticare.
E’ già il mio turno.
Assurdo.
Ripongo tutto velocemente e vado dal medico.
Dopo poco ho già finito.
Esattamente l’ora in cui dovevo iniziare la visita.
E’ proprio vero.
In questo periodo della mia vita mi stanno togliendo a poco poco , tutto.
Anche la soddisfazione di incazzzarmi e lamentarmi.
Da oggi, in Ospedale, neanche più quello.

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